
Partecipazione e Coppa America. Sul consiglio comunale di oggi a Bagnoli
NapoliMONiTOR - Tuesday, March 3, 2026
(disegno di francesca ferrara)Da quasi quarant’anni il dibattito sul futuro di Bagnoli è vivo, in città, a dispetto dei disastri di politici e amministratori che avrebbero dovuto governare il processo di rigenerazione, e del comprensibile scoramento di ampie fasce di popolazione e società civile. Quello degli ultimi mesi è stato castrato dalla riluttanza delle istituzioni competenti a considerare qualsiasi opinione contrastante rispetto alle proprie scelte politiche: non solo “semplici” cittadini, ma anche affermati scienziati, urbanisti, analisti vengono liquidati come i colpevoli del presunto immobilismo, come se fossero loro ad aver bruciato dal 1992 quasi un miliardo di euro di soldi pubblici, come se fossero loro gli imputati in un decennale processo per disastro ambientale e come se si trattasse di una controparte, piuttosto che del corpo sociale che la politica dovrebbe rappresentare (anche solo perché è quello che gli paga lo stipendio).
L’accelerazione che da poco più di un anno ha registrato la bonifica non è paragonabile, per dimensione, allo stravolgimento dei piani urbanistici fino a qualche tempo fa garantiti da leggi nazionali e strumenti locali, frutto di una sintesi complessa ma efficace tra le tante posizioni emerse dagli anni Novanta sul territorio, e non solo. Uno stravolgimento che è estremamente politico, non solo per il merito ma anche per il metodo.
Negli ultimi anni ho studiato approfonditamente le dinamiche di partecipazione delle comunità locali ai processi di deindustrializzazione in Europa. Bagnoli è un caso particolare da questo punto di vista, dal momento che la governance dell’emergenza e dell’eccezionalità (comune in queste circostanze a molte altre esperienze, dalla Spagna alla Germania) ha sfruttato le ulteriori possibilità derogatorie concesse dall’organizzazione del “grande evento” Coppa America per modificare interventi pianificati dagli organi di rappresentanza locale anche grazie a un contributo della cittadinanza. In maniera, cioè, assolutamente antidemocratica.
Contestualmente all’aumento di intensità delle proteste sul territorio, e alla risonanza data a queste ultime dalla stampa, la struttura commissariale guidata dal sindaco Manfredi ha cominciato da qualche mese a indire una serie di iniziative di propaganda, cercando di colmare deficienze che avevano del clamoroso. Si tratta di iniziative non solo inutili, ma anche ingannevoli, perché arrivano dopo che il già citato stravolgimento è stato ratificato, gli accordi sono stati firmati, le richieste di coinvolgimento degli abitanti sono state oggetto di beffe nei fatti, e talvolta persino nella forma (qualche mese fa il dirigente amministrativo più alto dell’ente commissariale affermava davanti a una platea di abitanti che «un commissariamento è l’antitesi della partecipazione»).
A questo gioco di prestigio non solo i più scaltri comitati territoriali, ma anche molti altri abitanti non hanno abboccato, tanto che persino gli studenti dei licei locali hanno fatto notare l’ipocrisia di queste pratiche, in un incontro pubblico, al sub-commissario Falconio. Dopo un lungo periodo di latitanza, oggi Manfredi si presenterà a Bagnoli per un consiglio monotematico sul territorio, chiesto invano per mesi dalla comunità e persino da alcuni consiglieri di minoranza (su tutti Antonio Bassolino). Lo farà in un territorio militarizzato, dopo aver chiesto ai comitati territoriali di indicare i nomi delle persone che assisteranno all’incontro e persino di leggere il testo degli interventi, manco fossimo a Sanremo. Proprio le modalità con cui questo consiglio è stato organizzato mostrano in realtà, in tutta la loro evidenza, cosa intende questa giunta comunale per partecipazione: informazioni diffuse fuori tempo massimo; selezione accurata dei partecipanti; controllo delle persone e delle loro parole. Ancora una volta, citando la candida ammissione del colonnello Auricchio, direttore amministrativo dell’ente commissariale, “l’antitesi della partecipazione”.
E allora l’unica cosa che il sindaco-commissario dovrebbe fare questo pomeriggio è un serio mea culpa. Prendere atto di posizionamenti tutt’altro che minoritari (cinquemila persone sono scese in piazza per contestare l’organizzazione della Coppa, il 7 febbraio scorso), fermare i lavori e annunciare lo spostamento dell’hub logistico per la competizione in un luogo più idoneo. Dopodiché, impegnarsi al ripristino immediato delle competenze del consiglio comunale in materia urbanistica, al rispetto del Praru e del progetto Invitalia (con bosco, spiaggia e senza colmata) che lui stesso magnificava fino al 2024.
Questo, ovviamente, se i fiumi di inchiostro e le centinaia di teorie e legislazioni elaborate sul tema della partecipazione pubblica alle decisioni nell’ultimo mezzo secolo hanno ancora una qualche fondatezza. Altrimenti, dica chiaramente che le decisioni le prende un uomo solo al comando: almeno sarà più chiaro il motivo per cui qualcuno continua a non farsi una ragione di ciò che sta accadendo. (riccardo rosa)