Napoli, chi ha bloccato l’inserimento al lavoro di mille e duecento disoccupati?

NapoliMONiTOR - Friday, July 3, 2026

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Potrebbe essere un giovedì qualsiasi, e invece il centro storico di Napoli è invaso da forze di polizia di ogni genere, dopo i fatti di cronaca nera avvenuti in settimana in uno dei quartieri popolari della città. A piazza Plebiscito, di fronte alla Prefettura, centinaia di persone protestano con una conferenza stampa e un corteo per l’improvvisa e allo stato immotivata interruzione di un progetto per inserimento al lavoro che li coinvolge. «Siamo lavoratori – ci tengono a specificare in più di un intervento al microfono – perché abbiamo firmato dei contratti di tirocinio formativo; non più disoccupati organizzati, e faremo valere i nostri diritti in maniera ancora più decisa di come abbiamo fatto in tutti questi anni».

Dopo un decennio di lotta, infatti, e superando ostacoli talvolta da teatro dell’assurdo, gli uomini e le donne dei Disoccupati 7 Novembre e del Cantiere 167 di Scampia, sono riusciti a ottenere l’avvio di tirocini formativi annuali, con la prospettiva di un inserimento lavorativo nelle cooperative comunali che si occupano di manutenzione del verde, strade e sorveglianza dei beni culturali della città. 

Mentre il percorso dei tirocini procedeva per circa mille e duecento persone, però, all’improvviso, la scorsa settimana, Sviluppo Italia, società del ministero che gestisce il progetto, ne ha comunicato la sospensione in autotutela. Il motivo consisterebbe in alcune presunte irregolarità procedurali, non dipendenti certo dalla sfiancante trafila burocratica che i due movimenti e i loro iscritti hanno dovuto affrontare. «Centinaia di persone hanno rinunciato in questi mesi a un’occupazione informale o a indennità che percepivano e che in molti casi erano più consistenti economicamente rispetto ai seicento euro percepibili con il tirocinio», spiegano alla stampa i referenti del movimento. «Lo hanno fatto perché l’obiettivo della nostra lotta è sempre stato il lavoro, e questo tirocinio era propedeutico all’inserimento in cooperativa. Ora, all’improvviso, il progetto viene sospeso per responsabilità istituzionali, lasciando senza alcun sostentamento un migliaio di persone. Chi si è preso la responsabilità di questa scelta non ha la minima idea di cosa ha combinato!». 

Prima della conferenza, e dopo il corteo conclusosi con un sit-in di protesta al Molosiglio, dove a presentare un libro c’erano Giuseppe Conte, il sindaco Manfredi e il governatore Fico, le istituzioni hanno comunicato che ci saranno da attendere la conclusione di un’istruttoria che dovrà stabilire eventuali irregolarità. Ma i tirocinanti non hanno intenzione di aspettare a tempo indeterminato. «Qualora dovessero emergere problematiche di carattere procedurale, queste non sono di nostra responsabilità. I tempi, in ogni caso, non dobbiamo farli decidere a loro. A partire da oggi rilanciamo una nuova campagna di lotta, perché passi chiaro il messaggio che il problema va risolto, e in fretta. Questi lavoratori hanno firmato un contratto e devono cominciare o riprendere il proprio percorso, non possono arrivare alla fine del mese senza percepire ciò che gli spetterebbe per il lavoro che stanno facendo». 

Non è la prima volta, va ricordato, che la lotta dei disoccupati organizzati incontra ostacoli inattesi proprio quando il percorso sembra incanalato verso un esito positivo. E non è la prima volta che, esattamente come sta accadendo oggi, esponenti politici locali di piccolo cabotaggio provano a cavalcare questi corti circuiti amministrativi nel tentativo di mettere i disoccupati uno contro l’altro, screditando gli esponenti più in vista del movimento per tornare a imporre il vecchio approccio clientelare, tanto più con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative. Lasciare senza risposte centinaia di persone, fomentare l’incertezza, questionare l’efficacia di un lungo percorso di lotta, insinuare in tanti uomini e donne l’idea che la promessa elettorale possa avere esiti più fruttuosi rispetto alla legittima e radicale rivendicazione di un posto di lavoro, è un vecchio tentativo che la storia politica della città conosce bene. Prefettura, enti locali e ministero del lavoro hanno il dovere di riattivare immediatamente i tirocini, intervenendo se necessario sui responsabili delle incongruenze, evitando l’esplosione di una nuova emergenza di cui la città non ha certo bisogno. (riccardo rosa)