Monopoli a Torino. Il piano regolatore al servizio dei costruttori

NapoliMONiTOR - Monday, July 13, 2026
(disegno di peppe cerillo)

Martedì 7 luglio è iniziato il Festival dell’architettura: tre giorni di monologhi organizzati dalla Fondazione per l’architettura e dall’Ordine degli architetti di Torino con il supporto della Compagnia di San Paolo e della Camera di commercio cittadina. Il festival si è tenuto nell’ex mercato ittico di Porta Palazzo e il tema riguardava la gestione degli immobili vuoti: “Chi abiterà le case vuote?”, era la traccia su cui hanno discettato urbanisti, economisti, architetti. Il giorno dell’inaugurazione il sindaco Lo Russo ha intrattenuto per alcuni minuti una platea di politici e professionisti. Ho trascritto il suo discorso: è un documento sullo stato della città e sull’ideologia delle classi dirigenti. A margine della trascrizione segue un commento critico.

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«Grazie di essere qui in questo luogo, sono anche emozionato perché questo credo sia l’avvio di una fase nuova di questo spazio che noi amministrazione abbiamo rimesso in gioco per usi temporanei a vantaggio di diverse attività culturali. E non poteva che partire con il Festival dell’architettura. Una delle discussioni che mi sono trovato spesso a fare in questi anni è quella del riuso degli spazi dismessi. Per sua definizione la città è un organismo vivente, un organismo che crea spazi, li chiude, li apre e li trasforma. Accompagnare questa trasformazione dell’uso degli spazi e, conseguentemente, la trasformazione degli spazi, è una delle challenge di qualunque amministrazione e lo è stata anche della nostra. Sono grato alla Fondazione e all’Ordine per aver scelto questo luogo e sono grato alla mia amministrazione che lo ha reso possibile. Noi siamo stati pionieri da questo punto di vista. Noi abbiamo avviato una cosa che il nostro mitico piano regolatore di Gregotti e Cagnardi non prevedeva: l’uso temporaneo degli spazi. E questo ha messo Torino davanti a tante altre realtà nella capacità di flessibilità.

«Il tema posto è cruciale: penso davvero che la questione della casa è cruciale per le realtà urbane, lo è a livello cittadino, ma lo è anche a livello europeo. L’agenda dell’housing dà una risposta a uno dei paradossi di Torino. Il paradosso è avere numerosissime case vuote – il piano regolatore ne ha censite svariate decine di migliaia – e contemporaneamente una difficoltà all’accesso all’affitto; un tema che pone tutte le contraddizioni di questa città. Una città, Torino, che sta attraversando una trasformazione silenziosa ma importante. Voi pensate che nel 2005 gli ultraottantenni a Torino erano il 3,4 %, vent’anni dopo, nel 2025, questa percentuale era del 10,8 %. Il che vuol dire che su ogni dieci abitanti uno ha più di ottant’anni. Se andiamo a vedere come si compongono gli 854 mila abitanti di questa città, ci accorgiamo che il 16 % è di cittadinanza non italiana, a fronte di una media nazionale del 9 %. Ma se vado a vedere come si distribuiscono le fasce anagrafiche scopro che tra i minorenni la percentuale di bambini e ragazzi non italiani a Torino è del 25 %, come dire uno su quattro.

«Se io guardo questa traiettoria e la interpreto, ho molte risposte in merito allo stato dell’arte: una situazione in cui i nuclei famigliari nella nostra città sono composti per quasi la metà da una sola persona, in molti casi persone anziane. E questo è un tema che pone a chi disegna un piano regolatore una serie di sfide. Io ringrazio l’Ordine per aver accompagnato questo processo di redazione, c’era bisogno di un nuovo piano regolatore a Torino, era un dibattito che si trascinava da almeno una decina di anni. Il fatto che questo piano regolatore si occupi della questione dell’abitare è un risultato che non era affatto scontato. […] Questo è un tema che il nostro nuovo piano regolatore affronta di petto, parlando di riuso e rigenerazione anziché di nuova costruzione, e lo fa in ottica propositiva rispetto ai nuovi bisogni dell’abitare, che sono diversi rispetto a quelli del passato, perché accompagnano una transizione demografica che è accaduta, sta accadendo e accadrà. Nuclei familiari grandi oggi ne abbiamo prevalentemente in famiglie di origine straniera, prevalentemente in alcune zone. In molte aree le persone anziane che vivono da sole hanno abitazioni sovradimensionate rispetto a quelle che sono le loro reali esigenze. Soprattutto, ed è un tema tutto politico, abbiamo una fascia grigia di persone che da un punto di vista reddituale non sono così povere da poter accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma non sono sufficientemente solide da poter entrare nel mercato privato. Questa fascia in molti casi è composta da giovani, famiglie giovani, lavoratori giovani e a questa fascia la politica oggi non sta dando adeguate risposte. E non le sta dando perché non riesce a costruire una strumentazione atta a sviluppare un mercato della locazione per chi non ha la sostenibilità economica per comprare e al contempo non può accedere all’edilizia residenziale pubblica. Se dovessi cogliere uno spunto che spero possa essere esaminato in questi giorni di festival, credo sia necessaria una riflessione collettiva sugli strumenti che noi possiamo mettere in campo a livello locale, ma soprattutto a livello nazionale, per fare in modo che vi sia una maggiore accessibilità a questo tipo di esigenze: questo è un buon punto su cui concentrare la riflessione in termini prospettici. […] Fortunatamente, negli ultimi tre anni si è arrestato il calo demografico che era costante negli ultimi ventidue anni. Siamo riusciti a stoppare questo calo e gradualmente stiamo risalendo: tutti gli indicatori ci dicono che la strada che abbiamo imboccato è stata una strada forte; siamo la città leader in Italia per le transizioni immobiliari, siamo una città che ha tutti i numeri del turismo in crescita. Questi elementi ci incoraggiano ad andare avanti. Godetevi i dibattiti in questo straordinario spazio che da oggi rimane aperto agli usi temporanei della città: uno dei tanti modi con cui noi interpretiamo la contemporaneità e la gestione dell’importante patrimonio da lasciare alle future generazioni».

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Il vecchio mercato del pesce appare come un corridoio al coperto: ai lati c’erano i pescivendoli che disponevano i loro banchi in spazi delimitati da muri divisori. Oggi la struttura accoglie eventi culturali e la sua nuova funzione è stata inaugurata proprio questo 7 luglio 2026. Dopo la pandemia la Città ha ritirato la concessione ai pescivendoli e lo spazio, di proprietà pubblica, è rimasto a lungo disabitato. Il bando di assegnazione a privati per la gestione del luogo è andato deserto alla fine del 2023 e nell’ottobre del 2024 i giornali riportavano la notizia di un’indagine per turbativa d’asta a carico di Paola Virano, dirigente comunale nel settore commerciale. L’indagine s’era avviata a partire dai tentativi dell’amministrazione di trovare soggetti privati disposti a controllare questo vecchio mercato. L’inchiesta è stata archiviata nel 2026 senza accuse a carico di Virano, ma resta evidente la difficoltà gestionale del Comune: la trasformazione del mercato del pesce in arena per eventi culturali è una mossa conseguente ai precedenti fallimenti.

Lo Russo menziona la “trasformazione d’uso” del mercato ittico grazie allo strumento degli “usi temporanei”. Per “uso temporaneo” il sindaco intende la sospensione della destinazione d’uso di uno spazio prevista dal piano regolatore degli anni Novanta (elaborato da Gregotti e Cagnardi) e l’attribuzione di una nuova funzione. Così un immobile adibito al commercio può temporaneamente diventare un “hub culturale” in deroga al piano regolatore. Questa amministrazione nel giugno 2024 ha approvato la delibera 444 sugli usi temporanei che facilita la procedura di trasformazione delle destinazioni d’uso. La delibera 444 disegna spazi flessibili in cui è più semplice e veloce la trasformazione della destinazione senza seguire procedure articolate e tracciabili dai cittadini. Non a caso la delibera è stata presentata dall’assessore all’urbanistica Mazzoleni come una prefigurazione del nuovo piano regolatore generale. La “challenge” evocata da Lo Russo è la creazione di una legislazione urbanistica agile e dotata di “capacità di flessibilità”, ovvero così porosa e malleabile da attrarre maggiori investimenti privati riducendo burocrazia e concertazione. Il nuovo piano regolatore supera la rigidità del piano degli anni Novanta e mette a sistema la visione neoliberale della giunta al governo di Torino.

Il progetto preliminare del nuovo piano regolatore è stato approvato dalla maggioranza nel dicembre 2025. Si prevede proprio lo smantellamento della rigidità delle destinazioni d’uso. I punti 5.03 e 5.04 delle Norme di attuazione decretano un’ampia flessibilità: “Tutte le destinazioni d’uso sono liberamente insediabili senza un rapporto percentuale predefinito” a condizione di non aumentare “l’insediamento di nuove superfici edilizie” laddove il piano non lo concede. Eppure è possibile derogare a questa norma a patto di non contraddire le “normative sovraordinate” e di deporre “una relazione asseverata” in caso di “mutamento di destinazione d’uso per superfici superiori a 250 mq”. In precedenza, ogni modifica di destinazione d’uso richiedeva una variante urbanistica da discutere e approvare in consiglio comunale; adesso le procedure sono più snelle, semplici e meno trasparenti. Lo Russo è la sua giunta si dichiarano “pionieri”, eppure adottano un modello molto simile a quello milanese.

Una regola urbanistica peculiare introdotta dal nuovo piano è la perequazione. Il piano regolatore individua diversi ambiti territoriali e all’interno di questi distingue fra “sending areas” e “receiving areas”, termini che traggo dalla Relazione illustrativa. Le “sending areas” sono spazi preposti a “servizi urbani” e “servizi pubblici” con “attrezzature collettive”, mentre le “receiving areas” sono porzioni di territorio disponibili alla “rigenerazione urbana” dove è possibile “densificare”, ovvero costruire e aumentare il volume degli immobili. A ciascun ambito territoriale sono attribuiti omogenei diritti edificatori e la perequazione è il meccanismo che regola lo spostamento dei diritti edificatori dalle “sending areas” alle “receiving areas”. Per avere facoltà di costruire è necessario trasferire i diritti edificatori da un’area all’altra: chi vuole aumentare la densità urbanistica in una zona residenziale deve cedere alla Città i diritti edificatori che detiene su uno spazio dove possono sorgere servizi per la comunità. Per esempio, un imprenditore può aumentare l’altezza delle palazzine in un isolato remunerativo e cedere in cambio i diritti edificatori su una zona in cui realizzare “attrezzature pubbliche, infrastrutture o servizi ecosistemici”. Il nuovo piano scommette sulla crescita della densità urbanistica e sull’espansione in altezza dei volumi per finanziare di conseguenza i servizi pubblici. “Lo scambio regolato di diritti edificatori – afferma la Relazione illustrativa – redistribuisce il valore generato dal Piano e finanzia la città pubblica tramite le trasformazioni private”. Torino si trasforma così in una plancia di un grande gioco strategico. Nel gioco urbanistico sognato dal sindaco e dalla sua giunta – un Monopoli a Torino – i residui di welfare dipendono dal successo degli speculatori.

Secondo Lo Russo il piano regolatore si concentra su “riuso e rigenerazione anziché [sulla] nuova costruzione”. È una manipolazione della verità. Il piano, come ho appena dimostrato, prevede un’espansione edilizia in verticale, soprattutto in zone strategiche peculiari come gli isolati vicini alla futura linea 2 della metro. Eppure il sindaco riconosce il calo demografico strutturale della città post-industriale. Solo negli “ultimi tre anni” si è stabilizzata la perdita demografica. Come è possibile allora disegnare un piano fondato su una crescita immobiliare? Il 17 dicembre 2025, all’indomani della approvazione in consiglio comunale del progetto preliminare, Lo Russo ha annunciato di prevedere una città che accoglierà in futuro “un milione e cinquantamila abitanti teorici”, circa duecentomila in più rispetto ai residenti attuali. Chi sono allora queste duecentomila persone in più? Le classi dirigenti immaginano una città dinamica attraversata da professionisti di passaggio, lavoratori pendolari, turisti, soggetti che consumano e usufruiscono dei servizi della città senza risiedervi in modo stabile. In questa variegata classe sociale l’amministrazione individua la leva per legittimare la previsione di un’espansione cui trarranno beneficio i costruttori.

Queste promesse spiegano anche le politiche per la casa esposte da Lo Russo. Per il sindaco la casa è un bene privato da cui estrarre profitti, dunque la gestione degli appartamenti vuoti è un’opportunità per proprietari e grandi capitali; anziché lasciare case vuote, è possibile gestirle come risorse di una città in espansione e valorizzarle a vantaggio della “fascia grigia” di potenziali locatari. Le case vuote per Lo Russo e i borghesi della platea in ascolto sono nuove occasioni di profitto da sommare alle promesse edificatorie del nuovo piano regolatore. Le élite non guardano certo a chi è stato sfrattato o è a rischio di sfratto, ma alla piccola e media borghesia, giovane, itinerante e flessibile che rappresenta una classe dinamica da attrarre per incrementare il valore immobiliare complessivo.

Per queste ragioni le politiche abitative eque e attente alle fasce più deboli sono nei fatti inesistenti nel programma di Lo Russo. I punti dedicati alle politiche abitative nelle Norme di attuazione del piano regolatore si limitano ad affermare che in caso di costruzione di “nuove superfici a destinazione d’uso residenziale” o di “mutamenti di destinazione d’uso verso la residenza” il piano obbliga a “destinare una quota non inferiore al 20 % della Superficie Lorda residenziale complessiva alla realizzazione di edilizia residenziale finalizzata all’inclusione sociale e al supporto alle politiche dell’abitare”. Qui non si fa riferimento all’edilizia residenziale pubblica, ma alle ibride forme di housing sociale capaci di accogliere la domanda della “fascia grigia”.

Il nuovo piano è un meccanismo di regole che favorisce gli interessi di investitori privati e costruttori, toglie ai cittadini la possibilità di controllare i fenomeni di speculazione e causa un ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli. Questo scenario, tuttavia, è plausibile se i desideri degli affaristi e degli speculatori sostenuti da questa giunta sono realizzabili nel contesto concreto di Torino. Come si presenta la città oggi? I capitali del Pnrr sono finiti, i cantieri hanno esaurito il loro compito e presto graverà il peso del debito pubblico generato dai finanziamenti europei. I conflitti internazionali hanno causato l’aumento dei costi dei materiali edili e già s’intravedono i segni della crisi: il cantiere lungo la Dora di The Social Hub è fermo da mesi e anche i lavori per il prolungamento della linea 1 della metro sono al momento sospesi. La città in espansione e ricca di opportunità prefigurata da Lo Russo rischia di collassare. Le classi dirigenti, pur di aggrapparsi al modello di crescita attuale e dilazionarne il fallimento, agiranno in modo spregiudicato per favorire i flussi di capitali in settori specifici: l’espansione dell’industria delle armi e del turismo. Queste saranno, probabilmente, le ultime carte che le élite giocheranno per evitare il dissesto dei loro sogni. (francesco migliaccio)