di Alessandra Algostino* Dal pubblico ministero di Torino un passo nel cammino
per invertire la rotta rispetto alla costruzione di un regime autoritario
L’istanza del pubblico ministero di Torino con …
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Per la Procura di Torino il nuovo reato di blocco stradale rischia di violare
libertà di manifestazione, diritto di riunione e diritto di sciopero. Dopo le
critiche di giuristi, Cassazione …
Continuano i Rumors : 2 cordate americane interessate all’acquisto dei diritti
per Roma.
Uno è Donnie Nelson, ex general manager dei Dallas Mavericks.
L’altro è Paul Matiasic attuale proprietario della Pallacanestro Trieste, pronto
a spostare il titolo sportivo a Roma. Ennesimo effetto NBA: i titoli sportivi
vengono spostati da una città all’altra secondo logiche di convenienza del
mercato. Negli USA si è già visto con Seattle. I tifosi di Trieste si sono
giustamente incazzati. Le due cordate si sarebbero già incontrate con Gualtieri
visitando il PalaEUR. Insomma,la macchina va avanti in maniera tutt’altro che
trasparente. Nel frattempo, Amazon e YouTube appaiono come futuri broadcaster
della NBA Europe Se i diritti finiscono sulle piattaforme, spesso significa
abbonamenti e paywall: chi non paga resta fuori.
E parliamo di aziende al centro di accuse e procedimenti:
Amazon per pratiche anticoncorrenziali e criticità sul lavoro;
YouTube per gestione della disinformazione e privacy dei minori.
QUANTA VIRTÙ IN QUESTO VIRTUALE?
Bagni pubblici di Via Agliè - Via Agliè 9 - Torino
(venerdì, 5 giugno 19:00)
Venerdì 5 Giugno si parla di virtuale e digitale, con un focus sull'intelligenza
artificiale, in dialogo aperto con il Collettivo Trickster
(collettivotrickster.net).
Il discorso è ampio e inesauribile, pertanto il collettivo cercherà di portare
alcune suggestioni legate agli assi della sua ricerca: rapporto
coscienza/realtà, riflessioni sulla tecnica, sulla riconfigurazione
dell'ambiente in cui si innesta e sul suo portato politico. Siete tutt invitat a
sollevare i punti che vi stanno più a cuore: prospettive, ripercussioni
pratiche/lavorative, effetti sulla socialità, considerazioni teoriche ad ampio
spettro... Il cortiletto interno dei Bagni Pubblici sarà una cornice ideale per
sviluppare un confronto dal basso e fare comunità.
CENA BENEFIT CONTRO PADRONI E SFRUTTAMENTO - CO.L.P.O
Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino
(giovedì, 4 giugno 16:00)
Giovedì 4 giugno cena benefit allo spazio popolare Neruda.
Menù fisso veg a 10 soldi: antipasto, primo, secondo e dolce
A seguire Antropofagoh band, una matrioska musicale che suona musica popolare
delle indie bresciane - voce e chitarra di Anna Coccoli, campanello e basso di
Daniel Angulo.
CENA A POSTI LIMITATI, PRENOTARSI PER MESSAGGIO AL +39 3520923907 !!!
AZIONE FOOD NOT BOMBS
Manituana - Spazio Occupato Collettivo - Largo Maurizio Vitale 113
(sabato, 6 giugno 13:30)
Come ogni primo sabato del mese ci troviamo in Piazza Barcellona h. 13:30 per la
recupera e Piazza Foroni h. 14.
Se non puoi raggiungerci in uno di questi due luoghi ti aspettiamo a Manituana
dalle h. 15
Partenza per la distribuzione nell'intorno delle 19:30.
Ti aspettiamo!
ASSEMBLEA APERTA FOOD NOT BOMBS
Manituana - Spazio Occupato Collettivo - Largo Maurizio Vitale 113
(mercoledì, 3 giugno 19:00)
Come ormai ogni mese, una settimana prima dell'azione consuetudinaria di Food
Not Bombs, ci troviamo a Manituana per l'assemblea aperta!
Vieni a conoscerci o se ci conosci già, passa a trovarci!
Il governo annuncia nuovi centri in sei regioni e altri 106 posti nelle
strutture esistenti Il governo vuole riempire l’Italia di nuovi Centri di
permanenza per il rimpatrio. Lo ha …
(disegno di cristina moccia)
Lo scorso fine settimana molte vie di Torino sono state chiuse al traffico e
messe a disposizione della Festa dei vicini. Da quando vivo qui ne ho spesso
sentito parlare ma non l’ho mai attraversata. Sul sito del Comune scopro che è
un’iniziativa nata in Francia nel 1999 e importata a Torino nel 2006 con
l’obiettivo di promuovere “la socialità, il senso di comunità e le relazioni tra
chi abita nello stesso quartiere”. Da allora queste feste sono cresciute
numericamente e la macchina organizzativa che le sostiene si è affinata
progressivamente: comitati, associazioni e cittadini vogliosi di animarle
avanzano le loro proposte all’ente, che decide i criteri di ammissibilità e le
modalità di sostegno: “la valorizzazione degli spazi di quartiere, la creazione
di reti sociali, la promozione di legami di prossimità e solidarietà”; “la
concessione del suolo pubblico, la chiusura al traffico veicolare, la fornitura
di materiali come sedie, tavoli o transenne e la fornitura di materiali grafici
per la promozione dell’evento”.
Quest’anno, per il ventennale dell’iniziativa, l’amministrazione ha deciso di
darle maggiore enfasi inserendola nel calendario degli eventi in preparazione
della candidatura di Torino a capitale europea della cultura 2033. E per
chiudere il cerchio simbolico, il programma della festa ha incluso anche una
“speciale festa per nuovi cittadini”, dedicata a chi ha ottenuto la cittadinanza
italiana nel 2026. Il convergere delle celebrazioni mi sembra l’occasione giusta
per fare un giro tra le strade occupate da due di questi presidi di
“partecipazione civica”, che scelgo per il loro “valore simbolico”: la Festa dei
vicini di via Po, dove si è svolta anche la celebrazione dei nuovi cittadini, e
quella del quartiere Aurora, allestita in via Alessandria, una via diventata
nota negli ultimi anni perché lì c’era la sede dell’ex asilo occupato dagli
anarchici, sgomberata nel 2019 dalla giunta Appendino.
Quando arrivo in via Po, sabato mattina, il sole batte caldo sulle divise della
polizia locale e della vigilanza privata, che sorvegliano le transenne e i
passanti. La lunga “tavolata conviviale” è già apparecchiata in mezzo alla
strada in attesa del pranzo condiviso. Ciascun posto a sedere è segnato con una
tovaglietta di carta che invita i commensali a partecipare a un questionario
accessibile tramite un QR code: “La ricetta per una capitale europea della
cultura” è il tema dell’indagine, e come una qualsiasi ricetta culinaria riporta
gli ingredienti e il procedimento per la preparazione. Aprendo il link al
questionario si può rispondere a domande semplici poste con linguaggio
infantile: “Qual è l’ingrediente che non può mancare nella Torino del 2033?”,
“Perché hai scelto proprio questo ingrediente? (raccontacelo in poche righe)”.
Insieme alle tovagliette, dei foglietti di carta bianca riportano le sigle delle
associazioni a cui è garantito un posto a sedere.
Poco oltre, verso piazza Vittorio Veneto, davanti alla chiesa di San Francesco
da Paola è stato allestito lo spazio che ospita la cerimonia per i nuovi
cittadini. Un tram storico della città ha le porte aperte verso la facciata
della chiesa ed è utilizzato come palcoscenico per i relatori e i festeggiati.
Ad affiancarli per tutto il tempo ci sono due agenti del servizio d’onore della
municipale in divisa storica. Ai piedi del tram, alcuni posti a sedere sono
riservati ad altre personalità pubbliche; chi è venuto a curiosare, insieme ad
amici e parenti dei nuovi cittadini, sta in piedi alle loro spalle. I pochi
metri che separano il tram dalla facciata della chiesa sono occupati dalla banda
del corpo di polizia locale di Torino, che scandisce la cerimonia suonando
l’inno nazionale e quello europeo. La scenografia dello spazio, oltre al
tricolore e alla bandiera dell’Europa, comprende i manifesti della festa dei
nuovi cittadini e di Torino capitale europea della cultura 2033, evento
sponsorizzato anche da alcuni enormi palloncini blu.
I saluti che precedono il giuramento dei nuovi cittadini vengono affidati ai
rappresentanti di Ascom, Confesercenti e Associazione dei commercianti di via
Po. I loro discorsi enfatizzano il ruolo del commercio come «vettore di
ricchezza, non solo dal punto di vista economico, ma anche ricchezza della
società, dell’integrazione, del modo di stare insieme e di creare comunità»
(Vincenzo Nettis, presidente provinciale di Confesercenti), ed esprimono
apprezzamenti per la festa dei vicini «perché nella vicinanza, nella prossimità,
sta quella relazione che è alla base della nostra comunità, e che rende Torino
una città accogliente e viva» (Federica Fiore, vicedirettrice di Ascom Torino).
Nettis approfitta anche per ricordare l’esistenza di una campagna di raccolta
firme, tuttora in corso, volta a istituire le Zes, Zone economiche speciali,
tramite una legge che tuteli il commercio di prossimità con «presidi di
sicurezza, di civiltà e di convivenza nelle zone e nei quartieri che viviamo».
È il momento del discorso del sindaco: «Lo spirito della festa dei vicini è
quello che ci ha guidato in tutti questi anni […], con l’obiettivo di stare
insieme, incontrarsi, parlarsi […] perché da questa condivisione nasce il senso
di identità profondo di questa città». Lo Russo ricorda poi i principi su cui si
fonda la repubblica: «Uno di questi è la capacità di essere un paese in grado di
accogliere e integrare le persone che arrivano da altre parti del mondo»,
principio che lui vede anche «nella natura di questa nostra città, una città che
si è costruita nei secoli attraverso le tante persone che sono arrivate a
cercare condizioni di vita migliore, a fare una famiglia per stabilirsi».
Riconosce infine che «prendere la cittadinanza italiana è difficilissimo» ed
esprime vicinanza verso coloro che «questa fatica l’hanno fatta», dimostrando
«di avere voglia di diventare cittadine e cittadini»; per questi motivi, li
ringrazia ripetutamente. Finito il suo discorso, il sindaco invita sul palco i
dieci nuovi cittadini preventivamente selezionati a recitare la formula del
giuramento: «Giuro di essere fedele alla repubblica e di osservare la
costituzione e le leggi dello stato». A ciascuno di loro consegna il documento,
offre grandi sorrisi, baci, abbracci e qualche pacca sulle spalle.
A chiudere gli interventi istituzionali è il direttore dalla candidatura di
Torino a capitale della cultura 2033, Agostino Riitano. Per lui si tratta di
«una giornata che rende visibili tantissimi dei valori che stanno
caratterizzando il percorso di candidatura […], valori che oggi possiamo toccare
con mano nelle vibranti emozioni di questi giuramenti, perché riteniamo
l’accoglienza di questa città come una pratica civica, l’intercultura come una
risorsa pubblica e la cultura come spazio di relazione per creare e rafforzare
quei legami che caratterizzano la temperatura di una città moderna e aperta al
futuro, e la dimensione dell’Europa come dimensione e orizzonte di convivenza
democratica».
A cerimonia appena conclusa, mentre i musicisti della banda scappano dal sole e
i parenti dei nuovi cittadini si ricongiungono ai festeggiati, i giornalisti li
rincorrono per strappare loro dichiarazioni emozionate ed entusiaste. Prima di
scioglierci, una macchina fotografica professionale punta il volto di una
ragazza nera che ho avuto accanto nell’ultima mezz’ora; il fotografo chiede di
poterla ritrarre, lei declina l’offerta con un gesto della testa e lui desiste
con una smorfia stizzita e delusa. Mi trattengo un po’, ma senza aggiungermi al
gruppo di avvoltoi che stanno spolpando i protagonisti della festa con le loro
domande. Mentre passeggio nel tratto che separa il tram dalla “tavolata
conviviale” vedo i primi commensali seduti nei posti a loro assegnati, e i nuovi
cittadini appena celebrati allontanarsi con le loro famiglie; immagino allora
che stiano andando a pranzare altrove. Vado via anch’io.
La festa dei vicini di via Alessandria si svolge la domenica, tra pomeriggio e
sera. Mentre mi avvicino sento la musica da lontano e intravedo gruppi di gente
sparsa tra postazioni di gioco e banchetti allestiti con vari tipi di materiali,
oltre a quello di Legambiente. Qui l’atmosfera è più informale e giocosa
rispetto a quella percepita in via Po. L’area chiusa al traffico è transennata
ma non vedo la municipale né altre guardie private. Tra chi partecipa c’è
rilassatezza e gentilezza; i genitori sembrano felici di poter fare scorrazzare
i propri piccoli senza il pericolo del traffico, e tutti sembrano disposti a
prendersene cura indipendentemente dal fatto che siano figli loro. Anche questa
“tavolata conviviale” è allestita con le tovagliette che promuovono il
questionario che ho visto il giorno prima, ed è piena di cibo e bevande che
ciascuno dei partecipanti si è preoccupato di portare. C’è poi una scacchiera
gigante per terra, un campetto da minivolley, chi gioca a calcio liberamente,
chi fa balli di gruppo e altre pratiche corporee; una porzione del suolo è
diventato una lavagna su cui far disegnare i bambini coi gessetti. C’è poi un
enorme foglio bianco affisso sulla facciata dell’ex asilo; una scritta a mano
dice “Aurora siamo noi” e il resto dello spazio è destinato a essere riempito di
faccine e nomi degli abitanti, disegnati a mano. Insieme a questo pannello è
affisso un manifesto stampato che titola “Il quartiere Aurora è anche tuo”; è
stato scritto dal comitato Aurora, nato a gennaio di quest’anno con l’intento di
creare “un quartiere più vivo, più bello e più nostro”.
Mi allontano anche da questa festa senza avervi davvero partecipato. La due
giorni è finita e lascio che i miei sentimenti prendano la forma di riflessioni
più ordinate. I discorsi istituzionali ascoltati sabato mattina alla festa dei
nuovi cittadini, le parole del sindaco democratico e inclusivo, sarebbero
commoventi se non fosse per la quantità sottintesi, omissioni e rimossi. Chi ha
parlato da quel palco ha riaffermato tra le righe la differenza tra immigrati
“buoni” e “cattivi”, tra chi ce l’ha fatta perché ha saputo fronteggiare le
condizioni imposte dalle politiche dell’integrazione e chi probabilmente non ce
la farà mai perché quelle condizioni non riesce o non vuole accettarle,
trovandole ingiuste, e finisce persino per lasciare il paese per sfinimento. Chi
ha parlato dal palco ha dimenticato di nominare le innumerevoli angherie, gli
abusi e soprusi che lo stato e le sue diramazioni infliggono alle persone
immigrate, soprattutto se povere e prive di reti sociali solide. Eppure di
queste angherie e abusi strutturali abbiamo le prove certificate: l’inferno
burocratico che bisogna subire per ottenere i permessi necessari a non farsi
espellere dal paese; i Cpr in cui si rischia di finire se quel permesso non
viene concesso; le trafile estenuanti per ottenere un posto in cui vivere o
semplicemente dormire; le persecuzioni a cui si va incontro se, per ragioni di
sopravvivenza, si prova a svolgere lavori abusivi pure in luoghi in
cui storicamente è stato consentito. E allora, in questo giorno di festa, nella
via storica da cui ogni traccia di conflitto e dissenso è stata puntualmente
cancellata, mentre osservo l’entusiasmo legittimo di chi ce l’ha fatta, non
posso che provare amarezza per il modo in cui le istituzioni locali, con la
stampa e il terzo settore che le legittimano, strumentalizzano anche questa loro
conquista per accaparrarsi consensi. Vista da qui, Torino sembra più che altro
la capitale europea del rimosso.
A questa percezione contribuisce la festa dei vicini di via Alessandria, con lo
slogan “Aurora siamo noi” e l’ambizione a creare un quartiere “più nostro”. Chi
sta dentro o fuori questi “noi” e “nostro”? Gli organizzatori hanno
probabilmente dimenticato il ruolo politico e sociale dell’occupazione anarchica
sgomberata sei anni fa, oppure l’hanno sempre disprezzata per le modalità
conflittuali e tutt’altro che concilianti dei suoi occupanti. Eppure, quella era
una sede del pensiero critico che si opponeva alle ingiustizie appena
menzionate: la lotta contro i Cpr, le deportazioni e il razzismo delle
istituzioni; contro gli sfratti e gli sgomberi delle occupazioni abitative che
davano rifugio a centinaia di persone; contro gli abusi di polizia, la
militarizzazione e la gentrificazione. Oggi al posto di quella occupazione sta
per nascere quello che l’assessore Jacopo Rosatelli ha definito un “presidio
educativo e solidale capace di intercettare i bisogni delle giovani generazioni
e delle famiglie, promuovendo inclusione, partecipazione e legami di comunità”.
A gestire le attività dello spazio per i prossimi vent’anni sarà il Sermig
(Servizio Missionario Giovani), ente che in questo giornale abbiamo più volte
criticato per la sua tendenza a reprimere i poveri laddove questi non rientrino
nel suo giro di affari. Tra gli animatori della festa corre voce che anche il
comitato Aurora stia provando a dialogare con il Sermig per accaparrarsi uno
spazio da gestire nell’ex asilo di via Alessandria. Di fronte a un destino che
sembra già segnato, continuare a osservare in controluce, evidenziare rimozioni
e contraddizioni, rischia di diventare più una sfida a sé stessi che ai soggetti
criticati. Eppure, oggi rimanere in silenzio mi sembra ancora più rischioso.
(alessandra ferlito)
KILROY JAM4MED: JAM A SOSTEGNO DELLA 25ESIMA MISSIONE DI MEDITERRANEA IN UCRAINA
Comala - corso Francesco Ferrucci 65/a, 10137 Torino
(martedì, 26 maggio 19:30)
A Giugno partirà da Torino la prossima missione di Mediterranea in Ucraina, per
portare beni di prima necessità alla popolazione civile dell'Oblast di Leopoli.
Per sostenere la missione, ci vediamo il 26 Maggio dalle 19 30 a Comala per una
Jam session con @kilroytorino e @mediterranea_torino