All’Università di Torino è stato organizzato un incontro pubblico, definito
assemblea scientifica-popolare, per affrontare il tema del cambiamento
climatico, dell’innalzamento delle temperature repentino e delle isole di calore
che propone una lettura di classe della geografia cittadina.
I punti del dibattito organizzato da docenti quali Dario Padovan, Angelo
Tartaglia e Maria Cristina Caimotto, sono molteplici: il ruolo dei gestori delle
infrastrutture elettriche cittadine, le isole di calore e i blackout, il consumo
di suolo e il nuovo piano regolatore e una riflessione attorno alle scelte
politiche dell’amministrazione comunale e alle possibili strategie energetiche
realmente sostenibili.
Sono stati invitati a partecipare per l’occasione comitati e realtà del
territorio che si occupano di difesa del verde cittadino e di questioni
energetiche.
Dario Padovan, docente di sociologia a Unito, ai nostri microfoni ne fa una
presentazione approfondita:
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STRIDENTI ARMONIE DI LOTTA
Piazza borgo dora BALON - Piazza borgo dora
(sabato, 18 luglio 11:00)
"Stridenti armonie di lotta" è l'appuntamento mensile, alle ore 1, al Balon,
Borgo Dora angolo Via Andreis, a cura del Cor'okkio ".....la sempre più pesante
e orrida realtà induce a uscire nelle strade con canti di lotta e letture, per
denunciare l'intollerabile ed ingiusta persecuzione da parte dei poteri
attraverso ogni forma di repressione.
A seguire sangria benefit per rifacimento tetto Barocchio
Due ragazzi sono stati rinchiusi nel carcere minorile Ferrante Aporti e altri
tre collocati in comunità per aver partecipato alle mobilitazioni pro Palestina
del 3 ottobre 2025. Tutti hanno tra …
(disegno di peppe cerillo)
Martedì 7 luglio è iniziato il Festival dell’architettura: tre giorni di
monologhi organizzati dalla Fondazione per l’architettura e dall’Ordine degli
architetti di Torino con il supporto della Compagnia di San Paolo e della Camera
di commercio cittadina. Il festival si è tenuto nell’ex mercato ittico di Porta
Palazzo e il tema riguardava la gestione degli immobili vuoti: “Chi abiterà le
case vuote?”, era la traccia su cui hanno discettato urbanisti, economisti,
architetti. Il giorno dell’inaugurazione il sindaco Lo Russo ha intrattenuto per
alcuni minuti una platea di politici e professionisti. Ho trascritto il suo
discorso: è un documento sullo stato della città e sull’ideologia delle classi
dirigenti. A margine della trascrizione segue un commento critico.
* * *
«Grazie di essere qui in questo luogo, sono anche emozionato perché questo credo
sia l’avvio di una fase nuova di questo spazio che noi amministrazione abbiamo
rimesso in gioco per usi temporanei a vantaggio di diverse attività culturali. E
non poteva che partire con il Festival dell’architettura. Una delle discussioni
che mi sono trovato spesso a fare in questi anni è quella del riuso degli spazi
dismessi. Per sua definizione la città è un organismo vivente, un organismo che
crea spazi, li chiude, li apre e li trasforma. Accompagnare questa
trasformazione dell’uso degli spazi e, conseguentemente, la trasformazione degli
spazi, è una delle challenge di qualunque amministrazione e lo è stata anche
della nostra. Sono grato alla Fondazione e all’Ordine per aver scelto questo
luogo e sono grato alla mia amministrazione che lo ha reso possibile. Noi siamo
stati pionieri da questo punto di vista. Noi abbiamo avviato una cosa che il
nostro mitico piano regolatore di Gregotti e Cagnardi non prevedeva: l’uso
temporaneo degli spazi. E questo ha messo Torino davanti a tante altre realtà
nella capacità di flessibilità.
«Il tema posto è cruciale: penso davvero che la questione della casa è cruciale
per le realtà urbane, lo è a livello cittadino, ma lo è anche a livello europeo.
L’agenda dell’housing dà una risposta a uno dei paradossi di Torino. Il
paradosso è avere numerosissime case vuote – il piano regolatore ne ha censite
svariate decine di migliaia – e contemporaneamente una difficoltà all’accesso
all’affitto; un tema che pone tutte le contraddizioni di questa città. Una
città, Torino, che sta attraversando una trasformazione silenziosa ma
importante. Voi pensate che nel 2005 gli ultraottantenni a Torino erano il 3,4
%, vent’anni dopo, nel 2025, questa percentuale era del 10,8 %. Il che vuol dire
che su ogni dieci abitanti uno ha più di ottant’anni. Se andiamo a vedere come
si compongono gli 854 mila abitanti di questa città, ci accorgiamo che il 16 % è
di cittadinanza non italiana, a fronte di una media nazionale del 9 %. Ma se
vado a vedere come si distribuiscono le fasce anagrafiche scopro che tra i
minorenni la percentuale di bambini e ragazzi non italiani a Torino è del 25 %,
come dire uno su quattro.
«Se io guardo questa traiettoria e la interpreto, ho molte risposte in merito
allo stato dell’arte: una situazione in cui i nuclei famigliari nella nostra
città sono composti per quasi la metà da una sola persona, in molti casi persone
anziane. E questo è un tema che pone a chi disegna un piano regolatore una serie
di sfide. Io ringrazio l’Ordine per aver accompagnato questo processo di
redazione, c’era bisogno di un nuovo piano regolatore a Torino, era un dibattito
che si trascinava da almeno una decina di anni. Il fatto che questo piano
regolatore si occupi della questione dell’abitare è un risultato che non era
affatto scontato. […] Questo è un tema che il nostro nuovo piano regolatore
affronta di petto, parlando di riuso e rigenerazione anziché di nuova
costruzione, e lo fa in ottica propositiva rispetto ai nuovi bisogni
dell’abitare, che sono diversi rispetto a quelli del passato, perché
accompagnano una transizione demografica che è accaduta, sta accadendo e
accadrà. Nuclei familiari grandi oggi ne abbiamo prevalentemente in famiglie di
origine straniera, prevalentemente in alcune zone. In molte aree le persone
anziane che vivono da sole hanno abitazioni sovradimensionate rispetto a quelle
che sono le loro reali esigenze. Soprattutto, ed è un tema tutto politico,
abbiamo una fascia grigia di persone che da un punto di vista reddituale non
sono così povere da poter accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma non
sono sufficientemente solide da poter entrare nel mercato privato. Questa fascia
in molti casi è composta da giovani, famiglie giovani, lavoratori giovani e a
questa fascia la politica oggi non sta dando adeguate risposte. E non le sta
dando perché non riesce a costruire una strumentazione atta a sviluppare un
mercato della locazione per chi non ha la sostenibilità economica per comprare e
al contempo non può accedere all’edilizia residenziale pubblica. Se dovessi
cogliere uno spunto che spero possa essere esaminato in questi giorni di
festival, credo sia necessaria una riflessione collettiva sugli strumenti che
noi possiamo mettere in campo a livello locale, ma soprattutto a livello
nazionale, per fare in modo che vi sia una maggiore accessibilità a questo tipo
di esigenze: questo è un buon punto su cui concentrare la riflessione in termini
prospettici. […] Fortunatamente, negli ultimi tre anni si è arrestato il calo
demografico che era costante negli ultimi ventidue anni. Siamo riusciti a
stoppare questo calo e gradualmente stiamo risalendo: tutti gli indicatori ci
dicono che la strada che abbiamo imboccato è stata una strada forte; siamo la
città leader in Italia per le transizioni immobiliari, siamo una città che ha
tutti i numeri del turismo in crescita. Questi elementi ci incoraggiano ad
andare avanti. Godetevi i dibattiti in questo straordinario spazio che da oggi
rimane aperto agli usi temporanei della città: uno dei tanti modi con cui noi
interpretiamo la contemporaneità e la gestione dell’importante patrimonio da
lasciare alle future generazioni».
* * *
Il vecchio mercato del pesce appare come un corridoio al coperto: ai lati
c’erano i pescivendoli che disponevano i loro banchi in spazi delimitati da muri
divisori. Oggi la struttura accoglie eventi culturali e la sua nuova funzione è
stata inaugurata proprio questo 7 luglio 2026. Dopo la pandemia la Città ha
ritirato la concessione ai pescivendoli e lo spazio, di proprietà pubblica, è
rimasto a lungo disabitato. Il bando di assegnazione a privati per la gestione
del luogo è andato deserto alla fine del 2023 e nell’ottobre del 2024 i giornali
riportavano la notizia di un’indagine per turbativa d’asta a carico di Paola
Virano, dirigente comunale nel settore commerciale. L’indagine s’era avviata a
partire dai tentativi dell’amministrazione di trovare soggetti privati disposti
a controllare questo vecchio mercato. L’inchiesta è stata archiviata nel 2026
senza accuse a carico di Virano, ma resta evidente la difficoltà gestionale del
Comune: la trasformazione del mercato del pesce in arena per eventi culturali è
una mossa conseguente ai precedenti fallimenti.
Lo Russo menziona la “trasformazione d’uso” del mercato ittico grazie allo
strumento degli “usi temporanei”. Per “uso temporaneo” il sindaco intende la
sospensione della destinazione d’uso di uno spazio prevista dal piano regolatore
degli anni Novanta (elaborato da Gregotti e Cagnardi) e l’attribuzione di una
nuova funzione. Così un immobile adibito al commercio può temporaneamente
diventare un “hub culturale” in deroga al piano regolatore. Questa
amministrazione nel giugno 2024 ha approvato la delibera 444 sugli usi
temporanei che facilita la procedura di trasformazione delle destinazioni d’uso.
La delibera 444 disegna spazi flessibili in cui è più semplice e veloce la
trasformazione della destinazione senza seguire procedure articolate e
tracciabili dai cittadini. Non a caso la delibera è stata presentata
dall’assessore all’urbanistica Mazzoleni come una prefigurazione del nuovo piano
regolatore generale. La “challenge” evocata da Lo Russo è la creazione di una
legislazione urbanistica agile e dotata di “capacità di flessibilità”, ovvero
così porosa e malleabile da attrarre maggiori investimenti privati riducendo
burocrazia e concertazione. Il nuovo piano regolatore supera la rigidità del
piano degli anni Novanta e mette a sistema la visione neoliberale della giunta
al governo di Torino.
Il progetto preliminare del nuovo piano regolatore è stato approvato dalla
maggioranza nel dicembre 2025. Si prevede proprio lo smantellamento della
rigidità delle destinazioni d’uso. I punti 5.03 e 5.04 delle Norme di attuazione
decretano un’ampia flessibilità: “Tutte le destinazioni d’uso sono liberamente
insediabili senza un rapporto percentuale predefinito” a condizione di non
aumentare “l’insediamento di nuove superfici edilizie” laddove il piano non lo
concede. Eppure è possibile derogare a questa norma a patto di non contraddire
le “normative sovraordinate” e di deporre “una relazione asseverata” in caso di
“mutamento di destinazione d’uso per superfici superiori a 250 mq”. In
precedenza, ogni modifica di destinazione d’uso richiedeva una variante
urbanistica da discutere e approvare in consiglio comunale; adesso le procedure
sono più snelle, semplici e meno trasparenti. Lo Russo è la sua giunta si
dichiarano “pionieri”, eppure adottano un modello molto simile a
quello milanese.
Una regola urbanistica peculiare introdotta dal nuovo piano è la perequazione.
Il piano regolatore individua diversi ambiti territoriali e all’interno di
questi distingue fra “sending areas” e “receiving areas”, termini che traggo
dalla Relazione illustrativa. Le “sending areas” sono spazi preposti a “servizi
urbani” e “servizi pubblici” con “attrezzature collettive”, mentre le “receiving
areas” sono porzioni di territorio disponibili alla “rigenerazione urbana” dove
è possibile “densificare”, ovvero costruire e aumentare il volume degli
immobili. A ciascun ambito territoriale sono attribuiti omogenei diritti
edificatori e la perequazione è il meccanismo che regola lo spostamento dei
diritti edificatori dalle “sending areas” alle “receiving areas”. Per avere
facoltà di costruire è necessario trasferire i diritti edificatori da un’area
all’altra: chi vuole aumentare la densità urbanistica in una zona residenziale
deve cedere alla Città i diritti edificatori che detiene su uno spazio dove
possono sorgere servizi per la comunità. Per esempio, un imprenditore può
aumentare l’altezza delle palazzine in un isolato remunerativo e cedere in
cambio i diritti edificatori su una zona in cui realizzare “attrezzature
pubbliche, infrastrutture o servizi ecosistemici”. Il nuovo piano scommette
sulla crescita della densità urbanistica e sull’espansione in altezza dei
volumi per finanziare di conseguenza i servizi pubblici. “Lo scambio regolato di
diritti edificatori – afferma la Relazione illustrativa – redistribuisce il
valore generato dal Piano e finanzia la città pubblica tramite le trasformazioni
private”. Torino si trasforma così in una plancia di un grande gioco strategico.
Nel gioco urbanistico sognato dal sindaco e dalla sua giunta – un Monopoli a
Torino – i residui di welfare dipendono dal successo degli speculatori.
Secondo Lo Russo il piano regolatore si concentra su “riuso e rigenerazione
anziché [sulla] nuova costruzione”. È una manipolazione della verità. Il piano,
come ho appena dimostrato, prevede un’espansione edilizia in verticale,
soprattutto in zone strategiche peculiari come gli isolati vicini alla futura
linea 2 della metro. Eppure il sindaco riconosce il calo demografico strutturale
della città post-industriale. Solo negli “ultimi tre anni” si è stabilizzata la
perdita demografica. Come è possibile allora disegnare un piano fondato su una
crescita immobiliare? Il 17 dicembre 2025, all’indomani della approvazione in
consiglio comunale del progetto preliminare, Lo Russo ha annunciato di prevedere
una città che accoglierà in futuro “un milione e cinquantamila abitanti
teorici”, circa duecentomila in più rispetto ai residenti attuali. Chi sono
allora queste duecentomila persone in più? Le classi dirigenti immaginano una
città dinamica attraversata da professionisti di passaggio, lavoratori
pendolari, turisti, soggetti che consumano e usufruiscono dei servizi della
città senza risiedervi in modo stabile. In questa variegata classe sociale
l’amministrazione individua la leva per legittimare la previsione di
un’espansione cui trarranno beneficio i costruttori.
Queste promesse spiegano anche le politiche per la casa esposte da Lo Russo. Per
il sindaco la casa è un bene privato da cui estrarre profitti, dunque la
gestione degli appartamenti vuoti è un’opportunità per proprietari e grandi
capitali; anziché lasciare case vuote, è possibile gestirle come risorse di una
città in espansione e valorizzarle a vantaggio della “fascia grigia” di
potenziali locatari. Le case vuote per Lo Russo e i borghesi della platea in
ascolto sono nuove occasioni di profitto da sommare alle promesse edificatorie
del nuovo piano regolatore. Le élite non guardano certo a chi è stato sfrattato
o è a rischio di sfratto, ma alla piccola e media borghesia, giovane, itinerante
e flessibile che rappresenta una classe dinamica da attrarre per incrementare il
valore immobiliare complessivo.
Per queste ragioni le politiche abitative eque e attente alle fasce più deboli
sono nei fatti inesistenti nel programma di Lo Russo. I punti dedicati alle
politiche abitative nelle Norme di attuazione del piano regolatore si limitano
ad affermare che in caso di costruzione di “nuove superfici a destinazione d’uso
residenziale” o di “mutamenti di destinazione d’uso verso la residenza” il piano
obbliga a “destinare una quota non inferiore al 20 % della Superficie Lorda
residenziale complessiva alla realizzazione di edilizia residenziale finalizzata
all’inclusione sociale e al supporto alle politiche dell’abitare”. Qui non si fa
riferimento all’edilizia residenziale pubblica, ma alle ibride forme
di housing sociale capaci di accogliere la domanda della “fascia grigia”.
Il nuovo piano è un meccanismo di regole che favorisce gli interessi di
investitori privati e costruttori, toglie ai cittadini la possibilità di
controllare i fenomeni di speculazione e causa un ulteriore impoverimento delle
classi sociali più deboli. Questo scenario, tuttavia, è plausibile se i desideri
degli affaristi e degli speculatori sostenuti da questa giunta sono realizzabili
nel contesto concreto di Torino. Come si presenta la città oggi? I capitali del
Pnrr sono finiti, i cantieri hanno esaurito il loro compito e presto graverà il
peso del debito pubblico generato dai finanziamenti europei. I conflitti
internazionali hanno causato l’aumento dei costi dei materiali edili e già
s’intravedono i segni della crisi: il cantiere lungo la Dora di The Social Hub è
fermo da mesi e anche i lavori per il prolungamento della linea 1 della metro
sono al momento sospesi. La città in espansione e ricca di opportunità
prefigurata da Lo Russo rischia di collassare. Le classi dirigenti, pur di
aggrapparsi al modello di crescita attuale e dilazionarne il fallimento,
agiranno in modo spregiudicato per favorire i flussi di capitali in settori
specifici: l’espansione dell’industria delle armi e del turismo. Queste saranno,
probabilmente, le ultime carte che le élite giocheranno per evitare il dissesto
dei loro sogni. (francesco migliaccio)
NO DATACENTER LUCENTO! PROIEZIONI E CONFRONTO IN QUARTIERE
Giardini Frassati - via Pietro Cossa, 280
(giovedì, 23 luglio 20:30)
FA CALDO VERO?
E pensa che stanno per costruire un datacenter nel quartiere Lucento, a Torino
nord, che non solo avrà bisogno di enormi quantità di energia e acqua, ma
produrrà rumore, inquinamento e calore initerrottamente.
Le persone del quartiere si stanno organizzando e vogliono sensibilizzare tutte
le persone interessate!
Per questo vogliamo invitare tutte le persone a delle proiezioni in quartiere
Lucento per saperne di più:
* Giovedi 23 Luglio: h20:30 Dentro l'IA - Proiezione di documentari sul lavoro
umano dietro il mito dell'intelligenza artificiale
Le proiezioni è per il quartiere, ma senza il patrocinio della circoscrizione,
quindi non ci saranno tavoli o sedie dove potersi accomodare
Quindi se ce l'hai porta un telo, dei cuscini o una sedia!
Per maggiori informazioni puoi scrivere a datacenterlucento@anche.no
o visitare il sito https://nodatacenterlucento.noblogs.org
NO DATACENTER LUCENTO! PROIEZIONI E CONFRONTO IN QUARTIERE
Giardini Frassati - via Pietro Cossa, 280
(giovedì, 16 luglio 20:30)
FA CALDO VERO?
E pensa che stanno per costruire un datacenter nel quartiere Lucento, a Torino
nord, che non solo avrà bisogno di enormi quantità di energia e acqua, ma
produrrà rumore, inquinamento e calore initerrottamente.
Le persone del quartiere si stanno organizzando e vogliono sensibilizzare tutte
le persone interessate!
Per questo vogliamo invitare tutte le persone a delle proiezioni in quartiere
Lucento per saperne di più:
* Giovedì 16 Luglio: h20:30 Vivere vicino a un Datacenter - Video inchieste e
testimonianze dirette su chi abita vicino ai datacenters
* Giovedi 23 Luglio: h20:30 Dentro l'IA - Proiezione di documentari sul lavoro
umano dietro il mito dell'intelligenza artificiale
Le proiezioni per il quartiere, ma senza il patrocinio della circoscrizione,
quindi non ci saranno tavoli o sedie dove potersi accomodare
Quindi se ce l'hai porta un telo, dei cuscini o una sedia!
Per maggiori informazioni puoi scrivere a datacenterlucento@anche.no
o visitare il sito https://nodatacenterlucento.noblogs.org
IO ACCETTO ANCHE I 18 - FESTA DI FINE SESSIONE
Comala - corso Francesco Ferrucci 65/a, 10137 Torino
(sabato, 11 luglio 20:00)
IO ACCETTO ANCHE I 18: FESTA DI FINE SESSIONE 📚🍻
Accettalo quel voto, tanto è l’ultimo della sessione. E se il giorno dopo hai
l’ultimo esame dell’estate, tanto vale andarci in post-sbornia, e sai perché?
Perché l’11 LUGLIO al Comala, suoneranno i Vintage Violence! 🎸
E a scaldare l’impianto audio? Ci penseranno i Monks with Manners e i GTT -
Gruppo Trambusti Torinesi.
🎸 Live: Vintage Violence
🎤 Open-Act: Monks with Manners + Gruppo Trambusti Torinesi
🎫 Costa? Certo che no, la musica non si paga!
Alle tasse e ai CFU ci pensiamo a settembre va…
Collettivo Alter.Polis
@alterpolis@mastodon.cisti.org
(disegno di salvatore liberti)
Nella primavera del 2024 Selma Arnaldo, cittadina brasiliana, aveva
raccontato le angherie subite dalle persone costrette a visitare l’ufficio
immigrazione della questura in corso Verona a Torino. Nei mesi le code notturne
di centinaia di persone fuori da quegli uffici richiamarono l’attenzione
pubblica, suscitando l’indignazione ipocrita di alcuni assessori progressisti
(Tresso, Rosatelli), di un professionista della politica di rappresentanza
(Ahmed del Pd), dei vertici della principale fondazione bancaria e dei consueti
dirigenti del terzo settore. La questura si impegnò a trovare nuove soluzioni e
all’inizio del febbraio 2025 aprì un nuovo sportello in via Botticelli,
assicurando una migliore organizzazione. Nello stesso periodo chiusero gli
uffici di corso Verona, situati in un’area rilevante per lo sviluppo urbanistico
della città: tra il campus universitario e il centro direzionale Lavazza, e
accanto alla nuova palestra GOfit inaugurata dal sindaco in persona nel febbraio
2026. Forse agli occhi del governo urbano le code in corso Verona non erano
scandalose per il trattamento subito dalle persone, ma erano inaccettabili in un
quartiere disponibile agli investimenti dei grandi capitali. Ora lo sportello
dell’ufficio immigrazione di via Botticelli si trova all’estrema periferia nord
della città, tra il fiume Stura e le stecche delle case popolari di corso
Taranto. Accanto vi sono pompe di benzina, rivendite di auto, carrozzerie
scaldate dal sole di luglio. Anche in via Botticelli le code sono lunghe e le
persone sono sottoposte a trattamenti degradanti. I giornali cittadini scrivono
nuovi articoli, i professionisti del progressismo rilasciano ulteriori,
identiche dichiarazioni e la questura afferma che “il periodo estivo è
caratterizzato da una maggiore affluenza dell’utenza, in considerazione anche
della maggiore necessità di viaggio della stessa”. Ogni attore tenta, ancora una
volta, di affermare che il trattamento disumano sia un’emergenza e non la
condizione strutturale cui sono sottoposte le persone senza cittadinanza
italiana. Proponiamo qui, come nuovo documento di questo tremendo presente, la
traduzione di un racconto scritto da -nw, cittadina indiana, sulle code in via
Botticelli.
* * *
Una studentessa arriva all’ufficio immigrazione alle dieci del mattino e vede
centinaia di persone allineate sotto il sole. Chiede a dei giovani se è la coda
per prendere il permesso di soggiorno e loro le dicono che non dovrebbe perdere
tempo ad aspettare, che loro sono in fila dalle sei del mattino e stanno
aspettando solo per tentare la fortuna, non credono davvero di potercela fare.
Lei rimane sul posto per osservare cosa sta succedendo. Nei cinque minuti
successivi qualcuno sviene. C’è un po’ di trambusto nella parte iniziale della
fila. Nessuno sa davvero cosa stia succedendo, stanno tutti aspettando. Due
poliziotti arrivano con alcune bottiglie di acqua da distribuire; quando gli si
chiede qualsiasi cosa rispondono con un “boh”, una scrollata di spalle,
un’alzata di sopracciglia e gli angoli della bocca tirati in basso. Qualcun
altro vomita, la coda rimane lì in attesa. Alle 12:30 la polizia comunica che
non farà più entrare nessuno. La maggior parte delle persone se ne va, alcune
rimangono, sperando che alla fine li facciano passare. Quelli che aspettano
chiacchierano con i poliziotti; i poliziotti trovano alcuni di loro divertenti,
mentre altri li infastidiscono profondamente.
Tra coloro che sono rimasti ad aspettare si è sparsa la voce che il primo della
coda è arrivato alle due del mattino, o a mezzanotte, e che alcune persone hanno
dormito lì fuori piazzando i materassi alle sette di sera. Sentendo questa
storia il gruppo di giovani, a quanto pare tutti studenti, decide di tornare a
mezzanotte, con snack, cibo e maggiori energie; tutto ciò che vogliono è
ottenere il permesso.
Il piano era di arrivare a mezzanotte, ma il giorno dopo la prima di loro arriva
alle tre di notte; ci sono già trentotto persone ad aspettare, pazientemente
disposte. Quelli che sono già lì hanno cominciato a organizzarsi, hanno dei
post-it su cui hanno scritto il numero che assegna loro la posizione nella fila;
sanno che al mattino ci sarà un gran trambusto. La studentessa riceve un post-it
col numero trentanove e informa i suoi amici di sbrigarsi e arrivare
velocemente. Una delle sue amiche era in viaggio e sarebbe arrivata più tardi,
così si organizzano affinché un’altra persona vada lì a prendere un numero e
tenere il posto per lei.
Altri sono venuti con tappetini, libri e sedie. Alcuni sono qui per farsi
scannerizzare le impronte digitali, altri per avviare la richiesta di permesso,
altri ancora sono tornati perché le loro richieste sono state ritenute
incomplete. Il sole non è ancora sorto e tutti sono già stanchi e un po’ nervosi
per quello che li attende; si chiedono se valga la pena fare tutta questa
fatica.
Quelli che aspettano fino all’alba si dicono tra loro che difenderanno con
determinazione l’ordine numerico. Con il sorgere del sole, cresce il ritmo con
cui arrivano le persone e quelli che hanno passato la notte sul posto fanno in
modo che chi è arrivato “in ritardo” non salti la coda: quando gli ultimi
arrivati cercano di avvicinarsi al cancello dell’ufficio, vengono respinti a
gomitate. Pochi nerboruti e testardi non si lasciano intimidire dalle
occhiatacce e dagli insulti e restano saldi e inamovibili.
La polizia arriva alle otto di mattina e l’atmosfera si fa tesa: cominceranno a
dare dei numeri ufficiali? Gli agenti sono rilassati e disinvolti, si mantengono
di buon umore. Si aggirano lì attorno, chiacchierano tra loro, vagamente
sorridenti. Le persone si chiedono cosa succederà, nessuno sa come andrà. C’è
frenesia e agitazione, quando la polizia inizia a distribuire i numeri. Dopo
alcuni falsi allarmi, intorno alle nove del mattino, alle prime dieci persone
viene permesso di entrare. I numeri vengono distribuiti a gruppi di dieci,
quindi chi si trova dietro non sa se oggi riceverà un numero. Si fanno ipotesi
su quante persone riescano a entrare ogni giorno. Alcuni dicono duecento, altri
dicono trecento. In coda ce ne sono già almeno il doppio, o anche di più. Tutti
stanno in piedi sotto il sole estivo, alcuni svengono, altri vomitano, i bambini
piangono, le persone litigano tra loro: chi è arrivato prima di chi, chi sta
cercando di saltare la fila; fianco a fianco, tutti schierati contro chiunque
sia arrivato “dopo”.
Verso mezzogiorno la polizia distribuisce bottiglie d’acqua, molte persone sono
ancora gentili con gli agenti e li riempiono di ringraziamenti; altri li
ringraziano in modo sarcastico, oppure evitano persino di incrociare i loro
sguardi. Coloro che riescono a entrare, quando escono raccontano che ci sono
solo due poliziotti alle scrivanie. Non esiste alcun sistema, o non c’è alcun
incentivo ad averne uno, oppure il sistema è proprio questo caos? (-nw)
I soldi ci sono, ma solo per la repressione. Mentre sanità, casa e servizi
pubblici vengono definiti “senza copertura”, il governo ha già speso oltre 5,5
milioni di euro per …
GRAN GALÀ DI PUTAGÈ @ RADIO BLACKOUT
Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino
(domenica, 5 luglio 16:30)
★★★ IL GRAN GALÀ DI PUTAGÈ ★★★
- Domenica 5 luglio, ore 16.30 - Radio Blackout (Torino) -
La festa di "Putagè - Il programma che non stufa", per celebrare il primo anno
sulle libere frequenze.
Con LUCIO E IL SUO STAGISTA live, rubriche, ospiti, consegna dei
prestigiosissimi Putagè d'oro, piola aperta e dj set del Professor Sborrocko
*************************************
Dalle 16.30 (inizio 17 puntualissime) alla Blackout House si alterneranno sul
palco, insieme a Djanni, Riccio e Radiospalla Sol:
* LUCIO E IL SUO STAGISTA
* "I rimedi della nonna: quando le credenze popolari incontrano la scienza e si
sentono giudicate" con il Chimico Elio e la Biologa Tecla
* "Vulvasaur" con l'Ostetrica Elena
* "Poesie al telefono"
* I messaggi vocali degli ascoltatori raccolti dal nostro scrittore preferito
Walter Comoglio
* I saluti di tutta la redazione
E durante la serata consegna dei prestigiosissimi Putagè d'oro!
Piola aperta e a segure piccolo dj set del Professor Sborrocko
*************************************
► Più info su Putagè: www.radioblackout.org / www.putage.org