Fleming e De Forest hanno soltanto stabilizzato un’operazione ben più antica in
cui, dal tripode di Delfi ai tubi fonici di Athanasius Kircher, fino agli
esperimenti metafonici di Friedrich Jürgenson e Marcello Bacci, ricorre sempre
la stessa intuizione: le voci prediligono mezzi già saturi di rumore.
Riflessione ionosferica, adattamento d’impedenza, risonanze di Schumann, fondo
cosmico, agitazione termica, raggi cosmici: ogni fenomeno modifica
infinitesimamente il messaggio prima ancora che qualcuno parli. La
programmazione dunque è soltanto la superficie amministrativa della
propagazione: il palinsesto ordina il tempo, gli elettroni percorrono pochi
millimetri, il campo elettromagnetico si propaga a c e la voce giunge, senza
avere mai attraversato lo spazio che sembra occupare.In questo senso ogni
upgrade nel campo ICT, diventa parte della stessa genealogia di fenomeni:
aggiunge funzioni ma di fatto amplia soltanto il dominio della propagazione,
offrendo un ulteriore organo a un apparato che ascolta ciò che è perennemente in
cerca di un supporto fisico per manifestarsi.