Nella dimensione psicologica del soggetto, il supporto fonografico assurge al
ruolo di feticcio totemico e protesi dell’Io. Non veicola soltanto la musica ma
incarna la presenza tangibile della realtà in un sistema percettivo altrimenti
sgretolato. Quando il feticcio scompare, il mondo interiore crolla nella
paranoia: il legame con la realtà si spezza, poiché l’oggetto non era un mezzo
di ascolto, ma il custode stesso dell’equilibrio mentale.
“Pace e luce, Chiara! Ho visto il tuo grafico dei trasporti e mi sono detto:
dioschifoso! va bene Gozzy Gozzy, tutto deve passare, ma anche i bus
Porcodiddio! Sei ancora lì a schivare i siluri e i coltelli alla schiena,
Chiara, l’Ego ti divora! Ti sei fidata dei serpenti e sei finita nell’incubo dei
veleni di partito. Non disperare, suona il sitar, prenditi 2 mg di acido
butirrico mescolato al mao inibitore e fai fluttuare i monopattini elettrici
fino alle sponde del Gange dove ci incontreremo. La politica è solo una lamata
di basse a 200 hertz che triggera la nota marrone. Luca Pasquaretta succhiaci
sto bastoncino d’incenso. Sempre tuo, Giorgio Arrisoni.”