Dall’assemblea cittadina nata a seguito dello sgombero di Askatasuna sotto
l’immaginario della “Torino Partigiana” che raccoglie diverse realtà sociali,
singoli o comitati attivi sul territorio torinese prende avvio un percorso ampio
ed eterogeneo contro il riarmo e la guerra.
L’idea è dare un’impronta a partire dall’autunno e definire un confine tra chi è
per il riarmo e chi non lo è. La guerra si articola sul territorio e in vari
ambiti della produzione e della riproduzione: l’ambizione è quella di inaugurare
una stagione di lotta e informazione affinché i piani per questa città non siano
più in funzione bellica.
Di seguito l’indizione:
TORINO è CONTRO IL RIARMO
Torino è emblematica in quanto città che viene considerata centrale sia dal
punto di vista della riconversione bellica sia dell’innovazione tecnologica: la
profonda crisi economica, sociale e culturale che vive la nostra città viene
mascherata con il mantra della Torino che cambia e va veloce. L’aria della
campagna elettorale 2027 non farà che acuire questa propaganda atta a ottenere
consenso, da una parte e dall’altra dell’arco della politica istituzionale.
Il governo Meloni continua ad investire nel riarmo seguendo la linea voluta
dagli Stati Uniti di Trump e dall’Unione Europea, sottraendo miliardi a sanità,
scuola e servizi per la popolazione. Nell’ultimo anno il nostro paese e la
nostra città sono stati teatro di forti mobilitazioni contro la guerra, il
genocidio e il governo. Dal movimento per la Palestina dell’autunno scorso
passando per la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna e la grande
partecipazione referendaria Torino si è dimostrata partigiana e capace di creare
movimento dal basso.
Politicanti e affaristi di gran parte dell’arco politico istituzionale si
sfregano le mani di fronte al business della guerra con il progetto dichiarato
di trasformare Torino nella città delle armi. Siamo convinti che questa sia la
strada più sbagliata per affrontare la crisi che vive la nostra città e vogliamo
smascherare la bolla dentro la quale le politiche dell’amministrazione locale –
molto attenta agli interessi degli industriali e dei player privati in ambito
produttivo ed energetico – vogliono immergerci assumendo il rischio che questa
possa scoppiare approfondendo la crisi sociale che già stiamo vivendo.
Il nostro obiettivo? Essere scomodi, porre una linea di incompatibilità tra chi
è contro il riarmo e chi non lo è. Proponiamo di approfondire il confronto e il
dibattito attorno al tema del riarmo e della guerra partendo da due giorni di
ragionamento collettivo e socialità sabato 19 e domenica 20 settembre. Sabato ci
ritroveremo alle 17.30 per il dibattito dal titolo “Riarmo europeo: chi vuole la
guerra in Europa?” con Elena Basile. Domenica dalle ore 10 ci troveremo in
assemblea per organizzarci insieme e rispondere alla questione: “Torino città
del riarmo: come contrapporsi insieme?”
PROGRAMMA