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Save Prosfygika!@1
Oggi abbiamo ascoltato, dalla voce di due compagnx che ci vivono, il racconto della situazione della comunità di Prosfygika, che comprende 8 blocchi di abitazioni occupate nel centro di Atene. In questo spazio liberato, la comunità sta costruendo da 15 anni una controproposta al mondo irrazionale di oggi, promuovendo uno stile di vita comunitario basato sulla solidarietà, il mutuo soccorso, l’orizzontalità, l’auto-organizzazione e la resistenza. Ascolta l’approfondimento: Di seguito gli audio in inglese: Puoi dirci qualcosa su Prosfygika, sul quartiere occupato in cui vivi? Come avete iniziato a organizzarvi insieme? Come si presenta la vita comunitaria a Prosfygika? Come si manifesta la repressione che state affrontando e come vi rispondete? Come fare a sostenervi? Qui per saperne di più sulla comunità e sulla nostra attuale campagna per la ristrutturazione e il restauro https://linktr.ee/saveprosfygikainternationalist Per partecipare alla chiamata online del comitato internazionalista dell’11 gennaio alle 18:00 CET per sostenere i lavori di ristrutturazione e restauro, o per qualsiasi altra cosa, contattate Prosfygika via mail! save-prosfygika-internationalist@systemli.org Qui potete trovare la brochure sulla struttura non mista menzionata nell’intervista: https://sykaprosquat.noblogs.org/english/structures/women-structure/
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Liceo Einstein domiciliari a chi protesta
La Questura di Torino ha effettuato una serie di perquisizioni domiciliari culminate nell’applicazione di sei misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti di giovani, in gran parte minorenni. I provvedimenti riguardano studenti che hanno preso parte alle mobilitazioni dell’autunno scorso, raccolte sotto lo slogan “Blocchiamo tutto”, una stagione di proteste che ha attraversato il Paese con manifestazioni di massa, blocchi nei principali snodi della logistica e dei trasporti e scioperi diffusi. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano soprattutto studenti del liceo Einstein di Torino, giovanissimi costretti ai domiciliari .Una misura cautelare che ha come scopo quello di intimidire e imporre un disciplinamento al fine d’impedire qualsiasi esperienza di mobilitazione contro le logiche guerrafondaie e l’impunità dei fascisti. Ne parliamo con uno studente del collettivo dell’Einstein.
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La repressione del movimento contro il genocidio a Gaza
Mentre la repressione contro il movimento che si oppone al genocidio a Gaza cresce in tutta Europa in Italia i casi giudiziari in cui la magistratura fa da passacarte per l’IDF si moltiplicano. Da una parte i progetti legislativi che puntano a criminalizzare ogni critica verso lo stato di Israele trasformandola in una manifestazione di antisemitismo ,leggi sostenute dai sionisti di tutto l’arco costituzionale, dall’altro operazioni giudiziarie come quella di Genova contro Hannoun o il processo in corso contro Anan ,Mansour e Ali’ in cui le cosidette prove prodotte dai servizi israeliani sono utilizzate per criminalizzare il sostegno alla resistenza palestinese. A sostegno di questo disegno repressivo si dispiega la campagna mediatica per discreditare le manifestazioni per il popolo palestinese nel tentativo di delegittimare il movimento popolare che si è espresso con forza contro il genocidio. Ne parliamo con Bassam Saleh militante palestinese.
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In Francia, allevatori in protesta
In queste settimane il governo francese sta rispondendo al problema del virus bovino della dermatite nodulare contagiosa (LSD,  lumpy skin disease) con l’ordine di abbattimento sistematico di tutti gli animali presenti nelle mandrie di un animale infetto. Diversi allevatori, a partire dal sud ovest della Francia, hanno iniziato ad organizzarsi con dei presidi nelle aziende agricole per impedire l’intervento di veterinari e forze dell’ordine. In seguito, le proteste hanno preso forme più ampie: attraverso la costruzione di reti territoriali, gli allevatori hanno ripreso a bloccare strade provinciali ed autostrade, una ferrovia nel dipartimento della Alta Garonna, ma anche organizzato sit in (con lancio di letame, paglia e finto sangue animale) davanti a prefetture e sotto prefetture. Ne parliamo con un agricoltore, che fa parte del sindacato Confédération Paysanne e del movimento Soulèvements de la Terre. Oltre ad offrirci una panoramica del problema e delle mobilitazioni, ci racconta delle difficoltà che derivano dall’incontro tra agricoltori e allevatori con visioni politiche molto diverse. Prendere parte alle mobilitazioni significa anche confrontarsi con il consenso crescente che raccoglie il sindacato di estrema destra Coordination Rurale.
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Askatasuna: aggiornamenti e appuntamenti al 19/12
Nella giornata del 18 dicembre abbiamo assistito ad un’ingente operazione di polizia che ha portato allo sgombero del Centro Sociale Askatasuna. Un’operazione che riguarda l’attacco allo spazio sociale e allo stesso tempo alle lotte sociali del capoluogo piemontese e non solo. In quest’intervento abbiamo cercato con una compagna del centro sociale di fare il punto della situazione: quanto successo, i nodi generali che emergono e il cammino futuro di risposta.
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Perquisizioni e sgombero di Askatasuna@2
Camionette e reparti di celere sono stati schierati sin dalle prime luci dell’alba, blindando il quartiere di Vanchiglia, nei pressi del Centro Sociale Askatasuna. Intorno alle 6 in corso anche perquisizioni nelle case di compagni e compagne. Quella che sembrava una perquisizione, nell’arco di qualche ora si è dimostrata essere un’operazione massiccia verso lo sgombero. A dimostrazione l’enorme apparato poliziesco dispiegatosi e la notizia di una circolare ricevuta dalle scuole limitrofe che ne imponeva la chiusura oggi e domani. Lo sgombero è stato confermato intorno alle 10 con la muratura interna degli spazi dello stabile. Parallelamente è nato presidio, partito dalle prime ore mattutine, di solidali che ha continuato numeroso tutto il giorno fino all’appuntamento lanciato alle ore 18. Già alle 18:30 si contano molte centinaia di persone radunatesi ai piedi dello stabile di Corso Regina. Lo stabile da più di un anno stava attraversando un percorso verso il bene comune, che aveva visto l’avvio negli ultimi mesi dei lavori di ristrutturazione interni. Non di meno il patto è stato bloccato nella notte dal comune senza preavviso al comitato dei cittadini proponenti. L’operazione indetta dal governo Meloni e rivendicata prontamente dal ministro dell’interno Piantedosi, dimostra la volontà politica di reprimere i mesi di lotta e il grande movimento per la palestina, colpendo uno di quegli spazi che a partire dai blocchi delle stazioni, dell’industria bellica Leonardo e delle Ogr così come il sanzionamento della Stampa, se ne erano fatti primi promotori. Proprio la manifestazione che è entrata nella redazione della Stampa, svoltasi in condanna di un giornalismo che ha fatto da scorta mediatica alla repressione del movimento a sostegno del popolo palestinese e delle lotte dal basso, divenuta il pretesto per questo atto repressivo premeditato da tempo. Di seguito gli interventi raccolti ai microfoni di Radio Blackout nel corso della giornata  
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Strategia di Sicurezza USA
La Casa Bianca ha pubblicato, qualche settimana fa, la sua strategia per la sicurezza nazionale, un documento elaborato da ogni amministrazione presidenziale statunitense per definire le priorità della politica estera. Il documento statunitense delinea la visione del mondo “America First” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha un tono insolitamente critico nei confronti dell’Europa. Abbiamo chiesto a Francesco Dall’Aglio, medievista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia un commento al piano strategico di Trump. Nell’approfondimento, ci facciamo anche raccontare le dimissioni del governo in Bulgaria e lo stato dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina.
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La banda Elkann vende Stampa e Repubblica
La vendita dei pezzi pregiati del gruppo Gedi era nell’aria da mesi nonostante le smentite di John Elkann. Il pacchetto dovrebbe essere ceduto ad Antenna dell’armatore greco Theodore Kyriakou, che però non è interessato a La Stampa, per la quale sono in corso altre trattative. Una momento importante nella grande partita di potere che si gioca intorno all’informazione. Ne abbiamo parlato con l’economista Andrea Fumagalli Ascolta la diretta:
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L’UE chiude le porte: la trappola dei “paesi sicuri”
Il Consiglio dell’Unione europea, nella sessione che riunisce i ministri dell’interno, ha approvato proposte di modifica  al regolamento sul trattamento delle persone che giungono in Europa. Si tratta di modifiche che potrebbero portare a rifiuti automatici delle domande di protezione internazionale.  Queste modifiche, che hanno visto l’opposizione di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, arrivano con il sostegno del Partito popolare e non ci si aspettano grandi cambiamenti nel prossimo passaggio per l’approvazione finale, ovvero il voto nel Parlamento Europeo, dove avranno sicuramente il sostegno dei partiti di estrema destra.  Il fulcro della nuova normativa è la nozione di “paese sicuro” da cui deriva un rifiuto quasi automatico per le domande di asilo provenienti dai paesi inseriti nella lista dell’UE. Sebbene ogni domanda debba comunque essere esaminata, l’inserimento in lista comporta l’applicazione della procedura accelerata di frontiera, che riduce notevolmente le garanzie di esame . Soprattutto si verifica un’inversione dell’onere della prova, perché tocca al richiedente dimostrare le ragioni per cui, nonostante il paese sia ritenuto sicuro in generale, non lo è nel suo caso specifico. La modifica più grave riguarda l’ampliamento della nozione di Paese Terzo Sicuro. Un concetto che fino ad oggi era applicabile “solo in via residuale, per pochissimi casi” solo se il richiedente asilo avesse “legami significativi” con tale paese (come proprietà o familiari), che rendessero ragionevole il suo ritorno. Invece ora con questa modifica un paese diventa “sicuro” anche se una persona richiedente asilo vi ha semplicemente transitato prima di arrivare nell’UE. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco ascolta la diretta:
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