Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano
proseguendo le proteste nel paese. Queste vanno avanti da ormai più di 45
giorni, animate da persone anche molto diverse tra loro.
Il tema della svendita del territorio, delle pressioni USA e della corruzione
rimangono al centro della discussione, mentre, ci spiega Julie, è sempre più
chiaro che le persone si aspettano una vera e propria transizione politica.
Nell’intervista anche un affondo sui primi risultati della mobilitazione e un
invito a proseguire e sostenere questa lotta – legata alle tante forme di
resistenza che vengono portate avanti anche qui e in altri paesi.
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All’Università di Torino è stato organizzato un incontro pubblico, definito
assemblea scientifica-popolare, per affrontare il tema del cambiamento
climatico, dell’innalzamento delle temperature repentino e delle isole di calore
che propone una lettura di classe della geografia cittadina.
I punti del dibattito organizzato da docenti quali Dario Padovan, Angelo
Tartaglia e Maria Cristina Caimotto, sono molteplici: il ruolo dei gestori delle
infrastrutture elettriche cittadine, le isole di calore e i blackout, il consumo
di suolo e il nuovo piano regolatore e una riflessione attorno alle scelte
politiche dell’amministrazione comunale e alle possibili strategie energetiche
realmente sostenibili.
Sono stati invitati a partecipare per l’occasione comitati e realtà del
territorio che si occupano di difesa del verde cittadino e di questioni
energetiche.
Dario Padovan, docente di sociologia a Unito, ai nostri microfoni ne fa una
presentazione approfondita:
Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land
Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di
solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi
sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar.
La missione aveva l’obiettivo di rompere l’assedio a Gaza, portando aiuti
umanitari e rimettere al centro del dibattito pubblico le responsabilità dei
governi come quello italiano nella complicità al genocidio.
Oggi Dina è tornata in Italia e con lei gli altri attivisti arrestati sono stati
liberati ma rimane fondamentale tenere alta l’attenzione sulla situazione in
Palestina, in una fase in cui la guerra di Usa e Israele ha ripreso in intensità
nella regione con gli attacchi verso l’Iran. Gli occhi vanno puntati su Gaza,
sui prigionieri palestinesi come il medico di Gaza Hussam Abu Safiya detenuto in
maniera completamente arbitraria le cui condizioni di salute sono molto
peggiorate.
La flottilla intanto si sta riorganizzando, recupera le imbarcazioni alla deriva
per nuove possibili missioni e iniziative.
Ai nostri microfoni Dina racconta l’esperienza del Global Sumud Land Convoy
A ventiquattro ore dallo sgombero del Bencivenga a Roma -avvenuto dopo la ri
occupazione dello stabile, già sgomberato lo scorso giugno nell’ambito
dell’inchiesta sui sabotaggi alla linea ferroviaria ad alta velocità – le forze
dell’ordine sono intervenute a Milano per mettere fine all’occupazione
universitaria del Settore occupato Città Studi (SOCS). Stamattina all’alba,
numerosi celerini, digossini e altro personale di polizia hanno fatto irruzione
negli immobili di via Celoria 26, di proprietà dell’Università Statale, occupati
dal 2024 in sostegno al popolo palestinese, rimanendo in forze a presidiare
l’intera sede universitaria, durante gli ultimi giorni della sessione estiva.
Durante l’assedio poliziesco, si è formato un presidio di solidarietà nel
piazzale di chimica di città studi, settore didattico, raggiungibile da Via
Golgi 19. L’invito è quello di andare lì e rimanere aggiornatx sul canale
telegram @soscmultiverse, le iniziative sono in continuo aggiornamento!
I mondiali di calcio, non da oggi, rappresentano uno dei principali eventi
planetari e molti sono i nodi di analisi che possono emergere nel rapporto tra
calcio, capitale e potere. Come si è evoluta la pratica calcistica
nell’evoluzione del rapporto tra capitale e lavoro? Come questi eventi sono
stati centrali nella legittimazione dei potenti di turno dall’Italia di
Mussolini agli odierni USA di Trump? Quale ruolo ed evoluzione per il governo
del calcio mondiale – la FIFA – e il suo onnipresente presidente Infantino? A
queste domande e con una chiusa di speranza abbiamo provato a rispondere grazie
al nostro ospite Luca Pisapia, giornalista e autore del testo “Il calcio è
potere. Una storia critica dei mondiali da Mussolini a Trump”.
Nelle scorse settimane Cala Finanza, un tratto di costa della Gallura di fronte
all’isola di Tavolara in Sardegna, è stata al centro della mobilitazione del
basso che si è opposta al progetto cosiddetto “Tavolara Bay”. Un progetto
promosso dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay srl, che prevedeva la
realizzazione di un glamping/mega resort di lusso all’interno di un’area
naturale protetta.
Il progetto aveva inizialmente ottenuto il via libera attraverso la procedura
straordinaria della detta ZES Unica, una procedura accelerata che consente di
scavalcare gli strumenti di tutela ambientale e paesaggistica.
Da qui è nata una mobilitazione molto ampia ed eterogenea culminata nella
mobilitazione del primo luglio proprio a Cala Finanza. Pochi giorni fa poi, il
Consiglio comunale di Porto San Paolo ha revocato la delibera che aveva aperto
la strada al progetto ed è stata ritirata l’Autorizzazione Unica.
Ne parliamo con una compagna da Cagliari che ha attraversato la mobilitazione.
Dal primo luglio entra in vigore la nuova normativa sui fondi pensione. Per gli
assunti, nel settore privato, da quella data scatta il silenzio assenso per cui,
se entro 60 giorni non viene manifestata una chiara volontà in senso contrario,
i contributi finiranno nel fondo pensione della categoria. Se ci sono più fondi,
andranno a quello che ha maggiori iscritti e se non ci sono fondi andranno al
Fondo Cometa, che riguarda i lavoratori metalmeccanici.
ll lavoratore neoassunto viene considerato “aderente” fin dal primo giorno di
lavoro, salvo che non eserciti, entro il termine perentorio di 60 giorni, una
rinuncia esplicita. Non sceglie: deve disdire. Non aderisce: viene aderito. È il
rovesciamento di ogni logica di libera scelta in materia previdenziale, ed è
bene chiamarlo con il suo nome: un esproprio per via amministrativa del salario
differito.
Si riduce, rispetto al passato, anche il tempo a disposizione per riflettere: da
sei mesi a soli 60 giorni, un termine palesemente insufficiente per un
lavoratore alle prime settimane di un nuovo impiego. Il “silenzio” di chi non ha
gli strumenti, il tempo o le informazioni per scegliere viene trasformato per
legge in un “assenso” vincolante e, una volta scaduto il termine,
sostanzialmente irreversibile.
Il meccanismo finanziario vampirizza il risparmio ,lo porta dentro i fondi
finanziari svuotando anche la liquidità disponibile dell’Inps,un modello che
corrode sin dalle fondamenta. La finanziarizzazione dell’economia spinge per
drenare le risorse del salario differito al fine di sostenere la bolla
speculativa . Chi gestisce i fondi, a cominciare dallo stesso Fondo Cometa dei
lavoratori metalmeccanici? Il fondo ha un suo Consiglio di amministrazione e un
collegio sindacale che sono composti per il 50% da rappresentanti dei sindacati
e per il 50% da rappresentanti dei datori di lavoro. Il Cda, come è ovvio, non
gestisce l’enorme disponibilità finanziaria -stiamo parlando di 13-14 miliardi
di euro- che proviene dai contributi, ma la affida ai grandi gestori
internazionali che decidono dove impiegare questi stessi contributi.
Il principale è BlackRock che usa come “depositario” e garante State Street Bank
in una filiera dove gran parte di quel risparmio finisce nelle società di cui
BlackRock è azionista, naturalmente rigorosamente domiciliate negli Stati Uniti
e, spesso, con sede in Delaware (a fiscalità agevolata). In questo senso
l’automatismo dell’adesione ai fondi privati di categoria determinerà un
trasferimento di una fetta rilevante del risparmio italiano, circa 74 miliardi
di euro l’anno, verso le Borse Usa, ridurrà le disponibilità dell’Inps e
sottrarrà risorse al sistema produttivo .
I lavoratori saranno costretti ad affidare il TFR ,che è salario differito,alle
bizze del mercato finanziario ,diventando essi stessi strumenti finanziari che
alimentano la sete di liquidità di un sistema finanziario agonizzante .
Ne parliamo con Alessandro Volpi ,economista .
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS,
nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura
degli appalti pubblici vinti dall’azienda.
Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in
corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una
grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti
pubblici anche in Italia.
80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto)
e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende
farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come
potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano
di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici.
Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le
responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In
Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva
Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo
controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla
sua amministrazione.
In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello
metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo
tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci
di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma
rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle
loro responsabilità.
Qui anche il fascicolo della mappatura:
https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer
Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante
Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori
addetti alle cucine.
Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due
lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso
l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e
compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le
clienti.
Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad
emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare
condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire
il riconoscimento del permesso di soggiorno.
Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione:
AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle
ore 18
PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18
Dopo 140 giorni, si è interrotto lo sciopero della fame di Aristoteles Rancis,
una lotta portata avanti per protestare contro il rischio di sgombero della
comunità di Prosfygika — un quartiere occupato da rifugiati, migranti e famiglie
vulnerabili. Le sue condizioni di salute sono gravissime: pesa solo 35 chili e
non riesce più né a stare in piedi né a parlare.
Lo sciopero è stato sospeso il 24 giugno dopo che il comune di Atene ha chiesto
di bloccare il progetto di riqualificazione della zona, che avrebbe costretto
oltre 400 persone ad abbandonare le proprie case. Persone che ad Atene — dove il
mercato degli affitti è dominato dalla speculazione e dagli affitti turistici
brevi — difficilmente riuscirebbero a trovare un altro alloggio.
Ascoltiamo l’audio che ci arriva direttamente dalla comunità di Prosfygika
occupata.