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Francia verso l’acte III
Il movimento contro il carovita e la crisi sociale in Francia non accenna ad arrestarsi. Nonostante un importante impegno da parte delle forze dell’ordine per tentare di disarticolare la forza di questa fase di mobilitazione contro il governo, l’appuntamento è per sabato 31 ottobre per il terzo atto. Queste settimane hanno posto alcune questioni importanti da analizzare, dalla possibile ricomposizione di diversi settori sociali alla radicalità delle rivendicazioni. E’ interessante anche vedere come il governo Macron non accenni ad arretrare. Quali bisogni del movimento e quali prospettive? Ne abbiamo parlato con Mathieu Rigouste, compagno e ricercatore in scienze sociali in Francia
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Processo sovrano: chiesti 47 anni di carcere
Si è svolta lunedi 26 ottobre al Tribunale di Torino una nuova udienza del processo d’appello per il processo Sovrano che vede sul banco degli imputati il centro sociale Askatasuna, il Movimento No Tav e lo Spazio Popolare Neruda. La sentenza di primo grado aveva escluso l’esistenza dell’associazione a delinquere contestata agli imputati. Oggi, in appello, l’accusa torna a chiedere che quella lettura venga ribaltata, “proiettando sul conflitto sociale lo spettro di una presunta organizzazione criminale” sostengono le realta’ di movimento torinesi. Prossima udienza il 30 novembre. Ne parliamo con Dana del Movimento No Tav
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Sabato 24 ottobre, un racconto da Bologna
La manifestazione di sabato 24 ottobre a Bologna è stata segnata da ripetute cariche della polizia, con manganelli, lacrimogeni e idranti, e dal grave episodio del ragazzo picchiato e immobilizzato a terra, a cui sono stati negati i soccorsi. Quando finalmente, dopo una lunga attesa, è arrivata l’ambulanza la polizia ha azionato gli idranti anche contro il mezzo di soccorso. Una manifestazione spontanea e molto partecipata contro carovita, guerra e repressione. Ci sono stati numerosi fermi preventivi per impedire alle persone di raggiungere il corteo, diverse denunce e tre persone sono state arrestate a seguito della piazza; domenica si è svolto un presidio solidale sotto la Questura per chiederne il rilascio e portare solidarietà alle persone fermate. Bologna, negli ultimi anni, è diventata uno dei luoghi in cui il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sul rapporto tra forze dell’ordine e diritto di manifestare si è acceso con maggiore evidenza. Non per la violenza e brutalità del singolo celerino o reparto, ma uno spaccato evidente delle decisioni operative e, soprattutto, politiche che stanno dietro alla gestione delle manifestazioni. Una dinamica che vediamo chiaramente nelle ultime settimane in Italia, ma che a Bologna è evidente già dai cortei per la Palestina dello scorso anno. Proprio da episodi di violenza poliziesca è nata la campagna Lince – Occhi sugli abusi. Abbiamo chiesto ad una compagna di Lince un racconto dalla piazza di sabato.
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30 OTTOBRE: LO SCIOPERO GENERALE PARTE DAI PORTI
Dal comunicato stampa GSF si legge Il 30 ottobre 2026 i porti si fermeranno per lo sciopero generale in vista della seconda giornata internazionale di lotta dei lavoratori portuali , sulla base della Dichiarazione di Istanbul approvata al Terzo Incontro Internazionale dei sindacati dei portuali e dei lavoratori dei porti del Mediterraneo e dell’Europa del maggio 2026. La coalizione Ports in Action – CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India – coinvolgerà oltre 100 siti portuali nel mondo. In Italia lo sciopero generale è stato indetto dall’Unione Sindacale di Base e rilanciato, a livello nazionale, dall’intero sindacalismo di base: Usi – Cit, Confederazione Cobas, Si Cobas, Unicobas, Sial Cobas, Adl Cobas, Clap, Ssb, oltre a numerose categorie della Cub.  In avvicinamento allo sciopero è stata bloccata in data 22 ottobre dal gruppo dei portuali autonomi di Livorno la nave SUNAID X diretta alla base militare statunitese di Sigonella. Ne parliamo con Simone dei GAP Livorno:
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ELEZIONI IN ISRAELE E VIOLENZE AI SEGGI
Con una partecipazione eccezionale al voto, ovvero del 77,7% degli aventi diritto che si sono recati alle urne,  il Likud di Netanyahu e i suoi alleati hanno ottenuto 53 seggi. Il risultato arriva contro i 48 seggi del principale blocco di opposizione guidato dal centrista Gadi Eisenkot, come molti dei partiti contro cui gareggia il Likud, ideologicamente affine al partito avversario. Nessuno dei due schieramenti ha raggiunto i 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza in Parlamento. Le elezioni sono avvenute in un clima di violenza: attacchi alle urne, agli elettori arabi – interessata una partecipazione al voto mai vista con cui hanno ottenuto 19 seggi. Ne parliamo con MIchele Giorgio, corrispondente ufficiale del manifesto a Gerusalemme e direttore di Pagine Esteri:  
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Tredicesimo giorno di proteste in Albania
Nello scorso fine settimana, nella seconda settimana consecutiva di manifestazioni quotidiane, migliaia di persone si sono radunate nella capitale albanese Tirana per una nuova protestacontro il Presidente dell’Albania Edi Rama, e la polizia ha fatto ricorso ai gas lacrimogeni, cariche, spray urticante, idranti e proiettili di gomma per disperdere la folla. Anche professorə universitariə, artistə e partiti di opposizione, hanno annunciato il loro sostegno pubblicamente o erano presenti. Sotto la pioggia, il corteo si è radunato davanti al ministero dell’Istruzione per poi dirigersi verso l’ufficio del primo ministro. Qui alcuni dimostranti hanno dato fuoco alle sedie che Rama aveva fatto sistemare all’esterno dell’edificio come simbolico invito al dialogo. Le manifestazioni, partite dalla capitale, si sono estese anche ad altre città. La tensione è cresciuta progressivamente. Nel corso delle proteste sono stati attaccati edifici pubblici e banche. Sono decine le persone arrestate anche in quest’ultimo fine settimana di manifestazioni, tra cui un numero imprecisato di minorenni. Risale a qualche giorno fa, invece l’annuncio, del Primo Ministro Rama, di un bonus di 2.500 euro per gli agenti di polizia in prima linea, oltre a sostanziali aumenti salariali previsti per il 2027. Le proteste nasconso da richieste legate alle scuole e nelle università. Gli studenti contestano le rette e le condizioni degli istituti; la mobilitazione si è poi unita a una protesta più ampia contro la corruzione e contro il governo. La dimissione di Rama è diventata la richiesta politica dominante. La mobilitazione studentesca iniziata il 13 ottobre si è innestata su una contestazione iniziata mesi prima lungo la costa adriatica. Residenti e associazioni si oppongono a un grande progetto turistico legato a Jared Kushner nell’area di Sazan e Zvërnec, vicino alla laguna di Narta. I fenicotteri presenti nella zona sono diventati l’emblema del movimento, comparendo sui cartelli portati anche a Tirana. Ascolta la corrispondenza con Tirana:
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Bolsonaro Jr sconfitto alle urne in Brasile
Il presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva ha sconfitto il senatore di destra Flavio Bolsonaro nella corsa alle elezioni presidenziali brasiliane, compiendo una rimonta straordinaria dopo la sconfitta al primo turno che aveva galvanizzato la destra politica del Paese. Poco dopo le 21:00 ora di Brasilia di domenica, la Corte Elettorale Superiore del Brasile ha proclamato la vittoria di Lula, che ha ottenuto oltre il 51% dei voti. Bolsonaro, invece, ha ottenuto il 48% dei voti. Ma Bolsonaro, finora si è rifiutato di ammettere la sconfitta, prefigurando una probabile battaglia legale sulla legittimità della decisione della Corte Suprema di estendere di due ore il tempo di votazione. A proposito, è importante rilevare come entrambi i candidati avessero richiesto il prolungamento dell’apertura dei seggi: Bolsonaro aveva chiesto al Tribunale elettorale due ore in più in modo da permettere ai cittadini di aree come quella di San Paolo e Santa Catarina, colpite dal maltempo, di riuscire a raggiungere i seggi. Anche Lula aveva richiesto del tempo aggiuntivo di apertura dei seggi, visto che in alcune città di zone popolari del Brasile, i bus erano stati bloccati dai sindaci (vicini a Bolsonaro) impossibile, per le persone di quelle città, di recarsi alle urne per votare. Con Marika Marianello, giornalista e attivista, parliamo della sconfitta alle urne di Flavio Bolsonaro e delle sfide che attendono Lula. Consigliamo l’ascolto della diretta andata in onda dopo il primo turno delle presidenziali e la lettura di questo articolo per approfondire la situazione alle Camere del Parlamento brasiliano.
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Francia: aggiornamenti dopo il 24 ottobre e alcune considerazioni sul movimento che si allarga e continua a paralizzare il paese
Sabato 24 ottobre la Francia è tornata in piazza per il secondo atto della mobilitazione contro il carovita, una settimana dopo la giornata del 17. Il Ministero dell’Interno parla di 410.000 manifestanti, 110.000 dei quali a Parigi, mentre per la CGT ed il movimento erano 800.000. In entrambi i casi, i numeri sono gli stessi dell’Atto I e confermano la forza di un movimento sociale nato nelle scuole a settembre e poi allargato a gilets jaunes, lavoratori e giovani dei quartieri popolari. La risposta dello Stato è stata un dispositivo di polizia senza precedenti: migliaia di fermi ed arresti, cariche e scontri un po’ dappertutto in Francia, mentre si registrano feriti gravi a Tolosa e Clermont-Ferrand. Con la speranza di spaventare i giovani e dissuaderli dallo scendere in piazza, la polizia ed i tribunali si sono accaniti in particolar modo contro chi viene dai quartieri popolari, moltiplicando i processi per direttissima, applicando pene detentive completamente sproporzionate e dando spesso per scontata la versione della polizia, senza nemmeno permettere agli imputati una difesa legale all’altezza del processo. Se i giovani sono il bersaglio fisico della polizia e giudiziario dei tribunali, dal punto di vista della politica parlamentare, il governo Lecornu ha invece scelto La France Insoumise come bersaglio politico. La accusa di “destabilizzare” il paese e di voler “inquinare” le presidenziali, e intima a tutti di “scegliere il proprio campo”. Mélenchon era nel corteo parigino e attacca la gestione dell’ordine pubblico, mentre i sindaci della France Insoumise mettono il partito a disposizione delle rivendicazioni di piazza. Nel frattempo, il movimento continua ad auto-organizzarsi e lancia un Atto III per questo sabato, mentre la CGT ed i sindacati confederali entrano in lizza ufficialmente e chiamano ad uno sciopero “generale e generalizzato” per il 5 novembre. Ne abbiamo parlato con FX, un compagno francese, ed Irene, una compagna che vive a Parigi.
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Verso il 30 ottobre: sciopero generale in Italia e internazionale dei porti
Per il 30 ottobre è stata convocata una giornata di sciopero internazionale dei porti. All’interno di una mobilitazione che si sta ampliando sempre di più negli ultimi mesi, arrivando ad oltre 100 porti in tutto il mondo dall’India al Messico, l’intento è bloccare il flusso delle armi e la catena logistica della guerra. In Italia la giornata si è trasformata in uno sciopero generale, lanciato dalla stessa USB, come data che possa legare le lotte contro il caro vita e contro il riarmo che stanno attraversando il paese. Ne parliamo con Riccardo del Coordinamento Nazionale Porti USB.
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Guerra e Riarmo, studentesse e studenti verso il 24 ottobre
Dalla Francia all’Italia, le mobilitazioni che stanno animando le piazze sono sicuramente incentrate, tra le altre, sulla contrarietà a guerra e riarmo. Approfittiamo di un articolo dello scorso venerdì, uscito per il Manifesto, per approfondire questo tema e cercare di capire cosa ne pensano gli italiani, con particolare riferimento a giovani e auniversitari3. In altre parole, che tipo di legittimità ottengono le scelte in materia di sicurezza all’interno della società? L’indagine affronta diversi argomenti, ci siamo soffermati sulla percezione delle minacce e la contrarietà all’aumento delle spese militari. Ne parliamo con uno studente dell’assemblea di CPS dell’università di Torino.
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