Per il 30 ottobre è stata convocata una giornata di sciopero internazionale dei
porti. All’interno di una mobilitazione che si sta ampliando sempre di più negli
ultimi mesi, arrivando ad oltre 100 porti in tutto il mondo dall’India al
Messico, l’intento è bloccare il flusso delle armi e la catena logistica della
guerra. In Italia la giornata si è trasformata in uno sciopero generale,
lanciato dalla stessa USB, come data che possa legare le lotte contro il caro
vita e contro il riarmo che stanno attraversando il paese. Ne parliamo con
Riccardo del Coordinamento Nazionale Porti USB.
Tag - riarmo
Dalla Francia all’Italia, le mobilitazioni che stanno animando le piazze sono
sicuramente incentrate, tra le altre, sulla contrarietà a guerra e riarmo.
Approfittiamo di un articolo dello scorso venerdì, uscito per il Manifesto, per
approfondire questo tema e cercare di capire cosa ne pensano gli italiani, con
particolare riferimento a giovani e auniversitari3. In altre parole, che tipo di
legittimità ottengono le scelte in materia di sicurezza all’interno della
società?
L’indagine affronta diversi argomenti, ci siamo soffermati sulla percezione
delle minacce e la contrarietà all’aumento delle spese militari.
Ne parliamo con uno studente dell’assemblea di CPS dell’università di Torino.
Contro il modello di scuola caserma, contro il razzismo del tetto del 30% per
studenti stranieri nelle scuole e contro la guerra, sono stati occupati da
lunedi il liceo Giulio e Regina Margherita e da martedì il Lagrange.
L’occupazione mira a portare l’attenzione sul diritto allo studio, perchè i
soldi vengano spesi, non in misure razziste o per il riarmo, ma per risolvere i
veri problemi. Gli studenti raccontano di infrastrutture pericolanti con tetti
che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti e scuole che si
trasformano in veri e propri cantieri con la pioggia che si infiltra nelle
palestre e nei corridoi.
L’autorganizzazione ha visto il rinsaldamento con tra studenti e docenti: quando
la scuola è sotto attacco lo è sia per chi ci studia, che per chi lavora. (link
regina)
Iniziano le occupazioni nel resto d’Italia, in particolare il liceo Cavour, il
Primo Levi e il Civita a Roma. L’ispirazione viene anche dalle mobilitazioni
delle scuole superiori francesi che hanno portato nel pomeriggio di ieri 100.000
studenti in piazza a Parigi e almeno mezzo milione in tutto il paese.
Ne parliamo con Zeno del Collettivo del liceo Regina Margherita:
Di seguito l’intervento ai nostri microfoni dal liceo Giulio occupato:
Foto di copertina di Julian Nelaj
Il ruolo della regione Umbria nello scenario di guerra e di ristrutturazione dei
territorio in funzione di questa è stato inchiestato da un lavoro svolto
dal Laboratorio Politico Osa/VDL.
Pubblichiamo l’introduzione:
Come Laboratorio Politico Osa/VDL abbiamo prodotto il documento intitolato
“L’Umbria va alla guerra. Il ruolo della nostra Regione nella corsa al riarmo”
con il quale vogliamo dare il nostro contributo sul tema del riarmo. La tesi di
fondo è che il nemico di classe (la borghesia e tutto l’apparato statale e
politico che la circonda) è molto più vicino di quanto si pensi, tant’è che
proprio in Umbria molte tra aziende e consorzi si stanno arricchendo di fatto
sulla pelle dei morti prodotti dalle guerre.
Leggilo
qui: https://drive.google.com/file/d/1IgPzmTstCljgJPzVD5tdboQlgYswk6Y6/view?usp=sharing
Un lavoro che vuole essere strumento a disposizione delle lotte sui territorio
come occasione di confronto e di creazione di rete oltre che uno sguardo lucido
al processo di militarizzazione in corso.
Ne abbiamo parlato con Gerry del Laboratorio Politico OSA
E’ tornato come il peggiore degli ex, mentre ancora non ne avevi smaltito le
scorie.
Il Senato ha approvato una storica legge delega che apre la strada a un nuovo
programma nazionale sul cosiddetto “nucleare sostenibile”, “che renderà – come
ha detto Gilberto Pichetto Fratin, ministro per la sicurezza energetica – il
nostro Paese più sicuro, indipendente e competitivo”, ma al momento sono più i
dubbi che le certezze.
Dove sorgeranno gli impianti di nuova generazione? le tecnologie cui il DDL fa
riferimento sono disponibili? Fino a che punto saranno sicuri sia per le persone
che per l’ambiente? Ma, soprattutto, che fine faranno i rifiuti radioattivi che
ci trasciniamo da decenni? Tra tanti problemi, perchè aggiungerne uno così
esiziale?
Nella prima parte della puntata leggiamo le indicazioni di Ready.gov,
il sito ufficiale del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, in
caso di incidente nucleare e fuoriuscita di materiale radioattivo e vediamo come
se la passano le centrali nucleari in Europa con le temperature sempre più
torride che si stanno registrando, e i fiumi che stanno sparendo.
Successivamente, abbiamo parlato con un fisico esperto di nucleare di micro
reattori, corsa al riarmo, nuove tecnologie ancora non disponibili, astuzie per
aggirare i due referendum, vecchi problemi insoluti, come le scorie nucleari e
l’imprevedibilità delle catastrofi, così come la loro tendenza a sommarsi (vedi
la guerra).
Günther Anders e i data center.
Free All Antifas! Free Maja, Gabri, Anna, Gino, Zaid, ascolta Zerocalcare!
Invasione di meduse, spenti tre reattori della centrale nucleare di Gravelines
Citati nella puntata:
Ready.gov – U.S. Department of Homeland Security
Meduse fermano tre reattori alla centrale nucleare di Gravelines in Francia –
Euronews
Crisi energetica e conflitto in Iran, narrazioni mediatiche e soluzioni –
Greenpeace
Chernobyl: l’impatto sulla salute del peggior incidente nucleare civile –
Istituto Superiore di Sanità
Mercoledì 23 settembre il Senato ha approvato il disegno di legge sul nucleare
presentato dal Consiglio dei ministri all’inizio del 2025, dopo il via libera
della Camera a inizio giugno. Si tratta di una legge delega: un provvedimento
con cui il parlamento attribuisce al governo la facoltà di legiferare su una
materia attraverso uno o più decreti legislativi, da scrivere nei prossimi 24
mesi. Il punto più complesso e preoccupante è che il testo si muove in nome
della “neutralità tecnologica“: saranno i decreti attuativi a stabilire quali
soluzioni potranno essere utilizzate, sulla base di “maturità, sicurezza e
sostenibilità”.
Quello che si sa è che il DDL esclude le grandi centrali tradizionali e limita
le installazioni agli SMR (Small Modular Reactors), una tecnologia ancora in
fase di sviluppo, ma propagandata come già esistente. In realtà non ce ne sono
di operativi perché non sono economicamente convenienti a livello di produzione:
sono piccoli e producono poca energia (100-150 MW), in Italia ne servirebbero
tra i 40-80 per coprire la percentuale di fabbisogno invocata dal governo.
Decine di comunità si troverebbero quindi un reattore vicino a casa, senza
tutele sulla sicurezza delle centrali e sulla gestione delle scorie, punti non
affrontati all’interno del DDL.
È evidente la natura ideologica dello slancio verso l’energia nucleare. Invece
di investire sulle rinnovabili, si presenta la fissione nucleare come una
tecnologia matura, green ma soprattutto come una soluzione ponte, mentre si
continua a inseguire l’idea della fusione. Il piano poggia su una visione
irrealistica dei tempi di sviluppo di queste tecnologie, comunque troppo lunghi
rispetto all’urgenza di decarbonizzare e di mitigare il cambiamento climatico.
Nel ddl, inoltre, manca qualsiasi riferimento alle risorse consumate dalle
centrali, in particolare all’acqua, che andrebbe presa in considerazione visto
l’aggravarsi delle siccità legate al cambiamento climatico. Non si affronta
nemmeno il tema dello smaltimento e del trasporto delle scorie, che diventerebbe
cruciale con impianti dislocati in tanti territori.
Da un lato si insegue quindi l’obiettivo dell’indipendenza energetica, in un
contesto di difficoltà di approvvigionamento dei combustibili fossili;
dall’altro, vista la natura intrinsecamente dual-use della tecnologia nucleare,
la vicenda va letta nel contesto generale del riarmo europeo.
In questo senso sono emblematici progetti come lo statunitense PELE, che punta a
realizzare piccoli reattori trasportabili su gomma per produrre energia
elettrica e alimentare basi militari in teatri e territori “ostili”, o ANPI per
la produzione di nuove armi alimentate da SMR. Anche l’Italia va in questa
direzione, puntando alla nuclearizzare della marina militare (progetto MINERVA)
e con la joint venture Nuclitalia, di cui fa parte Leonardo, che avrà quindi
libero accesso alla tecnologia SMR una volta sviluppata per supposti scopi
civili.
Ne abbiamo parlato con Alessandro Ferretti, docente di Fisica all’Università di
Torino e autore del blog https://alessandroferrettiblog.wordpress.com/
Dall’assemblea cittadina nata a seguito dello sgombero di Askatasuna sotto
l’immaginario della “Torino Partigiana” che raccoglie diverse realtà sociali,
singoli o comitati attivi sul territorio torinese prende avvio un percorso ampio
ed eterogeneo contro il riarmo e la guerra.
L’idea è dare un’impronta a partire dall’autunno e definire un confine tra chi è
per il riarmo e chi non lo è. La guerra si articola sul territorio e in vari
ambiti della produzione e della riproduzione: l’ambizione è quella di inaugurare
una stagione di lotta e informazione affinché i piani per questa città non siano
più in funzione bellica.
Di seguito l’indizione:
TORINO è CONTRO IL RIARMO
Torino è emblematica in quanto città che viene considerata centrale sia dal
punto di vista della riconversione bellica sia dell’innovazione tecnologica: la
profonda crisi economica, sociale e culturale che vive la nostra città viene
mascherata con il mantra della Torino che cambia e va veloce. L’aria della
campagna elettorale 2027 non farà che acuire questa propaganda atta a ottenere
consenso, da una parte e dall’altra dell’arco della politica istituzionale.
Il governo Meloni continua ad investire nel riarmo seguendo la linea voluta
dagli Stati Uniti di Trump e dall’Unione Europea, sottraendo miliardi a sanità,
scuola e servizi per la popolazione. Nell’ultimo anno il nostro paese e la
nostra città sono stati teatro di forti mobilitazioni contro la guerra, il
genocidio e il governo. Dal movimento per la Palestina dell’autunno scorso
passando per la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna e la grande
partecipazione referendaria Torino si è dimostrata partigiana e capace di creare
movimento dal basso.
Politicanti e affaristi di gran parte dell’arco politico istituzionale si
sfregano le mani di fronte al business della guerra con il progetto dichiarato
di trasformare Torino nella città delle armi. Siamo convinti che questa sia la
strada più sbagliata per affrontare la crisi che vive la nostra città e vogliamo
smascherare la bolla dentro la quale le politiche dell’amministrazione locale –
molto attenta agli interessi degli industriali e dei player privati in ambito
produttivo ed energetico – vogliono immergerci assumendo il rischio che questa
possa scoppiare approfondendo la crisi sociale che già stiamo vivendo.
Il nostro obiettivo? Essere scomodi, porre una linea di incompatibilità tra chi
è contro il riarmo e chi non lo è. Proponiamo di approfondire il confronto e il
dibattito attorno al tema del riarmo e della guerra partendo da due giorni di
ragionamento collettivo e socialità sabato 19 e domenica 20 settembre. Sabato ci
ritroveremo alle 17.30 per il dibattito dal titolo “Riarmo europeo: chi vuole la
guerra in Europa?” con Elena Basile. Domenica dalle ore 10 ci troveremo in
assemblea per organizzarci insieme e rispondere alla questione: “Torino città
del riarmo: come contrapporsi insieme?”
PROGRAMMA
Tornano i Saperi Maledetti con una nuova puntata in cui approfondiremo una forma
di sapere particolarmente moderna e sempre più pervasiva nelle nostre vite:
l’Intelligenza Artificiale. Siamo partit3 dal consueto lavoro di interviste, in
particolare alle facoltà STEM del Politecnico e di Fisica, per sviluppare
ragionamenti e considerazioni con l3 student3, intorno a quanto l’IA stia
plasmando il presente e come plasmerà il futuro.
Per concentrarci sull’aspetto, spesso ignorato, degli utilizzi bellici di questa
tecnologia, abbiamo avuto il piacere di interpellare Dario Guarascio, professore
di economia politica all’università della Sapienza di Roma e autore
di Imperialismo Digitale, che ci ha fornito un prezioso contributo sull’apparato
digitale militare, i meccanismi di automazione delle guerre e le loro
conseguenze geopolitiche, delineandone anche i collegamenti con il mondo
accademico.
Proseguendo con l’indagine universitaria, abbiamo esplorato come il sapere
prodotto all’interno degli atenei anche in questo caso risulti essere
subordinato al mercato della guerra e di come la ricerca libera sia ormai un
miraggio nel nostro paese.
Questo aspetto è stato affrontato con la testimonianza di Marco Rondina,
dottorando presso la facoltà di ingegneria informatica del Politecnico di Torino
che si occupa nel suo lavoro di ricerca dell’equità dei dati per promuovere uno
sviluppo e un uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale, con il quale
abbiamo parlato del mondo della ricerca e del ricatto intrinseco nella
precarizzazione ed aziendalizzazione delle università.
Le necessità delle student3 e delle ricercatric3 ancora una volta risultano
essere allineate nella volontà di generare un sapere indipendente dai meccanismi
stantii di un sistema che l3 relega ad un ruolo di strumenti passivi nella
catena del valore.
Qui trovate il podcast integrale:
Qui trovate l’intervista a Dario Guarascio in vista del dibattito tenuto da lui
e Dario di Conzo”Imperialismo digitale” che si terrà Sabato 13 Giugno al
Blackout Fest:
Dario Guarascio è autore del libro:“Imperialismo digitale. Economia e guerra ai
tempi delle piattaforme e dell’IA” edito per Laterza (2026) e docente di
Politica economica a La Sapienza. Dario di Conzo è collaboratore di Radio
Blackout e co-curatore su Radio Onda d’Urto di Levante, ricercatore alla Normale
Superiore e docente a contratto a “L’Orientale” di Napoli in “Riforme economiche
della Cina Contemporanea”.
Qui trovate l’intervista con Marco Rondina, dottorando presso il Nexa Center for
Internet and Society e laureato in Ingegneria Informatica al Politecnico di
Torino, con specializzazione in Data Analytics:
Qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto al Politecnico:
Infine qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto a Fisica:
I saperi maledetti tornano con una nuova puntata, che mette il focus sulla
guerra.
Una compagna di Stop Riarmo ci ha illustrato il loro lavoro di mappatura delle
aziende belliche a Torino, in questa fase di riconversione verso città
dell’aereospazio, con lo scopo di fornire e produrre informazioni per conoscere
il territorio, e agire politicamente su di esso. Per avere uno sguardo non solo
sui luoghi direttamente colpiti dalla guerra ma anche su quei luoghi dove la
guerra viene preparata.
In questa puntata abbiamo usato il metodo dell’intervista ai giovani
universitari, chiedendo loro che percezione hanno della guerra, se hanno
consapevolezza della presenza di basi statunitensi su suolo italiano, cosa ne
pensano delle spese investite sulla guerra, e se credono che il sistema
istituzionale e i partiti politici siano in grado di gestire la crisi
geopolitica globale.
I saperi maledetti continuano il lavoro di approfondimento sulla guerra,
partendo da interviste all3 universitari3 negli atenei e durante i cortei del 25
aprile, ci siamo concentrate sugli effetti presenti e futuri che le guerre hanno
ed avranno nelle traiettorie di vita dell3 giovani.
Fra questi effetti abbiamo indagato, grazie al contributo del climatologo e
giornalista Lorenzo Tecleme, le conseguenze devastanti che i conflitti hanno sul
clima e come queste vengano utilizzate come strumento bellico.
Riportando lo sguardo al presente, con la perizia dell’economista Andrea
Fumagalli abbiamo cercato di comprendere l’impatto economico e finanziario che
già grava sulle tasche dell3 giovani e come questo andrà ad acuirsi nei prossimi
anni.
L3 universitari3 hanno inoltre manifestato un’indifferenza degli atenei nei
confronti di questi temi sempre più attuali e dirimenti, confermando come
l’università si pieghi alle narrative securitarie della politica parlamentare,
concedendo sempre di più le proprie infrastrutture e il nostro sapere
all’industria bellica.