Riceviamo da email anonima e diffondiamo:
La notte fra giovedì 28 e venerdì 29 maggio è stato sabotato e messo fuori uso
un distributore ENI a Trento. Nonostante la scelta di colpire ENI non sia
casuale, viste le innumerevoli imprese del cane a sei zampe in Africa e,
ultimamente, anche a largo di Gaza, la scelta di colpire un distributore di
benzina riguarda anche il sempre più crescente carovita, che strozza i proletari
e rende sempre più difficile arrivare a fine mese. Sappiamo bene chi si
arricchisce sulle spalle dei proletari con l’aumento dei carburanti, con la loro
tassazione, con l’aumento generalizzato dei prezzi, e contro di loro é rivolta
questa piccola azione, che si inserisce nel contesto dello sciopero generale del
29 maggio. Contro guerra e carovita, non ci resta che il sabotaggio.
Tag - Azioni
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/04/22/ogni-guerra-moderna-inizia-in-un-laboratorio-attacco-incendiario-contro-il-polo-tecnologico-dellistituto-di-studi-superiori-santanna-pisa-8-aprile-2026/
“Ogni guerra moderna inizia in un laboratorio”. Attacco incendiario contro il
polo tecnologico dell’Istituto di Studi Superiori Sant’Anna (Pisa, 8 aprile
2026)
Ogni guerra moderna inizia in un laboratorio
La notte tra il 7 e l’ 8 aprile 6 ordigni incendiari sono stati posizionati su 4
mezzi pesanti e sulle centraline di due gru all’interno del cantiere per la
costruzione di un tecno-polo dell’istituto di studi superiori Sant’Anna. Non è
possibile conoscere gli effettivi danni causati vista la totale ignoranza da
parte dei media a riguardo, certo danni ci sono stati potendo vedere le colonne
di fumo ergersi in lontananza. Libertà per Alfredo Cospito e per tutti i
prigionieri della guerra sociale.
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/04/14/ci-resta-quindi-il-sabotaggio/:
Nella notte del 7 aprile, Chamel Abdulkarim, dipendente di un’azienda di
logistica, ha incendiato un magazzino della multinazionale Kimberly-Clark
Corporation a Ontario, in California, causando il crollo e la completa
distruzione dello stabilimento di 110.000 metri quadrati. I danni ammontano a
oltre 600 milioni di dollari, tra prodotti e struttura.
Chamel è stato arrestato poco dopo e si trova attualmente imprigionato presso il
West Valley Detention Center senza possibilità di cauzione. Nel video girato da
lui stesso mentre appicca il fuoco, scandisce le parole «Non ci pagate
abbastanza per vivere… ecco che se ne va il vostro magazzino».
Ci resta quindi il sabotaggio
«Non ci pagano abbastanza per vivere, per fortuna un accendino costa poco». È
quanto ci racconta un dipendente di una fabbrica di carta igienica in
California, che si riprende mentre dà fuoco a enormi rotoli di quella stessa
carta igienica. Poche ore dopo, l’intero stabilimento di 100.000 m² è andato
completamente distrutto dalle fiamme.
Il valore simbolico e la concreta efficacia di questo gesto sono immensi. Chi
non ha mai sognato di dare fuoco al proprio posto di lavoro, di gettare il
padrone fuori dalla finestra o, più semplicemente, di mandare a farsi fottere
chi ci sfrutta fino all’osso? Il lavoro salariato è oggi più violento che mai,
perché tutte le strutture di protezione che la socialdemocrazia gli aveva
attribuito sono fatalmente crollate. Ci si batte per essere sfruttati in modo
misero, senza alcun orgoglio, ma solo per paura della miseria.
In realtà, solo chi ne trae vantaggio continua a crederci: i grandi o piccoli
imprenditori, i vecchi dirigenti corrotti, i padroni e i capisquadra. Si
intravede una sorta di schema. Probabilmente quello dell’oppressione di classe,
ma nelle rivolte della Generazione Z in tutto il mondo, negli ultimi mesi, si
può anche vedere la frattura generazionale di un mondo in cui la promessa di un
lavoro e di una vita agiata non funziona più. Oggi, quando si è giovani, si
patisce sia che si abbia un lavoro sia che non lo si abbia.
La vendetta si intravede anche nel gesto del nostro eroe dei tempi moderni. La
vendetta, condannata dalla morale borghese e dalla giustizia classista, si
manifesta qui come risposta allo sfruttamento e alla precarietà e sconvolge ciò
che alcuni definirebbero “lo spettacolo”. Questo gesto ci ricorda la nostra
capacità di agire e di sconvolgere l’ordine costituito.
Ci insegnano fin da bambini che vendicarsi è sbagliato, ma vendicarsi di una
profonda ingiustizia, di un’oppressione (sistemica o meno), è un’arma potente
che non dobbiamo mai dimenticare.
Oggi gli scioperi a singhiozzo dei vecchi sindacati sono solo un passatempo per
i padroni e i governanti. Le manifestazioni-passeggiata, concordate mano nella
mano con la prefettura, non sono altro che controrivoluzione e non ingannano
quasi più nessuno. Il sabotaggio collettivo o individuale e l’azione diretta si
impongono quindi come le uniche opzioni per distruggere ciò che ci sta
distruggendo. Siamo trattenuti solo dall’illusione del comfort offerto dallo
sfruttamento, che mese dopo mese si dimostra sempre più insufficiente.
Se la persona che ci ha offerto il quadro della distruzione del proprio posto di
lavoro ci dona qualcosa, non dobbiamo dimenticare che gliela dovranno far pagare
e che noi gli daremo tutto il nostro sostegno: si è fatto rinchiudere per
liberare qualcosa dentro di noi. La sua rabbia e il suo disgusto ci parlano,
perché sono ciò che proviamo anche noi ogni giorno nei nostri luoghi di lavoro.
Viva il sabotaggio!
Jean Burnout
[Pubblicato in francese in
https://lagrappe.info/?Alors-il-nous-reste-le-sabotage-1995 | Tradotto in
italiano e pubblicato in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/04/14/ci-resta-quindi-il-sabotaggio/]
Il blog https://ispiraazione.noblogs.org/ ci segnala la traduzione dei
comunicati della Earthquake Faction relativi agli incendi delle fabbriche della
nota produttrice di morte isrealiana Elbit System e della sua partner Archer
LTT. Ringranziando Ispira-Azione per la traduzione e la segnalazione, rilanciamo
i due comunicati, corredati da gustosi video e immagini:
https://ispiraazione.noblogs.org/?p=479
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/04/06/rivendicazione-dellattacco-incendiario-contro-labitazione-del-preside-del-politecnico-di-atene-panayiotis-tsanakas-e-di-un-agente-della-polizia-antisommossa-da-parte-di-nuclei-di-azione-diretta/
Rivendicazione dell’attacco incendiario contro l’abitazione del preside del
Politecnico di Atene, Panayiotis Tsanakas, e di un agente della polizia
antisommossa da parte di Nuclei di Azione Diretta – Nucleo Alessandro
Mercogliano/Sara Ardizzone (Atene, Grecia, 25 marzo 2026)
Rivendicazione di responsabilità per l’attacco incendiario contro l’abitazione
del decano del Politecnico di Atene Panayiotis Tsanakas, noto per le sue
delazioni, e di un agente dei reparti antisommossa MAT
All’alba del 25 marzo abbiamo attaccato con un ordigno incendiario l’abitazione
in cui risiedono il preside del Politecnico di Atene, Panayiotis Tsanakas, e un
agente della polizia antisommossa nel quartiere di Zografou. Le nostre ricerche
sul capo spia della cricca accademica del Politecnico ci hanno rivelato una
coincidenza al tempo stesso singolare e poeticamente suggestiva. Una spia e un
poliziotto che lavorano e vivono insieme: un’immagine quantomeno commovente.
Tsanakas non è solo lo scagnozzo di Chatjigeorgiou (rettore del Politecnico di
Atene): come coronamento della sua “carriera” accademica, ha denunciato senza
alcuna vergogna alla polizia uno studente che aveva scritto slogan a favore del
popolo palestinese nei locali dell’università. Ha però un ruolo più profondo e
sostanziale nel mostruoso sistema poliziesco di Chatjigeorgiou: un rettorato che
permette e impone la presenza quotidiana di pattuglie di poliziotti all’interno
del campus, in piena conformità e obbedienza alle imposizioni del dogma di Nea
Dimokratia per il controllo assoluto e, in sostanza, la soppressione delle lotte
studentesche e rivoluzionarie negli spazi universitari. Un rettorato che ci ha
fatto perdere il conto delle volte in cui ha ordinato l’irruzione delle forze di
repressione nei locali dell’università, con una particolare “sensibilità” quando
si tratta di chi solidarizza con la lotta del popolo palestinese.
Chatjigeorgiou, ovviamente, ha un motivo in più per desiderare la presenza della
polizia nei locali del Politecnico di Atene, oltre a voler assecondare i piani
del governo. Li usa come buttafuori e gorilla a guardia del “negozietto” che si
è costruito in vista di future collaborazioni con la NATO e le industrie
belliche ebraiche. Il giorno dopo l’attacco, leggiamo che è stato trovato un
modo, attraverso procedure opache e pareri individuali di consulenti legali, per
rendere incostituzionale l’articolo 2 della Guida al finanziamento e alla
gestione del Conto speciale dei fondi di ricerca (ELKE), che riguarda il
Politecnico di Atene e stabilisce espressamente: «[…]La storia del Politecnico
di Atene è legata alle lotte per la libertà e la pace. Per questo motivo, presso
l’EMP non è consentito condurre o partecipare a ricerche a fini bellici di
qualsiasi tipo, ad eccezione della ricerca per le esigenze di difesa del Paese,
e non vengono intraprese ricerche finanziate da coalizioni militari
internazionali». Ricordiamo che quanto sopra costituisce una conquista del
movimento contro la guerra dell’epoca dei bombardamenti della Jugoslavia da
parte delle forze della NATO nel 1999. Già dall’ottobre 2023, nel bel mezzo del
genocidio dei palestinesi di Gaza da parte dell’esercito israeliano, con le
firme di Chatjigeorgiou e del decano Panayiotis Tsanakas, è stato firmato un
memorandum di collaborazione tra il Politecnico di Atene e Intracom Telecom. È
quindi evidente (a meno che non si sia lobotomizzati) che i risultati della
ricerca universitaria nell’ambito di questa collaborazione vengano convogliati
verso due filiali di Intracom Telecom: Intracom Defense e Intracom Aviator, che
collaborano attivamente con l’esercito israeliano e con le sue attività
genocidarie in tutto il Medio Oriente.
È evidente, quindi, che oltre a essere un miserabile spione, Tsanakas si
dimostra, con azioni come quella sopra citata, un attivo sostenitore del
genocidio dei popoli del Medio Oriente e, in quanto tale, deve essere affrontato
dalle forze radicali. L’attacco incendiario alla sua abitazione è stato solo un
avvertimento. Conosciamo bene la sua vita quotidiana e, in base alle sue azioni
future, sarà preso di mira di conseguenza.
L’altro inquilino esercita l’infame mestiere di poliziotto antisommossa. Questo
discendente di Pantelis Petrou [ndt. vicedirettore della polizia antisommossa
(MAT) ucciso nel 1980 dall’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre] e di
Ioannis Georgakopoulos [ndt. agente ucciso da una bomba piazzata vicino a un
autobus dei reparti MAT nel 1986] è per noi il simbolo degli attacchi omicidi
delle forze dell’ordine durante le manifestazioni del movimento studentesco
radicale, dei gravi ferimenti subiti dai nostri compagni e dalle nostre compagne
durante i cortei in memoria del rivoluzionario Kyriakos Xymitiris e del 6
dicembre, nonché del lungo braccio dello Stato che crede di poter colpire
impunemente. Vogliamo salutare ogni azione di intensificazione contro i bastardi
della polizia antisommossa che si è verificata negli ultimi tempi. Lasceremo da
parte le tante parole e daremo spazio all’azione, nella speranza che possa
chiarire che questo “braccio lungo” inizierà a spezzarsi letteralmente. Per ora,
che informi i suoi colleghi: le case di alcuni di loro sono a nostra portata,
così come quelle di altre organizzazioni in lotta, e saranno presi di mira in
base all’intensità dell’attacco repressivo che subiamo.
Dedichiamo la nostra azione ai compagni anarchici italiani Alessandro
Mercogliano e Sara Ardizzone, che hanno perso la vita in seguito all’esplosione
accidentale di un ordigno artigianale. Per onorare la loro memoria, abbiamo
intitolato a loro il nucleo che ha compiuto l’attacco. Sara, Alessandro,
Kyriakos e centinaia di altri combattenti per la libertà sono un monito per
tutti noi. Per tutti coloro che parlano di lotta radicale contro il sistema
cannibale che distrugge le nostre vite. Un invito affinché ognuno di noi faccia
un piccolo passo in più. Aumentare i rischi e gli impegni. Rafforzare la propria
determinazione e armarsi. Onoriamo la memoria e le scelte dei nostri compagni e
delle nostre compagne caduti, moltiplicando i focolai di resistenza attiva. In
un’epoca in cui è necessario lottare con tutte le nostre forze per essere
presenti all’appuntamento con la storia e con chi tiene le nostre vite in gabbie
soffocanti. Sconfiggiamo coloro che brandiscono la frusta, distruggiamo la
cultura della paura e della sottomissione volontaria e non trasformiamoci in
reperti museali o in favole per cullare i nostri sogni rivoluzionari perduti. La
delusione, il brontolio e la “politica” dei bar e dei caffè devono lasciare il
posto alla propaganda delle azioni cospirative.
DEDICHIAMO IL NOSTRO ATTACCO AI POPOLI IN LOTTA DEL MEDIO ORIENTE CHE COMBATTONO
IL MOSTRO DELL’IMPERIALISMO CON LE ARMI IN MANO
SOLIDARIETÀ CON I COMPAGNI E LE COMPAGNE DEL CASO AMPELOKIPOI
ALESSANDRO MERCOGLIANO, SARA ARDIZZONE, KYRIAKOS XYMITIRIS: SEMPRE PRESENTI
NELLE NOSTRE LOTTE
CHE LA PAURA CAMBI CAMPO
Nuclei di Azione Diretta
Nucleo Alessandro Mercogliano/Sara Ardizzone
[Pubblicato in greco in https://athens.indymedia.org/post/1640506/ | Pubblicato
in inglese in https://abolitionmedia.noblogs.org/30863/ | Tradotto in italiano e
pubblicato in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/04/06/rivendicazione-dellattacco-incendiario-contro-labitazione-del-preside-del-politecnico-di-atene-panayiotis-tsanakas-e-di-un-agente-della-polizia-antisommossa-da-parte-di-nuclei-di-azione-diretta/]
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/03/16/rivendicazione-dellincendio-di-un-camion-dellesercito-in-solidarieta-con-gli-studenti-in-sciopero-luneburg-germania-5-marzo-2026/
Rivendicazione dell’incendio di un camion dell’esercito in solidarietà con gli
studenti in sciopero (Lüneburg, Germania, 5 marzo 2026)
Lüneburg: incendiato un camion dell’esercito tedesco del tipo «Elefant» –
Solidarietà con gli studenti in sciopero!
Studenti e studentesse! Siete in piazza perché non intendete diventare carne da
cannone.
Lo “sciopero studentesco contro il servizio militare obbligatorio” sta
mobilitando migliaia di persone.
In segno di solidarietà con il vostro sciopero, nella notte tra il 4 e il 5
marzo 2026 abbiamo dato fuoco a un camion da trasporto del tipo “Elefant”
dell’esercito tedesco all’interno di uno stabilimento di riparazioni a Lüneburg.
Nessuno ci proteggerà dai presunti pericoli, né i politici né, tantomeno, il
potenziamento delle forze armate o il riarmo. A voi studenti viene rimproverato
di essere egoisti e di dover invece difendere la vostra “patria”. Sono
sciocchezze! La guerra va sempre a vantaggio dei ricchi e dei potenti, a
prescindere dallo Stato di appartenenza, e non di chi viene costretto a
indossare l’uniforme e mandato al fronte. Ciò che ci può davvero aiutare è
allearci tra noi e, per esempio, scioperare.
Se non sei uno studente e ti stai chiedendo cosa puoi fare contro tutto questo,
le possibilità sono molteplici:
Se lavori in un’azienda o nel settore della ricerca che collabora con
l’industria degli armamenti e l’esercito, rendi pubbliche queste informazioni,
rallenta i processi e danneggia la produzione, rifiuta di lavorare. Che si
tratti di aziende tecnologiche, di costruzioni, dell’università o della scuola,
la guerra viene preparata e gestita in innumerevoli luoghi.
Sabotiamo insieme la guerra!
[Pubblicato in tedesco in https://de.indymedia.org/node/713716 | Tradotto in
italiano e pubblicato in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/03/16/rivendicazione-dellincendio-di-un-camion-dellesercito-in-solidarieta-con-gli-studenti-in-sciopero-luneburg-germania-5-marzo-2026/]
Riprendiamo da https://ispiraazione.noblogs.org/?p=336
Fuoco alle Olimpiadi! Oggi non si viaggia!
La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato
e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse
linee dell’alta velocità.
Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa
edizione dei Giochi Olimpici Invernali.
Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di
mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la
polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla
luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di
essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto!
Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto
che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non
lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della
politica “militante”.
Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari,
individui coscienti vorremmo fare lo stesso. L’infrastruttura ferroviaria è un
nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra RFI
e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il
più chiaro esempio. Attaccare RFI quindi è un atto concreto di antimilitarismo e
un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della
guerra e del colonialismo.
Le olimpiadi invernali di Milano-Cortina non fanno eccezione: fiumi di denaro
che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento
per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di
interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e
prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi
al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo
irreversibile dai relativi impianti di risalita.
Quest’azione infine esprime la nostra rabbia per la presenza ai Giochi di agenti
dell’Ice, le squadracce anti-immigrati ormai tristemente note per omicidi,
rastrellamenti, abusi e violenze perpetrate contro gli indesiderabili e gli
oppositori interni negli Stati Uniti, il che ci ricorda che ogni polizia e ogni
raggruppamento fascista è lì per essere utilizzato contro la propria popolazione
quando la “ragion di stato” lo richieda.
Servono soltanto pochi ingredienti per agire contro il mondo dello sfruttamento,
dell’oppressione e della devastazione: un po’ di studio, precauzione e
determinazione in uguale misura, qualche complice, qualche litro di
combustibile… e tutto è possibile! Buona fortuna!
Solidarietà ai prigionieri anarchici di tutto il mondo
Solidarietà a Juan, Stecco, Anna, Alfredo, Tonio, Ghespe, Dayvid ai compagni
repressi nell’operazione Ipogeo, ai prigionieri palestinesi
Per l’Anarchia
Riceviamo da email anonima e diffondiamo:
AXA = GENOCIDIO
Nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 febbraio, col favore delle tenebre,
abbiamo danneggiato la sede di AXA assicurazioni a Trento.
AXA trae enormi profitti dal genocidio in corso nei territori occupati di
palestina, dato che investe direttamente più di 170 milioni di euro ogni anno in
aziende che producono armi, di cui una buona fetta tratta anche armi al fosforo
bianco e all’uranio impoverito. Sostanzialmente contribuisce a fornire armi di
distruzione di massa ad un esercito di assassini sionisti fanatici guidati da
un’elite colonialista senza scrupoli. Cosa potrebbe andare storto?
Un mese fa apprendevamo la notizia della condanna del nostro compagno Juan a 5
anni di carcere per attentato con finalità terroriste (280bis) contro la scuola
di polizia POLGAI a Brescia, scuola nella quale sono passate anche le milizie
sioniste che oggi applicano sui palestinesi ciò che in Italia hanno appreso.
Appena un giorno dopo Anan Yaesh, partigiano palestinese detenuto in Italia su
mandato israeliano, veniva condannato a 5 anni e 6 mesi sempre per terrorismo,
con l’accusa di aver organizzato le brigate di autodifesa di Tulkarem, gruppo
della resistenza palestinese nato nel medesimo campo profughi.
In una spirale di guerra interna che lo stato porta avanti ai danni dei
proletari, ancor di più se essi lottano per la libertà, il nostro compito resta
sempre quello di individuare il nemico in casa nostra e agire di conseguenza.
Ancor di più se in “casa nostra” fa capolino la milizia razzista e assassina
dell’ICE, accolta a braccia tese da tutti quegli inetti che si nascondono dietro
al tema della remigrazione.
Riportiamo anche la vittoria del gruppo inglese Palestine Action che, nonostante
conti una trentina di membri in galera con le solite accuse di terrorismo, è
riuscito con più di 50 giorni di sciopero della fame collettivo a far rescindere
un accordo da più di un miliardo di euro tra il colosso militare israeliano
Elbit e il governo britannico. Al loro sciopero della fame si sono uniti vari
prigionieri in solidarietà, tra cui il nostro compagno Stecco, prigioniero dello
stato nel carcere di Sanremo.
Libertà per Anan, Juan, Stecco e Palestine action.
Libertà per la Palestina e per tutti gli oppressi del mondo.
Alla prossima, chissà…
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/02/11/attacco-incendiario-contro-i-macchinari-del-cantiere-del-campus-di-intelligenza-artificiale-presso-il-data-center-equinix-meudon-francia-23-novembre-2025/
Qui
l’originale: https://nantes.indymedia.org/posts/158585/incendie-dengins-de-chantier-du-datacenter-de-meudon-2/
ATTACCO INCENDIARIO CONTRO I MACCHINARI DEL CANTIERE DEL CAMPUS DI INTELLIGENZA
ARTIFICIALE, PRESSO IL DATA CENTER EQUINIX (MEUDON, FRANCIA, 23 NOVEMBRE 2025)
Nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 novembre, alcuni ordigni incendiari sono
stati collocati nei macchinari del cantiere del campus di intelligenza
artificiale, adiacente al data center Equinix già presente. Il cantiere si trova
nella zona industriale di Vélizy-Meudon, di fronte al cantiere del nuovo
complesso Thales. Tra i clienti di Equinix figurano Thales, Dassault, Bouygues,
Amazon e molte altre aziende presenti in questo quartiere.
Queste aziende fanno tutte parte del complesso militare-industriale che fornisce
armi a Israele e che è responsabile del genocidio dei palestinesi. Tutte
traggono profitto dal genocidio coloniale, dalla sorveglianza di massa e dal
controllo delle frontiere. Le tecnologie da loro sviluppate vengono testate
sulla popolazione palestinese e poi vendute a paesi di tutto il mondo in
occasione di fiere commerciali come la Milipol, che si è tenuta in Francia dal
18 al 21 novembre. L’intelligenza artificiale è un elemento chiave di queste
tecnologie che Israele utilizza per sorvegliare e compiere il genocidio delle
popolazioni di Gaza e della Cisgiordania. Oltre a partecipare a massacri
coloniali a livello internazionale, la Francia sta militarizzando i propri
confini e rafforzando la sorveglianza e la repressione nei territori colonizzati
e nei quartieri. Per cercare di porre fine a tutto questo, abbiamo scelto la via
del fuoco e del sabotaggio.
Attacchiamo in solidarietà con i prigionieri palestinesi, il cui destino lo
Stato di Israele cerca di aggravare legalizzando le esecuzioni, che sono già la
norma nelle sue prigioni.
Attacchiamo in solidarietà con i “Prisoners for Palestine”, attualmente in
sciopero della fame nelle prigioni britanniche per aver attaccato gli
stabilimenti dell’azienda israeliana produttrice di armi Elbit.
Attacchiamo in omaggio all’anarchico Kyriakos Xymitiris e in solidarietà con le
anarchiche imprigionate Marianna e Dimitra, nonché con gli altri prigionieri del
caso Ampelokipoi. La fiamma della lotta non si spegnerà mai.
Attacchiamo in solidarietà con chi attraversa le frontiere e in omaggio a chi vi
ha perso la vita.
Attacchiamo in omaggio a tutte le persone che sono morte in prigione e per la
libertà di tutti i prigionieri.
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/02/10/rompere-il-ghiaccio-rivendicazione-del-sabotaggio-incendiario-della-linea-ferroviaria-contro-i-giochi-olimpici-pesaro-7-febbraio-2026/
(dove sono riportate anche alcune immagini dai media).
ROMPERE IL GHIACCIO
All’alba del 7 febbraio è stata sabotata la linea ferroviaria nei pressi della
stazione di Pesaro (PU, Marche).
Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo
“spettacolo” delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina 26.
Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo,
Eni, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra
in nome del feroce progresso capitalista.
Solidarietà combattiva con tutt* * lavorat* che si ribellano allo sfruttamento
dei padroni, con i popoli in lotta per la liberazione della loro terra e con chi
insorge contro questa società.
Libertà per tutt* * ribelli in gabbia!