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Per gli arrestati del 16 giugno. Messaggi, iniziative solidali e conto corrente a sostegno di compagni e compagne [in aggiornamento]
Da oggi, 24 giugno, raccogliamo in questa pagina i vari contributi e aggiornamenti che ci stanno pervenendo in solidarietà alle compagne e ai compagni arrestati il 16 giugno 2026.   [24.06.2026] SULL’INDAGINE E RELATIVI ARRESTI DEL 16 GIUGNO. Solidarietà dalla Romagna …e sono tante, troppe, le mattine così, per tanti, troppi, individui che vengono gettati nel tritacarne del macabro e viscido teatro che lor signori chiamano Giustizia. Un’ennesima mattina di sveglia con le guardie alla porta, con le loro pettorine da fiction TV, con le pistole alla cintola, i guantini, il puzzo di dopobarba e le facce di chi sta facendo bene il proprio sordido mestiere: applicare la legge. Non sempre finisce con gli arresti, stavolta sì, e con uno spazio storico sgomberato, spazio che per tantx di noi era casa, per altrx punto di riferimento, scoglio anomalo nel mare di cemento e aperitivi della capitale: il Benci odia ancora! I fatti, per ora, per quello che ci è dato sapere (visto che le indagini sono tutt’ora in corso) sono più o meno già ampiamente circolati sia in ambienti di movimento, sia nel web-mondo, perciò ci siamo chiestx cosa potevamo dire che ne valesse davvero la pena, in un momento del genere, un momento in cui nove sorelle e fratelli sono tra le grinfie dello stato, al caldo di queste sbarre infami?! (e se ci siamo attardatx tanto per esprimerci pubblicamente, sappiamo che capirete: sono state ore febbrili, di mille cose da pensare e da fare!) Se le parole hanno un senso in momenti come questo – secondo noi – è di cercare di accostarsi alla pancia e al cuore, cercare di tradurre il magma di sensazioni che proviamo e che tutte non possono esprimersi a gesti: rabbia, rabbia, rabbia, fatica, stanchezza, amaro, impotenza, incredulità, ancora rabbia. Ma, dall’altro lato della barricata interiore dei nostri spiriti inquieti, anche contentezza nel vedere la forza che riusciamo ad esprimere nella solidarietà e la tenacia e la voglia di resistere un secondo in più degli oppressori che mirano a rubarci/intristirici la vita e l’orgoglio di avere compagnx così fortx e dolci allo stesso tempo, così splendidamente imperfettx e incamminatx, a testa alta, verso il nostro sogno comune: la libertà. Questa è la parte migliore di noi e quando riusciamo a farla emergere, già tocchiamo con mano un po’ del mondo che vorremmo, e la repressione – ragion di Stato assassina e vigliacca – ha se non altro questo merito, che ci spinge a tirarla fuori. Dopo la convalida degli arresti di Toni e Pietro, dopo che anche a Giulia e Luna sono state applicate le misure cautelari (domiciliari con braccialetto elettronico) mentre aspettiamo di sapere dove spediranno tuttx lx nostrx compagnx, che dalle carceri attuali saranno trasferitx nelle sezioni di Alta Sicurezza, come compagnx della Cassa Antirepressione Capitano ACAB vogliamo mandare i nostri abbracci di cuore a tuttx lx arrestatx, perquisitx, inquisitx per questa ennesima operazione del 16 giugno e ci impegniamo a seguire tuttx lx compagnx prigionierx a partire dal nostro compagno, amico, fratello, Pietro, arrestato (come Toni) in ossequio alla logica che vuole che dopo che ste carogne promulgano una nuova legge, qualcunx debba cadervi preda (parliamo qui del 270quinques terzo) per far sorridere di soddisfazione gli aguzzini in giacca e cravatta. Ci pare interessante e importante far cirocolare il nome degli opuscoli che sono valsi la galera per Pietro, visto che hanno giustificato il suo arresto, si chiamano “Taglio e Cucito”, “L’informatore anarchico” e “Stop that train”. In queste ore roventi (in tutti i sensi!!) ci stiamo dicendo di procedere per passaggi: al momento, in attesa del Riesame che ci auguriamo dissolva o per lo meno ridimensioni il fumoso/fuffoso impianto accusatorio, è seguire lx compagnx nei trasferimenti; è stare vicino agli affetti dellx arrestatx e inquisitx; raccimolare soldi per le molte spese che verranno; farci forza l’un l’altrx, coltivando un sano odio sempre col sorriso, che non ci consumi dentro ma che sappia esondare in faccia ai nostri nemici. Come sempre diciamo e scriviamo, la miglior solidarietà è proseguir nelle lotte dex compagnx colpitx dalla repressione, e questo vogliamo tenerlo a mente. Non si tratta di mitizzazione, di martirio per l’ideale, di eroismo o cose del genere, ma di una precisa scelta di campo che lx nostrx compagnx, e noi con loro, abbiamo fatto, da tempo: scegliere il lato scomodo del mondo, per trovare un punto d’appoggio dove far leva, e mandare questo putrido sistema sociale ed economico gambe all’aria. Scegliere il sogno, l’amore, il conflitto, la solidarietà, l’immischiarsi, il fare la propria parte. Scegliere, ogni giorno, di non voler essere complici dell’abominio capitalista-statale-patriarcale, ma sabotatorx della normalità, con il fiato sempre corto e il cuore che va a mille. Scegliere di essere vivx, per l’anarchia. Micol, Ste, Nico, Pietro, Toni, Luna, Giu, Arnau, Bibbi liberx! Tuttx Liberx! Con Sara e Sandro nel cuore. Cassa Antirepressione Capitano ACAB. 22 giugno 2026 capitanoacab@insiberia.net Attiviamo questo conto (poste pay evolution; si può ricaricare o fare bonifici, specificare sempre la causale “antirepressione”) per racimolare due spicci per le spese dei compa all’interno di questo procedimento, seguiranno aggiornamenti. Poste Pay Evolution Persano Alice numero carta: 5333171221824549 iban: IT55Y3608105138234335834342 -------------------------------------------------------------------------------- [24.06.2026] Messaggio e manifesto dalla Germania: In seguito all’ennesima operazione repressiva in Italia, abbiamo fatto questo manifesto in solidarietà a coloro che sono stat* colpit* dalla repressione. Il testo riprende una famosa canzone (“Macht kaputt, was euch kaputt macht!” “Distruggete ciò che vi distrugge!”) dei Ton Steine Scherben, gruppo rock tedesco degli anni ’70, ’80, perché crediamo che questo slogan continui a rappresentare un’indicazione preziosa. Anarchic* dal Nord Traduzione: Il 16 giugno 2026 le autorità italiane hanno effettuato perquisizioni e arresti contro anarchic* in diverse località. A Roma è stato inoltre sgomberato il centro anarchico occupato Bencivenga. Sette rivoluzionar* sono in carcere, mentre ad altr* sono state imposte misure restrittive. Il potere li accusa di azioni di sabotaggio anticapitaliste e antimilitariste, tra cui quelle contro i Giochi Olimpici Invernali all’inizio di quest’anno. Al fianco dei combattenti che non aspettano nulla! Libertà e solidarietà per Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, Martina e Marifra. Sandro, Sara e Kyriakos nei nostri cuori! I treni sfrecciano, i dollari scorrono, le macchine funzionano le persone creano, le fabbriche costruiscono, costruiscono macchine, costruiscono motori, costruiscono cannoni. Per chi? Le bombe volano, i carri armati avanzano, i poliziotti picchiano, i soldati cadono, proteggono i capi, proteggono le azioni, proteggono la legge, proteggono lo Stato. Da noi! Distruggete ciò che vi distrugge Traduzione del fumetto: In questo mondo alienato, sia per i ricchi che per i dannati le pareti dei loro vagoni rappresentano l’unico orizzonte. -------------------------------------------------------------------------------- [24.06.2026] Qui contributi e iniziative già pubblicati: https://ilrovescio.info/2026/06/16/in-tempi-di-guerra-sulla-retata-anti-anarchica-del-16-giugno/ https://ilrovescio.info/2026/06/20/da-genova-fuori-dai-binari-sul-carretto-solidale-in-citta-e-altre-iniziative-in-solidarieta-agli-arrestati-del-16-giugno/
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Babele
Da Genova: “Fuori dai binari”. Sul “carretto solidale” in città e altre iniziative in solidarietà agli arrestati del 16 giugno
Riceviamo e diffondiamo. Sotto un manifesto solidale, nell’immagine uno striscione appeso alla cattedrale di San Lorenzo. GENOVA: CARRETTO SOLIDALE PER GL* ARRESTAT* DEL 16 GIUGNO Nella serata di venerdì 19 giugno un carretto ha attraversato i vicoli del centro storico di Genova per portare solidarietà ai compagni e le compagne arrestat*, indagat* e perquisit* nell’operazione messa in atto dalla procura di Roma ad inizio settimana. Un po’ di musica, interventi, cori e striscioni tra i caruggi intasati dalla caotica movida del fine settimana; questo momento è stata anche occasione per scambiare qualche parola con ragazze e ragazzi che si fermavano, incuriositi, a leggere i volantini distribuiti, e allo stesso tempo momento per ribadire tutto il nostro odio (spesso tra questi giovani decisamente condiviso!) per le guardie e le galere. Non ci fermeremo qui. Tutta la nostra complicità e solidarietà va ai nostri compagni e compagne che si trovano in carcere e agli arresti domiciliari. Anarchiche e anarchici a Genova Qui uno dei manifesti affissi nella giornata: fuori dai binari
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Incontri indesiderati. Compagno avvicinato dai servizi segreti
Riceviamo e diffondiamo: Qui in pdf: incontri indesiderati Incontri indesiderati Compagno avvicinato dai servizi segreti Dopo un primo approccio tentato un anno fa (già reso noto), il 16 aprile ho subito un secondo tentativo di avvicinamento da parte dei servizi segreti. Il primo avvicinamento era avvenuto sotto casa dei miei genitori nel giugno 2025, da parte di un uomo fra i trenta e i quarant’anni. L’uomo si presenta come facente parte dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI) e, in sostanza, mi propone un lavoro di consulenza per i servizi sul tema della critica all’intelligenza artificiale, citando la mia esperienza di ricercatore all’estero (la quale, però, non ha a che fare direttamente con questo tema). Rimane vago sui dettagli, invitandomi ripetutamente a dargli un appuntamento in cui mi possa spiegare meglio questa proposta. Al tempo, ero da poco tornato da Genova, dove ero stato invitato ad intervenire in una iniziativa pubblica sul tema, appunto, della critica all’intelligenza artificiale. A posteriori, e parlando con i compagni, ritengo plausibile che questo mio intervento fosse stato preso come aggancio per tentare di coinvolgermi in un rapporto con i servizi che non fosse esplicitamente orientato a fornire informazioni, ma che mi facesse entrare nella loro orbita in maniera più obliqua. Qualche tempo dopo, questo agente dei servizi mi contatta telefonicamente (a un numero che non avevo fornito), e rifiuto la proposta. Nelle settimane successive, metto per iscritto l’intervento fatto a Genova, che tratta delle origini militari dell’intelligenza artificiale, e che alla pubblicazione (sul n.3 di disfare) viene accompagnato da un testo che racconta brevemente questa vicenda e prova ad offrirne una minima inquadratura. Il secondo avvicinamento avviene il 16 aprile di quest’anno, all’aeroporto di Bologna. Ai controlli di sicurezza, il mio bagaglio viene selezionato fra quelli che necessitano di un ulteriore controllo. L’addetta alla sicurezza dell’aeroporto lo preleva, e si incammina allontanandosi dalla zona dei controlli. Io la seguo, camminando mi chiede conferma della mia destinazione. Entra in uno stanzino e appoggia il mio bagaglio su un tavolo al quale è seduto lo stesso agente dei servizi. In breve, costui vuole che io riconsideri l’«opportunità» di collaborare con loro, di nuovo insistendo perché gli dia appuntamento per spiegarmi i dettagli. L’atteggiamento nei miei confronti è adulatorio (sottolinea ad esempio che sarei un soggetto ideale per le loro esigenze), si dice preoccupato di non farmi perdere l’aereo e di non volermi trattenere eccessivamente. Mi dice di essere il «terminale» dei servizi, ovvero la parte preposta al rapporto col pubblico. Sottolinea che il rapporto con loro non sarebbe «coercitivo», nel senso che potrei iniziarlo e interromperlo a mio piacimento, e di non voler «interferire con la mia vita». Io ripeto semplicemente che non ho intenzione di avere a che fare con loro e che non voglio sapere altro. Mi rifiuto di fornire qualunque spiegazione sulle ragioni del mio diniego. Ad un certo punto prendo le mie cose e lascio lo stanzino. Da allora non ci sono state novità. Fra questi due episodi se ne è verificato uno minore, avvenuto un po’ di tempo prima del secondo, che cito per completezza. Sto salendo in macchina con mio padre, nei pressi del suo ufficio. L’agente (lo stesso degli altri due episodi) sta camminando nella mia direzione ed è al telefono. Io non lo riconosco (essendo passati vari mesi dal primo approccio), lui mi viene incontro e mi saluta dicendomi una mezza battuta. L’incontro è di pochi secondi, nel tempo in cui faccio mente locale su chi sia, sono già in macchina. So di non avere da opporre al potere altro che «una forza sicuramente piccola eppure reale». Senza illusioni sulla portata di questa forza né sulla sua possibilità di essere decisiva in alcun frangente, ribadisco la mia completa e totale indisponibilità rispetto alla proposta che mi è stata fatta. Nell’attuale fase storica in cui la guerra si svela come fondamento e insieme paradigma di governo di questo mondo, è particolarmente probabile che la necessità di blindare il fronte interno porterà al moltiplicarsi di tentativi di questo genere. Attacchi come questo tendenzialmente indicano che, a prescindere da chi sia la persona contattata, sono intere realtà (quelle che la persona frequenta) ad essere messe nel mirino, che proprio per questo devono esserne adeguatamente informate per non trovarsi impreparate e poter reagire nel modo più opportuno. In questo spirito, mi rendo disponibile per un confronto con compagne e compagni che lo desiderino. Trento, giugno 2026 Pietro Di seguito, riporto il testo con cui era stato segnalato il primo avvicinamento (pubblicato sul n. 3 di disfare in accompagnamento all’articolo Alle radici della guerra automatica ­– Appunti per una genealogia dell’intelligenza artificiale). Questo testo rielabora il contenuto di un intervento fatto a Genova nel maggio 2025 durante una serata di approfondimento sull’intelligenza artificiale. A seguito della serata, di ritorno da Genova, il compagno che ha curato intervento e testo è stato avvicinato da una persona che si è presentata come appartenente ai servizi segreti (AISI). L’agente (o presunto tale) gli ha proposto un lavoro di consulenza per i servizi sul tema della critica all’intelligenza artificiale. Il compagno è stato fermato sotto casa della propria famiglia dove si trovava di passaggio, di ritorno da Genova, in una maniera che non lascia dubbi sul fatto che fosse stato pedinato o localizzato con altri strumenti. Il compagno, in seguito anche a numerose telefonate da questo individuo (al quale non aveva fornito il proprio numero di telefono), ha rifiutato l’offerta indecente. Ci sembra importante segnalare questo tentativo di penetrazione dei servizi nel tessuto del movimento che, nonostante abbia dei precedenti, è piuttosto particolare perché si presenta nelle vesti di una collaborazione professionale-accademica e dimostra un interesse per contenuti “critici”. Da un lato, lo si può leggere semplicemente come il tentativo di avvicinare un compagno con un pretesto studiato ad hoc per stabilire un contatto che potrà essere messo a frutto nel tempo. Allargando lo sguardo, questo episodio è sintomatico dell’attuale tentativo di reclutare sempre più gli ambiti accademici alla gestione di un campo di battaglia globale che ormai non ha più confini (si pensi al tentativo di imporre a università ed enti di ricerca l’obbligo di collaborare con i servizi segreti previsto nell’ex-DDL 1660). Come questo testo ha cercato di indicare, però, non si tratta di una colonizzazione recente di saperi in precedenza non militarizzati, tutt’altro: guerra e ricerca (specialmente in campi come l’informatica e l’intelligenza artificiale) sono storicamente legate da un rapporto di co-produzione in cui si danno continuamente forma a vicenda, e che fa della guerra un elemento costitutivo del tecno-mondo in cui viviamo.
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Una lettera di Sara Ardizzone (Foligno, 2018)
Riceviamo e diffondiamo questa toccantissima lettera della compagna Sara Ardizzone, con un’introduzione che ne spiega il contesto. Sandro, Sara: non vi dimenticheremo!   «Per cui, senza vittimismi, vi saluto. E se quando vi abbraccerò mi verrà da piangere, non sarà perché credo di aver subito un’ingiustizia od un sopruso, ma perché mi mancherete». Lettera di Sara Ardizzone alle colleghe del gennaio 2018 Facendo archeologia nei depositi di una vita di battaglie, abbiamo ritrovato questa tenerissima lettera che Sara scrisse alle colleghe di lavoro nel gennaio del 2018. La lettera nasce a seguito di un licenziamento per ragioni disciplinari, un’insubordinazione a difesa della propria dignità che viene rivendicata a testa alta. Il testo era stato all’epoca inoltrato anche ad alcuni compagni più stretti. È impressionante dopo tutti questi anni (ri)scoprire come non ci siano differenze né in termini di stile, né soprattutto in termini di orgoglio, di tenacia, di primato assoluto dell’etica, con altri documenti più recenti e “politici” come, un esempio su tutti, la dichiarazione che Sara ha tenuto nel tribunale di Perugia il 15 gennaio 2025 durante l’udienza preliminare del processo Sibilla. A dimostrazione – se mai ce ne fosse bisogno – che Sara era la stessa persona di fronte a tutti: di fronte ai colleghi, di fronte ai compagni, di fronte agli inquisitori. E lo è stata negli anni. Altro che persona solitaria e dalla doppia vita, come hanno scritto alcuni imbrattacarte sempre pronti a suonare la colonna sonora che più aggrada ai potenti. Il suo anarchismo non ha mai avuto bisogno di ulteriori specificazioni o aggettivi. La sua è stata una personalità di orgoglioso, indomabile individualismo, gelosa custode della sua libertà individuale, rivendicando in ogni occasione di ragionare sempre e solo con la propria testa, senza prendere ordini da nessuno e senza darli a nessuno. Al contempo, e senza linea di contraddizione, anzi con estrema naturalezza, la sua interpretazione universale degli eventi sociali è sempre stata improntata nel segno di un’irriducibile concezione di classe, coerente coi principi anarchici. Una “propaganda col fatto” che ha lasciato il segno su tantissime persone che hanno avuto la fortuna di conoscerla. * * * Oggi mi è stata data comunicazione della risoluzione del mio contratto d’apprendistato. Non possiamo negare che io ed i valori Decathlon (purtroppo o per fortuna) andiamo in due direzioni diverse. Sarebbe ipocrita da parte mia domandarsi il perché di una simile decisione da parte dell’azienda. Io, ragazzi, non sorrido. Io non sorrido perché è contro natura (quello, davvero sì) sorridere a chi ci fischia per i corridoi come se fossimo cani. Perché io non sorrido quando una cliente mi chiama in accoglienza urlando che siamo degli incompetenti perché la bici comprata, per sua stessa ammissione, alle h 20 il GIORNO DOPO, ha una camera d’aria sgonfia. Io non rido quando la stessa signora mi dice che siamo stati superficiali perché alle h 20e15 avevamo voglia di staccare, ricordandomi che, per legge, se lei si trova in negozio, noi siamo tenuti a rimanere fino a quando l’ultimo cliente non ha VOGLIA di terminare i suoi acquisti. La legge non la conosco, ma una cosa ho imparato… che non sempre legge vuol dire giustizia. E la mia giustizia è quella di mandarla AFFANCULO. Perché nel ’43 era legge mandare gli ebrei nei campi di concentramento, ma la legge si è cambiata, e si è cambiata con la forza. La stessa forza che i nostri colleghi hanno usato in un’Ipercoop dell’Emilia Romagna, facendo i cordoni per non fare entrare i clienti a comprare lo scorso 25 aprile. Per cui, senza vittimismi, vi saluto. E se quando vi abbraccerò mi verrà da piangere, non sarà perché credo di aver subito un’ingiustizia od un sopruso, ma perché mi mancherete. Sempre a pugno chiuso. PADRONI DI NIENTE, SERVI DI NESSUNO. Un abbraccio. Sara 09/01/2018 Qui in pdf: lettera di sara ardizzone alle colleghe del gennaio 2018
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IN TEMPI DI GUERRA. Sulla retata anti-anarchica del 16 giugno
IN TEMPI DI GUERRA Sulla retata anti-anarchica del 16 giugno Martedì 16 giugno, a Roma e altrove, un’ennesima retata si è abbattuta sul movimento anarchico, con sette mandati d’arresto per altrettanti compagni e compagne, diversi indagati a piede libero, perquisizioni in mezza Italia e lo sgombero dello spazio occupato romano Bencivenga. Oltre a ciò, due compagni sono stati arrestati con il nuovo reato di “terrorismo della parola” (270-quinquies modificato) per il possesso di alcuni opuscoli trovati durante la perquisizione. Mentre le informazioni trapelate dai media sono più scarse e lacunose del solito, è abbastanza chiaro che l’indagine ruota attorno ad alcuni sabotaggi delle linee ferroviarie, e in particolare a quello compiuto lo scorso 14 febbraio sulla tratta Roma-Firenze, contro le Olimpiadi di guerra di Cortina 2026. Se l’opera di mistificazione e diffamazione dei media contro gli anarchici non è certo una novità, non possiamo fare a meno di soffermarci sul livello raggiunto stavolta dalla propaganda di regime (in particolare dall’ineffabile TG1), che appare particolarmente grottesco: “si riunivano in un casolare come la Mafia”, “pianificavano la strategia della tensione”, “intendevano compiere atti di violenza”, “terrorismo anarchico”… Se giova ricordare a questi signori che per gli anarchici la Mafia è un nemico quanto l’autorità, e che la “strategia della tensione” in questo Paese è stata attuata dallo Stato, non è difficile individuare dietro queste parole immonde un intento ben preciso: quello che ha portato, nel 2015, a trasformare la Direzione Nazionale Antimafia (DNA) in Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA). Con il risultato che adesso viene applicata agli anarchici la stessa mostrificazione assoluta, e i relativi trattamenti, riservati fino a ieri a veri o presunti mafiosi (e peraltro inflitti da decenni ai comunisti rivoluzionari). Con l’aggravante, per i rivoluzionari, di non praticare la violenza per ragioni di profitto o potere, ma come una sorta di fine in sé, per puro gusto della distruzione o per chissà quale oscura pulsione di morte. Come se migliaia di persone non si fossero opposte alle Olimpiadi invernali per ragione chiarissime: la presenza dei militari (per l’occasione senza uniforme) della squadra israeliana, la scorta delle bande assassine dell’ICE, la devastazione dell’ambiente alpino in nome del solito “grande evento”… e come se queste motivazioni non fossero state rivendicate, con prosa inequivocabile, nel comunicato seguìto al sabotaggio. Quanto alla consueta accusa di “terrorismo”, crediamo che Gaza abbia chiarito a sufficienza la questione – e che non possano esserci più dubbi su chi diffonde il terrore. In tempi di guerra, diceva un vecchio poeta, la prima vittima è la verità. Mentre Alfredo Cospito rimane in 41-bis come una sorta di capro espiatorio per le “colpe” di tutto il movimento anarchico, lo Stato arriva a criminalizzare la stessa intenzione di fare qualcosa per sottrarlo alla tortura. Mentre dobbiamo ancora riprendere respiro dalla morte di Sara e Sandro, lo Stato cerca di usarla contro di noi. Non sappiamo se arrestate e indagati abbiano compiuto le azioni di cui sono accusati. Possiamo solo ripetere ciò che abbiamo scritto tante volte in simili casi: se sono “innocenti” hanno tutta la nostra solidarietà, se sono “colpevoli” ce l’hanno ancora di più. Solidarietà a Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, a tutte le indagate e i perquisiti. Fuori Alfredo dal 41-bis! Con Sara e Sandro nel cuore. Anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto -------------------------------------------------------------------------------- Contro tutte le omissioni e gli oscuramenti mediatici, riportiamo di seguito il comunicato di rivendicazione del sabotaggio della linea ad alta velocità Roma-Firenze dello scorso 14 febbraio: Fuoco alle Olimpiadi! Oggi non si viaggia! La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse linee dell’alta velocità. Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto! Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della politica “militante”. Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari, individui coscienti vorremmo fare lo stesso. L’infrastruttura ferroviaria è un nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra RFI e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il più chiaro esempio. Attaccare RFI quindi è un atto concreto di antimilitarismo e un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della guerra e del colonialismo. Le olimpiadi invernali di Milano-Cortina non fanno eccezione: fiumi di denaro che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo irreversibile dai relativi impianti di risalita. Quest’azione infine esprime la nostra rabbia per la presenza ai Giochi di agenti dell’Ice, le squadracce anti-immigrati ormai tristemente note per omicidi, rastrellamenti, abusi e violenze perpetrate contro gli indesiderabili e gli oppositori interni negli Stati Uniti, il che ci ricorda che ogni polizia e ogni raggruppamento fascista è lì per essere utilizzato contro la propria popolazione quando la “ragion di stato” lo richieda. Servono soltanto pochi ingredienti per agire contro il mondo dello sfruttamento, dell’oppressione e della devastazione: un po’ di studio, precauzione e determinazione in uguale misura, qualche complice, qualche litro di combustibile… e tutto è possibile! Buona fortuna! Solidarietà ai prigionieri anarchici di tutto il mondo Solidarietà a Juan, Stecco, Anna, Alfredo, Tonio, Ghespe, Dayvid ai compagni repressi nell’operazione Ipogeo, ai prigionieri palestinesi Per l’Anarchia
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16 giugno 2026, retata di anarchici a Roma. Indirizzi dei compagni arrestati
Riceviamo e diffondiamo: Dalle 5 circa della mattina del 16 giugno 2026 è scattata l’ennesima operazione repressiva che ha coinvolto numerosx compagnx anarchicx in varie parti della penisola. Il reato contestato è un’associazione con finalità di terrorismo (art.270 bis). L’associazione sarebbe inerente alcuni sabotaggi compiuti in occasione della devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come Olimpiadi Invernali. A quanto ci risulta sono state applicate 5 custodie cautelari in carcere e 2 arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A seguito delle perquisizioni però, con la contestazione di autoaddestarmento (270 quinquies), altri 2 compagni sono stati tratti in arresto, per loro non era inizialmente prevista alcuna misura cautelare. A seguito di questa operazione il Bencivenga occupato è stato sgomberato. Attualmente elenchiamo gli indirizzi noti dex compagni incarceratx. Nico Aurigemma Arnau Vallet Casadevall Stefano Marri Regina Coeli, via della Lungara 29, 00165, Roma Micol Marino C.C. Rebibbia femminile, via Bartolo Longo, 92 00156 Roma Pietro Rosetti C.C.di Forlì, via della Rocca 4, 47121, Forlì Francesco Benedetti C.C.Lorusso e Cotugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 10151, Torino Questi indirizzi sono provvisori e potrebbero cambiare nei prossimi giorni. Uno dei due compagnx arrestatx a seguito della perquisizione pare ancora in questura in attesa del processo per direttissima. Seguiranno aggiornamenti. A loro va tutta la nostra solidarietà. Con rabbia e amore, per l’anarchia.
Carcere
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Paesi Bassi, Italia, Francia: sabotaggi di ferrovie e tralicci contro guerra, genocidio e tecno-mondo
Che il genocidio automatizzato in Palestina e la hybris tecnologica e guerrafondaia suscitino sdegno e orrore sempre più diffusi, è segno che lo spirito umano non è ancora morto. Che il senso di allarme di fronte a un presente inguardabile e invivibile non resti sempre e solo sul piano del discorso, lo è ancora di più. Per questo diffondiamo la notizia di queste azioni, attraverso le parole cristalline che le hanno accompagnate. «Con amore per la vita e per chi cammina rispettosamente su questa terra». Guerra al totalitarismo tecnologico! Guerra alla guerra! da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/04/contro-la-loro-guerra-contro-il-silenzio-sabotaggio-doppio-incendio-di-cavi-delle-linee-ferroviarie-nella-zona-del-porto-rotterdam-paesi-bassi-2026/ “Contro la loro guerra, contro il silenzio: sabotaggio”. Doppio incendio di cavi delle linee ferroviarie nella zona del porto (Rotterdam, Paesi Bassi, 2026) Tra febbraio e aprile 2026, i cavi situati accanto alla linea ferroviaria di Kralingse Bos, nel porto di Rotterdam (Paesi Bassi), sono stati incendiati due volte. Poiché i media non hanno dato risalto a questi atti di sabotaggio, abbiamo deciso di diffondere queste informazioni nella speranza che possano essere di ispirazione per altri. Molto è già stato scritto riguardo al genocidio in corso, alla guerra, al militarismo e alla devastazione del pianeta. Le merci che rendono possibili la guerra, il genocidio e l’ecocidio transitano attraverso questo porto. È responsabilità di tutti noi porre fine a tutto ciò. Con rabbia contro chi porta morte e devastazione. E con amore per la vita e per chi cammina rispettosamente su questa terra. [Pubblicato in inglese in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/04/contro-la-loro-guerra-contro-il-silenzio-sabotaggio-doppio-incendio-di-cavi-delle-linee-ferroviarie-nella-zona-del-porto-rotterdam-paesi-bassi-2026/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/04/contro-la-loro-guerra-contro-il-loro-silenzio-sabotaggio-doppio-incendio-di-cavi-delle-linee-ferroviarie-nella-zona-del-porto-rotterdam-paesi-bassi-2026/] -------------------------------------------------------------------------------- da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/10/la-guerra-e-alle-porte-chiudiamogliele-in-faccia-rivendicazione-del-sabotaggio-della-linea-ferroviaria-sulla-tratta-verona-brennero-30-maggio-2026/ “La guerra è alle porte, chiudiamogliele in faccia!” Rivendicazione del sabotaggio della linea ferroviaria sulla tratta Verona-Brennero (30 maggio 2026) La guerra è alle porte, chiudiamogliele in faccia! Nella notte tra il 29 e il 30 maggio abbiamo deciso, in continuità con lo sciopero generale contro la guerra, di sabotare la linea ferroviaria sulla tratta Verona-Brennero. Abbiamo deciso di agire lì poiché quello del Brennero è un passaggio strategico e fondamentale per l’esportazione e l’importazione di merci, materie prime, armamenti. Lo abbiamo fatto incendiando due centraline elettriche. Gli scioperi contro la guerra e il genocidio sono stati caratterizzati dallo slogan “blocchiamo tutto”. Questo è un contributo. Per tale motivo questa è un’azione contro la guerra e la normalità che prende piede. Contro la guerra degli stati. Contro gli accordi tra RFI e Leonardo, industria degli armamenti. Sempre al fianco della resistenza palestinese e dei sui prigionieri, rinchiusi anche in Italia su mandato di Israele. Contro ogni collaborazione con lo stato sionista. Chiudere il 41bis, carcere di guerra. Sara e Sandro vivono nella lotta, nell’azione, nel fuoco della libertà. [Ricevuto via e-mail e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/10/la-guerra-e-alle-porte-chiudiamogliele-in-faccia-rivendicazione-del-sabotaggio-della-linea-ferroviaria-sulla-tratta-verona-brennero-30-maggio-2026/] Il sabotaggio alla ferrovia si è sommato a una manifestazione contro il passaggio di TIR al Brennero, aggravando il blocco pressoché totale del valico: https://lespresso.it/c/attualita/2026/5/30/brennero-blocco-protesta-sabotaggio-treni-fermi-verona/62457 -------------------------------------------------------------------------------- da https://ispiraazione.noblogs.org/?p=693 [FROGES (ISÈRE), FRANCIA]: RIVENDICAZIONE DI UN ATTACCO AI TRALICCI CONTRO STM E SOITEC: ACQUA E STELLE, NON CHIP E NUCLEARE! Giugno 7, 2026 ispira-azione Da Indymedia Nantes, 05.06.26 All’inizio della settimana, abbiamo attaccato due tralicci delle linee ad alta tensione che alimentano la sottostazione elettrica di Froges, nel Grésivaudan. Questa sottostazione fornisce elettricità agli stabilimenti di semiconduttori STMicroelectronics e Soitec. Abbiamo segato le basi di questi tralicci, ma sono rimasti in piedi nonostante i nostri sforzi per farli cadere e causare un’interruzione di corrente. RTE, queste linee devono essere messe fuori tensione subito! Il nostro sabotaggio si inserisce in una lotta più ampia contro il sistema tecno-industriale. Cogliamo l’occasione per salutare i/le partecipanti al corteo in corso a Grenoble e far loro sapere che siamo in molti/e a opporci al loro mondo di microchip, alienazione e distruzione della vita. Azione diretta! Solidarietà! Resistenza!
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Azioni
Da Portella della Ginestra ad Amendolara, il filo nero della repubblica “fondata sul lavoro”
Riprendiamo e rilanciamo da https://pungolorosso.com/2026/06/03/da-portella-della-ginestra-ad-amendolara-il-filo-nero-della-repubblica-fondata-sul-lavoro/ questo ottimo articolo sull’orribile strage di Amendolara. Nella pagina originale del Pungolo rosso si trovano anche due consigli di lettura sulla questione del razzismo di Stato. DA PORTELLA DELLA GINESTRA AD AMENDOLARA, IL FILO NERO DELLA REPUBBLICA “FONDATA SUL LAVORO” La strage di braccianti afghani e pakistani di Amendolara è stata il solo momento di verità di un 2 giugno sommerso dall’ipocrisia di regime degli oligarchi convocati al Quirinale, con un codazzo di giullari, e dalla retorica “pacifista” dei bellicisti organizzatori della sfilata ai Fori imperiali – produttore, regista e primattore l’inamovibile d.c. Mattarella. Per spontanea associazione di idee, ci è tornata alla mente la strage di Portella della Ginestra, 1° maggio 1947. Erano passati solo pochi mesi dal referendum su repubblica o monarchia, addirittura pochi giorni dalla vittoria alle prime elezioni regionali del Blocco del popolo (PCI-PSI). Nella contrada di Piana degli Albanesi qualche centinaio di contadini poveri e braccianti festeggiavano con le famiglie e i loro dirigenti sindacali. Si ballava tra le bandiere rosse. La festa fu spezzata dalle raffiche sparate dalla banda di Salvatore Giuliano: 11 assassinati (tre di loro sotto i 15 anni), più di 50 feriti. Una strage di stato (sicuro il coinvolgimento dei servizi segreti). Bisognava stroncare sul nascere, nel sangue, la speranza di un’Italia democratico-repubblicana radicalmente differente da quella monarchico-fascista, nutrita da quei contadini senza terra e braccianti. Servizi segreti-agrari-mafia e, sullo sfondo anche gli Stati Uniti, collegati in un’azione esemplare per stroncare quella speranza per sempre, caso mai non fosse stata sufficiente la vile amnistia pochi mesi prima concessa alla quasi totalità dei gerarchi e criminali fascisti dal ministro della giustizia “comunista” Palmiro Togliatti. Quella amnistia, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 giugno 1946, fu il primo atto politico identificativo della democrazia post-fascista. Era necessario, sostenne Togliatti, “un rapido avviamento del Paese a condizioni di pace politica e sociale”. E dunque, scarcerazione di massa dei fascisti, servi prezzolati delle classi sfruttatrici. Di lì a poco, il Primo Maggio successivo, a Portella della Ginestra “anche le pietre bevvero sangue”… sangue di sfruttati. Ottant’anni dopo, si festeggia l’anniversario della repubblica con la strage di Amendolara. Non c’è bisogno di pensare ai servizi segreti come diretti mandanti. Ma sta di fatto che in questo nuovo crimine ci sono di mezzo ancora una volta la grande proprietà terriera e la mafia: quella piccola di importazione (pakistana) che forse pagherà qualcosa, e quella grande (la ‘ndrangheta) che non pagherà nulla, perché è al servizio delle grandi società che controllano la grande distribuzione e la produzione alimentare. Sono loro a fissare il prezzo dei prodotti alla fonte (si tratti di pomodori, fragole, agrumi, ortaggi), e questo prezzo è tale – in genere – che non consente se non salari da fame, vita in baracche o (come nel caso degli assassinati) in dormitori da dieci in due stanze, orari di lavoro e carichi di fatica fisica da antica schiavitù. E lo stato dov’è? Dalla stessa parte del Primo Maggio 1947. Infatti, era tutto noto a tutti: carabinieri, polizia, magistrati, sindaci, regione, parlamento, governo, vertici dello stato. Lo ammette “la Repubblica” di oggi: “La strage di Amendolara era già scritta nelle inchieste delle procure di Castrovillari, Matera e Potenza. Nelle relazioni delle forze dell’ordine. Nei dossier dei sindacati. Da anni tutti raccontano la stessa storia: quella di un nuovo caporalato pachistano e indiano radicato tra la Sibaritide, il Metapontino e la Puglia. Un caporalato che parla urdu e punjabi, ma che in realtà resta profondamente italiano, perché italiani sono quelli che guadagnano dagli schiavi”. Proprietari terrieri, imprese della commercializzazione, dei trasporti, le grandi bande mafiose, le banche (la vera Cupola) dove finiscono i proventi dello schiavismo, etc. Nelle parole, per una volta semplici e veritiere, del segretario regionale della Cgil: “Gli schiavi lavorano, i caporali controllano, i padroni guadagnano”. La stima è questa: “il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura vale circa 4,8 miliardi di euro l’anno”, fondato sull’”asse di ferro tra ‘ndrangheta e caporali: chi si ribella qui, muore”. Altre stime meno restrittive (Eurispes, ad es.) arrivano a 25,2 miliardi di euro – se fosse quest’ultima la stima giusta, sarebbero moltiplicate le ragioni di morte. E’ tutto noto a tutti: l’Istat certifica 117.000 lavoratori in nero nella Calabria, in larga misura in agricoltura. In Italia sono almeno 200.000 i braccianti costretti a lavorare nei campi in condizioni brutali, anche attraverso il ricatto del permesso di soggiorno. Ma non è necessariamente diversa la sorte per quelli che il permesso di soggiorno ce l’hanno, come i 4 bruciati vivi ad Amendolara. 80 anni dopo la Repubblica democratica del capitale “fondata sul lavoro” è sempre quella di Portella della Ginestra. Poco importa se oggi i suoi picciotti sono scuri di pelle e vengono da fuori (come gli ascari dell’esercito monarchico-fascista) – essa resta fondata, come ieri, sullo spietato sfruttamento del lavoro, in particolare del lavoro dei proletari immigrati. E la famosa legge 199 del 2016 contro il caporalato che punisce i caporali con la reclusione da 1 a 6 anni, prevede la confisca dei beni dei condannati e la responsabilità della aziende committenti? Perfino il trombone Saviano riconosce: “è sistematicamente inapplicata non per mancanza di cultura. Per scelta“. Per scelta delle istituzioni della Repubblica democratica, coerente con la propria natura di classe: da Portella della Ginestra ad Amendolara, proprietà privata dei mezzi di produzione e profitto non si possono toccare. Noi onoriamo per la loro ribellione a questo sistema di iper-sfruttamento protetto dallo stato i nostri fratelli di classe afghani e pakistani Fazal Amin Khogiamy (28 anni), Waseem Khan (29 anni), Safi Amjad (19 anni), Ismat Ullah Oiemi (19 anni) assassinati, e il loro compagno sopravvissuto Taj Mohammad (35 anni). Ancora una volta sono loro, dei proletari immigrati, a dare un esempio di combattività. Il momento in cui anche i proletari italiani sapranno essere alla loro altezza, verranno tempi duri per le mafie, le multinazionali e la repubblica dei padroni e dei parassiti che si è auto-festeggiata ieri ai Fori imperiali e al Quirinale.
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Spoleto, lunedì 15 giugno: Appuntamento fuori dal tribunale a fianco di Alfredo Cospito, con Sara e Sandro nel cuore
Riceviamo e diffondiamo: Qui in pdf: sempre al fianco di alfredo cospito 15 giugno 2026 Sempre al fianco di Alfredo Cospito Sara e Sandro, non vi dimenticheremo mai Spoleto, 15 giugno 2026 Lunedì 15 giugno si terrà a Spoleto un’udienza del processo che vede sul banco degli imputati alcuni tra coloro che scesero in piazza il 1º novembre 2022, accusati di aver partecipato a un corteo spontaneo che attraversò alcune vie del centro storico a seguito del presidio fuori dal carcere cittadino in solidarietà con il compagno anarchico Alfredo Cospito, allora al dodicesimo giorno del suo lungo sciopero della fame contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo. Un episodio senz’altro marginale, ma che rappresenta ancora una volta un’occasione per manifestare contro la detenzione del nostro compagno in questo regime di annientamento: è necessario tornare a mobilitarci contro l’estensione indefinita di questo trattamento vendicativo contro un prigioniero che non riescono a piegare. Una giornata che assume un valore particolarmente significativo in quanto si tratta della prima volta in cui si svolgerà un’udienza di un processo nel quale è imputata la nostra compagna Sara Ardizzone, morta tra il 19 e il 20 marzo insieme al compagno Alessandro Mercogliano nell’incidente avvenuto verosimilmente nel corso di una azione rivoluzionaria che stavano preparando. Ricorderemo Sara con la postura che la compagna ha sempre tenuto di fronte alle ingiustizie e agli inquisitori che si ergono a garanzia della loro perpetrazione. Mentre le tensioni internazionali ci trascinano sempre più rapidamente nell’abisso di un conflitto bellico su scala mondiale, con l’Italia – elmetto in testa – schierata al fianco della NATO, degli USA e dei sionisti su tutti i fronti, è bene ricordare come la repressione sia da sempre l’espressione più eloquente della guerra sul fronte interno, dove lo Stato e i padroni fanno di tutto per combattere i rivoluzionari e le classi oppresse. Porteremo con noi il ricordo dolce e l’esempio luminoso di chi è caduto combattendo per la sola guerra che è giusto combattere: quella contro ogni Stato, a partire dal nostro. Pace fra gli oppressi, guerra agli oppressori! Sabotiamo il fronte interno supportando i prigionieri della guerra sociale! Il 41 bis è un carcere di guerra. Vogliamo Alfredo Cospito fuori dal 41 bis! Sara e Sandro, non vi dimenticheremo mai. Ci vediamo lunedì 15 giugno 2026 a Spoleto per una presenza nei pressi del tribunale. Appuntamento in piazza Pianciani alle ore 08:30.
Iniziative
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La parola ad Alfredo, 2. Trascrizione della testimonianza (Bologna, 18 maggio 2026)
È con grande piacere ed emozione che riceviamo e diffondiamo questa trascrizione della  deposizione di Alfredo Cospito al tribunale di Bologna dello scorso 18 maggio. Parole intelligenti e acuminate oltre che toccanti, che ci forniscono molti spunti di riflessione: sulla natura del regime carcerario 41-bis, sulla minaccia che esso rappresenta per tutti i movimenti di opposizione, sulla capacità delle lotte di sventare gli attacchi del nemico e rispedirli al mittente… Come in precedenti occasioni, ci sembra il caso che queste parole restino a lungo visibili sul nostro sito, così da ridare il più possibile al compagno Alfredo Cospito la voce che gli è stata tolta. L’ultima volta che Alfredo aveva potuto parlare era stato durante un’udienza dell’Operazione Sibilla. La sua presa di parola è leggibile qui: https://ilrovescio.info/2025/01/19/questa-e-la-lebbra-che-chiamate-civilta-parole-vive-dalludienza-preliminare-dellop-sibilla/ (vi si trova, insieme a quelle di altri compagni, anche l’ormai celebre dichiarazione della compagna Sara Ardizzone). Solidarietà ad Alfredo Cospito! Fuori Alfredo dal 41-bis! Qui in pdf: la parola ad alfredo! LA PAROLA AD ALFREDO! Trascrizione della testimonianza Bologna, 18 maggio 2026 In occasione della seconda udienza del processo a carico di sei compagnx, imputati per una serie di episodi inerenti la mobilitazione contro il 41 bis e l’ergastolo, tra i testimoni della difesa è stato ascoltato Alfredo Cospito, in video collegamento dal carcere di Bancali. Per poter rendere meglio leggibili le preziose parole di Alfredo e poterle diffondere anche fuori da quell’aula, abbiamo ridotto al minimo tutti gli interventi dellx altrx interlocutorx. Anarchicx -------------------------------------------------------------------------------- Alfredo inizia con la richiesta che gli venga ridato il foglio con i suoi appunti sequestratogli dai secondini prima di entrare in collegamento. La giudice, dopo aver chiesto al secondino se il sequestro fosse dovuto a disposizioni interne connesse al suo trattamento carcerario e ottenendo in risposta un imbarazzante silenzio, accoglie la richiesta di Alfredo e chiede alla guardia in questione di farglielo riavere trattandosi di suoi appunti per la testimonianza. Di fatto però gli appunti non gli verranno ridati. L’avvocato dei compagnx imputatx spiega ad Alfredo che è stato indicato come testimone della difesa in questo processo, poiché le sue condizioni detentive e la sua protesta hanno creato un acceso dibattito pubblico e i fatti contestati aglx imputatx attengono a manifestazioni di vicinanza e solidarietà nei suoi confronti. Pertanto gli farà alcune domande relative appunto alla sua condizione detentiva e allo sciopero della fame da lui intrapreso. Da quanto tempo è detenuto e in quale regime? Sono detenuto dal 2011 ma sono quattro anni, scattati proprio adesso, di 41 bis. Diciamo che nella mia vita ho fatto varie forme di carcere, dal carcere normale, all’Alta Sicurezza. Il 41 bis è l’ “abiettizzazione” del carcere, qui ne ho visto l’essenza stessa, con il tentativo di annientare l’individuo tagliando ogni tipo di comunicazione. Nell’Alta Sicurezza sono stato a Ferrara e poi a Terni. Nel 2022 vengo direttamente trasferito qui a Sassari, in 41 bis. Decide in quel momento di intraprendere lo sciopero della fame? Per quale motivo? Certo, quasi immediatamente. Per spiegare le mie motivazioni, innanzitutto vorrei dire una cosa, secondo me, inerente alla domanda che mi ha fatto. In questo momento per me è abbastanza emozionante essere qui, perché l’ultima volta che mi hanno tolto la mordacchia, la benda, è stato un anno e mezzo fa, quando ho potuto vedere delle facce amiche di compagni, perché qui l’isolamento è costante. Un anno e mezzo fa da quella parte c’era Sara e c’era Sandrone, che sono morti, e proprio questo isolamento non mi permette neanche di dare la mia solidarietà a tutti quei compagni che amavano Sandrone e Sara quindi do tutta la mia solidarietà a questi compagni. È l’unico modo, per esempio, che ho di esternare questo, perché qui l’isolamento è totale, assolutamente totale. Per esempio nel 41 bis ci sono delle sezioni di quattro persone, di quattro celle isolate. Ci sono persone che hanno ergastoli ostativi qui dentro che, per anni e anni, non vedono più l’erba, un albero, è realmente una cosa abbastanza traumatizzante, ma la cosa che mi ha fatto veramente iniziare lo sciopero della fame è che questa specie di stato di eccezione che è il 41bis sta diventando veramente regola… uno strumento nelle mani dello Stato. Per capire perché ho iniziato lo sciopero della fame, bisogna capire, avere una minima idea di cos’è questo sistema carcerario. Per farvi un’idea: in questo momento, soltanto per venire in questa cella ho dovuto attraversare dei corridoi, come nel Miglio Verde, dove c’è la guardia che urla “Uomo morto che cammina”. La stessa cosa è qui, mentre cammino nel corridoio che è nello sprofondo, sotto il livello della terra, le guardie che stanno affianco a te urlano “Prima, seconda..” perché tu mentre attraversi il corridoio non devi vedere nessun essere umano, nessuno ti deve parlare. Ci sono sezioni di un isolamento mai viste in vita mia, in tutta l’esperienza carceraria che ho fatto. Ogni sezione è di quattro sole celle e tu puoi avere rapporti soltanto con quattro persone quando vai all’aria. L’aria è una vasca di cemento con delle sbarre di ferro che non vedi neanche il cielo. Di solito le persone che sono al 41 bis dopo tanti anni sono delle persone alienate, non hanno più voglia di parlare, neanche più escono dalla prigione. La cosa che mi ha veramente colpito e mi ha portato a fare lo sciopero è vedere le persone qui dentro per le quali veramente l’ergastolo è ergastolo. Sono persone che da vent’anni, qui dentro, davvero non hanno mai visto un albero, non hanno mai visto un filo di erba. È una sensazione realmente terrificante, la censura è totale; nel mio caso la censura, il senso del 41 bis, è proprio non farti parlare, non farti scrivere e neanche leggere. Ovviamente devo fare processi e processi per avere un libro. Addirittura per sentire la musica ci ho messo due anni ad ottenere, attraverso dei processi, la possibilità di avere un lettore cd. La musica che ascolto tentano di bloccarmela perché dicono che è contro il patriarcato, che sono canzoni che esaltano il femminismo quindi fanno ricorsi e ricorsi per non farmi ascoltare musica o farmi leggere libri. Senta, quanto è durato il suo sciopero della fame? Credo il mio sciopero della fame sia durato mesi, esattamente centosessanta giorni [in realtà è durato dal 20 ottobre 2022 al 19 aprile 2023, quindi circa centottanta giorni]. Dopo un bel po’ sono stato portato a Opera, per le mie condizioni di salute, perché lì c’è un reparto medico. Lì mi sono reso conto della situazione. Era pieno di persone anziane, quasi tutte con l’Alzheimer che non si ricordavano neanche chi erano o dove si trovavano, tutte in 41 bis, che andavano in giro con la carrozzella, con il catetere, si pisciavano e cagavano addosso. Però capiamoci, se volete realmente sapere le motivazioni dello sciopero io avevo addosso la quasi certezza dell’ergastolo ostativo e grazie alle manifestazioni dei compagni fuori e alla loro mobilitazione in qualche modo sono stati costretti a togliermelo, perché era veramente assurdo. Mi avevano dato l’ergastolo per una serie di attentati dimostrativi. La cosa che mi ha più motivato e mi ha fatto rischiare la vita sino quasi alla fine è stato che loro vogliono estendere e rendere questo stato di eccezione una regola. La militarizzazione in questo periodo di guerra veramente si vede in modo lampante qui e la volevano estendere oltre. Già ci sono dei compagni delle Brigate Rosse, tre compagni al 41, però volevano estenderlo al movimento e hanno iniziato con me, con l’anarchico, perché è più facile poi, una volta che mettono me, iniziare ad allargare. Quindi, mi sono detto, “È sopravvivenza”, ho cercato di bloccare questo processo che era iniziato e in quel momento lì mi è sembrato si fosse bloccato, effettivamente lo è. Adesso il 41bis rimane con le restrizioni che ha, però ultimamente ho visto aumentare il numero delle persone che entrano qua dentro per motivi anche abbastanza futili, ho visto persone entrare perché avevano nell’Alta Sicurezza il telefonino o… non ci sono più quei “boss” che c’erano prima. Successivamente allo sciopero della fame, ha potuto notare un ulteriore irrigidimento nelle condizioni detentive? Allora secondo me ci sono state sicuramente delle ritorsioni. Però durante il periodo dello sciopero queste ritorsioni si erano allentate. La posta mi arrivava a frotte, ma lì dipende all’attenzione dei media. Ci sono stati tanti fenomeni all’interno del 41 bis che ho notato, legati anche alla mia lotta. La prima cosa di cui mi sono reso conto è l’influenza che questo governo, attraverso Delmastro, ha avuto rispetto sia alla volontà del DAP che alla direzione del carcere. Per esempio sapendo che dovevano venire dei parlamentari a incontrarmi, nella loro ottica miseramente politica, per usare il 41bis come loro strumento, qualche giorno prima che questi parlamentari arrivassero mi hanno trasferito in un’altra sezione dove c’erano dei boss, così poi potevano rinfacciarmi questa cosa, perché dove stavo prima io c’erano persone che avevano una caratura molto molto minore. Poi grazie all’aver incontrato questi personaggi – tra i primi ad entrare al 41bis – mi sono reso conto che il 41bis, almeno agli inizi, non è servito tanto per non far comunicare i prigionieri con l’esterno, ma per zittire quelle persone che hanno avuto rapporti con lo Stato italiano in passato, con cui hanno fatto accordi, accordi che sono stati spesso non rispettati e adesso li hanno seppelliti qui dentro per non farli parlare. Ho iniziato lo sciopero della fame quando mi sono reso conto del meccanismo assurdo in cui mi trovavo che, oltre ad essere liberticida, usa le persone come strumenti politici per dare addosso a una corrente o all’altra… insomma il motivo è questo. Vorrei chiederle se lei attualmente riceve lettere o può scrivere lettere. In questo momento non ricevo più lettere. Una volta mi venivano notificate, sequestrate e non date, adesso invece non mi vengono neanche più notificate, spariscono. Sono certo che arrivano ma non… eh, sono tipo mesi che non ne ricevo. Adesso ne ho ricevuta una dell’altro anno, dicembre del 2025. Per quanto riguarda la possibilità di lettura, lei ha fatto delle richieste e le sono stati negati dei libri, anche quelli indicati nella lista da cui potrebbe attingere? Questo, diciamo, è un fatto che io conosco perché è stato reso pubblico. Ecco questo non lo sapevo grazie… perché l’isolamento qui dentro è notevole. Sì i libri ultimamente mi vengono bloccati. Allora vi spiego, qui c’è la possibilità di avere libri dalla biblioteca, la piccola biblioteca di sezione del 41bis, quelli mi vengono dati. Poi, dopo qualche anno, sono riuscito a ottenere anche la possibilità di usufruire della biblioteca centrale del carcere. Ho avuto due volte libri da questa biblioteca, dopodiché le mie domande non sono state più soddisfatte, sono state ignorate, infatti ho fatto causa. Quando compro dei libri ogni tanto mi vengono bloccati, ad esempio ultimamente mi hanno bloccato un libro sulla meccanica quantistica, uno sulle sette eretiche dell’inizio del cristianesimo. Sembrano delle ripicche, però fanno da scarica-barile: il comandante dice che la colpa è della direttrice, la direttrice probabilmente dirà che è il DAP, quindi non si sa. Posso dire che secondo me chiaramente sono ritorsioni, posso dire che non hanno voglia di comprarli, però in realtà i libri qui vengono comprati. L’obiettivo è quello di sfiancarti, di isolarti totalmente, hanno iniziato col tagliarmi totalmente qualunque tipo di comunicazione con l’esterno e adesso addirittura cercano di impedirti di leggere libri. Devi stare lì davanti al televisore come un idiota 24 ore su 24 o usufruire dei libri della biblioteca che sono pochissimi. Anche quando chiedi qualcosa al tribunale di sorveglianza, che poi alla fine dopo tanto, un anno o due riesci a ottenere, certe volte non vengono neanche rispettate le cose del tribunale. Ho dovuto lottare quattro anni per ottenere l’abbonamento a “Le Scienze”. Però questo è parte di quel meccanismo di isolamento che per me è importante, è fondamentale rispetto a questo tipo di carcerazione che ha come obiettivo la tortura. Qui dentro le persone sono messe semplicemente per farle parlare quindi devono essere torturate in questo modo qui, è una cosa che è riconosciuta anche dall’Unione Europea a quanto pare. Sono delle leggi speciali fatte in un determinato periodo che adesso stanno diventando regola. E la motivazione è che in determinati momenti una democrazia tenderà a diventare più democratura perché queste leggi stanno iniziando ad essere adottate. L’hanno messa nei miei confronti, l’hanno messa in passato nei confronti dei compagni delle BR, poi inizieranno a portare quelli dell’Alta Sicurezza qui, stanno iniziando a costruire carceri in Sardegna, Sardegna già militarizzata, vogliono costruire altri 41. Quindi è come un cancro all’interno. Anche gli stessi giuristi, io non credo a quel tipo di… però anche gli stessi giuristi lo dicono che il 41bis è un’anomalia che sta dirompendo. E il mio sciopero della fame è stato un modo di attirare l’attenzione. Mi dispiace che molti compagni adesso stanno scontando e rischiano mesi e mesi di galera, anni di galera, però penso realmente ne valga la pena rispetto a quello che lo Stato sta facendo, è un punto veramente importante perché è un’arma micidiale in mano ad uno Stato. Qui dentro per esempio la foglia di fico della Costituzione, della democrazia di diritto, non esiste. Qui cos’è la democrazia, è chiaro, lampante, è una questione di forza, il più forte vince su quello più debole. Qui non hai diritti, hai soltanto proibizioni e anche quei pochi diritti che hai non vengono neanche rispettati perché si attaccano alla burocrazia… Per esempio adesso per vietarmi la lettura dei libri si stanno inventando che devono controllare i libri, ma sono i libri che vanno a comprare loro, perché qui libri per posta non se ne possono ricevere, quindi sanno benissimo che i libri che comprano loro stessi in libreria non hanno messaggi dentro, semplicemente serve a fiaccare. Poi chiaramente c’è uno scontro tra me e l’istituzione, il DAP e anche questo governo che chiaramente fa in modo che ci siano delle ritorsioni, delle pressioni… Questo governo e sicuramente quello che viene dopo, perché nessuno mette in discussione il 41, perché è fondamentale. Scusate la confusione però non avendo il foglio… che dopo un po’ il 41 ti rincoglionisce, perché l’isolamento dopo un po’… parli sempre delle stesse cose… Lei ha percepito che le manifestazioni di solidarietà dall’esterno abbiano portato in qualche modo un contributo anche all’interno e anche alla sua condizione? Sì, nel mio caso posso dire tranquillamente che mi ha salvato la vita. Adesso ho un fine pena che sarà quando avrò 72 anni. Se non c’era tutta quella pressione fuori mi avrebbero tranquillamente confermato l’ergastolo ostativo che era una roba assolutamente certa, l’attenzione ha fatto in modo che non potessero giocare così sporco. La situazione dentro il carcere è rimasta esattamente la stessa, però va bene, non è che me ne lamento, nel senso qui comunque ho deciso di combattere anche per gli altri che stanno qui dentro che non hanno voce, che non riescono neanche a esprimere dei concetti. La vita di un prigioniero anarchico è sempre quella di cercare di cambiare le cose anche per gli altri e io non faccio distinzioni tra un mafioso o uno spacciatore… per me un prigioniero è un prigioniero. Quindi secondo me è un problema che riguarda un po’ tutti perché, se questa cosa si estende, l’obiettivo è usarla poi quando servirà, per reprimere i movimenti sociali, questo è talmente lampante. E comunque saluto tutti i compagni che mi stanno vicino. Attualmente le è stato riconfermato il 41 bis. Come si sente e che tipo di comunicazione a riguardo ha ricevuto e rispetto al fuori, che notizie – anche tramite quotidiani o altro – è riuscito a ricevere? La cosa strana è che il 41 mi è stato riconfermato con un mappazzo di quasi novanta fogli, anche ai “super boss” di solito lo riconfermano con due paginette. Qui sono tutti sorpresi perché è la più grande riconferma della storia del 41bis, neanche a Totò Riina hanno fatto ottanta pagine… Praticamente lo Stato italiano mi ha aggiornato con questi fogli di tutte le lotte che ci son state nel mondo di cui non sapevo niente. Perché lo scopo del 41bis è l’isolamento, mentre invece grazie a Piantedosi, a Nordio c’è proprio un aggiornamento fitto di tutte le azioni successe, in Indonesia, la solidarietà data me… un po’ tutto, il compagno in Grecia che è morto, a cui do la solidarietà, come a tutti i compagni greci. Cose di cui qui dentro ero assolutamente all’oscuro. Questo per far capire le contraddizioni di questo sistema. Nel mio caso, invece di isolarmi dal contesto, in qualche modo mi hanno reso ancor più pericoloso, credo, rispetto al sistema. Hanno esaltato la mia figura, mi hanno fatto da cassa di risonanza. Perché quando stavo in AS avevo i contatti con i compagni però non avevo un’influenza così forte. Da quando sono al 41bis invece… beh questa è una cosa buona del 41, le mie parole comunque poi sono girate di più, quindi nel mio caso c’è un po’ questo paradosso. Paradosso che è addirittura scritto nei fogli che ho letto. L’ultima volta che avevano discusso il 41 avevano dato pareri positivi perché uscissi, dopo è stato riconfermato secondo me come ritorsione e adesso che le mie parole girano dicono che ho un’influenza maggiore, non so loro cosa intendono con influenza rispetto agli anarchici dato che noi ragioniamo individualmente… comunque dicono che ho un’influenza maggiore quindi anche se prima non ero pericoloso adesso il 41 mi ha reso pericoloso… insomma il cane che si morde la coda. Comunque rispetto a tutti quelli che sono al 41 adesso e anche in passato, ho avuto il più grande fascicolo informativo mai visto, l’ha detto sia chi me l’ha consegnato, sia gli altri detenuti con cui ho parlato, sia gli avvocati. È una cosa abbastanza indicativa di quello che è diventato il 41, una specie di involucro vuoto che non sanno neanche più a cosa serve… Serve, sì, serve come un’arma a disposizione quando le condizioni sociali muteranno e allora potranno censurare qualunque tipo di dissenso. Perché nel mio caso è indubbio che sto qui dentro semplicemente per quello che dico, non per quello che faccio, quindi per le mie parole.
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