Riceviamo e diffondiamo:
ALCUNE RIFLESSIONI, E UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE, IN SOLIDARIETÀ ALLX
COMPAGNX ARRESTATX E INQUISITX NELL’OPERAZIONE DEL 16 GIUGNO
Nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame, facciamo quindi
sentire forte la solidarietà ax nostrx compagnx ostaggx dello stato!
Sono passati dieci giorni da quando, all’alba, in varie parti dello stivale,
compagnx si svegliavano con i colpi degli sbirri alle porte ed alle barricate;
dieci giorni da quando hanno sigillato col cemento il Bencivenga; dieci giorni
in cui si è dormito poco, bestemmiato molto, pensato e riflettuto.
Abbiamo bisogno di trasformare l’universo di emozioni e sensazioni che abbiamo
dentro attraverso le parole; abbiamo bisogno di ritrovarci nel calore della
solidarietà, di un agire concreto che spezzi il dispositivo più atroce della
repressione: l’isolamento.
Vogliamo altresì ambire a riflessioni ed analisi che siano all’altezza dei tempi
davvero complessi e gravi che stiamo vivendo per provare a farne, invece, un
momento propizio. Anche se con la fretta dell’ennesima ghigliottinata alle
nostre relazioni di complicità, avvertiamo la priorità di far uscire qualche
concetto che, a caldo, consideriamo cardine per la lettura di questa ennesima
indagine antianarchica. Ci troviamo di fronte ad un copione che mescola vecchi e
nuovi strumenti repressivi in un contesto connotato da profondi mutamenti
sociali ma, esistendo tante e più approfondite analisi sul presente che viviamo
oggi, vogliamo concentrarci non tanto sul tratteggiare il contesto-mondo nel
quale viene calata dal dominio questa operazione, quanto più cosa questa
operazione ci dice del mondo.
Gli ingredienti che vengono citati ripetutamente, al fine di persuadere un GIP a
firmare la carcerazione dex nostrx compagnx, parlano del contesto di alcune
lotte che si sono sviluppate, in italia, negli ultimi anni. E da qui cerchiamo
di partire. Ci riferiamo principalmente alla lotta contro al 41bis che, in
qualche forma, secondo chi scrive, ha trovato dei rapporti di continuità nelle
mobilitazioni per la Palestina, sviluppatesi con forti connotati antiautoritari
(nel primo caso squisitamente anarchici) e che, crediamo, sia importante
rivendicare come un tassello del nostro presente di conflitto.
Di quei giorni e mesi di rabbia e azione non devono essere le carogne di
tribunali, giornali o caserme a parlare per noi, ma quando lo fanno, citandoli
esplicitamente come movente della repressione, ci sembra che sia fondamentale
soffermarsi sul portato che ha avuto ed avrà, ciò che abbiamo messo, e che
metteremo, in campo. Forse non c’è stato il tempo (o la voglia) di analizzare
approfonditamente quello che si è giocato in quelle strade e in quelle piazze ma
l’operazione repressiva del 16 giugno muove i suoi passi anche da lì e quindi ci
pare sensato interrogarci sul perché.
Il potere parte dalla necessità che lx anarchicx devono essere isolatx,
mistificatx, sbattutx sui giornali quando lx si arresta, e poi ritornare nel
dimenticatoio della storia. Così, in parte, lo stato riesce a gestire
l’esistenza di un’idea-pratica che porterà alla sua distruzione ed estinzione
della sua ragion d’essere: il dominio. Quando lx anarchicx invece non sono più
alienx ma sono presenti nello spazio pubblico e i loro slogan sono sulle bocche
di persone “insospettabili” o quando nelle manifestazioni di massa alcuni temi e
pratiche dell’anarchismo si diffondono, ecco che lo stato decide di dare un
segnale più forte di altri. La repressione non serve, infatti, solo a tentare di
spezzare dei legami consolidati, fiaccare animi e corpi, diffondere allarme tra
lx nemichx dell’ordine, ma anche a dissuadere potenziali complici da unirsi ax
“cattivx maestrx”. La grandinata di denunce e arresti e misure preventive nei
confronti di quellx che si definiscono attivistx è lì a testimoniare che, certo,
questo governo è più zelante di altri nel reprimere fino al semplice dissenso,
ma questa furia castigatrice ci dice anche che il leviatano deve colpire per
mantenersi in vita, scagliandosi sempre più spesso e sempre più violentemente
contro lx
proprx oppositricx. È la logica stessa della guerra: prosegue solo se hai nemici
sempre freschi da combattere e da dare in pasto alla parte di popolazione
soggiogata dai rigurgiti patriottici.
Fortunatamente esistono ancora – e sempre esisteranno – minoranze agenti che non
solo disertano
l’arruolamento patriottico delle coscienze, ma cercano anche di sabotarlo. In
questo senso leggiamo lo sgombero di un luogo storico del movimento anarchico,
della controcultura, dell’opposizione alla vita metropolitana mercificata: ci
tolgono gli spazi perché è nell’attraversarli assieme (siano essi piazze, squat,
cascine, montagne) che si creano legami e possibili cospirazioni. Ci tolgono i
nostri luoghi anche per farla finita con la nostra storia, che così come la
questione palestinese ci dice, è visceralmente connessa ai territori che
abitiamo, in cui lottiamo.
In ogni contesto di guerra la compressione dello spazio pubblico deve essere
massima, figuriamoci sopportare l’esistenza di un’isola di alterità così
sfacciata com’è sempre stato il Bencivenga.
E se di guerra si parla è perché tutto nell’azione della repressione parla il
linguaggio bellico: la prova
muscolare d’irruzioni sbirresche coi passamontagna calati in faccia;
l’apposizione, a mo di sfregio fascista, del tricolore sulla porta appena murata
del Benci, che cosa sono se non una diapositiva della guerra che a macchia di
Leonardo è già in atto contro chi sceglie la via della ribellione o percorre,
per moto centrifugo della storia, il grande esodo dell’esclusione dai privilegi?
E cosa è stata la celebrazione dei giochi di Milano-Cortina, contro i quali
l’azione di sabotaggio dei
treni di cui si parla nell’indagine si è scagliata come un fulmine, se non una
gigantesca e multimilionaria parata di guerra? (che trova nell’ostentata
presenza delle truppe ICE il suo apice)
Il fatto che lo stato, nelle sue stesse vene o arterie – le infrastruttre di
trasporti e telecomunicazioni – possa essere ostacolato, indebolito, sabotato,
rallentato, è intollerabile per un istituzione totalitaria che si identifica, al
netto dei formalismi democratici-liberali, essenzialmente con la sua stessa
tensione alla guerra, esterna come interna. Guerra non dichiarata che chiamiamo
normalità.
Le armi che si dispiegano in questo stillicidio contro la ribellione e
l’alterità, allo stato attuale dell’organizzazione sociale, non sono più
rappresentate dal plotone d’esecuzione che si schiera d’innanzi allx condannatx,
piuttosto un dedalo di sofisticati tranelli e tagliole che prendono il nome di
leggi. Con questo non vogliamo dire che la legge sia uno strumento repressivo
nuovo (è purtroppo vecchio quanto l’autorità) ma che assistiamo ad una forma di
pan-penalizzazione e pan-normatività, nel contesto italiano, che ci attanaglia,
e questa particolare forma di repressione causa tutta una serie dispecifiche
conseguenze in noi che la subiamo e vi resistiamo.
Inoltre l’arsenale dello stato italiano si è incredibilmente arricchito di nuovi
strumenti repressivi negli ultimi anni (senza mai tralasciare di oliare
strutture ben rodate e indispensabili come, appunto, il 41bis) e questo, si badi
bene, non lo imputiamo alla natura fascista dei governanti attuali: mai come
oggi ci permettiamo di dire che democrazia e fascismo sono esattamente due facce
della stessa medaglia, intercambiabili e possibilmente coesistenti. Un articolo,
tra gli altri, che questa indagine scaglia sul capo dex nostrx compagnx, e che
ha giustificato l’arresto di due di loro (arresto che, a parità di condizioni,
solo un anno fa non sarebbe avvenuto) che ci pare necessiti un’urgente presa in
carico da parte nostra è il 270quinques terzo. Il così detto “terrorismo della
parola”. Se infatti sono anni, decenni, che ci confrontiamo con accuse legati ai
reati associativi (270bis) il fatto
di punire la semplice detenzione di materiale cartaceo o virtuale che possa
essere considerato da lor
signori come terrorista, apre la porte a scenari di arresti (in flagranza!)
facilissimi per i nostri repressori.
Il 270quinques terzo, a differenza del secondo (autoaddestramento) a detta dex
legali, è estremamente
ostico da smontare in sede processuale perché non vi è la necessità da parte del
PM di dimostrare alcuna intenzionalità nel “passare all’azione”: il semplice
fatto di possedere uno scritto incriminato può condurci in galera. Questa legge
sembra fatta proprio apposta per un movimento, come quello anarchico, dove gli
scritti hanno sempre avuto grande e numeroso risalto sia nella crescita
individuale, sia nella propaganda.
Queste le suggestioni che abbiamo ritenuto, dopo confronti tutti da
approfondire, di condividere per tracciare un minimo comune terreno di azione e
di discorso sul quale vogliamo chiamare la mobilitazione per la solidarietà a
chi è statx arrestatx, perquisitx, inquisitx, imprigionatx in casa propria.
Sentiamo forte in questo momento la spinta a fare sì che la repressione non sia
mai e poi mai vissuta come una questione privata (benché si parli di un contesto
che non è quello anarchico, il suicidio di due attivisti per la Palestina, a
Torino, posti agli arresti domiciliari, ci dà un sanguinario polso della
situazione) e vogliamo, in chiusura di questo testo, chiamare alla mobilitazione
in solidarietà ax compagnx colpitx nell’operazione del 16 giugno.
Proprio per uscire dall’angolo, proprio per riportare nella dimensione pubblica
il fatto che c’è un mondo che si sta disfacendo e del quale possiamo accelerare
la caduta, costruendo nel mentre quel sogno difficilissimo e irrinunciabile che
è l’anarchia.
Nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame, facciamo quindi
sentire forte la solidarietà ax nostrx compagnx ostaggx dello stato: ognunx nei
modi che riterrà opportuno, come sempre diciamo, per uscire dall’angolo della
presa male e rilanciare la nostra voglia di ribaltare questo dannato presente.
La libertà è possibile e tangibile, nella lotta per la liberazione.
Solidarietà e complicità con lx arrestatx, perquisitx, inquisitx del 16 giugno!
Nico, Micol, Pietro, Giu, Luna, Bibi, Toni, Ste liberx subito!
Tuttx liberx, fuoco a tribunali e galere!
Alcunx compagnx solidalx
Di seguito diffondiamo gli estremi del conto sul quale versare benfit e
contributi economici per
l’operazione del 16 giugno: D’ORA IN AVANTI FATE RIFERIMENTO SOLO A QUESTO
CONTO.
Giovanna di Romano
IT67E3608105138259570159586
Numero Carta PostePay
5333174809836489
Tag - Stato di emergenza
Da oggi, 24 giugno, raccogliamo in questa pagina i vari contributi e
aggiornamenti che ci stanno pervenendo in solidarietà alle compagne e ai
compagni arrestati il 16 giugno 2026.
[24.06.2026]
SULL’INDAGINE E RELATIVI ARRESTI DEL 16 GIUGNO.
Solidarietà dalla Romagna
…e sono tante, troppe, le mattine così, per tanti, troppi, individui che vengono
gettati nel tritacarne del macabro e viscido teatro che lor signori chiamano
Giustizia.
Un’ennesima mattina di sveglia con le guardie alla porta, con le loro pettorine
da fiction TV, con le pistole alla cintola, i guantini, il puzzo di dopobarba e
le facce di chi sta facendo bene il proprio sordido mestiere: applicare la
legge.
Non sempre finisce con gli arresti, stavolta sì, e con uno spazio storico
sgomberato, spazio che per tantx di noi era casa, per altrx punto di
riferimento, scoglio anomalo nel mare di cemento e aperitivi della capitale: il
Benci odia ancora!
I fatti, per ora, per quello che ci è dato sapere (visto che le indagini sono
tutt’ora in corso) sono più o meno già ampiamente circolati sia in ambienti di
movimento, sia nel web-mondo, perciò ci siamo chiestx cosa potevamo dire che ne
valesse davvero la pena, in un momento del genere, un momento in cui nove
sorelle e fratelli sono tra le grinfie dello stato, al caldo di queste sbarre
infami?! (e se ci siamo attardatx tanto per esprimerci pubblicamente, sappiamo
che capirete: sono state ore febbrili, di mille cose da pensare e da fare!)
Se le parole hanno un senso in momenti come questo – secondo noi – è di cercare
di accostarsi alla pancia e al cuore, cercare di tradurre il magma di sensazioni
che proviamo e che tutte non possono esprimersi a gesti: rabbia, rabbia, rabbia,
fatica, stanchezza, amaro, impotenza, incredulità, ancora rabbia.
Ma, dall’altro lato della barricata interiore dei nostri spiriti inquieti, anche
contentezza nel vedere la forza che riusciamo ad esprimere nella solidarietà e
la tenacia e la voglia di resistere un secondo in più degli oppressori che
mirano a rubarci/intristirici la vita e l’orgoglio di avere compagnx così fortx
e dolci allo stesso tempo, così splendidamente imperfettx e incamminatx, a testa
alta, verso il nostro sogno comune: la libertà.
Questa è la parte migliore di noi e quando riusciamo a farla emergere, già
tocchiamo con mano un po’ del mondo che vorremmo, e la repressione – ragion di
Stato assassina e vigliacca – ha se non altro questo merito, che ci spinge a
tirarla fuori.
Dopo la convalida degli arresti di Toni e Pietro, dopo che anche a Giulia e Luna
sono state applicate le misure cautelari (domiciliari con braccialetto
elettronico) mentre aspettiamo di sapere dove spediranno tuttx lx nostrx
compagnx, che dalle carceri attuali saranno trasferitx nelle sezioni di Alta
Sicurezza, come compagnx della Cassa Antirepressione Capitano ACAB vogliamo
mandare i nostri abbracci di cuore a tuttx lx arrestatx, perquisitx, inquisitx
per questa ennesima operazione del 16 giugno e ci impegniamo a seguire tuttx lx
compagnx prigionierx a partire dal nostro compagno, amico, fratello, Pietro,
arrestato (come Toni) in ossequio alla logica che vuole che dopo che ste carogne
promulgano una nuova legge, qualcunx debba cadervi preda (parliamo qui del
270quinques terzo) per far sorridere di soddisfazione gli aguzzini in giacca e
cravatta. Ci pare interessante e importante far cirocolare il nome degli
opuscoli che sono valsi la galera per Pietro, visto che hanno giustificato il
suo arresto, si chiamano “Taglio e Cucito”, “L’informatore anarchico” e “Stop
that train”.
In queste ore roventi (in tutti i sensi!!) ci stiamo dicendo di procedere per
passaggi: al momento, in attesa del Riesame che ci auguriamo dissolva o per lo
meno ridimensioni il fumoso/fuffoso impianto accusatorio, è seguire lx compagnx
nei trasferimenti; è stare vicino agli affetti dellx arrestatx e inquisitx;
raccimolare soldi per le molte spese che verranno; farci forza l’un l’altrx,
coltivando un sano odio sempre col sorriso, che non ci consumi dentro ma che
sappia esondare in faccia ai nostri nemici.
Come sempre diciamo e scriviamo, la miglior solidarietà è proseguir nelle lotte
dex compagnx colpitx dalla repressione, e questo vogliamo tenerlo a mente.
Non si tratta di mitizzazione, di martirio per l’ideale, di eroismo o cose del
genere, ma di una precisa scelta di campo che lx nostrx compagnx, e noi con
loro, abbiamo fatto, da tempo: scegliere il lato scomodo del mondo, per trovare
un punto d’appoggio dove far leva, e mandare questo putrido sistema sociale ed
economico gambe all’aria.
Scegliere il sogno, l’amore, il conflitto, la solidarietà, l’immischiarsi, il
fare la propria parte.
Scegliere, ogni giorno, di non voler essere complici dell’abominio
capitalista-statale-patriarcale, ma sabotatorx della normalità, con il fiato
sempre corto e il cuore che va a mille. Scegliere di essere vivx, per
l’anarchia.
Micol, Ste, Nico, Pietro, Toni, Luna, Giu, Arnau, Bibbi liberx!
Tuttx Liberx!
Con Sara e Sandro nel cuore.
Cassa Antirepressione Capitano ACAB. 22 giugno 2026
capitanoacab@insiberia.net
Attiviamo questo conto (poste pay evolution; si può ricaricare o fare bonifici,
specificare sempre la causale “antirepressione”) per racimolare due spicci per
le spese dei compa all’interno di questo procedimento, seguiranno aggiornamenti.
Poste Pay Evolution
Persano Alice
numero carta: 5333171221824549
iban: IT55Y3608105138234335834342
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[24.06.2026]
Messaggio e manifesto dalla Germania:
In seguito all’ennesima operazione repressiva in Italia, abbiamo fatto questo
manifesto in solidarietà a coloro che sono stat* colpit* dalla repressione. Il
testo riprende una famosa canzone (“Macht kaputt, was euch kaputt macht!”
“Distruggete ciò che vi distrugge!”) dei Ton Steine Scherben, gruppo rock
tedesco degli anni ’70, ’80, perché crediamo che questo slogan continui a
rappresentare un’indicazione preziosa.
Anarchic* dal Nord
Traduzione:
Il 16 giugno 2026 le autorità italiane hanno effettuato perquisizioni e arresti
contro anarchic* in diverse località. A Roma è stato inoltre sgomberato il
centro anarchico occupato Bencivenga. Sette rivoluzionar* sono in carcere,
mentre ad altr* sono state imposte misure restrittive. Il potere li accusa di
azioni di sabotaggio anticapitaliste e antimilitariste, tra cui quelle contro i
Giochi Olimpici Invernali all’inizio di quest’anno.
Al fianco dei combattenti che non aspettano nulla!
Libertà e solidarietà per Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna,
Pietro, Tony, Martina e Marifra.
Sandro, Sara e Kyriakos nei nostri cuori!
I treni sfrecciano, i dollari scorrono, le macchine funzionano
le persone creano, le fabbriche costruiscono,
costruiscono macchine, costruiscono motori, costruiscono cannoni.
Per chi?
Le bombe volano, i carri armati avanzano,
i poliziotti picchiano, i soldati cadono,
proteggono i capi, proteggono le azioni,
proteggono la legge, proteggono lo Stato.
Da noi!
Distruggete ciò che vi distrugge
Traduzione del fumetto:
In questo mondo alienato, sia per i ricchi che per i dannati le pareti dei loro
vagoni rappresentano l’unico orizzonte.
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[24.06.2026]
Qui contributi e iniziative già pubblicati:
https://ilrovescio.info/2026/06/16/in-tempi-di-guerra-sulla-retata-anti-anarchica-del-16-giugno/
https://ilrovescio.info/2026/06/20/da-genova-fuori-dai-binari-sul-carretto-solidale-in-citta-e-altre-iniziative-in-solidarieta-agli-arrestati-del-16-giugno/
Riceviamo e diffondiamo. Sotto un manifesto solidale, nell’immagine uno
striscione appeso alla cattedrale di San Lorenzo.
GENOVA: CARRETTO SOLIDALE PER GL* ARRESTAT* DEL 16 GIUGNO
Nella serata di venerdì 19 giugno un carretto ha attraversato i vicoli del
centro storico di Genova per portare solidarietà ai compagni e le compagne
arrestat*, indagat* e perquisit* nell’operazione messa in atto dalla procura di
Roma ad inizio settimana.
Un po’ di musica, interventi, cori e striscioni tra i caruggi intasati dalla
caotica movida del fine settimana; questo momento è stata anche occasione per
scambiare qualche parola con ragazze e ragazzi che si fermavano, incuriositi, a
leggere i volantini distribuiti, e allo stesso tempo momento per ribadire tutto
il nostro odio (spesso tra questi giovani decisamente condiviso!) per le guardie
e le galere.
Non ci fermeremo qui.
Tutta la nostra complicità e solidarietà va ai nostri compagni e compagne che si
trovano in carcere e agli arresti domiciliari.
Anarchiche e anarchici a Genova
Qui uno dei manifesti affissi nella giornata: fuori dai binari
Riceviamo e diffondiamo:
Qui in pdf: incontri indesiderati
Incontri indesiderati
Compagno avvicinato dai servizi segreti
Dopo un primo approccio tentato un anno fa (già reso noto), il 16 aprile ho
subito un secondo tentativo di avvicinamento da parte dei servizi segreti. Il
primo avvicinamento era avvenuto sotto casa dei miei genitori nel giugno 2025,
da parte di un uomo fra i trenta e i quarant’anni. L’uomo si presenta come
facente parte dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI) e, in
sostanza, mi propone un lavoro di consulenza per i servizi sul tema della
critica all’intelligenza artificiale, citando la mia esperienza di ricercatore
all’estero (la quale, però, non ha a che fare direttamente con questo tema).
Rimane vago sui dettagli, invitandomi ripetutamente a dargli un appuntamento in
cui mi possa spiegare meglio questa proposta. Al tempo, ero da poco tornato da
Genova, dove ero stato invitato ad intervenire in una iniziativa pubblica sul
tema, appunto, della critica all’intelligenza artificiale. A posteriori, e
parlando con i compagni, ritengo plausibile che questo mio intervento fosse
stato preso come aggancio per tentare di coinvolgermi in un rapporto con i
servizi che non fosse esplicitamente orientato a fornire informazioni, ma che mi
facesse entrare nella loro orbita in maniera più obliqua. Qualche tempo dopo,
questo agente dei servizi mi contatta telefonicamente (a un numero che non avevo
fornito), e rifiuto la proposta. Nelle settimane successive, metto per iscritto
l’intervento fatto a Genova, che tratta delle origini militari dell’intelligenza
artificiale, e che alla pubblicazione (sul n.3 di disfare) viene accompagnato da
un testo che racconta brevemente questa vicenda e prova ad offrirne una minima
inquadratura.
Il secondo avvicinamento avviene il 16 aprile di quest’anno, all’aeroporto di
Bologna. Ai controlli di sicurezza, il mio bagaglio viene selezionato fra quelli
che necessitano di un ulteriore controllo. L’addetta alla sicurezza
dell’aeroporto lo preleva, e si incammina allontanandosi dalla zona dei
controlli. Io la seguo, camminando mi chiede conferma della mia destinazione.
Entra in uno stanzino e appoggia il mio bagaglio su un tavolo al quale è seduto
lo stesso agente dei servizi. In breve, costui vuole che io riconsideri
l’«opportunità» di collaborare con loro, di nuovo insistendo perché gli dia
appuntamento per spiegarmi i dettagli. L’atteggiamento nei miei confronti è
adulatorio (sottolinea ad esempio che sarei un soggetto ideale per le loro
esigenze), si dice preoccupato di non farmi perdere l’aereo e di non volermi
trattenere eccessivamente. Mi dice di essere il «terminale» dei servizi, ovvero
la parte preposta al rapporto col pubblico. Sottolinea che il rapporto con loro
non sarebbe «coercitivo», nel senso che potrei iniziarlo e interromperlo a mio
piacimento, e di non voler «interferire con la mia vita». Io ripeto
semplicemente che non ho intenzione di avere a che fare con loro e che non
voglio sapere altro. Mi rifiuto di fornire qualunque spiegazione sulle ragioni
del mio diniego. Ad un certo punto prendo le mie cose e lascio lo stanzino. Da
allora non ci sono state novità.
Fra questi due episodi se ne è verificato uno minore, avvenuto un po’ di tempo
prima del secondo, che cito per completezza. Sto salendo in macchina con mio
padre, nei pressi del suo ufficio. L’agente (lo stesso degli altri due episodi)
sta camminando nella mia direzione ed è al telefono. Io non lo riconosco
(essendo passati vari mesi dal primo approccio), lui mi viene incontro e mi
saluta dicendomi una mezza battuta. L’incontro è di pochi secondi, nel tempo in
cui faccio mente locale su chi sia, sono già in macchina.
So di non avere da opporre al potere altro che «una forza sicuramente piccola
eppure reale». Senza illusioni sulla portata di questa forza né sulla sua
possibilità di essere decisiva in alcun frangente, ribadisco la mia completa e
totale indisponibilità rispetto alla proposta che mi è stata fatta. Nell’attuale
fase storica in cui la guerra si svela come fondamento e insieme paradigma di
governo di questo mondo, è particolarmente probabile che la necessità di
blindare il fronte interno porterà al moltiplicarsi di tentativi di questo
genere. Attacchi come questo tendenzialmente indicano che, a prescindere da chi
sia la persona contattata, sono intere realtà (quelle che la persona frequenta)
ad essere messe nel mirino, che proprio per questo devono esserne adeguatamente
informate per non trovarsi impreparate e poter reagire nel modo più opportuno.
In questo spirito, mi rendo disponibile per un confronto con compagne e compagni
che lo desiderino.
Trento, giugno 2026
Pietro
Di seguito, riporto il testo con cui era stato segnalato il primo avvicinamento
(pubblicato sul n. 3 di disfare in accompagnamento all’articolo Alle radici
della guerra automatica – Appunti per una genealogia dell’intelligenza
artificiale).
Questo testo rielabora il contenuto di un intervento fatto a Genova nel maggio
2025 durante una serata di approfondimento sull’intelligenza artificiale. A
seguito della serata, di ritorno da Genova, il compagno che ha curato intervento
e testo è stato avvicinato da una persona che si è presentata come appartenente
ai servizi segreti (AISI). L’agente (o presunto tale) gli ha proposto un lavoro
di consulenza per i servizi sul tema della critica all’intelligenza artificiale.
Il compagno è stato fermato sotto casa della propria famiglia dove si trovava di
passaggio, di ritorno da Genova, in una maniera che non lascia dubbi sul fatto
che fosse stato pedinato o localizzato con altri strumenti. Il compagno, in
seguito anche a numerose telefonate da questo individuo (al quale non aveva
fornito il proprio numero di telefono), ha rifiutato l’offerta indecente. Ci
sembra importante segnalare questo tentativo di penetrazione dei servizi nel
tessuto del movimento che, nonostante abbia dei precedenti, è piuttosto
particolare perché si presenta nelle vesti di una collaborazione
professionale-accademica e dimostra un interesse per contenuti “critici”. Da un
lato, lo si può leggere semplicemente come il tentativo di avvicinare un
compagno con un pretesto studiato ad hoc per stabilire un contatto che potrà
essere messo a frutto nel tempo. Allargando lo sguardo, questo episodio è
sintomatico dell’attuale tentativo di reclutare sempre più gli ambiti accademici
alla gestione di un campo di battaglia globale che ormai non ha più confini (si
pensi al tentativo di imporre a università ed enti di ricerca l’obbligo di
collaborare con i servizi segreti previsto nell’ex-DDL 1660). Come questo testo
ha cercato di indicare, però, non si tratta di una colonizzazione recente di
saperi in precedenza non militarizzati, tutt’altro: guerra e ricerca
(specialmente in campi come l’informatica e l’intelligenza artificiale) sono
storicamente legate da un rapporto di co-produzione in cui si danno
continuamente forma a vicenda, e che fa della guerra un elemento costitutivo del
tecno-mondo in cui viviamo.
Riceviamo e diffondiamo questa toccantissima lettera della compagna Sara
Ardizzone, con un’introduzione che ne spiega il contesto. Sandro, Sara: non vi
dimenticheremo!
«Per cui, senza vittimismi, vi saluto. E se quando vi abbraccerò mi verrà da
piangere, non sarà perché credo di aver subito un’ingiustizia od un sopruso, ma
perché mi mancherete». Lettera di Sara Ardizzone alle colleghe del gennaio 2018
Facendo archeologia nei depositi di una vita di battaglie, abbiamo ritrovato
questa tenerissima lettera che Sara scrisse alle colleghe di lavoro nel gennaio
del 2018. La lettera nasce a seguito di un licenziamento per ragioni
disciplinari, un’insubordinazione a difesa della propria dignità che viene
rivendicata a testa alta. Il testo era stato all’epoca inoltrato anche ad alcuni
compagni più stretti.
È impressionante dopo tutti questi anni (ri)scoprire come non ci siano
differenze né in termini di stile, né soprattutto in termini di orgoglio, di
tenacia, di primato assoluto dell’etica, con altri documenti più recenti e
“politici” come, un esempio su tutti, la dichiarazione che Sara ha tenuto nel
tribunale di Perugia il 15 gennaio 2025 durante l’udienza preliminare del
processo Sibilla. A dimostrazione – se mai ce ne fosse bisogno – che Sara era la
stessa persona di fronte a tutti: di fronte ai colleghi, di fronte ai compagni,
di fronte agli inquisitori. E lo è stata negli anni. Altro che persona solitaria
e dalla doppia vita, come hanno scritto alcuni imbrattacarte sempre pronti a
suonare la colonna sonora che più aggrada ai potenti.
Il suo anarchismo non ha mai avuto bisogno di ulteriori specificazioni o
aggettivi. La sua è stata una personalità di orgoglioso, indomabile
individualismo, gelosa custode della sua libertà individuale, rivendicando in
ogni occasione di ragionare sempre e solo con la propria testa, senza prendere
ordini da nessuno e senza darli a nessuno. Al contempo, e senza linea di
contraddizione, anzi con estrema naturalezza, la sua interpretazione universale
degli eventi sociali è sempre stata improntata nel segno di un’irriducibile
concezione di classe, coerente coi principi anarchici. Una “propaganda col
fatto” che ha lasciato il segno su tantissime persone che hanno avuto la fortuna
di conoscerla.
* * *
Oggi mi è stata data comunicazione della risoluzione del mio contratto
d’apprendistato. Non possiamo negare che io ed i valori Decathlon (purtroppo o
per fortuna) andiamo in due direzioni diverse. Sarebbe ipocrita da parte mia
domandarsi il perché di una simile decisione da parte dell’azienda. Io, ragazzi,
non sorrido. Io non sorrido perché è contro natura (quello, davvero sì)
sorridere a chi ci fischia per i corridoi come se fossimo cani. Perché io non
sorrido quando una cliente mi chiama in accoglienza urlando che siamo degli
incompetenti perché la bici comprata, per sua stessa ammissione, alle h 20 il
GIORNO DOPO, ha una camera d’aria sgonfia. Io non rido quando la stessa signora
mi dice che siamo stati superficiali perché alle h 20e15 avevamo voglia di
staccare, ricordandomi che, per legge, se lei si trova in negozio, noi siamo
tenuti a rimanere fino a quando l’ultimo cliente non ha VOGLIA di terminare i
suoi acquisti. La legge non la conosco, ma una cosa ho imparato… che non sempre
legge vuol dire giustizia. E la mia giustizia è quella di mandarla AFFANCULO.
Perché nel ’43 era legge mandare gli ebrei nei campi di concentramento, ma la
legge si è cambiata, e si è cambiata con la forza. La stessa forza che i nostri
colleghi hanno usato in un’Ipercoop dell’Emilia Romagna, facendo i cordoni per
non fare entrare i clienti a comprare lo scorso 25 aprile. Per cui, senza
vittimismi, vi saluto. E se quando vi abbraccerò mi verrà da piangere, non sarà
perché credo di aver subito un’ingiustizia od un sopruso, ma perché mi
mancherete.
Sempre a pugno chiuso.
PADRONI DI NIENTE, SERVI DI NESSUNO.
Un abbraccio.
Sara
09/01/2018
Qui in pdf: lettera di sara ardizzone alle colleghe del gennaio 2018
IN TEMPI DI GUERRA
Sulla retata anti-anarchica del 16 giugno
Martedì 16 giugno, a Roma e altrove, un’ennesima retata si è abbattuta sul
movimento anarchico, con sette mandati d’arresto per altrettanti compagni e
compagne, diversi indagati a piede libero, perquisizioni in mezza Italia e lo
sgombero dello spazio occupato romano Bencivenga. Oltre a ciò, due compagni sono
stati arrestati con il nuovo reato di “terrorismo della parola” (270-quinquies
modificato) per il possesso di alcuni opuscoli trovati durante la perquisizione.
Mentre le informazioni trapelate dai media sono più scarse e lacunose del
solito, è abbastanza chiaro che l’indagine ruota attorno ad alcuni sabotaggi
delle linee ferroviarie, e in particolare a quello compiuto lo scorso 14
febbraio sulla tratta Roma-Firenze, contro le Olimpiadi di guerra di Cortina
2026.
Se l’opera di mistificazione e diffamazione dei media contro gli anarchici non è
certo una novità, non possiamo fare a meno di soffermarci sul livello raggiunto
stavolta dalla propaganda di regime (in particolare dall’ineffabile TG1), che
appare particolarmente grottesco: “si riunivano in un casolare come la Mafia”,
“pianificavano la strategia della tensione”, “intendevano compiere atti di
violenza”, “terrorismo anarchico”… Se giova ricordare a questi signori che per
gli anarchici la Mafia è un nemico quanto l’autorità, e che la “strategia della
tensione” in questo Paese è stata attuata dallo Stato, non è difficile
individuare dietro queste parole immonde un intento ben preciso: quello che ha
portato, nel 2015, a trasformare la Direzione Nazionale Antimafia (DNA) in
Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA). Con il risultato che
adesso viene applicata agli anarchici la stessa mostrificazione assoluta, e i
relativi trattamenti, riservati fino a ieri a veri o presunti mafiosi (e
peraltro inflitti da decenni ai comunisti rivoluzionari). Con l’aggravante, per
i rivoluzionari, di non praticare la violenza per ragioni di profitto o potere,
ma come una sorta di fine in sé, per puro gusto della distruzione o per chissà
quale oscura pulsione di morte. Come se migliaia di persone non si fossero
opposte alle Olimpiadi invernali per ragione chiarissime: la presenza dei
militari (per l’occasione senza uniforme) della squadra israeliana, la scorta
delle bande assassine dell’ICE, la devastazione dell’ambiente alpino in nome del
solito “grande evento”… e come se queste motivazioni non fossero state
rivendicate, con prosa inequivocabile, nel comunicato seguìto al sabotaggio.
Quanto alla consueta accusa di “terrorismo”, crediamo che Gaza abbia chiarito a
sufficienza la questione – e che non possano esserci più dubbi su chi diffonde
il terrore.
In tempi di guerra, diceva un vecchio poeta, la prima vittima è la verità.
Mentre Alfredo Cospito rimane in 41-bis come una sorta di capro espiatorio per
le “colpe” di tutto il movimento anarchico, lo Stato arriva a criminalizzare la
stessa intenzione di fare qualcosa per sottrarlo alla tortura. Mentre dobbiamo
ancora riprendere respiro dalla morte di Sara e Sandro, lo Stato cerca di usarla
contro di noi.
Non sappiamo se arrestate e indagati abbiano compiuto le azioni di cui sono
accusati. Possiamo solo ripetere ciò che abbiamo scritto tante volte in simili
casi: se sono “innocenti” hanno tutta la nostra solidarietà, se sono “colpevoli”
ce l’hanno ancora di più.
Solidarietà a Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, a
tutte le indagate e i perquisiti.
Fuori Alfredo dal 41-bis!
Con Sara e Sandro nel cuore.
Anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto
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Contro tutte le omissioni e gli oscuramenti mediatici, riportiamo di seguito il
comunicato di rivendicazione del sabotaggio della linea ad alta velocità
Roma-Firenze dello scorso 14 febbraio:
Fuoco alle Olimpiadi! Oggi non si viaggia!
La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato
e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse
linee dell’alta velocità.
Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa
edizione dei Giochi Olimpici Invernali.
Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di
mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la
polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla
luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di
essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto!
Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto
che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non
lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della
politica “militante”.
Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari,
individui coscienti vorremmo fare lo stesso. L’infrastruttura ferroviaria è un
nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra RFI
e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il
più chiaro esempio. Attaccare RFI quindi è un atto concreto di antimilitarismo e
un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della
guerra e del colonialismo.
Le olimpiadi invernali di Milano-Cortina non fanno eccezione: fiumi di denaro
che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento
per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di
interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e
prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi
al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo
irreversibile dai relativi impianti di risalita.
Quest’azione infine esprime la nostra rabbia per la presenza ai Giochi di agenti
dell’Ice, le squadracce anti-immigrati ormai tristemente note per omicidi,
rastrellamenti, abusi e violenze perpetrate contro gli indesiderabili e gli
oppositori interni negli Stati Uniti, il che ci ricorda che ogni polizia e ogni
raggruppamento fascista è lì per essere utilizzato contro la propria popolazione
quando la “ragion di stato” lo richieda.
Servono soltanto pochi ingredienti per agire contro il mondo dello sfruttamento,
dell’oppressione e della devastazione: un po’ di studio, precauzione e
determinazione in uguale misura, qualche complice, qualche litro di
combustibile… e tutto è possibile! Buona fortuna!
Solidarietà ai prigionieri anarchici di tutto il mondo
Solidarietà a Juan, Stecco, Anna, Alfredo, Tonio, Ghespe, Dayvid ai compagni
repressi nell’operazione Ipogeo, ai prigionieri palestinesi
Per l’Anarchia
Riceviamo e diffondiamo:
Dalle 5 circa della mattina del 16 giugno 2026 è scattata l’ennesima operazione
repressiva che ha coinvolto numerosx compagnx anarchicx in varie parti della
penisola. Il reato contestato è un’associazione con finalità di terrorismo
(art.270 bis). L’associazione sarebbe inerente alcuni sabotaggi compiuti in
occasione della devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come
Olimpiadi Invernali.
A quanto ci risulta sono state applicate 5 custodie cautelari in carcere e 2
arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A seguito delle perquisizioni
però, con la contestazione di autoaddestarmento (270 quinquies), altri 2
compagni sono stati tratti in arresto, per loro non era inizialmente prevista
alcuna misura cautelare.
A seguito di questa operazione il Bencivenga occupato è stato sgomberato.
Attualmente elenchiamo gli indirizzi noti dex compagni incarceratx.
Nico Aurigemma
Arnau Vallet Casadevall
Stefano Marri
Regina Coeli, via della Lungara 29, 00165, Roma
Micol Marino
C.C. Rebibbia femminile, via Bartolo Longo, 92 00156 Roma
Pietro Rosetti
C.C.di Forlì, via della Rocca 4, 47121, Forlì
Francesco Benedetti
C.C.Lorusso e Cotugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 10151, Torino
Questi indirizzi sono provvisori e potrebbero cambiare nei prossimi giorni. Uno
dei due compagnx arrestatx a seguito della perquisizione pare ancora in questura
in attesa del processo per direttissima. Seguiranno aggiornamenti.
A loro va tutta la nostra solidarietà. Con rabbia e amore, per l’anarchia.
Che il genocidio automatizzato in Palestina e la hybris tecnologica e
guerrafondaia suscitino sdegno e orrore sempre più diffusi, è segno che lo
spirito umano non è ancora morto. Che il senso di allarme di fronte a un
presente inguardabile e invivibile non resti sempre e solo sul piano del
discorso, lo è ancora di più. Per questo diffondiamo la notizia di queste
azioni, attraverso le parole cristalline che le hanno accompagnate. «Con amore
per la vita e per chi cammina rispettosamente su questa terra». Guerra al
totalitarismo tecnologico! Guerra alla guerra!
da
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/04/contro-la-loro-guerra-contro-il-silenzio-sabotaggio-doppio-incendio-di-cavi-delle-linee-ferroviarie-nella-zona-del-porto-rotterdam-paesi-bassi-2026/
“Contro la loro guerra, contro il silenzio: sabotaggio”. Doppio incendio di cavi
delle linee ferroviarie nella zona del porto (Rotterdam, Paesi Bassi, 2026)
Tra febbraio e aprile 2026, i cavi situati accanto alla linea ferroviaria di
Kralingse Bos, nel porto di Rotterdam (Paesi Bassi), sono stati incendiati due
volte.
Poiché i media non hanno dato risalto a questi atti di sabotaggio, abbiamo
deciso di diffondere queste informazioni nella speranza che possano essere di
ispirazione per altri. Molto è già stato scritto riguardo al genocidio in corso,
alla guerra, al militarismo e alla devastazione del pianeta.
Le merci che rendono possibili la guerra, il genocidio e l’ecocidio transitano
attraverso questo porto. È responsabilità di tutti noi porre fine a tutto ciò.
Con rabbia contro chi porta morte e devastazione. E con amore per la vita e per
chi cammina rispettosamente su questa terra.
[Pubblicato in inglese in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/04/contro-la-loro-guerra-contro-il-silenzio-sabotaggio-doppio-incendio-di-cavi-delle-linee-ferroviarie-nella-zona-del-porto-rotterdam-paesi-bassi-2026/
| Tradotto in italiano e pubblicato in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/04/contro-la-loro-guerra-contro-il-loro-silenzio-sabotaggio-doppio-incendio-di-cavi-delle-linee-ferroviarie-nella-zona-del-porto-rotterdam-paesi-bassi-2026/]
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da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/10/la-guerra-e-alle-porte-chiudiamogliele-in-faccia-rivendicazione-del-sabotaggio-della-linea-ferroviaria-sulla-tratta-verona-brennero-30-maggio-2026/
“La guerra è alle porte, chiudiamogliele in faccia!” Rivendicazione del
sabotaggio della linea ferroviaria sulla tratta Verona-Brennero (30 maggio 2026)
La guerra è alle porte, chiudiamogliele in faccia!
Nella notte tra il 29 e il 30 maggio abbiamo deciso, in continuità con lo
sciopero generale contro la guerra, di sabotare la linea ferroviaria sulla
tratta Verona-Brennero. Abbiamo deciso di agire lì poiché quello del Brennero è
un passaggio strategico e fondamentale per l’esportazione e l’importazione di
merci, materie prime, armamenti. Lo abbiamo fatto incendiando due centraline
elettriche. Gli scioperi contro la guerra e il genocidio sono stati
caratterizzati dallo slogan “blocchiamo tutto”. Questo è un contributo.
Per tale motivo questa è un’azione contro la guerra e la normalità che prende
piede.
Contro la guerra degli stati.
Contro gli accordi tra RFI e Leonardo, industria degli armamenti.
Sempre al fianco della resistenza palestinese e dei sui prigionieri, rinchiusi
anche in Italia su mandato di Israele.
Contro ogni collaborazione con lo stato sionista.
Chiudere il 41bis, carcere di guerra.
Sara e Sandro vivono nella lotta, nell’azione, nel fuoco della libertà.
[Ricevuto via e-mail e pubblicato in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/06/10/la-guerra-e-alle-porte-chiudiamogliele-in-faccia-rivendicazione-del-sabotaggio-della-linea-ferroviaria-sulla-tratta-verona-brennero-30-maggio-2026/]
Il sabotaggio alla ferrovia si è sommato a una manifestazione contro il
passaggio di TIR al Brennero, aggravando il blocco pressoché totale del valico:
https://lespresso.it/c/attualita/2026/5/30/brennero-blocco-protesta-sabotaggio-treni-fermi-verona/62457
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da https://ispiraazione.noblogs.org/?p=693
[FROGES (ISÈRE), FRANCIA]: RIVENDICAZIONE DI UN ATTACCO AI TRALICCI CONTRO STM E
SOITEC: ACQUA E STELLE, NON CHIP E NUCLEARE!
Giugno 7, 2026 ispira-azione
Da Indymedia Nantes, 05.06.26
All’inizio della settimana, abbiamo attaccato due tralicci delle linee ad alta
tensione che alimentano la sottostazione elettrica di Froges, nel Grésivaudan.
Questa sottostazione fornisce elettricità agli stabilimenti di semiconduttori
STMicroelectronics e Soitec. Abbiamo segato le basi di questi tralicci, ma sono
rimasti in piedi nonostante i nostri sforzi per farli cadere e causare
un’interruzione di corrente.
RTE, queste linee devono essere messe fuori tensione subito!
Il nostro sabotaggio si inserisce in una lotta più ampia contro il sistema
tecno-industriale. Cogliamo l’occasione per salutare i/le partecipanti al corteo
in corso a Grenoble e far loro sapere che siamo in molti/e a opporci al loro
mondo di microchip, alienazione e distruzione della vita.
Azione diretta!
Solidarietà!
Resistenza!
Riprendiamo e rilanciamo da
https://pungolorosso.com/2026/06/03/da-portella-della-ginestra-ad-amendolara-il-filo-nero-della-repubblica-fondata-sul-lavoro/
questo ottimo articolo sull’orribile strage di Amendolara. Nella pagina
originale del Pungolo rosso si trovano anche due consigli di lettura sulla
questione del razzismo di Stato.
DA PORTELLA DELLA GINESTRA AD AMENDOLARA, IL FILO NERO DELLA REPUBBLICA “FONDATA
SUL LAVORO”
La strage di braccianti afghani e pakistani di Amendolara è stata il solo
momento di verità di un 2 giugno sommerso dall’ipocrisia di regime degli
oligarchi convocati al Quirinale, con un codazzo di giullari, e dalla retorica
“pacifista” dei bellicisti organizzatori della sfilata ai Fori imperiali –
produttore, regista e primattore l’inamovibile d.c. Mattarella.
Per spontanea associazione di idee, ci è tornata alla mente la strage di
Portella della Ginestra, 1° maggio 1947.
Erano passati solo pochi mesi dal referendum su repubblica o monarchia,
addirittura pochi giorni dalla vittoria alle prime elezioni regionali del Blocco
del popolo (PCI-PSI). Nella contrada di Piana degli Albanesi qualche centinaio
di contadini poveri e braccianti festeggiavano con le famiglie e i loro
dirigenti sindacali. Si ballava tra le bandiere rosse. La festa fu spezzata
dalle raffiche sparate dalla banda di Salvatore Giuliano: 11 assassinati (tre di
loro sotto i 15 anni), più di 50 feriti.
Una strage di stato (sicuro il coinvolgimento dei servizi segreti). Bisognava
stroncare sul nascere, nel sangue, la speranza di un’Italia
democratico-repubblicana radicalmente differente da quella monarchico-fascista,
nutrita da quei contadini senza terra e braccianti.
Servizi segreti-agrari-mafia e, sullo sfondo anche gli Stati Uniti, collegati in
un’azione esemplare per stroncare quella speranza per sempre, caso mai non fosse
stata sufficiente la vile amnistia pochi mesi prima concessa alla quasi totalità
dei gerarchi e criminali fascisti dal ministro della giustizia “comunista”
Palmiro Togliatti. Quella amnistia, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23
giugno 1946, fu il primo atto politico identificativo della democrazia
post-fascista. Era necessario, sostenne Togliatti, “un rapido avviamento del
Paese a condizioni di pace politica e sociale”.
E dunque, scarcerazione di massa dei fascisti, servi prezzolati delle classi
sfruttatrici. Di lì a poco, il Primo Maggio successivo, a Portella della
Ginestra “anche le pietre bevvero sangue”… sangue di sfruttati.
Ottant’anni dopo, si festeggia l’anniversario della repubblica con la strage di
Amendolara.
Non c’è bisogno di pensare ai servizi segreti come diretti mandanti. Ma sta di
fatto che in questo nuovo crimine ci sono di mezzo ancora una volta la grande
proprietà terriera e la mafia: quella piccola di importazione (pakistana) che
forse pagherà qualcosa, e quella grande (la ‘ndrangheta) che non pagherà nulla,
perché è al servizio delle grandi società che controllano la grande
distribuzione e la produzione alimentare. Sono loro a fissare il prezzo dei
prodotti alla fonte (si tratti di pomodori, fragole, agrumi, ortaggi), e questo
prezzo è tale – in genere – che non consente se non salari da fame, vita in
baracche o (come nel caso degli assassinati) in dormitori da dieci in due
stanze, orari di lavoro e carichi di fatica fisica da antica schiavitù.
E lo stato dov’è? Dalla stessa parte del Primo Maggio 1947.
Infatti, era tutto noto a tutti: carabinieri, polizia, magistrati, sindaci,
regione, parlamento, governo, vertici dello stato. Lo ammette “la Repubblica” di
oggi:
“La strage di Amendolara era già scritta nelle inchieste delle procure di
Castrovillari, Matera e Potenza. Nelle relazioni delle forze dell’ordine. Nei
dossier dei sindacati. Da anni tutti raccontano la stessa storia: quella di un
nuovo caporalato pachistano e indiano radicato tra la Sibaritide, il Metapontino
e la Puglia. Un caporalato che parla urdu e punjabi, ma che in realtà resta
profondamente italiano, perché italiani sono quelli che guadagnano dagli
schiavi”.
Proprietari terrieri, imprese della commercializzazione, dei trasporti, le
grandi bande mafiose, le banche (la vera Cupola) dove finiscono i proventi dello
schiavismo, etc. Nelle parole, per una volta semplici e veritiere, del
segretario regionale della Cgil: “Gli schiavi lavorano, i caporali controllano,
i padroni guadagnano”. La stima è questa: “il business del lavoro irregolare e
del caporalato in agricoltura vale circa 4,8 miliardi di euro l’anno”, fondato
sull’”asse di ferro tra ‘ndrangheta e caporali: chi si ribella qui, muore”.
Altre stime meno restrittive (Eurispes, ad es.) arrivano a 25,2 miliardi di euro
– se fosse quest’ultima la stima giusta, sarebbero moltiplicate le ragioni di
morte.
E’ tutto noto a tutti: l’Istat certifica 117.000 lavoratori in nero nella
Calabria, in larga misura in agricoltura. In Italia sono almeno 200.000 i
braccianti costretti a lavorare nei campi in condizioni brutali, anche
attraverso il ricatto del permesso di soggiorno. Ma non è necessariamente
diversa la sorte per quelli che il permesso di soggiorno ce l’hanno, come i 4
bruciati vivi ad Amendolara.
80 anni dopo la Repubblica democratica del capitale “fondata sul lavoro” è
sempre quella di Portella della Ginestra.
Poco importa se oggi i suoi picciotti sono scuri di pelle e vengono da fuori
(come gli ascari dell’esercito monarchico-fascista) – essa resta fondata, come
ieri, sullo spietato sfruttamento del lavoro, in particolare del lavoro dei
proletari immigrati.
E la famosa legge 199 del 2016 contro il caporalato che punisce i caporali con
la reclusione da 1 a 6 anni, prevede la confisca dei beni dei condannati e la
responsabilità della aziende committenti? Perfino il trombone Saviano riconosce:
“è sistematicamente inapplicata non per mancanza di cultura. Per scelta“.
Per scelta delle istituzioni della Repubblica democratica, coerente con la
propria natura di classe: da Portella della Ginestra ad Amendolara, proprietà
privata dei mezzi di produzione e profitto non si possono toccare.
Noi onoriamo per la loro ribellione a questo sistema di iper-sfruttamento
protetto dallo stato i nostri fratelli di classe afghani e pakistani Fazal Amin
Khogiamy (28 anni), Waseem Khan (29 anni), Safi Amjad (19 anni), Ismat Ullah
Oiemi (19 anni) assassinati, e il loro compagno sopravvissuto Taj Mohammad (35
anni).
Ancora una volta sono loro, dei proletari immigrati, a dare un esempio di
combattività. Il momento in cui anche i proletari italiani sapranno essere alla
loro altezza, verranno tempi duri per le mafie, le multinazionali e la
repubblica dei padroni e dei parassiti che si è auto-festeggiata ieri ai Fori
imperiali e al Quirinale.
Riceviamo e diffondiamo:
Qui in pdf: sempre al fianco di alfredo cospito 15 giugno 2026
Sempre al fianco di Alfredo Cospito
Sara e Sandro, non vi dimenticheremo mai
Spoleto, 15 giugno 2026
Lunedì 15 giugno si terrà a Spoleto un’udienza del processo che vede sul banco
degli imputati alcuni tra coloro che scesero in piazza il 1º novembre 2022,
accusati di aver partecipato a un corteo spontaneo che attraversò alcune vie del
centro storico a seguito del presidio fuori dal carcere cittadino in solidarietà
con il compagno anarchico Alfredo Cospito, allora al dodicesimo giorno del suo
lungo sciopero della fame contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo. Un episodio
senz’altro marginale, ma che rappresenta ancora una volta un’occasione per
manifestare contro la detenzione del nostro compagno in questo regime di
annientamento: è necessario tornare a mobilitarci contro l’estensione indefinita
di questo trattamento vendicativo contro un prigioniero che non riescono a
piegare.
Una giornata che assume un valore particolarmente significativo in quanto si
tratta della prima volta in cui si svolgerà un’udienza di un processo nel quale
è imputata la nostra compagna Sara Ardizzone, morta tra il 19 e il 20 marzo
insieme al compagno Alessandro Mercogliano nell’incidente avvenuto
verosimilmente nel corso di una azione rivoluzionaria che stavano preparando.
Ricorderemo Sara con la postura che la compagna ha sempre tenuto di fronte alle
ingiustizie e agli inquisitori che si ergono a garanzia della loro
perpetrazione.
Mentre le tensioni internazionali ci trascinano sempre più rapidamente
nell’abisso di un conflitto bellico su scala mondiale, con l’Italia – elmetto in
testa – schierata al fianco della NATO, degli USA e dei sionisti su tutti i
fronti, è bene ricordare come la repressione sia da sempre l’espressione più
eloquente della guerra sul fronte interno, dove lo Stato e i padroni fanno di
tutto per combattere i rivoluzionari e le classi oppresse. Porteremo con noi il
ricordo dolce e l’esempio luminoso di chi è caduto combattendo per la sola
guerra che è giusto combattere: quella contro ogni Stato, a partire dal nostro.
Pace fra gli oppressi, guerra agli oppressori!
Sabotiamo il fronte interno supportando i prigionieri della guerra sociale!
Il 41 bis è un carcere di guerra. Vogliamo Alfredo Cospito fuori dal 41 bis!
Sara e Sandro, non vi dimenticheremo mai.
Ci vediamo lunedì 15 giugno 2026 a Spoleto per una presenza nei pressi del
tribunale. Appuntamento in piazza Pianciani alle ore 08:30.