L’aggressione al Venezuela nonostante la dimostraziome muscolare è un segnale
della crisi di egemo nia degli Stati Uniti che si trovano a fare i conti con una
economia in affanno afflitta da un debito fuori controllo ,la
deindustrializzazione,l’inflazione generata dai dazi applicati in maniera
sconsiderrata,una bolla finanziaria incombente ,la svalutazione del dollaro.
L’amministrazione Trump persegue la soluzione bellica come risoluzione delle
tensioni economiche per imporre il dollaro come valuta internazionale ,forzando
l’acquisto di debito americano che perde sempre di più credibilità sui mercati.
Gli Stati Uniti con l’attacco al Venezuela hanno dimostrato di voler controllare
i flussi energetici globali di combustibili fossili allo scopo di creare le
condizioni per condizionare la crescita della Cina divenuta un concorrente
proprio nello scenario latinoamericano. Dalla fine della guerra seconda guerra
mondiale il Pil americano rispetto a quello globale è passato da un 40% circa
nel 1945 al 25% del 2025 ,la perdita delle capacità produttive e l’aumento della
finanziarizzazione dell’economia con l’emersione delle bolle speculative hanno
indebolito il ruolo del dollaro come valuta rifugio aprendo la strada ad un
lento ma inesorabile processo di de-dollarizzazione negli scambi internazionali.
La crisi di egemonia è affrontata con il ricorso ad una economia di guerra con
il disfunzionale ipetrofismo della spesa militare che trova una entusiastica
sponda in Europa sempre più vicina ad un coinvolgimento diretto nella guerra
contro la Russia.
Ne parliamo con Alessando Volpi economista .