Il 5 gennaio, con un’azione militare lampo, gli Stati Uniti di Donald Trump
hanno catturato e sottoposto ad arresto Nicolás Maduro, allora presidente del
Venezuela, e principale alleato di Cuba nel continente americano, nonché
fornitore di beni essenziali come il petrolio. Da allora in poi, nemmeno una
goccia. Gli Stati Uniti hanno chiuso la strada a qualsiasi forma di
approvvigionamento, spingendo l’isola caraibica verso una crisi mai così
profonda, a un passo dal collasso.
Il 29 gennaio il presidente americano ha anche firmato un ordine esecutivo che,
adducendo unilateralmente ragioni di “sicurezza nazionale”, impone sanzioni a
chiunque venda petrolio al regime cubano. Anche il Messico, nel timore di essere
colpito da un inasprimento dei dazi statunitensi, ha deciso di sospendere le
forniture di petrolio in attesa di trovare una soluzione diplomatica.
Il 7 marzo 2026, durante un vertice in Florida, Donald Trump e i leader di 12
nazioni latinoamericane hanno formalizzato lo Shield of the Americas, una
coalizione multinazionale militare e politica finalizzata ufficialmente a
contrastare lo smercio di droga in latino America, e a riaffermare l’influenza
statunitense nella regione secondo una rinnovata Dottrina Monroe. Durante questo
incontro, Trump ha apertamente dichiarato che il regime cubano si trova nei suoi
“ultimi momenti di vita”, forte anche del totale isolamento diplomatico ed
economico in cui l’isola è precipitata dall’inizio dell’anno.
Tornando al Venezuela, familiari di detenuti politici, ex prigionieri e
rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani hanno manifestato
pacificamente davanti all’Ufficio del Difensore civico, a Caracas, chiedendo la
liberazione delle persone incarcerate per motivi di opinione. I manifestanti
hanno consegnato un documento in cui chiedono condizioni dignitose di
reclusione, la fine dei trasferimenti senza preavviso e la liberazione dei
detenuti perseguitati per ragioni politiche. Dalla rimozione, forzata, del
presidente Maduro a gennaio, i diritti in Venezuela non sono migliorati: la
possibilità di elezioni politiche è stata scartata dallo stesso Trump, le
liberazioni promesse non sono avvenute e diverse organizzazioni denunciano
addirittura un aumento della censura. L’unica cosa portata a termine è stato
l’accordo sul petrolio, che concede agli Stati Uniti la gestione di un quinto
delle riserve di petrolio del Venezuela, con al centro delle negoziazioni il
controverso imprenditore venezuelano, già indagato per riciclaggio di denaro,
Alejandro Betancourt López. Ne parliamo con Andrea Cegna, giornalista free
lance, profondo conoscitore dell’America Latina.
Tag - Trump
In vista delle elezioni midterm, facciamo una cronologia ragionata e non
esaustiva del trumpismo e dei legami che si saldano tra Stati, capitale e
movimenti neonazisti. Maccartismo 2.0, criminalizzazione delle lotte sociali,
dell’antifascismo, della solidarietà alla Palestina, attacchi alle
infrastrutture di comunicazione libere e fuori dalle logiche di mercato, pesanti
ingerenze nella politica estera, sanzioni, dazi e altre forme di violenza
economica… tutto questo e molto altro nel primo anno e mezzo del secondo mandato
di Trump! (e in Europa non va meglio)
Con un compagno del comitato antirep di Milano facciamo il punto dei vari filoni
del processo per i “fatti di Budapest”, lanciamo gli appuntamenti delle prossime
settimane in solidarietà a tuttx lx antifa e per la difesa delle lotte sociali.
Per Maja, contro l’estradizione di Gino e Zaid, free all antifas! Assemblea
nazionale 5 settembre h. 11 @ Acrobax
Chiudiamo con alcune notizie sulla repressione del fronte interno statunitense.
Estratti dalla puntata del 31 agosto 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
LISTE NERE, TERRORISMO ANTIFA E CENSURA GLOBALE
Il 26 agosto 2026 il collettivo Autistici/Inventati (A/I) è stato inserito in
una lista nera del Dipartimento del Tesoro statunitense che include anche
l’organizzazione della diaspora palestinese Masar Badil (Palestinian Alternative
Revolutionary Path Movement), e il movimento britannico Palestine Action.
Il collettivo non è accusato di aver compiuto azioni criminali, ma di aver
consentito l’anonimato online e strumenti di comunicazione protetta grazie alle
sue strutture autogestite.
In compagnia dell’avvocato Gianluca Vitale, che si sta occupando della tutela
legale di Autistici/Inventati, affrontiamo diversi aspetti politici, geopolitici
e geotecnologici della vicenda: dall’attacco alla libera comunicazione del
pensiero, alla censura facilitata anche da normative come il Digital Service Act
europeo, all’utilizzo delle liste nere come esercizio di egemonia repressiva su
scala globale, alla possibile influenza sulle autorità italiane e a
ripercussioni legali, fino al conflitto intrinseco tra il modello di interazioni
digitali difeso da A/I e quello dei colossi del web statunitensi.
/ / / intervista a un compagno di Hacklab Torino
A margine riprendiamo alcune cornici all’interno delle quali leggere l’attacco
del Dipartimento del Tesoro statunitense contro A/I:
– il fronte interno degli USA trumpiani e la necessità di rappresentare Antifa
come network terroristico internazionale
– il tentativo di testare la possibilità di consolidare un’internazionale
reazionaria della repressione
– la multipolare guerra all’anonimato online e alla crittografia delle
comunicazioni digitali
CHATBOT E CYBERMAFIE
L’indicazione da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense delle strutture
di Autistici/Inventati come facilitanti attività illegali e terroristiche
diventa quasi ridicola se si osserva il ruolo dei chatbot statunitensi nella
costruzione di industrie della truffa e nel supporto a eserciti non-statali come
Boko Haram:
DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE UCRAINA
L’Ucraina sta seguendo le orme di Israele nella strutturazione di una rete di
diplomazia tecno-militare?
Gli accordi Ucraina-Honduras per l’uso di droni sul fronte interno, l’accesso
dell’apparato militare industriale britannico ai dati degli Avengers AI Labs
ucraini, l’ex ministro della difesa Fedorov (architetto delle guerra
automatizzata) arruolato da Crosetto, Leonardo che apre la sua filiale a Kiev,
ma soprattutto la dimensione laboratoriale del confitto… ci suggerirebbero di
sì.
Sulle reti di diplomazia industriale sionista vedi anche:
RETI DI CONDIZIONAMENTO SIONISTE
DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE ISRAELIANA: IL CASO ELBIT
Il 26 agosto il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato di aver deciso di
applicare sanzioni antiterrorismo nei confronti del collettivo
Autistici/Inventati, che hasede in Italia. La legge federale americana
conferisce al Dipartimento del Tesoro ampia discrezionalità nell’attribuire
l’etichetta di “organizzazione terroristica” a gruppi stranieri. Nel medesimo
pacchetto di misure restrittive, applicate nell’ambito di una strategia più
ampia contro il dissenso radicale, oltre ad A/I rientrano sigle internazionali
come Palestine Action e Masar Badil. La base legale è l’Executive Order 13224,
firmato dopo l’11 settembre 2001, che consente di colpire chiunque abbia
“materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario,
materiale o tecnologico” a un atto di terrorismo. La formula “supporto
tecnologico” è il perno di tutta la vicenda, perché è quella che permette di
trattare un provider di servizi come un fiancheggiatore.
La pratica di designare una piattaforma Internet e un fornitore di servizi come
gruppo terroristico ha implicazioni “enormi” per il futuro della libertà di
espressione su Internet, ed è per questo che è importante supportare il
collettivo A/I.
Il dipartimento di stato Usa ha dato un mese di tempo a privati e imprese
statunitensi per rompere i rapporti con il collettivo Autistici/Inventati
accusato di terrorismo. Ma, a sole ventiquattr’ore dal provvedimento, le caselle
mail ospitate da A/I e i blog noblogs non erano raggiungibili. Tutta colpa del
Public Interest Registry (Pir), l’ente che da Washington governa l’accessibilità
ai domini «.org» utilizzati abitualmente da gruppi e associazioni no profit. Il
Pir ha voluto obbedire per primo all’ordine di Trump e Rubio rendendo
irraggiungibile il server. In una mezza giornata, lx tecnicx del collettivo
hanno rimediato al problema. I dati sono stati trasferiti a un altro indirizzo
web, lx utenti di autistici.org hanno recuperato le loro email e i blog sono
tornati visibili su .noblogs.org.
Di seguito, pubblichiamo quanto condiviso direttamente da A/I rispetto all’uso
delle caselle mail:
1. Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua
casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!).
Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque
accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di
posta.
2. Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio,
puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando
la webmail o il tuo solito client di posta.
3. Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo
https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci
il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account.
4. Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi
fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a
mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a
smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il
tuo account email come al solito.
Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse.
Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che
ne abbiamo.
Per rimanere aggiornatx, e approfondire, consigliamo di controllare le seguenti
pagine.
Website: https://inventati.org (dove trovate una trovate una spiegazione
completa della vicenda, e i comunicati e la solidarietà espressa)
Blog: https://cavallette.noblogs.org
Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette
Ne abbiamo parlato con un compagno dell’Hacklab torinese. Ascolta
l’approfondimento.
Di seguito del materiale da diffondere, il link per scaricare “+KAOS”, il libro
sui 10 anni di mediattivismo e hacking di A/I, e l’articolo di Sabot Media
citato nella puntata.
El Ninho non ha risparmiato neanche il 250esimo anniversario della Dichiarazione
di Indipendenza degli Stati Uniti, come d’altronde non ha risparmiato l’Europa.
A Washington la tradizionale parata del Giorno dell’Indipendenza è stata
cancellata dopo che il National Weather Service ha diramato un’allerta per caldo
estremo, con temperature percepite comprese tra 43 e 46 gradi. Decine di
migliaia di persone che avevano sfidato il caldo più intenso mai registrato
nella capitale per il 4 luglio sono state costrette a lasciare il National Mall
diverse ore prima del discorso a causa dell’arrivo di temporali, altre
“È urgente intervenire per salvaguardare le condizioni in cui i mercati, e la
civiltà stessa, possono funzionare”, ha detto un alto dirigente di Allianz, il
colosso delle assicurazioni. Da queste dichiarazioni, abbiamo provato a
esplorare alcuni scenari economico-finanziari innescati dalla crisi climatica,
con l’aiuto di alcuni articoli di giornale e l’intervento del Prof. Andrea
Fumagalli.
I mondiali di calcio, non da oggi, rappresentano uno dei principali eventi
planetari e molti sono i nodi di analisi che possono emergere nel rapporto tra
calcio, capitale e potere. Come si è evoluta la pratica calcistica
nell’evoluzione del rapporto tra capitale e lavoro? Come questi eventi sono
stati centrali nella legittimazione dei potenti di turno dall’Italia di
Mussolini agli odierni USA di Trump? Quale ruolo ed evoluzione per il governo
del calcio mondiale – la FIFA – e il suo onnipresente presidente Infantino? A
queste domande e con una chiusa di speranza abbiamo provato a rispondere grazie
al nostro ospite Luca Pisapia, giornalista e autore del testo “Il calcio è
potere. Una storia critica dei mondiali da Mussolini a Trump”.
Le proteste scoppiate ormai venti giorni fa in Albania non accennano a smettere.
La mobilitazione ha preso avvio dalla contrapposizione a un mega progetto
turistico da oltre un miliardo di dollari promosso da Kushner, genero di Trump,
ma hanno preso un’ampiezza sia in termini di rivendicazioni che di
partecipazione molto significativa.
Molte sono state anche le iniziative di solidarietà in tutto il mondo da parte
della diaspora e in Albania, da Tirana ad altri centri più periferici, la
protesta continua con regolarità dandosi appuntamento ogni giorno alle 18 per
presidi, manifestazioni da migliaia di persone, blocchi e occupazioni di
infrastrutture come strade e aeroporti. E’ molto interessante guardare alla
composizione della mobilitazione perché è trasversale e popolare, tende a
oltrepassare le forme delle organizzazioni classiche, non si riconosce in un
partito ma sta assumendo forme di protesta sempre maggiormente radicali senza
perdere il suo aspetto di massa.
In questo senso l’intervista con Elon, compagno di Immigrital, è molto
interessante perché approfondisce questi aspetti portando alla memoria alcune
similitudini con il movimento di massa per la Palestina avvenuto in Italia a
settembre e ottobre scorsi.
Trump è vinto. Questa è il dato che viene fuori dal piano di intesa con l’Iran e
sta facendo il giro del mondo.
Il piano in 14 punti proposto dagli Usa viene letto come il sintomo di una resa
a fronte di un avversario, l’Iran, che nonostante sia stato aggredito ha
mostrato una tenuta piuttosto decisiva.
I punti dell’accordo che si firmerà venerdì riportano alcune questioni cruciali:
il controllo di Hormuz, il programma nucleare iraniano, le sanzioni e,
soprattutto, la fine dell’attacco da parte di Israele al Libano e Gaza. Un punto
cruciale che rappresenta anche il terreno sul quale si potranno esacerbare nuove
dinamiche belliche e che potrà portare all’inasprimento dei rapporti tra i due
alleati.
Un commento a caldo con Antonello Sacchetti, giornalista indipendente e curatore
dell’omonimo canale YouTube
In questa puntata continuiamo la nostra riflessione sulle dinamiche economiche
che condizionano le scelte belliche dell’amministrazione americana in questa
fase d’instabilità globale. Ci aiuta il professore Alessandro Volpi, docente di
storia contemporanea ed autore di varie pubblicazioni . Gli Stati Uniti hanno un
debito pubblico che si avvicina alla cifra “monstre”di 40 mila miliardi di
dollari corrispondenti a quasi la metà del debito globale. La circostanza che un
paese che rappresenta circa il 15% del PIL mondiale sia così indebitato e che la
sua valuta venga utilizzata per quasi la totalità delle transazioni
internazionali ,costituisce quella che nel 2019 l’allora governatore della Bank
of England ,Mark Carney ora premier canadese, definì un’asimmetria
destabilizzante nel cuore dell’economia finanziaria mondiale. L’esorbitante
privilegio del dollaro, come lo chiamò Valery Giscard D’Estaing allora
presidente francese, nel 1960 consente agli Stati Uniti di finanziare il suo
debito con i dollari che arrivano dagli altri paesi che utilizzano la valuta
americana per gli scambi commerciali ,ma questo privilegio si sta esaurendo
sepolto dalla montagna del debito. I tassi del Treasury decennale sono ormai
quasi al 5% ,quindi il servizio del debito aumenta mentre la quota in mano agli
investitori pubblici e privati esteri diminuisce ,essendo inferiore al 25%
.Questi dati indicano una mancanza progressiva di fiducia nella sostenibilità
del debito federale ,inoltre altro indicatore che fa tremare i polsi ai
possessori di Treasury ,il valore del CDS su debito americano (i Credit Default
Swap ,assicurazioni sulla mancata restituzione del debito) è sempre più alto . A
sostenere il debito americano contribuiscono le agenzie di rating che continuano
a dare valutazioni positive nonostante i segnali di deterioramento, anche perché
sono controllate dagli stessi fondi d’investimento che hanno i loro portafogli
imbottiti di debito federale. L’aumento dei tassi per rendere allettante
l’acquisto del debito in dollari trascina al rialzo tutto il mercato
obbligazionario mondiale costringendo ad una rincorsa dei tassi che non tutti i
paesi debitori possono permettersi . L’ipertrofica capitalizzazione degli indici
di borsa segnala il limite della disponibilità di liquidità del mercato, il
rapporto elevato tra la capitalizzazione di borsa e il pil americano dimostra
che l’eccezione americana si regge sul mercato azionario che a sua volta si
concentra solo su 7 titoli dallo smisurato valore azionario che spesso non
corrisponde a quello reale con un eccesso di concentrazione e sovrainvestimento
che fa presagire il rischio di una bolla speculativa. SpaceX, Anthropic e OpenAI
saranno le prossime IPO (Offerta Pubblica Iniziale ) che avranno una valutazione
collettiva che supera i quattromila miliardi di dollari . Il prossimo
governatore della Fed (la banca centrale statunitense) Kevin Walsh dovrà
deludere le aspettative di Trump di taglio dei tassi, perché si svaluterebbe
ulteriormente il debito ,con ricadute pesantissime sull’americano medio
fortemente indebitato e poco propenso al risparmio. Il processo di
finanziarizzazione dell’economia e l’immissione scriteriata di liquidità sono
stati alcuni dei fattori che hanno portato all’aumento del debito oltre alle
liberalizzazioni del mercato finanziario condotte in primis dai democratici con
l’abolizione di leggi come la Glass-Steagall act del 1933 che separava le banche
commerciali da quelle d’affari, le cui restrizioni principali furono abrogate
nel 1999 proprio durante l’amministrazione di Bill Clinton (con il
Gramm-Leach-Bliley Act) . Il recente viaggio a Pechino di Trump non solo aveva
lo scopo di trovare una via d’uscita all’impasse iraniano ma anche di chiedere a
Pechino di non accelerare la sostituzione del dollaro con lo yuan nelle
transazioni petrolifere . I cinesi ,che coltivano l’immagine di potenza
affidabile e stabile,non hanno interesse ad accelerare la crisi americana,
perché le due economie sono ancora interconnesse nonostante la competizione in
corso .La delegazione americana era difatti guidata da Larry Fink il ceo di
Blackrock , la più grande società di gestione del denaro al mondo, con oltre 10
trilioni di dollari di asset in gestione ,alla ricerca d’investimenti e del
risparmio dei cinesi nel disperato tentativo di soddisfare la domanda di
liquidità necessaria ad alimentare la bolla speculativa . I grandi fondi come
Blackrock,State street et similia posseggono buona parte del debito americano
verso cui indirizzano i risparmi che gestiscono ma al contempo devono sostenere
la sovracapitalizzazione di borsa ,mentre la possibilità di stampare altri
dollari in soccorso non è più praticabile. Il processo di dedollarizzazione pur
non essendo ancora maturo è in corso e le prospettive per l’economia americana
sono poco rassicuranti.
https://www.spreaker.com/episode/l-insostenibile-pesantezza-del-debito-u-s-a-e-lo-spettro-della-dedollarizzazione–72247608
Riprendiamo le nostre conversazioni sui temi economici con Dario Togati
professore di economia politica presso la scuola di Management ed Economia
dell’università di Torino ed autore di un libro intitolato “il capitalismo
fragile “ in cui affronta i temi della crisi di fiducia che attraversano oggi le
società capitalistiche avanzate e le contraddizioni del modello Trump negli
Stati Uniti . La crisi della fiducia nel caso di Trump ,si manifesta con la
difficoltà degli Stati Uniti a sostenere il ruolo di egemone globale ,ereditato
dalle conseguenze del 1989 con la fine della guerra fredda. L’aumento
dell’incertezza globale provocata dagli scossoni del tycoon all’ordine globale
rende ancora più problematico per gli U.S.A. mantenere il privilegio del dollaro
come moneta di riferimento degli scambi internazionali ed al contempo bene
rifugio. A differenza delle opinioni di alcuni economisti non si può definire
Trump un pazzo ma c’è un metodo nella sua follia ,non capirlo è la
manifestazione di un limite evidente degli economisti che si basano su modelli
avulsi dalla realtà ,dimostrando l’incapacità della teoria economica dominante
di spiegare ciò che accade. Spesso l’accademia fa riferimento ad agenti
economici che agiscono come Robinson Crusoe in un’isola deserta, l’economia
teorica ha fatto grandi passi indietro mettendo da parte le idee di Keynes .
Keynes viene riscoperto solo in occasione delle crisi, invocando l’intervento
statale ,tanto vituperato dai neoliberisti, per affrontare le conseguenze
catastrofiche provocate dalle stesse politiche neo liberali Trump rappresenta un
tentativo rozzo e incoerente di rispondere alle difficoltà del capitalismo
americano, ha vinto le elezioni perché ha interpretato la crisi di fiducia degli
elettori che nasce da problemi strutturali del modello capitalista americano e
dagli effetti della crisi finanziaria del 2008. Il declino del modello
neoliberista, abbracciato dalle classi dominati americane dalla metà degli anni
70, è ormai ammesso da vari economisti .Si è passati da un modello inclusivo che
vedeva tassi di crescita elevati ,aumento del salario reale,espansione del
welfare ad un modello neoliberista dominato dalle teorie monetariste di Milton
Friedman sperimentate sulla pelle viva dei cileni con il golpe del 1973 . Con la
crisi petrolifera che è seguita alla guerra del Kippur e la reazione dell’Opec
con la crescita del prezzo del petrolio è saltato il modello dominante
keynesiano. L’aumento dell’inflazione ,la fine degli accordi di Bretton Woods e
della convertibilità in oro del dollaro sono stati alcuni dei fattori che hanno
permesso al modello monetarista di prendere il sopravvento nella politica
economica e nell’accademia . Si è fatta strada l’idea che la politica del
“laissez faire” portasse ad una crescita per tutti ,come quando la marea fa
alzare le barche piccole e grandi,invece le diseguaglianze sono aumentate e i
profitti si sono concentrati in poche mani . Con la crisi del 2008 il
turbocapitalismo si è inceppato, il modello di crescita continua si è rivelato
un incubo, ha prodotto disuguaglianze, aumento dei profitti finanziari
,compressione dei salari, crescita della povertà. La crescita di Wall street è
stata superiore a quella dell’economia reale, nel 2008 molti colossi finanziari
sono stati salvati a differenza dei piccoli risparmiatori che hanno perso la
casa ed i propri risparmi. Trump ha cavalcato questo scontento, ha dato una
risposta alle istanze del popolo MAGA che lo ha sostenuto mirando ad
accontentare la sua base con una risposta di tipo autoritario che si indirizzava
su due direzioni: l’attacco contro chi sta in basso come migranti, stranieri e
contro chi sta in alto alle élite,i giornali,le università, alla ricerca
scientifica. Due modi di rispondere alla base che forniscono un “salario
ideologico” per compensare la perdita del potere d’acquisto reale causato dalle
sue politiche che aggravano le condizioni dei lavoratori americani . Con lo
sfoggio di autorità religiosa, il coinvolgimento dei vari pastori ,la polemica
con il Vaticano ,la costituzione dell’Ufficio della fede vuole sfruttare la
religione per vendere un modello di supremazia americana in cui il suo è l’unico
potere al mondo capace di dettare l’agenda a qualsiasi altro potere. Anche la
tecnologia diventa messianica , trova testimonial come Peter Thiel che va in
giro a fare conferenze sull’Anticristo ,si sta producendo una narrazione
pericolosa che occulta la realtà del declino del potere d’acquisto reale delle
famiglie americane ,come dimostra molto più prosaicamente l’aumento della
benzina a 5 dollari al gallone. L’operazione narrativa cozza però con il
problema reale dell’enorme debito pubblico americano e le difficoltà a rendere
appetibile il dollaro. La disarticolazione delle organizzazioni multilaterali e
la politica dei dazi mirano ad accrescere l’afflusso di capitali e la richiesta
sul mercato dei dollari. I cinesi hanno per anni comprato debito americano, ma
negli ultimi tempi stanno riducendo la loro esposizione ai treasury americani,
Trump vuole evitare che nasca una moneta alternativa al dollaro, ridurre
l’appeal dell’euro, attraverso questo stato di guerra continua vuole impedire la
nascita di una seria alternativa al dollaro considerando che lo yuan non è
convertibile ed ancora non è diventata una moneta universalmente utilizzata
negli scambi commerciali. Il modello di capitalismo casinò messo in piedi da
Trump con i monumentali conflitti d’interessi suoi e del suo clan è estremamente
fragile ed esposto ad oscillazioni vertiginose . Se cambia il vento a Wall
street la finanza è molto veloce a cambiare cavallo e il progetto delle
criptovalute rappresenta il tentativo di trasferire sulla Fed l’onere di
proteggere i suoi investimenti dalla volatilità , altro che la visione
ultraliberale di von Hayek ,di una valuta che esiste senza banche centrali e
solo con lo scambio fra privati . Trump è legato alle lobbies del fossile ,il
mondo della old economy ,vorrebbe reindustrializzare l’economia americana ma non
è facile ritornare indietro dopo aver delocalizzato in giro per il mondo la
produzione manifatturiera. Con il modello protezionista dei dazi dovrebbe essere
più conveniente investire negli Stati Uniti , ma questo impasto di protezionismo
,neoliberismo autoritarismo non sembra convincere i potenziali investitori. Il
capitalismo è un sistema plastico e proteiforme che cambia pelle di continuo,
l’idea forte è che la competizione globale puo’ essere vinta da un sistema che
abbia capacità di centralizzazione ,dirigismo dall’alto. Trump è divenuto il
collettore delle istanze dei grandi tecnocapitalisti ,orientanti verso il
comparto bellico , perseguendo un coordinamento delle strategie industriali già
iniziato da Biden di natura più dirigista che neoliberista. Si va verso una
sorta capitalismo di stato, generando anche una divergenza d’interessi tra i
grandi fondi e le politiche di Trump che implicano la fine del soft power, la
cui perdita se dovesse tracimare nel sistema finanziario comporterebbe seri
rischi per il fondi finanziari che controllano i flussi d’investimento.
https://www.spreaker.com/episode/trump-di-fronte-alla-crisi-di-fiducia–72134988