La conferenza stampa annuale che, ieri, Wang Yi ha tenuto a margine delle “due
sessioni” – dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica
consultiva del popolo cinese -, ha rappresentato un’occasione importante per
comprendere le mosse della Cina nel quadro della rivalità con gli Stati Uniti e
dell’avanzare della crisi scatenata da israele e USA nell’Asia occidentale.
Se Israele spinge verso una ridefinizione dell’ordine regionale in termini di
confini e sovranità, con la ri emersione della retorica del “Grande Israele” –
che si estende tra Cisgiordania, Gaza, Golan e aree di Libano, Siria, Giordania,
Egitto, Iraq – di cui l’Iran a livello geografico non fa parte, ma ne è il
principale ostacolo strategico; per Washington la posta è il confronto con la
Cina: l’Iran è nodo energetico, logistico, finanziario e geopolitico, partner di
Pechino, nonchè Paese chiave della Nuova Via della Seta.
Con Sabrina Moles, di China Files, vediamo quali sono le conseguenze per la Cina
della destabilizzazione del Medio Oriente e dell’attacco contro l’Iran, e
commentiamo l‘inizio a Pechino delle riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale
del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo.
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Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA
Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche
in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne
aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio;
l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni
all’esercito ucraino.
A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra
la popolazione detenuta.
AI DI GUERRA
Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi
di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari.
Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI
(ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a
scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi
geopolitiche.
L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori
(formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI.
L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di
Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal
piano tattico al quello organizzativo.
IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI
Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e
Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti
sulla Luna.
I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere
contemporaneo:
alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano
su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla
precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come
una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà
operative) di estrometterla dai contratti governativi.
DISINSTALLA ANTHROPIC…
La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro
Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua
AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione
di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco
sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude.
Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti
classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude
sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono
l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando
Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI).
Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei
colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra
contemporanee.
META GLASSES E CIONDOLI MAGICI
In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze
artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano
colonizzare e riplasmare gli umani:
Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo
ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a
Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma
nucleare. Pochi giorni dopo l’Iran dava segnali di apertura nei confronti
dell’AEIA affinché possa ispezionare i loro siti nucleari per dimostrare che
l’Iran non dispone di armi nucleari.
Oggi l’attacco da parte degli USA all’Iran e il possibile coinvolgimento di
Israele appare sempre più vicino, secondo testate giornalistiche americane
l’obiettivo di Trump è quello di aprire un conflitto su larga scala, attraverso
una campagna massiccia e di lunga durata, come lascerebbero intendere i
movimenti sul territorio e nelle basi militari.
In questo scenario si apre il meeting autoconvocato da Trump soprannominato
“Board of Peace”, lasciando aperta una porta sempre più ampia a possibili nuovi
interventi pesanti da parte di Israele su territorio palestinese, mentre i
grandi capitali si spartiscono i profitti della “ricostruzione” di Gaza.
Ne parliamo con Michele Giorgio Corrispondente dal MO de Il Manifesto, direttore
di Pagine Esteri.
“Ci siamo detti: pianifichiamo un castrofico successo“. Così Jared Kushner,
intervenuto sul palco di Davos dopo che il suocero Donald Trump aveva firmato la
fondazione del Board of Peace, ha commentato l’immagine della ‘new Gaza‘,
compresi grattacieli futuristici sul lungomare per il “turismo costiero”, hub di
trasporti e infrastrutture energetiche, da costruire sulle macerie della
distruzione provocata da oltre due anni di bombardamenti e raid israeliani che
hanno raso al suolo la Striscia di Gaza e provocato oltre 70mila morti. Nella
prima parte della puntata analizziamo alcune il Board of Peace voluto da Trump
per Gaza e i render della Gaza Riviera.
Nella seconda parte della puntata, insieme a Aida Kapetanovic, andiamo a vedere
l’eredità lasciata dagli Accordi di Dayton alla Bosnia Erzegovina, a 30 dalla
fine dalla guerra, il genocidio, la pulizia etnica, gli sfollamenti forzati, le
violenze.
Come evidenziato in un articolo di Leila Belhadj Mohamed, “se la pace è
concepita come amministrazione e non come processo, l’esito è una sospensione
del conflitto, non la sua risoluzione“. La logica della pace imposta
dall’esterno, nel caso degli Accordi di Dayton, ha prodotto, invece di reali
percorsi di trasformazione, strutture per amministrare e gestire le tensioni
etnico religiose che premiano i leader che soffiano sul fuoco dei nazionalismi e
che normalizzano la situazione di crisi, rendendo di fatto impossibile il suo
superamento.
Ancora oggi, per esempio, il curriculum scolastico per lx studentx varia a
seconda dell’appartenenza etnico religiosa, in quanto sussistono ancora classi,
e scuole, divise per la popolazione studentesca croata, bosgnacca e serba. Anche
i libri di testo su cui si impara la storia sono diversi, e raccontano 3
versioni diverse della Guerra in Bosnia.
In un territorio che ha conosciuto la guerra e il genocidio, e ha dovuto subire
processi di liberalizzazione guidati dai leader nazionalisti che hanno causato
la guerra e il genocidio, le lotte anti estrattiviste, ecologiste e studentesche
degli ultimi anni nei Balcani hanno dato un nuovo significato all’attaccamento
alla terra, innescando quei meccanismi trasformativi e solidali che le
istituzioni creatasi in conseguenza agli Accordi non perseguono.
Citati nella puntata:
Board of Peace: come Trump vuole assoggettare il mondo intero a partire dalla
liquidazione della questione palestinese – Comunicato dei Giovani Palestinesi
Dayton e Gaza: la logica della pace imposta dall’esterno – Articolo di Leila
Balhadj Mohamed
Le “blokade” in Serbia: una mobilitazione a guida studentesca che sta
trasformando radicalmente la società – Articolo di Aida Kapetanović
ArcelorMittal in Omarska: denying remembrance – Sulla miniera di ArcelorMittal
sul campo di Omarska
River protection movements in Bosnia and Herzegovina and Serbia: rethinking
locality and collective identity – Articolo di Aida Kapetanović
Mining is war – mappatura dei luoghi dell’estrattivismo nei Balcani
Swap and Sacrifice: The Colonial Legacy of Mapping in Bosnia and Herzegovina –
articolo sulla mappatura del territorio BiH come strumento coloniale
Le comunità della Bosnia Erzegovina unite per difendere i loro fiumi – reportage
per Internazionale
‘Sistem te laže!’: the anti-ruling class mobilisation of high school students in
Bosnia and Herzegovina – Articolo sulle proteste contro le scuole separate in
Bosnia Erzegovina
Breve documentario sulla coalizione regionale a difesa dei fiumi – Youtube
Lo scorso venerdì nell’ambito del World Economic Forum a Davos si è tenuta la
cerimonia della firma della Board of Peace, già annunciata da Donald Trump
nell’ambito della Fase Due dell’accordo di “tregua” tra Israele e le fazioni
della resistenza palestinese. Il BoP si presenta come una “organizzazione
internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance
affidabile” ma dalla cui composizione, in continua evoluzione, si può ben
comprendere il reale scopo: creare un’organizzazione sovranazionale con un unico
capo e pieni poteri coloniali sui territori altrui e che miri a sostituire le
Nazioni Unite.
Un progetto che va molto al di là di Gaza in termini di interesse internazionale
e che in nessun modo coinvolge i palestinesi, né nella futura amministrazione di
Gaza né nella sua ricostruzione, come evidente dal Masterplan di “New Gaza” e
“New Rafah”, presentati da Jared Kushner proprio a Davos.
Ne parliamo con Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto e direttore di
Pagine Esteri.
Prima dell’omicidio di Alex Pretti ,un infermiere di terapia intensiva presso il
dipartimento governativo per i veterani di guerrra e attivista,avvenuto con un
efferata esecuzione da parte delle squadracce dell’ICE ,si era svolto a
Minneapolis un partecipato sciopero generale contro il governo federale. Uno
sciopero iper-politico con una manifestazione estremamente partecipata
nonostante le temperature polari, in quella che è stata chiamata la “Giornata
della Verità e della Libertà”. Lo sciopero è stato il punto di condensazione
della mobilitazione dal basso che sta coinvolgendo le twins cities del Minnesota
che supera di slancio le timidezze dei sindacati la codardia dei democratici
.Una rete di solidarietà si estende in tutta la città, nelle scuole, per cercare
di aiutare gli studenti e le famiglie immigrati. Prevedendo che qualcosa del
genere accadesse, l’organizzazione è iniziata più di un anno fa e questa rete è
stata davvero importante nell’aiutare le persone a reagire rapidamente. Ci si
organizza con un qualche tipo di sistema di sostegno e controllo, che include il
contatto con le famiglie colpite, l’attuazione di misure di mutuo soccorso, che
si tratti di fornire un passaggio per andare e tornare dal lavoro, o cibo, o
cose che non possono fare perchè hanno troppa paura di uscire di casa.
La situazione è ormai talmente tesa che il sindaco di Minneapolis, un tranquillo
democratico come Jacob Frey, ha annunciato di aver formalmente richiesto
assistenza alla Guardia Nazionale per supportare gli agenti del dipartimento di
polizia di Minneapolis. Ci si potrebbe trovare di fronte ad un confronto in armi
tra due organi dello stato ,i prodromi di una guerra civile americana le cui
radici sono saldamente ancorate allle fratture di una società disuguale e
violenta fondata sulle teorie suprematiste che tanto piacciono a Trump e ai suoi
consiglieri.
Ne parliamo con Giovanna Branca del “Manifesto”
L’ultimo articolo di Sandro Moiso Il nuovo disordina mondiale / 32 – L’ultima
Thule tra Nato, petrolio, terre rare e…guano traccia gli elementi storici che
spiegano la “crisi” della NATO nella sua attualità, sino ad arrivare alla
strategia USA per rafforzare il suo dominio a livello globale.
Il caso della Groenlandia è un esempio, ma anche il Venezuela, l’Iran e la Siria
rientrano in questa strategia di caos e guerra psicologica in cui le
dichiarazioni di Trump, come quelle espresse a Davos al World Economic Forum,
sono fumose, senza garanzie né certezze. E sull’andamento ondivago delle sue
esternazioni i mercati e la finanza fluttuano seguendone la musica.
L’aggressione al Venezuela nonostante la dimostraziome muscolare è un segnale
della crisi di egemo nia degli Stati Uniti che si trovano a fare i conti con una
economia in affanno afflitta da un debito fuori controllo ,la
deindustrializzazione,l’inflazione generata dai dazi applicati in maniera
sconsiderrata,una bolla finanziaria incombente ,la svalutazione del dollaro.
L’amministrazione Trump persegue la soluzione bellica come risoluzione delle
tensioni economiche per imporre il dollaro come valuta internazionale ,forzando
l’acquisto di debito americano che perde sempre di più credibilità sui mercati.
Gli Stati Uniti con l’attacco al Venezuela hanno dimostrato di voler controllare
i flussi energetici globali di combustibili fossili allo scopo di creare le
condizioni per condizionare la crescita della Cina divenuta un concorrente
proprio nello scenario latinoamericano. Dalla fine della guerra seconda guerra
mondiale il Pil americano rispetto a quello globale è passato da un 40% circa
nel 1945 al 25% del 2025 ,la perdita delle capacità produttive e l’aumento della
finanziarizzazione dell’economia con l’emersione delle bolle speculative hanno
indebolito il ruolo del dollaro come valuta rifugio aprendo la strada ad un
lento ma inesorabile processo di de-dollarizzazione negli scambi internazionali.
La crisi di egemonia è affrontata con il ricorso ad una economia di guerra con
il disfunzionale ipetrofismo della spesa militare che trova una entusiastica
sponda in Europa sempre più vicina ad un coinvolgimento diretto nella guerra
contro la Russia.
Ne parliamo con Alessando Volpi economista .
All’inizio dell’Ottocento, mentre Simón Bolívar guidava le guerre d’indipendenza
contro il colonialismo spagnolo, a Washington prendeva forma un altro progetto.
Il 2 dicembre 1823 il presidente James Monroe, nel suo messaggio al Congresso,
enunciava il principio che sarebbe diventato la dottrina Monroe, che è spesso
riassunto così: “America agli americani”, significava, in pratica, il diritto
autoproclamato degli Stati Uniti a considerare il continente come propria sfera
di influenza esclusiva. Ma forse non tuttə ricordano che il principio nasce
dalla richiesta che i Paesi europei non mettessero più in discussione
l’indipendenza dei Paesi americani: “Le Americhe, che hanno assunto e mantengono
una condizione di indipendenza, non devono essere considerate oggetto di futura
colonizzazione da parte delle potenze europee”.
In questa puntata, andiamo a esplorare il rimosso del colonialismo europeo a
partire dall’operazione di polizia di Trump nel “suo cortile di casa”, il Mar
dei Caraibi. Bagnate dallo stesso mare, Cuba, Nicaragua e Colombia ricevono un
forte avvertimento. L’Iran, scosso da proteste che durano da più di dieci
giorni, perde un altro alleato. Israele applaude, guarda a un’America Latina
sempre meno anti sionista e riconosce il Somaliland, proprio davanti allo Yemen,
Stato in cui è in corso una guerra civile e dove all’interno del fronte filo
governativo e opposto agli Houthi, sostenuto dai Sauditi, una milizia ha provato
a conquistarsi uno Stato autonomo, sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti. Emirati
Arabi Uniti che hanno nelle Rapid Support Forces in Sudan un altro proxy.
Intanto, Trump continua a dichiarare che la Groenlandia sarà presto sua, con le
buone o con le cattive.
Per caso vi sembra che la fine sia più vicina?
Ascolta la prima puntata del 2026.
Citati nella puntata:
Groenlandia, un pezzo (coloniale) dell’Europa – Articolo di JacobinItalia
La politica di “danizzazione” delle popolazioni groenlandesi – Studio apparso su
Géoconfluences, luglio 2022
A cura della redazione informativa di Radio Blackout.
Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti lanciano un’operazione militare contro basi
civili e militari a Caracas, lasciando più di 80 morti.
Simultaneamente sequestrano il presidente Maduro con pretestuose accuse di
narcoterrorismo.
Le prime dichiarazioni di Trump non lasciano dubbi nemmeno alle anime più
ingenue: gli Stati Uniti vogliono il petrolio del Venezuela.
Gli Stati Uniti vogliono distruggere l’esperienza politica del chavismo e di
qualsiasi esperimento socialista.
Gli Stati Uniti vogliono l’America Latina come propria dispensa di risorse e
territori.
Il Venezuela è solo il primo della lista (di quest’anno).
Ai nostri microfoni abbiamo ascoltato:
Geraldina Colotti da Caracas
Un compagno del movimento studentesco colombiano
Un compagno che si trova a Maracay
Una compagna di Peruviani en pie de lucha in Europa
Francesco della Rete dei comunisti
Selezione musicale a cura di El Sonigüero Internacional
Audio completo:
Geraldina Colotti:
Compagno colombiano:
Compagno Maracay:
Compagna peruviana:
MANIFESTAZIONE IN SOSTEGNO AL VENEZUELA Sabato 10 gennaio Piazza Carignano h15
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