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L’insostenibile pesantezza del debito U.S.A. e l’incubo dedollarizzazione
In questa puntata continuiamo la nostra riflessione sulle dinamiche economiche che condizionano le scelte belliche dell’amministrazione americana in questa fase d’instabilità globale. Ci aiuta il professore Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea ed autore di varie pubblicazioni . Gli Stati Uniti hanno un debito pubblico che si avvicina alla cifra “monstre”di 40 mila miliardi di dollari corrispondenti a quasi la metà del debito globale. La circostanza che un paese che rappresenta circa il 15% del PIL mondiale sia così indebitato e che la sua valuta venga utilizzata per quasi la totalità delle transazioni internazionali ,costituisce quella che nel 2019 l’allora governatore della Bank of England ,Mark Carney ora premier canadese, definì un’asimmetria destabilizzante nel cuore dell’economia finanziaria mondiale. L’esorbitante privilegio del dollaro, come lo chiamò Valery Giscard D’Estaing allora presidente francese, nel 1960 consente agli Stati Uniti di finanziare il suo debito con i dollari che arrivano dagli altri paesi che utilizzano la valuta americana per gli scambi commerciali ,ma questo privilegio si sta esaurendo sepolto dalla montagna del debito. I tassi del Treasury decennale sono ormai quasi al 5% ,quindi il servizio del debito aumenta mentre la quota in mano agli investitori pubblici e privati esteri diminuisce ,essendo inferiore al 25% .Questi dati indicano una mancanza progressiva di fiducia nella sostenibilità del debito federale ,inoltre altro indicatore che fa tremare i polsi ai possessori di Treasury ,il valore del CDS su debito americano (i Credit Default Swap ,assicurazioni sulla mancata restituzione del debito) è sempre più alto . A sostenere il debito americano contribuiscono le agenzie di rating che continuano a dare valutazioni positive nonostante i segnali di deterioramento, anche perché sono controllate dagli stessi fondi d’investimento che hanno i loro portafogli imbottiti di debito federale. L’aumento dei tassi per rendere allettante l’acquisto del debito in dollari trascina al rialzo tutto il mercato obbligazionario mondiale costringendo ad una rincorsa dei tassi che non tutti i paesi debitori possono permettersi . L’ipertrofica capitalizzazione degli indici di borsa segnala il limite della disponibilità di liquidità del mercato, il rapporto elevato tra la capitalizzazione di borsa e il pil americano dimostra che l’eccezione americana si regge sul mercato azionario che a sua volta si concentra solo su 7 titoli dallo smisurato valore azionario che spesso non corrisponde a quello reale con un eccesso di concentrazione e sovrainvestimento che fa presagire il rischio di una bolla speculativa. SpaceX, Anthropic e OpenAI saranno le prossime IPO (Offerta Pubblica Iniziale ) che avranno una valutazione collettiva che supera i quattromila miliardi di dollari . Il prossimo governatore della Fed (la banca centrale statunitense) Kevin Walsh dovrà deludere le aspettative di Trump di taglio dei tassi, perché si svaluterebbe ulteriormente il debito ,con ricadute pesantissime sull’americano medio fortemente indebitato e poco propenso al risparmio. Il processo di finanziarizzazione dell’economia e l’immissione scriteriata di liquidità sono stati alcuni dei fattori che hanno portato all’aumento del debito oltre alle liberalizzazioni del mercato finanziario condotte in primis dai democratici con l’abolizione di leggi come la Glass-Steagall act del 1933 che separava le banche commerciali da quelle d’affari, le cui restrizioni principali furono abrogate nel 1999 proprio durante l’amministrazione di Bill Clinton (con il Gramm-Leach-Bliley Act) . Il recente viaggio a Pechino di Trump non solo aveva lo scopo di trovare una via d’uscita all’impasse iraniano ma anche di chiedere a Pechino di non accelerare la sostituzione del dollaro con lo yuan nelle transazioni petrolifere . I cinesi ,che coltivano l’immagine di potenza affidabile e stabile,non hanno interesse ad accelerare la crisi americana, perché le due economie sono ancora interconnesse nonostante la competizione in corso .La delegazione americana era difatti guidata da Larry Fink il ceo di Blackrock , la più grande società di gestione del denaro al mondo, con oltre 10 trilioni di dollari di asset in gestione ,alla ricerca d’investimenti e del risparmio dei cinesi nel disperato tentativo di soddisfare la domanda di liquidità necessaria ad alimentare la bolla speculativa . I grandi fondi come Blackrock,State street et similia posseggono buona parte del debito americano verso cui indirizzano i risparmi che gestiscono ma al contempo devono sostenere la sovracapitalizzazione di borsa ,mentre la possibilità di stampare altri dollari in soccorso non è più praticabile. Il processo di dedollarizzazione pur non essendo ancora maturo è in corso e le prospettive per l’economia americana sono poco rassicuranti. https://www.spreaker.com/episode/l-insostenibile-pesantezza-del-debito-u-s-a-e-lo-spettro-della-dedollarizzazione–72247608
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Trump di fronte alla crisi di fiducia tra neoliberismo,protezionismo ed autoritarismo
Riprendiamo le nostre conversazioni sui temi economici con Dario Togati professore di economia politica presso la scuola di Management ed Economia dell’università di Torino ed autore di un libro intitolato “il capitalismo fragile “ in cui affronta i temi della crisi di fiducia che attraversano oggi le società capitalistiche avanzate e le contraddizioni del modello Trump negli Stati Uniti . La crisi della fiducia nel caso di Trump ,si manifesta con la difficoltà degli Stati Uniti a sostenere il ruolo di egemone globale ,ereditato dalle conseguenze del 1989 con la fine della guerra fredda. L’aumento dell’incertezza globale provocata dagli scossoni del tycoon all’ordine globale rende ancora più problematico per gli U.S.A. mantenere il privilegio del dollaro come moneta di riferimento degli scambi internazionali ed al contempo bene rifugio. A differenza delle opinioni di alcuni economisti non si può definire Trump un pazzo ma c’è un metodo nella sua follia ,non capirlo è la manifestazione di un limite evidente degli economisti che si basano su modelli avulsi dalla realtà ,dimostrando l’incapacità della teoria economica dominante di spiegare ciò che accade. Spesso l’accademia fa riferimento ad agenti economici che agiscono come Robinson Crusoe in un’isola deserta, l’economia teorica ha fatto grandi passi indietro mettendo da parte le idee di Keynes . Keynes viene riscoperto solo in occasione delle crisi, invocando l’intervento statale ,tanto vituperato dai neoliberisti, per affrontare le conseguenze catastrofiche provocate dalle stesse politiche neo liberali Trump rappresenta un tentativo rozzo e incoerente di rispondere alle difficoltà del capitalismo americano, ha vinto le elezioni perché ha interpretato la crisi di fiducia degli elettori che nasce da problemi strutturali del modello capitalista americano e dagli effetti della crisi finanziaria del 2008. Il declino del modello neoliberista, abbracciato dalle classi dominati americane dalla metà degli anni 70, è ormai ammesso da vari economisti .Si è passati da un modello inclusivo che vedeva tassi di crescita elevati ,aumento del salario reale,espansione del welfare ad un modello neoliberista dominato dalle teorie monetariste di Milton Friedman sperimentate sulla pelle viva dei cileni con il golpe del 1973 . Con la crisi petrolifera che è seguita alla guerra del Kippur e la reazione dell’Opec con la crescita del prezzo del petrolio è saltato il modello dominante keynesiano. L’aumento dell’inflazione ,la fine degli accordi di Bretton Woods e della convertibilità in oro del dollaro sono stati alcuni dei fattori che hanno permesso al modello monetarista di prendere il sopravvento nella politica economica e nell’accademia . Si è fatta strada l’idea che la politica del “laissez faire” portasse ad una crescita per tutti ,come quando la marea fa alzare le barche piccole e grandi,invece le diseguaglianze sono aumentate e i profitti si sono concentrati in poche mani . Con la crisi del 2008 il turbocapitalismo si è inceppato, il modello di crescita continua si è rivelato un incubo, ha prodotto disuguaglianze, aumento dei profitti finanziari ,compressione dei salari, crescita della povertà. La crescita di Wall street è stata superiore a quella dell’economia reale, nel 2008 molti colossi finanziari sono stati salvati a differenza dei piccoli risparmiatori che hanno perso la casa ed i propri risparmi. Trump ha cavalcato questo scontento, ha dato una risposta alle istanze del popolo MAGA che lo ha sostenuto mirando ad accontentare la sua base con una risposta di tipo autoritario che si indirizzava su due direzioni: l’attacco contro chi sta in basso come migranti, stranieri e contro chi sta in alto alle élite,i giornali,le università, alla ricerca scientifica. Due modi di rispondere alla base che forniscono un “salario ideologico” per compensare la perdita del potere d’acquisto reale causato dalle sue politiche che aggravano le condizioni dei lavoratori americani . Con lo sfoggio di autorità religiosa, il coinvolgimento dei vari pastori ,la polemica con il Vaticano ,la costituzione dell’Ufficio della fede vuole sfruttare la religione per vendere un modello di supremazia americana in cui il suo è l’unico potere al mondo capace di dettare l’agenda a qualsiasi altro potere. Anche la tecnologia diventa messianica , trova testimonial come Peter Thiel che va in giro a fare conferenze sull’Anticristo ,si sta producendo una narrazione pericolosa che occulta la realtà del declino del potere d’acquisto reale delle famiglie americane ,come dimostra molto più prosaicamente l’aumento della benzina a 5 dollari al gallone. L’operazione narrativa cozza però con il problema reale dell’enorme debito pubblico americano e le difficoltà a rendere appetibile il dollaro. La disarticolazione delle organizzazioni multilaterali e la politica dei dazi mirano ad accrescere l’afflusso di capitali e la richiesta sul mercato dei dollari. I cinesi hanno per anni comprato debito americano, ma negli ultimi tempi stanno riducendo la loro esposizione ai treasury americani, Trump vuole evitare che nasca una moneta alternativa al dollaro, ridurre l’appeal dell’euro, attraverso questo stato di guerra continua vuole impedire la nascita di una seria alternativa al dollaro considerando che lo yuan non è convertibile ed ancora non è diventata una moneta universalmente utilizzata negli scambi commerciali. Il modello di capitalismo casinò messo in piedi da Trump con i monumentali conflitti d’interessi suoi e del suo clan è estremamente fragile ed esposto ad oscillazioni vertiginose . Se cambia il vento a Wall street la finanza è molto veloce a cambiare cavallo e il progetto delle criptovalute rappresenta il tentativo di trasferire sulla Fed l’onere di proteggere i suoi investimenti dalla volatilità , altro che la visione ultraliberale di von Hayek ,di una valuta che esiste senza banche centrali e solo con lo scambio fra privati . Trump è legato alle lobbies del fossile ,il mondo della old economy ,vorrebbe reindustrializzare l’economia americana ma non è facile ritornare indietro dopo aver delocalizzato in giro per il mondo la produzione manifatturiera. Con il modello protezionista dei dazi dovrebbe essere più conveniente investire negli Stati Uniti , ma questo impasto di protezionismo ,neoliberismo autoritarismo non sembra convincere i potenziali investitori. Il capitalismo è un sistema plastico e proteiforme che cambia pelle di continuo, l’idea forte è che la competizione globale puo’ essere vinta da un sistema che abbia capacità di centralizzazione ,dirigismo dall’alto. Trump è divenuto il collettore delle istanze dei grandi tecnocapitalisti ,orientanti verso il comparto bellico , perseguendo un coordinamento delle strategie industriali già iniziato da Biden di natura più dirigista che neoliberista. Si va verso una sorta capitalismo di stato, generando anche una divergenza d’interessi tra i grandi fondi e le politiche di Trump che implicano la fine del soft power, la cui perdita se dovesse tracimare nel sistema finanziario comporterebbe seri rischi per il fondi finanziari che controllano i flussi d’investimento. https://www.spreaker.com/episode/trump-di-fronte-alla-crisi-di-fiducia–72134988
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Trump a Pechino da Xi Jinping
Mercoledì Trump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale. Interpellato in merito alle precedenti dichiarazioni di Trump a Fox News, in cui affermava che erano stati conclusi degli accordi, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, si è limitato a dire che “l’essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti risiede nel mutuo beneficio e nella cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti”. Ha aggiunto che entrambe le parti dovrebbero adoperarsi per attuare l'”importante consenso” raggiunto dai due leader e apportare maggiore stabilità ai rapporti commerciali bilaterali e all’economia globale. Secondo quanto riportato da Pechino, Xi ha affermato che le due parti hanno concordato un “nuovo posizionamento” per le relazioni basato sulla “stabilità strategica costruttiva”, ma il leader cinese ha lanciato il consueto avvertimento che Taiwan rimane la questione più delicata. “La questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. Se gestita male, le due nazioni potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto”, ha avvertito Xi durante i colloqui, secondo quanto riportato dai media statali cinesi Taipei osserverà la situazione con attenzione, ma è difficile dire al momento se e come ciò influirà sulla collaborazione degli Stati Uniti con le aziende di semiconduttori di Taiwan, o sulla consolidata relazione con l’isola. La guerra contro l’Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz era un altro punto chiave dell’agenda, e Trump si è avvicinato ai colloqui sperando nella cooperazione cinese sul conflitto con l’Iran e sul mercato petrolifero. Il ministero degli Esteri cinese, però, non si è sbilanciato e rilasciato venerdì una dichiarazione in cui chiedeva “un cessate il fuoco globale e duraturo”. Secondo quanto riportato dai media cinesi, sebbene si sia discusso del Medio Oriente, i dettagli forniti sono stati limitati. Abbiamo chiesto a Sabrina Moles, di China-files, di commentare i nodi centrali dell’incontro tra i due leader mondiali.
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Trump alle prese con Hormuz e papa Leone
La guerra di Trump all’Iran ha tutta l’aria di essere un fallimento per gli Stati Uniti: l’ultimo passo indietro rispetto al Project Freedom per sbloccare Hormuz ha dimostrato l’ennesima debolezza. L’intesa sul piano in 14 punti di cui Trump si vanta ai quattro venti è già stata smentita dall’Iran che guarda alla Cina come potenziale mediatore. Nonostante il consenso interno cali e gli uomini del Presidente siano costretti a viaggi riparatori, come quello di Rubio da papa Leone XIV, i grandi colossi americani dalle big tech alle aziende delle armi continuano a guadagnare da questa guerra. Occorre guardare anche alla posizione delle petrolmonarchie che, lungi dall’essere un blocco unico, stanno dimostrando insofferenza nei confronti di un Paese che dovrebbe garantire loro sicurezza ma stenta anche in questo. Un commento alle notizie degli ultimi giorni con Antonello Sacchetti, blogger e esperto di Iran
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Rap & Lego. La propaganda di guerra ai tempi dell’AI
Da qualche settimana, una serie di video generati dall’intelligenza artificiale che raffigurano i successi militari iraniani contro Stati Uniti e Israele in uno stile grafico a cartoni animati simile a quello dei Lego stanno diventando virali, ricondivisi da giovani sia statunitensi, sia europei, sia del Sud globale. Circa un mese fa, commentavamo il video condiviso dalla Casa Bianca per lanciare l’operazione Epic Fury in Iran. Mentre la guerra, dopo gli iniziali “pochi giorni”, si prolungava, Trump ha continuato a usare internet per veicolare una retorica bellica molto aggressiva. video diffusi dalla Casa Bianca Nei primi giorni di guerra, gli account ufficiali della Casa Bianca hanno diffuso video in cui spezzoni di scene di sport, film e videogames venivano montati con filmati reali di attacchi militari contro l’Iran. Trump e il Segretario della Guerra (precedentemente Segretario della Difesa) Pete Hegseth hanno ripetutamente sbandierato l’“annientamento” dell’esercito iraniano, assicurando al contempo che gli Stati Uniti si stanno rapidamente avvicinando ai loro obiettivi di vittoria. L’amministrazione Trump sta cambiando le regole del gioco della comunicazione della politica istituzionale, e altri Paesi e regimi la stanno seguendo sullo stesso terreno, con risultati a volte migliori, come nel caso dei video di animazione dei Lego che sono diventati virali nelle ultime settimane. Uno dei video mostra un Trump di Lego in preda al panico che ordina un attacco aereo dopo aver esaminato gli “Epstein files” insieme a Satana e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In un altro, Trump viene ripetutamente definito un “perdente” (“loser“) e accusato di essere una “marionetta” di Netanyahu, il tutto accompagnato da immagini di crolli del mercato azionario, attacchi missilistici e bare di Lego. Abbiamo ascoltato le canzoni di rap che accompagnano questi video e abbiamo provato a districarci all’interno della slopaganda di guerra insieme a Leonardo Bianchi, giornalista e scrittore che si occupa di complottismo e nuovi media. Citati nella puntata: Slopaganda di guerra 1 / 2 – Complotti! In the Room With Iran’s Social Media Savants – New York Wars don’t work – New York Stretto di Hormuz meraviglia geologica – National Geographic
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Stretto di Hormuz ,il pirata di Washington minaccia il blocco
Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad ,l’autocrate della Casa bianca minaccia il blocco dello stretto di Hormuz ,accrescendo la tensione e facendo salire il prezzo del petrolio .Allo stato attuale l’Iran ha effettivamente preso il controllo dello stretto e non l’ha necessariamente chiuso. L’accesso è regolamentato ed è necessaria una forma di pagamento, non in dollari, ma in yuan, visto che l’Iran preferisce essere pagato nella valuta cinese. Lo stretto è rimasto aperto anche prima dell’attacco congiunto Israele-USA e l’Iran consente il transito alle navi che non sono legate agli aggressori ,ma il costo delle coperture assicurative frena il transito delle navi e il flusso di petrolio diminuisce in modo inversamente proporzionale all’aumento del prezzo che invece aumenta. Il fallimento dei colloqui di Islamabad ,secondo fonti iraniani, è dovuto al massimalismo delle posizioni americane che hanno impedito il raggiungimento di un accordo che invece sembrava alla portata dei negoziatori. Ma le pressioni provenienti da Washington per alzare la posta hanno allontanato le possibilità di un accordo facendo fallire al momento i negoziati. La nuova leadership iraniana ,emersa dalla guerra è molto legata ai pasdaran ,l’ala militare del regime si rafforza e si registra anche un cambio generazionale ,emerge come uomo forte Ghalibaf ,presidente del parlamento iraniano e legato ai guardiani della rivoluzione ,personaggio su cui gravano accuse di corruzione e nepotismo. Con Farian Sabahi studiosa e giornalista di origini iraniane parliamo di questi temi e anche della vicenda del tentativo di recupero del pilota del caccia F15 abbattuto in territorio iraniano che sembra invece aver avuto un altro scopo legato al tentativo fallito di sottrarre l’uranio arricchito iraniano.
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A Cuba soffocata dall’embargo si tratta ,in Cile gli studenti in piazza contro il neo pinochetismo di Kast
A Cuba soffocata dall’embargo petrolifero si parla di trattative in corso e sembrerebbe che Diaz Canel ,il presidente, sia destinato ad essere sacrificato ;la figura emergente potrebbe essere Raulito Castro detto ” el Cangrejo” ,nipote di Raul, figlio del direttore del GAESA, il Grupo de Administración Empresarial S.A., un conglomerato gestito dalle forze armate che secondo le stime controlla tra il 40 e il 70 per cento dell’economia cubana. GAESA domina il settore alberghiero, la distribuzione di carburante, le catene di supermercati, i cambi di valuta e il porto principale dell’isola. La trattativa ha indispettito gran parte della popolazione che subisce le continue interruzioni di energia elettrica, perchè in un primo momento era stata negata dal governo distintosi per un sostanziale immobilismo di fronte alla crisi . Nonostante le timide liberalizzazioni l’economia cubana è rimasta sostanzialmente dipendente dall’estero ,non possedendo materie prime e legata al settore turistico e alla produzione di canna da zucchero (anche la “zafra” il raccolto del 2026 è stato deludente a causa della mancanza di combustibile). Al netto dell’embargo criminale che assilla l’isola da decenni sono sfuggite occasioni di riforme economiche a causa della mancanza di visione di lungo periodo e di ricambio generazionale . Dalla parte opposta del continente in Cile gli studenti si sono mobilitati contro i tagli all’istruzione e alle spese sociali del governo del neopresidente Kast ammiratore del cupo periodo pinochetista . Il neopresidente pensa di realizzare la crescita economica con una drastica riduzione della spesa pubblica, una riforma fiscale a favore del mondo imprenditoriale, la deregolamentazione delle norme di tutela ambientale e di restrizione all’espansione immobiliare. Kast ha firmato una serie di decreti che abilitano la costruzione di muri di frontiera e il rafforzamento della presenza militare sui confini. Ha inoltre già ritirato 43 regolamenti di protezione ambientale, ha firmato decreti per accelerare le valutazioni d’impatto ambientale di 51 progetti per un valore di circa 16 miliardi di dollari, e ha approvato un accordo con gli Stati Uniti per lo sfruttamento di terre rare e minerali critici come litio e rame. Non si è limitato a questi provvedimenti di stampo neoliberale ma ha anche concesso l’indulto a Carabineros e militari condannati per la repressione delle rivolte del 2019 il cosidetto “estallido social” che aveva portato Boric alla presidenza . La radicale svolta a destra in Cile si spiega anche come la conseguenza di una fallimentare strategia del progressismo rappresentato da Gabriel Boric che aveva inizialmente incanalato la crisi sociale esplosa nel paese verso una soluzione istituzionale, l’Accordo per la Pace e la Nuova Costituzione firmato il 15 novembre 2019 mentre in tutto il paese continuavano le mobilitazioni e le violazioni dei diritti umani. Ne parliamo con Andrea Cegna giornalista esperto di America Latina
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Shield of Americas: in America Latina l’imperialismo si prepara alla guerra
Dalla Florida, l’amministrazione di Donald Trump lancia “Shield of the Americas”, una nuova iniziativa politico-militare in America Latina, presentata come alleanza contro narcotraffico e criminalità organizzata. L’obiettivo dichiarato è rafforzare cooperazione militare, controllo delle frontiere e operazioni congiunte tra Stati del continente. Ma dietro la retorica securitaria, emergono altre linee di fondo. La coalizione, composta esclusivamente dai governi centro- e latinoamericani alleati di Washington, si inserisce nello scontro strategico con la Cina, sempre più presente in America Latina sul piano economico e infrastrutturale, e mira a rafforzare l’influenza statunitense nella regione per permettere agli USA di accedere alle risorse strategiche del continente. Nel mirino di Trump vi sono anche le esperienze di governo progressista in diversi paesi latinoamericani, come il governo progressista colombiano di Gustavo Petro, attualmente in campagna elettorale e sempre più spesso accusato da Washington di ambiguità sul piano della sicurezza e delle alleanze internazionali. “Shield of the Americas” rappresenta quindi un ulteriore strumento politico dell’imperialismo per ridefinire gli equilibri latinoamericani a favore dell’egemonia statunitense e contenere i processi autonomi nel continente. Ne abbiamo parlato con un compagno colombiano.
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DoorDash, PokemonGo, Ucraina e addestramento AI – Tecnocolonialismo in Africa – Guerra e Scommesse – Black Cube: intelligence privata israeliana@1
Estratti dalla puntata del 23 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia ADDESTRARE AI: DALLA QUOTIDIANITÀ ALLA GUERRA Partiamo con alcune brevi notizie che dalla quotidianità ci conducono verso l’addestramento delle AI in ambito bellico. Il colosso del delivery DoorDash ha introdotto uno strumento (Tasks) attraverso il quale i propri dipendenti possono registrare specifiche azioni quotidiane dietro un piccolo compenso: i dati prodotti serviranno per addestrare robots. Affrontando un altro contesto di estrazione di dati dal mondo reale per addestrare intelligenze artificiali, emerge in oltre il ruolo finanziario di In-Q-Tel (capitale di investimento della CIA) nella nascita di Keyhole, azienda all’origine di Niantic (PokemonGo). Allo stesso modo l’Ucraina sta diventando un polo cruciale per la produzione e la condivisione di dati prodotti da droni e sistemi d’arma autonomi di cui le aziende del settore vanno particolarmente ghiotte. Intanto la robotica si fa largo nel settore sicurezza: Gecko Robotics vince un contratto il monitoraggio dello stato di salute delle navi della flotta militare statunitense, Boston Dymanics vende i suoi robots quadrupedi per pattugliare i datacenters. TECNOCOLONIALISMO IN AFRICA Torniamo a parlare di tecnocolonialismo nel continente africano, tra infrastrutturazione digitale, estrattivismo dei dati, conferimento di identità biometrica e sfere di influenza militari. Colossi statunitensi investono sui cavi sottomarini per il traffico internet, grandi attori cinesi diventano egemonici nelle reti 4G e nella videosorveglianza algoritmica, multinazionali europee costruiscono l’infrastruttura per l’identità digitale biometrica, si promuove l’introduzione di sistemi d’arma autonomi e AI militari… spesso addestrate da click-workers africani: GUERRA E SCOMMESSE Ci concentriamo sul portale Polymarket e sulla proliferazione di scommesse su eventi bellici: un sito – precedentemente messo al bando – al quale l’amministrazione Trump ha consentito di tornare a operare, ma sopratutto un’azienda in cui investe direttamente Donald Trump Jr. Chi conosce (o addirittura determina) eventi geopolitici e bellici, può trarre enormi profitti da varie forme di “scommessa”: investire su determinate aziende o puntare direttamente denaro su Polymarket… come hanno fatto militari israeliani sotto processo: BLACK CUBE: INTERFERENZA ISRAELIANA NELLE ELEZIONI IN SLOVENIA L’azienda di intelligence israeliana Black Cube, definita un “Mossad privato”, ha cercato di interferire con le recenti elezioni in Slovenia. Il governo uscente – e appena rieletto – di Robert Golob ha riconosciuto lo stato di Palestina, supportato l’incriminazione di Israele alla ICC e bloccato le importazioni di beni dai territori occupati dai “settlers”; Black Cube ha quindi lavorato per mesi nel tentativo di screditare la compagine di centro-sinistra in vista delle elezioni, arrivando a manipolare filmati con AI generative per favorire lo schieramento sovranista-trumpiano-sionista di Janez Janša.
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Iran: mentre si rafforza l’ala militare il regime chiama all’unità nazionale
L’ assassinio di Larijani fa uscire di scena una figura di potenziale mediatore anche se dal punto di vista della repressione interna è stato molto attivo, sta emergendo una leadership legata ai guardiani della rivoluzione (IRGC),si rafforza quindi l’ala militare che controllava già pezzi importanti dell’economia iraniana .Questa generazione non ha vissuto il trauma della guerra con l’Irak ma ha partecipato alla guerra in Siria ,quindi teme oltremodo la prospettiva di una guerra civile . E’ molto meno legata alla sfera religiosa e più tollerante rispetto a manifestazioni esteriori relative all’abbigliamento oppure all’hijab ,ma molto attenta a reprimere il dissenso organizzato. Il sistema delle “bonyad”(fondazioni benefiche parastatali),che gestiscono enormi patrimoni immobiliari e l’economia informale e i privilegi che hanno generato anni di sanzioni costituiscono l’impalcatura economica che sostiene il regime e parte del suo consenso. Di fronte alla minaccia dell’ aggressione nel messaggio di Mojtaba Khamenei per il Newroz,il capodanno persiano, si parla del rafforzamento dell l’unità nazionale, e si sottolinea anche il significato della coincidenza di Nowruz di quest’anno con Eid al-Fitr,la festa musulmana della fine del ramadan.La continuazione delle tradizioni agisce come una forma di resistenza culturale contro gli effetti destabilizzanti della guerra e si evoca l’identità persiana invocando l’unità nazionale. Ne parliamo con Tara Riva analista geopolitica italo iraniana
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