Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e
d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono
una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di
conflitto?
In questo primo episodio di Cicorie, cominciamo ad affrontare il problema della
periodizzazione e dei termini che usiamo per designare il nostro tempo
inaugurando una delle rubriche che ci accompagnerà nelle varie puntate:
“Indovina chi viene a Cene?”.
Capitalocene, Plantagiocene,Tecnocene,
Cthulucene, Proletariocene: tantissimi sono stati i neologismi che hanno
caratterizzato il dibattito accademico dell’ecologia politica. Nonostante questa
iper-produzione di termini specifici non ci convinca, vogliamo comunque partire
da alcune riflessioni che questi stimolano per approfondire il punto di vista
sulla realtà. Per iniziare ci inoltriamo nel dibattito più classico: quello tra
Antropocene e Capitalocene. Un dibattito che caliamo nel contemporaneo e che
facciamo interagire con ciò che è successo e succede al di fuori delle aule
universitarie.
Ne parliamo nella prima parte dell’episodio insieme a Emanuele Leonardi,
Professore di sociologia all’Università di Bologna e compagno storico dei
collettivi di Ecologia politica.
Segue un approfondimento sul volume “Tossicità. Voci, saperi e conflitti in una
zona di sacrificio” (Orthotes, 2026), lavoro di ricerca di comunità incentrato
su vita e lotta nei territori limitrofi al polo chimico di Spinetta Marengo in
Alessandria, segnati dall’avvelenamento da PFAS.
A chiaccherare con noi di conricerca e inquinanti eterni Eleonora Bechis,
ricercatrice, compagna e curatrice del testo insieme a Vittorio Martone, Rosalba
Altopiedi e Andrea Filippo Ravenda.
Nell’ultima sezione del programma, ci rivolgiamo direttamente ai territori e
alle forme di mobilitazione che continuano ad animarli, conquistando spazio e
assumendo dimensioni sempre più conflittuali.
Ripercorriamo la marcia in Bassa Val di Susa “Fermiamo insieme
l’Avigliana-Orbassano” del 3 ottobre attraverso i contributi e le voci di chi vi
ha preso parte per poi spostarci a Reggio Emilia, dove la mobilitazione
cittadina di Bosco Ospizio si trova a un punto di svolta. A fare il punto della
situazione in collegamento con noi da Reggio Alessio, dell’Assemblea Permanente
per la difesa del Bosco.
Concludiamo con una breve panoramica sull’attualità – tra ritorno all’atomo in
Italia, crisi energetica e caro carburanti – mettendo in focus le recenti
mobilitazioni degli agricoltori del Centro e Sud Italia, che tra nuovi blocchi
stradali e vecchie rivendicazioni tornano a prendere la parola e a scendere in
strada.
Qui sotto l’audio integrale dell’episodio!
Tag - spinetta marengo
Domani, giovedì 12 marzo, al tribunale di Alessandria è prevista l’udienza
preliminare del processo per disastro ambientale colposo legato all’inquinamento
da PFAS: i giudici dovranno decidere se autorizzare il procedimento nei
confronti di due ex dirigenti dello stabilimento chimico di Spinetta Marengo. In
altre parole, si stabilirà se ci sono gli elementi sufficienti per aprire il
dibattimento vero e proprio.
In concomitanza il Comitato Stop Solvay e le associazione del territorio hanno
convocato un presidio a partire dalle 9:30.
Ricordiamo che i PFAS sono sostanze chimiche di sintesi usate da decenni in
prodotti industriali e di consumo. Sono estremamente persistenti nell’ambiente e
nell’organismo umano — tanto da essere definiti ‘inquinanti eterni’ — e possono
avere effetti sulla salute, dall’interferenza endocrina ai rischi oncologici.
Studi locali indicano che circa l’8‑9% della popolazione residente entro pochi
chilometri dallo stabilimento di Spinetta Marengo presenta livelli nel sangue
superiori ai valori soglia, e la maggior parte ha comunque tracce misurabili.
Lo stabilimento di Spinetta Marengo, storico polo chimico prima di Montedison,
poi di Solvay, oggi è gestito da Syensqo, società che ha ereditato le attività
chimiche avanzate e continua a produrre composti fluorurati. La vicenda ha
mobilitato cittadini e associazioni, tra cui il Comitato Stop Solvay, da anni
impegnato nella tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Ne parliamo con Viola Cereda del Comitato Stop Solvay, ripercorrendo la storia
del sito industriale e approfondendo le implicazioni dell’udienza preliminare: