I contributi di Radio Blackout durante le Staffetta Radiofonica contro la
censura del dissenso, organizzata da varie radio (ondarossa, onda d’urto, città
fujiko, ciroma, blackout)in risposta agli attacchi repressivi verso chi parla ai
micorfoni delle radio autoorganizzate e a chi porta testimonianze dalle lotte
nelle strade, nelle prigioni e nei posti di lavoro.
Qui l’indizione della staffetta: CONTRO LA CENSURA DEL DISSENSO STAFFETTA RADIO
SU ONDA ROSSA, ONDA D’URTO, BLACKOUT, CITTÀ FUJIKO E CIROMA – Radio Onda d`Urto
Il ruolo di Radio Blackout all’interno dell’Operazione Scintilla che portò allo
sgombero dell’Asilo Occupato e all’arresto e alla denuncia di diversi compagn. A
cura di Macerie su Macerie
Una pillola informativa sulla libertà di espressione dei lavoratovi attraverso i
mezzi di comunicazione a cura di Frittura Mista alias Radio Fabbrica
Una testimonianza dalla trasmissione Zardins Magnetics in onda su Radio Onde
Furlane, sui vari procedimenti penali di cui sono stati accusati per aver
sostenuto ai microfoni le lotte contro il carcere e i cpr.
Zardins Magnetics
L’esperienza della trasmissione Aria di Radio Blackout che attraverso le dediche
vocali e musicali per i/le detenut del carcere LoRusso-Cotugno, del carcere
minorile Ferrante Aporti e del Cpr di C.so Brunelleschi, cerca di oltrepassare i
muri e le sbarre per portare solidarietà e vicinanza ai/le reclus, ma anche per
costruire un rapporto con gli/le amic e familiari delle persone recluse
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“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre,
America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il
primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi
Flegrei e di tutta la città di Napoli.
In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo
attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro
l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia
di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i
blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo
Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa,
salute e servizi.
Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e
bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi
e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione,
all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat
target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama
l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi:
“guerra contro Meloni l’unica guerra”.
Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi
che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza.
Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le
politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che
insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul
piano nazionale.
A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non
succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un
area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in
direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo.
Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi
alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della
logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal
governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero.
Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di
mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco
di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze
finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di
conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei
progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza
bonifica.
Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di
questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una
riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta
contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia
di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più
evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e
oltre.
Negli ultimi anni i data center stanno diventando aumentando sempre di più nel
contesto italiano, andando a insediarsi nel vuoto lasciato dal periodo
industriale. Ma cos’è un data center? Quale ruolo ha nello sviluppo
dell’economia del dato e della digitalizzazione della nostra società? Dietro
alla retorica green quali sono gli impatti ambientali e energetici di queste
unità produttive nei territori in cui si installano e su tutta la catena del
valore e estrattiva? Ne parliamo con Giorgio Pirina, sociologo economico.
La situazione tra Iran e Stati Uniti resta in stallo, mentre la tensione nello
Stretto di Hormuz rimane elevata. Gli Stati Uniti starebbero valutando la
proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che prevede la riapertura dello
stretto, cruciale per il traffico energetico globale. In cambio, Teheran chiede
di rimandare la questione più delicata, cioè i negoziati sul proprio programma
nucleare, che Washington vorrebbe smantellare completamente.
Sul piano politico e militare, Trump non esclude del tutto una ripresa delle
ostilità, confrontandosi tuttavia con un’opinione pubblica largamente contraria
a una nuova escalation, i costi militari già estremamente elevati e una
riapertura del conflitto che potrebbe far aumentare i prezzi dell’energia, con
conseguenze interne dannose anche in vista delle elezioni di metà mandato.
Dal punto di vista economico, le sanzioni e il blocco stanno effettivamente
causando forti difficoltà all’Iran, con un’inflazione molto elevata quasi al
70%, con un rincaro dei prezzi soprattutto sui beni essenziali. Tuttavia, il
sistema economico iraniano sembra reggere meglio del previsto, grazie anche a
una struttura adattata alla resistenza in condizioni di crisi prolungata.
Ne abbiamo parlato con Tara Riva, analista itao-iraniana esperta di relazioni
internazionali.
Abbiamo seguito in diretta dagli studi di via Cecchi 21/a la giornata
internazionale di lotta del primo maggio, focalizzandoci principalmente su
quanto stava avvenendo in città.
Abbiamo dato aggiornamenti dagli spezzoni di corteo in contestazione della
tradizionale sfilata organizzata dai sindacati confederali, anche tramite
registrazioni degli interventi al microfono e aggiornato su quanto si sta
muovendo a livello di mobilitazioni in ambito lavorativo.
Sul finale ci siamo collegati con l’organizzazione del secondo dei “Due giorni
di fuoco” per farci raccontare l’iniziativa e il dibattito sul progetto del
nuovo data center a Lucento, Torino.
Buon ascolto
Partenza spezzone sociale:
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Presentazione spezzone operaio:
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Presentazione spezzone antimilitarista:
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Aggiornamento con lo spezzone sociale:
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Intervento del Sicobas dal palco di Piazza Castello:
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Intervento operaio dal palco di Piazza Castello:
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Collettivo COLPO su inchiesta lavoratori ristorazione:
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Giulia CUB scuola università e ricerca su prossime mobilitazioni:
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Presentazione dibattito e iniziative alla due giorni di fuoco:
Dalla Sarajevo degli anni 90 fino a Gaza, la guerra attraversa le città e le
trasforma. I conflitti contemporanei assumono una dimensione sempre più urbana,
sia nei teatri di guerra aperta sia nei contesti apparentemente in “pace”.
L’operazione militare israeliana contro Gaza ha dimostrato che i bombardamenti e
le demolizioni puntano alla sistematica distruzione degli ambienti urbani come
forma di punizione collettiva del “nemico esterno” e come strumento per mettere
in difficoltà la sua ripresa. Alle nostre latitudini, invece, assistiamo
progressivamente alla militarizzazione dello spazio pubblico, alla sorveglianza
diffusa e all’imposizione sempre più frequente di “stati di eccezione”,
strumenti da contesto bellico sistematicamente utilizzati contro il “nemico
interno”. Dai quartieri di Torino pieni di forze dell’ordine e militari alle
operazioni dell’ICE a Minneapolis, la distinzione tra guerra e mantenimento
dell’ordine interno si assottiglia. È su questo terreno che si gioca oggi una
parte decisiva dei conflitti metropolitani.
Ne abbiamo parlato con Francesco Chiodelli, autore del libro “Città in Guerra”.
Il 10 aprile, il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto la leader del
principale partito di opposizione di Taiwan, in un raro incontro in cui entrambe
le parti hanno sottolineato il desiderio di pace tra le due sponde dello
Stretto.
Nel 2016, Pechino ha interrotto le comunicazioni ufficiali con Taiwan dopo
l’elezione a presidente dell’esponente del Partito Progressista Democratico
(DPP), a causa del suo rifiuto di sostenere il concetto di “un’unica Cina”.
“I leader dei nostri due partiti si incontrano oggi per salvaguardare la pace e
la stabilità della nostra patria comune, per promuovere lo sviluppo pacifico
delle relazioni tra le due sponde dello Stretto e per consentire alle
generazioni future di godere di un futuro luminoso e prospero”, ha dichiarato Xi
Jinping durante l’incontro tenutosi nella Grande Sala del Popolo cinese.
In una conferenza stampa tenutasi dopo l’incontro a porte chiuse con Xi, Cheng
ha affermato che i giovani di ogni generazione devono comprendere che opporsi
all’indipendenza di Taiwan e mantenere il Consenso del 1992 è un modo per
“evitare la guerra, prevenire la tragedia, collaborare e creare la pace“.
Il Consenso del 1992 è un accordo tra il Kuomintang (KMT) allora al governo e il
Partito Comunista Cinese sull’esistenza di “una sola Cina”. Il Partito
Democratico Progressista (DPP) ha costantemente respinto il Consenso del 1992,
sostenendo che esso mina la sovranità di Taiwan.
L’Unione europea procede verso una stretta per i minorenni sui social. La
presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato che la nuova
app per la verifica dell’età è pronta all’uso, segnando il passaggio dalla fase
di progettazione a quella operativa.
“È nostro dovere proteggere i nostri figli nel mondo online, così come facciamo
nel mondo offline. E per farlo in modo efficace, abbiamo bisogno di un approccio
europeo armonizzato”, ha detto von der Leyen.
Oggi come oggi, gli Stati procedono in ordine sparso. Francia e Portogallo hanno
già vietato l’accesso ai minori a determinate piattaforme, Parigi sotto i 15
anni di età e Lisbona sotto i 13, mentre altri Paesi membri stanno valutando
provvedimenti simili, seguendo un approccio nazionale.
Con Hagar Taamallah, di Privacy network, cerchiamo di fare chiarezza sul tema,
parliamo del rischio che strumenti presentati come soluzioni per la protezione
dei minori possano, nella realtà, trasformarsi in infrastrutture di sorveglianza
pervasiva, con impatti rilevanti sulla privacy e della necessità di un approccio
integrato – e quindi anche educativo e culturale – alla protezione dei minori
online. Ascolta e scarica l’approfondimento.
Per approfondire:
https://privacy-network.it/news/novita/i-minori-nella-societa-digitale-cosa-sta-succedendo-in-europa/
Tra gennaio e febbraio del 2026, la Patagonia è stata attraversata da una delle
stagioni di incendi più devastanti degli ultimi decenni. Le fiamme hanno colpito
duramente soprattutto il versante argentino, ma si sono estese anche al Cile,
interessando ampie aree del centro-sud, dai territori intorno a Valparaíso fino
alla zona di Temuco.
Questi incendi non sono eventi isolati né casuali: affondano le loro radici in
cause prevalentemente antropiche. Alla base troviamo una combinazione sempre più
evidente di siccità prolungata e aumento delle temperature legato al cambiamento
climatico, a cui si aggiunge l’espansione massiccia delle monoculture forestali,
in particolare di pini ed eucalipti, che oggi occupano milioni di ettari. Un
modello produttivo che, oltre a impoverire la biodiversità, aumenta la
vulnerabilità del territorio al fuoco.
A questo si sommano le responsabilità delle grandi aziende forestali:
l’accaparramento delle terre, la pressione sulle risorse idriche delle comunità
locali e l’assenza di interventi concreti quando gli incendi divampano. Un
quadro che si inserisce in un contesto politico segnato dalle prime riforme del
governo Kast, orientate a favorire l’estrattivismo – minerario e forestale – e a
ridurre le tutele per riserve e parchi naturali, sempre più esposti agli
interessi dei capitali internazionali.
Ne abbiamo parlato con Max Reuca werken (portavoce) della comunità Mapuche Juan
Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile.
Dal dicembre 2025 si è insediato in Cile il governo di José Antonio Kast,
espressione dell’estrema destra. Fin dalle prime ore del suo mandato, il governo
ha adottato una linea dura: rafforzamento della presenza militare alle
frontiere, smantellamento di diverse misure di protezione ambientale — dalla
creazione di parchi nazionali alle normative su clima, emissioni e qualità
dell’aria e dell’acqua — e nuovi accordi internazionali per lo sfruttamento di
risorse strategiche come litio e rame. In questo contesto si inserisce anche la
soppressione dell’Unità dei Popoli Indigeni del Ministero dei Beni Nazionali,
parte di una più ampia riorganizzazione istituzionale.
Per provare a delineare un quadro della situazione delle comunità indigene in
questo periodo, siamo messe in contatto con Max Reuca werken (portavoce) della
comunità mapuche Juan Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile.
In questa prima parte dell’approfondimento, gli abbiamo chiesto com’è la
situazione per le comunità indigene, in particolare per il popolo Mapuche,
all’inizio del governo di José Antonio Kast: tra l’eliminazione di diritti e
concessioni ottenute nel governo precedente, sia in tema di protezione
ambientale sia di diritti umani e di proprietà delle comunità Mapuche (oltre che
del popolo cileno nel suo complesso). Tra repressione militare e burocratica,
emerge anche quella che potrebbe essere una nuova stagione di mobilitazioni e
lotta.
Nella seconda parte, ci concentreremo sul tema degli incendi, sulle
responsabilità dei grandi latifondisti e sulla criminalizzazione dei popoli
indigeni.
Entrevista completa en español: