Il 29gennaio è stato firmato un accordo tra l’Amministrazione autonoma
democratica della Siria del nord e dell’est e il neonato governo di Damasco in
seguito di scontri a fuoco. Il 25 agosto è stato annunciato lo scioglimento
delle Forze democratiche siriane, ed è in corso un processo di integrazione
nello stato siriano delle forze e delle istituzioni del confederalismo
democratico.
In questo momento delicato e complesso una delegazione di “Donne che tessono il
futuro” ha raggiunto la Siria del nord per comprendere da vicino la situazione e
portare solidarietà alle Ypj impegnate nel preservare le conquiste ottenute con
la Rivoluzione in particolare per quanto riguarda l’autonomia e l’autodifesa
delle donne.
Il tema dell’integrazione è molto complesso, i negoziati sono ancora in corso ed
è un processo che richiederà tempo. Con una compagna che ha preso parte alla
delegazione abbiamo ragionato su quali sono le sfide che questo pone, in
particolare per la tenuta delle istituzioni autonome delle donne. Un altro tema
è quello dell’educazione e la forza delle idee che hanno tenuto in piedi la
rivoluzione e come le compagne delle Ypj auspicano che possano essere motrici di
un cambiamento culturale più ampio.
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Lunedì 7 settembre sono ricominciate le udienze di primo grado a carico di oltre
persone tra polizia penitenziaria, personale medico e funzionari per la mattanza
di Santa Maria Capua Vetere, avvenuta il 6 aprile 2020 come rappresaglia per la
protesta scoppiata il giorno precedente nella sezione Nilo dell’istituto. In
seguito al pestaggio un detenuto ha perso la vita.
I reati contestati vanno da lesioni personali a tortura, depistaggio, abuso di
autorità, falso e omicidio a seguito di altro reato, per i quali i pm hanno
richiesto quasi 800 anni di carcere complessivamente.
Insieme a Luigi Romano, avvocato di parte civile, abbiamo ripercorso la vicenda
e il suo contesto, le fasi del processo, i tentativi di insabbiamento da parte
statale.
Ascolta la diretta:
Ecco un ulteriore approfondimento in ricordo di Alex, a seguito della sua
scomparsa pochi giorni fa. Alex è stato un compagno impegnato a Torino su tanti
fronti, tra cui quello sindacale, lottando fianco a fianco a lavoratori,
lavoratrici e lavoratorx. Ne parliamo con Elisa della Cub Sanità, che ricorda la
sua capacità di creare reti e alleanze, di affiancare le persone, lasciandole
sempre protagoniste dei percorsi di lotta da attraversare.
Questo ricordo è anche un invito a partecipare a una commemorazione collettiva,
che si terrà sabato 12 settembre dalle 19 ai giardini reali (lato fenix),
Torino.
Il 26 agosto un evento catastrofico ha colpito le vallate al confine tra Tibet e
Nepal, nell’area del Langtang Lirung. Verso le 8 del mattino si è verificato il
cedimento della montagna nel punto in cui poggiava la parte inferiore di un
ghiacciaio, che ha trascinato con sé roccia e ghiaccio in una rock ice avalanche
di oltre 100 milioni di metri cubi. Il bilancio, ancora in aggiornamento, ha
superato le 900 vittime e oltre 4000 persone disperse.
Comprendere le cause dell’evento, di cosa può aver innescato il collasso, e
darne una corretta definizione scientifica, è un passo fondamentale sia per lo
sviluppo di sistemi di allerta capaci di agire in situazioni simili, sia per
saper inserire eventi estremi di questo tipo in un contesto più ampio di
cambiamento climatico. Il concetto di rischio legato agli eventi estremi, non
dipende solo dalla pericolosità dell’evento ma anche dall’esposizione dei
territori: il Langtang è un’area storicamente densamente popolata e sempre più
interessata dal turismo. Ragionare quindi di adattamento, e di come poter
convivere con una criosfera che cambia per via del surriscaldamento globale, è
un tema che non riguarda solo l’Himalaya, ma tocca da vicino anche le nostre
montagne, tra turismo crescente e il drammatico bilancio dell’ultima stagione
glaciale.
Ne abbiamo parlato con Giovanni Baccolo, glaciologo e ricercatore presso
l’università di Roma Tre, curatore del blog Storie Minerali, autore per
l’AltraMontagna e autore di I ghiacciai raccontano.
Stamattina la posa delle tende per il Presidio Itinerante nella piana di Susa è
stata negata da un ingente dispiegamento di celere e digos su tutti i tre punti
previsi dal campeggio: Traduerivi, il presidio di San Giuliano e Farmacia Viva.
Ad attivare le forze dell’ordine l’indizione nella notte di zone rosse su gran
parte del territorio valsusino, un emendamento reso possibile dall’ultimo
decreto sicurezza.
Il presidio si è spostato alla piazza del mercato di Susa, per maggiori info
seguire il canale telegram: Presidio di San Giuliano
Con Rita Rapisardi, giornalista freelance e collaboratrice del Manifesto,
affrontiamo il tema della repressione. Dal DDL “anti – maranza”, approvato dal
governo Meloni in data venerdì 24 Luglio, al crimine di antisemitismo fino al
reato di blocco stradale, si conferma il ribaltamento dell’esercizi penale
dell’individuare un nemico e poi ritagliarci un reato sopra, costruito ad hoc.
L’obbiettivo è chiaro: tagliare le gambe al movimento sociale e frammentare
ulteriormente le fasce su base di classe e razziale. In questo senso il DDL “
anti-maranza” indica la volontà di alimentare paura e insicurezza tramite la
guerra ai giovani e alle persone con background migratorio.
Il tentativo non è nuovo e si rifà ai principi del dividi et impera con cui la
repressione si è abbattuta sul movimento in solidarietà alla palestina.
Tramite il caso simbolo della Torino capitale della repressione tracciamo col il
governo si avvale della costruzione del nemico pubblico di segmenti specifici
della società dai maranza, agli ecovandali, dalle persone senza documenti fino
anche agli ultrà per applicare un sempre più impunito stato di polizia, lo
stesso che in queste settimane ha ucciso Abderrahim Fakir e che ha applicato lo
scudo penale per i poliziotti colpevoli dell’omicidio.
Nel direzionamento sempre più esplicito della stampa sull’opinione pubblica,
come lavorare da giornalista a non alimentare la frattura sociale alimentata dal
governo?
Con una compagna appena tornata da una carovana in Cisgiordania della realtà
Fa3za. Nonostante il silenzio dei media mainstream, nell’Asia occidentale
continua la distruzione perpetrata su più fronti dall’entità sionista, in
particolare si intensificano le azioni dei coloni ai danni della popolazione
palestinese in Cisgiordania. La solidarietà internazionale è necessario che si
faccia presenza nel territorio, per essere argine ai crimini coloniali e
continuare a testimoniare, come anche richiesto dalle persone palestinesi.
Ad ottobre partirà una nuova raccoltà delle Olive, momento di festa per il
popolo palestinese, ma anche opportunità di escalation da parte dei coloni, in
più avvicinandosi le elezioni in Israele, le azioni nella Cisgiordania occupata
saranno al centro della campagna elettorale e un campo di battaglia importante,
ancora una volta sulla pelle delle palestinesi.
Grazie alla testimonianza e all’esperienza delle precedenti carovane, possiamo
capire come questa situazione si cali nel quotidiano e quale sia lo stato
dell’arte. Si rilanciano carovane future in partenza dall’Italia con Fa3za, per
ribadire la nostra solidarietà e presenza affianco alla resistenza palestinese.
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo
selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del
2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia
tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si
configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali?
E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La
nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui
non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le
condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello
richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una
tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il
futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica.
Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata
fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio
italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della
ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di
uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a
Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio,
Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la
costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
È ormai passata quasi una settimana dal brutale omicidio di Abderrahim Fakir, un
uomo di origine marocchine ucciso durante un fermo delle forze dell’ordine,
sotto gli occhi inermi e complici del personale sanitario della Croce Rossa. Da
subito gli abitanti del quartiere Pilastro e i collettivi di Bologna sono scesi
in piazza per pretendere giustizia per Abderrahim e per opporsi a quel razzismo
sistemico che minaccia costantemente il diritto alla vita delle persone
razzializzate.
Qui l’approfondimento con la compagna Maria Elena di PLAT Bologna:
Con l’avvocato Eugenio Losco tratteggiamo il funzionamento dello scudo penale e
il ruolo politico che sta svolgendo nel proteggere i due agenti colpevoli
dell’omicidio di Abderrahim:
Con Massimo Alberti, giornalista di Radio Popolare, affrontiamo la tematica
della riconversione torinese come esempio canonico del processo di
militarizzazione della società. Una riconversione che arriva ben prima dei piani
ReArm Europe o Readiness 2030 per il riarmo. Sullo sfondo della
re-industrializzazione che sta colpendo diversi settori produttivi in Italia –
dall’automotive all’indotto – si rafforza infatti il piano di riarmo europeo da
800 miliardi imposto dalla Presidente della Commissione Ue Von Der Leyen.
Interessante analizzare come l’industria automobilistica italiana, ancora una
volta, si dimostri appendice di quella tedesca, ora leader della crisi del
settore, e come ciò si riperquota sulle scelte politiche in direzione del
riarmo.
In conclusione partiamo dal lavoro d’inchiesta svolto da Alberti sul tessuto
industriale torinese per analizzare che ricadute sta avendo la
compartimentazione della supply chain dell’industria della difesa sulle
prospettive di produzione ma sopratutto sulle prospettive sindacali e di
diserzione alla guerra.