A seguito della morte di Lyhanna, una bambina di 11 anni uccisa dal suo
aggressore, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Dopo
il primo appuntamento, l’8 giugno, le mobilitazioni sono continuate: la chiamata
è ogni lunedì, davanti ai tribunali.
Insieme a Luge, una compagna del collettivo féministes révolutionnaires ,
abbiamo riflettuto come Il caso di Lyhanna sia diventato immediatamente
politico: mentre il governo e il Ministro della Giustizia hanno parlato di un
“disfunzionamento” del sistema giudiziario, i movimenti femministi e per i
diritti dei/delle bambinx hanno denunciato questo delitto come l’ennesima
espressione della violenza sistemica che lo Stato non riesce o non vuole
contrastare efficacemente.
A partire dall’analisi delle piazze e dei loro contenuti, anche contraddittori e
problematici come l’aumento delle pene senza guardare ad approcci e bisogni
sistemici come l’educazione, Luge delinea un quadro di lotta complesso.
Prima di tutto le piazze chiedono azioni concrete, culminando nella proposta di
una grande manifestazione nazionale il 4 luglio e di uno sciopero generale
femminista fissato per il 7 settembre.
Inoltre, viene data grande enfasi alla lotta contro l’adultismo (il sistema di
dominazione degli adulti sui minori) e alla creazione di nuove alleanze tra
movimenti transfemministi e movimenti “enfantistes”, ovvero che mettono anche la
prospettiva dei/delle bambinx al centro. Il movimento ricorda dati allarmanti:
si stima che ogni anno in Francia 160.000 bambinx siano vittime di violenze
sessuali, quasi uno ogni tre minuti.
Un nodo centrale è quello del femminismo anti carcerario e il suo ruolo in
questo contesto: emerge infatti una spaccatura tra il femminismo istituzionale,
che richiede una legge quadro basata su investimenti e un femminismo
intersezionale e anticarcerario che vuole avere voce in capitolo. Quest’ultimo,
rappresentato da collettivi come féministes révolutionnaires , critica, ad
esempio, l’approccio puramente punitivista, sottolineando come la repressione
colpisca prioritariamente le popolazioni già marginalizzate e precarie.
L’intervista mette in luce anche il lavoro che vogliono portare avanti con
l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali (2027). Mettono in guardia contro i
tentativi dell’estrema destra (collettivo Némésis primo tra tutti) di
strumentalizzare la lotta alla pedocriminalità per promuovere agende razziste,
transfobiche o per chiedere il ripristino della pena di morte. Il movimento
transfemminista risponde alla presenza della destra rivendicando pratiche
di autodifesa e alleanze antifasciste per presidiare le piazze.
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Tag - Blackout Inside
Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia
e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3
ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un
testone, un polemico. Ambro aveva anche i suoi demoni e i suoi irrisolti, ed una
generosità e capacità di offrire all3 altr3 che spesso sconfinava nel
sacrificio. Era anche un ragazzo arrabbiato con il mondo, per le sue ingiustizie
e le sue storture. Ambro aveva ben chiaro il concetto e il senso di
collettività, mettendolo in atto ogni giorno in ogni gesto e parola. Ha sempre
creduto nella politica dal basso, cioè quella tangibile fatta da chi vive in
questo sistema precario per sostenere le persone colpite dallo stesso,
criticando con lungimiranza e lucidità lo Stato e le varie politiche
susseguitesi negli anni, sia nel nostro paese che a livello globale.
Ambro il 15 Marzo si è tolto la vita lanciandosi da un ponte in un piccolo paese
dell’entroterra ligure, un luogo scelto probabilmente perché vicino alle sue
care falesie.
Era stato privato della libertà in quanto sottoposto a misure cautelari.
Noi tutt3, amic3, familiari e conoscenti, ci siamo ritrovat3 a dover far senso
di un dolore enorme, nessun3 riusciva a credere che quanto accaduto fosse reale.
In questo gesto però rivediamo una delle parti più autentiche di Ambro, una
parte scomoda, non facile da comprendere, ma non per questo da non raccontare.
Ambro credeva che ovunque nel mondo le persone tutte avessero un valore, e che
la libertà e la dignità andasse sempre difesa, e le violazioni denunciate a gran
voce. Anche per questo ha partecipato alle manifestazioni dell’anno scorso a
supporto del popolo palestinese volte a denunciarne gli abusi subiti. Non aveva
bandiere o affiliazioni, non sarebbe stato da lui.
Aveva ricevuto in Febbraio l’avviso di garanzia che lo informava del
procedimento pendente e dei capi di indagine relativi proprio a quelle
manifestazioni. Una lista gonfiata da un caso diventato politicamente sensibile.
Si dovevano trovare colpevoli, e l3 si doveva punire duramente. Si sentiva dalle
istituzioni la pretesa di muoversi subito e colpire duro.
Poco dopo venne disposto dal GIP l’obbligo di firma giornaliera e il divieto di
dimora a Torino. Il PM aveva chiesto la custodia cautelare. L’aveva chiesta per
tutt3 le 11 indagat3. La maggior parte, poco più che maggiorenn3 incensura3.
Studenti per lo più. A seguito di richiesta di riesame, non solo erano state
confermate le misure in essere, ma era anche stato condannato al pagamento delle
spese. Poco dopo tenne alcuni colloqui telefonici con l’avvocato che lo seguiva.
Si era detto talvolta preoccupato dalla mancanza di informazioni chiare
ricevute. Parlava di alcune sviste. Era seguito con il gratuito patrocinio.
In un primo momento era sconfortato, ma poi sembrava si stesse muovendo per
cercare un lavoro a Torino, sperando in occasione del prossimo riesame di farsi
rimuovere la misura dell’allontanamento. E invece la sua decisione del 15 Marzo
racconta un’altra storia.
Dopo la morte di Ambro ci siamo pres3 tempo di elaborare e abbiamo
collettivizzato il dolore e condiviso la perdita, raccontando del suo impegno
politico il 25 Aprile. Quel giorno, prima del corteo, abbiamo raccontato di lui
e affisso una targa in ricordo della sua lotta accanto a quelle dei partigiani.
Ambro infatti, per noi, rappresenta un partigiano dei giorni nostri e abbiamo
considerato importante raccontarlo tra le vie di Torino, durante una
manifestazione alla quale lui sicuramente avrebbe partecipato. Nelle ultime
settimane il caso è stato reso pubblico dall’avvocato che lo seguiva nel
procedimento. Grazie alla volontà dell’avvocato di portare alla luce una serie
di considerazioni in merito al problematico utilizzo spropositato delle misure
cautelari, il caso di Ambro è diventato un caso mediatico. Il giornale “la
Repubblica” ha quindi deciso di scrivere in merito e var3 esponenti politic3 e
attivist3 hanno ricondiviso gli articoli, riprendendo quello che di Ambro si
leggeva nell’articolo dell’avvocato. Da qui nasce l’urgenza per noi di
raccontare chi era Ambro, per quanto possibile rispettando il suo modo di
sentire.
Vogliamo anche condividere alcune riflessioni su come la vicenda sia stata
gestita, a livello mediatico e non, perché ci sembra opportuno porre
l’attenzione ad alcuni aspetti che ci hanno riguardato in prima persona.
La strumentalizzazione della vicenda di Ambro definito in maniera piatta
come Pro Pal dai giornali, speriamo possa essere un punto di partenza per
comprendere la difficoltà di parlare del suicidio di una persona, che non può
essere stigmatizzata o ridotta ad una definizione ideologica. La deriva è ben
rappresentata dai commenti, molto violenti, che si leggono sotto i post sui
social dove gli articoli vengono parzialmente riportati. La criminalizzazione
delle persone che sono scese in piazza dopo il DL sicurezza è un tema che
finalmente ha preso lo spazio che merita, anche se non siamo d’accordo con il
modo con cui la vicenda è stata trattata.
Si parla poco e male di salute mentale e di suicidio. Basterebbe dare solo uno
sguardo ai numeri degli ultimi anni per apprendere che il suicidio è una scelta
sempre più paurosamente ricorrente e le cause vanno ricercate proprio laddove il
nostro sistema latita e anzi, tende ad affossare i singoli. Proprio in merito
agli ultimi provvedimenti giudiziari, in vigore dopo il DL sicurezza, ci sono
già molte persone che stanno subendo le conseguenze massacranti di scelte
politiche volte ad annichilire le persone e ogni movimento di dissenso verso il
potere.
A tal proposito speriamo che questa nostra riflessione possa aiutare e far
risuonare le voci di chi oggi si trova in questa situazione e che ha bisogno di
aiuto. Speriamo che questo possa essere l’inizio di una riflessione più ampia
riguardo alla gestione delle misure cautelari e alle considerazioni relative
alla delicatezza con cui il sistema giudiziario dovrebbe agire in questi casi.
L’empatia e il tener conto delle fragilità di chi subisce certe misure e degli
affetti intorno a queste persone, deve essere un tema centrale nella
riconsiderazione dell’applicazione delle misure cautelari, ma anche della
gestione da parte dell3 operatric3 della giustizia di ogni aspetto che riguarda
le vicende giudiziarie.
Crediamo che quanto sottolineato dall’avvocato nel suo articolo sia di estrema
urgenza e che sia importante riflettere sulle pericolose conseguenze di misure
cautelari così violente nei casi che riguardano la lotta politica. Allo stesso
tempo, riteniamo urgente comunicare la difficoltà, da parte di chi vive in prima
persona questo tipo di situazioni, a relazionarsi con una società che, nel suo
insieme, non si fa carico del peso emotivo e politico della cura che dovrebbe
essere riservata a chi vive un lutto. Pur rispettando il dovere di cronaca,
riteniamo doveroso richiamare l’attenzione sulla necessità di riflettere sulle
modalità attraverso cui si parla di suicidio. Sentiamo un vuoto perché non se ne
parla abbastanza e se ne parla male. Parlare di chi non c’è più senza avere la
cura di contattare con il giusto livello di umanità gli affetti, senza tenere in
considerazione la delicatezza della situazione, è già di per sé molto violento.
Vorremmo che in futuro questa cosa potesse cambiare: la vicenda di Ambro è stata
raccontata fin dal primo giorno senza di lui, avendo pochissima cura delle
persone che tengono a lui. Proprio in virtù di questo abbiamo deciso di scrivere
questo articolo, ma chiediamo di essere rispettat3 nel nostro dolore e speriamo
che tutto questo possa davvero far riflettere su temi che non spetta a noi
sviluppare. Abbiamo bisogno che la società tutta si assuma la responsabilità e
la fatica di affrontare gli aspetti qui richiamati che hanno necessità di essere
approfonditi da chi effettivamente ha gli strumenti per farlo. Abbiamo bisogno
della collaborazione di tutt3.
Amore che resiste
Oltre tutte le manipolazioni e i discorsi distorti, alla fine rimani tu in ogni
parte di noi. E questo ci salva, riempie quel vuoto profondo nato dalla tua
assenza, che è però data solo dal tuo non essere più fisicamente qui, sempre in
giro, mai tra i baretti, con la tua Galath che sa di ferro e storie da
raccontare. Adesso non racconti più, passi la palla a noi. E noi ci siamo Ambro,
narriamo con te e per te. Sicuramente storcerai il naso e con il tuo sorrisetto
sguincio penserai: ‘’Mamma mia quest3 qui, proprio non hanno capito niente di
me’’. Forse è così, forse per descriverti non bastano tutt3 quest3 amic3 riunit3
per ricordarti, ma è proprio questo che racconta tanto di te, ed è proprio così
che abbiamo deciso di narrarti. Tu che non amavi parlare di te ma che chiedevi
sempre dell3 altr3, una persona irriverente, che non scende a compromessi se
questi comportano il girare le spalle ai propri valori, un cane sciolto, ma
anche un buffone, uno spavaldo, un romantico, il migliore compagno di viaggio
che tu possa mai incontrare per le strade della tua vita. Siamo qui per dirti
che siamo così felici di sapere che ti abbiamo incrociato.
Per sempre, L3 tu amic3.
Durante le giornate del blackout fest 2026, abbiamo avuto l’opportunità di
intervistare alcunx lavoratorx del collettivo Colpo (Coordinamento Lavoro
Precario Organizzato). Tra i percorsi di auto inchiesta che hanno avviato in
questi mesi, vi è quello che indaga le condizioni di lavoro nel settore della
ristorazione – al centro del nostro scambio radiofonico.
Emergono diversi elementi interessanti dall’inchiesta, tra cui la questione dei
ritmi di lavoro e di quanto questi incidano sulle condizioni di vita, in
particolare sugli equilibri tra lavoro e tempo libero. Più in generale, lx
lavoratorx ci parlano di turni stressanti, paghe da fame, lavoro nero e
molestie.
Parlare insieme dei risultati dell’inchiesta e delle proprie esperienze
personali diventa occasione di confronto intorno a delle testimonianze chiave,
ma anche una via per continuare ad organizzarsi e formarci su strumenti e
strategie collettive per difendersi da abusi e sfruttamento.
La guerra in Ucraina ha superato la durata della Prima guerra mondiale ed è
diventata una guerra d’attrito che sta coinvolgendo i paesi della Nato sempre
più esposti nel sostegno al governo di Kiev . Zelensky non fa mistero delle sue
simpatie revansciste anche a costo di inimicarsi i fedelli alleati polacchi
,come è accaduto con il conferimento ad un’unità d’elite delle Forze Armate
Ucraine del titolo di “Eroi dell’UPA”, in onore all’esercito insurrezionalista
di Stepan Bandera che durante la Seconda Guerra Mondiale commise una serie di
stragi su larga scala contro la minoranza polacca nelle regioni della Volinia e
della Galizia orientale. Pochi giorni prima Zelensky aveva ricevuto con gli
onori di Stato la salma di un altro collaborazionista di Hitler, criminale di
guerra: Andrii Melnyk, fondatore dell’OUN (Organizzazione dei nazionalisti
ucraini).
Le spoglie sono state riesumate dal Lussemburgo e riportate in Ucraina su
richiesta del governo di Kiev. Il presidente ucraino le ha ricevute dandone
sepoltura con una cerimonia in pompa magna .
Sul terreno della propaganda ,l’unico codice narrativo utilizzato dallo spazio
mediatico occidentale,sembra che l’Ucraina sia all’offensiva e con l’utilizzo
dei droni stia mettendo alle corde i russi sul piano delle scorte energetiche e
della logistica. Effettivamente gli ucraini stanno colpendo alcuni snodi
importanti ,in particolare in Crimea sull’autostrada M14 che collega la penisola
al resto del Donbass. Sul resto del fronte i russi hanno il controllo di
Kostantinivka ,una delle città fortificate del Donbass, e continuano gli attachi
aerei sulle infrasrtutture industriali nelle città ucraine.
Mentre a Tallin il vertice dei Paesi nordici e baltici esprime sostegno
all’adesione dell’Ucraina “nel suo percorso irreversibile verso la piena
integrazione euro-atlantica, compresa l’adesione a UE e NATO il prima
possibile”, in centro Europa e Balcani aumentano gli stati membri di NATO e
Unione Europea che si smarcano dalle forniture militari (equipaggiamento e
stanziamenti finanziari) all’Ucraina. Dopo Ungheria, Slovacchia e Repubblica
Ceca , la Bulgaria ha reso noto che non invierà’ altre armi a Kiev.
Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada hanno respinto il 25 maggio scorso
la proposta del segretario generale della NATO Mark Rutte che voleva imporre
agli alleati di spendere lo 0,25 per cento del Pil in aiuti militari
all’Ucraina.
Anche dalla Coalizione per le munizioni d’artiglieria all’Ucraina, promossa da
Praga, si sono sganciate in questi giorni ben nove nazioni europee, inclusa la
Repubblica Ceca stessa.Il numero di Paesi membri dell’Unione Europea che
partecipano all’iniziativa volta a fornire milioni di proiettili all’Ucraina si
è dimezzato da dicembre, passando da diciotto a nove. Dal 2024, Praga ha
coordinato la fornitura di oltre quattro milioni di proiettili d’artiglieria a
Kiev per aiutare a ricostituire le scorte di munizioni ucraine in esaurimento.
Il 7 giugno a Downing Street Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e
Volodymyr Zelensky hanno concordato cinque condizioni per quella che definiscono
una “pace giusta e duratura”: cessazione delle ostilità con l’attuale linea del
fronte come punto di partenza negoziale; garanzie di sicurezza giuridicamente
vincolanti per l’Ucraina, incluso il dispiegamento di forze multinazionali sul
territorio ucraino; mantenimento degli attivi russi congelati fino alla fine del
conflitto e al pagamento dei risarcimenti; tutela degli interessi della
sicurezza europea in qualsiasi futuro accordo.
In parallelo, la dichiarazione congiunta ha confermato l’intenzione di produrre
congiuntamente armi a lungo raggio e sistemi di difesa aerea per Kiev, armamenti
in grado di minacciare il territorio russo.
Inoltre è operativa la filiera produttiva dei sistemi senza pilota che oggi
permette a Kiev di colpire la Russia in profondità. Per citarne alcuni, abbiamo
la società danese Fire Point Rocket Technologies (FPRT ApS) che ha prodotto i
droni utilizzati per la strage di Starobelsk. In Germania c’è poi la Quantum
Frontline Industries (QFI) che produce i droni Linza 3.0 con una capacità
prevista di 10.000 unità annue. Nel Regno Unito, UkrSpecSystems fabbrica fino a
1.000 droni al mese, tra cui i ricognitori Shark e gli intercettori Octopus . In
Italia, CMD Avio sviluppa i motori per UAV(Unmanned Aerial Vehicle, o aeromobile
a pilotaggio remoto) tattici, MWFly produce motori aeronautici a pistoni per
droni e velivoli leggeri, ed EPA Power realizza propulsori da 160 CV per droni a
lungo raggio. Infine, Gilardoni fornisce cilindri in alluminio per motori da
60–170 CV, componenti compatibili con propulsori impiegati anche nei droni
tattici.
In questo scenario, le parole del tenente generale Christian Freuding, capo
dell’esercito tedesco, rilasciate l’11 giugno a margine del salone aerospaziale
ILA di Berlino,sono impressionanti . “Dobbiamo essere preparati… Dobbiamo essere
pronti a combattere”, ha dichiarato il generale, citato da Politico . Freuding
ha precisato che esiste un ampio consenso alleato sul fatto che la Russia
potrebbe attaccare il territorio della NATO entro la fine del decennio: “2029
non è una cronologia tedesca. È un’intelligence concordata dalla NATO. Tutti i
32 partner della NATO concordano sul fatto che la Russia potrebbe avere la
capacità di invadere un paese partner nel 2029.”
A dimostrazione delle divisioni all’interno della Nato,il generale statunitense
comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur) della Nato Alexus G.
Grynkewich ha dichiarato sulle pagine del Financial Times”La Russia non cerca il
conflitto con la NATO e non ha intenzione di attaccare. Ho monitorato
attentamente i dati dell’intelligence”.
Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale e di questioni
strategico militari, autore del canale Telegram war room.
il g7 approda a Evian sulla costa del Lago di Ginevra. Per l’occasione la
Svizzera chiuderà moltissimi varchi e dispiegherà 4000 militari sul territorio,
un assetto da guerra per impedire qualsiasi risposta popolare alla conferenza. I
cortei e le manifestazioni sono state di fatto impossibilitate. In quel weekend
i cittadini svizzeri sono anche chiamati al voto su due questioni: la prima per
il reintegro della leva obbligatoria; il secondo per la campagna “10 milioni”,
ossia promuovere una politica razzista e velocizzare le deportazioni con la
scusa della sostenibilità.
Contro il g7 si svolgeranno diverse mobilitazioni, per maggiori info:
NOG7 Genève – Du 13 au 17 juin 2026, construire la résistance internationaliste
à Genève
Radio Contre-sommet, un suivi radiophonique contre le G7 – Renversé
a 15 chilometri da Evian dove ci sarà il G7 c’è anche una ZAD,
occupazione contro la costruzione di un’autostrada che si solidarizza e
chiama delle settimane di costruzione e occupazione sul posto. dall’8 al
21 giugno.
https://renverse.co/infos-locales/article/re-juin-la-chab-8859
Un gruppo informale di lavoratori della Leonardo di Corso Francia autorganizzati
invita allo sciopero generale del 29, sottolineando la necessità della fabbrica
per la quale lavorano di discostarsi dall’attuale complicità con l’operato dello
Stato genocida di Israele: la richiesta è conversione civile, trasparenza nelle
comunicazioni tra governance e impiegati verso l’interruzione dei legami tra
Leonardo S.P.A. e lo Stato d’Israele. Vengono inoltre richieste sanzioni da
parte dell’Unione europea e dell’ONU nei confronti dello stato illegittimo.
Qui l’intervento con i Lavoratori di Corso Francia a partire dal comunicato del
22 Maggio “Spari sulla Flotilla” e la successiva assemblea sindacale, indetta
per chiedere unità ai lavoratori e azione rispetto alla complicità dell’azienda:
Il gruppo è attivo da settembre 2025, da quando ha iniziato ad esprimersi
pubblicamente. Uno dei primi comunicati recitava così:
“Riteniamo fondamentale, a livello di coscienza civile, adottare qualsiasi mezzo
a disposizione per imbastire una forma di partecipazione e resistenza, con
l’obiettivo di esercitare la massima pressione sugli ordinamenti formali e
ufficiali impegnati sul fronte politica. Pertanto, oltre a esprime la nostra
solidarietà al popolo palestinese e alle sue lavoratrici e lavoratori, cosi come
richiesto dal dirigente della Federazione generale dei sindacati palestinesi
Salameh Abu Za’eiter, ci impegneremo a:
1. partecipare alle iniziative cittadine contro la guerra e il riarmo
2. fare informazione capillare tra le lavoratrici e i lavoratori di ciò che sta
accadendo in Palestina coinvolgendoli nelle mobilitazioni;
3. partecipare alla manifestazione nazionale del 25 ottobre a Roma coinvolgendo
il più alto numero di lavoratrici e lavoratori possibili;
4. organizzare una raccolta fondi per comprare generi di prima necessità da
inviare in Palestina quando partiranno nuove spedizioni umanitarie;
5. discutere e decidere con le lavoratrici e i lavoratori eventuali scioperi se
la situazione non dovesse trovare soluzione a breve termine.”
A maggio sono stati scritti due comunicati relativi ai primi attacchi illegali
da parte della marina israeliana ai danni della Flottilla, che si trovava in
acque internazionali, diretta verso Gaza.
Comunicato del 4 Maggio a seguito dell’incarcerazione di Thiago Avila e Saif
Abukeshek dei Lavoratori della Leonardo di Corso Francia verso lo sciopero del
29:
L’intervista svolta dal programma di RBO, Radio Fabbrica, a Mariano RSU FIOM di
Leonardo Aeronautica Caselle, rispetto al comunicato stampa del 5 Maggio, vero
un intervento reale di solidarietà al popolo palestinese e conseguentemente alla
Flottilla:
La situazione a Cuba è estremamente critica: l’elettricità viene razionata per
gran parte della giornata e il petrolio è quasi esaurito. Le persone scendono in
strada con manifestazioni e cacerolazos. La strategia USA è evidente, orientata
a un progressivo strangolamento economico del Paese, attraverso un blocco
permanente ed extraterritoriale che incide direttamente sulle condizioni di vita
della popolazione: energia, carburante, trasporti, medicinali e alimenti.
Sembrerebbero in corso delle negoziazioni con gli Stati Uniti sulla possibilità
di far arrivare aiuti umanitari attraverso soggetti terzi, come la Chiesa
cattolica. Gli USA provano inutilmente a presentarsi al popolo cubano come
estranei alla crisi, facendo arrivare aiuti e provando ad addossarne la
responsabilità al governo. In questo, gioca un ruolo decisivo la propaganda
occidentale: da mesi i grandi network descrivono Cuba esclusivamente come un
“regime al collasso”, oscurando deliberatamente l’impatto devastante del bloqueo
e ignorando le responsabilità dirette della guerra economica statunitense.
Ne abbiamo parlato con un compagno che si trova attualmente a L’Avana.
I contributi di Radio Blackout durante le Staffetta Radiofonica contro la
censura del dissenso, organizzata da varie radio (ondarossa, onda d’urto, città
fujiko, ciroma, blackout)in risposta agli attacchi repressivi verso chi parla ai
micorfoni delle radio autoorganizzate e a chi porta testimonianze dalle lotte
nelle strade, nelle prigioni e nei posti di lavoro.
Qui l’indizione della staffetta: CONTRO LA CENSURA DEL DISSENSO STAFFETTA RADIO
SU ONDA ROSSA, ONDA D’URTO, BLACKOUT, CITTÀ FUJIKO E CIROMA – Radio Onda d`Urto
Il ruolo di Radio Blackout all’interno dell’Operazione Scintilla che portò allo
sgombero dell’Asilo Occupato e all’arresto e alla denuncia di diversi compagn. A
cura di Macerie su Macerie
Una pillola informativa sulla libertà di espressione dei lavoratovi attraverso i
mezzi di comunicazione a cura di Frittura Mista alias Radio Fabbrica
Una testimonianza dalla trasmissione Zardins Magnetics in onda su Radio Onde
Furlane, sui vari procedimenti penali di cui sono stati accusati per aver
sostenuto ai microfoni le lotte contro il carcere e i cpr.
Zardins Magnetics
L’esperienza della trasmissione Aria di Radio Blackout che attraverso le dediche
vocali e musicali per i/le detenut del carcere LoRusso-Cotugno, del carcere
minorile Ferrante Aporti e del Cpr di C.so Brunelleschi, cerca di oltrepassare i
muri e le sbarre per portare solidarietà e vicinanza ai/le reclus, ma anche per
costruire un rapporto con gli/le amic e familiari delle persone recluse
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre,
America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il
primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi
Flegrei e di tutta la città di Napoli.
In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo
attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro
l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia
di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i
blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo
Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa,
salute e servizi.
Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e
bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi
e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione,
all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat
target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama
l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi:
“guerra contro Meloni l’unica guerra”.
Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi
che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza.
Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le
politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che
insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul
piano nazionale.
A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non
succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un
area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in
direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo.
Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi
alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della
logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal
governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero.
Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di
mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco
di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze
finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di
conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei
progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza
bonifica.
Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di
questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una
riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta
contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia
di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più
evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e
oltre.
Negli ultimi anni i data center stanno diventando aumentando sempre di più nel
contesto italiano, andando a insediarsi nel vuoto lasciato dal periodo
industriale. Ma cos’è un data center? Quale ruolo ha nello sviluppo
dell’economia del dato e della digitalizzazione della nostra società? Dietro
alla retorica green quali sono gli impatti ambientali e energetici di queste
unità produttive nei territori in cui si installano e su tutta la catena del
valore e estrattiva? Ne parliamo con Giorgio Pirina, sociologo economico.