Stamattina la posa delle tende per il Presidio Itinerante nella piana di Susa è
stata negata da un ingente dispiegamento di celere e digos su tutti i tre punti
previsi dal campeggio: Traduerivi, il presidio di San Giuliano e Farmacia Viva.
Ad attivare le forze dell’ordine l’indizione nella notte di zone rosse su gran
parte del territorio valsusino, un emendamento reso possibile dall’ultimo
decreto sicurezza.
Il presidio si è spostato alla piazza del mercato di Susa, per maggiori info
seguire il canale telegram: Presidio di San Giuliano
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Con Rita Rapisardi, giornalista freelance e collaboratrice del Manifesto,
affrontiamo il tema della repressione. Dal DDL “anti – maranza”, approvato dal
governo Meloni in data venerdì 24 Luglio, al crimine di antisemitismo fino al
reato di blocco stradale, si conferma il ribaltamento dell’esercizi penale
dell’individuare un nemico e poi ritagliarci un reato sopra, costruito ad hoc.
L’obbiettivo è chiaro: tagliare le gambe al movimento sociale e frammentare
ulteriormente le fasce su base di classe e razziale. In questo senso il DDL “
anti-maranza” indica la volontà di alimentare paura e insicurezza tramite la
guerra ai giovani e alle persone con background migratorio.
Il tentativo non è nuovo e si rifà ai principi del dividi et impera con cui la
repressione si è abbattuta sul movimento in solidarietà alla palestina.
Tramite il caso simbolo della Torino capitale della repressione tracciamo col il
governo si avvale della costruzione del nemico pubblico di segmenti specifici
della società dai maranza, agli ecovandali, dalle persone senza documenti fino
anche agli ultrà per applicare un sempre più impunito stato di polizia, lo
stesso che in queste settimane ha ucciso Abderrahim Fakir e che ha applicato lo
scudo penale per i poliziotti colpevoli dell’omicidio.
Nel direzionamento sempre più esplicito della stampa sull’opinione pubblica,
come lavorare da giornalista a non alimentare la frattura sociale alimentata dal
governo?
Con una compagna appena tornata da una carovana in Cisgiordania della realtà
Fa3za. Nonostante il silenzio dei media mainstream, nell’Asia occidentale
continua la distruzione perpetrata su più fronti dall’entità sionista, in
particolare si intensificano le azioni dei coloni ai danni della popolazione
palestinese in Cisgiordania. La solidarietà internazionale è necessario che si
faccia presenza nel territorio, per essere argine ai crimini coloniali e
continuare a testimoniare, come anche richiesto dalle persone palestinesi.
Ad ottobre partirà una nuova raccoltà delle Olive, momento di festa per il
popolo palestinese, ma anche opportunità di escalation da parte dei coloni, in
più avvicinandosi le elezioni in Israele, le azioni nella Cisgiordania occupata
saranno al centro della campagna elettorale e un campo di battaglia importante,
ancora una volta sulla pelle delle palestinesi.
Grazie alla testimonianza e all’esperienza delle precedenti carovane, possiamo
capire come questa situazione si cali nel quotidiano e quale sia lo stato
dell’arte. Si rilanciano carovane future in partenza dall’Italia con Fa3za, per
ribadire la nostra solidarietà e presenza affianco alla resistenza palestinese.
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo
selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del
2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia
tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si
configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali?
E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La
nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui
non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le
condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello
richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una
tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il
futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica.
Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata
fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio
italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della
ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di
uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a
Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio,
Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la
costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
È ormai passata quasi una settimana dal brutale omicidio di Abderrahim Fakir, un
uomo di origine marocchine ucciso durante un fermo delle forze dell’ordine,
sotto gli occhi inermi e complici del personale sanitario della Croce Rossa. Da
subito gli abitanti del quartiere Pilastro e i collettivi di Bologna sono scesi
in piazza per pretendere giustizia per Abderrahim e per opporsi a quel razzismo
sistemico che minaccia costantemente il diritto alla vita delle persone
razzializzate.
Qui l’approfondimento con la compagna Maria Elena di PLAT Bologna:
Con l’avvocato Eugenio Losco tratteggiamo il funzionamento dello scudo penale e
il ruolo politico che sta svolgendo nel proteggere i due agenti colpevoli
dell’omicidio di Abderrahim:
Con Massimo Alberti, giornalista di Radio Popolare, affrontiamo la tematica
della riconversione torinese come esempio canonico del processo di
militarizzazione della società. Una riconversione che arriva ben prima dei piani
ReArm Europe o Readiness 2030 per il riarmo. Sullo sfondo della
re-industrializzazione che sta colpendo diversi settori produttivi in Italia –
dall’automotive all’indotto – si rafforza infatti il piano di riarmo europeo da
800 miliardi imposto dalla Presidente della Commissione Ue Von Der Leyen.
Interessante analizzare come l’industria automobilistica italiana, ancora una
volta, si dimostri appendice di quella tedesca, ora leader della crisi del
settore, e come ciò si riperquota sulle scelte politiche in direzione del
riarmo.
In conclusione partiamo dal lavoro d’inchiesta svolto da Alberti sul tessuto
industriale torinese per analizzare che ricadute sta avendo la
compartimentazione della supply chain dell’industria della difesa sulle
prospettive di produzione ma sopratutto sulle prospettive sindacali e di
diserzione alla guerra.
Dai microfoni dello studio mobile al decennale del Festival dell’Alta Felicità
abbiamo trasmesso il saluto del Nucleo Pintoni Attivi alla compagna Maria,
compagna No Tav, scomparsa due anni fa.
Il ricordo di lei passa in questo contributo tramite la lettura delle “Lettere
dei condannati a morte della Resistenza europea” per far emergere quanto
coraggio, quanta speranza possano esserci anche nel momento della fine:
“Come Nucleo Pintoni Attivi potremmo raccontarvi tante cose su Maria per farvi
conoscere quanta passione ci abbia messo nella Valle che Lotta.
Vi leggeremo quel monumento che è Lettere dei condannati a morte della
Resistenza Europea e lo faremo insieme perché insieme è il solo modo di
combattere, è il solo modo per trasformare il ricordo in impegno. Insieme è il
solo modo di stare al mondo.
Ciao Maria, tutto questo è per te. Ciao bella, bella ciao.“
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è
organizzato un presidio di socialità.
Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne,
“spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico
che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte
politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta
a merce da comprare, vendere, buttare”.
La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere
in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a
Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani,
burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo,
bambini e bambine che giocano.
Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in
francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:
La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende
susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra
anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi
dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro
degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di
lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle
istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando
politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente
guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò
che concerne la dignità dei lavoratori.
Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle
persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in
condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente
dal colore della pelle o della provenienza etnica.
Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e
l’intervento di USB:
Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi
lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima
volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle
denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche
delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di
organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento
suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato,
speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.
In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto
l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei
confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi
concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha
dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:
“[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica
non del padrone che ne beve il frutto,
l’unione è la promessa più antica
se ci stringiamo cambieremo tutto”
Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano
proseguendo le proteste nel paese. Queste vanno avanti da ormai più di 45
giorni, animate da persone anche molto diverse tra loro.
Il tema della svendita del territorio, delle pressioni USA e della corruzione
rimangono al centro della discussione, mentre, ci spiega Julie, è sempre più
chiaro che le persone si aspettano una vera e propria transizione politica.
Nell’intervista anche un affondo sui primi risultati della mobilitazione e un
invito a proseguire e sostenere questa lotta – legata alle tante forme di
resistenza che vengono portate avanti anche qui e in altri paesi.
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS,
nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura
degli appalti pubblici vinti dall’azienda.
Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in
corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una
grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti
pubblici anche in Italia.
80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto)
e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende
farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come
potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano
di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici.
Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le
responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In
Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva
Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo
controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla
sua amministrazione.
In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello
metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo
tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci
di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma
rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle
loro responsabilità.
Qui anche il fascicolo della mappatura:
https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer