“Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia” è il titolo che
racchiude l’intento del comunicato di Immigrital, realtà di giovani di origine
migrante e operaia che si mobilita contro il razzismo sistemico, istituzionale e
relazionale, da cui siamo partiti per ragionare sul contesto sociale e
istituzionale Italiano che precede e persiste il referendum sulla giustizia.
Il No popolare, schiacciante con due milioni di elettori in più per il no, ha
visto un’affluenza al 59%, un picco nuovo di attivazione che ha bocciato la
campagna elettorale governativa ancora più che la riforma. È un duro colpo
contro il governo Meloni, ma è difficile definirlo una vittoria sociale su tutti
i fronti.
La parzialità di un discorso che incentri tutto il focus sulla difesa della
giustizia fa acqua da tutte le parti: l’evidenza della differenza di
partecipazione che ha interessato questo quesito referendario va messa a
confronto invece con l’affossamento del referendum abrogativo sulla
cittadinanza, sia per mancato raggiungimento del quorum, sia perché molti dei
voti positivi sui quesiti sul lavoro avevano invece risposto no al quesito sulla
cittadinanza. Lascia quindi ragionamenti aperti su chi si è mobilitato per
andare a votare a fronte dell’eveidente limite di un voto che esclude tutta la
popolazione senza cittadinanza, così come parte della popolazione carceraria.
Se questa sconfitta referendaria non ha a suo tempo permesso l’accesso alla
cittadinanza a molti, così che tanti giovani continueranno a dover conoscere le
questure italiane fin dall’infanzia e la segregazione interna allo stato delle
prime e seconde generazioni.
Allo stesso modo, sottolinea una giustizia a due velocità, dove i quartieri
popolari si configurano come laboratori di sperimentazione repressiva e mostrano
plasticamente la parzialità della giustizia italiana e il volto di quella
magistratura che, a questi microfoni, l’avvocato Novaro definiva “avvocatura di
polizia”.
Ne parliamo con Elon di Immigrital:
Tag - referendum giustizia
Il primo argomento che abbiamo trattato in questa puntata ha riguardato le
condizioni in cui si ritrova uno specifico ufficio postale di Torino e
conseguentemente le precarie condizioni di salute e sicurezza di chi ci lavora,
oltre degli utenti che usufruiscono dei servizi di Poste Italiane. Abbiamo
perciò snocciolato tutte le problematiche trovate nella sede in c.so Palermo 55
a Torino, grazie alla segnalazione che abbiamo ricevuto da SLG CUB Poste ed
abbiamo avuto come ospite telefonico Giovanni Pulvirenti del sindacato stesso.
Con lui siamo andati nello specifico delle numerose problematiche riscontrate in
questo ufficio postale, che vanno da condizioni igienico sanitarie pessime,
assente manutenzione di impianti ma anche della struttura (il vetro di una porta
scheggiato che rischia di cadere da un momento all’altro ad esempio) fino ad
arrivare alla mancanza cronica di personale per mandare avanti l’ufficio
postale. Il sindacato ha segnalato all’ASL tutto questo e ai nostri microfoni ha
denunciato come tutte queste problematiche si inseriscano in un quadro generale
dato dalla privatizzazione di Poste Italiane.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia
dell’avvocato del lavoro Scaglia sul referendum del 22/23 marzo 2026 che ci
chiama a promuovere o bocciare la “riforma Nordio” del 30/10/2025: Norme in
materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte
disciplinare.
Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito all’argomento:
A – abbiamo inquadrato i 7 articoli, dal 102 al 112, della Costituzione che se
passa il SI verranno modificati;
B – Perché è importante votare NO?
C – Quali conseguenze ci saranno sull’applicazione del diritto del lavoro.
“Il referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia
non richiede un quorum del 50%+1 per essere valido, vince chi prende un voto in
più, quindi il tuo voto è decisivo per fermare questa riforma assurda”
Buon ascolto
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Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del
Collettivo Cuba Va sulla situazione
politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in
questo momento difficile per l’isola.
Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito a questi argomenti:
– abbiamo fatto il punto della situazione politico/economica rispetto anche
all’inasprimento del BLOCCO unilaterale da parte dell’imperialismo statunitense
che ora minaccia l’invasione/attacco come prossimo obbiettivo;
– é stato presentato il progetto Nuestra América Flotilla in partenza in questi
giorni: “Si chiama Nuestra América Flotilla la missione internazionalista che è
stata lanciata per portare cibo, medicinali e altri beni di prima necessità a
Cuba, stretta nella strangolante morsa del blocco statunitense. L’obiettivo è
rompere l’assedio stelle-e-strisce e sostenere la popolazione cubana contro la
violenza di Washington. La flotta, che porta il nome di un testo fondamentale
del rivoluzionario ed eroe nazionale cubano José Martí, salperà entro qualche
giorno. Ed è un nome che rivela il portato fondamentalmente politico della
missione: è un’iniziativa a difesa della sovranità del popolo e del socialismo
cubano, contro lo strangolamento imposto dall’imperialismo yankee.”
– Cosa possiamo fare noi per dare solidarietà concreta? (i numeri della radio
+39 0112495669 +39 346 6673263 sono utili + https://nuestraamericaconvoy.org/ +
cerca collettivo CUBA VA)
“la solidarietà internazionalista può rompere l’assedio, salvare vite umane e
difendere la causa dell’autodeterminazione cubana“
Buon ascolto
Questo sabato si tiene la prima occasione d’incontro nazionale della rete di
legali che ragiona a partire dai vecchi e nuovi dispositivi di repressione
penale.
La torsione autoritaria sul piano legislativo degli ultimi periodi, in
particolare con uno sguardo alla conflittualità sociale e alla protesta, ha
fatto nascere da un anno e mezzo l’esigenza per una serie di avvocati e avvocate
di scambiare i materiali legati alle varie esperienze giudiziarie per metterle a
confronto verso un’elaborazione collettiva.
“La tendenza a legiferare, non in chiave generale ed astratta, ma sulla base di
contingenze e presunte emergenze, si traduce oggi in un flusso di incessante e
sempre più ravvicinata produzione di provvedimenti legislativi di natura penale,
su tutti i decreti sicurezza che attraverso uno sproporzionato e ingiustificato
rigore punitivo moltiplicano le fattispecie di reato e aumentano le sanzioni
creando un sistema penale altamente diseguale e lesivo dei diritti fondamentali
dei cittadini.”
Oltre ai decreti sicurezza, anche il referendum sulla giustizia è paradigmatico
nel mostrare come si costruisce il diritto penale del nemico: una direzione che
il referendum vuole legalizzare ma già intrapresa da tempo. Il meccanismo che
vediamo già messo in atto vede il sovvertimento del potere del pubblico
ministero, che viene messo in secondo piano rispetto alla polizia giudiziaria: a
Torino abbiamo assistito a come l’impalcatura del processo, invece di farla la
procura spesso e volentieri viene fatta dalla DIGOS, risultando nel rendere la
polizia un vero e proprio avvocato della polizia.
L’incontro è domani dalle 14 alle 19 presso la sede dell’associazione Volere la
luna, in via Trivero n. 16
Ne parliamo con l’avvocato Claudio Novaro: