Questo sabato si tiene la prima occasione d’incontro nazionale della rete di
legali che ragiona a partire dai vecchi e nuovi dispositivi di repressione
penale.
La torsione autoritaria sul piano legislativo degli ultimi periodi, in
particolare con uno sguardo alla conflittualità sociale e alla protesta, ha
fatto nascere da un anno e mezzo l’esigenza per una serie di avvocati e avvocate
di scambiare i materiali legati alle varie esperienze giudiziarie per metterle a
confronto verso un’elaborazione collettiva.
“La tendenza a legiferare, non in chiave generale ed astratta, ma sulla base di
contingenze e presunte emergenze, si traduce oggi in un flusso di incessante e
sempre più ravvicinata produzione di provvedimenti legislativi di natura penale,
su tutti i decreti sicurezza che attraverso uno sproporzionato e ingiustificato
rigore punitivo moltiplicano le fattispecie di reato e aumentano le sanzioni
creando un sistema penale altamente diseguale e lesivo dei diritti fondamentali
dei cittadini.”
Oltre ai decreti sicurezza, anche il referendum sulla giustizia è paradigmatico
nel mostrare come si costruisce il diritto penale del nemico: una direzione che
il referendum vuole legalizzare ma già intrapresa da tempo. Il meccanismo che
vediamo già messo in atto vede il sovvertimento del potere del pubblico
ministero, che viene messo in secondo piano rispetto alla polizia giudiziaria: a
Torino abbiamo assistito a come l’impalcatura del processo, invece di farla la
procura spesso e volentieri viene fatta dalla DIGOS, risultando nel rendere la
polizia un vero e proprio avvocato della polizia.
L’incontro è domani dalle 14 alle 19 presso la sede dell’associazione Volere la
luna, in via Trivero n. 16
Ne parliamo con l’avvocato Claudio Novaro: