Tag - altavisibilita

La repressione del movimento contro il genocidio a Gaza
Mentre la repressione contro il movimento che si oppone al genocidio a Gaza cresce in tutta Europa in Italia i casi giudiziari in cui la magistratura fa da passacarte per l’IDF si moltiplicano. Da una parte i progetti legislativi che puntano a criminalizzare ogni critica verso lo stato di Israele trasformandola in una manifestazione di antisemitismo ,leggi sostenute dai sionisti di tutto l’arco costituzionale, dall’altro operazioni giudiziarie come quella di Genova contro Hannoun o il processo in corso contro Anan ,Mansour e Ali’ in cui le cosidette prove prodotte dai servizi israeliani sono utilizzate per criminalizzare il sostegno alla resistenza palestinese. A sostegno di questo disegno repressivo si dispiega la campagna mediatica per discreditare le manifestazioni per il popolo palestinese nel tentativo di delegittimare il movimento popolare che si è espresso con forza contro il genocidio. Ne parliamo con Bassam Saleh militante palestinese.
L'informazione di Blackout
repressione
palestina
altavisibilita
Perquisizioni e sgombero di Askatasuna@2
Camionette e reparti di celere sono stati schierati sin dalle prime luci dell’alba, blindando il quartiere di Vanchiglia, nei pressi del Centro Sociale Askatasuna. Intorno alle 6 in corso anche perquisizioni nelle case di compagni e compagne. Quella che sembrava una perquisizione, nell’arco di qualche ora si è dimostrata essere un’operazione massiccia verso lo sgombero. A dimostrazione l’enorme apparato poliziesco dispiegatosi e la notizia di una circolare ricevuta dalle scuole limitrofe che ne imponeva la chiusura oggi e domani. Lo sgombero è stato confermato intorno alle 10 con la muratura interna degli spazi dello stabile. Parallelamente è nato presidio, partito dalle prime ore mattutine, di solidali che ha continuato numeroso tutto il giorno fino all’appuntamento lanciato alle ore 18. Già alle 18:30 si contano molte centinaia di persone radunatesi ai piedi dello stabile di Corso Regina. Lo stabile da più di un anno stava attraversando un percorso verso il bene comune, che aveva visto l’avvio negli ultimi mesi dei lavori di ristrutturazione interni. Non di meno il patto è stato bloccato nella notte dal comune senza preavviso al comitato dei cittadini proponenti. L’operazione indetta dal governo Meloni e rivendicata prontamente dal ministro dell’interno Piantedosi, dimostra la volontà politica di reprimere i mesi di lotta e il grande movimento per la palestina, colpendo uno di quegli spazi che a partire dai blocchi delle stazioni, dell’industria bellica Leonardo e delle Ogr così come il sanzionamento della Stampa, se ne erano fatti primi promotori. Proprio la manifestazione che è entrata nella redazione della Stampa, svoltasi in condanna di un giornalismo che ha fatto da scorta mediatica alla repressione del movimento a sostegno del popolo palestinese e delle lotte dal basso, divenuta il pretesto per questo atto repressivo premeditato da tempo. Di seguito gli interventi raccolti ai microfoni di Radio Blackout nel corso della giornata  
L'informazione di Blackout
torino
repressione
sgombero
altavisibilita
Strategia di Sicurezza USA
La Casa Bianca ha pubblicato, qualche settimana fa, la sua strategia per la sicurezza nazionale, un documento elaborato da ogni amministrazione presidenziale statunitense per definire le priorità della politica estera. Il documento statunitense delinea la visione del mondo “America First” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha un tono insolitamente critico nei confronti dell’Europa. Abbiamo chiesto a Francesco Dall’Aglio, medievista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia un commento al piano strategico di Trump. Nell’approfondimento, ci facciamo anche raccontare le dimissioni del governo in Bulgaria e lo stato dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina.
L'informazione di Blackout
Ucraina
USA
guerra
russia
L’UE chiude le porte: la trappola dei “paesi sicuri”
Il Consiglio dell’Unione europea, nella sessione che riunisce i ministri dell’interno, ha approvato proposte di modifica  al regolamento sul trattamento delle persone che giungono in Europa. Si tratta di modifiche che potrebbero portare a rifiuti automatici delle domande di protezione internazionale.  Queste modifiche, che hanno visto l’opposizione di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, arrivano con il sostegno del Partito popolare e non ci si aspettano grandi cambiamenti nel prossimo passaggio per l’approvazione finale, ovvero il voto nel Parlamento Europeo, dove avranno sicuramente il sostegno dei partiti di estrema destra.  Il fulcro della nuova normativa è la nozione di “paese sicuro” da cui deriva un rifiuto quasi automatico per le domande di asilo provenienti dai paesi inseriti nella lista dell’UE. Sebbene ogni domanda debba comunque essere esaminata, l’inserimento in lista comporta l’applicazione della procedura accelerata di frontiera, che riduce notevolmente le garanzie di esame . Soprattutto si verifica un’inversione dell’onere della prova, perché tocca al richiedente dimostrare le ragioni per cui, nonostante il paese sia ritenuto sicuro in generale, non lo è nel suo caso specifico. La modifica più grave riguarda l’ampliamento della nozione di Paese Terzo Sicuro. Un concetto che fino ad oggi era applicabile “solo in via residuale, per pochissimi casi” solo se il richiedente asilo avesse “legami significativi” con tale paese (come proprietà o familiari), che rendessero ragionevole il suo ritorno. Invece ora con questa modifica un paese diventa “sicuro” anche se una persona richiedente asilo vi ha semplicemente transitato prima di arrivare nell’UE. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco ascolta la diretta:
L'informazione di Blackout
Unione Europea
altavisibilita
paesi sicuri
direttiva rimpatri
La Regione Sardegna apre all’ampliamento della fabbrica di bombe RWM
La fabbrica RWM da anni attiva in Sardegna in una porzione di territorio, il Sulcis, di proprietà della tedesca Rheinmetall, vedrà molto probabilmente il via libera per il suo ampliamento. Una questione che riguarda molti aspetti: da quello ambientale, al ricatto sul lavoro e all’occupazione, alla volontà di contrapporsi alla complicità del nostro Paese con il genocidio in Palestina. La fabbrica produce bombe, sistemi di “difesa” sottomarina e controminamento, fra cui droni che vengono venduti a Israele. La presidente della Regione Todde, già al centro di diverse bufere e opposizione dal basso, ha annunciato la propensione al sì per il suo ampliamento durante – ironia della sorte – il convegno nazionale organizzato dall’Arci a Cagliari per promuovere collaborazione e pace nel Mediterraneo. Questa decisione implicherebbe una sanatoria de facto per gli ampliamenti già avvenuti negli anni precedenti, non autorizzati, e la Regione avrebbe così l’opportunità di esprimersi su una Valutazione di Impatto Ambientale postuma. Questa decisione è stata immediatamente contestata da parte dei comitati e delle realtà territoriali sarde che si battono contro una politica che rende la Sardegna zona di servitù militare ed energetica. Questa domenica ci sarà una mobilitazione davanti a RWM organizzata dai comitati locali contro la fabbrica, che da anni si mobilitano per la sua chiusura e i comitati per la Palestina, tutti insieme per protestare contro il suo ampliamento. Ne parliamo con Lisa Ferreli, caporedattrice di Sardegna che Cambia, autrice dell’articolo dal titolo Sardegna, via libera alle bombe. Rwm verso il sì della Regione e i movimenti insorgono Di seguito il comunicato del comitato sardo per la Palestina 𝑫𝑨 𝑪𝑯𝑬 𝑷𝑨𝑹𝑻𝑬 𝑺𝑻𝑨𝑰? 𝗖𝗢𝗥𝗧𝗘𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟’𝗔𝗠𝗣𝗟𝗜𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗪𝗠 | 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗘 𝑴𝑨𝑵𝑰𝑭𝑬𝑺𝑻𝑨𝑫𝑨 𝑪𝑶𝑵𝑻𝑹𝑨 𝑺’𝑨𝑴𝑴𝑨𝑵𝑵𝑰𝑨𝑫𝑨 𝑫𝑬 𝑺𝑨 𝑹𝑾𝑴 | 𝑹𝑬𝑮𝑰𝑶𝑵𝑬, 𝑫𝑨𝑬 𝑪𝑨𝑳𝑬 𝑷𝑨𝑹𝑻𝑬 𝑰𝑺𝑻𝑨𝑺? Domenica 14 dicembre ore 10.30 Ritrovo alla Stazione Villamassargia 𝗟’𝗥𝗪𝗠 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗰𝗵𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗶𝗻 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮. Gli enormi guadagni volano fuori, in Germania, in Israele. I pochi posti di lavoro sono nulla rispetto alle risorse sottratte, al vero sviluppo che non viene promosso per costringerci ad un lavoro indegno. 𝗜𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗴𝗼𝗴𝗻𝗼𝘀𝗼 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮𝘁𝘂𝗺 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗧𝗔𝗥 alla Regione Sardegna riguardo all’ampliamento abusivo della RWM, sta volgendo al termine e nulla sembra trapelare dal palazzo del potere. Potrebbe sembrare un buon segnale, eppure la realtà è più cruda. Se la Regione non si pronuncia, lo Stato metterà una pezza con il commissariamento. E questo significa sacrificare ulteriormente la nostra terra sull’altare dello sfruttamento e della produzione bellica. 𝗗𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗧𝗼𝗱𝗱𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗵𝗶 𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗮𝗱 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶. Per questo il 14 dicembre non è una semplice data: è il momento della verità. 𝗦𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗶, 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗶. Decideranno che la Sardegna può essere sacrificata, sfruttata, militarizzata. La Regione tentenna, Roma scalpita, la RWM si sfrega le mani. L’unico argine reale siamo noi: la nostra presenza, la nostra voce, la nostra determinazione. Ognuno conta. Ogni persona presente farà la differenza. Ogni assenza sarà vantaggio per l’altra parte. 𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝟭𝟰 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗺𝗮𝗿𝗲𝗮 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗪𝗠. Per difendere la Sardegna. Per dire NO, forte e chiaro, prima che sia troppo tardi. 𝙄𝙡 14 𝙙𝙞𝙘𝙚𝙢𝙗𝙧𝙚 𝙤 𝙘𝙞 𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤, 𝙤 𝙙𝙚𝙘𝙞𝙙𝙤𝙣𝙤 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙙𝙞 𝙣𝙤𝙞. 𝙀 𝙣𝙤𝙞 𝙘𝙞 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙢𝙤. 𝙏𝙪𝙩𝙩𝙚 𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞. > Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina
L'informazione di Blackout
sardegna
altavisibilita
fabbrica di bombe RWM
stop rwm
Cresce il business delle armi. Il rapporto Sipri
Il 2024 è stato un anno record per l’industria bellica con ricavi globali pari a 600 miliardi. L’industria delle armi non conosce crisi. Trainate dalle guerre in Ucraina e Gaza, nel 2024 le vendite dei 100 maggiori produttori al mondo sono aumentate del 5,9%, raggiungendo un fatturato di circa 589 miliardi di euro. A mettere nero su bianco la crescita il nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri). Gli aumenti più significativi sono stati negli Stati Uniti e in Europa. Per la prima volta dal 2018 le cinque aziende top a livello mondiale hanno aumentato tutte i propri ricavi. Gli Stati Uniti continuano a fare la parte del leone. Il fatturato totale delle 39 aziende statunitensi tra le prime 100 ha raggiunto 290 miliardi di euro, con un aumento del 3,8%. Sei delle dieci aziende più grandi sono statunitensi, tra cui le prime tre: Lockheed Martin, RTX e Northrop Grumman. Anche i produttori di armi europei registrano un aumento delle vendite: dei 36 censiti, 23 hanno visto il loro fatturato crescere, con un volume totale in aumento del 13% a 131 miliardi di euro, trainato dalla domanda dovuta alla guerra in Ucraina. Nonostante le sanzioni i ricavi russi del settore degli armamenti continuano a crescere. Le due aziende russe più importanti, entrambe nella Top 100, Rostec e United Shipbuilding Corporation, hanno realizzato un fatturato di 27 miliardi di euro, con un aumento del 23%. Un altro punto saliente documentato dal rapporto è, per la prima volta, un numero record di aziende mediorientali nella top 100: sono nove (erano sei l’anno scorso) con un fatturato complessivo di 27 miliardi di euro, in aumento del 14%. Tre aziende israeliane hanno rappresentato poco più della metà del fatturato totale, per un valore complessivo di 14miliardi di euro, in crescita del 14%. Ne abbiamo parlato con Renato Strumia della Sallca Cub Ascolta la diretta:
L'informazione di Blackout
armi
rapporto sipri
altavisibilita
profitti industria bellica
Libano: oltre 10 mila violazioni dalla tregua da parte di Israele
In queste settimane si sono verificati nuovi bombardamenti in Libano, in particolare nel sud, mentre si registrano droni che sorvolano la zona e che hanno lanciato esplosivi in diverse città come nel caso di Aitaroun, con la scusa di voler colpire Hezbollah. Tutto questo si inserisce in un quadro generale di un cosiddetto percorso di normalizzazione dei rapporti tra Libano e Israele il quale include l’abbandono delle armi da parte di Hezbollah e pressioni internazionali da parte degli Usa. In questo stesso contesto si inserisce la visita del papa di questi giorni. Di queste dinamiche ma anche del sentire della popolazione e delle anime che si muovono nella società a fronte di questi passaggi abbiamo parlato con Agnese Stracquadanio, reporter indipendente ora in Libano.
L'informazione di Blackout
altavisibilita
Israele
libano
cessate il fuoco
Corteo e blocco del mercato delle armi
Un grande corteo antimilitarista ha attraversato le strade di Torino sabato scorso, rompendo la cortina fumogena che avvolge l’industria bellica ed il mercato delle armi aerospaziali nella nostra città. Da oggi sino al 4 dicembre si terrà la decima edizione dell’aerospace and defence meetings, dove i maggiori player a livello mondiale sottoscriveranno accordi commerciali per le armi che distruggono intere città, massacrano civili, avvelenano terre e fiumi. Produttori, governi e organizzazioni internazionali, esponenti delle forze armate, compagnie di contractor si incontrano e fanno affari all’Oval. Quella del 29 novembre è stata un’importante giornata di lotta al militarismo e alla guerra. Alla manifestazione, indetta dall’Assemblea antimilitarista, hanno partecipato il “Coordinamento torinese contro la guerra e chi la arma” e delegazioni dalle tante lotte contro basi militari, poligoni di tiro, caserme, fabbriche di morte. La Torino antimilitarista ha dato un segnale forte e chiaro: opporsi ad un futuro per la città legato alla ricerca, produzione e commercio bellici è un modo concreto per opporsi alla guerra e a chi la a(r)ma. Al termine del corteo è stata lanciata una giornata di lotta per oggi all’Oval per inceppare il business di morte. Ne abbiamo parlato con Federico dell’Assemblea Antimilitarista Ascolta la diretta: Aggiornamento. Bloccati i mercanti d’armi all’Oval! Di seguito stralci del comunicato dell’Assemblea antimilitarista: “Nella giornata di apertura dell’Aerospace and defence meetings, il mercato dell’industria bellica aerospaziale che si svolge ogni due anni a Torino, c’erano anche gli antimilitaristi, decisi a mettersi di traverso contro la guerra e chi la arma. L’appuntamento era di fronte all’ingresso dell’Oval, dove, protetti da un ingente schieramento di polizia, dovevano entrare i partecipanti a questa convention, fiore all’occhiello della lobby armiera subalpina. Gli antimilitaristi armati di striscioni e cartelli sin dalle 11,30 hanno occupato la strada davanti al cancello del centro congressi. La polizia ha tentato senza successo di allontanare i manifestanti, che si sono messi di mezzo, intralciando l’inaugurazione dell’aerospace and defence meetings. Dopo pochi minuti le auto dirette all’Oval hanno fatto retro marcia. I partecipanti sono stati obbligati ad entrare all’Oval a piedi, alla spicciolata, da un passaggio interno al Lingotto. Per la seconda volta in 20 anni gli antimilitarist* hanno bloccato l’ingresso ai mercanti d’armi. Un fatto è certo. La narrazione istituzionale e mediatica dell’Aerospace and defence meetings e della Città dell’aerospazio continua nascondere dietro la retorica dei viaggi spaziali, delle navicelle, degli esploratori di Marte e della Luna, la realtà di un mercato e di un comparto produttivo il cui fulcro sono le armi: cacciabombardieri, elicotteri da combattimento, droni, sistemi di puntamento. Queste armi sono impiegate nelle guerre di ogni dove, ma sono prodotte a due passi dalle nostre case. La cortina fumogena che nasconde la scelta di trasformare Torino in capitale delle armi è stata in parte dissipata, coinvolgendo nelle contestazioni studenti, ecologisti, lavoratori della formazione, oltre ai gruppi che da anni lottano contro l’industria bellica. La campagna lanciata dall’Assemblea Antimilitarista è riuscita a costruire un importante corteo comunicativo il 29 novembre ed è culminata con il blocco dell’ingresso alla mostra delle armi. Una bella manciata di sabbia è stata gettata negli ingranaggi di una macchina mortale. Bisognerà moltiplicare l’impegno perché la macchina sia fermata per sempre. Questo lungo mese di lotta si conclude con la consapevolezza che i mercanti di morte, gli eserciti, i produttori di armi troveranno sempre più gente disponibile a mettersi di mezzo. Fermare la guerra e chi la a(r)ma è possibile. Dipende da ciascuno di noi.”
L'informazione di Blackout
corteo
altavisibilita
antimilitarismo
mercanti d'armi