A seguito dell’ultimo episodio bradisistico, avvenuto venerdì 31 luglio, i Campi
Flegrei e Pozzuoli in particolare stanno vivendo una rinnovata ondata di
emergenze. Dopo il terremoto, sono tante le famiglie in situazione di emergenza
abitativa, gli esercizi commerciali chiusi e diventa ancora più pesante
l’assenza (strutturale) di adeguamenti per garantire risposte anche solo ai
bisogni primari degli abitanti. Si parla di più di 1000 persone sfollate, zone
senza acqua e aumenta ogni giorno il numero di edifici dichiarati inagibili.
Prima della visita di Piantedosi di mercoledì 5 agosto, il silenzio
istituzionale è stato assordante. Allo stesso modo, retorica mediatica e il
tenore del dibattito pubblico nazionale è stato per lo più infimo e viziato da
stereotipi.
Di fronte a tutto ciò, la resistenza popolare non è mancata e si è fatta sentire
più forte che in altre occasioni: contestazioni, blocco del porto al grido di
“blocchiamo tutto” e assemblee per tentare di giungere a uno stato di
mobilitazione permanente. L’assemblea cittadina di mercoledì 5 agosto, ad
esempio, ha visto la partecipazione di oltre mille persone e lo svilupparsi di
una posizione unitaria di fronte alle parole di Piantedosi. Si parla infatti di
una probabile terzo decreto Campi Flegrei che non prevede novità rispetto ai
decreti precedenti: i 100 milioni, considerati insufficienti, generano un moto
di indignazione se paragonati alle grandi opere inutili che concentrano
finanziamenti ingenti, come il progetto dell’America’s Cup. Cittadine e
cittadini e le realtà organizzate sul territorio continueranno a monitorare da
vicino la situazione e chiedere a gran voce case, messa in sicurezza e sostegno
economico a lavoratrici e lavoratori.
Una rassegna della cronaca nazionale e dei comunicati dell’ultima settimana:
Ci parla in modo approfondito di questi giorni Dario Bellaveglia, abitante e
parte dell’assemblea di Potere al Popolo di Pozzuoli.
In una seconda intervista, abbiamo raccolto la testimonianza di un’abitante del
centro di Pozzuoli. Un racconto diretto di questi giorni di paura ma anche una
prospettiva storica, aiutandoci a ricostruire, come è necessario fare, le
diverse fasi di crisi e riassestamento di una comunità rimasta spesso disgregata
dalle conseguenze della cattiva amministrazione.
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Abbiamo intervistato un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la
resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un
punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un
bosco urbano.
Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione
ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di
lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di
fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere.
Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle
forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di
corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il
presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto.
Collegamenti e interviste da Spin Time Labs, in via di Santa Croce a Roma. Dal
29 luglio, le 400 persone che abitano all’interno dell’occupazione si trovano in
strada in presidio permanente, dove nonostante il supporto della cittadinanza
solidale e di associazioni e collettivi, la situazione rimane emergenziale. Solo
nella sera del 3 agosto si è sbloccato il tavolo di trattativa tra il Comune di
Roma e la proprietà, per valutare l’acquisizione pubblica dell’immobile e la
regolarizzazione del progetto – ma le tempistiche per il rientro rimangono
incerte. Ne abbiamo parlato in diretta con la responsabile della comunicazione e
con alcune volontarie dello spazio di supporto logistico, dell’assistenza medica
e dell’area bimbu.
L’esercito israeliano ha dichiarato venerdì di aver arrestato più di 200
palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata nell’ultima settimana come parte
di un’operazione militare ampliata lanciata dopo la violenza della scorsa
settimana nella città di Tell vicino a Nablus.
Gli arresti sono arrivati giorni dopo che giorni fa sono scoppiate violenze a
Tell, a sud-ovest di Nablus, dove i coloni israeliani hanno attaccato la
comunità. I residenti hanno affrontato gli aggressori in scontri che hanno
causato quattro morti palestinesi e due israeliani, mentre case, veicoli e altre
proprietà palestinesi sono state incendiate.
A seguito di quanto accaduto il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro
della Difesa Israel Katz hanno ordinato ai militari di espandere le operazioni
in tutta la Cisgiordania occupata. Le misure includevano anche la demolizione
della casa di un palestinese accusato da Israele di aver compiuto un attacco,
revocare i permessi di lavoro per i palestinesi e accelerare la legalizzazione e
l’istituzione di avamposti di insediamenti.
Dall’inizio della guerra di Israele a Gaza nell’ottobre 2023, le forze e i
coloni israeliani hanno intensificato le operazioni in tutta la Cisgiordania
occupata, uccidendo più di 1.182 palestinesi, ferendone circa 13.000 e
arrestandone quasi altri 24.000, secondo i dati ufficiali palestinesi.
Ci facciamo raccontare da una compagna tornata da pochi giorni dalla
Cisgiordania qual è la situazione, la vita quotidiana nei territori occupati, la
violenza dei coloni, e come lx palestinesi guardano alla solidarietà dal resto
del mondo, e resistono sul loro territorio.
Per scoprire di più sulla campagna Faz3a
https://www.defendpalestine.org/it/about
Un maxi dispiegamento di forze dell’ordine ai varchi di San Giuliano, Traduerivi
e Farmacia Viva e una serie di divieti prefettizi di allestirvi le tende hanno
tentato di impedire il campeggio previsto nelle giornate tra giovedì e domenica.
Dopo l’iniziale sorpresa, le persone presenti si sono confrontate nella piazza
del mercato di Susa e hanno deciso di spostarsi. A Venaus, le camionette della
polizia sono arrivate a meno di due ore dal montaggio delle prime tende. A
seguito del rifiuto di abbandonare l’area, è stata notificata la quarta
ordinanza del prefetto, che vieta il campeggio anche nell’area del presidio No
Tav.
Intanto, il GIP di Torino ha confermato la custodia cautelare in carcere per i
due giovani cittadini tedeschi arrestati in relazione alla grande giornata di
lotta di sabato 25 luglio in Val di Susa. Tra le contestazioni mosse ai due
giovani figura anche la nuova aggravante di lesioni aggravate nei confronti di
appartenenti alle forze di polizia, introdotta con il recente Decreto Sicurezza.
Un’ulteriore estensione dell’arsenale repressivo che accompagna il progressivo
irrigidimento della legislazione nei confronti delle manifestazioni di protesta.
Una compagna dalla Valsusa racconta le iniziative e le discussioni di oggi e
delle prossime giornate di lotta:
È ormai passata quasi una settimana dal brutale omicidio di Abderrahim Fakir, un
uomo di origine marocchine ucciso durante un fermo delle forze dell’ordine,
sotto gli occhi inermi e complici del personale sanitario della Croce Rossa. Da
subito gli abitanti del quartiere Pilastro e i collettivi di Bologna sono scesi
in piazza per pretendere giustizia per Abderrahim e per opporsi a quel razzismo
sistemico che minaccia costantemente il diritto alla vita delle persone
razzializzate.
Qui l’approfondimento con la compagna Maria Elena di PLAT Bologna:
Con l’avvocato Eugenio Losco tratteggiamo il funzionamento dello scudo penale e
il ruolo politico che sta svolgendo nel proteggere i due agenti colpevoli
dell’omicidio di Abderrahim:
Tutte le strade per scendere dalla valle bloccate con controlli a tappeto e
identificazioni in risposta alla mobilitazione di sabato contro i cantieri della
devastazione in Val di Susa che ha visto la pertecipazione di almeno 20mila
persone.
Il movimento No Tav ha indetto per le ore 14:30 di oggi a Venaus una conferenza
stampa e un presidio in solidarietà alle migliaia di persone che ancora sono al
campeggio.
Il commento di Martina del Movimento No Tav:
Sono stati effettuati controlli anche alle stazioni di Porta Nuova a Torino e
nelle stazioni Centrale e di Lambrate a Milano e persino auto smontate per
verificarne il contenuto. Al seguito dei controlli alle persone identificate
viene fatto un video testa piedi.
Riprendiamo il comunicato di NOTav.Info:
Questa mattina, le forze dell’ordine e la Digos di Torino hanno istituito
massicci posti di blocco all’uscita del perimetro del Festival Alta Felicità.
Su tutte le strade verso Susa non si passa se non identificati.
Non a caso giunge notizia che sono attesi in visita al cantiere di Chiomonte
Piantedosi e Meloni.
Una strategia di pressione e di prova di forza voluta dalla Questura di Torino e
dal Governo per rispondere alla grande manifestazione di massa di sabato e alla
partecipazione di migliaia di giovani al Festival Alta Felicità.
Le reazioni istituzionali di ieri dimostrano che Governo e partiti di ogni
colore non sanno più in che modo mettere una toppa sul buco: invece di assumere
che l’opera è inutile, vetusta, che i lavori procedono a rilento e che serve
solo a portare i soldi ai soliti noti, cercano di spostare l’attenzione.
È cosa nota invece che questa opera non si farà ma si vuole prolungare la
pagliacciata.
Questi giorni accendono la luce sulla voglia di esserci e difendere il proprio
territorio dagli interessi di aziende, mafie e partiti
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è
organizzato un presidio di socialità.
Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne,
“spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico
che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte
politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta
a merce da comprare, vendere, buttare”.
La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere
in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a
Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani,
burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo,
bambini e bambine che giocano.
Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in
francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:
La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende
susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra
anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi
dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro
degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di
lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle
istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando
politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente
guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò
che concerne la dignità dei lavoratori.
Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle
persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in
condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente
dal colore della pelle o della provenienza etnica.
Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e
l’intervento di USB:
Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi
lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima
volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle
denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche
delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di
organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento
suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato,
speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.
In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto
l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei
confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi
concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha
dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:
“[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica
non del padrone che ne beve il frutto,
l’unione è la promessa più antica
se ci stringiamo cambieremo tutto”
Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano
proseguendo le proteste nel paese. Queste vanno avanti da ormai più di 45
giorni, animate da persone anche molto diverse tra loro.
Il tema della svendita del territorio, delle pressioni USA e della corruzione
rimangono al centro della discussione, mentre, ci spiega Julie, è sempre più
chiaro che le persone si aspettano una vera e propria transizione politica.
Nell’intervista anche un affondo sui primi risultati della mobilitazione e un
invito a proseguire e sostenere questa lotta – legata alle tante forme di
resistenza che vengono portate avanti anche qui e in altri paesi.
Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land
Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di
solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi
sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar.
La missione aveva l’obiettivo di rompere l’assedio a Gaza, portando aiuti
umanitari e rimettere al centro del dibattito pubblico le responsabilità dei
governi come quello italiano nella complicità al genocidio.
Oggi Dina è tornata in Italia e con lei gli altri attivisti arrestati sono stati
liberati ma rimane fondamentale tenere alta l’attenzione sulla situazione in
Palestina, in una fase in cui la guerra di Usa e Israele ha ripreso in intensità
nella regione con gli attacchi verso l’Iran. Gli occhi vanno puntati su Gaza,
sui prigionieri palestinesi come il medico di Gaza Hussam Abu Safiya detenuto in
maniera completamente arbitraria le cui condizioni di salute sono molto
peggiorate.
La flottilla intanto si sta riorganizzando, recupera le imbarcazioni alla deriva
per nuove possibili missioni e iniziative.
Ai nostri microfoni Dina racconta l’esperienza del Global Sumud Land Convoy