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ELEZIONI IN ISRAELE E VIOLENZE AI SEGGI
Con una partecipazione eccezionale al voto, ovvero del 77,7% degli aventi diritto che si sono recati alle urne,  il Likud di Netanyahu e i suoi alleati hanno ottenuto 53 seggi. Il risultato arriva contro i 48 seggi del principale blocco di opposizione guidato dal centrista Gadi Eisenkot, come molti dei partiti contro cui gareggia il Likud, ideologicamente affine al partito avversario. Nessuno dei due schieramenti ha raggiunto i 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza in Parlamento. Le elezioni sono avvenute in un clima di violenza: attacchi alle urne, agli elettori arabi – interessata una partecipazione al voto mai vista con cui hanno ottenuto 19 seggi. Ne parliamo con MIchele Giorgio, corrispondente ufficiale del manifesto a Gerusalemme e direttore di Pagine Esteri:  
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Tredicesimo giorno di proteste in Albania
Nello scorso fine settimana, nella seconda settimana consecutiva di manifestazioni quotidiane, migliaia di persone si sono radunate nella capitale albanese Tirana per una nuova protestacontro il Presidente dell’Albania Edi Rama, e la polizia ha fatto ricorso ai gas lacrimogeni, cariche, spray urticante, idranti e proiettili di gomma per disperdere la folla. Anche professorə universitariə, artistə e partiti di opposizione, hanno annunciato il loro sostegno pubblicamente o erano presenti. Sotto la pioggia, il corteo si è radunato davanti al ministero dell’Istruzione per poi dirigersi verso l’ufficio del primo ministro. Qui alcuni dimostranti hanno dato fuoco alle sedie che Rama aveva fatto sistemare all’esterno dell’edificio come simbolico invito al dialogo. Le manifestazioni, partite dalla capitale, si sono estese anche ad altre città. La tensione è cresciuta progressivamente. Nel corso delle proteste sono stati attaccati edifici pubblici e banche. Sono decine le persone arrestate anche in quest’ultimo fine settimana di manifestazioni, tra cui un numero imprecisato di minorenni. Risale a qualche giorno fa, invece l’annuncio, del Primo Ministro Rama, di un bonus di 2.500 euro per gli agenti di polizia in prima linea, oltre a sostanziali aumenti salariali previsti per il 2027. Le proteste nasconso da richieste legate alle scuole e nelle università. Gli studenti contestano le rette e le condizioni degli istituti; la mobilitazione si è poi unita a una protesta più ampia contro la corruzione e contro il governo. La dimissione di Rama è diventata la richiesta politica dominante. La mobilitazione studentesca iniziata il 13 ottobre si è innestata su una contestazione iniziata mesi prima lungo la costa adriatica. Residenti e associazioni si oppongono a un grande progetto turistico legato a Jared Kushner nell’area di Sazan e Zvërnec, vicino alla laguna di Narta. I fenicotteri presenti nella zona sono diventati l’emblema del movimento, comparendo sui cartelli portati anche a Tirana. Ascolta la corrispondenza con Tirana:
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Francia: aggiornamenti dopo il 24 ottobre e alcune considerazioni sul movimento che si allarga e continua a paralizzare il paese
Sabato 24 ottobre la Francia è tornata in piazza per il secondo atto della mobilitazione contro il carovita, una settimana dopo la giornata del 17. Il Ministero dell’Interno parla di 410.000 manifestanti, 110.000 dei quali a Parigi, mentre per la CGT ed il movimento erano 800.000. In entrambi i casi, i numeri sono gli stessi dell’Atto I e confermano la forza di un movimento sociale nato nelle scuole a settembre e poi allargato a gilets jaunes, lavoratori e giovani dei quartieri popolari. La risposta dello Stato è stata un dispositivo di polizia senza precedenti: migliaia di fermi ed arresti, cariche e scontri un po’ dappertutto in Francia, mentre si registrano feriti gravi a Tolosa e Clermont-Ferrand. Con la speranza di spaventare i giovani e dissuaderli dallo scendere in piazza, la polizia ed i tribunali si sono accaniti in particolar modo contro chi viene dai quartieri popolari, moltiplicando i processi per direttissima, applicando pene detentive completamente sproporzionate e dando spesso per scontata la versione della polizia, senza nemmeno permettere agli imputati una difesa legale all’altezza del processo. Se i giovani sono il bersaglio fisico della polizia e giudiziario dei tribunali, dal punto di vista della politica parlamentare, il governo Lecornu ha invece scelto La France Insoumise come bersaglio politico. La accusa di “destabilizzare” il paese e di voler “inquinare” le presidenziali, e intima a tutti di “scegliere il proprio campo”. Mélenchon era nel corteo parigino e attacca la gestione dell’ordine pubblico, mentre i sindaci della France Insoumise mettono il partito a disposizione delle rivendicazioni di piazza. Nel frattempo, il movimento continua ad auto-organizzarsi e lancia un Atto III per questo sabato, mentre la CGT ed i sindacati confederali entrano in lizza ufficialmente e chiamano ad uno sciopero “generale e generalizzato” per il 5 novembre. Ne abbiamo parlato con FX, un compagno francese, ed Irene, una compagna che vive a Parigi.
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Agricoltori e autotrasportatori campani: i blocchi e presidi continuano
Come viene riportato da questo articolo su Altra Agricoltura, l’obiettivo della giornata di oggi per gli agricoltori campani era quello di portare la richiesta di dichiarazione dello stato di crisi all’attenzione della Regione: “I due Coordinamenti territoriali della Campania della Confederazione Sindacale Altragricoltura, quelli di Campania Nord (Caserta, Napoli e Benevento) e quelli di Campania Sud (Salerno e Avellino) si mobilitano con due prime manifestazioni contro la crisi da giovedì 22 ottobre con due obiettivi: reiterare la richiesta fin qui inascoltata al Governo Nazionale e al Parlamento di dichiarare lo Stato di Crisi delle piccole e medie imprese dell’agroalimentare e del diritto al cibo per adottare un pacchetto di emergenza che scongiuri la chiusura delle aziende e quello di avviare un confronto con la Regione per istruire la declaratoria sullo stato di crisi dell’agroalimentare della Campania da inviare al Governo e attivare misure urgenti e un tavolo di confronto partecipato sulla crisi”. Il governo intanto mostra il pugno duro, tramite identificazioni di massa ai blocchi in autostrada e procedimenti di indagine per verificare le supposizioni portate da Lollobrigida e Urso in merito a infiltrazioni mafiose nella protesta per screditarla. Nonostante questo i blocchi e i presidi vanno avanti e si allargano i settori coinvolti, come i panificatori e i pescatori. Oggi al vaglio del governo anche un decreto apposito. Gli scaffali dei supermercati sono vuoti e inizia a scarseggiare il diesel alla pompa, l’appello che giunge dagli agricoltori campani è quello di unire le lotte da Sud a Nord e continuare a mobilitarsi. Ne abbiamo parlato con Gabriele, agricoltore campano membro di Agricoltori Italiani
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Un weekend di fuoco – racconti da Milano e Torino@1
Sulla scia delle proteste studentesche e delle piazze francesi sono stati indetti cortei contro il carovita in tutta Italia, senza sigle sindacali o appartenenze politiche. A Milano, Torino, Bologna e Roma si sono tradotte in scontri con la polizia e danneggiamenti, a volte anche saccheggi di quelle parti di città che buona parte dei loro abitanti, in particolare giovanissimi e giovanissime, non si possono permettere. Abbiamo sentito una compagna di Milano in Movimento che ci ha raccontato delle giornate del 16, 17 e 18 nella capitale lombarda. Abbiamo parlato della composizione delle piazze, del comportamento poliziesco, i fermi, il tentativo di alcune pagine social di riportare l’esplosione verticale del conflitto a una guerra tra poveri. Ricordiamo che è stato attivato un hub legale per i fermi di Milano, l’indirizzo a cui scrivere è: hub4defenders@proton.me Da Torino abbiamo raccolto la testimonianza di uno studente sulle giornate del 16 e 17 e il presidio al carcere minorile Ferrante Aporti di domenica.
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Gli Stati Uniti si preparano ufficialmente ad abbandonare l’Ucraina
Dopo anni di serrato sostegno all’Ucraina, la speranza iniziale USA di arrivare ad un indebolimento definitivo della Russia si va affievolendo: le controffensive ucraine stentano a guadagnare terreno, l’economia russa si ristruttura in senso bellico evadendo le sanzioni e gli stessi Stati Uniti si trovano confrontati con l’aumento globale delle materie prime energetiche. In questo scenario, il desiderio di uscire dal conflitto limitando le perdite economiche e massimizzando i guadagni inizia a prevalere, tra l’establishment USA, sulla coerenza politica e sulla solidarietà con l’alleato ucraino mandato al massacro. Ad inizio della scorsa settimana, il presidente Donald Trump ha firmato la sospensione di alcune sanzioni contro la Russia e autorizzato l’importazione di Diesel. Allo stesso tempo, crescono le tensioni tra Trump e il suo omologo ucraino Zelensky, considerato un ostacolo alla risoluzione del conflitto perché troppo intransigente ed indisposto a qualsiasi trattativa con la Russia. Si delinea uno scenario in cui l’unica forza politica a rimanere saldamente favorevole al sostegno allo sforzo bellico ucraino è l’Unione Europea – una scelta dalle conseguenze sempre più evidentemente disastrose per l’economia ed il costo della vita, eppure ciecamente sostenuta dall’establishment politico europeo e dalla stampa. Ne abbiamo parlato con Francesco Dall’Aglio, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria)
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Francia: continua la mobilitazione studentesca e si unisce al corteo del 17 ottobre
Questa settimana in Francia alla protesta studentesca si sono unite diverse università con la partecipazione di istituti che nella storia non hanno mai scioperato. Le caratteristiche di questo movimento sembrano piuttosto inedite, così come lo attesta una possibile convergenza di cui si avrà un primo riscontro sabato 17 ottobre, tra componente studentesca, lavoratori e dimensione legata al movimento dei Gilet Jaunes. Ne parliamo con Luna, docente e ricercatrice a Paris VIII
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Cuba, tra bloqueo e nuove sanzioni
Da gennaio Washington ha imposto un blocco petrolifero che di fatto sta cercando di strangolare l’isola, lasciandola senza carburante: in nove mesi è arrivata una sola petroliera, russa, il cui carico è bastato per un mese. La rete elettrica è al collasso, con sei blackout nazionali nel 2026 e quartieri dell’Avana senza corrente anche per ventiquattro ore di fila. Il Paese è quasi fermo, gli ospedali vanno avanti a stento e mancano farmaci e beni essenziali. Dal 30 settembre pesano anche le nuove sanzioni: le banche USA non possono più gestire pagamenti in dollari legati a Cuba, nemmeno fuori dagli Stati Uniti, e devono congelare i conti anche di privati, con effetti a catena su rimesse e commercio. Ma la crisi non colpisce tutti allo stesso modo: c’è chi riesce ad accedere ai beni, a comprarli e rivenderli sul mercato nero, e chi no, in una situazione complessa e tutt’altro che omogenea. Intanto, a ridosso delle elezioni di metà mandato del 3 novembre e dopo le sconfitte in Medio Oriente, Trump prova a rivendere le decisioni prese su Cuba come terreno di successo. Ne abbiamo parlato con Andrea Cegna, giornalista freelance ed esperto di America Latina.
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Il settore agricolo in crisi: voci da Campania e Piemonte
Da diversi giorni gli agricoltori sono tornati a mobilitarsi. Come ribadiscono con forza dal 2024, il settore primario è in crisi: costi di produzione che eccedono il guadagno, indebitamento, squilibri di potere lungo le filiere della GDO, difficoltà climatiche, politiche agricole inadeguate ai più, assenza di ricambio intergenerazionale. Oggi, il lievitare del costo del carburante si inserisce in un contesto di aumento dei costi di produzione (es. fertilizzanti e concime), mettendo particolarmente in crisi il settore cerealicolo, determinato dai conflitti in corso. Le risposte di questi giorni consistono in blocchi stradali  e di autocisterne di carburante (in particolare in Calabria e Sicilia, dove sono coinvolti anche i pescatori), latte versato sulla Via Aurelia (Lazio), cortei di trattori, presidi (in Puglia, dove si denuncia l’olivicoltura in crisi)  e sit-in a Roma, in piazza Santi Apostoli. Non mancano i tavoli di confronto con le autorità (come in Calabria), ma le misure promesse vengono generalmente giudicate insufficienti.  Come sottolineano spesso le organizzazioni nate dalle proteste dei trattori del 2024, che cercano di interfacciarsi direttamente con l’opinione pubblica, mentre il margine degli agricoltori è ridotto all’osso, i prezzi dei prodotti sugli scaffali continuano a salire. Più in generale, nelle mobilitazioni si parla tanto di carovita, e questo sta portando altre categorie di lavoratori e lavoratrici ad unirsi. Ne parliamo con Gabriele Forte, agricoltore in Campania e membro di Agricoltori Italiani, e Ivo Pittorini, allevatore in Piemonte. Ivo fa parte della realtà Agricoltori Autonomi Italiani Piemonte.
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