Intervista integrale del collettivo Nodo Solidale alla giornalista indipendente
Sofia Pontiroli e a un compagno attivista dell’Assemblea AntiMundialista sul
“Mondiale dello Sfruttamento”, inaugurato ufficialmente giovedì 11 giugno a
Città del Messico.
Il contributo mette in luce le contraddizioni del mega-evento sportivo: dai
processi di gentrificazione ed espulsione all’invisibilizzazione dei conflitti
sociali e delle battaglie per la verità e la giustizia, come quella delle madres
buscadoras, fino ai cantieri che destabilizzano la mobilità e la quotidianità di
una delle metropoli più grandi del mondo.
Riportiamo anche un estratto dell’articolo “Assaltare la fortezza mundialista”,
sempre a cura del collettivo Nodo Solidale, in cui vengono raccontate le
proteste e le mobilitazioni che hanno attraversato le strade della capitale
messicana nei giorni della vigilia e dell’inaugurazione del Mondiale 2026:
“La CNTE ha occupato una parte del centro storico in presidio permanente, con
decine di migliaia di militant*, e la scorsa settimana ci sono state
manifestazioni duramente represse, quando docenti e maestre hanno provato a
sfondare le barriere metalliche che da settimane ormai delimitano l’area attorno
allo Zocalo, a difesa del FIFA Fan Fest (un’area adibita per gioire delle gesta
calcistiche dove si accede solo con identificazione, tutta in mano alla FIFA e
consumando rigorosamente prodotti ufficiali, escludendo le migliaia di
venditrici informali che ogni giorno animano il centro storico di Città del
Messico). Teste spaccate, persone svenute per terra in chiazze di sangue e un
maestro che ha perso la vista a causa di un proiettile di gomma, questo il
bilancio parziale di quelle giornate.
Senza trovare un accordo col governo, attraverso i tavoli di negoziazione che
avvenivano praticamente ogni giorno, la CNTE ha portato avanti quotidianamente
varie mobilitazioni, annunciando di bloccare l’aeroporto e la partita inaugurale
del Mondiale. “Senza soluzione, il pallone non si muove”, questo lo slogan. In
realtà poi, la grande marcia della CNTE nel giorno dell’inaugurazione che
avrebbe dovuto bloccare tutto e gettare nel caos la città, che era un po’ il
grande timore raccontato dai giornali, non c’è stata. Anzi, molte iniziative e
racconti terroristici di proteste che avrebbero mandato in tilt la città e
avrebbero distrutto la festa di milioni di messicani, sono stati creati ad hoc,
anche con l’uso dell’AI per la creazione di locandine false, con lo zampino
probabilmente di alcune organizzazioni e partiti di istanze destroidi.
Sempre nei giorni precedenti, 17 pullman che accompagnavano familiari dei 43
normalisti di Ayotzinapa scomparsi nel 2014 assieme ad altr* student*, sono
stati detenut* all’ingresso di Città del Messico per ore con l’accusa di
trasportare esplosivi artigianali, bloccando il loro tentativo di unirsi e
appoggiare la lotta della CNTE e ad altri collettivi in protesta.
Da mesi, inoltre, collettivi, famiglie e madres buscadoras, in lotta per la
ricerca delle loro persone care scomparse, in un dramma collettivo e politico
che indica più di 134.000 persone scomparse in Messico, avevano annunciato
grandi mobilitazioni nelle giornate a ridosso dell’inizio del mondiale. Come
poter accettare passivamente che sotto gli stessi stadi dove si generano milioni
di profitti e dove si festeggia il calcio, giacciono pezzi di corpi scomparsi
nella complicità dello Stato e del crimine organizzato? “Mexico campeón de
desaparición” è lo slogan portato avanti, con le magliette verdi di calcio con
dietro stampato il numero +134mila. Questo è a grandi linee, il contesto con cui
si arriva alla settimana del mondiale.“