Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato:
Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e
gig economy tra libri, politica e musica
che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per
parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della
piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in
America Latina”.
Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra
nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig
economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già
tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso
di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha
portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono
passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di
lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte
di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà
presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di
Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio
(sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla
ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale
modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di
Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese.
I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento
di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale
generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della
Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore
politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo
allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi
non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo
sterminio genocida del popolo palestinese.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU
FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su:
https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W
Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia
per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla:
“La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei
portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un
atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per
convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre.
Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare
continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in
solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei
lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo
indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3
ottobre.
La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di
repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio
posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende,
perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in
precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le
morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che
sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e
impone al mondo violenza e odio.
Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e
distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la
fame.
La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non
è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici.
Per lo sciopero generale”.
Buon ascolto
Tag - messico
Ricostruiamo la giornata di mobilitazione dell’8 marzo a Città del Messico, dove
decine di migliaia di donne hanno attraversato le strade fino allo Zócalo in una
delle manifestazioni femministe più grandi dell’America Latina. Nonostante la
piazza oceanica, Pontiroli racconta di aver percepito un leggero calo sia nella
partecipazione sia nel livello di organizzazione dei collettivi presenti
rispetto agli anni passati.
Al centro della protesta restano le rivendicazioni contro la violenza
strutturale di genere e l’inerzia delle istituzioni: in Messico, secondo i dati
del Segretariato esecutivo del sistema nazionale di sicurezza, nel 2024 sono
stati registrati circa 839 femminicidi, mentre se si considerano tutti gli
omicidi di donne la cifra supera le 3.000 vittime l’anno. Le organizzazioni
femministe ricordano inoltre che in media vengono uccise circa 10 donne al
giorno e che la grande maggioranza dei casi resta impunita o non arriva a
sentenza.
La giornata è stata attraversata da performance, cori e slogan — tra cui “No
estás sola” e “No se va a caer, lo vamos a tirar”. Nel finale del corteo alcune
manifestanti hanno cercato di rimuovere le barriere metalliche installate dal
governo a protezione dei palazzi istituzionali attorno allo Zócalo. A presidiare
l’area un massiccio schieramento di polizia, composto in gran parte da agenti
donne vestite di viola — il colore simbolo del movimento femminista in Messico —
che hanno risposto con numerosi lanci di gas lacrimogeni per disperdere i gruppi
rimasti nella piazza.
Ne parliamo con la giornalista, da Città del Messico Sofia Pontiroli
@credit fotografie di copertina e dell’articolo di Sofia Pontiroli, Città del
Messico, 8 Marzo 2026
Insieme ad un compagno del Nodo Solidale, analizziamo quanto successo in Messico
in questi ultimi giorni a seguito dell’uccisione del capo del cartello di
Jalisco Nuova Generazione. L’ondata di violenza conseguita in tutto il paese ha
portato il governo a schierare più di 10 000 soldati e dichiarare lo stato di
massima allerta. Ma l’innalzamento del livello del conflitto non è altro che la
punta dell’iceberg: la realtà è complessa ed è quella che vede una guerra
interna continuativa, amplificata dalle pressioni degli Stati Uniti sul paese –
e la regione tutta.
Estratti dalla puntata del 6 ottobre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
MOBILITAZIONI IN CARCERE Apprendiamo dell’inizio dello sciopero della fame del
prigioniero palestinese Anan Yaeesh nel carcere di Melfi e della giornata di
astensione dal lavoro dei detenuti della FID nel carcere della Dozza in
solidarietà con la Freedom Flotilla e contro […]
Negli ultimi giorni di Aprile 2025, il Messico è stato attraversato da un’ondata
di violenza generalizzata e coordinata che ha colpito duramente vari stati del
paese, tra cui Michoacán, Jalisco, Guanajuato, Guerrero e Chiapas. Questi eventi
non rappresentano episodi isolati di criminalità o scontri tra “narcos”, come
spesso sostenuto dalle autorità, ma piuttosto un attacco […]
In Messico è stato dichiarato Lutto nazionale dopo la scoperta di un campo di
concentramento nel ranch Izaguirre. Le piazze sono caratterizzate da distese di
scarpe che simboleggiano questo sistema di morte, che continua a mietere vittime
fra la popolazione civile. Nello stato di Jalisco, nel centro del paese, nella
zona di Teuchitlán, è stato […]
Il 5 marzo è stato scoperto un campo di sterminio di uno dei cartelli più feroci
del paese, dal 2006 ad oggi quali interessi si articolino tra il crimine
organizzato e lo Stato messicano e le implicazioni per la popolazione locale è
il tema di questo approfondimento svolto con un compagno del Nodo Solidale. Il
[…]
La strategia del nuovo presidente statunitense per reindustrializzare il paese e
favorire il made in USA, passa dai dazi imposti ai propri competitor. Gli States
hanno un’esposizione verso l’estero enorme: il loro deficit è 38,6 trilioni
dollari. I creditori principali sono la Cina (900 milioni di dollari), Il
Canada, il Messico ed il Giappone. Tranne […]
Una transformación fatta di violenza. Sulla guerra contro le comunità resistenti
in Chiapas, Messico Radio Blackout torna a parlare di Chiapas e di Messico, in
un podcast con la preziosa collaborazione dell compagn@ del Nodo Solidale, un
collettivo di solidarietà, controinformazione, resistenza e lotta tra Italia e
Messico. La crescente spirale di violenza nel sud […]
ELEZIONI IN MESSICO VINCE CLAUDIA SHEINBAUM