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Radu Jude, Kontinental’25 #19
Riflessione sull’ipocrisia del senso di colpa borghese e la sua rimozione collettiva Quello che dell’ultimo film di Radu Jude (Kontinental’25) ci ha spinti a ritornare brevemente dalle vacanze in cui “Delicatessen” era già sprofondato per parlarne ai microfoni di Radio Blackout sono due elementi dipendenti tra loro: il linguaggio usato, che si può ricondurre a un’evoluzione dell’insegnamento della Nouvelle Vague, e l’originale modalità con cui vengono proposti i molti registri che compongono il testo filmico. Infinite sono le sfaccettature di cui si compone il film, senza essere un trattato sul razzismo, o sulla speculazione edilizia nella capitale della Transilvania romena, Ma il corpus del regista suggerisce di azzardare una lettura dell’intento espressivo principale in una rimeditazione critica delle situazioni più imbarazzanti della storia romena, visti i precedenti film intrisi di precisa e inchiodante polemica antirazzista collocati in epoche diverse, fino ad arrivare a Nu aștepta prea mult de la sfârșitul lumii (Non aspettarti troppo dalla fine del mondo), ma già in precedenza toccando gli attriti tra ungheresi e romeni: non a caso la città in cui si dipana Kontinental’25 è Cluj, città che è stata oggetto di transito e occupazione fin dai Romani (sassoni, ungheresi, ebrei, armeni…) e quindi emblematica dell’ipocrisia piccolo borghese sia nei confronti di gruppi e comunità differenti dalla maggioranza, sia nei confronti di senzatetto, fragili, diversi, sempre sul limite di convertirsi in fascismo di squadracce o sceriffi (come in Italia); nella realtà romena siamo ancora all’indifferenza del politicamente corretto; al più alla messa in scena di un pentimento tardivo, sentendo una qualche responsabilità, ma senza castigo da scontare e alla ricerca di un’assoluzione elargita senza problemi da tutti. La visione della città è punteggiata da cartoline di monumenti (statue di Mattia Corvino, Sigismondo di Lussemburgo… parchi popolati da dinosauri – metafora dell’Europa? – casermoni periferici, monumenti alla gentrificazione, causa prima della tragedia da cui si dipana il plot), che scandiscono le sequenze, alternando momenti drammatici a situazioni grottesche e surreali in ciascuno dei siparietti abitati dai singoli personaggi che si alternano a confortare Orsolya, l’ufficiale giudiziario responsabile del suicidio per sgombero di Glanetasu, il clochard rifugiatosi in uno scantinato di un palazzo in disuso, il cui gesto estremo di impiccarsi rimane rigorosamente fuori quadro in omaggio al principio di Bazin per cui amore e morte sono obscene. Il film affronta temi complessi come la crisi abitativa, l’economia postsocialista, il nazionalismo e il ruolo del linguaggio nel definire le gerarchie sociali, mantenendo un basso continuo di commento grottesco che esalta la ferocia. Ma non nei primi minuti che si dipanano con macchina a mano (il telefonino) che segue Gianetasu nei suoi vagabondaggi per la città, rovistando trasparente al mondo dei garantiti, come fosse un documentario. Un linguaggio politico che in seguito trova la stessa espressione neorealista nella scelta di taglio delle inquadrature godardiane dei dialoghi esilaranti, inserite nel contesto cittadino e quindi attraversate da infinite altre storie accennate. La pelosità della finzione di umanità non ha tempo Altro tratto ricorrente del regista romeno è il pungente sarcasmo antiborghese di matrice brechtiana che percorre la sua filmografia, qui espresso attraverso il grottesco al limite del nonsenso di scambi che propongono sovvenzioni di ong indiscriminatamente per rabbonire la coscienza, racconti bislacchi interpretati da improbabili monaci zen, esegesi strampalatamente biblica del pope, a sottolineare la provenienza cristiana del concetto ipocrita di pentimento: le assurde risposte di una società incapace di umanità e attenta solo a salvaguardare il proprio benessere. Il tutto ripreso utilizzando inquadrature prese di peso dalla Nouvelle Vague, dimostrando ancora una volta che il medium è il messaggio, perché in questo caso la macchina da presa è un i-phone15, duttile per restituire una “realtà” prefabbricata senza troppi interventi, come in Scarred Hearts invece Radu Jude aveva adottato il b/n e il formato 1:33/1 (tipico del muto), a dimostrazione che il sistema di ripresa e il taglio sono “culturalmente” scelti per aggiungere un’informazione critica del metodo di ripresa funzionale al plot, ma anche del giudizio sull’umanità descritta. La raffinatezza di Radu Jude non si ferma al di qua del set, ma anche nell’inquadratura vengono sparsi elementi semantici che servono ad aggiungere indizi per i più smaliziati: il manifesto di Europa51 per esempio, collocato in bella evidenza nel bar dell’incontro con l’allievo di quando era insegnante e ora rider (e toy boy occasionale della protagonista con famiglia in vacanza), permette di riconsiderare le dinamiche di questo film e di quel “Kontinental” rosselliniano paragonato a questa Europa’25 allargata ai paesi postsovietici. E la somiglianza è terrificante: una terra di nessuno rivendicata meschinamente su base etnica da tutti.
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Brecht in Transilvania
Romania Europa51
Contro il Mondiale dello sfruttamento
Intervista integrale del collettivo Nodo Solidale alla giornalista indipendente Sofia Pontiroli e a un compagno attivista dell’Assemblea AntiMundialista sul “Mondiale dello Sfruttamento”, inaugurato ufficialmente giovedì 11 giugno a Città del Messico. Il contributo mette in luce le contraddizioni del mega-evento sportivo: dai processi di gentrificazione ed espulsione all’invisibilizzazione dei conflitti sociali e delle battaglie per la verità e la giustizia, come quella delle madres buscadoras, fino ai cantieri che destabilizzano la mobilità e la quotidianità di una delle metropoli più grandi del mondo. Riportiamo anche un estratto dell’articolo “Assaltare la fortezza mundialista”, sempre a cura del collettivo Nodo Solidale, in cui vengono raccontate le proteste e le mobilitazioni che hanno attraversato le strade della capitale messicana nei giorni della vigilia e dell’inaugurazione del Mondiale 2026: “La CNTE ha occupato una parte del centro storico in presidio permanente, con decine di migliaia di militant*, e la scorsa settimana ci sono state manifestazioni duramente represse, quando docenti e maestre hanno provato a sfondare le barriere metalliche che da settimane ormai delimitano l’area attorno allo Zocalo, a difesa del FIFA Fan Fest (un’area adibita per gioire delle gesta calcistiche dove si accede solo con identificazione, tutta in mano alla FIFA e consumando rigorosamente prodotti ufficiali, escludendo le migliaia di venditrici informali che ogni giorno animano il centro storico di Città del Messico). Teste spaccate, persone svenute per terra in chiazze di sangue e un maestro che ha perso la vista a causa di un proiettile di gomma, questo il bilancio parziale di quelle giornate. Senza trovare un accordo col governo, attraverso i tavoli di negoziazione che avvenivano praticamente ogni giorno, la CNTE ha portato avanti quotidianamente varie mobilitazioni, annunciando di bloccare l’aeroporto e la partita inaugurale del Mondiale. “Senza soluzione, il pallone non si muove”, questo lo slogan. In realtà poi, la grande marcia della CNTE nel giorno dell’inaugurazione che avrebbe dovuto bloccare tutto e gettare nel caos la città, che era un po’ il grande timore raccontato dai giornali, non c’è stata. Anzi, molte iniziative e racconti terroristici di proteste che avrebbero mandato in tilt la città e avrebbero distrutto la festa di milioni di messicani, sono stati creati ad hoc, anche con l’uso dell’AI per la creazione di locandine false, con lo zampino probabilmente di alcune organizzazioni e partiti di istanze destroidi. Sempre nei giorni precedenti, 17 pullman che accompagnavano familiari dei 43 normalisti di Ayotzinapa scomparsi nel 2014 assieme ad altr* student*, sono stati detenut* all’ingresso di Città del Messico per ore con l’accusa di trasportare esplosivi artigianali, bloccando il loro tentativo di unirsi e appoggiare la lotta della CNTE e ad altri collettivi in protesta. Da mesi, inoltre, collettivi, famiglie e madres buscadoras, in lotta per la ricerca delle loro persone care scomparse, in un dramma collettivo e politico che indica più di 134.000 persone scomparse in Messico, avevano annunciato grandi mobilitazioni nelle giornate a ridosso dell’inizio del mondiale. Come poter accettare passivamente che sotto gli stessi stadi dove si generano milioni di profitti e dove si festeggia il calcio, giacciono pezzi di corpi scomparsi nella complicità dello Stato e del crimine organizzato? “Mexico campeón de desaparición” è lo slogan portato avanti, con le magliette verdi di calcio con dietro stampato il numero +134mila. Questo è a grandi linee, il contesto con cui si arriva alla settimana del mondiale.“
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GIU LE MANI DA PROSFYGIKA
Solidarietà allə compagnə in sciopero della fame GIÙ LE MANI DA PROSFYGIKA! https://gabrio.noblogs.org/files/2026/05/video_2026-05-16_15-33-38.mp4 La crescente speculazione urbana e la gentifricazione stanno colpendo sempre più quartieri ad Atene, dopo Exarchia anche il quartiere Ambelokipi dove si trova la storica occupazione. Prosfygika si può tradurre come “casa dei rifugiati” ed è un complesso composto da 8 edifici con 228 appartamenti in cui ci vivono circa 400 persone che parlano almeno 27 lingue diverse. Qui, attraverso l’autogestione basata su decisioni assembleari, convivono rifugiat*, famiglie greche, militanti e persone in movimento. L’organizzazione dal basso risponde a tutti i bisogni essenziali: cibo, salute, cultura, istruzione di bambinu e adulti. Oggi sono di nuovo sotto attacco, dopo che più volte in passato il governo greco  ha già cercato di sgomberarla, ma la resistenza degli e delle abitanti ha sempre prevalso.  La comunità di Prosfygika ha lanciato una campagna internazionale di supporto per i 100 giorni di sciopero della fame del compagno e occupante Aristotelis Chantzis. Insieme a lui, dal 1 maggio, anche Suzon Doppagne ha intrapreso lo “sciopero della fame fino alla morte, in difesa della vita.“ Sosteniamo la resistenza di Prosfygika, convint* che le occupazioni e le esperienze di lotta dal basso siano fondamentali e vadano ampliate, diffuse e difese. Questi luoghi sono ancora più essenziali in città come Atene, ma anche come Torino, i cui pezzi vengono costantemente svenduti al capitale, lasciando sempre meno spazio a chi le vive, a chi fatica a pagare un affitto, a chi stenta ad arrivare a fine mese. Ai compagni e alle compagne di Prosfygika, con cui condividiamo lotte e traiettorie comuni, diciamo: avanti, siamo e res(is)tiamo al vostro fianco. La vittoria delle comunità che resistono significano una vittoria per tutt!  GIÙ LE MANI DA PROSFYGiKA GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI OCCUPATI
occupazione
Antifascismo
I Love Gabrio
comunicato
solidarietà
Prosfygika sotto sgombero
Prosfygika: un intero quartiere occupato e autogestito in una zona adiacente al centro della città di Atene sta subendo l’ennesima minaccia di sgombero. La sensazione è quella della battaglia finale, dopo che la regione dell’ Attica ha firmato nel giugno 2025 un contratto da quindici milioni di euro con il ministero della cultura e l’azienda per il pubblico impiego, Il progetto prevede la restaurazione di quattro degli otto blocchi di abitazioni di Prosfygika, da destinare al “social housing”. Si vocifera che lo sgombero dovrebbe arrivare entro giugno o luglio 2026. Una compagna che vive ad Atene ci ha mandato una serie di vocali per parlarcene. In particolare per aggiornarci sulla scelta da parte di due compagn* di intraprendere uno sciopero della fame. Qui di seguito alcuni link. https://sykaprosquat.noblogs.org/english/hunger-strike/suzon-doppagne-from-1-5-2026 https://sykaprosquat.noblogs.org/english/the-community https://napolimonitor.it/resistere-fino-alla-fine-la-comunita-di-prosfygika-in-lotta-contro-lo-sgombero-nel-cuore-di-atene E questa la nostra play list che ci ha accompagnato nella puntata 01 – Dälek – Desolate Peasants 02 – Dälek – Streets All Amped 03 – Hugo TSR – Alors dites pas 04 – Hugo TSR – Eldorado 05 – Dalek – Eyes to Form Shadows 06 – Hugo TSR – Exercice 07 – Dalek – Substance 08 – Dalek – Three Rocks Blessed 09 – Hugo TSR – La bombe 10 – Hugo TSR – Tu Crois Savoir 11 – KNEECAP – Carnival 12 – KNEECAP – Occupied 6 13 – Dälek – Rouge (Deadverse remix) 14 – Hugo TSR – Couleur miroir
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