Prosfygika: un intero quartiere occupato e autogestito in una zona adiacente al
centro della città di Atene sta subendo l’ennesima minaccia di sgombero.
La sensazione è quella della battaglia finale, dopo che la regione dell’ Attica
ha firmato nel giugno 2025 un contratto da quindici milioni di euro con il
ministero della cultura e l’azienda per il pubblico impiego, Il progetto prevede
la restaurazione di quattro degli otto blocchi di abitazioni di Prosfygika, da
destinare al “social housing”.
Si vocifera che lo sgombero dovrebbe arrivare entro giugno o luglio 2026.
Una compagna che vive ad Atene ci ha mandato una serie di vocali per parlarcene.
In particolare per aggiornarci sulla scelta da parte di due compagn* di
intraprendere uno sciopero della fame.
Qui di seguito alcuni link.
https://sykaprosquat.noblogs.org/english/hunger-strike/suzon-doppagne-from-1-5-2026
https://sykaprosquat.noblogs.org/english/the-community
https://napolimonitor.it/resistere-fino-alla-fine-la-comunita-di-prosfygika-in-lotta-contro-lo-sgombero-nel-cuore-di-atene
E questa la nostra play list che ci ha accompagnato nella puntata
01 – Dälek – Desolate Peasants
02 – Dälek – Streets All Amped
03 – Hugo TSR – Alors dites pas
04 – Hugo TSR – Eldorado
05 – Dalek – Eyes to Form Shadows
06 – Hugo TSR – Exercice
07 – Dalek – Substance
08 – Dalek – Three Rocks Blessed
09 – Hugo TSR – La bombe
10 – Hugo TSR – Tu Crois Savoir
11 – KNEECAP – Carnival
12 – KNEECAP – Occupied 6
13 – Dälek – Rouge (Deadverse remix)
14 – Hugo TSR – Couleur miroir
Tag - gentrificazione
Nel cuore di Atene, tra scioperi della fame e mobilitazione internazionale, la
storica comunità autogestita sfida il piano di sgombero finanziato dall’UE e
rilancia una rete transnazionale di solidarietà Nel …
Nel cuore di Atene due residenti della storica comunità autogestita di
Prosfygika avviano uno sciopero della fame fino alla morte contro il piano di
sgombero finanziato con fondi UE: in …
«NELLE MACERIE C’È TANTISSIMA VITA».
VOCI CHE EMERGONO IN UN CONTESTO DEFINITO PER PLASMARE IL CALCESTRUZZO
Si può affermare che lo scardinamento e il contrasto alle strategie della
gentrificazione trovano un valido antagonista in Geco, che marca il territorio,
allargandone i confini con l’individuazione di edifici, quartieri, zone da
bonificare con tag dirompenti che personalizzano luoghi resi anonimi dai
palazzinari che interpretano piani regolatori impregnati di speculazione
ispirata al capitalismo; che poi tenta di utilizzare, imbrigliare, conglobare
nel suo business anche il graffitismo, che si divincola dall’abbraccio con
sempre nuove proposte e interventi – anche se da Haring e Basquiat a Banksi
molti “muri” sono entrati in gallerie prestigiose. The Art of Disobedience ha
incassato al botteghino 22.700 euro: per «un documentario autocelebrativo”,
un’opera ipertrofica autopromozionale del proprio brand è un buon risultato!
La corte della BlackoutHouse è gremita di giovani nel novilunio del 17 aprile,
quando vengono proiettati sui “muri” del quartiere Aurora – zona a rischio di
massivo intervento di una giunta particolarmente sensibile ai capitali impegnati
nello stravolgimento dello spirito popolare di Torino – gli 82 minuti di The Art
of Disobedience diretto da Geco stesso, a dimostrazione che il linguaggio nato
cinquant’anni fa come espressione del proletariato newyorkese si è sviluppato e
trasformato nei decenni, continuando a suggestionare l’immaginario di chi vive
quei quartieri, ad alimentare la lotta tra decoro borghese e imbrattamento
espressionista astratto. Ma è anche ribadita la lotta tra writer e
street-artist: infatti si viene chiamati ad assistervi e senza conoscenze
interne al dibattito e se non si appartiene all’ambiente è difficile districarsi
tra i lessici diversi delle comunità.
Perciò durante la puntata di “Delicatessen” per poterci addentrare, abbiamo
parlato con Giovanni Semi, che aveva introdotto la serata da par suo, ponendo
con semplicità alcuni concetti essenziali, adottando un approccio – poi ribadito
in trasmissione, rintuzzando alcune nostre perplessità – del tutto privo di ogni
forma ideologica in cui racchiudere il fenomeno, che va bene si esprima con
modalità prive di regole e improntate alla provocazione, alla riappropriazione
degli spazi, alla etichetta serializzabile che diventa esportabile
universalmente, forse perché tutte le periferie sono riconducibili a un medesimo
sfondo (un ricordo delle teorie baudrillardiane su merce e simulacro?)… fino
all’“imbrattamento” del decoro borghese.
Il film mantiene l’impianto adrenalinico derivante in gran parte dalla modalità
acrobatica che spesso distingue l’intervento di Geco a Roma, come a Lisbona o ad
Atene; l’immagine sgranata e un po’ lisergica è la versione cinematografica
delle figure e delle scritte che emergono dai muri e i temi del regista sono
subito evidenti in giro per le strade battute dalla carrellate in auto con
camera a mano e dalla documentazione ripresa negli anni della produzione delle
iconiche tag, alcuni interventi davvero spettacolari e che ridefiniscono edifici
immaginandoli a misura di quell’edificio, interpretando verticalmente i loro
angoli muti e inespressivi, conferendo dinamicità e colore e dimostrando
un’analisi dello spazio, dell’urbanistica su cui si interviene. Il montaggio
infatti mette insieme riprese identificabili come “Epoca Covid” per le
mascherine che coprono il volto di corifei che esaltano le imprese dell’eroe
della pellicola, tra le quali è riconoscibile Michele “Zerocalcare” che connota
meglio il contesto. D’altronde, che alternativa abbiamo al vortice della
gentrificazione?
L’IPERTROFIA NARCISISTA AL SERVIZIO DELLA AUSPICABILE RIAPPROPRIAZIONE DEGLI
SPAZI
Giacomo in fine di puntata ha riportato tutto all’operazione cinematografica,
giudicandola esageratamente lunga e ripetitiva, con alcune riprese suggestive
per le acrobazie e quindi la documentazione di quello che è il sostanziale
impegno “artistico” degli street-artist e dei writer, che, come avviene per gli
artisti da galleria, sono innanzitutto alle prese con materiali e condizioni in
cui operare i gesti creativi, ma il tutto incentrato su un unico bomber. Il film
è un’occasione né vinta, né persa: più gira, più produce dibattiti come quello
intercorso in diretta prima della proiezione o in questa intervista con Giovanni
Semi, che nella più totale assenza di ideologia affronta con il taglio del
sociologo motivi e contraddizioni, antagonismo e cooptazione, passioni e
risultati dello sfaccettato lavoro sui muri. Non bisogna dimenticare che «il
Capitale è onnivoro: mangia e risputa l’intervento dirompente e diventa forma di
estrazione di valore».
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Da oltre due mesi Aristotelis Chantzis è in sciopero della fame contro il piano
di sgombero di 400 residenti. Nel cuore della capitale greca cresce la
mobilitazione, mentre si moltiplicano …
Da oltre sessanta giorni Aristotelis Chantzis rifiuta il cibo per fermare
l’espulsione di 400 residenti mentre cresce la mobilitazione internazionale
contro un progetto di gentrificazione del quartiere Ad Atene si …
In questa puntata i “Saperi Maledetti” hanno continuato a ragionare sulla
gentrificazione e sulla speculazione urbana, i cui effetti hanno trasformato
radicalmente la nostra cultura urbana.
Se il Sud viene ridisegnato a prova di turismo, nel Nord, bacino della
produttività, gli investimenti sono incentrati sui grandi eventi.
La dimensione urbana di Torino sta affrontando enormi mutamenti ben direzionati.
Se si è vista passare la città da una fase espansiva (termine privo di una
connotazione positiva), in termini di crescita e di investimenti, popolazione e
sviluppo urbano con aumento della progettualità, ora Torino si scopre in una
fase regressiva e costretta a reinventarsi tra festival, olimpiadi, saloni del
libro e ATP finals.
Con Eliana Luceri, sociologa, laureata con tesi su Matera, capitale della
cultura, abbiamo tracciato delle analogie sull’impatto che questa formula
economica ha sui territori. Con Alberto Valz Gris, docente del Politecnico di
Torino, abbiamo invece delineato le prospettive di modifica del contesto urbano
di Torino, in cui negli ultimi anni si sono succeduti uno sgombero dietro
l’altro, verso un sempre maggiore restringimento dell’agibilità sociale in
direzione di un modello di città imprenditoriale.
Nella puntata di lunedì 16/02 abbiamo parlato del ruolo che il patrimonio
culturale e le identità hanno nella trasformazione del territorio, di come il
loro intreccio porti a creare condizioni affinché prendano piede dei “progetti
di territorio” in modo da renderlo paradiso turistico e quindi luogo perfetto
per i turisti piuttosto che per gli abitanti.
Abbiamo dialogato con il sociologo Marco Patruno, esperto degli effetti che la
patrimonializzazione ha nel costruire un’intreccio tra identità e patrimonio
tale per cui essi concorrono a creare condizioni affichè prendano piede dei
“progetti di territorio” che lo rendono paradiso turistico. Il risultato? Città
belle in cui non vivrei!
Tramite il caso esemplare di Borgo Egnazia, in provincia di Brindisi, e
dell’evoluzione che ha interessato l’evento della Notte della Taranta nel corso
degli anni Marco ci racconta come nel sud la costruzione del territorio come
idillio turistico e secondo estrattivismo sta rendendo i luoghi inabitabili se
non per i turisti.
Tuttə abbiamo visto l’accattivante propaganda del nuovo Piano Regolatore che la
giunta a guida PD sta elaborando in una disperata corsa contro il tempo per
arrivare alla sua approvazione prima di fine mandato.
Torino cambia, il piano va veloce! Ma come sta cambiando la nostra città? E
soprattutto, quella velocità, a chi fa comodo e chi lascia indietro?
L’assessore Mazzoleni (plurindagato tra le altre per corruzione, abuso edilizio
e lottizzazione abusiva) ha deciso di creare la cosìddetta città dei 15 minuti,
ma ad oggi quindici sono i minuti concessi alla cittadinanza per esprimere il
proprio parere, mentre il vero spazio in questo processo è stato dato, guarda
caso proprio agli immobiliaristi e ai costruttori, sotto la guida attenta della
fondazione Bloomberg.
A guardar bene questo nuovo piano non sembra poi così elaborato: per fare cassa,
Lo Russo e i suoi svendono ampie porzioni della nostra città. Parchi ed edifici
pubblici diventano una merce come un’altra, che fa molta gola ai soliti grandi
fondi privati di investimento. E dall’altra non ci si occupa davvero di chi vive
in città e quindi della casa, dei servizi, della sanità,dei parchi e giardini,
ma si cerca sempre più di favorire l’uso temporaneo della città, con qualche
concessione e grande evento, per provare a spremerla il più possibile.
E quindi il piano va veloce: gli affitti si alzano, i quartieri si svuotano
dagli abitanti e dai servizi che li rendono vivibili. Al loro posto studentə di
cui approfittarsi e turisti mordi-e-fuggi da spolpare per il weekend.
Velocità e deregolamentazione favoriscono piattaforme come Airbnb e Booking che
nella nostra città producono la desertificazione dei quartieri e l’aumento degli
affitti, mentre in Palestina si rendono complici dell’occupazione Israeliana,
permettendo ai coloni sionisti di mettere in affitto case nei territori
sottratti allə palestinesi¹.
Se da un lato tutto questo si sta già concretizzando, dall’ altro non è troppo
tardi per invertire la direzione!
Noi abbiamo un altro piano per Torino! Solo insieme possiamo costruire una città
a misura di abitante, solidale e salubre, che non lasci indietro nessunə.
Per questo rilanciamo a gran voce l’invito di Un Altro Piano per Torino a
partecipare all’assemblea cittadina di questo GIOVEDI 11 DICEMBRE al Gabrio in
Via Millio 42 dalle ore 18.00.
Nella mattinata di martedì 18 marzo è stato ultimato lo sgombero, che andava
avanti da un mese, della palazzina occupata in via Monginevro 46.
Un’occupazione nata nel 2013 a seguito della crisi economica che aveva portato
numerosi sfratti e sgomberi, a cui si è risposto con varie occupazioni abitative
(7 solo in San Paolo). Occupazioni che hanno dato l’opportunità […]