Riflessione sull’ipocrisia del senso di colpa borghese e la sua rimozione
collettiva
Quello che dell’ultimo film di Radu Jude (Kontinental’25) ci ha spinti a
ritornare brevemente dalle vacanze in cui “Delicatessen” era già sprofondato per
parlarne ai microfoni di Radio Blackout sono due elementi dipendenti tra loro:
il linguaggio usato, che si può ricondurre a un’evoluzione dell’insegnamento
della Nouvelle Vague, e l’originale modalità con cui vengono proposti i molti
registri che compongono il testo filmico.
Infinite sono le sfaccettature di cui si compone il film, senza essere un
trattato sul razzismo, o sulla speculazione edilizia nella capitale della
Transilvania romena, Ma il corpus del regista suggerisce di azzardare una
lettura dell’intento espressivo principale in una rimeditazione critica delle
situazioni più imbarazzanti della storia romena, visti i precedenti film intrisi
di precisa e inchiodante polemica antirazzista collocati in epoche diverse, fino
ad arrivare a Nu aștepta prea mult de la sfârșitul lumii (Non aspettarti troppo
dalla fine del mondo), ma già in precedenza toccando gli attriti tra ungheresi e
romeni: non a caso la città in cui si dipana Kontinental’25 è Cluj, città che è
stata oggetto di transito e occupazione fin dai Romani (sassoni, ungheresi,
ebrei, armeni…) e quindi emblematica dell’ipocrisia piccolo borghese sia nei
confronti di gruppi e comunità differenti dalla maggioranza, sia nei confronti
di senzatetto, fragili, diversi, sempre sul limite di convertirsi in fascismo di
squadracce o sceriffi (come in Italia); nella realtà romena siamo ancora
all’indifferenza del politicamente corretto; al più alla messa in scena di un
pentimento tardivo, sentendo una qualche responsabilità, ma senza castigo da
scontare e alla ricerca di un’assoluzione elargita senza problemi da tutti.
La visione della città è punteggiata da cartoline di monumenti (statue di Mattia
Corvino, Sigismondo di Lussemburgo… parchi popolati da dinosauri – metafora
dell’Europa? – casermoni periferici, monumenti alla gentrificazione, causa prima
della tragedia da cui si dipana il plot), che scandiscono le sequenze,
alternando momenti drammatici a situazioni grottesche e surreali in ciascuno dei
siparietti abitati dai singoli personaggi che si alternano a confortare Orsolya,
l’ufficiale giudiziario responsabile del suicidio per sgombero di Glanetasu, il
clochard rifugiatosi in uno scantinato di un palazzo in disuso, il cui gesto
estremo di impiccarsi rimane rigorosamente fuori quadro in omaggio al principio
di Bazin per cui amore e morte sono obscene.
Il film affronta temi complessi come la crisi abitativa, l’economia
postsocialista, il nazionalismo e il ruolo del linguaggio nel definire le
gerarchie sociali, mantenendo un basso continuo di commento grottesco che esalta
la ferocia. Ma non nei primi minuti che si dipanano con macchina a mano (il
telefonino) che segue Gianetasu nei suoi vagabondaggi per la città, rovistando
trasparente al mondo dei garantiti, come fosse un documentario. Un linguaggio
politico che in seguito trova la stessa espressione neorealista nella scelta di
taglio delle inquadrature godardiane dei dialoghi esilaranti, inserite nel
contesto cittadino e quindi attraversate da infinite altre storie accennate.
La pelosità della finzione di umanità non ha tempo
Altro tratto ricorrente del regista romeno è il pungente sarcasmo antiborghese
di matrice brechtiana che percorre la sua filmografia, qui espresso attraverso
il grottesco al limite del nonsenso di scambi che propongono sovvenzioni di ong
indiscriminatamente per rabbonire la coscienza, racconti bislacchi interpretati
da improbabili monaci zen, esegesi strampalatamente biblica del pope, a
sottolineare la provenienza cristiana del concetto ipocrita di pentimento: le
assurde risposte di una società incapace di umanità e attenta solo a
salvaguardare il proprio benessere. Il tutto ripreso utilizzando inquadrature
prese di peso dalla Nouvelle Vague, dimostrando ancora una volta che il medium è
il messaggio, perché in questo caso la macchina da presa è un i-phone15, duttile
per restituire una “realtà” prefabbricata senza troppi interventi, come in
Scarred Hearts invece Radu Jude aveva adottato il b/n e il formato 1:33/1
(tipico del muto), a dimostrazione che il sistema di ripresa e il taglio sono
“culturalmente” scelti per aggiungere un’informazione critica del metodo di
ripresa funzionale al plot, ma anche del giudizio sull’umanità descritta.
La raffinatezza di Radu Jude non si ferma al di qua del set, ma anche
nell’inquadratura vengono sparsi elementi semantici che servono ad aggiungere
indizi per i più smaliziati: il manifesto di Europa51 per esempio, collocato in
bella evidenza nel bar dell’incontro con l’allievo di quando era insegnante e
ora rider (e toy boy occasionale della protagonista con famiglia in vacanza),
permette di riconsiderare le dinamiche di questo film e di quel “Kontinental”
rosselliniano paragonato a questa Europa’25 allargata ai paesi postsovietici. E
la somiglianza è terrificante: una terra di nessuno rivendicata meschinamente su
base etnica da tutti.
Tag - gentrificazione
Il Comune di Atene riconosce la comunità e chiede l’annullamento del progetto di
espulsione. La Commissione europea smentisce il governo greco: nessun
finanziamento era stato approvato per la “riqualificazione”. Ma …
Pesa appena 35 chili, non riesce più a stare in piedi e ha difficoltà a parlare.
Mentre la sua vita è appesa a un filo, Amnesty International, l’ONU e il …
Intervista integrale del collettivo Nodo Solidale alla giornalista indipendente
Sofia Pontiroli e a un compagno attivista dell’Assemblea AntiMundialista sul
“Mondiale dello Sfruttamento”, inaugurato ufficialmente giovedì 11 giugno a
Città del Messico.
Il contributo mette in luce le contraddizioni del mega-evento sportivo: dai
processi di gentrificazione ed espulsione all’invisibilizzazione dei conflitti
sociali e delle battaglie per la verità e la giustizia, come quella delle madres
buscadoras, fino ai cantieri che destabilizzano la mobilità e la quotidianità di
una delle metropoli più grandi del mondo.
Riportiamo anche un estratto dell’articolo “Assaltare la fortezza mundialista”,
sempre a cura del collettivo Nodo Solidale, in cui vengono raccontate le
proteste e le mobilitazioni che hanno attraversato le strade della capitale
messicana nei giorni della vigilia e dell’inaugurazione del Mondiale 2026:
“La CNTE ha occupato una parte del centro storico in presidio permanente, con
decine di migliaia di militant*, e la scorsa settimana ci sono state
manifestazioni duramente represse, quando docenti e maestre hanno provato a
sfondare le barriere metalliche che da settimane ormai delimitano l’area attorno
allo Zocalo, a difesa del FIFA Fan Fest (un’area adibita per gioire delle gesta
calcistiche dove si accede solo con identificazione, tutta in mano alla FIFA e
consumando rigorosamente prodotti ufficiali, escludendo le migliaia di
venditrici informali che ogni giorno animano il centro storico di Città del
Messico). Teste spaccate, persone svenute per terra in chiazze di sangue e un
maestro che ha perso la vista a causa di un proiettile di gomma, questo il
bilancio parziale di quelle giornate.
Senza trovare un accordo col governo, attraverso i tavoli di negoziazione che
avvenivano praticamente ogni giorno, la CNTE ha portato avanti quotidianamente
varie mobilitazioni, annunciando di bloccare l’aeroporto e la partita inaugurale
del Mondiale. “Senza soluzione, il pallone non si muove”, questo lo slogan. In
realtà poi, la grande marcia della CNTE nel giorno dell’inaugurazione che
avrebbe dovuto bloccare tutto e gettare nel caos la città, che era un po’ il
grande timore raccontato dai giornali, non c’è stata. Anzi, molte iniziative e
racconti terroristici di proteste che avrebbero mandato in tilt la città e
avrebbero distrutto la festa di milioni di messicani, sono stati creati ad hoc,
anche con l’uso dell’AI per la creazione di locandine false, con lo zampino
probabilmente di alcune organizzazioni e partiti di istanze destroidi.
Sempre nei giorni precedenti, 17 pullman che accompagnavano familiari dei 43
normalisti di Ayotzinapa scomparsi nel 2014 assieme ad altr* student*, sono
stati detenut* all’ingresso di Città del Messico per ore con l’accusa di
trasportare esplosivi artigianali, bloccando il loro tentativo di unirsi e
appoggiare la lotta della CNTE e ad altri collettivi in protesta.
Da mesi, inoltre, collettivi, famiglie e madres buscadoras, in lotta per la
ricerca delle loro persone care scomparse, in un dramma collettivo e politico
che indica più di 134.000 persone scomparse in Messico, avevano annunciato
grandi mobilitazioni nelle giornate a ridosso dell’inizio del mondiale. Come
poter accettare passivamente che sotto gli stessi stadi dove si generano milioni
di profitti e dove si festeggia il calcio, giacciono pezzi di corpi scomparsi
nella complicità dello Stato e del crimine organizzato? “Mexico campeón de
desaparición” è lo slogan portato avanti, con le magliette verdi di calcio con
dietro stampato il numero +134mila. Questo è a grandi linee, il contesto con cui
si arriva alla settimana del mondiale.“
130 giorni di sciopero della fame, l’ONU esamina il caso, il Parlamento europeo
si mobilita e cresce la solidarietà internazionale. Ma le autorità greche
confermano il piano di espulsione dei …
Nel 101° giorno dello sciopero della fame di Aristotelis Chantzis, e mentre
Suzon Doppagne si unisce alla protesta fino alla morte, la mobilitazione contro
lo sgombero dei 400 residenti diventa …
Solidarietà allə compagnə in sciopero della fame
GIÙ LE MANI DA PROSFYGIKA!
https://gabrio.noblogs.org/files/2026/05/video_2026-05-16_15-33-38.mp4
La crescente speculazione urbana e la gentifricazione stanno colpendo sempre più
quartieri ad Atene, dopo Exarchia anche il quartiere Ambelokipi dove si trova la
storica occupazione.
Prosfygika si può tradurre come “casa dei rifugiati” ed è un complesso composto
da 8 edifici con 228 appartamenti in cui ci vivono circa 400 persone che parlano
almeno 27 lingue diverse. Qui, attraverso l’autogestione basata su decisioni
assembleari, convivono rifugiat*, famiglie greche, militanti e persone in
movimento.
L’organizzazione dal basso risponde a tutti i bisogni essenziali: cibo, salute,
cultura, istruzione di bambinu e adulti.
Oggi sono di nuovo sotto attacco, dopo che più volte in passato
il governo greco ha già cercato di sgomberarla, ma la resistenza degli e
delle abitanti ha sempre prevalso.
La comunità di Prosfygika ha lanciato una campagna internazionale di supporto
per i 100 giorni di sciopero della fame del compagno e occupante Aristotelis
Chantzis. Insieme a lui, dal 1 maggio, anche Suzon Doppagne ha intrapreso lo
“sciopero della fame fino alla morte, in difesa della vita.“
Sosteniamo la resistenza di Prosfygika, convint* che le occupazioni e le
esperienze di lotta dal basso siano fondamentali e vadano ampliate, diffuse e
difese.
Questi luoghi sono ancora più essenziali in città come Atene, ma anche come
Torino, i cui pezzi vengono costantemente svenduti al capitale, lasciando sempre
meno spazio a chi le vive, a chi fatica a pagare un affitto, a chi stenta ad
arrivare a fine mese.
Ai compagni e alle compagne di Prosfygika, con cui condividiamo lotte e
traiettorie comuni, diciamo: avanti, siamo e res(is)tiamo al vostro fianco.
La vittoria delle comunità che resistono significano una vittoria per tutt!
GIÙ LE MANI DA PROSFYGiKA
GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI OCCUPATI
Prosfygika: un intero quartiere occupato e autogestito in una zona adiacente al
centro della città di Atene sta subendo l’ennesima minaccia di sgombero.
La sensazione è quella della battaglia finale, dopo che la regione dell’ Attica
ha firmato nel giugno 2025 un contratto da quindici milioni di euro con il
ministero della cultura e l’azienda per il pubblico impiego, Il progetto prevede
la restaurazione di quattro degli otto blocchi di abitazioni di Prosfygika, da
destinare al “social housing”.
Si vocifera che lo sgombero dovrebbe arrivare entro giugno o luglio 2026.
Una compagna che vive ad Atene ci ha mandato una serie di vocali per parlarcene.
In particolare per aggiornarci sulla scelta da parte di due compagn* di
intraprendere uno sciopero della fame.
Qui di seguito alcuni link.
https://sykaprosquat.noblogs.org/english/hunger-strike/suzon-doppagne-from-1-5-2026
https://sykaprosquat.noblogs.org/english/the-community
https://napolimonitor.it/resistere-fino-alla-fine-la-comunita-di-prosfygika-in-lotta-contro-lo-sgombero-nel-cuore-di-atene
E questa la nostra play list che ci ha accompagnato nella puntata
01 – Dälek – Desolate Peasants
02 – Dälek – Streets All Amped
03 – Hugo TSR – Alors dites pas
04 – Hugo TSR – Eldorado
05 – Dalek – Eyes to Form Shadows
06 – Hugo TSR – Exercice
07 – Dalek – Substance
08 – Dalek – Three Rocks Blessed
09 – Hugo TSR – La bombe
10 – Hugo TSR – Tu Crois Savoir
11 – KNEECAP – Carnival
12 – KNEECAP – Occupied 6
13 – Dälek – Rouge (Deadverse remix)
14 – Hugo TSR – Couleur miroir
Nel cuore di Atene, tra scioperi della fame e mobilitazione internazionale, la
storica comunità autogestita sfida il piano di sgombero finanziato dall’UE e
rilancia una rete transnazionale di solidarietà Nel …
Nel cuore di Atene due residenti della storica comunità autogestita di
Prosfygika avviano uno sciopero della fame fino alla morte contro il piano di
sgombero finanziato con fondi UE: in …