Nel corno d’Africa si accumulano le tensioni dovute alla contesa per il
controllo di un’area strategica fondamentale per le rotte commerciali e ricca di
materie prime .Le crisi che si susseguono sfociano in conflitti sanguinosi che
travolgono milioni di persone come in Sudan ,o in guerre fratricide come è
avvenuto in Etiopia .Proprio dalle elezioni in Etiopia partiamo con Matteo
Palamidesse giornalista ,impegnato nel corno d’Africa dal 2004 ,curatore di HoA
sulla piattaforma substack ,che cura informazioni su Etiopia, Eritrea, Sudan e
Somalia. In Etiopia si è votato il primo di giugno ma in molte circoscrizioni
elettorali non si è potuto votare a causa di problemi di sicurezza. Nonostante
gli accordi di Pretoria che hanno formalmente fermato i combattimenti , nel
Tigray ,in Oromia ed in altre zone continuano gli scontri e le tensioni con le
truppe federali e guerriglieri . Numerosi esponenti dell’opposizione hanno
denunciato un crescente restringimento degli spazi politici, con arresti ed
intimidazioni, si percepisce una grande disillusione rispetto all’esito scontato
e alle possibilità del Prosperity Party del presidente Ahmed di cambiare la
situazione sociale e politica. Ahmed era stato visto come un elemento di
cambiamento poiché non apparteneva ai vertici del partito tigrino che aveva
governato fino ad allora, ha aperto alle relazioni con l’Eritrea, rivale storico
,ha messo in moto l’economia con tassi di crescita rilevanti . Ma lo scoppio
della guerra con il TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigray ) tigrino ,
nel novembre 2020 con oltre 600.000 morti e immani devastazioni sopratutto nel
Tigray ,la torsione autoritaria del regime, la politica accentratricedi Ahmed
che metteva in discussione l’impianto federale dello stato etiopico , hanno
spento le speranze di cambiamento. Le pressioni etiopi per l’accesso allo sbocco
al mare e le conseguenze della costruzione della diga del Gerd hanno messo
sull’avviso Eritrea ed Egitto innestando tensioni ai confini con l’Eritrea. Alle
rinnovate tensioni tra Eritrea ed Etiopia si aggiunge il precipitare della
situazione in Somalia dove a causa delle divergenze tra il presidente uscente
Hassan Sheikh Mohamud e l’opposizione, Mogadiscio è stata teatro di scontri
armati fra le varie milizie. Il presidente somalo ha cercato d’introdurre una
riforma che consentisse il voto diretto per le elezioni dei legislatori , mentre
ora votano i rappresentanti dei clan ,e al contempo ha prolungato il suo mandato
già scaduto di un anno .Questa manovra è stata interpretata dalle opposizioni
come un tentativo di rimanere aggrappato al potere ,scatenando gli scontri tra
le milizie fedeli al presidente e quelle del primo ministro, tutto questo in un
paese lacerato dall’insorgenza degli Al Shabaab ,legati ad Al Qaeda ,che
controllano ampie porzioni del territorio nel sud del paese e dalle pulsioni
indipendentiste del Somaliland, incoraggiate dal governo israeliano . In Sudan
continua senza fine la guerra con l’uso spregiudicato di droni ed armi pesanti ,
le Forze di Supporto Rapido si stanno ammassando intorno a El Obeid,
intensificando gli attacchi di droni e i bombardamenti di artiglieria . Una
eventuale offensiva porterebbe ad ulteriori crimini contro la popolazione civile
già assediata. El Obeid è la capitale dello stato del Nord Kordofan in Sudan, e
i suoi abitanti già hanno subito un assedio seguito a massacri indiscriminati 18
mesi fa ,il tutto nel silenzio assordante del resto del mondo che si
disinteressa della sorte dei civili mentre continuano, a dispetto dei vari
embarghi solo sulla carta, le vendite di armi ad entrambi i contendenti.