IL VOTO IN UNGHERIA E LA TREGUA NEL GOLFO
La “democrazia illiberale” di Orban che governa l’Ungheria da 16 anni rischia di
essere messa in discussione dall’esito delle elezioni di domenica 12 aprile.
Nonostante l’inedito e fragoroso endorsement di Vance ,volato a Budapest per
sostenere il campione dell’onda nera sovranista ,i sondaggi sono sfavorevoli al
leader del partito Fidesz .L’architettiura di controllo sociale e la gabbia
legislativa costruita negli anni da Orban sembrano non reggere più di fronte al
malcontento delle classi borghesi ed urbane che soffrono l’isolamento del paese
e la crisi economica. L’alternativa è il pallido conservatore Magyar che è stato
nel partito di governo per una ventina d’anni per poi fuoriuscirne e presentarsi
alle elezioni con un programma fortemente reazionario rispetto all’emigrazione
quasi sovrapponibile con quello di Fidesz ,ma che si distingue sulla questione
del sostegno all’Ucraina e l’acquiescenza ai diktat di Bruxelles.
Gli Stati Uniti sostengono un governo Orban che costituisce un cuneo nell’Europa
,un punto di rottura in grado di disarticolare le politiche di Bruxelles a
sostegno dell’Ucraina ma al contempo non rinunciano a mantenere aperto il fronte
ucraino nell’ottica di logorare la Russia. L’esito elettorale ungherese potrebbe
incrinare il fronte sovranista che si è schierato compatto con Orban,ma
l’alternativa costituita da Magyar appare molto simile alla parabola di Tusk in
Polonia.
Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale con il quale ci
confrontiamo anche sugli scenari aperti dalla tregua apparente nella guerra
israelo americana contro l’Iran .
Tag - elezioni
Il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) di Tarique Rahman ha vinto le prime
elezioni legislative che si sono svolte dopo la destituzione della prima
ministra Sheikh Hasina avvenuta nell’estate del 2024 a causa delle grandi
proteste antigovernative guidate dagli studenti e studentesse universitari.
Tarique Rahman, che molto probabilmente sarà il nuovo primo ministro, è il
figlio dell’ex prima ministra bangladese Khaleda Zia, che fu a lungo la
principale rivale politica di Hasina. Il partito islamista Jamaat-e-Islami
arrivato per ora secondo con 48 seggi: il partito era stato vietato durante i
governi di Hasina e ne fanno parte anche molti degli studenti che hanno
contribuito a destituirla.Gli studenti protagonisti della rivolta contro Hasina
hanno costituito un partito il National citizen party (Ncp) con l’ambizione di
rompere il monopolio dei due storici partiti di massa bangladesi, Awami League e
Bnp. Le cose non sono andate come previsto, anche grazie a una strategia di
alleanze apparentemente inspiegabile: a pochi mesi dall’apertura delle urne,
l’Ncp aveva annunciato a sorpresa l’entrata nella coalizione di partiti guidata
da Jamaat-e-Islami, formazione islamica radicale a lungo bandita dalla politica
bangladese.
Il governo di transizione di Yunus ,pur deludendo alcune aspettative di
riforma,ha comunque garantito il passaggio pacifico al processo elettorale non
scontanto .
Ne parliamo con Matteo Miavaldi caporedattore dall’India e responsabile
dell’Asia per l’agenzia d’informazione China Files,collaboratore del “Manifesto”
Il 17 gennaio Yoweri Museveni ha vinto ufficialmente le elezioni in Uganda con
il 71% dei voti ottenendo il suo settimo mandato consecutivo alla tenera età di
81 anni .Le elezioni si sono tenute in un clima di terrore e brogli ,si
susseguono le segnalazioni di intimidazioni, arresti e rapimenti di
rappresentanti dell’opposizione, candidati, sostenitori,organi di stampa e
attori della società civile. Prima delle elezioni, le autorità avevano bloccato
internet, sostenendo che l’interruzione fosse intesa a impedire la diffusione di
“disinformazione”,almeno 400 sostenitori del leader dell’opposizione Bobi Wine
sono stati arrestati . Le squadre delle milizie al servizio del regime
sequestrano ed uccidono oppositori mentre la residenza delcandidato
dell’opposizione è circondata dall’esercito.
Nonostante questo regime d’oppressione sia l’Unione Africana che le cancellerie
occidentali tacciono acquiescenti con il presidente padrone Museveni che
garantisce stabilità in una regione estremamente rilevante dal punto di vista
strategico e protegge anche i lucrosi affari ed investimenti delle compagnie
occidentali e cinesi.
Si registra inoltre un coordinamento nella repressione del dissenso fra il Kenya
,la Tanzania e l’Uganda con la condivisione di intelligence formale e informale
per tracciare gli avversari politici oltre i confini , consegne extragiudiziali
transfrontaliere che fanno “scomparire” i critici in un solo paese per
riapparire nelle prigioni della nazione d’origine, accuse di tradimento
dispiegate come armi legali nei procedimenti giudiziari progettati per eliminare
l’opposizione, un clima di paura che trascende i confini nazionali, rendendo
l’esilio un rifugio fragile.
Un sistema che ricorda il “plan condor” delle dittature sudamericane negli anni
70/80 ,d’altra parte i sistemi repressivi non sono tanto dissimili : in Tanzania
dopo le elezioni farsa si parla di migliaia di vittime della repressione delle
proteste di piazza ,in Kenya la repressione contro gli studenti e i giovani che
protestavano contro il presidenteb Ruto è stata feroce ,e in Uganda il regno di
Museveni entra nel quarantesimo anno.
Ne parliamo con un giornalista italiano di cui non possiamo fare il nome per
ragioni di sicurezza che si trova in Uganda.
Le elezioni presidenziali in Camerun del 12 ottobre hanno portato ad un clima di
crescente tensione nel Paese. Dopo 42 anni di regime Paul Biya è stato
proclamato nuovamente presidente lunedì 27 ottobre, nonostante l’opposizione
reclami la vittoria delle elezioni. Il clima elettorale è stato caratterizzato
da aggressioni e rapimenti di sostenitori, scrutatori e militanti […]
Le elezioni presidenziali in Camerun vedono il presidente Paul Biya – in carica
dal 1982 – favorito. Se dovesse vincere anche queste elezioni, sarebbe il suo
ottavo mandato. Negli anni la repressione del governo Biya contro le opposizioni
è stata gradualmente acuita e la libertà di stampa drasticamente limitata. Il
governo autoritario, sostenuto dalla Francia, […]
Ecuador vince Noboa ,Gonzalez chiede il riconteggio.
Fin dalle prime ore dall’inizio dello spoglio, la vittoria elettorale di Trump
si stagliava netta, ben oltre le previsioni di chi scommetteva sulla sua
rielezione, macinando stato in bilico dopo stato in bilico, mentre Fox News si
sbilanciava a dichiarare la vittoria in anticipo su tutte le testate nazionali
del mainstream media a stelle e […]
Lo sciopero alla Boeing, grande azienda statunitense che produce aerei civili e
militari, ha coinvolto moltissimi lavoratori nell’area di Seattle che hanno
aderito allo sciopero a seguito di una negoziazione sindacale che ha disatteso
diversi obiettivi. Le questioni contestate all’azienda riguardano la mancanza di
un miglioramento delle condizioni contrattuali in materia di aumenti salariali
(non […]
la sfida presidenziale tra Trump ed Harris è certamente la contesa elettorale
che accentra maggiore attenzione da parte dei media internazionali. Aldilà delle
spettacolarizzazioni e degli spettri sventolati di volta in volta rispetto ai e
dai vari candidati, le elezioni americane ci parlano tra luci ed ombre di molti
aspetti: dalla geopolitica internazionale ai movimenti […]
Venezuela continua l'ingerenza statunitense nel tentativo di condizionare
l'esito elettorale.