Nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 settembre è scoppiata una rivolta nel
carcere Don Bosco di Pisa. Dopo un allontanamento dei detenuti dalle celle da
parte delle guardie penitenziarie, al momento del rientro questi hanno rinvenuto
diverse microspie nelle camere. Il ritrovamento è stata la goccia che ha fatto
traboccare il vaso, di fronte ad una situazione già insostenibile a causa del
sovraffollamento e della fatiscenza della struttura penitenziaria. I detenuti
hanno denunciato tramite una live su TikTok le condizioni di detenzione e
l’intento della direzione di spiarli, mentre la rabbia ha condotto un’intero
padiglione del carcere ad essere preso, barricato e tenuto per diverse ore.
La direzione del carcere e la prefettura sono intervenuti facendo affluire
rinforzi da Roma, in particolare i “battaglioni d’assalto” delle guardie
carcerarie e una squadra di negoziatori del Ministero. Nel corso della notte la
rivolta è stata sedata, e sono già in corso le prime rappresaglie da parte della
direzione con il trasferimento punitivo di alcuni detenuti in altre carceri e
l'”arresto” di alcuni altri considerati alla guida della rivolta. Nella serata
di giovedì un grosso presidio di famigliari, amici e compagnx si è ritrovato
davanti alle mura del Don Bosco per dimostrare che la voce e le rivendicazioni
dei detenuti sono in grado di superare le mura e far sentire la propria
solidarietà e la propria vicinanza a chi lotta all’interno delle carceri.
Un aggiornamento con Giacomo del media Riscatto di Pisa, che ha pubblicato una
cronaca della notte di rivolta.