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Aria del 26 Dicembre 2025@0
Quando andare in onda con una trasmissione per le persone recluse se non durante le feste? Quando l’isolamento della detenzione e la voglia di libertà si fanno sentire di più? Condividiamo il podcast della densa puntata natalizia di Aria, per inaugurare un anno di lotte e qualche nuovo contenuto: tipo le letture in pillole! Ovviamente il minestrone musicale che va dal neomelodico alla trap, passando per il pop e talvolta qualche canto anarchico non cambierà mai In questa puntata oltre alle dediche anche qualche info sullo sciopero della fame de* prigionieri e prigioniere di Palestine Action! Buon ascolto e TUTT* LIBER* Parte 1: Parte 2: Ripeterlo non fa mai male: per le dediche e ogni altra informazione da condividere con la redazione di ARIA scrivete al 3533635571
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Fronte repressivo occidentale: da Palestine Action all’imam Shahin – AI e telefonate dal carcere – Neutralizzazione amministrativa@0
Estratti dalla puntata del 22 dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SGOMBERO ASKATASUNA E ECONOMIA DELLA REPRESSIONE Partiamo con un articolo (suggerito da una persona all’ascolto) che ci consente di riflettere sul profilo di economia della repressione sovrapposto allo sgombero di Askatasuna: PRISONERS FOR PALESTINE Mentre va in onda la puntata, sei Prisoners for Palestine (Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, T Hoxha, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello) stanno proseguendo lo sciopero della fame in condizioni critiche: nell’ultima settimana, oltre 800 sanitari hanno segnalato il “concreto rischio di morte per questi giovani cittadini britannici in carcere senza una condanna”. Cinque di loro hanno dovuto ricorrere a ricoveri ospedalieri, come nel caso di Qesser, per la quale sono state indispensabili mobilitazioni davanti al carcere affinché le fosse consentito il trasferimento in ambulanza. / / / AGGIORNAMENTO: Nella serata del 23 dicembre 2025 apprendiamo che Amu e Qesser hanno interrotto lo sciopero della fame. Nel frattempo a Londra al termine di un’azione contro la compagnia assicurativa Aspen in solidarietà con prigionierx di Palestine Action, l’attivista Greta Thunberg veniva fermata e incriminata per “supporto a un gruppo proscritto sotto la legge anti-terrorismo”. / / / Parallelamente proseguono arresti e intimidazioni verso chi si esprime a favore di Palestine Action o semplicemente contro le politiche di oppressione e sterminio portate avanti da Israele e dal suo esercito terrorista. Sul fronte repressivo occidentale, osserviamo come sia all’opera una compressione della libertà di contestazione delle politiche sioniste molto più intensa rispetto al contrasto delle cosiddette posizioni “russofile”: nonostante ci ricordino a reti unificate come l’Europa sia sotto attacco, nonostante si prosegua in un arruolamento di massa della società e si stiano strutturando agenzie per il controllo militare dell’infosfera e del consenso (leggesi “contrasto alla guerra ibrida”), da Londra a Berlino, da L’Aquila a Torino, vediamo come la repressione operi sopratutto per tutelare gli interessi di una potenza straniera come Israele. AI E CONVERSAZIONI DETENUTI L’azienda statunitense Securus Technologies ha sviluppato un sistema per il monitoraggio delle comunicazioni delle persone detenute verso l’esterno: un prodotto addestrato con le loro conversazioni telefoniche (senza consenso) e pronto a essere venduto a diversi dipartimenti carcerari con lo scopo di prevenire la pianificazione di attività criminali. Cerchiamo di osservare come la crescita del fenomeno della detenzione di massa produca imprescindibilmente un bacino di mercato per prodotti dedicati al settore, ma al contempo come l’analisi automatizzata delle conversazioni delle persone detenute sia stata inaugurata durante la pandemia di Covid-19: ICE E FBI: NOTE DI COSTUME Piccola parentesi sulle politiche di reclutamento per la costituzione delle milizie fidelizzate dell’ICE e su Kash Patel, freneticamente impegnato a trovare una giacca adatta dopo l’omicidio di Charles Kirk: IL CASO SHAHIN E LE DEPORTAZIONI COME “IGIENE SOCIALE” In Italia non abbiamo l’ICE, ma la nostra giustizia amministrativa rimuove individui dal tessuto sociale, anche per questioni politiche: il caso dell’imam Mohamed Shahin rientra in quel 10% di provvedimenti di espulsione per “motivi di sicurezza”. Ne parliamo con Erasmo Sossich, autore di un importante articolo pubblicato su Monitor, all’interno di quel si analizza il ricorso a questa forma specifica di repressione in Italia e non solo: LINK all’articolo su Monitor
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Presidi in tutti gli ospedali in solidarietà ai medici palestinesi incarcerati
Sono oltre 60 gli ospedali che si sono mobilitati in tutta Italia con flash mob e presidi per la liberazione degli oltre 90 sanitari palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Un giornata organizzata in occasione della data nazionale e internazionale di mobilitazione “La sanità non si imprigiona”. Un appuntamento che fa seguito a un percorso di mobilitazione da parte dei medici e dei sanitari riuniti nella rete Digiuno per Gaza e Sanitari per Gaza e che prevede nuove iniziative, in particolare nella richiesta di boicottaggio dei medicinali TEVA. Francesco, medico per Gaza e partecipante della Freedom Flottilla ne parla ai nostri microfoni
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Israele: una sistematica politica di morte
Physicians for Human Rights ha da poco pubblicato il report “Death Sentence for Palestinians in Custody” che riporta 94 casi di detenuti palestinesi morti durante la detenzione da parte dello Stato sionista. Il report, documentando la tortura e la negligenza medica sullx detenutx palestinesi, indica una deliberata politica israeliana di morte nei confronti dellx detenutx palestinesi in custodia cautelare. All’indomani dell’inizio dell’ultimo cessate il fuoco, prima che la fase due del Piano Trump venisse votata all’ONU, qualche giorno prima dell’arresto della procuratrice militare israeliana Yifat Tomer-Yerushalmi per la diffusione del video di una violenza sessuale nei confronti di un detenuto palestinese a Sde Teiman, e qualche giorno dopo lo scambio di ostaggi tra Hamas e Israele, abbiamo letto qualche articolo sulle immagini dei cadaveri dei detenuti palestinesi restituiti alle famiglie nella Striscia di Gaza. I cadaveri erano irriconoscibili, e le famiglie sono state sottoposte allo strazio di dover riconoscere, in quei corpi torturati e smembrati, i loro cari, senza che Israele fornisse alcun tipo di aiuto rispetto alla loro identificazione. Al telefono con un medico di Physicians for human rights abbiamo parlato dell’introduzione della pena di morte in Israele, della trasparenza dei media nel Paese, della società israeliana. Per approfondire Il report di Physicians for Human Rights Israel Il caso dell’ex procuratrice militare israeliana Yifat Tomer-Yerushalmi https://www.bbc.com/news/articles/c2q07kd3ld6o Il supporto alle IDF dopo la diffusione della notizia delle torture ai danni di alcuni detenuti palestinesi e del video di uno stupro di gruppo a Sde Teiman
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