di Associazione Yairaiha Ets L’uso dello spray al peperoncino in carcere può
provocare danni respiratori, cardiaci e neurologici: fermare una pratica
pericolosa e disumana Lo spray al peperoncino non può …
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di Luna Casarotti – Yairaiha ets* Fragile, disabile, affidato allo Stato: la
storia di una vita spezzata da un carcere che non cura e non protegge Vittorio
Rallo aveva trentadue …
Lo Stato sotto accusa: la Corte riconosce la tortura e condanna nove agenti, tra
cui una ispettrice, per le violenze nel carcere di Sollicciano C’è stata tortura
nel carcere di …
Lettera dal carcere di Luigi uno degli arrestati nell’operazione Ipogeo. Luigi
racconta come sicurezza, speculazione e repressione viaggiano insieme Carx
compagnx, vi ringrazio per il pensiero. Qui già prima del …
Il 29 dicembre 2025 Christian Guercio si toglie la vita nel carcere di Quarto
d’Asti. Christian era un uomo di 38 anni, dj ed elettricista, una persona con
delle fragilità, una storia di sofferenza psichica e dipendenza nota ai servizi
sanitari.L’intervista all’avvocato Lamattina, legale di Christian Guercio,
ricostruisce una vicenda che chiama in causa responsabilità profonde e
strutturali. In un momento di crisi, una richiesta di aiuto si trasforma invece
in un arresto e in una detenzione. Un intervento sanitario diventa un’operazione
di polizia, senza adeguate valutazioni cliniche né una reale presa in carico. La
detenzione viene usata come risposta alla sofferenza mentale, fino all’epilogo
tragico del suicidio in carcere. Nell’intervista emergono i punti oscuri della
vicenda e le falle del sistema sanitario, giudiziario e penitenziario, che
troppo spesso trattano i soggetti fragili con il solo strumento repressivo e
punitivo. Una storia che non riguarda purtroppo solo Christian, ma un meccanismo
che continua a colpire le persone più vulnerabili. Una morte che, secondo quanto
emerge, poteva essere evitata.
di Rachele Stroppa* Recensione al libro “Decostruire la pena. Per una proposta
abolizionista” di Giuseppe Mosconi Decostruire la pena. Per una proposta
abolizionista di Giuseppe Mosconi è un libro necessario, ora …
Prosegue il processo aperto per i fatti di Budapest contro compagnx antifa
provenienti da tutta Europa. Lx imputatx rischiano, nei peggiori dei casi, fino
a 24 anni di carcere, con l’accusa di aver partecipato in forma considerata
violenta alle contromanifestazioni della “Giornata dell’onore”, raduno annuale
dell’estrema destra e dei movimenti neofascisti europei.
A quasi 3 anni di distanza, nel mese di gennaio le vicende giudiziarie avranno
una brusca accelerazione, con i processi che inizieranno in Germania e Ungheria
e la pronuncia sulle richieste di estradizione in Francia.
Dal 15 gennaio sono previste manifestazioni di solidarietà in tutta Europa. A
Milano il 24 gennaio è previsto un corteo che partirà alle 18 da Porta Genova
per arrivare al carcere di San Vittore.
Con un compagno del Comitato antirepressione di Milano abbiamo fatto il punto
sul processo e abbiamo parlato della chiusura dei conti bancari di varie
organizzazioni politiche, riconducibili all’area antifascista, da parte di GLS e
Sparkasse in Germania.
di Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud Un’altra morte nel reparto di
Psichiatria di Livorno riapre interrogativi mai risolti. Tra contenzione,
carenze strutturali e silenzi istituzionali, il “caso sentinella” appare
tutt’altro che …
Quando andare in onda con una trasmissione per le persone recluse se non durante
le feste? Quando l’isolamento della detenzione e la voglia di libertà si fanno
sentire di più?
Condividiamo il podcast della densa puntata natalizia di Aria, per inaugurare un
anno di lotte e qualche nuovo contenuto: tipo le letture in pillole!
Ovviamente il minestrone musicale che va dal neomelodico alla trap, passando per
il pop e talvolta qualche canto anarchico non cambierà mai
In questa puntata oltre alle dediche anche qualche info sullo sciopero della
fame de* prigionieri e prigioniere di Palestine Action!
Buon ascolto e TUTT* LIBER*
Parte 1:
Parte 2:
Ripeterlo non fa mai male: per le dediche e ogni altra informazione da
condividere con la redazione di ARIA scrivete al 3533635571
Estratti dalla puntata del 22 dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
SGOMBERO ASKATASUNA E ECONOMIA DELLA REPRESSIONE
Partiamo con un articolo (suggerito da una persona all’ascolto) che ci consente
di riflettere sul profilo di economia della repressione sovrapposto allo
sgombero di Askatasuna:
PRISONERS FOR PALESTINE
Mentre va in onda la puntata, sei Prisoners for Palestine (Qesser Zuhrah, Amu
Gib, Heba Muraisi, T Hoxha, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello) stanno proseguendo
lo sciopero della fame in condizioni critiche: nell’ultima settimana, oltre 800
sanitari hanno segnalato il “concreto rischio di morte per questi giovani
cittadini britannici in carcere senza una condanna”. Cinque di loro hanno dovuto
ricorrere a ricoveri ospedalieri, come nel caso di Qesser, per la quale sono
state indispensabili mobilitazioni davanti al carcere affinché le fosse
consentito il trasferimento in ambulanza.
/ / /
AGGIORNAMENTO: Nella serata del 23 dicembre 2025 apprendiamo che Amu e Qesser
hanno interrotto lo sciopero della fame. Nel frattempo a Londra al termine di
un’azione contro la compagnia assicurativa Aspen in solidarietà con prigionierx
di Palestine Action, l’attivista Greta Thunberg veniva fermata e incriminata per
“supporto a un gruppo proscritto sotto la legge anti-terrorismo”.
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Parallelamente proseguono arresti e intimidazioni verso chi si esprime a favore
di Palestine Action o semplicemente contro le politiche di oppressione e
sterminio portate avanti da Israele e dal suo esercito terrorista.
Sul fronte repressivo occidentale, osserviamo come sia all’opera una
compressione della libertà di contestazione delle politiche sioniste molto più
intensa rispetto al contrasto delle cosiddette posizioni “russofile”: nonostante
ci ricordino a reti unificate come l’Europa sia sotto attacco, nonostante si
prosegua in un arruolamento di massa della società e si stiano strutturando
agenzie per il controllo militare dell’infosfera e del consenso (leggesi
“contrasto alla guerra ibrida”), da Londra a Berlino, da L’Aquila a Torino,
vediamo come la repressione operi sopratutto per tutelare gli interessi di una
potenza straniera come Israele.
AI E CONVERSAZIONI DETENUTI
L’azienda statunitense Securus Technologies ha sviluppato un sistema per il
monitoraggio delle comunicazioni delle persone detenute verso l’esterno: un
prodotto addestrato con le loro conversazioni telefoniche (senza consenso) e
pronto a essere venduto a diversi dipartimenti carcerari con lo scopo di
prevenire la pianificazione di attività criminali.
Cerchiamo di osservare come la crescita del fenomeno della detenzione di massa
produca imprescindibilmente un bacino di mercato per prodotti dedicati al
settore, ma al contempo come l’analisi automatizzata delle conversazioni delle
persone detenute sia stata inaugurata durante la pandemia di Covid-19:
ICE E FBI: NOTE DI COSTUME
Piccola parentesi sulle politiche di reclutamento per la costituzione delle
milizie fidelizzate dell’ICE e su Kash Patel, freneticamente impegnato a trovare
una giacca adatta dopo l’omicidio di Charles Kirk:
IL CASO SHAHIN E LE DEPORTAZIONI COME “IGIENE SOCIALE”
In Italia non abbiamo l’ICE, ma la nostra giustizia amministrativa rimuove
individui dal tessuto sociale, anche per questioni politiche: il caso dell’imam
Mohamed Shahin rientra in quel 10% di provvedimenti di espulsione per “motivi di
sicurezza”.
Ne parliamo con Erasmo Sossich, autore di un importante articolo pubblicato su
Monitor, all’interno di quel si analizza il ricorso a questa forma specifica di
repressione in Italia e non solo:
LINK all’articolo su Monitor