di Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud Un’altra morte nel reparto di
Psichiatria di Livorno riapre interrogativi mai risolti. Tra contenzione,
carenze strutturali e silenzi istituzionali, il “caso sentinella” appare
tutt’altro che …
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Quando andare in onda con una trasmissione per le persone recluse se non durante
le feste? Quando l’isolamento della detenzione e la voglia di libertà si fanno
sentire di più?
Condividiamo il podcast della densa puntata natalizia di Aria, per inaugurare un
anno di lotte e qualche nuovo contenuto: tipo le letture in pillole!
Ovviamente il minestrone musicale che va dal neomelodico alla trap, passando per
il pop e talvolta qualche canto anarchico non cambierà mai
In questa puntata oltre alle dediche anche qualche info sullo sciopero della
fame de* prigionieri e prigioniere di Palestine Action!
Buon ascolto e TUTT* LIBER*
Parte 1:
Parte 2:
Ripeterlo non fa mai male: per le dediche e ogni altra informazione da
condividere con la redazione di ARIA scrivete al 3533635571
Estratti dalla puntata del 22 dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
SGOMBERO ASKATASUNA E ECONOMIA DELLA REPRESSIONE
Partiamo con un articolo (suggerito da una persona all’ascolto) che ci consente
di riflettere sul profilo di economia della repressione sovrapposto allo
sgombero di Askatasuna:
PRISONERS FOR PALESTINE
Mentre va in onda la puntata, sei Prisoners for Palestine (Qesser Zuhrah, Amu
Gib, Heba Muraisi, T Hoxha, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello) stanno proseguendo
lo sciopero della fame in condizioni critiche: nell’ultima settimana, oltre 800
sanitari hanno segnalato il “concreto rischio di morte per questi giovani
cittadini britannici in carcere senza una condanna”. Cinque di loro hanno dovuto
ricorrere a ricoveri ospedalieri, come nel caso di Qesser, per la quale sono
state indispensabili mobilitazioni davanti al carcere affinché le fosse
consentito il trasferimento in ambulanza.
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AGGIORNAMENTO: Nella serata del 23 dicembre 2025 apprendiamo che Amu e Qesser
hanno interrotto lo sciopero della fame. Nel frattempo a Londra al termine di
un’azione contro la compagnia assicurativa Aspen in solidarietà con prigionierx
di Palestine Action, l’attivista Greta Thunberg veniva fermata e incriminata per
“supporto a un gruppo proscritto sotto la legge anti-terrorismo”.
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Parallelamente proseguono arresti e intimidazioni verso chi si esprime a favore
di Palestine Action o semplicemente contro le politiche di oppressione e
sterminio portate avanti da Israele e dal suo esercito terrorista.
Sul fronte repressivo occidentale, osserviamo come sia all’opera una
compressione della libertà di contestazione delle politiche sioniste molto più
intensa rispetto al contrasto delle cosiddette posizioni “russofile”: nonostante
ci ricordino a reti unificate come l’Europa sia sotto attacco, nonostante si
prosegua in un arruolamento di massa della società e si stiano strutturando
agenzie per il controllo militare dell’infosfera e del consenso (leggesi
“contrasto alla guerra ibrida”), da Londra a Berlino, da L’Aquila a Torino,
vediamo come la repressione operi sopratutto per tutelare gli interessi di una
potenza straniera come Israele.
AI E CONVERSAZIONI DETENUTI
L’azienda statunitense Securus Technologies ha sviluppato un sistema per il
monitoraggio delle comunicazioni delle persone detenute verso l’esterno: un
prodotto addestrato con le loro conversazioni telefoniche (senza consenso) e
pronto a essere venduto a diversi dipartimenti carcerari con lo scopo di
prevenire la pianificazione di attività criminali.
Cerchiamo di osservare come la crescita del fenomeno della detenzione di massa
produca imprescindibilmente un bacino di mercato per prodotti dedicati al
settore, ma al contempo come l’analisi automatizzata delle conversazioni delle
persone detenute sia stata inaugurata durante la pandemia di Covid-19:
ICE E FBI: NOTE DI COSTUME
Piccola parentesi sulle politiche di reclutamento per la costituzione delle
milizie fidelizzate dell’ICE e su Kash Patel, freneticamente impegnato a trovare
una giacca adatta dopo l’omicidio di Charles Kirk:
IL CASO SHAHIN E LE DEPORTAZIONI COME “IGIENE SOCIALE”
In Italia non abbiamo l’ICE, ma la nostra giustizia amministrativa rimuove
individui dal tessuto sociale, anche per questioni politiche: il caso dell’imam
Mohamed Shahin rientra in quel 10% di provvedimenti di espulsione per “motivi di
sicurezza”.
Ne parliamo con Erasmo Sossich, autore di un importante articolo pubblicato su
Monitor, all’interno di quel si analizza il ricorso a questa forma specifica di
repressione in Italia e non solo:
LINK all’articolo su Monitor
di Luigi Mollo C’è un filo rosso che attraversa la storia recente delle carceri
italiane: l’incapacità strutturale dello Stato di considerare la detenzione come
un percorso di reinserimento e non …
Sono oltre 60 gli ospedali che si sono mobilitati in tutta Italia con flash mob
e presidi per la liberazione degli oltre 90 sanitari palestinesi detenuti
illegalmente nelle carceri israeliane. Un giornata organizzata in occasione
della data nazionale e internazionale di mobilitazione “La sanità non si
imprigiona”.
Un appuntamento che fa seguito a un percorso di mobilitazione da parte dei
medici e dei sanitari riuniti nella rete Digiuno per Gaza e Sanitari per Gaza e
che prevede nuove iniziative, in particolare nella richiesta di boicottaggio dei
medicinali TEVA.
Francesco, medico per Gaza e partecipante della Freedom Flottilla ne parla ai
nostri microfoni
di Eleonora Martini* Pestaggi e torture dei detenuti a Santa Maria Capua Vetere,
i difensori contro la sostituzione del presidente chiedono il rinvio in
Consulta. I legali: «Violato l’articolo 25 …
di Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud “Assolti” i dirigenti al processo
sui maltrattamenti alla Stella Maris Il processo di primo grado per i
maltrattamenti nei confronti degli ospiti della struttura per …
di Maria Clara Labanca – Associazione Yairaiha ets* Il carcere di Matera visto
da dentro La scorsa estate, a seguito di ripetute tensioni createsi all’interno
del carcere di Matera, una …
Physicians for Human Rights ha da poco pubblicato il report “Death Sentence for
Palestinians in Custody” che riporta 94 casi di detenuti palestinesi morti
durante la detenzione da parte dello Stato sionista. Il report, documentando la
tortura e la negligenza medica sullx detenutx palestinesi, indica una deliberata
politica israeliana di morte nei confronti dellx detenutx palestinesi in
custodia cautelare.
All’indomani dell’inizio dell’ultimo cessate il fuoco, prima che la fase due del
Piano Trump venisse votata all’ONU, qualche giorno prima dell’arresto della
procuratrice militare israeliana Yifat Tomer-Yerushalmi per la diffusione del
video di una violenza sessuale nei confronti di un detenuto palestinese a Sde
Teiman, e qualche giorno dopo lo scambio di ostaggi tra Hamas e Israele, abbiamo
letto qualche articolo sulle immagini dei cadaveri dei detenuti palestinesi
restituiti alle famiglie nella Striscia di Gaza. I cadaveri erano
irriconoscibili, e le famiglie sono state sottoposte allo strazio di dover
riconoscere, in quei corpi torturati e smembrati, i loro cari, senza che Israele
fornisse alcun tipo di aiuto rispetto alla loro identificazione.
Al telefono con un medico di Physicians for human rights abbiamo parlato
dell’introduzione della pena di morte in Israele, della trasparenza dei media
nel Paese, della società israeliana.
Per approfondire
Il report di Physicians for Human Rights Israel
Il caso dell’ex procuratrice militare israeliana Yifat Tomer-Yerushalmi
https://www.bbc.com/news/articles/c2q07kd3ld6o
Il supporto alle IDF dopo la diffusione della notizia delle torture ai danni di
alcuni detenuti palestinesi e del video di uno stupro di gruppo a Sde Teiman
All’interno del Carcere del Bassone di Como è scoppiata una rivolta nella serata
di giovedi 13 novembre. Pochissime le notizie filtrate dal carcere Bassone, se
non le veline della polizia …