Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e
mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per
affrontare il caro gasolio.
Anche in campania, Sicilia e Piemonte sono avvenute mobilitazioni e blocchi dei
“trattori”.
La misura tetto del governo, che ha già preso 2,5 miliardi dalle casse dello
stato è irrisoria a fronte di un aumento del carburante che è già costato alla
popolazione Italiana 4,7 miliardi in più in rifornimento, dall’aggressione
statunitenste all’Iran. Basti pensare che il pieno giornaliero di una macchina
agricola ora costa 1.500 euro.
I trattori, ci racconta Gianluca di “Agricoltori brutti”, sono già fermi e il
danno dai campi fino al prezzo sugli scaffali è già reale.
Il caro dei carburanti è particolarmente impattante a fronte dell’inflazione,
che in Calabria si aggiunge a salati cronicamente bassi, part-time involontari
che dimezzano gli stipendi e all’alta disoccupazione. Secondo i dati istat del
2025 sono 300 mila le persone, ovvero il 20% della popolazione, in Calabria che
vivono in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, mentre tra i
20-65 anni il tasso di occupazione è sotto al 48,5%.
Venerdì 9 ottobre a Cosenza, ore 14:00 – Piazza Europa, la popolazione scende in
piazza a fianco degli agricoltori per dire “Ora basta: Non riusciamo più a
campare […] Non vogliamo pagare il prezzo delle guerre del governo e dei suoi
sporchi affari!”
Ne parliamo con Federico de La Base di Cosenza:
E con Gianluca del gruppo Agricoltori Brutti: