La mattina del 4 novembre si è aperta con gli exit poll che davano per vinti sia
la Camera sia il Senato dai Democratici. Ad oggi, 6 novembre, i democratici
hanno 54 seggi in Senato, contro i 44 repubblicani; 242 seggi alla Camera,
contro i 151 repubblicani; 22 governatori, contro i 12 repubblicani. Alta la
partecipazione al voto: solo a martedì 3 si contava 60 milioni di votanti.
Vittoria democratica negli swing states dove saltano all’occhio il Texas, il cui
voto è stato ribaltato dal voto massiccio degli ispano -americani, spostato
verso i democratici dalle violenze dell’ICE, il Kansas, stato rosso dal 1964, la
Georgia, dove Keisha Lance Bottoms è diventata la prima governatrice nera di uno
stato statunitense.
Tra le questioni che hanno tinto il voto di blu centrale è il carovita imputato,
anche dagli elettori repubblicani, a Donald Trump e alle sue politiche
imperialiste estere tra guerra in Iran e dazi doganali.
Il carovita pesa molto a fronte di un mercato danneggiato dai dazi sia
nell’export che nell’import di cose fondamentali, in un paese dove i prezzi al
consumo sono saliti del 3,7% su base annua, la benzina è aumentata del 34,2%, e
i prezzi del gasolio da riscaldamento sono aumentati del 74,2%.
La conquista del Senato pone seri rischi per il presidente, aggiudicando in mano
democratica l’approvazione di giudici federali nominati dal presidente e dei
giudici della Corte Suprema, che possono avallare o meno le decisioni
presidenziali. Si tratta di una garanzia importante della tenuta delle elezioni,
in particolare, visti i rischi per “Capitol Hill” minacciati dalla campagna di
screditazione del voto messa in campo prima del 3 novembre. Importante anche
l’ottenimento del senato in vista di tentativi di impeachment: per ottenerlo
servono i 2/3 dei seggi favorevoli.
Ne parliamo con Luca Celada, corrispondente del manifesto da Los Angeles:
Con Giovanna Branca, inviata del Manifesto ad Atalnta, Georgia, uno sguardo
sulla sopressione elettorale da uno swing state tendente al repubblicano, teatro
nel 2020 del tentatio di golpe culminato con la chiamata di Trump “trovami 11
mila voti” e il tentativo di sequestro delle schede elettorali:
In ultimo la diretta con Marina Catucci, inviata del manifesto in Pennsylvania,
che ci ha raccontato delle 3000 manifestazioni No Kings di sabato 21 ottobre,
avvenute in concomitanza dell’avvio del voto di corrispondenza:
Giovanna Branca, Marina Catucci e Luca Celada sono le tre voci del podcast di
approfondimento dedicato alla politica e alla società statunitense “Sindrome
Americana“.