Dal conflitto Usa-Iran e il riposizionamento delle grandi potenze, fino alle
falle nella certificazione verde del Gnl americano
L'articolo Newsroom – Cosa c’è davvero dietro la guerra tra Stati Uniti e Iran.
Perché il gas americano “verde” che importiamo non è quello che sembra proviene
da IrpiMedia.
Tag - Stati Uniti
Norme Ue più severe sul metano da una parte, dipendenza dal gnl statunitense
dall'altra. Lo standard MiQ vorrebbe colmare il divario, ma un'inchiesta ne
rivela i limiti
L'articolo La grande corsa al bollino: tutti i dubbi sulla certificazione degli
impianti di gas naturale “made in Usa” proviene da IrpiMedia.
In queste ore è iniziato il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Se di
tregua si può parlare. Hormuz rimane bloccato. Ma sopratutto Israele fa sentire
il suo disappunto colpendo più forte. Gli attacchi durante la giornata di ieri
in Libano sono senza precedenti: più di 250 morti e 1165 feriti.
Insieme al giornalista Marco Santopadre facciamo il punto della situazione,
andando a commentare, tra le altre cose, la tenuta iraniana, malgrado
l’aggravarsi della situazione economica nel paese. Situazione economica che si
preannuncia complicata anche in occidente, come tanto viene ripetuto in
relazione allo stretto di Hormuz. I negoziati di questi prossimi giorni che si
terranno in Pakistan si preannunciano ovviamente molto complessi.
3100 manifestazioni in tutti gli Stati dell’Unione per il terzo No Kings Day, in
cui sono scese in piazza oltre 8 milioni di persone.
Al centro l’opposizione ai rastrellamenti e alle deportazioni dell’ICE, la
guerra in Iran, le politiche sessiste e patriarcali dell’amministrazione Trump.
La manifestazione centrale di è tenuta a Saint Paul nel Minnesota, dove la
popolazione è riuscita a cacciare l’ICE.
Ne abbiamo parlato con Martino Mazzonis, giornalista
Ascolta la diretta:
L’escalation a cui Israele e Stati Uniti sottopongono il Medio-Oriente dopo
l’aggressione contro l’Iran continua a produrre effetti su scala regionale, e
uno dei fronti più esposti è il Libano. Nel sud del paese e nelle periferie
meridionali di Beirut migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le
proprie case a causa delle minacce dei bombardamenti a tappeto israeliani e
delle operazioni militari terresti legate allo scontro tra Israele e Hezbollah.
Interi villaggi sono stati obbligati dai sionisti a sfollare e molte famiglie si
sono spostate verso nord o verso la capitale, mentre infrastrutture civili e
servizi essenziali vengono colpiti o interrotti.
In questo quadro il Libano si trova ancora una volta a pagare il prezzo di un
conflitto più ampio, che vede contrapporsi Israele e il sistema di alleanze
costruito dall’Iran nella regione. Teheran continua infatti a rappresentare un
attore militare significativo grazie al proprio arsenale di missili balistici,
droni e capacità di guerra asimmetrica, oltre al sostegno a diversi gruppi
armati regionali – nonostante Donald Trump dichiari da giorni che la guerra stia
andando verso una rapida vittoria americana. Questa combinazione di capacità
militari dirette e solidarietà di gruppi armati sciiti alla resistenza iraniana
rende lo scenario estremamente instabile e nonostante le dichiarazioni, né gli
Stati Uniti né Israele sembrano avere una exit strategy dal conflitto. Ma mentre
per gli USA l’assenza di prospettive concrete rischia di trascinare Trump nel
baratro di un conflitto infinito, il governo di estrema destra israeliano ha
legato la propria sopravvivenza politica a doppio filo allo scenario di “guerra
infinita” che ha saputo costruire negli ultimi anni nella regione.
Da Damasco, un contributo di Marco Magnano, giornalista freelance a lungo
corrispondente da Beirut, sulla situazione in Libano ed in Siria:
Un contributo di Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri, sull’attuale
situazione militare in Medio Oriente, sulle possibilità di un’azione militare
curda sostenuta dagli Stati Uniti in chiave anti-iraniana e sui progetti
politici dell’establishment americano ed israeliano:
Mentre i bombardamenti sull’Iran continuano ininterrottamente per il 5° giorno
di fila, da lunedì 2 marzo le bombe hanno colpito anche il sud del Libano. Ieri
il tentativo dell’IDF di fare ingresso oltre il confine è stato respinto, ma nel
paese si aspetta un’invasione massiccia.
Continuano forti bombardamenti e, secondo il ministero della Salute libanese, da
lunedì gli attacchi israeliani hanno causato almeno 50 morti e 335 feriti, prima
degli attacchi notturni che hanno provocato almeno altri 11 morti. Nella
giornata di oggi, 4 Marzo, il portavoce militare Avichay Adraee, con un post su
X, ha ordinato l’esodo dalle abitazioni alla popolazione libanese: “Abitanti del
Libano meridionale, dovete trasferirvi immediatamente nelle zone a nord del
fiume Litani”.
L’attacco arriva a seguito della risposta militare di Hezbollah all’assassinio
della guida suprema dell’Iran ayatollah Khamenei -ora succeduto dal figlio
Mojtaba per elezione dell’Assemblea degli Esperti- ma di fatto riguarda
l’interesse strategico dello stato ebraico verso il paese vicino. L’aggressione
israeliana del paese vicino è continua dal 2024, e sono 11.000 le aggressioni
sioniste denunciate, che hanno violato il siglato cessate il fuoco del 27
Novembre del 2024.
Ne parliamo con Mauro Pompili, giornalista freelance ora a Beirut, capitale del
Libano:
Nonostante la Corte Suprema statunitense abbia bloccato i dazi voluti da Trump,
il presidente USA intende tirare dritto, riproponendoli con motivazioni diverse
da quelle di tipo emergenziale considerate incongrue dalla Corte.
Nel frattempo minaccia ritorsioni verso i paesi che decidessero di ridiscutere
gli accordi.
Un caos in cui sono in ballo interessi enormi.
Ne abbiamo parlato con Renato Strumia della Cub
Ascolta la diretta:
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Rojava. Attacco al confederalismo democratico
Nelle stesse settimane dell’insurrezione iraniana il governo islamista di
Damasco ha sferrato un durissimo attacco al Rojava. L’esercito siriano ha
attaccatole aree della Siria del nord che erano sotto il controllo delle forze
del Confederalismo Democratico, le stesse forze che avevano liberato il nord est
della Siria dai massacratori dell’ISIS.
La spartizione tra potenze globali e regionali dell’influenza sulla Siria è
costruita sulla pelle di quanti negli ultimi quindici anni hanno saputo
costruire, tra mille difficoltà ed aporie, un’alternativa laica, pluralista,
fondata sulla parità di genere e la concreta messa in crisi degli oppressivi
sistemi patriarcali.
Il governo siriano ei suoi finanziatori adAnkara e Riad puntanoalla
cancellazione di un’esperienza che, pur con innegabililimiti, ha rappresentato
un’alternativa a un’ordine sociale strutturato sull’oppressione delle donne, la
reazione religiosa, le divisioni settarie e il bieco sfruttamento.
Ne abbiamo parlato con Federico
Stati Uniti. L’ICE scatenata
La caccia agli immigrati irregolari negli Stati Uniti si è trasformata in una
strategia del terrore: il governo federale mette sotto inchiesta i suoi
oppositori, mentre gli agenti conducono i raid con cinismo, facendosi servire a
tavola dalle persone che poi arresteranno. È quanto succede in Minnesota,
diventato il cuore della svolta autoritaria dell’amministrazione Trump, che ha
messo sotto inchiesta il governatore Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis,
Jacob Frey, entrambi democratici, accusati di «ostacolare le attività dell’Ice».
I loro nomi si aggiungono al lungo elenco di oppositori del governo finiti nel
mirino del dipartimento di Giustizia e del Pentagono.
Lemilizie pattugliano i dintorni delle scuole ed arrestano persino i bambini. I
somali, tutti profughi di guerra vengono rastrellati per le strade, dove è
caccia strada per strada e dove si sono create reti di vicinato per avvertire
del pericolo. Alcuni video mostrano la brutalità della polizia di frontiera che
picchia espruzza in faccia a persone ammanettate.ICE “dichiara” il diritto di
entrare nelle case senza mandato. É una guerra. Civile
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
Olimpiadi. Sangue, sfruttamento e buoni affari
Nella Milano capitale del lavoro povero le Olimpiadi sono state volontariato non
retribuito o lavoro precario nell’indotto turistico, ma anche un appoggio
ideologico all’insostenibile modello di città esclusiva ed escludente.
Ne abbiamo parlato con ABO Di Monte
Appuntamenti:
Siria e Iran: una libertà senza confini
Sabato 24 gennaio
ore 10,30
punto infoal Balon
Nè shah né mullah. A fianco di chi lotta contro i dittatori di ieri, oggi e
domani in Iran e in Siria
ore 15
piazza Vittorio Veneto
partecipiamo al corteo per il Rojava
Sabato 21 febbraio
Con i disertori russi ed ucraini
per un mondo senza eserciti e frontiere
giornata di informazione e lotta antimilitarista
ore 10,30 al Balon
Sabato 28 febbraio
Cena sovversiva
benefit “una nuova casa per la FAT!”
ore 20 in corso Palermo 46
prenotazioni antimilitarista.to@gmail.com
Venerdì 6 marzo
Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza
ore 21 in corso Palermo 46
Interverrà l’avvocato Eugenio Losco
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!
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Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
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L’ondata di indignazione per l’assassinio di Renee Good e Alex Pretti lo scorso
gennaio ha reso ancora più incandescenti le strade di Minneapolis. Il nuovo capo
dell’ICE, Homan, ha scelto di spostare i 2000 agenti dalla città al resto dello
Stato, di rinchiudere i migranti rastrellati in galera, per evitare le proteste
di fronte ai centri di raccolta nei quartieri.
Ma è solo un aggiustamento di tiro: la direzione resta la medesima. Ingenti
fondi sono stati stanziati per lCE, con l’obiettivo di raddoppiare gli
effettivi.
Chi critica l’ICE e supporta le reti di resistenza nei quartieri finisce in
galera. Kyle Wagner è stato arrestato per aver definito “gestapo” gli agenti che
stanno terrorizzando la sua città, invitando a seguirli e smascherarli.
Non c’è stato bisogno di decreti sicurezza, dato che in USA siamo in democratura
ormai consolidata. Quello di Wagner è un fermo preventivo.
Ne abbiamo parlato con Martino Mazzonis, giornalista
Ascolta la diretta:
Prima dell’omicidio di Alex Pretti ,un infermiere di terapia intensiva presso il
dipartimento governativo per i veterani di guerrra e attivista,avvenuto con un
efferata esecuzione da parte delle squadracce dell’ICE ,si era svolto a
Minneapolis un partecipato sciopero generale contro il governo federale. Uno
sciopero iper-politico con una manifestazione estremamente partecipata
nonostante le temperature polari, in quella che è stata chiamata la “Giornata
della Verità e della Libertà”. Lo sciopero è stato il punto di condensazione
della mobilitazione dal basso che sta coinvolgendo le twins cities del Minnesota
che supera di slancio le timidezze dei sindacati la codardia dei democratici
.Una rete di solidarietà si estende in tutta la città, nelle scuole, per cercare
di aiutare gli studenti e le famiglie immigrati. Prevedendo che qualcosa del
genere accadesse, l’organizzazione è iniziata più di un anno fa e questa rete è
stata davvero importante nell’aiutare le persone a reagire rapidamente. Ci si
organizza con un qualche tipo di sistema di sostegno e controllo, che include il
contatto con le famiglie colpite, l’attuazione di misure di mutuo soccorso, che
si tratti di fornire un passaggio per andare e tornare dal lavoro, o cibo, o
cose che non possono fare perchè hanno troppa paura di uscire di casa.
La situazione è ormai talmente tesa che il sindaco di Minneapolis, un tranquillo
democratico come Jacob Frey, ha annunciato di aver formalmente richiesto
assistenza alla Guardia Nazionale per supportare gli agenti del dipartimento di
polizia di Minneapolis. Ci si potrebbe trovare di fronte ad un confronto in armi
tra due organi dello stato ,i prodromi di una guerra civile americana le cui
radici sono saldamente ancorate allle fratture di una società disuguale e
violenta fondata sulle teorie suprematiste che tanto piacciono a Trump e ai suoi
consiglieri.
Ne parliamo con Giovanna Branca del “Manifesto”