ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
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Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
La fine del Patto Atlantico
La frattura tra gli Stati Uniti e l’Europa è ormai un fatto. La guerra in
Ucraina ne è la cartina i tornasole.
Ne abbiamo parlato con Stefano Capello
Stati Uniti. Il Trump furioso
Trump moltiplica le misure repressive nei confronti di immigrati, stranieri,
poveri. Non gli è riuscito il colpo di annullare uno dei cardini su cui sono
stati costruiti gli States: lo ius soli per ora non verrà toccato.
Il suo consenso cala anche in aree del paese tradizionalmente repubblicane: a
Miami non è bastato un candidato ispanico per impedire l’elezione a sindaco di
una esponente democratica.
Le crepe aperte dalle violente incursioni dell’ICE, la normalizzazione delle
università, il dominio dei media, una non troppo celata attitudine a spezzare le
regole del gioco aprono crepe profonde. Il rischio è che a termine mandato Trump
osi fare il golpe che a Capitol Hill venne solo messo in cartellone. La prossima
replica potrebbe avere effetti deflagranti.
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
La strage di Piazza Fontana. Il tramonto dell’illusione democratica
Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppiò nella Banca dell’Agricoltura di piazza
Fontana a Milano, uccidendo 16 persone.
La polizia puntò subito gli anarchici, che vennero rastrellati e portati in
questura. Uno di loro,Giuseppe Pinelli, non ne uscirà vivo, perché scaraventato
dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi.
Le versioni ufficiali parlarono di suicidio: anni dopo un magistrato di
sinistra, D’Ambrosio, emesse una sentenza salomonica: “malore attivo”. Né
omicidio, né suicidio.
Pietro Valpreda venne accusato di essere l’autore della strage. Trascorrerà, con
altri compagn* tre anni in carcere in attesa di giudizio, finché non venne
modificata la legge che fissava i limiti della carcerazione preventiva. Quella
legge, emanata su pressione dei movimenti sociali venne a lungo chiamata “legge
Valpreda”.
Dopo 54anni dalla strage, sebbene ormai si sappia tutto, sia sui fascisti che la
eseguirono, gli ordinovisti veneti, sia sui mandanti politici, tutti interni al
sistema di potere democristiano di stretta osservanza statunitense, non ci sono
state verità giudiziarie.
Nel 1969 a capo della Questura milanese era Guida, già direttore del confino di
Ventotene, un funzionario fascista, passato indenne all’Italia repubblicana.
Dietro le quinte, ma presenti negli uffici di via Fatebenefratelli c’erano i
capi dei servizi segreti Russomando e D’Amato.
Il Sessantanove fu l’anno dell’autunno caldo e della contestazione studentesca,
movimenti radicali e radicati si battevano contro il sistema economico e
sociale.
La strage, che immediatamente, gli anarchici definirono “strage di Stato”
rappresentò il tentativo di criminalizzare le lotte, e scatenare la repressione.
In breve i movimenti sociali reagirono alle fandonie della polizia, smontando
dal basso la montatura poliziesca che era stata costruita sugli anarchici.
Cosa resta nella memoria dei movimenti di quella strage, che per molti compagni
e compagne dell’epoca rappresentò una rottura definitiva di ogni illusione
democratica?
Ne abbiamo parlato con Cosimo Scarinzi, all’epoca giovane compagno e testimone
di quella stagione cruciale
Appuntamenti:
Sabato 20 dicembre
ore 20
corso Palermo 46
Cena Antinatalizia
Menù vegan
Benefit lotte
Quanto costa? Tantissimo per chi ne ha, meno per chi ha meno, poco per chi ha
poco. Sosteniamo le lotte qui e in ogni dove, diamo solidarietà a chi è colpito
dalla repressione, mettiamo un mattone nella direzione di una società libera,
autogestita, solidale.
Porta la tua statuetta per il pres-empio autogestito!
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Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio
ore 21
corso Palermo 46
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha
aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di
dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del
nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e
risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico
rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel
1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero
ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone
similitudini e differenze con i processi di decolonizzazionedi quell’epoca,
segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del
pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue,
proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna.
Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo
ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi
e degli sfruttati, ci colloca tra chi lotta per abolire Stati, frontiere,
eserciti.
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
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Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
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Tag - Stati Uniti
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Il reuccio dem di New York
L’elezione di Mamdani a sindaco di New York City ha ridato un certo entusiasmo a
una sinistra riformista che vive in uno stato di prostrazione e confusione dal
momento della vittoria di Trump alle presidenziali.
Le proposte di espansione della spesa sociale sono state il cavallo vincente di
Mamdani così come la sua capacità di parlare a un elettorato demograficamente
assai composito.
Ma potranno questi figliocci della borghesia intellettuale, perché questo è
Mamdani e questo è il suo entourage, rappresentare una via d’uscita dalla
traiettoria autoritaria che il neoliberismo sta compiendo da anni? Le proposte
politiche socialdemocratiche – ma sarebbe più corretto chiamarle demo-socialiste
in quanto neanche a livello teorico viene posto l’obiettivo di superamento della
società mercantile, come invece faceva la socialdemocrazia storica – nel corso
del novecento hanno svolto il ruolo di puntello sinistro del capitale,
garantendo, con un’apertura a fisarmonica data dai rapporti di forza tra classi,
la ridistribuzione di una quota parte dei profitti. Ma questo era possibile con
un’economia basata su di una produzione industriale, spesso ad alto valore
aggiunto, e con l’apporto del valore estratto dalla periferia del sistema mondo
mediante la spoliazione coloniale. Con la fine delle grandi concentrazioni
industriali in Occidente, il ridisegnarsi post-coloniale dei rapporti con i
territori della periferia, e con nuove dinamiche nei rapporti tra le classi
grandemente favorevoli alla classe dominante il meccanismo di ridistribuzione è
entrato in una crisi da cui non si è mai ripreso.
Ne abbiamo parlato con Lollo
Stati Uniti. Trump e il ritorno della frontiera
Trump alle nostre latitudini appare come elemento di rottura rispetto
all’immagine edulcorata che gli States riescono ancora a vendere.
Se si guarda più da vicino è facile cogliere che Trump non fa che riproporre il
mito wasp della frontiera, con tutto il suo portato di violenza simbolica e
morale.
Ne abbiamo parlato con Fabrizio Eva, geografo politico
La Città dell’aerospazio non decolla
Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in Piemonte da
tempo dimostrava delle crepe. In occasione della decima edizione degli Aerospace
and defence meetings, nella cornice dell’Oval Lingotto di Torino è stato
presentato un aggiornamento del progetto presentato all’ottava edizione del
mercato delle armi nel 2021 e sostenuto da Leonardo, il Politecnico, la Regione
Piemonte, l’Unione industriali di Torino e la Camera di commercio.
La parola chiave è “aggiornamento”, che dimostra che il protagonismo di Leonardo
è più nelle parole che nei fatti. In realtà è quasi tutto fermo. Annunciare in
pompa magna l’apertura di quattro nuovi laboratori con 30 addetti nella vecchia
palazzina di corso Francia dopo sei anni è il segno inequivocabile che le crepe
nella Cittadella delle armi sono ormai ben visibili.
Vediamo di capire meglio cosa sta succedendo.
Torino Un lungo novembre di informazione e lotta antimilitarista
Venaus. Vent’anni dopo
Nonostante la primavera, al tempo della Repubblica della Maddalena il paese di
Chiomonte era grigio, buio, silente. Al di là del fiume che si stringe nella
gorgia, nello spazio libero fatto di vigne, barricate, cibo condiviso, assemblee
c’era il rumore delle vite della comunità resistente, comunità d’elezione e non
di terra, di sangue, di identità escludenti e del loro tremendo portato di
violenza.
Lì imparammo a camminare nella notte. Insieme e da soli, incespicando e
rialzandoci. Tanta gente in quegli anni, sin dall’insurrezione di Venaus, aveva
scoperto che riscrivere una storia già scritta era possibile, che i tempi che ci
era dato vivere non erano un destino ineluttabile.
Poi arrivarono l’occupazione, la repressione, i processi: la nostra comunità
perse la sua forza creativa, la resistenza venne ridotta a logoro rituale e
prevalse la delega istituzionale.
Ma. Quelle notti di veglia, essere stati parte di quella comunità d’elezione
continua a ricordarci di una possibilità che dobbiamo saperci dare.
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Podcast del dibattito 4/12/25 presso Radio Blackout
Con due compagni del movimento studentesco di Medellin
00-05 saluti e introduzione
05-52 cosa sta succedendo in Venezuela
52-1:40 movimenti sociali e Stato in Colombia
1:40-end domande dal pubblico
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Riarmo, Guerre globali, guerra ai poveri: il ruolo dell’Italia
Il processo di riarmo ci obbliga a fare i conti con un’accelerazione bellica su
scala globale che segna per l’Europa il tramonto della “Pax americana” impostasi
dopo la prima guerra mondiale, che segnò la sconfitta non solo dei paesi
dell’Asse ma anche delle potenze coloniali europee. Un equilibrio, che aveva
retto anche dopo la fine della guerra fredda tra Stati Uniti e URSS, oggi si è
spezzato.
Gli Stati Uniti, indeboliti dalle dinamiche capitaliste, puntano tutto sul caos
globale, sulla destabilizzazione di nemici e alleati recalcitranti, spingendo
l’acceleratore verso il moltiplicarsi dei fronti di guerra.
Siamo di fronte al delinearsi di uno scontro interimperialista di grande portata
dal quale potrebbero scaturire nuovi, inquietanti scenari.
Il dato più grave è la miopia dei movimenti di opposizione sociale, che in tanta
parte si gettano nel baratro di un nuovo campismo, affiancando regimi
autoritari, misogini ed omofobi, cui li unisce solo la contrapposizione con gli
Stati Uniti.
In questa partita proviamo a capire quale sia il ruolo dell’Italia ai tempi del
fascismo che sta ritornando.
Ne abbiamo parlato con Dario Antonelli
I primi sei mesi di Donald Trump
È tempo di bilanci. Nei primi sei mesi di governo il ciclone Trump è proceduto
attaccando a testa bassa i propri nemici, con un accanimento particolare con
quelli interni.
Le deportazioni di massa, la censura imposta alla pubblica amministrazione ed
alle università, lo smantellamento della sanità rappresentano alcuni dei
tasselli di un complesso mosaico.
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
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Con Christian Raimo entriamo nella visione culturale che sta orientando le nuove
scelte sulla scuola. Poi il nuovo business della formazione, tra crediti,
certificazioni e università telematiche
L'articolo Newsroom – Cosa succede alla scuola. Il mercato dei 60 Cfu e
l’ascesa delle telematiche proviene da IrpiMedia.
A New York, Zohran Mamdani vince le elezioni e apre un nuovo fronte nei Dem. Poi
andiamo nel Sud degli Stati Uniti, dove un’inchiesta racconta chi vive ai
margini tra fentanyl, sgomberi e leggi punitive
L'articolo Newsroom – L’effetto Mamdani oltre New York. L’emergenza
homelessness in America proviene da IrpiMedia.
Dai campi di tende dei piccoli centri del Sud fino alle mense di Atlanta,
metropoli in crescita dove il costo delle case è salito del 40% in cinque anni.
Un percorso per raccontare e capire la crisi degli homeless negli Stati Uniti
L'articolo Viaggio negli Usa, dove restare senza casa è diventato normale
proviene da IrpiMedia.
Si è svolta sabato scorso negli Stati Uniti la seconda edizione del “No Kings
Day”.Quasi 7 milioni di persone in 2.700 città, la più grande giornata di
protesta coordinata della storia degli Stati Uniti.I numeri sono impressionanti:
350.000 nelle strade di New York, 200.000 a Washington DC, 100.000 a Chicago e
Boston, e decine di […]
Nessuno dei due contendenti dichiara di volerla, ma la guerra commerciale tra
Stati Uniti e Cina diventa sempre più aspra.Trump ha minacciato la Cina di
portare i dazi sulle merci prodotte in Cina al 100% – attualmente sono al già
considerevole 30%. La mossa del presidente statunitense è la risposta alle
restrizioni all’export di terre […]
Dopo un ordine esecutivo del presidente USA, a Portland e a Chicago è arrivata
la Guardia Nazionale: centinaia di soldati texani inviati dal governo con il
pretesto di “ristabilire l’ordine” e proteggere le strutture federali di fronte
a quello Trump definisce un clima di semi-insurrezione. Sebbene nei quartieri
popolari e afroamericani degli States la tensione […]