La guerra imperialista all’Iran solleva una serie di livelli e di percezioni
popolari che impongono uno sguardo che tenga conto della complessità dei
territori coinvolti.
Di queste prospettive, delle contraddizioni e della capacità di tenuta della
Repubblica Islamica abbiamo parlato con Montassir Saki, autore di un libro in
via di traduzione anche in italiano in merito agli itinerari dei giovani europei
partiti in Siria nel 2011 e con Tara Riva, analista italo-iraniana specializzata
in Medio Oriente e Iran.
Montassir Saki Tara Riva
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Terza puntata di queste pillole di passione filmica dedicata a Un semplice
incidente di Jafar Panahi, un film composito e raccontato attraverso molti
registri, tra cui anche quello comico, per narrare la tragedia del rancore e
della vendetta per la repressione e la tortura subita da parte di un regime
fascista e teocratico, scollato dalla gente comune incarnata da questi sei
personaggi pirandelliani nella loro tragicità, che rappresentano bene la società
iraniana. La vendetta non è violenta, ma forse l’ossessione non viene eliminata
dai cervelli e dai sensi ancora in cattività.
Il regista è solito utilizzare l’impianto neorealista, ereditato dal maestro
Kiarostami, arricchendolo con spunti divertenti – ma funzionali all’analisi
della società in cui si immerge personalmente. Anche in questo caso il film è
realizzato con espedienti, aggirando la censura e sulla base della propria
diretta esperienza di detenuto nelle galere degli ayatollah.