La conferenza stampa annuale che, ieri, Wang Yi ha tenuto a margine delle “due
sessioni” – dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica
consultiva del popolo cinese -, ha rappresentato un’occasione importante per
comprendere le mosse della Cina nel quadro della rivalità con gli Stati Uniti e
dell’avanzare della crisi scatenata da israele e USA nell’Asia occidentale.
Se Israele spinge verso una ridefinizione dell’ordine regionale in termini di
confini e sovranità, con la ri emersione della retorica del “Grande Israele” –
che si estende tra Cisgiordania, Gaza, Golan e aree di Libano, Siria, Giordania,
Egitto, Iraq – di cui l’Iran a livello geografico non fa parte, ma ne è il
principale ostacolo strategico; per Washington la posta è il confronto con la
Cina: l’Iran è nodo energetico, logistico, finanziario e geopolitico, partner di
Pechino, nonchè Paese chiave della Nuova Via della Seta.
Con Sabrina Moles, di China Files, vediamo quali sono le conseguenze per la Cina
della destabilizzazione del Medio Oriente e dell’attacco contro l’Iran, e
commentiamo l‘inizio a Pechino delle riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale
del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo.
Tag - Iran
L’escalation a cui Israele e Stati Uniti sottopongono il Medio-Oriente dopo
l’aggressione contro l’Iran continua a produrre effetti su scala regionale, e
uno dei fronti più esposti è il Libano. Nel sud del paese e nelle periferie
meridionali di Beirut migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le
proprie case a causa delle minacce dei bombardamenti a tappeto israeliani e
delle operazioni militari terresti legate allo scontro tra Israele e Hezbollah.
Interi villaggi sono stati obbligati dai sionisti a sfollare e molte famiglie si
sono spostate verso nord o verso la capitale, mentre infrastrutture civili e
servizi essenziali vengono colpiti o interrotti.
In questo quadro il Libano si trova ancora una volta a pagare il prezzo di un
conflitto più ampio, che vede contrapporsi Israele e il sistema di alleanze
costruito dall’Iran nella regione. Teheran continua infatti a rappresentare un
attore militare significativo grazie al proprio arsenale di missili balistici,
droni e capacità di guerra asimmetrica, oltre al sostegno a diversi gruppi
armati regionali – nonostante Donald Trump dichiari da giorni che la guerra stia
andando verso una rapida vittoria americana. Questa combinazione di capacità
militari dirette e solidarietà di gruppi armati sciiti alla resistenza iraniana
rende lo scenario estremamente instabile e nonostante le dichiarazioni, né gli
Stati Uniti né Israele sembrano avere una exit strategy dal conflitto. Ma mentre
per gli USA l’assenza di prospettive concrete rischia di trascinare Trump nel
baratro di un conflitto infinito, il governo di estrema destra israeliano ha
legato la propria sopravvivenza politica a doppio filo allo scenario di “guerra
infinita” che ha saputo costruire negli ultimi anni nella regione.
Da Damasco, un contributo di Marco Magnano, giornalista freelance a lungo
corrispondente da Beirut, sulla situazione in Libano ed in Siria:
Un contributo di Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri, sull’attuale
situazione militare in Medio Oriente, sulle possibilità di un’azione militare
curda sostenuta dagli Stati Uniti in chiave anti-iraniana e sui progetti
politici dell’establishment americano ed israeliano:
L’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran sta innescando un’escalation
bellica che sta incendiando i paesi tra il Mediterraneo e il golfo persico.
Il rischio per chi si oppone al regime teocratico iraniano in una prospettiva
internazionalista e di classe è che il regime, indebolito dopo l’insurrezione
repressa nel sangue a gennaio, si rinforzi di fronte agli attacchi.
A Stati Uniti ed Israele non importa nulla delle aspirazioni di libertà di chi è
insorto tra dicembre e gennaio in Iran, una lotta costata ventimila morti e
diecimila prigionieri politici. La posta in gioco è il controllo delle risorse,
l’isolamento della Russia, la fine del commercio di idrocarburi con la Cina.
Ne abbiamo parlato con Behrooz di Together for Iran
Ascolta la diretta:
Mentre i bombardamenti sull’Iran continuano ininterrottamente per il 5° giorno
di fila, da lunedì 2 marzo le bombe hanno colpito anche il sud del Libano. Ieri
il tentativo dell’IDF di fare ingresso oltre il confine è stato respinto, ma nel
paese si aspetta un’invasione massiccia.
Continuano forti bombardamenti e, secondo il ministero della Salute libanese, da
lunedì gli attacchi israeliani hanno causato almeno 50 morti e 335 feriti, prima
degli attacchi notturni che hanno provocato almeno altri 11 morti. Nella
giornata di oggi, 4 Marzo, il portavoce militare Avichay Adraee, con un post su
X, ha ordinato l’esodo dalle abitazioni alla popolazione libanese: “Abitanti del
Libano meridionale, dovete trasferirvi immediatamente nelle zone a nord del
fiume Litani”.
L’attacco arriva a seguito della risposta militare di Hezbollah all’assassinio
della guida suprema dell’Iran ayatollah Khamenei -ora succeduto dal figlio
Mojtaba per elezione dell’Assemblea degli Esperti- ma di fatto riguarda
l’interesse strategico dello stato ebraico verso il paese vicino. L’aggressione
israeliana del paese vicino è continua dal 2024, e sono 11.000 le aggressioni
sioniste denunciate, che hanno violato il siglato cessate il fuoco del 27
Novembre del 2024.
Ne parliamo con Mauro Pompili, giornalista freelance ora a Beirut, capitale del
Libano:
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA
Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche
in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne
aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio;
l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni
all’esercito ucraino.
A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra
la popolazione detenuta.
AI DI GUERRA
Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi
di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari.
Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI
(ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a
scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi
geopolitiche.
L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori
(formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI.
L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di
Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal
piano tattico al quello organizzativo.
IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI
Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e
Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti
sulla Luna.
I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere
contemporaneo:
alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano
su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla
precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come
una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà
operative) di estrometterla dai contratti governativi.
DISINSTALLA ANTHROPIC…
La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro
Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua
AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione
di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco
sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude.
Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti
classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude
sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono
l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando
Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI).
Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei
colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra
contemporanee.
META GLASSES E CIONDOLI MAGICI
In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze
artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano
colonizzare e riplasmare gli umani:
L’attacco congiunto israelo americano contro la repubblica islamica iraniana è
un ulteriore passo verso la configurazione di un nuovo assetto del Levante che
ha come perno la potenza militare espansionista di Israele che punta a
disarticolare il rivale persiano ,progetto sostenuto dagli Stati Uniti che ormai
appare quasi come un proxy dell’entità sionista.
La congiunzione di interessi tra un presidente americano in difficoltà sul piano
economico e in deficit di consensi e un criminale messianico che vede nella
guerra permanente la sua assicurazione per l’impunità ,hanno indotto entrambi a
stornare l’attenzione da guai interni scatenando un attacco che suppongono
decisivo per dare la spallata definitiva al regime iraniano .
Non s’intravede una strategia oltre all’aspettativa di una rivolta popolare
sotto le bombe contro il regime degli ayattolah ,ma l’Iran è strutturalmente
diverso dalla Libia o dall’Irak non essendo una dittatura dinastica, ma uno
stato ideologicamente radicato con istituzioni stratificate e regolate da
meccanismi complessi , un apparato di sicurezza profondamente incorporato nella
struttura statale e una estensione territoriale rilevante.
L’allargamento del conflitto con le conseguenze che ne possono derivare è
inevitabile ,l’instabilità in una regione così cruciale per i commerci globali
porterà a delle conseguenze nefaste per l’economia in seguito al collasso delle
catene di approvvigionamento delle merci strategiche dovute al blocco dello
stretto di Hormuz .
La popolazione iraniana puo’ liberasi da sola da un regime reazionario senza
interventi esterni ,sia i conservatori vicini ad Ali Khamenei, sia la fazione
riformista legata alla presidenza, costituiscono fondamentalmente oligarchie
finanziarie e mafiose che, di fronte a qualsiasi forma di resistenza organizzata
all’interno dell’Iran, hanno fatto ricorso alla repressione e al saccheggio
sistematico della popolazione.
Ne abbiamo parlato con Tara Riva un’analista italo-iraniana specializzata in
relazioni internazionali e con Lorenzo Forlani giornalista free lance esperto di
Medio oriente
Intervento di Tara Riva
Intervento di Lorenzo Forlani
Negli ultimi giorni una nuova tornata di colloqui tra Stati Uniti e Iran si è
tenuta a Ginevra, con l’obiettivo di evitare un’escalation militare legata al
programma nucleare di Teheran. I negoziati, mediati da Oman, si sono conclusi
senza un accordo, ma con accordi per continuare tecnicamente i lavori
a Vienna la prossima settimana. Washington ha chiesto garanzie più stringenti
sull’arresto dell’arricchimento dell’uranio e ispezioni più robuste, mentre
l’Iran insiste nel mantenere il proprio programma nucleare pacifico e nel
rifiutare limiti al suo sviluppo militare.
Sul terreno, la diplomazia convive con una massiccia presenza militare
statunitense nella regione, con gruppi di portaerei e caccia schierati nel Medio
Oriente e una retorica che non esclude un’azione militare nel caso in cui gli
accordi diplomatici falliscano.
Israele gioca un ruolo importante nel quadro: da un lato è fermamente contrario
a qualunque accordo che non includa restrizioni alle capacità missilistiche
dell’Iran o al suo sostegno ai gruppi armati nella regione, e spinge USA verso
una linea più dura. Il governo di estrema destra israeliano cerca di forzare
un’attacco all’Iran per garantire non solo la propria sopravvivenza interna, ma
anche per tentare di chiudere la partita con l'”arcinemico” iraniano. Nessun
accordo definitivo è all’orizzonte, e la tensione resta alta con il rischio di
un’escalation che potrebbe coinvolgere anche Israele.
Un approfondimento registrato giovedì 26 febbraio con Eliana Riva,
caporedattrice di Pagine Esteri
Un secondo aggiornamento con Eliana Riva, successiva al secondo tempo dei
negoziati tenutesi giovedì.
Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo
ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a
Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma
nucleare. Pochi giorni dopo l’Iran dava segnali di apertura nei confronti
dell’AEIA affinché possa ispezionare i loro siti nucleari per dimostrare che
l’Iran non dispone di armi nucleari.
Oggi l’attacco da parte degli USA all’Iran e il possibile coinvolgimento di
Israele appare sempre più vicino, secondo testate giornalistiche americane
l’obiettivo di Trump è quello di aprire un conflitto su larga scala, attraverso
una campagna massiccia e di lunga durata, come lascerebbero intendere i
movimenti sul territorio e nelle basi militari.
In questo scenario si apre il meeting autoconvocato da Trump soprannominato
“Board of Peace”, lasciando aperta una porta sempre più ampia a possibili nuovi
interventi pesanti da parte di Israele su territorio palestinese, mentre i
grandi capitali si spartiscono i profitti della “ricostruzione” di Gaza.
Ne parliamo con Michele Giorgio Corrispondente dal MO de Il Manifesto, direttore
di Pagine Esteri.
Un mese fa decine di migliaia di persone sono state massacrate dagli sgherri
della Repubblica Islamica, e altre migliaia sono stati incarcerati e rischiano
l’impiccagione, sull’Iran è calato il silenzio.
Ma qualcosa continua a muoversi. A Rasht un gruppo di pensionati sono scesi in
piazza contro i massacri; gli studenti manifestano per la libertà dei loro
compagni prigionieri.
Intanto il regime ha cominciato a regolare i conti con i dissidenti interni, in
particolare nella cerchia del presidente della Repubblica, Masoud Pezeshkian.
Trump, il cui interesse per gli insorti iraniani è pari a zero, minaccia la
guerra ma tratta con il regime per portare a casa qualcosa, approfittando della
situazione. Il regime si è detto disponibile a fermare il programma nucleare in
cambio della revoca delle sanzioni.
Sabato scorso a Milano c’è stato un presidio contro il regime e contro la
guerra.
Ne abbiamo parlato con Behrooz di Together for Iran
Ascolta la diretta:
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su
Anarres, il pianeta delle utopie concrete
Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout.
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Venezuela. La partita a scacchi tra Stati Uniti e Cina
L’enorme pressione militare sul Venezuela ha dato i suoi frutti. Senza ricorrere
all’invasione di terra, è bastato al governo USA esercitare un’accorta
operazione di corruttela su gangli del regime individuati come malleabili e
abbordabili per effettuare una specie di colpo di Stato. Sequestrati Maduro e
consorte senza che le truppe d’assalto statunitensi versassero una solo goccia
di sangue, Trump ha dato il via libera ad un governo costituito dalla stessa
élite dell’epoca maduriana. L’ex presidente che diventa presidente, il fratello
che apre le porte delle carceri agli oppositori che lui stesso e i suoi accoliti
avevano messo dentro, il ministro delle risorse energetiche che stringe i patti
con chi vuole mettere le mani sull’oro nero, qualcuno che fa finta di inneggiare
al presidente deposto.
Alle nostre latitudini i campisti scendono in piazza a fianco del regime
venezuelano, incapaci di un’analisi che sappia mettere al centro le partite
reali che si stanno giocando sulla pelle della povera gente che vive in
Venezuela, stretta tra un regime corrotto, clientelare, militarista e repressivo
e il rischio di una sterzata a destra in senso ferocemente liberista.
Abbiamo provato a capirne di più con Stefano Capello
CPR: prigioni e manicomi
I CPR, le prigioni per migranti, stanno assumendo sempre più la funzione di
manicomi criminali che a prigioni.
Nelle prime settimane del 2026 diversi video usciti dai CPR mostrano la realtà
che si vive all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio: persone in
evidente stato di agitazione, trincee costruite con coperte intorno ai letti,
urla disperate nei corridoi.
Alle denunce degli abusi e violenze fatte da assemblee di lotta ed associazioni
di medici l’unica risposta è il divieto di usare cellulari con la telecamera,
affinché sulle violenze cali il silenzio.
Ne abbiamo parlato con Raffaele Viezzi
Iran. Il silenzio dei “movimenti”
La repressione governativa si è scatenata con inaudita ferocia.
Chiusa internet, dalla scorsa settimana arriva solo qualche rara telefonata.
I morti sono probabilmente oltre i 12.000, in carcere tra torture e probabili
esecuzioni ci sono quasi 11.000 persone. Un’immane carneficina.
I media main stream danno spazio solo ai filomonarchici e a Trump, ignorando una
rivolta spontanea che solo alcuni canali internet raccontano.
“Né dispotismo religioso, né monarchia; donna, vita, libertà”. Questo messaggio
continua ad echeggiare nelle strade del paese.
La lotta contro il regime teocratico attraversa tutto il paese.
La partita è complessa, perché sul cambio di regime scommettono anche gli Stati
Uniti e Israele, che sostengono la candidatura dell’ultimo esponente della
dinastia Palhavi.
Chi scende in piazza si autorganizza e rifiuta le ingerenze esterne che
potrebbero rinforzare il regime in chiave identitaria. Ma alle nostre latitudini
solo in pochi sostengono chi si batte contro mullah e shah: prevale un’orrida
logica campista. La stessa che porta a sostenere le dittature islamiste, solo
perché avversate dal dispotismo del governo statunitense.
Ne abbiamo parlato con Lollo
Appuntamenti:
Sabato 21 febbraio
Con i disertori russi ed ucraini
per un mondo senza eserciti e frontiere
giornata di informazione e lotta antimilitarista
ore 10,30 al Balon
Venerdì 6 febbraio
Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza
ore 21 in corso Palermo 46
Interverrà l’avvocato Eugenio Losco
Venerdì 13 febbraio
Storie di punk e anarchia
I Crass: una sfilza di schiaffi in faccia e di pedate sul culo
Ne parliamo con Marco Pandin di Stella Nera
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!
Informati su lotte e appuntamenti!
Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
per info scrivete a fai_torino@autistici.org
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