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Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano
Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa. La firma ufficiale è prevista in Svizzera il 19 giugno. Questo accordo va letto principalmente come una cornice negoziale generale: le questioni più controverse, a partire dal programma nucleare iraniano, dalle sanzioni e dagli equilibri regionali, non sono ancora state definite e dovranno essere oggetto di negoziati successivi. Una delle questioni più delicate riguarda le ricadute sul Libano. Israele, infatti, non ha mai sostenuto questa tregua, mentre l’Iran ha sempre ribadito che la fine dei bombardamenti israeliani sul Libano rappresenta una parte integrante dell’accordo. Lo si è visto chiaramente con il pesante bombardamento del quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut, avvenuto poche ore prima della conclusione del negoziato tra Stati Uniti e Iran. Il 9 giugno l’offensiva israeliana in Libano ha raggiunto i cento giorni, decine di villaggi del sud del Paese sono stati distrutti o gravemente danneggiati. Le forze israeliane hanno occupato circa 2.000 chilometri quadrati di territorio libanese, nella più ampia avanzata dai tempi dell’occupazione del Libano iniziata nel 1982. L’obiettivo di Israele è chiaro: proseguire i bombardamenti fino a rendere permanentemente inabitabili ampie aree del Libano meridionale, mantenendo così un’occupazione militare stabile in quelle zone. È la cosiddetta “zona cuscinetto”, che inizialmente avrebbe dovuto estendersi fino al fiume Litani ma che, di fatto, continua a spostarsi sempre più a nord. Una dinamica analoga a quella osservata nella Striscia di Gaza, dove il governo Netanyahu ha annunciato l’intenzione di mantenere il controllo di porzioni sempre più vaste del territorio, fino al 70 per cento della Striscia. Pur con modalità militari differenti, processi simili di colonizzazione sono evidenti anche in Cisgiordania, dove proseguono i piani di espansione degli insediamenti e di consolidamento del controllo israeliano sul territorio. Tra i casi più significativi c’è quello della comunità di Khan al-Ahmar, che da prima del 2018 resiste al piano E1, il progetto di espansione israeliana che punta ad aumentare il controllo delle aree attorno a Gerusalemme e che contribuirebbe a dividere ulteriormente la Cisgiordania tra nord e sud. Ne abbiamo parlato con Michele Giorgio, corrispondente per Il Manifesto e direttore di Pagine Esteri.
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CONTRO IL 41bis – OPEN.AI: ROSALIND BIODEFENS E LA MINACCIA DELLA BIOLOGIA DI SINTESI – TARGETING PUBBLICITARIO LETALE@0
Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia NO AL 41BIS Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023 contro 41bis ed ergastolo ostativo. Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con quello di Roma di venerdì 12 giugno. LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di sintesi e droni. Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma Rosalind Biodefense. Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni: – la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi; – la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica. Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e HIV. Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore integrazione negli apparati di “sicurezza”: GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari statunitensi. Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie. In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
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Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@0
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
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Ancora in stallo i negoziati tra USA e Iran. L’economia iraniana sembra reggere alle pressioni della guerra
La situazione tra Iran e Stati Uniti resta in stallo, mentre la tensione nello Stretto di Hormuz rimane elevata. Gli Stati Uniti starebbero valutando la proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che prevede la riapertura dello stretto, cruciale per il traffico energetico globale. In cambio, Teheran chiede di rimandare la questione più delicata, cioè i negoziati sul proprio programma nucleare, che Washington vorrebbe smantellare completamente. Sul piano politico e militare, Trump non esclude del tutto una ripresa delle ostilità, confrontandosi tuttavia con un’opinione pubblica largamente contraria a una nuova escalation, i costi militari già estremamente elevati e una riapertura del conflitto che potrebbe far aumentare i prezzi dell’energia, con conseguenze interne dannose anche in vista delle elezioni di metà mandato. Dal punto di vista economico, le sanzioni e il blocco stanno effettivamente causando forti difficoltà all’Iran, con un’inflazione molto elevata quasi al 70%, con un rincaro dei prezzi soprattutto sui beni essenziali. Tuttavia, il sistema economico iraniano sembra reggere meglio del previsto, grazie anche a una struttura adattata alla resistenza in condizioni di crisi prolungata. Ne abbiamo parlato con Tara Riva, analista itao-iraniana esperta di relazioni internazionali.
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Newsroom – Cosa c’è davvero dietro la guerra tra Stati Uniti e Iran. Perché il gas americano “verde” che importiamo non è quello che sembra
Dal conflitto Usa-Iran e il riposizionamento delle grandi potenze, fino alle falle nella certificazione verde del Gnl americano L'articolo Newsroom – Cosa c’è davvero dietro la guerra tra Stati Uniti e Iran. Perché il gas americano “verde” che importiamo non è quello che sembra proviene da IrpiMedia.
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Una nuova partenza verso Gaza
Partirà a giorni la nuova missione per rompere l’assedio a Gaza. Il ruolo delle soggettività organizzate in questa fase, a partire da settembre-ottobre, è stato quello di riconoscere il momento […] The post Una nuova partenza verso Gaza first appeared on notav.info.
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Libano: i primi passi di una fragile tregua
Dopo oltre un mese di quotidiani attacchi israeliani contro Beirut e soprattutto contro il sud del paese, si apre una nuova tregua tra Israele e il Libano. La tregua, mediata dagli Stati Uniti, ha visto per la prima volta in oltre 30 anni contatti diplomatici diretti tra Israele ed il governo libanese, ma resta estremamente fragile e reversibile poiché, ancora una volta, non scioglie i nodi politici e militari alla base del conflitto. Da un lato Israele mantiene la propria strategia di occupazione militare nel sud del Libano e si riserva il diritto di intervenire militarmente contro qualsiasi situazione definita unilateralmente come “minaccia” alla propria sicurezza; dall’altro Hezbollah conserva una capacità di fuoco notevole ed ha ancora una volta dimostrato di saper mettere in difficoltà il governo sionista. A pesare è anche la posizione del governo libanese, sempre più orientato a contenere il ruolo di Hezbollah, senza però avere la forza di imporre militarmente il disarmo o la marginalizzazione politica di un partito che rappresenta un terzo degli abitanti del paese. Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista freelance attualmente a Damasco:
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Rap & Lego. La propaganda di guerra ai tempi dell’AI
Da qualche settimana, una serie di video generati dall’intelligenza artificiale che raffigurano i successi militari iraniani contro Stati Uniti e Israele in uno stile grafico a cartoni animati simile a quello dei Lego stanno diventando virali, ricondivisi da giovani sia statunitensi, sia europei, sia del Sud globale. Circa un mese fa, commentavamo il video condiviso dalla Casa Bianca per lanciare l’operazione Epic Fury in Iran. Mentre la guerra, dopo gli iniziali “pochi giorni”, si prolungava, Trump ha continuato a usare internet per veicolare una retorica bellica molto aggressiva. video diffusi dalla Casa Bianca Nei primi giorni di guerra, gli account ufficiali della Casa Bianca hanno diffuso video in cui spezzoni di scene di sport, film e videogames venivano montati con filmati reali di attacchi militari contro l’Iran. Trump e il Segretario della Guerra (precedentemente Segretario della Difesa) Pete Hegseth hanno ripetutamente sbandierato l’“annientamento” dell’esercito iraniano, assicurando al contempo che gli Stati Uniti si stanno rapidamente avvicinando ai loro obiettivi di vittoria. L’amministrazione Trump sta cambiando le regole del gioco della comunicazione della politica istituzionale, e altri Paesi e regimi la stanno seguendo sullo stesso terreno, con risultati a volte migliori, come nel caso dei video di animazione dei Lego che sono diventati virali nelle ultime settimane. Uno dei video mostra un Trump di Lego in preda al panico che ordina un attacco aereo dopo aver esaminato gli “Epstein files” insieme a Satana e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In un altro, Trump viene ripetutamente definito un “perdente” (“loser“) e accusato di essere una “marionetta” di Netanyahu, il tutto accompagnato da immagini di crolli del mercato azionario, attacchi missilistici e bare di Lego. Abbiamo ascoltato le canzoni di rap che accompagnano questi video e abbiamo provato a districarci all’interno della slopaganda di guerra insieme a Leonardo Bianchi, giornalista e scrittore che si occupa di complottismo e nuovi media. Citati nella puntata: Slopaganda di guerra 1 / 2 – Complotti! In the Room With Iran’s Social Media Savants – New York Wars don’t work – New York Stretto di Hormuz meraviglia geologica – National Geographic
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Stretto di Hormuz ,il pirata di Washington minaccia il blocco
Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad ,l’autocrate della Casa bianca minaccia il blocco dello stretto di Hormuz ,accrescendo la tensione e facendo salire il prezzo del petrolio .Allo stato attuale l’Iran ha effettivamente preso il controllo dello stretto e non l’ha necessariamente chiuso. L’accesso è regolamentato ed è necessaria una forma di pagamento, non in dollari, ma in yuan, visto che l’Iran preferisce essere pagato nella valuta cinese. Lo stretto è rimasto aperto anche prima dell’attacco congiunto Israele-USA e l’Iran consente il transito alle navi che non sono legate agli aggressori ,ma il costo delle coperture assicurative frena il transito delle navi e il flusso di petrolio diminuisce in modo inversamente proporzionale all’aumento del prezzo che invece aumenta. Il fallimento dei colloqui di Islamabad ,secondo fonti iraniani, è dovuto al massimalismo delle posizioni americane che hanno impedito il raggiungimento di un accordo che invece sembrava alla portata dei negoziatori. Ma le pressioni provenienti da Washington per alzare la posta hanno allontanato le possibilità di un accordo facendo fallire al momento i negoziati. La nuova leadership iraniana ,emersa dalla guerra è molto legata ai pasdaran ,l’ala militare del regime si rafforza e si registra anche un cambio generazionale ,emerge come uomo forte Ghalibaf ,presidente del parlamento iraniano e legato ai guardiani della rivoluzione ,personaggio su cui gravano accuse di corruzione e nepotismo. Con Farian Sabahi studiosa e giornalista di origini iraniane parliamo di questi temi e anche della vicenda del tentativo di recupero del pilota del caccia F15 abbattuto in territorio iraniano che sembra invece aver avuto un altro scopo legato al tentativo fallito di sottrarre l’uranio arricchito iraniano.
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Bastioni di Orione 09/04/2026
IL VOTO IN UNGHERIA E LA TREGUA NEL GOLFO La “democrazia illiberale” di Orban che governa l’Ungheria da 16 anni rischia di essere messa in discussione dall’esito delle elezioni di domenica 12 aprile. Nonostante l’inedito e fragoroso endorsement di Vance ,volato a Budapest per sostenere il campione dell’onda nera sovranista ,i sondaggi sono sfavorevoli al leader del partito Fidesz .L’architettiura di controllo sociale e la gabbia legislativa costruita negli anni da Orban sembrano non reggere più di fronte al malcontento delle classi borghesi ed urbane che soffrono l’isolamento del paese e la crisi economica. L’alternativa è il pallido conservatore Magyar che è stato nel partito di governo per una ventina d’anni per poi fuoriuscirne e presentarsi alle elezioni con un programma fortemente reazionario rispetto all’emigrazione quasi sovrapponibile con quello di Fidesz ,ma che si distingue sulla questione del sostegno all’Ucraina e l’acquiescenza ai diktat di Bruxelles. Gli Stati Uniti sostengono un governo Orban che costituisce un cuneo nell’Europa ,un punto di rottura in grado di disarticolare le politiche di Bruxelles a sostegno dell’Ucraina ma al contempo non rinunciano a mantenere aperto il fronte ucraino nell’ottica di logorare la Russia. L’esito elettorale ungherese potrebbe incrinare il fronte sovranista che si è schierato compatto con Orban,ma l’alternativa costituita da Magyar appare molto simile alla parabola di Tusk in Polonia. Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale con il quale ci confrontiamo anche sugli scenari aperti dalla tregua apparente nella guerra israelo americana contro l’Iran .
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