Continuiamo il viaggio nella musica e nella politica dei Public Enemy, tra il
vuoto dell’era reaganiana e la risposta politica di una nuova generazione.
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Continuiamo il nostro viaggio per le sporche e febbricitanti strade di nyc, dopo
aver parlato degli inizi dell’hiphop, della città nei ’70 e della rivoluzione
portata da Sylvia Robinson con la Sugar Hill Records, siamo giunti negli ’80, un
periodo denso di sperimentazioni tecniche e di artiste e artisti che hanno fatto
la storia della musica.
Mentre l’hip-hop diventava globale, i sistemi di oppressione continuavano a
inghiottire tantissimi giovani Neri. Da questo contesto emerse un gruppo che non
proveniva dalle strade del Bronx, né dai quartieri popolari di Brooklyn o
Harlem, ma dai sobborghi di Long Island, sono i Public Enemy. Il gruppo si
pensava come un continuum del movimento Black Arts e Black Power degli anni ’60.
Non solo hanno rivoluzionato l’hip-hop, ma sono diventati anche una potente
forza politica.