Stiamo ascoltando il fantastico album di Lauryn Hill, The Miseducation, seguendo
un po’ una logica hub-and-spokes, procediamo con la tracklist originale e di
volta in volta apriamo parentesi sulla musica, la vita e il contesto della Hill.
Un approccio un po’ nuovo per Rolling ma che sta funzionando molto. Back to the
music! che qui il lavoro non è ancora finito e ci mancano molte tracce,
rinfreschiamoci la memoria partendo dall’ultimo pezzo e poi proseguiamo!
Tag - nyc
Nell’ultima puntata di Rolling abbiamo iniziato un viaggio che ci impegnerà per
qualche puntata, sto parlando dell’ascolto integrale dell’album The Miseducation
of Mrs. Lauryn Hill! Un masterpiece della musica, punto di unione di hiphop,
RnB, Neo-Soul, Reggae, e sonorità caraibiche.
A differenze delle altre puntate di Rolling ho deciso di cambiare un po’ il
format, ricordo dunque le regole di ingaggio per queste puntate: ci muoviamo
seguendo una logica hub and spokes, ovvero, seguiamo esattamente la track list
di The Miseducation, che è la nostra main-line, la storia principale, e di volta
in volta inseriamo pezzi di collaborazioni, ispirazioni e artiste che hanno
avuto un ruolo nella nascita di quest’album e nella musica di Lauryn Hill. Ci
muoveremo in lungo e in largo per gli anni ’90 e ‘2000 in compagnia di tanta
fantastica musica.
L’abbiamo citata un sacco di volte, lo abbiamo tirato in ballo di continuo nelle
ultime settimane, diverse volte vi ho detto che avrei fatto qualcosa e che
magari per una volta variavamo pure il format di questo programma. Dunque, è una
pietra miliare della musica, un album che ha mescolato hip hop, RnB, reggae e
neo-soul, è stato campionato da decine e decine di artisti, è stato il motivo
per cui altrettante e altrettanti hanno iniziato a fare musica, ha lasciato il
segno su milioni di appassionati e portato l’hiphop ad una nuova dimensione.
La sua autrice? Lauryn Hill! E l’album? The Miseducation of Mrs. Lauryn Hill!
Ve l’avevo promesso e non poteva mancare, non dopo che abbiamo ascoltato Angie
Stone e D’Angelo. In questa e nella prossima puntata facciamo qualcosa di
diverso dal solito, ci concentriamo sull’album, se riesco vi metto tutte le
tracce, e da qui ci colleghiamo all’universo artistico della Hill, a quello che
ha fatto prima e dopo questo lavoro. Agganceremo infine il tutto al contesto,
classic Rolling.
Basta parlare e andiamo tutti a lezione da Mrs. Lauryn Hill.
Continuiamo il nostro viaggio nella musica della Queen of neo-soul, Angie Stone,
l’unica e inimitabile, che purtroppo è mancata il 1 marzo 2025.
Da agosto stiamo camminando in lungo e in largo per le strade di nyc. La nascita
dell’hiphop e l’esplosione dei bloc party prima, e poi l’avvento dell’industria
musicale del rap, per poi arriavre alle contaminazioni che questa nuova cultura
ha portato a tutta la cultura. Siamo giunti quindi alla rinascita del soul con
nuove sperimentazioni e con una rinnovata potenza dirompente per suoni, testi e
voci.
Dunque, Angie Stone, artista polistrumentista, poliedrica e prolifica, che ha
sperimentato tanto nella sua vita. Ci eravamo lasciati dopo il suo primo exploit
da solista con l’album Black Diamond, non possiamo che riprendere il nostro
racconto dal suo lavoro successivo, epocale, Mahogany Soul.
Seguiamo il flow delle ultime settimane e nello sterminato mondo della
African-american music riscopriamo un diamante tra i più scintillanti: Angie
Stone.
Angie Stone è mancata quest’anno, il 1 marzo del 2025. Lo avevamo detto qui a
Rolling ma purtroppo non ero riuscito a fare in modo di parlarne senza rompere
di netto la serie di puntate che stavamo facendo. Oggi invece è giunto il
momento di dare i nostri omaggi ha una delle più grandi artiste della storia
musicale recente, come sempre lo faremo alla maniera di questo programma:
ascolteremo la sua musica, certo, ma cercando il più possibile di rapportarla
alla sua storia e alla società da cui è emersa e che a sua volta ha raccontato.
Nella scorsa puntata abbiamo ascoltato e parlato di D’Angelo, artista
polistrumentista, poliedrico e rivoluzionario, che insieme ad Angie Stone ha
rilanciato il soul. Un soul che porta con sé tanta Black music, che, dalla fine
degli anni ’60 fino agi anni ’90, aveva sperimentato e raccontato una comunità,
quella afro-americana, e un paese, gli States. I profondi cambiamenti sociali,
le lotte, le sconfitte, la voglia di ballare e di opporsi a un mondo grigio e
cupo. Sto parlando della disco, della house, della techno e ovviamente
dell’hiphop e del rap. Questi ultimi hanno lasciato un’impronta indelebile nel
neo-soul, le produzioni di D’Angelo ne portano un segno evidente, sia per la sua
esperienza personale, l’esordio con il rap, sia per le sue amicizie, Questlove e
J Dilla. In generale, lo stesso gruppo dei Soulquarians era legato a doppio filo
con questo mondo e con le strade di nyc.
Ci eravamo lasciati nel periodo tra il suo primo e il secondo album, tra Brown
Sugar e Voodoo. Nella terra sconfinata del blocco dello scrittore, D’Angelo
cercò di non fermarsi, tornando poi con capolavori che hanno lasciato il segno.
Negli ultimi mesi abbiamo ascoltato e parlato di l’hiphop, l’hummus sociale da
cui è nato, la città culla del genere e le macro trasformazioni sociali che sono
state cardine nello sviluppo sonoro e di significati del rap.
Ci spostiamo un po’ da questa macro storia, alla solita maniera un pò
a-sistematica che caratterizza questo programma, ci guardiamo un po’ attorno e
parliamo di un’altra grande rivoluzione musicale di fine anni ’80 – inizio ’90,
il Neo-soul. Più che una rivoluzione è stato un ritorno, potentissimo, che ha
mescolato tra gli altri anche i suoni dell’hiphop. Questo è uno dei motivi per
cui ho pensato fosse buono aprire questo filone, l’altro purtroppo è molto
triste, ovvero la morte di D’Angelo il 14 ottobre 2025.
Michael Eugene Archer aka D’Angelo, uno dei pionieri del Neo-soul.
Sperimentatore, innovatore e musicista polistrumentista. Un genio musicale, di
quelli che lasciano il segno nei cuori e nello spirito di musicisti e
ascoltatori.
Continuiamo il viaggio nella musica e nella politica dei Public Enemy, tra il
vuoto dell’era reaganiana e la risposta politica di una nuova generazione.
Continuiamo il nostro viaggio per le sporche e febbricitanti strade di nyc, dopo
aver parlato degli inizi dell’hiphop, della città nei ’70 e della rivoluzione
portata da Sylvia Robinson con la Sugar Hill Records, siamo giunti negli ’80, un
periodo denso di sperimentazioni tecniche e di artiste e artisti che hanno fatto
la storia della musica.
Mentre l’hip-hop diventava globale, i sistemi di oppressione continuavano a
inghiottire tantissimi giovani Neri. Da questo contesto emerse un gruppo che non
proveniva dalle strade del Bronx, né dai quartieri popolari di Brooklyn o
Harlem, ma dai sobborghi di Long Island, sono i Public Enemy. Il gruppo si
pensava come un continuum del movimento Black Arts e Black Power degli anni ’60.
Non solo hanno rivoluzionato l’hip-hop, ma sono diventati anche una potente
forza politica.
* Ever Seen This Man? le registrazioni dell’Assessore, dal Queens, in
compressione stereofonica iphone: Former Laundromat Broadcast: Robidoux &
Norman oscillano tra 3.6 e 7 + Quartetto Onnivoro: Rosenthal (chitarra
ferro-ossido), Belogenis (tenore 12cc), Sewelson (baritono a compressione),
Neuburg (percussioni in cartone tecnico).
* Servizio Tensione — anticipazioni: documenti declassificati, vertigini di
segnale, ferro che scricchiola.
* Nordkapp Bolig Recap: Meteo Station di Honningsvåg con il Maggiore Francesco
Carella, Aeronautica Militare, Sezione Cerignola—temperature misurate in
“gradi di resa”.
* Paulstretch: dilatazione a 4096, fino all’evaporazione.