Il narratore prende ciò che narra dall’esperienza […] e lo trasforma in
esperienza di quelli che ascoltano la sua
storia. Il romanziere si è tirato in disparte. Il luogo di nascita del romanzo è
l’individuo nel suo isolamento, che
non è più in grado di esprimersi in forma esemplare sulle questioni di maggior
peso e che lo riguardano più da
vicino, è egli stesso senza consiglio e non può darne ad altri.
(Walter Benjamin, Il Narratore)
Che la comunicazione non sia un semplice trasferimento di informazioni tra un
emittente e un destinatario attraverso un canale neutro è un’idea banale di
oltre un secolo. Oggi, però, il problema va molto oltre il modo in cui le
informazioni o la “conoscenza” vengono capitalisticamente prodotte e diffuse,
perché in gioco c’è la possibilità stessa di fare esperienza duratura del mondo
e di noi stessi.
A Macerie su Macerie proviamo a fare qualche riflessione a proposito.
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Attraverso le riflessioni di Simone Weil e Michel Foucault, questa settimana
Macerie su Macerie si interroga su come, nelle società europee attraversate da
belligeranza e trasformazioni tecnologiche, emergano nuove forme di impotenza
dell’agire derivanti da un’inedita saturazione discorsiva.
Il punto di partenza sono le parole di Weil sulla degradazione dell’energia
morale in linguaggio (di cui trovate un ottimo commento su IlRovescio.info),
utilizzate lungo la puntata per analizzare fenomeni contemporanei come
l’iper-espressione mediatica, la politicizzazione permanente dell’esperienza e
la difficoltà di tradurre il facile giudizio morale in etica di vita. In
chiusura, l’attenzione si sposta sul concetto foucaultiano di parrhesia, cioè il
coraggio di dire il vero pagandone il prezzo.