Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia
e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3
ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un
testone, un polemico. Ambro aveva anche i suoi demoni e i suoi irrisolti, ed una
generosità e capacità di offrire all3 altr3 che spesso sconfinava nel
sacrificio. Era anche un ragazzo arrabbiato con il mondo, per le sue ingiustizie
e le sue storture. Ambro aveva ben chiaro il concetto e il senso di
collettività, mettendolo in atto ogni giorno in ogni gesto e parola. Ha sempre
creduto nella politica dal basso, cioè quella tangibile fatta da chi vive in
questo sistema precario per sostenere le persone colpite dallo stesso,
criticando con lungimiranza e lucidità lo Stato e le varie politiche
susseguitesi negli anni, sia nel nostro paese che a livello globale.
Ambro il 15 Marzo si è tolto la vita lanciandosi da un ponte in un piccolo paese
dell’entroterra ligure, un luogo scelto probabilmente perché vicino alle sue
care falesie.
Era stato privato della libertà in quanto sottoposto a misure cautelari.
Noi tutt3, amic3, familiari e conoscenti, ci siamo ritrovat3 a dover far senso
di un dolore enorme, nessun3 riusciva a credere che quanto accaduto fosse reale.
In questo gesto però rivediamo una delle parti più autentiche di Ambro, una
parte scomoda, non facile da comprendere, ma non per questo da non raccontare.
Ambro credeva che ovunque nel mondo le persone tutte avessero un valore, e che
la libertà e la dignità andasse sempre difesa, e le violazioni denunciate a gran
voce. Anche per questo ha partecipato alle manifestazioni dell’anno scorso a
supporto del popolo palestinese volte a denunciarne gli abusi subiti. Non aveva
bandiere o affiliazioni, non sarebbe stato da lui.
Aveva ricevuto in Febbraio l’avviso di garanzia che lo informava del
procedimento pendente e dei capi di indagine relativi proprio a quelle
manifestazioni. Una lista gonfiata da un caso diventato politicamente sensibile.
Si dovevano trovare colpevoli, e l3 si doveva punire duramente. Si sentiva dalle
istituzioni la pretesa di muoversi subito e colpire duro.
Poco dopo venne disposto dal GIP l’obbligo di firma giornaliera e il divieto di
dimora a Torino. Il PM aveva chiesto la custodia cautelare. L’aveva chiesta per
tutt3 le 11 indagat3. La maggior parte, poco più che maggiorenn3 incensura3.
Studenti per lo più. A seguito di richiesta di riesame, non solo erano state
confermate le misure in essere, ma era anche stato condannato al pagamento delle
spese. Poco dopo tenne alcuni colloqui telefonici con l’avvocato che lo seguiva.
Si era detto talvolta preoccupato dalla mancanza di informazioni chiare
ricevute. Parlava di alcune sviste. Era seguito con il gratuito patrocinio.
In un primo momento era sconfortato, ma poi sembrava si stesse muovendo per
cercare un lavoro a Torino, sperando in occasione del prossimo riesame di farsi
rimuovere la misura dell’allontanamento. E invece la sua decisione del 15 Marzo
racconta un’altra storia.
Dopo la morte di Ambro ci siamo pres3 tempo di elaborare e abbiamo
collettivizzato il dolore e condiviso la perdita, raccontando del suo impegno
politico il 25 Aprile. Quel giorno, prima del corteo, abbiamo raccontato di lui
e affisso una targa in ricordo della sua lotta accanto a quelle dei partigiani.
Ambro infatti, per noi, rappresenta un partigiano dei giorni nostri e abbiamo
considerato importante raccontarlo tra le vie di Torino, durante una
manifestazione alla quale lui sicuramente avrebbe partecipato. Nelle ultime
settimane il caso è stato reso pubblico dall’avvocato che lo seguiva nel
procedimento. Grazie alla volontà dell’avvocato di portare alla luce una serie
di considerazioni in merito al problematico utilizzo spropositato delle misure
cautelari, il caso di Ambro è diventato un caso mediatico. Il giornale “la
Repubblica” ha quindi deciso di scrivere in merito e var3 esponenti politic3 e
attivist3 hanno ricondiviso gli articoli, riprendendo quello che di Ambro si
leggeva nell’articolo dell’avvocato. Da qui nasce l’urgenza per noi di
raccontare chi era Ambro, per quanto possibile rispettando il suo modo di
sentire.
Vogliamo anche condividere alcune riflessioni su come la vicenda sia stata
gestita, a livello mediatico e non, perché ci sembra opportuno porre
l’attenzione ad alcuni aspetti che ci hanno riguardato in prima persona.
La strumentalizzazione della vicenda di Ambro definito in maniera piatta
come Pro Pal dai giornali, speriamo possa essere un punto di partenza per
comprendere la difficoltà di parlare del suicidio di una persona, che non può
essere stigmatizzata o ridotta ad una definizione ideologica. La deriva è ben
rappresentata dai commenti, molto violenti, che si leggono sotto i post sui
social dove gli articoli vengono parzialmente riportati. La criminalizzazione
delle persone che sono scese in piazza dopo il DL sicurezza è un tema che
finalmente ha preso lo spazio che merita, anche se non siamo d’accordo con il
modo con cui la vicenda è stata trattata.
Si parla poco e male di salute mentale e di suicidio. Basterebbe dare solo uno
sguardo ai numeri degli ultimi anni per apprendere che il suicidio è una scelta
sempre più paurosamente ricorrente e le cause vanno ricercate proprio laddove il
nostro sistema latita e anzi, tende ad affossare i singoli. Proprio in merito
agli ultimi provvedimenti giudiziari, in vigore dopo il DL sicurezza, ci sono
già molte persone che stanno subendo le conseguenze massacranti di scelte
politiche volte ad annichilire le persone e ogni movimento di dissenso verso il
potere.
A tal proposito speriamo che questa nostra riflessione possa aiutare e far
risuonare le voci di chi oggi si trova in questa situazione e che ha bisogno di
aiuto. Speriamo che questo possa essere l’inizio di una riflessione più ampia
riguardo alla gestione delle misure cautelari e alle considerazioni relative
alla delicatezza con cui il sistema giudiziario dovrebbe agire in questi casi.
L’empatia e il tener conto delle fragilità di chi subisce certe misure e degli
affetti intorno a queste persone, deve essere un tema centrale nella
riconsiderazione dell’applicazione delle misure cautelari, ma anche della
gestione da parte dell3 operatric3 della giustizia di ogni aspetto che riguarda
le vicende giudiziarie.
Crediamo che quanto sottolineato dall’avvocato nel suo articolo sia di estrema
urgenza e che sia importante riflettere sulle pericolose conseguenze di misure
cautelari così violente nei casi che riguardano la lotta politica. Allo stesso
tempo, riteniamo urgente comunicare la difficoltà, da parte di chi vive in prima
persona questo tipo di situazioni, a relazionarsi con una società che, nel suo
insieme, non si fa carico del peso emotivo e politico della cura che dovrebbe
essere riservata a chi vive un lutto. Pur rispettando il dovere di cronaca,
riteniamo doveroso richiamare l’attenzione sulla necessità di riflettere sulle
modalità attraverso cui si parla di suicidio. Sentiamo un vuoto perché non se ne
parla abbastanza e se ne parla male. Parlare di chi non c’è più senza avere la
cura di contattare con il giusto livello di umanità gli affetti, senza tenere in
considerazione la delicatezza della situazione, è già di per sé molto violento.
Vorremmo che in futuro questa cosa potesse cambiare: la vicenda di Ambro è stata
raccontata fin dal primo giorno senza di lui, avendo pochissima cura delle
persone che tengono a lui. Proprio in virtù di questo abbiamo deciso di scrivere
questo articolo, ma chiediamo di essere rispettat3 nel nostro dolore e speriamo
che tutto questo possa davvero far riflettere su temi che non spetta a noi
sviluppare. Abbiamo bisogno che la società tutta si assuma la responsabilità e
la fatica di affrontare gli aspetti qui richiamati che hanno necessità di essere
approfonditi da chi effettivamente ha gli strumenti per farlo. Abbiamo bisogno
della collaborazione di tutt3.
Amore che resiste
Oltre tutte le manipolazioni e i discorsi distorti, alla fine rimani tu in ogni
parte di noi. E questo ci salva, riempie quel vuoto profondo nato dalla tua
assenza, che è però data solo dal tuo non essere più fisicamente qui, sempre in
giro, mai tra i baretti, con la tua Galath che sa di ferro e storie da
raccontare. Adesso non racconti più, passi la palla a noi. E noi ci siamo Ambro,
narriamo con te e per te. Sicuramente storcerai il naso e con il tuo sorrisetto
sguincio penserai: ‘’Mamma mia quest3 qui, proprio non hanno capito niente di
me’’. Forse è così, forse per descriverti non bastano tutt3 quest3 amic3 riunit3
per ricordarti, ma è proprio questo che racconta tanto di te, ed è proprio così
che abbiamo deciso di narrarti. Tu che non amavi parlare di te ma che chiedevi
sempre dell3 altr3, una persona irriverente, che non scende a compromessi se
questi comportano il girare le spalle ai propri valori, un cane sciolto, ma
anche un buffone, uno spavaldo, un romantico, il migliore compagno di viaggio
che tu possa mai incontrare per le strade della tua vita. Siamo qui per dirti
che siamo così felici di sapere che ti abbiamo incrociato.
Per sempre, L3 tu amic3.