di Vincenzo Scalia Il caso Siher mette a nudo l’insofferenza di Meloni verso la
separazione dei poteri. Tra propaganda mediatica, militarizzazione e repressione
del dissenso, le garanzie costituzionali diventano un …
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La manifestazione di sabato 24 ottobre a Bologna è stata segnata da ripetute
cariche della polizia, con manganelli, lacrimogeni e idranti, e dal grave
episodio del ragazzo picchiato e immobilizzato a terra, a cui sono stati negati
i soccorsi. Quando finalmente, dopo una lunga attesa, è arrivata l’ambulanza la
polizia ha azionato gli idranti anche contro il mezzo di soccorso. Una
manifestazione spontanea e molto partecipata contro carovita, guerra e
repressione. Ci sono stati numerosi fermi preventivi per impedire alle persone
di raggiungere il corteo, diverse denunce e tre persone sono state arrestate a
seguito della piazza; domenica si è svolto un presidio solidale sotto la
Questura per chiederne il rilascio e portare solidarietà alle persone fermate.
Bologna, negli ultimi anni, è diventata uno dei luoghi in cui il dibattito sulla
gestione dell’ordine pubblico e sul rapporto tra forze dell’ordine e diritto di
manifestare si è acceso con maggiore evidenza. Non per la violenza e brutalità
del singolo celerino o reparto, ma uno spaccato evidente delle decisioni
operative e, soprattutto, politiche che stanno dietro alla gestione delle
manifestazioni. Una dinamica che vediamo chiaramente nelle ultime settimane in
Italia, ma che a Bologna è evidente già dai cortei per la Palestina dello scorso
anno.
Proprio da episodi di violenza poliziesca è nata la campagna Lince – Occhi sugli
abusi. Abbiamo chiesto ad una compagna di Lince un racconto dalla piazza di
sabato.
di Paolo Persichetti* Dietro le accuse a Siher il teorema del complotto
islamogauchista che ossessiona la destra e trasforma il dissenso di piazza
in terrorismo La rabbia inconsulta con la quale …
Youssef Siher torna libero dopo oltre cento ore di detenzione. Il gip smonta le
accuse di terrorismo e violenza organizzata. Meloni, Salvini e Tajani attaccano
la magistrata, mentre i media …
di Vincenzo Scalia* Il movimento del 17 ottobre svela la rabbia dei giovani tra
precarietà, esclusione e città ostili. Ammettiamolo. Il movimento del 17 ottobre
ha spiazzato (e sta spiazzando) …
Sei minuti e 27 secondi schiacciato sull’asfalto, le richieste di aiuto, il
disprezzo degli agenti. La perizia riconosce che il contenimento ha contribuito
alla morte. Ora si tenta di spostare …
Youssef Siher fermato per istigazione al terrorismo. Ma il canale Telegram del
Movimento 17 ottobre nasce dopo gli scontri e il ricercatore viene arrestato
prima delle nuove proteste. Quali violenze …
Estratti dalla puntata del 26 ottobre 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
GIOVANI COME NUOVO NEMICO INTERNO: VERSO IL “TERRORISMO DI PIAZZA”?
La produzione normativa emergenziale successiva alle piazze del 17 e 18 ottobre
2026 si inserisce in un affastellarsi di Pacchetti Sicurezza e leggi costruite
attorno a eventi di cronaca o “feticci sociologici”. L’utilizzo di categorie
come “baby gang” (DL Caivano), o “maranza” (ultime disposizioni urgenti in
materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile) distrae
dello scopo che sottende al proliferare di nuovi attrezzi all’interno
dell’arsenale repressivo: colpire la conflittualità sociale e comprimere tutte
le pratiche che esulino dal lamento inerme.
Parallelamente osserviamo l’applicazione dell’aggravante di terrorismo a
comunicati online (Bari e Movimento 17 Ottobre) che incitavano al danneggiamento
e all’insubordinazione durante i cortei:
può rappresentare un terreno fertile per l’introduzione del reato di “terrorismo
di piazza”, desiderato da anni da sindacati di polizia e partiti di estrema
destra?
Nel frattempo centinaia di persone, non appartenenti ai movimenti conflittuali
convenzionali, sono state identificate in differita: è ipotizzabile l’utilizzo
di tecnologie di riconoscimento biometrico?
Ne parliamo con l’avvocata Silvia Tassotti di Bologna, membro di Stra.Li e della
task force per il diritto alla protesta di Amnesty International:
HERITAGE FOUNDATION: LINEE GUIDA PER LA RIVOLUZIONE REAZIONARIA
Persone da inserire in strutture chiave, accentramento dei poteri, produzione di
milizie fidelizzate e una rete di potere che si dipana dentro e fuori i confini
statunitensi.
Il think thank ultra-conservatore Heritage Foundation ha strutturato le linee
guida per una rivoluzione reazionaria che tiene insieme il negazionismo
climatico dei petrolieri, l’evangelismo messianico, l’apparato tecnomilitare
filo-sionista e le organizzazioni per la disarticolazione dell’Unione Europea.
Ne parliamo con Antonella Silipigni (di cui avevamo letto l’inchiesta sulla
genesi di Futuro Nazionale):
Per approfondire il suo lavoro su Heritage Foundation:
HERITAGE FOUNDATION — LA FABBRICA DEL POTERE
Project Esther: la rete cristiano-cattolica-sionista arrivata alla Casa Bianca
ICE: da agenzia amministrativa a forza di coercizione interna
GRECIA:LETTERA DI UN PRIGIONIERO DEL CASO MARFIN
In conclusione ospitiamo la lettura di alcuni estratti da un comunicato di
Thymio dal carcere, tornando a parlare del caso Marfin e della sua
strumentalizzazione elettorale in Grecia.
Lettera di Thymio [PDF]
Una giovane rischia di perdere la vista, manifestanti colpiti alla testa e
immobilizzati a terra, cortei accerchiati sotto i lacrimogeni. Il 24 ottobre
mostra il volto repressivo della gestione dell’ordine …
Dalle periferie al centro, la rabbia dei giovanissimi mette a nudo anni di
segregazione, disuguaglianze e politiche sicuritarie. Ramy, Rogoredo e una
generazione senza rappresentanza raccontano una frattura sociale alla …