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Sabato 24 ottobre, un racconto da Bologna
La manifestazione di sabato 24 ottobre a Bologna è stata segnata da ripetute cariche della polizia, con manganelli, lacrimogeni e idranti, e dal grave episodio del ragazzo picchiato e immobilizzato a terra, a cui sono stati negati i soccorsi. Quando finalmente, dopo una lunga attesa, è arrivata l’ambulanza la polizia ha azionato gli idranti anche contro il mezzo di soccorso. Una manifestazione spontanea e molto partecipata contro carovita, guerra e repressione. Ci sono stati numerosi fermi preventivi per impedire alle persone di raggiungere il corteo, diverse denunce e tre persone sono state arrestate a seguito della piazza; domenica si è svolto un presidio solidale sotto la Questura per chiederne il rilascio e portare solidarietà alle persone fermate. Bologna, negli ultimi anni, è diventata uno dei luoghi in cui il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sul rapporto tra forze dell’ordine e diritto di manifestare si è acceso con maggiore evidenza. Non per la violenza e brutalità del singolo celerino o reparto, ma uno spaccato evidente delle decisioni operative e, soprattutto, politiche che stanno dietro alla gestione delle manifestazioni. Una dinamica che vediamo chiaramente nelle ultime settimane in Italia, ma che a Bologna è evidente già dai cortei per la Palestina dello scorso anno. Proprio da episodi di violenza poliziesca è nata la campagna Lince – Occhi sugli abusi. Abbiamo chiesto ad una compagna di Lince un racconto dalla piazza di sabato.
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Giovani come nemico interno: verso il “terrorismo di piazza”? – Heritage Foundation e rivoluzione reazionaria – Caso Marfin@0
Estratti dalla puntata del 26 ottobre 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia GIOVANI COME NUOVO NEMICO INTERNO: VERSO IL “TERRORISMO DI PIAZZA”? La produzione normativa emergenziale successiva alle piazze del 17 e 18 ottobre 2026 si inserisce in un affastellarsi di Pacchetti Sicurezza e leggi costruite attorno a eventi di cronaca o “feticci sociologici”. L’utilizzo di categorie come “baby gang” (DL Caivano), o “maranza” (ultime disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile) distrae dello scopo che sottende al proliferare di nuovi attrezzi all’interno dell’arsenale repressivo: colpire la conflittualità sociale e comprimere tutte le pratiche che esulino dal lamento inerme. Parallelamente osserviamo l’applicazione dell’aggravante di terrorismo a comunicati online (Bari e Movimento 17 Ottobre) che incitavano al danneggiamento e all’insubordinazione durante i cortei: può rappresentare un terreno fertile per l’introduzione del reato di “terrorismo di piazza”, desiderato da anni da sindacati di polizia e partiti di estrema destra? Nel frattempo centinaia di persone, non appartenenti ai movimenti conflittuali convenzionali, sono state identificate in differita: è ipotizzabile l’utilizzo di tecnologie di riconoscimento biometrico? Ne parliamo con l’avvocata Silvia Tassotti di Bologna, membro di Stra.Li e della task force per il diritto alla protesta di Amnesty International: HERITAGE FOUNDATION: LINEE GUIDA PER LA RIVOLUZIONE REAZIONARIA Persone da inserire in strutture chiave, accentramento dei poteri, produzione di milizie fidelizzate e una rete di potere che si dipana dentro e fuori i confini statunitensi. Il think thank ultra-conservatore Heritage Foundation ha strutturato le linee guida per una rivoluzione reazionaria che tiene insieme il negazionismo climatico dei petrolieri, l’evangelismo messianico, l’apparato tecnomilitare filo-sionista e le organizzazioni per la disarticolazione dell’Unione Europea. Ne parliamo con Antonella Silipigni (di cui avevamo letto l’inchiesta sulla genesi di Futuro Nazionale): Per approfondire il suo lavoro su Heritage Foundation: HERITAGE FOUNDATION — LA FABBRICA DEL POTERE Project Esther: la rete cristiano-cattolica-sionista arrivata alla Casa Bianca ICE: da agenzia amministrativa a forza di coercizione interna GRECIA:LETTERA DI UN PRIGIONIERO DEL CASO MARFIN In conclusione ospitiamo la lettura di alcuni estratti da un comunicato di Thymio dal carcere, tornando a parlare del caso Marfin e della sua strumentalizzazione elettorale in Grecia. Lettera di Thymio [PDF]
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