Con MURAT CINAR, giornalista freelance, sull’operazione “La mia famiglia è al
sicuro” contro la comunità LGBTQIA+ in Turchia
Tra il 12 e il 13 settembre ci sono state perquisizioni in 15 città della
Turchia, con fermi, arresti e indagini su persone e associazioni appartenenti
alla comunità LGBTQIA+. Le accuse: oscenità, droga, prostituzione e
condizionamento di minori sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale,
comportamenti “contrari alla moralità pubblica”. Inoltre, sono stati oscurati
più di 180 account sui social media di attivistə e testate giornalistiche.
Abbiamo chiesto a Murat Cinar di spiegare ai nostri microfoni di che operazione
si tratti e quale idea di famiglia e di società si celi dietro di essa.
Ci ha raccontato della risposta solidale organizzata, che ha visto scendere in
piazza centinaia di persone, in manifestazioni a Smirne, Ankara e Istanbul,
duramente represse dalla polizia.
In chiusura, il giornalista ha ribadito come parlare di diritti delle persone
LGBTQIA+ non significhi alimentare la narrativa islamofoba, poiché, a
prescindere da partiti o religioni, tutti i governi e i regimi nel mondo stanno
promuovendo una retorica razzista e discriminante verso le soggettività
dissidenti, queer e razzializzate.