Sabato 3 ottobre la Valsusa tornerà a marciare per dire no
all’Avigliana-Orbassano, nuova tratta nazionale parte del più ampio progetto del
Tav Torino-Lione.
Anticipata al 2033 nonostante i ritardi sul versante francese, dal costo
complessivo stimato oltre i 3 miliardi di euro e con una fase di cantiere dalla
durata prevista di almeno 8 anni,l’Avigliana-Orbassano è una variante di
tracciato su circa 24 km (di cui circa 17 km in galleria), la cui realizzazione
avrebbe gravi ricadute sulla salute, l’economia e la vivibilità dei territori
coinvolti.
Ma non è la sola tratta nazionale a preoccupare, nella Valle che resiste: sul
piatto ci sono anche l’ipotesi della riapertura dell’altoforno delle acciaierie
Beltrame tra San Didero e Bruzolo, oltre che alle carenze ormai strutturali
nella sanità pubblica, nei servizi di prossimità e nei trasporti.
La marcia popolare del 3 ottobre diventa dunque l’occasione per rivendicare, a
partire dall’esperienza della resistenza No Tav, l’opposizione alle politiche di
sacrificio della Valsusa e la possibilità di un futuro costruito dal basso sulle
necessità e aspirazioni reali del territorio.
Ne parliamo con Alice, compagna dell’Assemblea Bassa Valle.