Riceviamo e diffondiamo – con grande ritardo dovuto alla censura carceraria: il
testo è stato chiuso agli inizi dello scorso dicembre – questo bel contributo
del nostro Stecco. Un appello lucido e appassionato a fare un passo più in là
proprio adesso – nell’ora più buia.
Qui in pdf: stecco testo di fine sciopero
Testo di fine sciopero e riflessioni sulla lotta alla guerra
Il 28 novembre ho interrotto lo sciopero della fame in supporto ai compagni e
alle compagne di Palestine Action in lotta dal 2 novembre nelle carceri inglesi.
In questo arco temporale della protesta, grazie al supporto esterno di compagni
e compagne e avvocatesse, ho potuto ricevere le parole di indizione e adesione
della protesta di ognuna delle partecipanti, ed anche di un accorato
ringraziamento di Manar Suleiman Amra che vive a Gaza.
Questa protesta mi porta a scrivere delle note ulteriori sulla guerra che
esporrò più avanti nel testo.
Ma prima di tutto vorrei esprimere quanto quest’esperienza, tuttora in corso,
sia così intensa e profonda dentro di me e nelle idee di libertà che coltivo da
molto tempo.
Da oltre due anni rinchiuso in questa prigione, ho accumulato ore ed ore di
letture di articoli e libri, della visione di telegiornali di regime e dossier,
su questo genocidio in corso. Esso viene costantemente sviscerato in tutte le
sue concrete e palpabili sfumature, viene dibattuto e vivisezionato, la classe
politica e padronale si accusa e si assolve mentre poco o nulla si dice, e si
fa, per fermarlo veramente in un’ottica che non sia di potere statale,
strategica e disumana, arrogante, beffarda e menzognera.
Di questo accumulo di informazioni, ad un certo punto bisogna sapere cosa trarne
e cosa farne, anche dentro una galera.
Sappiamo per esperienza quanto l’appoggio a livello internazionale tra
prigionieri sia motivo di forza morale e politica, di potenziale scambio nelle
differenze e nell’apertura di nuove strade che valichino mura e frontiere. Oggi
questo avvicinarsi e conoscersi tra compagni/e internazionalisti/e è
fondamentale e necessario perché, condividendo le parole di Jon Cink, per
assottigliare la linea del privilegio (lo scrivo in quanto sono un uomo bianco
con i documenti a posto) occorre che ognuno a modo proprio prenda posizione e si
chieda cosa è disposto a fare delle proprie scelte di vita, scrollandosi di
dosso alcune zavorre ideologiche per osservare il mondo al di fuori degli
steccati che ci tengono in una zona di sicurezza, e questo non vuol dire
abbandonare i propri principi e metodi.
La forza delle parole che mi sono giunte qui dentro ha ulteriormente reso
inutili queste sbarre, il peso della detenzione è divenuto inefficace, perché la
determinazione e lo slancio per una giusta causa con una prospettiva
liberatrice, allontana ogni mano repressiva dalle proprie “convinzioni” ideali.
Il corpo in questo caso è una scatola, lo spirito di lotta si ravviva e si salda
nella congiuntura delle volontà di donne e uomini liberi/e anche se fisicamente
imprigionate e lontane.
I ventri vuoti in protesta, suonano il ritmo calmo ma inesorabilmente costante e
deciso che preannuncia raggi di sole in rivolta che si trasformano in una
dedizione sovversiva, e nubi nere di tempesta sopra le teste degli assassini e
massacratori.
Da questa mia cella, oltre la grata, vedo un triangolo di mare in lontananza, lo
stesso mare che bagna la terra di Gaza. Dalle montagne a nord, dietro il
carcere, in primavera arrivano i profumi forti delle piante di timo che con le
loro essenze profumano l’aria. È lo stesso odore che in Palestina è simbolo di
una nobile resistenza anticoloniale che è diventata contagiosa.
Che questi venti e maree, superando lo stretto di Gibilterra e le Alpi,
raggiungano le terre chiamate Inghilterra, e possano fortificare le menti e i
corpi delle e degli scioperanti in lotta. Che queste energie raggiungano la
terra di Gaza, e che si infondano in chi resiste dentro un campo di
concentramento e sterminio ad alta tecnologia.
A pugno chiuso alzato al cielo, invio a voi il mio più alto e sincero saluto di
lotta ed amore per una vita libera.
Al fianco di Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, Jon Cink, Teuta Hoxha, Kamran
Ahmed, Jakhy McCray, Dimitris Chatzivasileiadis, e di tutti e tutte quelle
compagne che in varie forme si stanno unendo alla protesta a livello
internazionale.
Guerra alla guerra!
Contro il sionismo ed il colonialismo, contro lo Stato e il suo militarismo
diciamo ed agiamo con forza al motto: No Pasaran!
Organizzare la Resistenza dentro e fuori le prigioni con una prospettiva
rivoluzionaria e per una vita libera!
Libertà per tutti e tutte le prigioniere palestinesi!
Libertà per tutti e tutte!
Palestina libera!
Novembre-dicembre 2025
Carcere di Sanremo
Luca Dolce detto Stecco
Compagno anarchico
È ancora guerra… di sterminio
Sarei curioso di conoscere come il filosofo sociale Elias Canetti descriverebbe,
ora che le masse in mezzo mondo si sono espresse in solidarietà con Gaza, il suo
concetto di “massa” in un’epoca così tecnologica e trasversalmente bellica e
sterminatrice. Egli dice che la società di massa esiste nella mente dell’essere
umano, prima che essa si esprima materialmente. Se le società antiche
sceglievano certe forme sociali ed economiche di sussistenza, è perché
sceglievano volutamente di non intraprendere metodi autoritari e burocratici, ne
intravedevano i pericoli. Quindi i nostri antenati erano perfettamente animali
politici, coscienti ed osservatori in modo attivo della vita sociale
comunitaria.
Ma cosa sono queste piazze e strade piene di gente oggi, se poi nel quotidiano
ritorniamo nell’alveo della vita organizzata ed imposta da altri?
Ora che la “tregua” a Gaza viene divulgata ed imposta con il marchio
dell’anfibio militare e la mediaticità della Flottilla, ora che silenziano e
smorzano il moto contro il massacro, come trasformarlo in un’azione che vada
oltre la manifestazione ed espressione di opinioni? Il potere utilizza come un
apriscatole l’emotività umana, che spesso dà il meglio di sé nella sua empatica
emotività a scoppio ritardato e nei momenti di “emergenza”, la quale riesce a
coagularsi nei picchi di sdegno. Un’umanità comunque viva nonostante gli sforzi
di atomizzarla. Essa si sta dimostrando unita nelle sue categorie progressiste
di fronte all’evidenza di uno sterminio. Sui tempi di reazione si dovrebbe
ragionare a lungo. Purtroppo non si è ancora capito fino in fondo quanto le
tattiche dei nemici della vita siano subdole e ricattatrici, quanto la merce e
la vita quieta riescano a recuperare i moti anche se sinceri, per lo meno in
Europa. Per essere più efficaci e lungimiranti, devono superare con
testardaggine proprio le trappole disseminate sul terreno della lotta, le quali
hanno lo scopo di far ritornare tutti e tutte nell’alveo inconcludente della
morale democratica, di questioni come l’utilizzo o meno della violenza
liberatrice, dell’inazione. Dall’emotività si passi all’autorganizzazione e
all’azione. Se le strade della libertà vengono ostacolate, i movimenti
rivoluzionari della storia ci insegnano l’opacità e l’underground.
Tutta l’ipocrisia degli Stati e delle varie autorità nazionali si sta palesando,
non c’è nessuna “tregua” in corso, non c’è nessuna risoluzione del conflitto o
trattativa di pace. Queste menzogne raccontateci sono le stesse di altri periodi
storici, sono un puntello della continuazione dei progetti sionisti e
colonialisti di Israele, dell’Occidente e di quegli Stati che con loro
collaborano per meri interessi geoeconomici.
Gli affari della “ricostruzione” coloniale sono enormi, e camminano in parallelo
alla vicenda ucraina. L’Egitto per esempio in questi anni ha continuato a
vendere materiali fondamentali ad Israele come cibo, cemento, fertilizzanti. La
solidarietà di facciata di molti Paesi è frutto di un mero cinico calcolo.
Taiwan supporta gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, costruendo un
ospedale per loro a Sha’ar Binyamin.
In parallelo le deportazioni dei gazawi, definite come “evacuazioni”, con i voli
charter verso Sudafrica, Malaysia, Indonesia, portano a compimento un’altra
tattica di sradicamento appoggiandosi alle pratiche migratorie informali e ormai
consolidate dai gruppi criminali che rendono opaco il mercato di esseri umani,
monetizzando e brutalizzando una pratica che l’essere umano ha sempre attuato,
cioè migrare. Anche questa volta come altre, la spinta è indotta con la violenza
più sistemica.
Tutto il mondo, inoltre, conosce il ruolo delle Nazioni Unite, organizzazione
nella quale si distinguono vari coraggiosi ed autonome, ma esse non possono
incidere dall’interno, contro un meccanismo creato ad arte di vincitori della
Seconda Guerra Mondiale, che in decenni ha solo dimostrato di voler mantenere lo
status quo e il filantropismo dell’imperialismo americano ed occidentale e delle
potenze emergenti, colonialiste a loro volta.
Un altro trucco. Ricordiamoci le guerre di Jugoslavia e Somalia. Coloro che
stanno dettando l’agenda militare su Gaza sono ancora i pronipoti politici di
chi il 2 novembre 1917 aprì concretamente la strada ai progetti sionisti.
Per quanto riguarda l’Italia, la sua presenza in Palestina risiede nella nuova
base a Kiryat Gat, a 20 chilometri dalla Striscia, per mezzo di una specie di
“coalizione dei volenterosi”, simile a quella sul fronte ucraino, tramite il
C.M.C.C. (Civili-Military Coordination Center). Con il suo Generale di Brigata
Sergio Cardea, comandante del COVI creato nel 2007 per le aree di crisi che ora
si trova – assieme ai suoi camerati – a chiedere una carta straccia dell’Onu che
giustifichi questa operazione.
Questa istituzione è stata creata per attuare il “Piano di pace” dell’amerikano
Trump. Qui sono presenti le piattaforme tecnologiche Palantir, Maven, Datamiur,
che hanno il compito di perfezionare in modo oculato gli attacchi aerei
statunitensi in Medio Oriente. La creazione dell’ ISF (Forza Internazionale di
Stabilizzazione) con soldati di vari Paesi, imporrà con il terrore il regime di
vita dei palestinesi.
Questo identico sistema tecnologico è in uso contro i migranti entro i 100 km
dai confini nazionali Yankee. Abbiamo conosciuto a cosa serve l’utilizzo dell’IA
per creare obbiettivi da colpire a Gaza, ed in parallelo per la deportazione
dagli Usa degli indesiderabili.
Mentre il 20/11 il Ministro degli Esteri italiano ha discusso se il CoESPU
(Scuola di addestramento internazionale dei carabinieri, insediata dentro la
caserma “Ederle” di Vicenza), sarà la miglior soluzione come centro di
addestramento per 3000 futuri poliziotti mercenari palestinesi, controllati da
questa coalizione e dall’Idf.
Industria militare e civile
In questi mesi, vari giornali hanno fatto a gara nel denunciare le connivenze
tra l’industria militare e civile, rispetto a come essa faccia profitti con le
attuali guerre in corso. Quasi quotidianamente vengono resi pubblici i legami e
gli interessi di tutta la filiera bellica e tecnologica, la sua storia, le
affiliazioni civili e politiche, chi sono i responsabili, insomma come si
articola una rete mondiale di contratti, collaborazioni, esperimenti, scoperte
scientifiche tutte atte a scopi militari o di controllo e repressione sociale.
Gaza e il fronte ucraino, le favelas, i contesti di crisi climatiche, le
ribellioni sudanesi o nelle metropoli, sono tutti contesti adatti alla
sperimentazione e pubblicità per la compravendita, tra Stati ed imprese, dei
loro gingilli sofisticati ed esperimenti di architettura del panottico sociale.
Tutto questo rende quasi infinitesimale il lavoro fatto nell’ultimo decennio da
parte dei movimenti contro la guerra. La stessa propaganda ufficiale ci sbatte
in viso la portata del complesso tecnoindustriale.
Le domande da porsi sono: dov’è la differenza? Nella quantità o nella qualità
delle informazioni? Oppure: che farsene e con quali obiettivi e prospettiva
usarle?
Visto che Elbit Systems è al centro della lotta di Palestine Action, bisogna
dire che è di pochi giorni fa la notizia che la Germania, dopo 100 giorni
dall’embargo di armi tedesche verso Israele, alla fine di novembre ha ripreso ad
inviare le forniture. La cosa più importante sono i pezzi di ricambio per gli
ormai noti carri armati “Merkava” dell’azienda Renk. I motori del Tank della Mtu
con sede nel Baden-Württemberg non hanno mai avuto problemi bypassando l’embargo
via USA.
Con questa ripresa Elbit Systems venderà a Berlino munizioni “Lms” per 700
milioni di euro. L’Ad Gundbert Scherf ha promesso che dal 2026 verranno prodotti
tra i diecimila e i ventimila droni da guerra.
Questo esempio tedesco è emblematico perché dovrebbe smuovere tutte le persone
che hanno creduto ciecamente che gli Stati democratici abbiano una qualche
remora reale ad interrompere i conflitti e sanzionare lo Stato israeliano.
Sappiamo che ogni guerra è redditizia sia nella sua fase distruttiva che in
quella di ricostruzione. In mezzo la carneficina ingrassa i conti degli
industriali e della classe politica annessa. La lotta al militarismo deve
continuare senza sosta e con una continua visuale critica, portando la pratica
della denuncia e dell’agitazione verso una continua campagna d’azione e
scuotimento sociale e sovversivo d’ampio respiro.
Dietro le linee del nemico di classe
Un protagonista a volte dimenticato dalla critica al militarismo e la sua
industria è l’operaio. Quella massa di uomini e donne che, in tutti i paesi
industrializzati, crea e forgia le catene e gli ingranaggi utili alla classe
dominante per mordere e massacrare a proprio piacimento ed interesse i propri
sudditi. La propaganda nazionalista, la cultura razzista, la smania di
conquista, il terrore presunto dello straniero, l’egemonia
economico-territoriale, fanno il resto.
Come rompere il vincolo tra questa enorme forza lavoro ricattata con un piatto
di lenticchie e l’illusione di una vita pacifica e serena? Come ridurre lo
scarto morale che dovrebbe smuovere la coscienza che può far disertare, ancora
prima dei soldati, gli operai che creano e montano l’ingranaggio bellico?
Il padronato sa molto bene come spezzare la solidarietà di classe
internazionalista. In Italia abbiamo un esempio di stretta attualità proprio in
una colonia interna, l’isola della Sardegna, dove il peso della guerra arriva
forte in quella terra economicamente depressa. Da una parte, per esempio,
abbiamo gli operai dell’azienda Eurallumina nell’Iglesiente, dove l’azienda
Rusal, di proprietà di un oligarca russo, è in difficoltà serie per via delle
sanzioni di guerra e con 300 milioni di investimenti bloccati per
l’ammodernamento degli impianti e la messa in sicurezza del sito di stoccaggio.
Dall’altra, a pochi chilometri di distanza, a Domusnovas, l’azienda tedesca Rwm
chiede alla Regione Sardegna il permesso per il raddoppio della fabbrica in
quanto il suo prodotto principale sono le bombe vendute per anni all’Arabia
Saudita nella guerra contro lo Yemen.
In questo caso il mercato di questi tempi è florido a causa delle politiche,
europee e non solo, di riarmo e potenziamento degli eserciti. Le contraddizioni
emergono palesemente ed i sindacati ancora una volta ondeggiano tra una retorica
della difesa del lavoro tout court ed una critica all’industria armiera che in
questi mesi ha indetto scioperi per Gaza con il blocco dei porti o scioperi
generali di un giorno, i quali però non sono riusciti ad allargarsi ed invitare
ad una diserzione radicale dalle industrie armiere, chimiche, dei laboratori
etc. Farlo costituirebbe un passo nel “vuoto” che incrinerebbe la loro facciata
di responsabili protettori del lavoro salariato e del comparto nazionale
industriale ed economico.
Anche in altre industrie italiane le contraddizioni si palesano in modo
inequivocabile vista la forte retorica bellica in corso, che in modo
preponderante viene fatta a spron battuto.
Una società come quella odierna, fortemente gerarchizzata e patriarcale nelle
sue visuali sul mondo, ci impone il binomio guerra calda – guerra fredda, dove
la “pace” è in realtà “l’assenza di guerra”.
Questa concezione della società si palesa esattamente in queste “pause” dalla
guerra tramite i trattati, i “cessate il fuoco”, i memorandum etc.
Questi tavoli se possono interrompere in qualche modo un conflitto in realtà
sono solamente la dimostrazione della forza di alcuni usando termini ed
argomentazioni che mettono sotto una luce di “debolezza” chi viene “battuto” sul
campo o messo alle strette tra la morsa economica e quella strategico-militare.
Ritirata, sconfitta, disarmo, e poi ancora parole come trincea, assaltare, sono
tutte parole che portano l’immaginario della guerra verso il concetto di
Eraclito, cioè che essa è “padre di tutte le cose, di tutte le cose è re”.
Sempre in Germania ed in Italia, l’industria dell’auto in forte crisi, dovuta
alla competizione mondiale, verrà in parte riconvertita per il nuovo e
mastodontico piano di riarmo europeo, e nel frattempo dalla Svezia alla Polonia,
dalla Croazia alla Francia, si vuole imporre il servizio di leva obbligato o
“volontario”; nelle scuole e nelle università italiane l’entrismo militare si fa
sempre più spinto. La sinistra istituzionale e riformista ondeggia tra un
posizionamento di facciata contro la guerra e un cavalcare l’onda dei movimenti
contro guerra e genocidio a Gaza. L’amnesia di massa su quello che questa classe
politica disse dopo l’attacco russo ed il 7 ottobre in Palestina, dovrebbe in
realtà mettere tutti in guardia sul doppiogiochismo e la retorica di questi
affossatori di ogni esuberanza radicale o rivoluzionaria. Ad ogni fatto di
violenza liberatrice che avviene nella società, essa subito si affianca al coro
moralizzatore della tanto criminalizzata lotta armata, del “terrorismo”, dei
“cattivi maestri”, dello slancio di chi non rimane imbrigliato nella rete della
moralizzazione ipocrita.
Operai e studenti, giovani e adulti, vengono spinti a milioni verso una
mentalità di paura guerrafondaia. Tramite esperti selezionati, messi in pubblica
piazza a spiegarci la realtà – del padrone –, ci viene detto che gli esseri
umani sono bellicosi per natura, che la volontà di potenza è una cosa innata
nell’uomo. Evitando così che le coscienze si mobilitino il più possibile verso
azioni contro la guerra, la società rimane bloccata in questa morsa.
Antropologi, storici, etc. come Lawrence Kegley hanno portato nel dibattito
pubblico argomentazioni per consolidare il pensiero rispetto al quale fin dalla
notte dei tempi l’essere umano ha combattuto una “guerra infinita”, rafforzando
la filosofia così onnipresente e “consolatoria” di Hobbes. Le interpretazioni,
per esempio, di fossati e mura, di alcune armi da caccia, di simboli di villaggi
e città del paleolitico o del neolitico, che li vedevano come strumenti con il
solo scopo di difesa dal nemico esterno sempre pronto ad assaltare. Secondo
queste interpretazioni, quindi, tutto è riconducibile alla guerra fratricida.
Niente di più falso.
Oggi siamo circondati ed assuefatti da immagini, simboli, rappresentazioni,
oggetti, filosofie, campagne di comunicazione che ci inducono e riconducono alla
guerra.
Gli operai, gli scienziati, i tecnici sono immersi in una retorica competitiva,
nazionalista, terrorista, dove il “progresso” è figlio del produttivismo, del
potere e del denaro.
Questo incubo lungo secoli forse si sta faticosamente spezzando, bisogna
alimentare il sogno, il reincanto di un nuovo immaginario sul mondo.
Possiamo disquisire di necropolitica, ecocidio, di totalitarismo, e ne possiamo
fare dei trattati mantenendo le mani morbide e le membra ed i muscoli flaccidi.
Questo può essere utile per inviare un messaggio di rottura contro la cappa
soffocante della modernità ed i suoi crimini, ma se non faremo delle scelte
individuali, e potenzialmente condivise con altri, che portino al centro del
pensiero l’azione, nulla cambierà. Potremo solo contare le lacrime amare.
È tempo di nervi tesi e sorrisi sovversivi che sbeffeggiano, dopo lo sforzo ed
il rischio, il comune nemico.
Lotta internazionalista, anticolonialismo e rivoluzione
La Resistenza palestinese ed il paradigma del Sumud hanno creato uno squarcio
profondo nel mondo. Nelle teste dei potenti c’è invidia e disprezzo, perché chi
ha la visuale e l’idea dell’“uomo forte”, sa ben riconoscere il coraggio e la
tenacia di chi si batte, anche per questo la risposta è così feroce e totale. La
sfida e lo slancio mettono in imbarazzo la volontà di potenza di un intero
sistema. Coloro che sono al potere sanno che la Resistenza non si fermerà e che
altri la imiteranno, con altre formule e prospettive, ma da essa ne trarranno
ispirazione. Allora il potente impaurito userà tutte le tattiche storiche e
tecnologiche per scardinarla, per annientarla alla radice.
Ma l’eco è ormai mondiale, come qualche decennio fa con altre resistenze, e
annuncia che resistere è possibile ed è necessario. La risposta dei governi è e
sarà dura e profonda, ne vediamo già le reazioni scomposte. Negli Usa il
movimento antifascista “Redneck Revolt” del North Carolina, attivo nelle aree
rurali del Sud in lotta con i lavoratori per la liberazione di classe, è stato
criminalizzato. In Texas due anarchici sono stati arrestati tramite la nuova
legge contro “Antifa” per un’azione contro ICE.
In Europa ben conosciamo la repressione che sta agendo contro i movimenti che si
oppongono alla guerra.
Ma il carsismo della lotta per la libertà porta acqua su vie ignote al nemico,
come un fiume carsico, essa sbuca e si nasconde, resta quieta e poi con un boato
colpisce.
In Marocco il movimento “Gen Z 212”, contro il governo e le spese mastodontiche
per la costruzione di stadi per i mondiali di calcio del 2030, chiede la
liberazione di tutti i detenuti delle proteste, anche quelli del 2017, e
combatte contro povertà, distruzione ambientale, etc.
In Tunisia la lotta contro l’impianto chimico di Gabès, che produce fosfati
creando così un forte aumento del tasso di tumori, sta mobilitando masse di
giovani sempre più arrabbiati e disillusi dalla classe politica e padronale.
In Madagascar, Nepal, Mongolia le mobilitazioni e i rovesciamenti politici sono
avvenuti con la forza della lotta e la sua costanza.
L’Europa risponde in vari modi. In tutte queste lotte citate, la Resistenza
palestinese riecheggia a gran voce. In Serbia gli studenti contro il governo
corrotto di Vučić e le multinazionali cinesi che distruggono montagne e fiumi,
anche loro portano le bandiere di Gaza. In Polonia alle manifestazioni contro
l’ondata fascista e militarista, succede lo stesso.
Nelle strade delle città europee la gioventù risponde in massa.
Le mura e le tattiche coloniali, le argomentazioni storico-morali sioniste e
capitaliste, vengono criticate nelle metropoli di questa vecchia Europa
imperiale e decadente, la solidarietà internazionalista si esprime e fa
riecheggiare le lotte passate.
Ma se tutto questo è un indicatore della realtà odierna, se il virus della lotta
si diffonde nelle strade, allo stesso tempo esse non sono ancora riuscite a
superare gli argini che impongono la pace sociale, la legalità, il divieto di
osare e sognare qualcosa d’altro e più profondo che non sia mera indignazione.
Ecco allora che nella quiete della notte anonima, mani irrequiete senza lacci,
agiscono e colpiscono. In Francia gli anarchici sabotano reti elettriche e
magazzini di materie prime nelle zone industriali e nei suoi comparti bellici.
In Germania colossi come Tesla perdono milioni di euro perché gli è stata
staccata l’elettricità. Il 9 settembre a Berlino c’è stato un importante
sabotaggio al complesso militare-industriale. In Canada le linee ferroviarie
vengono da anni sistematicamente colpite contro l’industria estrattivista e le
sue multinazionali, necessarie alla filiera di materie prime fondamentali alla
guerra ed al mondo che la produce e finanzia. In Grecia i compagni e le compagne
che agiscono contro le politiche di un governo reazionario e fascista, e che
ricordano il compagno Kyriakos Khymitris caduto lungo la strada della lotta,
anche loro rilanciano la solidarietà per Gaza.
Gli anarchici, e non solo, non aspettano che la rivoluzione avvenga per incanto,
la vivono ardentemente studiando ed organizzandosi.
Sabotare ed attaccare il sistema di dominio di certo non basta per innescare un
cambiamento radicale, ma ci avvicina e ci fa guardare in faccia la vita che
vogliamo, agendo contro un nemico che ci vincola al suo sistema, dal quale ci
vogliamo liberare. Questa vita libera ci viene sempre più preclusa, veniamo
diseducati nello sviluppare una capacità di scelta, nel ponderare ed attivare
una volontà che detti e sperimenti le linee guida e le regole sociali che
rompano quelle odierne autoritarie, che scelgano coscientemente le strade ed i
metodi che fanno a meno di un sistema iniquo, velenoso ed assassino.
Va abbattuta l’idea moralistica del “confronto democratico”, essa ci allontana
da alcune possibilità di lotta, e credo che il migliore esempio di una frattura
insurrezionale ci stia arrivando dalle rivolte indonesiane di questi mesi. Di
fronte agli appelli e alle richieste della gente, alle loro proposte di
autorganizzazione e di comunismo antiautoritario, il potere si è mostrato
violento ed arrogante. La risposta sovversiva è stata precisa e netta, l’inganno
e il trucco democratici sono stati rotti con le case incendiate dei politici.
Questa loro arroganza gli si è rivolta contro, sono stati loro per una volta gli
obiettivi materiali, le prede della furia liberatrice.
Chi in Europa continua a produrre, finanziare, giustificare un operato assassino
al fianco dello Stato israeliano ed americano? A questa loro sfacciataggine e
senso di onnipotenza, va data risposta? I rapporti di forza nel conflitto
sociale sono ancora a loro favore? Se sì, come rovesciarli?
Se il loro intento è armare masse di giovani per il futuro annunciato macello,
sappiamo bene che storicamente i soldati di leva sono stati la chiave di alcuni
movimenti rivoluzionari, nel momento in cui l’opera di ribelli e sovversivi si è
intrecciata con proposte concrete e la diffusione del disfattismo
rivoluzionario. Forse non si riuscirà nell’immediato a fermare l’ondata
militarista, ma è compito di chi lotta contro la guerra continuare a battere e
incentivare l’azione demolitrice che operi nel tessuto sociale, con le idee più
avanzate contro ogni meccanismo del nazionalismo, del razzismo,
dell’imperialismo. Il fronte interno deve essere quello più preoccupante per i
nostri comuni nemici di classe.
Per portare avanti la solidarietà con Gaza e con chi oggi subisce sul campo la
guerra degli Stati c’è anche per noi, compagni e compagne europei, la necessità
di svincolarci da alcune zavorre.
La campagna di stampa in appoggio ad Israele si innesta sull’egemonia culturale
incancrenita in corso da molto tempo da parte delle forze coloniali e padronali;
conosciamo in tanti le idee di Edward Said rispetto al pensiero orientalista. La
sua articolata osservazione della ragnatela che ci limita lo sguardo
direzionandolo verso concetti creati e stratificati nei processi storici degli
ultimi secoli, in particolare quelli che vengono chiamati “Occidente” ed
“Oriente”, ci consiglia di camminare su sentieri erti e scomodi. Il ruolo di
intellettuali, di nuove discipline scientifiche, rafforza questa divisione
storica e umana. Questi legacci spesso impercettibili ci trattengono dall’agire
e separano chi da una parte all’altra del mondo ha la stessa necessità di
liberarsi dalla comune, anche se diversificata, oppressione, la quale lavora in
modo alternato a seconda delle latitudini. La boria dei dotti e delle nazioni
deve essere combattuta da ogni lato.
Nel libro “Olocausto e Nakba. Narrazioni tra storia e trauma”, Amos Goldberg e
Bashir Bashir ci dicono che questi due avvenimenti storici si guardano faccia a
faccia. In Occidente però, giusto per capirsi, è stato costruito un regime della
memoria che vieta paragoni ed accostamenti, il che porta a ritenere che un
genocidio debba assumere – per essere nominato – la forma radicale
dell’Olocausto. Loro suggeriscono la via del perturbamento empatico, che vuol
dire confrontarsi con il trauma altrui per una nuova grammatica morale.
Le ingegnerie geopolitiche, i confini variabili di cui oggi analisti ed esperti,
generali e coretti opinionisti razzisti blaterano nelle reti dei media, ci
inebetiscono utilizzando complesse analisi, che a volte soffocano lo slancio
solidale. Alleggeriti da queste zavorre cosa potremmo vedere?
Se osserviamo la microstoria volutamente accantonata e censurata, i cui fatti
sono quasi impronunciabili, sappiamo che il movimento sionista attuò, in diversi
momenti storici, manovre contro gli ebrei sovversivi e contadini dell’Est Europa
(soprattutto in Polonia, Ucraina e Russia), utilizzando idee e pratiche
reazionarie. A Bialystok gli anarchici organizzati, in unione con altri
solidali, difesero le comunità ebraiche contadine e proletarie dai pogrom.
Successivamente fu il movimento machnovista ucraino tra il 1919 e il 1921 a
difendere le comunità, e molti compagni e compagne di origini ebraiche
denunciarono e criticarono il sionismo che ha tra le sue basi
filosofico-culturali anche una reazione antiproletaria ed antisocialista nel
senso più ampio del termine.
Oggi il sionismo attacca chi in Israele non vuole subire la brutalizzazione
culturale ed è costretto a scappare creando una nuova forma di diaspora: 130.000
sono già fuggiti all’estero tra il 2022 e il 2024. Un esodo che marcia parallelo
ad un massacro genocida. La violenza senza argini dei coloni si riversa dentro e
fuori la Cisgiordania, il sionismo lavora in più direzioni.
In Ucraina e in Russia intanto la massa di disertori anonima, ricercata dai
rispettivi eserciti, si incrocia con i partigiani che dall’interno
contribuiscono ad ostacolare la macchina bellica di entrambi i fronti, e portano
una ventata d’aria fresca in questa guerra fratricida.
La lotta anticoloniale di fine Ottocento contro l’ormai finito impero spagnolo,
portò alla deportazione dei rivoluzionari filippini nel carcere di Barcellona di
Montjuic. I detenuti spagnoli – molti dei quali imprigionati per le continue
lotte contro il sanguinario Canovas – videro questi uomini all’aria con vestiti
leggeri tipici della loro terra. Dentro la prigione la solidarietà si mobilitò
subito, perché i gruppi si riconoscevano come compagni di lotta contro lo stesso
regime oppressivo. Dalle finestre delle celle vennero lanciati indumenti pesanti
in segno di vicinanza con i ribelli filippini colpiti da uno dei più feroci e
longevi regimi colonialisti.
Le lotte anticoloniali dell’epoca, a Cuba, Puerto Rico, nelle Filippine, in
Corea o in Cina, si intrecciavano con i movimenti rivoluzionari e le idee
anarchiche e socialiste. I compagni e le compagne europei partivano e
partecipavano ai moti insurrezionali. In Egitto, Algeria e Argentina, in
Giappone, un po’ ovunque le lotte di liberazione nazionale cospiravano e si
coniugavano con idee più generali di emancipazione sociale e rivoluzionaria.
Questi esperimenti sovversivi crearono ipotesi di vita collettiva mettendo in
pratica “il mondo per cui ci battiamo”, con veri e propri piani insurrezionali
figli di un’epoca cospirativa.
Le idee circolavano grazie ad una vivace attività di traduzione di libri e
opuscoli propagandistici. Questo fermento si unì alla solidarietà
internazionalista che portò l’anarchico Angiolillo a colpire a morte il
dittatore Canovas, torturatore all’estero di filippini, cubani etc. e dei
rivoluzionari in patria.
I moti anticoloniali in giro per il mondo e quelli insurrezionali europei
dialogavano, non esistevano carte dell’Onu e dei “diritti dell’uomo” a cui
appellarsi in un macabro inganno e vane speranze. In parallelo essi marciavano
alla conquista della agognata libertà soffocata dal capitalismo e dal governo
della madrepatria sanguinaria.
L’ideologia della “guerra infinita”, si insinua nei cuori e nelle menti con i
suoi reticolati. La violenza della sopraffazione, dove la vita non vale nulla e
non c’è vergogna nel fucilare uomini e donne inermi, dove l’odio religioso
inzuppato di promesse territoriali e supremazie razziali crea quell’humus che
cancella ogni empatia umana e fomenta rancori e vendette che vanno a colpire
sempre in basso e mai in alto della gerarchia sociale, può avvilire e creare un
senso di ingiustizia fino ad essere percepita come un dolore fisico.
Oggi vediamo donne che tra le macerie di Gaza piantano ulivi mostrando al mondo
l’amore per la terra natia, uomini che imperterriti raccolgono le olive, bambini
e bambine che scavano canali di scolo per avere un luogo dove poter giocare e
studiare, giovani che continuano a resistere. Il popolo palestinese ci mostra
ogni giorno cosa siano la dignità, la tenacia e l’infinita fantasia pratica e
morale allenate durante decenni di vita in una prigione a cielo aperto.
Il 28 novembre Fadi e Jumaa’ Tamer Abu Asi sono stati assassinati dall’Idf
perché intenti a raccogliere pezzi di legno da rivendere, poiché si trovavano
vicini alla linea gialla. Età di 8 e 10 anni. La terra di Palestina ha una
storia infinita di fatti simili ed essi sono tra quelli che colpiscono
l’opinione pubblica progressista, portandola a schierarsi a favore di chi
nell’immaginario colonialista europeo è in qualche modo accettabile in quanto
vittima e vulnerabile.
Alcuni giornali sono disponibili a mostrare gli occhi di bambini e bambine
sofferenti. Poi c’è quella parte profondamente razzista che si schiera
apertamente e in modo netto con qualsiasi pratica omicida e repressiva dello
Stato israeliano.
Entrambe le parti, alla fine, fanno parte di un’impalcatura sociale che si regge
in piedi perché anche se esse sono diverse nelle apparenze, in realtà difendono
gli stessi privilegi ed interessi.
Certo è importante denunciare ed indignarsi, ma questo fa parte dello spettacolo
concesso dai padroni, che funziona come valvola di sfogo per buttare fuori
l’indignazione e ritornare a dormire sonni tranquilli. Guai destarsi dal torpore
e mettere il dito nella piaga di ciò che spinge l’individuo che
dall’indignazione passa all’azione. Peggio ancora se si organizza in una
prospettiva di lunga durata.
Il palestinese va bene se ha una gamba amputata ed un corpo scavato dalla fame.
Se mette un passamontagna ed impugna un mitra, se lancia pietre o molotov, si
rompe lo specchio dell’accettabilità occidentale, liberista o socialdemocratica
che sia.
In generale siamo abituati pigramente ad accettare qualcosa solo se si mostra
debole e innocuo ai nostri occhi.
Il detenuto o la detenuta che per mesi studia un piano di fuga, e poi una notte
sega le sbarre e fugge, inquieta la società borghese ed ipocrita. Il “pazzo” che
di “botto” esplode in gesta “inconsuete”, spacca e sbava “senza senso”, sciocca
per l’imprevedibilità. Il bambino o la bambina che gioca ed urla in modo
“sconsiderato” creando imbarazzo, oggi rischia di essere incasellato con
l’aggettivo di “iperattivo”. Il palestinese o la palestinese che odiano chi gli
ha massacrato la famiglia e fatto mangiare polvere e paura, sono già moralizzati
e marchiati dall’uomo bianco colonialista. L’animale in gabbia che “dal nulla”
morde e ferisce, deve essere abbattuto.
Ora che i riflettori dei media – almeno qui in Italia – si stanno spegnendo, è
il momento di agire con più energia, e in qualche modo scuotere la parte della
società che nei modi più variegati ha già preso posizione, ma che non ha
eccesso, non ha valicato i limiti morali imposti dalle leggi dello Stato e della
cristianità, non ha trasformato la propria quotidianità portandola su un terreno
di lotta irrecuperabile da parte dello Stato.
Conosciamo le mire colonialiste italiane a Gaza. L’Eni vuole il gas presente al
largo delle coste di Gaza, mentre il governo Meloni porta avanti il suo “Piano
Mattei”, che è la continuazione del colonialismo italico. Sappiamo che se anche
qui si comincia a mettere il bastone tra le ruote a colossi come l’Eni, si
muovono direttamente i Servizi Segreti. Se in Italia si ascolta l’eco di Gaza, e
si vuole buttare a mare gli yankee che dallo sbarco in Sicilia del 1944 hanno
imposto la propria egemonia economica e politica in questo paese, sappiamo che
la pratica della tortura, della destabilizzazione politica, delle stragi,
potrebbe tornare come avvenne fino a qualche decennio fa.
Bisogna esserne consapevoli, con questi poteri non si scherza. Ora che ci
annunciano che la fase 2 sta per partire, possiamo già intuire e sapere che la
gente di Gaza e della Cisgiordania subirà solo ed esclusivamente delle politiche
di terrore ed eliminazione.
Mentre finisco di scrivere queste righe in data 8 dicembre, è appena uscita la
notizia che la Procura Federale del Belgio ha avviato un mandato di cattura
internazionale contro un consulente italiano, il quale ha agito per conto
dell’azienda israeliana Elbit Systems, per alcuni contratti stipulati con
un’agenzia della Nato. Sono indagati anche magistrati e poliziotti di altri
paesi.
Che il lavoro di questa azienda e di altre simili siano sporchi o “puliti”, poco
cambia. Il loro operato rimane criminale e va fermato. Questa lotta non va
intrapresa in un’ottica di emergenza, ma di ampio e lungo respiro, quindi
bisogna confrontarsi ed organizzarsi. Così facendo potremo in vari modi aspirare
ad una liberazione integrale dal sistema statale e tecno-industriale.
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Per quanto i compagni coerentemente anarchici dell’Ucraina ci invitino a non
prendercela troppo con i “personaggi non giocanti”, continua a sembrarci
importante contrastare i tentativi (a quanto pare sempre più viscidi) degli
avvelenatori di pozzi di far passare le loro posizioni
liberal-patriottiche-militariste sulla guerra tra Ucraina-NATO e Russia –
denunciando gli uni e le altre per quello che sono. Come fa questa dichiarazione
di alcuni anarchici dell’Europa Orientale, tradotta in diverse lingue, che
riceviamo e pubblichiamo più che volentieri.
In risposta alla “petizione” lanciata dalla sinistra pro-guerra
Su Internet è stata pubblicata una dichiarazione a sostegno dei Solidarity
Collectives e dell’ABC-Belarus firmata da diversi gruppi e individui.
(https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/)
Pubblichiamo di seguito la nostra risposta, che non intende tuttavia avviare un
dialogo con questi sostenitori, palesi e occulti, del militarismo. Desideriamo
semplicemente condividere pubblicamente la nostra analisi e rafforzare il legame
tra le persone che condividono una prospettiva antimilitarista e rivoluzionaria
disfattista.
Il comunicato a cui stiamo rispondendo è stato scritto da sostenitori della
guerra che riproducono un binomio narrativo a tale scopo: da una parte gli
anarchici dell’Europa orientale, empatici e solidali, dall’altra gli anarchici
dell’Europa occidentale, arroganti e non solidali. Questa rappresentazione è
falsa e manipolatoria. Coloro che condividono questa rappresentazione rifiutano
di riconoscere che anche all’interno dell’ambiente anarchico dell’Europa
orientale esistono critiche nei confronti di progetti filoguerra come Solidarity
Collectives e ABC – Belarus. I firmatari della dichiarazione omettono questa
inclinazione antimilitarista dalla loro narrazione o mentono quando affermano
che si tratti di sostenitori di Putin o propagandisti filo-russi. Essi
sostengono ripetutamente che la “voce dell’Europa orientale” venga ignorata in
Europa occidentale, ma sono loro stessi a ignorare le voci antimilitariste e
contro la guerra provenienti dalle regioni dell’Europa orientale. Va aggiunto
che queste voci ignorate provengono anche da un numero relativamente elevato di
persone che vivono direttamente nella zona di guerra. Con questo, non intendiamo
solo i collettivi anarchici, ma anche molte altre persone delle classi
lavoratrici che si rifiutano di sostenere gli sforzi bellici dei loro Stati e di
quelli confinanti. Basti pensare a quanti hanno disertato dall’esercito russo e
ucraino e a quanti in entrambi i Paesi stanno cercando di sfuggire alla
mobilitazione(1). Centinaia di migliaia di persone vengono ignorate da questa
“sinistra radicale” che ci dice di rappresentare le voci dell’Europa orientale e
di combattere l’arroganza dell’Occidente. La loro narrativa binaria è ipocrita.
La contrapposizione non è tra anarchici occidentali e anarchici orientali.
Esiste solo una contrapposizione: quella tra spinte rivoluzionarie e spinte
controrivoluzionarie, presenti in tutte le regioni.
Citiamo dalla loro dichiarazione: «Stanno scrivendo vari tipi di “ comunicati”
che condannano il lavoro a sostegno della resistenza ucraina contro l’invasione
russa»
Rispondiamo: noi non condanniamo la resistenza all’invasione russa. Non siamo
nemmeno contrari alla lotta armata, a condizione che non riproduca la logica
militarista e che sia diretta contro gli Stati e i loro eserciti. Rifiutiamo la
strategia della guerra convenzionale e le forme di lotta militariste. In una
prospettiva anarchica, la resistenza alle politiche aggressive di uno Stato
(come la Russia) non dovrebbe tradursi in un servizio pratico a difesa di un
altro Stato (come l’Ucraina). Sosteniamo la resistenza autonoma contro il
“putinismo” e l’imperialismo russo, ma anche contro il regime di Zelensky e
l’imperialismo dell’UE/NATO. Questa è resistenza anarchica contro la guerra.
Citiamo dalla loro dichiarazione: «Crediamo nella necessità di un dialogo su
questioni controverse»
Rispondiamo: Da tempo si presentano come “esperti del monologo”, ma
improvvisamente fingono di essere interessati al dialogo. Ciò non convince per
niente. Le persone che collaborano a questi progetti evitano deliberatamente il
dialogo faccia a faccia, diffamano gli anarchici(2), si impegnano in pericolose
attività di “doxxing”(3) e si dimostrano aggressivi sia verbalmente che
fisicamente(4). Alcuni firmatari hanno anche esercitato pressioni su altri
gruppi per impedire agli antimilitaristi di partecipare ad eventi anarchici(5) o
hanno preso parte direttamente al sabotaggio di attività antimilitariste(6).
Riteniamo che la richiesta di dialogo in un simile contesto sia solo un calcolo
politico manipolatorio. Il loro obiettivo è assicurarsi spazi in cui raccogliere
fondi e risorse per i soldati. Siamo convinti che non abbiano alcuna intenzione
di ascoltare le critiche dei loro oppositori o di discutere questioni
controverse. In passato, gli anarchici hanno più volte espresso analisi critiche
riguardo alle loro tendenze militariste e filoguerrafondaie. Non c’è stata
alcuna riflessione su se stessi né alcun riconoscimento degli errori commessi.
Allora, perché insistere sul dialogo con loro? Di sicuro non potrà mai esserci
un processo costruttivo.
Citiamo dalla loro dichiarazione: «Non riteniamo che il lavoro dei “Solidarity
Collectives” e di “ABC-Belarus” sia in alcun modo favorevole alla guerra o
sostenitore del militarismo di Stato»
Rispondiamo: Entrambi questi gruppi forniscono sostegno propagandistico,
finanziario e materiale ai soldati dell’esercito ucraino, impegnato in un
conflitto armato con la Russia. Perché i firmatari di questa dichiarazione si
rifiutano di riconoscere che l’esercito ucraino e i suoi soldati incarnano il
militarismo di Stato? Non esiste struttura più militarista di un esercito
statale. Perché queste persone rifiutano di ammettere che stanno sostenendo una
posizione favorevole alla guerra quando sostengono i soldati dell’esercito
statale impegnati in un conflitto armato? Si tratta di ipocrisia, manipolazione
politica o incapacità di comprendere il contesto? Si dichiarano contrari al
militarismo, ma quando i soldati disertano l’esercito ucraino o gli uomini in
Ucraina vengono arruolati con la forza, non mostrano alcuna solidarietà concreta
nei loro confronti. Si oppongono al militarismo della Russia, ma il militarismo
dell’Ucraina/NATO/UE è il loro principale alleato. Ci rifiutiamo di collaborare
con loro perché sostengono la cooperazione con l’imperialismo occidentale nella
sua guerra contro l’imperialismo russo. Tuttavia, non intendiamo nemmeno
prestare il fianco a chi collabora con l’imperialismo russo, perché non si
tratta di una strategia costruttiva che la classe operaia potrebbe usare
efficacemente contro l’imperialismo americano ed europeo. Rigettiamo ogni forma
di anti-imperialismo unilaterale. Combattiamo contro tutti gli Stati e i blocchi
imperialisti.
L’elenco dei nomi e dei titoli riportati nella dichiarazione è molto lungo, ma
ciò non significa che sia significativo. I gruppi socialmente rivoluzionari non
misurano la qualità della pratica in base a criteri quantitativi. Il numero di
firme apposte sotto una dichiarazione manipolatoria e ingannevole non ne aumenta
il valore. Nemmeno la più grande somma di gruppi socialmente reazionari e
favorevoli alla guerra potrà mai dare origine a una pratica anarchica
rivoluzionaria.
Tra i firmatari della suddetta dichiarazione figurano diversi personaggi
menzogneri, manipolatori, aggressori, collaboratori dell’estrema destra(7) e
pericolosi divulgatori di dati personali e nazionalisti(8). Gruppi come
Solidarity Collectives e ABC-Belarus si screditano pubblicamente dichiarando di
mantenere contatti con questi soggetti controversi. Se esprimono preoccupazione
per il fatto che gli anarchici non vogliono cooperare con loro, questo è in
realtà un segnale positivo. Mentre i sostenitori di sinistra del militarismo
stanno perdendo consensi, la tendenza anarchica rivoluzionaria sta acquisendo
l’energia necessaria.
Alcuni anarchici dell’Europa centrale, dell’Europa orientale e dei Balcani
anarchist_voices@riseup.net
Note:
(1)
Circa 250.000 coscritti hanno lasciato la Russia per evitare di essere arruolati
e mandati a combattere in Ucraina, mentre più di 300.000 ucraini hanno lasciato
il Paese. Inoltre, solo nel 2024, il Ministero della Guerra russo ha registrato
50.500 casi di diserzione e di abbandono non autorizzato di un’unità in un
esercito in guerra.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
L’11 ottobre, la deputata filopresidenziale Mariana Bezuhla ha dichiarato che il
numero di militari che hanno abbandonato l’esercito ucraino era pari al numero
totale di militari presenti prima dell’invasione russa su larga scala nel 2022.
Pochi giorni dopo, sono state pubblicate le statistiche sulla criminalità che
mostrano come il numero dei militari fuggiti sia raddoppiato rispetto ai primi
due anni e mezzo di guerra. In totale, durante la guerra, sono stati avviati
quasi 290.000 procedimenti penali per “SZCh” e diserzione. Da gennaio 2022 a
settembre 2024, i casi sono stati quasi 90.000. Ciò significa che solo
nell’ultimo anno ne sono stati aperti altri 200.000. È importante sottolineare
che non stiamo parlando del numero di persone fuggite, ma solo del numero di
casi penali registrati.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Smentiamo le menzogne diffuse sul conto di AMI.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] Da Vinnytsia a Berlino.
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось.
https://aitrus.info/node/6243
– Risposta dei cosiddetti “anarco-putinisti”, alcuni partecipanti al congresso
contro la guerra di Praga, maggio 2024.
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– Gli “anarchici” che dimenticano i principi. Dichiarazione di KRAS-IWA.
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Attacco contro un militante anarchico.
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– Non mi lascerò intimidire.
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– “Make Tattoo Not War” è stato cancellato // Akce Make Tattoo Not War je
zrušena.
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– La sinistra del capitale sta sabotando il movimento anarchico: reagiamo!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
– Collaborazione degli anarchici favorevoli alla guerra con l’estrema destra. Le
maschere sono cadute, o il fallimento del mito della “resistenza
antiautoritaria”.
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– La dittatura nazionale è l’obiettivo degli anarchici irriducibili?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Miti e verità sui nemici dei nostri nemici.
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Ecco alcune immagini riprese dalla testa di un corteo a Bruxelles,
co-organizzato da uno dei firmatari ufficiali di questo appello: l’Anarchist
Collective Antwerp (Belgio). https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
--------------------------------------------------------------------------------
Traduzioni in varie lingue/Translations in various languages:
Response to the pro-war left’s “petition”
/ English / Ελληνικά / Românesc / Magyarul / Česky / Slovensky / yкраїнський /
Русский / Español / Português / Français / Italiano / Dutch / Viimeistele /
Deutsch /
A statement in support of Solidarity Collectives and ABC-Belarus has been
published on the internet, signed by a number of groups and individuals.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
We are publishing our response, which is not, however, a dialogue with these
open and covert supporters of militarism. We simply want to share our analysis
publicly and strengthen the connection between people with an anti-militarist
and revolutionary defeatist perspective.
(note: Other language versions will be published below this statement!)
The statement to which we are responding was written by supporters of the war,
who reproduce a binary narrative for this purpose: empathetic and supportive
Eastern European anarchists versus arrogant and unsupportive anarchists from
Western Europe. This narrative is false and manipulative. Those who share this
narrative refuse to acknowledge that criticism of pro-war projects such as
Solidarity Collectives and ABC (Belarus) also exists within the anarchist milieu
in Eastern Europe. The signatories of the statement ignore this anti-militarist
tendency in their narrative or lie when they claim that these are Putinists or
pro-Russian propagandists. They repeatedly claim that the “Eastern European
voice” is overlooked in Western Europe, while they themselves overlook
anti-militarist and anti-war voices from Eastern European regions. It should be
added that these overlooked voices also come from a relatively large number of
people directly from the war zone. By this we mean not only anarchist
collectives, but also other working-class people who refuse to support the war
efforts of “their” and neighboring states. Let’s look at how many people have
deserted from the Russian and Ukrainian armies and how many people in both
countries are avoiding mobilization(1). Hundreds of thousands of people are
ignored by this “radical left” that tells us it represents the voices of Eastern
Europe and fights against the arrogance of the West. Their binary narrative is
hypocritical. The contradiction is not between anarchists from the West and
those from the East. There is only a contradiction between the revolutionary and
counterrevolutionary tendencies, which exist in all regions.
We quote from their statement: “They are writing various kinds of “statements”
condemning work in support of Ukrainian resistance to the Russian invasion.”
We respond: We do not condemn resistance to the Russian invasion. We are not
even opposed to armed struggle, as long as it does not replicate militaristic
logic and is directed against states and their armies. However, we reject the
strategy of conventional warfare and militaristic forms of struggle. From an
anarchist perspective, resistance to the aggressive policies of one state (e.g.,
Russia) should not be a practical service in the defense of another state (e.g.,
Ukraine). We support autonomous resistance against Putinism and Russian
imperialism, but also against the Zelensky regime and EU/NATO imperialism. This
is anarchist resistance against war.
We quote from their statement: “We believe in the need for dialogue on
controversial issues.”
We respond: They have long presented themselves as “experts in monologue”, but
suddenly they pretend to be interested in dialogue. This is not at all
convincing. People who deliberately avoid face-to-face dialogue, slander
anarchists(2), engage in dangerous doxxing(3), and are verbally and physically
aggressive(4) are collaborating on these projects. Some signatories also
pressure other groups to prevent anti-militarists from attending anarchist
events(5) or directly participate in sabotaging anti-militarist activities(6).
We believe that the call for dialogue is a manipulative political calculation in
this context. They want to gain spaces in which they will receive money and
resources for soldiers. We believe that they do not want to listen to criticism
from their opponents and discuss controversial issues. Anarchists have
repeatedly expressed critical analysis of their militaristic and pro-war
tendencies in the past. There has been no self-reflection or acknowledgment of
mistakes. So why insist on dialogue with them? It cannot be a constructive
process.
We quote from their statement: “We do not consider the work of the “Solidarity
Collectives” and “ABC-Belarus” to be in any way pro-war or supportive of state
militarism.”
We respond: Both of these groups provide propaganda, financial, and material
support to the soldiers of the Ukrainian army, which is at war with Russia. Why
do the signatories of this statement refuse to acknowledge that the Ukrainian
army and its soldiers are the embodiment of state militarism? There is no
structure more militaristic than a state army. Why do these people refuse to
acknowledge that they are defending a pro-war position when they support
soldiers of the state army involved in the war? Is it insincerity, political
manipulation, or do they fail to understand the basic context? They claim to be
against militarism, but when soldiers desert the Ukrainian army or men in
Ukraine are forcibly mobilized, they do not show practical solidarity with these
people. They object to Russia’s militarism, but the militarism of
Ukraine/NATO/EU is their main ally. We refuse to cooperate with them because
they advocate cooperation with Western imperialism in its war against Russian
imperialism. However, we also do not cooperate with those who cooperate with
Russian imperialism, because this is not a constructive strategy that the
working class could effectively use against American and European imperialism.
We reject all one-sided anti-imperialism. We fight against all imperialist
states and blocs.
The list of names and titles under the declaration is very long, but that does
not mean it is significant. Socially revolutionary groups do not evaluate the
quality of practice by quantitative measures. The number of signatures under a
manipulative and deceitful statement does not make it a valuable document. Not
even the biggest sum of socially reactionary and pro-war groups can never give
rise to revolutionary anarchist practice.
The list of signatories to the aforementioned statement includes quite a few
liars, manipulators, aggressors, collaborators with the far right(7), as well as
dangerous doxxers and nationalists(8). Groups such as Solidarity Collectives and
ABC – Belarus discredit themselves by publicly declaring that they maintain
contact with these controversial individuals. If they express concern that
anarchists do not want to cooperate with them, this is actually a positive sign.
While left-wing supporters of militarism are losing support, the revolutionary
anarchist tendency is gaining the necessary energy.
– Some anarchists from Central Europe, Eastern Europe, and the Balkans
anarchist_voices@riseup.net
NOTES:
(1)
Around 250,000 conscripts left Russia to avoid being forced to fight in the war,
and more than 300,000 fled Ukraine. Moreover, in 2024 alone, the Russian war
Ministry recorded 50,500 cases of desertion and unauthorized abandonment of a
unit in a warring army.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Pro-presidential MP Mariana Bezuhla stated on October 11 that the number of
personnel who fled the Ukrainian army equaled the total number of personnel that
there was before the full-scale Russian invasion in 2022. A few days later,
crime statistics emerged, showing that twice as many military servicemen had
escaped this year than in the first two and a half years of the war. In total,
nearly 290,000 criminal cases for SZCh and desertion were opened during the war.
From January 2022 to September 2024, there were nearly 90,000 cases. This means
that over the past year alone, an additional 200,000 were opened. It is
important to underscore that we are not talking about the number of fugitive
persons, but only about the number of registered criminal cases.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– We refute the lies being spread about AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from
the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Attack against an anarchist militant
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
I will not be intimidated
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
– Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the
fail of the “anti-authoritarian resistance” myth
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Myths and the truth about the enemies of our enemies
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Here is some footage from the head of a demonstration in Brussels which was
co-organized by one of the official signatories of this appeal, Anarchist
Collective Antwerp (Belgium)
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
In English the slogans which were marched behind are “Glory to the Nation! Death
to its enemies!” and “Ukraine above all!” (adopted from ‘Deutschland uber
alles!”). So yeah, it must be a complete mystery as to why these groups are
having so much trouble spreading their ideas at anarchist events…
/ Ελληνικά /
Απάντηση στην «φιλοπόλεμη» αριστερά και την πρόσφατη «έκκλησή» της
Δημοσιεύτηκε πρόσφατα στο διαδίκτυο μια δήλωση υπέρ των Solidarity Collectives
και του ABC–Belarus, υπογεγραμμένη από διάφορες ομάδες και άτομα:
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/.
Παραθέτουμε την απάντησή μας, η οποία δεν συνιστά διάλογο με ανοιχτούς ή
καλυμμένους υποστηρικτές του μιλιταρισμού. Θέλουμε απλώς να κοινοποιήσουμε
δημόσια την ανάλυσή μας και να ενισχύσουμε τη σύνδεση μεταξύ ανθρώπων με
αντιμιλιταριστική και επαναστατική ντεφαιτιστική προοπτική.
(Σημείωση: Μεταφράσεις σε άλλες γλώσσες θα προστεθούν κάτω από αυτή τη δήλωση!)
Η δήλωση στην οποία απαντάμε έχει γραφτεί από υποστηρικτές του πολέμου, οι
οποίοι επιστρατεύουν γι’ αυτόν τον σκοπό μια μανιχαϊστική αφήγηση: ευαίσθητοι
και αλληλέγγυοι αναρχικοί από την Ανατολική Ευρώπη απέναντι σε αλαζονικούς και
αδιάφορους αναρχικούς της Δυτικής Ευρώπης. Πρόκειται για αφήγηση ψευδεπίγραφη
και χειριστική. Όσοι την αναπαράγουν αρνούνται να αναγνωρίσουν ότι η κριτική στα
φιλοπόλεμα εγχειρήματα, όπως το Solidarity Collectives και το ABC–Belarus,
υπάρχει και μέσα στον αναρχικό χώρο της Ανατολικής Ευρώπης. Οι υπογράφοντες
αποκρύπτουν πλήρως αυτή την αντιπολεμική τάση ή ψευδολογούν όταν ισχυρίζονται
ότι πρόκειται για «πουτινιστές» ή «φιλορωσική προπαγάνδα». Επαναλαμβάνουν ότι η
«ανατολικοευρωπαϊκή φωνή» αγνοείται στη Δύση, ενώ οι ίδιοι αποσιωπούν τις
αντιμιλιταριστικές και αντιπολεμικές φωνές από τις ίδιες αυτές περιοχές.
Πρέπει επίσης να τονιστεί ότι αυτές οι παραγνωρισμένες φωνές προέρχονται και από
έναν σημαντικό αριθμό ανθρώπων που βρίσκονται κυριολεκτικά μέσα στη ζώνη του
πολέμου. Και δεν μιλάμε μόνο για αναρχικές συλλογικότητες, αλλά για εργαζόμενους
και εργαζόμενες που αρνούνται να στηρίξουν τις πολεμικές προσπάθειες «του δικού
τους» ή του γειτονικού κράτους. Ας αναρωτηθούμε πόσοι έχουν λιποτακτήσει από
τους ρωσικούς και ουκρανικούς στρατούς ή πόσοι αποφεύγουν τη στρατολόγηση(1).
Εκατοντάδες χιλιάδες άνθρωποι αγνοούνται από αυτήν την «ριζοσπαστική αριστερά»,
η οποία διακηρύσσει ότι εκφράζει τις φωνές της Ανατολικής Ευρώπης και ότι
μάχεται την αλαζονεία της Δύσης. Η μανιχαϊστική τους αφήγηση είναι απολύτως
υποκριτική. Η αντίθεση δεν είναι μεταξύ αναρχικών της Δύσης και της Ανατολής· η
μόνη πραγματική αντίθεση είναι μεταξύ επαναστατικών και αντεπαναστατικών τάσεων,
που υπάρχουν παντού.
Παραθέτουμε από τη δήλωσή τους: «Γράφουν διάφορες “δηλώσεις” που καταδικάζουν
την υποστήριξη στην ουκρανική αντίσταση απέναντι στη ρωσική εισβολή.»
Απαντάμε: Δεν καταδικάζουμε την αντίσταση στη ρωσική εισβολή. Δεν είμαστε καν
αντίθετοι στον ένοπλο αγώνα, εφόσον δεν αναπαράγει τη λογική του μιλιταρισμού
και στρέφεται ενάντια στα κράτη και στους στρατούς τους. Απορρίπτουμε όμως τη
στρατηγική του συμβατικού πολέμου και τις μιλιταριστικές μορφές σύγκρουσης. Από
αναρχική σκοπιά, η αντίσταση στις επιθετικές πολιτικές ενός κράτους (π.χ. της
Ρωσίας) δεν μπορεί να μετατρέπεται σε πρακτική υπεράσπιση ενός άλλου κράτους
(π.χ. της Ουκρανίας).
Υποστηρίζουμε την αυτόνομη αντίσταση απέναντι στον πουτινισμό και τον ρωσικό
ιμπεριαλισμό, αλλά και απέναντι στο καθεστώς Ζελένσκι και τον ιμπεριαλισμό της
ΕΕ/ΝΑΤΟ. Αυτό σημαίνει αναρχική αντίσταση στον πόλεμο.
Στο σημείο από τη δήλωσή τους: «Πιστεύουμε στην ανάγκη διαλόγου γύρω από
αμφιλεγόμενα ζητήματα.»
Απαντάμε: Οι εδώ και χρόνια «ειδικοί του μονολόγου» προσποιούνται ξαφνικά ότι
ενδιαφέρονται για διάλογο. Δεν πείθουν κανέναν. Στα συγκεκριμένα εγχειρήματα
συμμετέχουν άνθρωποι που αποφεύγουν τον διά ζώσης διάλογο, συκοφαντούν
αναρχικούς(2), προβαίνουν σε επικίνδυνο doxxing(3) και ασκούν λεκτική και
σωματική βία(4). Μερικοί από τους υπογράφοντες πιέζουν συλλογικότητες να
αποκλείσουν αντιμιλιταριστές από αναρχικές διοργανώσεις(5) ή συμμετέχουν άμεσα
στη δολιοφθορά αντιμιλιταριστικών πρωτοβουλιών(6). Ο «διάλογος» που επικαλούνται
είναι καθαρά εργαλειακός: θέλουν χώρους όπου θα εξασφαλίζουν χρήματα και πόρους
για στρατιώτες. Δεν έχουν δείξει καμία διάθεση να ακούσουν κριτική. Η κριτική
στους μιλιταριστικούς και φιλοπολεμικούς προσανατολισμούς τους έχει διατυπωθεί
ξανά και ξανά από αναρχικούς. Δεν υπάρχει καμία αυτοκριτική, καμία αναγνώριση
λαθών. Γιατί λοιπόν να επιμείνει κανείς σε διάλογο; Δεν θα ήταν ούτε παραγωγικός
ούτε ειλικρινής.
Σε ένα ακόμα σημείο από τη δήλωσή τους: «Δεν θεωρούμε ότι το έργο των
‘Solidarity Collectives’ και ‘ABC–Belarus’ είναι με οποιονδήποτε τρόπο υπέρ του
πολέμου ή υποστηρικτικό του κρατικού μιλιταρισμού.»
Απαντάμε: Και οι δύο ομάδες παρέχουν προπαγανδιστική, οικονομική και υλική
στήριξη σε στρατιώτες του ουκρανικού στρατού, ο οποίος διεξάγει πόλεμο με τη
Ρωσία. Γιατί αρνούνται οι υπογράφοντες να αναγνωρίσουν ότι ο ουκρανικός στρατός
και το προσωπικό του είναι η ίδια η υλική μορφή του κρατικού μιλιταρισμού; Δεν
υπάρχει πιο ολοκληρωμένη μιλιταριστική δομή από έναν κρατικό στρατό. Γιατί
αρνούνται να παραδεχτούν ότι υπερασπίζονται μια φιλοπόλεμη θέση, όταν στηρίζουν
στρατιώτες μιας κρατικής πολεμικής μηχανής; Πρόκειται για ασυνέπεια, πολιτικό
χειρισμό ή αδυναμία κατανόησης των βασικών συνθηκών; Ισχυρίζονται ότι
αντιτίθενται στον μιλιταρισμό, αλλά όταν στρατιώτες λιποτακτούν από τον
ουκρανικό στρατό ή όταν άνδρες στην Ουκρανία υφίστανται αναγκαστική
στρατολόγηση, δεν δείχνουν καμία έμπρακτη αλληλεγγύη. Καταγγέλλουν τον ρωσικό
μιλιταρισμό, αλλά ο μιλιταρισμός της Ουκρανίας/ΝΑΤΟ/ΕΕ είναι ο βασικός τους
σύμμαχος.Αρνούμαστε να συνεργαστούμε μαζί τους επειδή προωθούν μια στρατηγική
που καταλήγει σε συμπόρευση με τον δυτικό ιμπεριαλισμό ενάντια στον ρωσικό. Αλλά
δεν συνεργαζόμαστε ούτε με όσους συμπλέουν με τον ρωσικό ιμπεριαλισμό. Καμία από
αυτές τις επιλογές δεν συνιστά αποτελεσματική στρατηγική για την εργατική τάξη
απέναντι στον αμερικανικό και ευρωπαϊκό ιμπεριαλισμό. Απορρίπτουμε οποιονδήποτε
μονομερή «αντιιμπεριαλισμό». Ο αγώνας μας στρέφεται ενάντια σε όλα τα
ιμπεριαλιστικά κράτη και μπλοκ.
Η μακριά λίστα ονομάτων κάτω από τη δήλωσή τους δεν σημαίνει τίποτα. Οι
κοινωνικά επαναστατικές ομάδες δεν αξιολογούν την ποιότητα της πρακτικής με
ποσοτικά κριτήρια. Ο αριθμός υπογραφών κάτω από μια χειριστική και παραπλανητική
δήλωση δεν την καθιστά πολύτιμη. Καμία συσσώρευση κοινωνικά αντιδραστικών και
φιλοπολεμικών ομάδων δεν μπορεί να γεννήσει επαναστατική αναρχική πρακτική.
Ανάμεσα στους υπογράφοντες εντοπίζονται ψεύτες, χειριστικοί, επιθετικοί,
άνθρωποι που συνεργάζονται με την άκρα δεξιά(7), επικίνδυνοι doxxers και
εθνικιστές(8). Οι Solidarity Collectives και το ABC–Belarus εκτίθενται δημόσια
όταν δηλώνουν ότι διατηρούν επαφές με τέτοια πρόσωπα. Αν ανησυχούν που αναρχικές
ομάδες δεν θέλουν να συνεργαστούν μαζί τους, αυτό είναι στην πραγματικότητα
θετικό σημάδι. Όσο οι φιλοπόλεμοι της αριστεράς χάνουν στήριξη, η επαναστατική
αναρχική τάση αποκτά την απαραίτητη ενέργεια.
– Μερικοί αναρχικοί από την Κεντρική Ευρώπη, την Ανατολική Ευρώπη και τα
Βαλκάνια
anarchist_voices@riseup.net
ΣΗΜΕΙΩΣΕΙΣ:
(1) Περίπου 250.000 στρατιώτες εγκατέλειψαν τη Ρωσία για να αποφύγουν να
αναγκαστούν να πολεμήσουν στον πόλεμο, και περισσότεροι από 300.000 εγκατέλειψαν
την Ουκρανία. Επιπλέον, μόνο το 2024, το ρωσικό Υπουργείο Πολέμου κατέγραψε
50.500 περιπτώσεις λιποταξίας και αυθαίρετης εγκατάλειψης μονάδας σε πολεμικό
στρατό.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Η φιλοπροεδρική βουλευτής Mariana Bezuhla δήλωσε στις 11 Οκτωβρίου ότι ο αριθμός
όσων εγκατέλειψαν τον ουκρανικό στρατό ισούται με το σύνολο του προσωπικού πριν
την πλήρη ρωσική εισβολή το 2022. Λίγες μέρες αργότερα, δημοσιεύθηκαν στατιστικά
στοιχεία, τα οποία έδειξαν ότι διπλάσιος αριθμός στρατιωτών είχε διαφύγει φέτος
σε σχέση με τα πρώτα δυόμισι χρόνια του πολέμου. Συνολικά, κατά τη διάρκεια του
πολέμου, άνοιξαν σχεδόν 290.000 ποινικές υποθέσεις για λιποταξία και μη
εξουσιοδοτημένη εγκατάλειψη μονάδας. Από τον Ιανουάριο του 2022 έως τον
Σεπτέμβριο του 2024, υπήρξαν σχεδόν 90.000 υποθέσεις. Αυτό σημαίνει ότι μόνο
κατά το τελευταίο έτος καταγράφτηκαν επιπλέον 200.000 υποθέσεις. Σημαντικό να
υπογραμμιστεί ότι δεν αναφερόμαστε στον αριθμό των φυγάδων, αλλά μόνο για τον
αριθμό των καταχωρημένων ποινικών υποθέσεων.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Αμφισβητούμε τα ψέματα που διαδίδονται για την AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] Από τη Βινίτσα στο Βερολίνο
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Η δυσφήμιση του Dubovik κατά КРАС : ακόμα περισσότερα ψέματα από ό,τι φαινόταν
https://aitrus.info/node/6243
– Απάντηση από τους λεγόμενους «αναρχο-πουτινιστές», από ορισμένους
συμμετέχοντες στο αντιπολεμικό συνέδριο της Πράγας, Μάιος 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– «Αναρχικοί» που ξεχνούν τις αρχές. Δήλωση της KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– «Για έναν ασφαλή χώρο χωρίς ρουφιάνους και τους συνεργούς τους».
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za–bezpecny–prostor–bez–praskacu–a–jejich–komplicu/
(4)
– Επίθεση εναντίον αναρχικού αγωνιστή
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– Δεν θα με εκφοβίσουν https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Γιατί δεν θα υπάρχει περίπτερο της AMI στο αναρχικό bookfair στο Brno
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Το Make Tattoo Not War ακυρώνεται // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– Η αριστερά του κεφαλαίου σαμποτάρει το αναρχικό κίνημα: ας αντισταθούμε!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
– Συνεργασία των φιλοπόλεμων αναρχικών με την ακροδεξιά. Οι μάσκες έπεσαν ή η
αποτυχία του μύθου της «αντιεξουσιαστικής αντίστασης»
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Είναι η εθνική δικτατορία ο στόχος των αδιάσπαστων αναρχικών;
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Μύθοι και αλήθεια για τους εχθρούς των εχθρών μας
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Στιγμιότυπα από πορεία στις Βρυξέλλες που συνδιοργάνωσε μια από τις υπογράφουσες
ομάδες, Anarchist Collective Antwerp (Βέλγιο):
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
Τα συνθήματα που φώναζαν οι διαδηλωτές στα αγγλικά ήταν «Δόξα στο Έθνος! Θάνατος
στους εχθρούς του!» και «Η Ουκρανία πάνω από όλα!» (από το «Deutschland uber
alles!»). Ναι, πρέπει να είναι ένα απόλυτο μυστήριο το γιατί αυτές οι ομάδες
έχουν τόση δυσκολία να διαδώσουν τις ιδέες τους σε αναρχικές εκδηλώσεις…
/ Românesc /
Răspuns la „petiția” stângii pro-război
O declarație în sprijinul Solidarity Collectives și ABC-Belarus a fost publicată
pe internet:, semnată de o serie de grupuri și indivizx.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
Publicăm răspunsul nostru, care nu este însă un dialog cu acești susținători
declarați sau ascunși ai militarismului. Dorim pur și simplu să împărtășim
public analiza noastră și să consolidăm legătura dintre persoanele cu o
perspectivă antimilitaristă și revoluționară defetistă.
[..]
Declarația la care răspundem a fost scrisă de susținători ai războiului, care
reproduc o narațiune binară în acest scop: anarhiștx din europa de est-empatici
și solidari versus anarhiștx din europa de vest-aroganți și nesolidari. Această
relatare este falsă și manipulatoare.
Cei care împărtășesc această narațiune refuză să recunoască faptul că o critică
a proiectelor pro-război precum Solidarity Collectives și ABC – Belarus, există
și în mediul anarhist din europa de est. Semnatarii declarației ignoră această
tendință antimilitaristă în relatarea lor sau mint când afirmă că aceștia sunt
putiniști sau propagandiști pro-ruși. Ei susțin în mod repetat că „vocea europei
de est” este ignorată în europa de vest, în timp ce ei înșiși ignoră vocile
antimilitariste și anti-război din regiunile europei de est.
Trebuie adăugat că aceste voci ignorate provin și de la un număr relativ mare de
persoane aflate direct în zona de război. Prin aceasta ne referim nu numai la
colectivele anarhiste, ci și la alte persoane din clasa muncitoare care refuză
să susțină eforturile de război ale statelor „lor” și ale statelor vecine. Să
privim la câți oameni au dezertat din armatele ruse și ucrainene și câți oameni
din ambele țări evită mobilizarea(1). Sute de mii de oameni sunt ignorați de
această „stângă radicală” care ne spune că reprezintă vocile europei de est și
luptă împotriva aroganței vestului/occidentului. Narațiunea lor binară este
ipocrită. Contradicția nu este între anarhiștix din est și cei din vest. Există
doar o contradicție între tendințele revoluționare și contrarevoluționare, care
există în toate regiunile.
Cităm din declarația lor: „[Se] scriu diverse tipuri de „declarații” prin care
[se] condamnă eforturile de sprijinire a rezistenței ucrainene împotriva
invaziei rusești.”
Răspundem: Nu condamnăm rezistența împotriva invaziei rusești. Nu ne opunem nici
măcar luptei armate, atâta timp cât aceasta nu reproduce logica militaristă și
este îndreptată împotriva statelor și armatelor lor. Cu toate acestea, respingem
strategia războiului convențional și formele militariste de luptă. Din
perspectiva anarhistă, rezistența față de politicile agresive ale unui stat
(e.g., rusia) nu ar trebui să fie un serviciu practic în apărarea unui alt stat
(e.g., ucraina). Susținem rezistența autonomă împotriva putinismului și
imperialismului rus, dar și împotriva regimului zelensky și imperialismului
ue/nato. Aceasta este rezistența anarhistă împotriva războiului.
Cităm din declarația lor: „Credem în necesitatea dialogului pe teme
controversate”.
Răspundem: Pentru mult timp s-au prezentat drept „experți în monolog”, dar brusc
pretind că sunt interesați de dialog. Acest lucru nu este deloc convingător.
Persoanele care evită în mod deliberat dialogul față în față, calomniază
anarhiștx(2), se angajează în activități periculoase de doxxing(3) și sunt
agresive verbal și/[sau] fizic(4) colaborează la aceste proiecte. Unii semnatari
exercită presiuni asupra altor grupuri pentru a împiedica antimilitaristii să
participe la evenimente anarhiste(5) sau participă direct la sabotarea
activităților antimilitariste(6). Considerăm că, în acest context, apelul la
dialog este o manevră politică manipulatoare. Se caută să se câștige arii în
care să primească bani și resurse pentru soldați. Credem că nu vor să asculte
criticile adversarilor lor și să discute probleme controversate. Anarhiștx au
exprimat în repetate rânduri analize critice ale tendințelor lor militariste și
pro-război din trecut. Nu a existat nicio auto-reflecție sau recunoaștere a
greșelilor. De ce ce să insistăm așadar asupra dialogului cu ei? Nu poate fi un
proces constructiv.
Cităm din declarația lor: „Nu considerăm că activitatea „Solidarity Collectives”
și „ABC-Belarus” este în vreun fel pro-război sau susține militarismul de stat”.
Răspundem: Ambele grupuri oferă sprijin propagandistic, financiar și material
soldaților armatei ucrainene, care se află în război cu rusia. De ce semnatarii
acestei declarații refuză să recunoască faptul că armata ucraineană și soldații
săi sunt întruchiparea militarismului de stat? Nu există structură mai
militaristă decât armata unui stat. De ce aceste persoane refuză să recunoască
că apără o poziție pro-război atunci când susțin soldații armatei statului
implicați în război? Este vorba de nesinceritate, manipulare politică sau de
faptul că nu se înțelege contextul de bază? Pretind că sunt împotriva
militarismului, dar când soldații dezertează din armata ucraineană sau bărbații
din Ucraina sunt mobilizați cu forța, nu manifestă solidaritate concretă cu
aceste persoane. Se opun militarismului rusiei, dar militarismul
ucrainei/nato/ue este principalul lor aliat. Refuzăm să cooperăm cu aceste
grupuri deoarece ele pledează pentru cooperarea cu imperialismul occidental în
războiul său împotriva imperialismului rus. Cu toate acestea, nu cooperăm nici
cu cei care conlucrează cu imperialismul rus, deoarece aceasta nu este o
strategie constructivă pe care clasa muncitoare ar putea-o utiliza în mod
eficient împotriva imperialismului american și european. Respingem orice formă
de antiimperialism unilateral. Luptăm împotriva tuturor statelor și blocurilor
imperialiste.
Lista numelor și titlurilor de sub declarație este foarte lungă, dar asta nu
înseamnă că este și semnificativă. Grupurile revoluționare sociale nu [iși]
evaluează calitatea practicii prin măsuri cantitative. Numărul de semnături de
sub o declarație manipulatoare și înșelătoare nu o face un document valoros.
Nici măcar cea mai mare sumă de grupuri social-reacționare și pro-război nu
poate da naștere unei practici anarhiste revoluționare.
Lista semnatarilor declarației menționate mai sus include destul de mulți oameni
nesinceri, manipulatori, agresori, colaboratori cu extrema dreaptă(7), precum și
doxxeri și naționaliști periculoși(8). Grupuri precum Solidarity Collectives și
ABC – Belarus se discreditează singure prin declarațiile publice potrivit cărora
mențin legătura cu aceste persoane controversate. Dacă își exprimă îngrijorarea
că anarhiștii nu vor să coopereze cu ele, acest lucru este de fapt un semn
pozitiv. În timp ce susținătorii de stânga ai militarismului pierd sprijinul,
tendința anarhistă revoluționară isi adună energia necesară.
– niste anarhiștx din europa centrală, europa de est și balcani
anarchist_voices@riseup.net
NOTE:
(1)
Aproximativ 250.000 de recruți au părăsit rusia pentru a evita să fie obligați
să lupte în război, iar peste 300.000 au fugit din ucraina. Mai mult, numai în
2024, ministerul războiului rus a înregistrat 50.500 de cazuri de dezertare și
abandon neautorizat al unei unități din armata beligerantă.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Deputata pro-prezidențială mariana bezuhla a declarat pe 11 octombrie că numărul
personalului care a fugit din armata ucraineană era egal cu numărul total al
personalului existent înainte de invazia rusă pe scară largă din 2022. Câteva
zile mai târziu, au apărut statistici privind criminalitatea, care arătau că în
acest an au fugit de două ori mai mulți militari decât în primii doi ani și
jumătate de război. În total, în timpul războiului au fost deschise aproape 290
000 de dosare penale pentru SZCh și dezertare. Din ianuarie 2022 până în
septembrie 2024, au fost înregistrate aproape 90 000 de cazuri. Aceasta înseamnă
că numai în ultimul an au fost deschise încă 200.000 de dosare. Este important
să subliniem că nu vorbim despre numărul de persoane fugare, ci numai despre
numărul de dosare penale înregistrate.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Respingem minciunile răspândite despre AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] De la Vinnytsia la Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Răspunsul așa-numiților „anarho-putiniști”, din partea unor participanți la
congresul anti-război de la Praga, mai 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– „Anarhiștii” care uită principiile. Declarație a KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Atac împotriva unui militant anarhist
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– I will not be intimidated
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
– Colaborarea anarhiștilor pro-război cu extrema dreaptă. Măștile au căzut, sau
eșecul mitului „rezistenței anti-autoritare”
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Este dictatura națională obiectivul anarhiștilor de neclintit?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Mituri și adevăruri despre dușmanii dușmanilor noștri
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Iată câteva imagini de la capul unei demonstrații din Bruxelles, co-organizată
de unul dintre semnatarii oficiali ai acestui apel, Anarchist Collective Antwerp
(Belgia)
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
În engleză, sloganurile scandate în timpul marșului sunt „Glorie națiunii!
Moarte dușmanilor ei!” și „Ucraina mai presus de toate!” (preluat din
„Deutschland uber alles!”). Da, trebuie să fie un mister de ce aceste grupuri au
atâtea probleme în a-și răspândi ideile la evenimentele anarhiste…
/ Magyarul /
Válasz a háborúpárti baloldal „petíciójára”
Az interneten megjelent egy nyilatkozat a Szolidaritási Kollektívák és az
ABC-Belarus támogatásáról, amelyet számos csoport és magánszemély aláírt.
(https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/)
Közzétesszük válaszunkat, amely azonban nem párbeszéd a militarizmus ezen nyílt
és burkolt támogatóival. Egyszerűen csak szeretnénk nyilvánosan megosztani
elemzésünket, és erősíteni a kapcsolatot az antimilitarista és forradalmi
defetista szemléletű emberek között.
[..]
Azt a nyilatkozatot, amelyre válaszolunk, a háború támogatói írták, akik erre a
célra egy bináris narratívát alkalmaznak: empatikus és támogató kelet-európai
anarchisták kontra arrogáns és támogatást nem nyújtó nyugat-európai anarchisták.
Ez a narratíva hamis és manipulatív. Azok, akik ezt a narratívát osztják, nem
hajlandók elismerni, hogy az olyan háborúpárti projektek kritikája, mint például
a Solidarity Collectives és az ABC-Belarus, a kelet-európai anarchista körökben
is létezik. A nyilatkozat aláírói narratívájukban figyelmen kívül hagyják ezt az
antimilitarista tendenciát, vagy hazudnak, amikor azt állítják, hogy ezek
putyinisták vagy oroszbarát propagandisták. Folyton azt állítják, hogy
Nyugat-Európában nem veszik figyelembe a „kelet-európai hangot”, miközben ők
maguk figyelmen kívül hagyják a kelet-európai régiók antimilitarista és
háborúellenes hangjait. Hozzá kell tenni, hogy ezek a figyelmen kívül hagyott
hangok viszonylag nagy számban közvetlenül a háborús övezetből érkeznek. Ez
alatt nemcsak anarchista kollektívákat értünk, hanem más munkásosztálybeli
embereket is, akik nem hajlandók támogatni „saját” államuk és a szomszédos
államok háborús erőfeszítéseit. Nézzük csak meg, hányan dezertáltak az orosz és
az ukrán hadseregből, és hányan kerülik el a mozgósítást mindkét országban(1)!
Ez a „radikális baloldal”, amely azt állítja, hogy Kelet-Európa hangját
képviseli és a Nyugat arroganciája ellen küzd, több százezer embert figyelmen
kívül hagy. Bináris narratívájuk képmutató. Az ellentmondás nem a nyugati és a
keleti anarchisták között van. Egyedül a forradalmi és ellenforradalmi
tendenciák között van ellentmondás, amelyek minden régióban jelen vannak.
Idézünk a nyilatkozatukból: „Különféle »nyilatkozatokat« írnak, amelyekben
elítélik az orosz invázióval szembeni ukrán ellenállás támogatását.”
Mi azt válaszoljuk: Nem ítéljük el az orosz invázióval szembeni ellenállást.
Ahogyan nem ellenezzük a fegyveres harcot sem, amennyiben az nem a militarista
logika másolásán alapul, és az államok és azok hadseregei ellen irányul.
Elutasítjuk azonban a hagyományos hadviselés stratégiáját és a militarista harci
formákat. Anarchista szemszögből nézve az egyik állam (pl. Oroszország)
agresszív politikájával szembeni ellenállás nem lehet egy másik állam (pl.
Ukrajna) védelmében tett gyakorlati szolgálat. Támogatjuk az autonóm ellenállást
a putyinizmus és az orosz imperializmus ellen, de ugyanúgy a Zelenszkij-rezsim
és az EU/NATO imperializmus ellen is. Ez a háborúval szembeni anarchista
ellenállás.
Idézünk a nyilatkozatukból: „Hiszünk a vitatott kérdésekről való párbeszéd
szükségességében.”
Mi azt válaszoljuk: Ők hosszú ideje úgy mutatják be magukat, mint akik
»szakértők a monológban«, erre most hirtelen úgy tesznek, mintha érdekelné őket
a párbeszéd. Ez egyáltalán nem meggyőző. Azok az emberek, akik szándékosan
kerülik a személyes párbeszédet, rágalmazzák az anarchistákat(2), veszélyes
doxolásban vesznek részt(3), valamint verbálisan és fizikailag agresszívek(4),
együttműködnek ezekben a projektekben. Néhány aláíró más csoportokat is nyomás
alá helyez, hogy megakadályozzák az antimilitaristák anarchista rendezvényeken
való részvételét(5), vagy közvetlenül részt vesznek antimilitarista
tevékenységek szabotálásában(6). Úgy véljük, ebben a kontextusban a párbeszédre
való felhívás manipulatív politikai számítás. Olyan tereket akarnak szerezni,
ahol pénzt és erőforrásokat szerezhetnek katonák számára. Úgy véljük, hogy ők
nem akarják meghallgatni ellenfeleik kritikáját, sem pedig megtárgyalni a vitás
kérdéseket. Az anarchisták a múltban többször is kritikus elemzést fogalmaztak
meg militarista és háborúpárti tendenciáikról. Nem történt önreflexió, ahogyan a
hibák elismerése sem. Akkor miért ragaszkodjunk a velük való párbeszédhez? Ez
nem lehet konstruktív folyamat.
Idézünk a nyilatkozatukból: „Mi nem tekintjük a »Solidarity Collectives« és az
»ABC-Belarus« munkáját semmilyen formában háborúpárti vagy az állami
militarizmust támogató tevékenységnek.”
Mi azt válaszoljuk: Mindkét csoport propaganda, pénzügyi és anyagi támogatást
nyújt az Oroszországgal háborúzó ukrán hadsereg katonáinak. Miért nem hajlandók
a nyilatkozat aláírói elismerni, hogy az ukrán hadsereg és katonái az állami
militarizmus megtestesítői? Nincs militaristább struktúra, mint egy állami
hadsereg. Miért nem hajlandók ezek az emberek elismerni, hogy háborúpárti
álláspontot képviselnek, amikor a háborúban részt vevő állami hadsereg katonáit
támogatják? Mindez kétszínűség, politikai manipuláció lenne részükről, vagy
egyszerűen nem értik az alapvető összefüggéseket? Azt állítják, hogy ellenzik a
militarizmust, de amikor katonák dezertálnak az ukrán hadseregből, vagy
Ukrajnában erőszakkal mozgósítják a férfiakat, nem mutatnak gyakorlati
szolidaritást ezekkel az emberekkel. Ellenzik Oroszország militarizmusát, de
Ukrajna/a NATO/az EU militarizmusa a fő szövetségesük. Nem vagyunk hajlandók
együttműködni velük, mert ők a nyugati imperializmus és az orosz imperializmus
közötti háborúban a nyugati imperializmussal való együttműködést támogatják.
Mindazonáltal nem kooperálunk azokkal sem, akik az orosz imperializmussal
működnek együtt, mert ez nem egy olyan konstruktív stratégia, amelyet a
munkásosztály hatékonyan alkalmazhatna az amerikai és európai imperializmus
ellen. Elutasítunk minden egyoldalú antiimperializmust. Mi minden imperialista
állammal és blokkal szemben harcolunk.
A nyilatkozat alatt szereplő nevek és címek listája igen hosszú, de ez nem
egyenértékű azzal, hogy jelentős is lenne. A társadalmi forradalmat szorgalmazó
csoportok nem mennyiségi mutatók alapján értékelik a gyakorlat minőségét. Egy
manipulatív és megtévesztő nyilatkozat alatt szereplő aláírások száma azt még
nem teszi értékes dokumentummá. A társadalmi reakció és a háború pártján álló
csoportok összessége soha nem idézhet elő forradalmi anarchista gyakorlatot.
A fent említett nyilatkozat aláíróinak listája jó néhány hazugot, manipulátort,
agresszort, szélsőjobboldallal kollaborálót(7), valamint veszélyes doxolókat és
nacionalistákat(8) tartalmaz. Az olyan csoportok, mint a Solidarity Collectives
és az ABC-Belarus, nyilvánosan kijelentve, hogy kapcsolatot tartanak fenn
ezekkel a vitatott személyekkel, hiteltelenné teszik magukat. Ha aggodalmukat
fejezik ki amiatt, hogy anarchisták nem akarnak velük együttműködni, ez
valójában pozitív jel. Míg a militarizmus baloldali támogatói veszítenek
támogatottságukból, a forradalmi anarchista tendencia egyre inkább megszerzi a
szükséges energiát.
– Néhány anarchista Közép-Európából, Kelet-Európából és a Balkánról
anarchist_voices@riseup.net
MEGJEGYZÉSEK:
(1)
Körülbelül 250.000 besorozott hagyta el Oroszországot, hogy elkerülje a
háborúban való kényszerű harcot, és több mint 300.000-en menekültek el
Ukrajnából. Ráadásul egyedül 2024-ben az orosz hadügyminisztérium 50.500
dezertálási és engedély nélküli egységelhagyási esetet regisztrált a hadviselő
hadseregnél.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Marjana Bezula elnökpárti parlamenti képviselő október 11-én kijelentette, hogy
az ukrán hadseregből dezertáltak száma megegyezik a 2022-es teljes körű orosz
invázió előtti személyi állomány teljes létszámával. Néhány nappal később
bűnügyi statisztikák jelentek meg, amelyekből kiderült, hogy idén kétszer annyi
katona szökött meg, mint a háború első két és fél évében. A háború alatt
összesen közel 290.000 büntetőeljárás indult engedély nélküli távollét és
dezertálás miatt. 2022 januárja és 2024 szeptembere között közel 90.000 ilyen
eset történt. Ez azt jelenti, hogy csak az elmúlt évben további 200.000 ügyet
indítottak. Fontos hangsúlyozni, hogy nem a szökésben lévő személyek számáról
beszélünk, hanem mindössze a nyilvántartásba vett büntetőügyek számáról.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– We refute the lies being spread about AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
(Magyarul: Vinnicjából Berlinbe – az „anarcho”-militaristák és háborús
propagandájuk ellen [konvulsismo]
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/08/09/vinnicjabol-berlinbe-az-anarcho-militaristak-es-haborus-propagandajuk-ellen-konvulsismo/
)
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from
the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Attack against an anarchist militant
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
(Magyarul: Barikád Kollektíva – Részeg Hajó: Támadás egy anarchista mozgalmár
ellen
https://reszeghajo.hu/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol-html-pdf-allomany/
)
– I will not be intimidated
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(Magyarul: Lukáš Borl: Nem lehet megfélemlíteni
https://reszeghajo.hu/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol-html-pdf-allomany/
)
(5)
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
– Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off or the
fail of the “anti-authoritarian resistance” myth
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Myths and the truth about the enemies of our enemies
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Íme néhány felvétel a brüsszeli tüntetés éléről, amelyet a felhívás egyik
hivatalos aláírója, az Anarchist Collective Antwerp (Belgium) szervezett.
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
Az angol nyelvű szlogenek, amelyekkel a tüntetők vonultak, a következők:
„Dicsőség a nemzetnek! Halál az ellenségeire!”, valamint „Ukrajna mindenek
felett!” (a „Deutschland über alles!” szlogenből átvéve). Nos tehát igen, teljes
rejtély, hogy ezek a csoportok miért küzdenek ennyire azzal, hogy anarchista
rendezvényeken terjesszék az eszméiket…
/ Česky /
Odpověď na “petici” proválečné levice
Na internetu bylo publikováno prohlášení na podporu Solidarity Collectives a
ABC-Belarus, které je podepsané řadou skupin a jednotlivců.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
Přinášíme naši reakci, která však není dialogem s těmito otevřenými a skrytými
zastánci militarismu. Chceme pouze veřejně sdílet naši analýzu a upevnit spojení
mezi lidmi s antimilitaristickou a revolučně defétistickou perspektivou.
(poznámka: Verze v jiných jazycích jsou zveřejněny pod tímto prohlášením!)
Prohlášení, na které reagujeme, bylo napsáno zastánci války, kteří za tímto
účelem reprodukují binární narativ: empatické a solidární anarchisty z východní
Evropy versus povýšenecké a nesolidární anarchisty ze západní Evropy. Tento
narativ je falešný a manipulativní. Ti, kdo ho sdílejí, například odmítají
uznat, že kritika proválečných projektů, jako jsou Solidarity Collectives a ABC
Belarus, existuje i v anarchistickém prostředí ve východní Evropě. Signatáři
prohlášení tuto antimilitaristickou tendenci ve svém narativu ignorují nebo
lžou, když tvrdí, že se jedná o putinisty nebo proruské propagandisty. Opakovaně
tvrdí, že “východoevropský hlas” je v západní Evropě přehlížen, zatímco oni sami
přehlížejí antimilitaristické a protiválečné hlasy z východoevropských regionů.
Je třeba dodat, že tyto přehlížené hlasy pocházejí také od relativně velkého
počtu lidí přímo z válečné zóny. Tím nemáme na mysli pouze anarchistické
kolektivy, ale také další lidi z dělnické třídy, kteří odmítají podporovat
válečné úsilí „svého” a sousedních států. Podívejme se, kolik lidí dezertovalo z
ruské a ukrajinské armády a kolik lidí se v obou zemích vyhýbá mobilizaci(1).
Stovky tisíc lidí jsou ignorovány touto „radikální levicí”, která nám tvrdí, že
zastupuje hlasy východní Evropy a bojuje proti povýšenectví Západu. Jejich
binární narativ je pokrytecký. Vážný rozpor není mezi anarchisty ze Západu a
těmi z Východu. Existuje pouze rozpor mezi revolučními a kontrarevolučními
tendencemi, které jsou přítomny ve všech regionech.
Citujeme z jejich prohlášení: “píší různá „prohlášení”, kde odsuzují práci
podporující odpor proti ruské invazi.”
Odpovídáme: Neodsuzujeme odpor proti ruské invazi. Nejsme ani proti ozbrojenému
boji, pokud nekopíruje militaristickou logiku a je namířen proti státům a jejich
armádám. Odmítáme však strategii konvenční války a militaristické formy boje. Z
anarchistického pohledu by odpor proti agresivní politice jednoho státu (např.
Ruska) neměl být praktickou službou na obranu jiného státu (např. Ukrajiny).
Podporujeme autonomní odpor proti putinismu a ruskému imperialismu, ale také
proti Zelenského režimu a imperialismu EU/NATO. To je anarchistický odpor proti
válce.
Citujeme z jejich prohlášení: “věříme v potřebu dialogu o kontroverzních
otázkách.”
Odpovídáme: Dlouho se prezentovali jako “experti na monolog”, ale najednou
předstírají, že mají zájem o dialog. To vůbec není přesvědčivé. Na těchto
projektech spolupracují lidé, kteří záměrně vyhýbají přímému dialogu, pomlouvají
anarchisty(2), zapojují se do nebezpečného doxxingu(3) a jsou verbálně i fyzicky
agresivní(4). Někteří signatáři také vyvíjejí tlak na jiné skupiny, aby
zabránili antimilitaristům účastnit se anarchistických akcí(5) nebo se přímo
podílejí na sabotování antimilitaristických aktivit(6). Věříme, že výzva k
dialogu je v tomto kontextu manipulativní politický kalkul. Chtějí získat
prostory, ve kterých budou dostávat peníze a zdroje pro vojáky. Domníváme se, že
nechtějí naslouchat kritice svých oponentů a diskutovat o kontroverzních
tématech. Anarchisté v minulosti opakovaně vyjádřili kritickou analýzu jejich
militaristických a proválečných tendencí. Nedošlo k žádné sebereflexi ani uznání
chyb. Proč tedy trvat na dialogu s nimi? Nemůže to být konstruktivní proces.
Citujeme z jejich prohlášení: “Nepovažujeme aktivity Solidarity Collectives a
ABC-Belarus žádným způsobem za „proválečné” nebo jakkoli podporující státní
militarismus.”
Odpovídáme: Obě tyto skupiny poskytují propagandistickou, finanční a materiální
podporu vojákům ukrajinské armády, která je ve válce s Ruskem. Proč signatáři
tohoto prohlášení odmítají uznat, že ukrajinská armáda a její vojáci jsou
ztělesněním státního militarismu? Neexistuje struktura, která by byla
militarističtější než státní armáda. Proč tito lidé odmítají uznat, že hájí
proválečné postoje, když podporují vojáky státní armády zapojené do války? Je to
neupřímnost, politická manipulace, nebo nechápou základní souvislosti? Tvrdí, že
jsou proti militarismu, ale když vojáci dezertují z ukrajinské armády nebo jsou
muži na Ukrajině násilně mobilizováni, neprojevují těmto lidem praktickou
solidaritu. Namítají proti ruskému militarismu, ale militarismus
Ukrajiny/NATO/EU je jejich hlavním spojencem. Odmítáme s nimi spolupracovat,
protože prosazují spolupráci se západním imperialismem ve válce proti ruskému
imperialismu. Nespolupracujeme ani s těmi, kteří spolupracují s ruským
imperialismem, protože to není konstruktivní strategie, kterou by dělnická třída
mohla účinně použít proti americkému a evropskému imperialismu. Odmítáme veškerý
jednostranný antiimperialismus. Bojujeme proti všem imperialistickým státům a
blokům.
Seznam jmen pod prohlášením je velmi dlouhý, což ale neznamená, že je to
významné. Sociálně revoluční skupiny nehodnotí kvalitu praxe kvantitativními
měřítky. Počet podpisů pod manipulativním a klamavým prohlášením z něj nedělá
hodnotný dokument. Ani největší součet sociálně reakčních a proválečných skupin
nikdy nemůže vést k revoluční anarchistické praxi.
Seznam signatářů zmíněného prohlášení zahrnuje poměrně mnoho lhářů,
manipulátorů, agresorů, spolupracovníků s krajní pravicí(7), stejně jako
nebezpečných doxxerů a nacionalistů(8). Skupiny jako Solidarity Collectives a
ABC – Belarus se diskreditují tím, že veřejně prohlašují, že udržují kontakt s
těmito kontroverzními osobami. Pokud vyjadřují obavy, že anarchisté s nimi
nechtějí spolupracovat, je to ve skutečnosti pozitivní znamení. Zatímco levicoví
příznivci militarismu ztrácejí podporu, revoluční anarchistické hnutí získává
potřebnou energii.
– Někteří anarchisté ze střední Evropy, východní Evropy a Balkánu
anarchist_voices@riseup.net
POZNÁMKY:
(1)
Zhruba 250 000 branců opustilo Rusko, aby se vyhnuli nucené účasti ve válce, a
více než 300 000 uprchlo z Ukrajiny. Navíc jen v roce 2024 zaznamenalo ruské
ministerstvo války 50 500 případů dezertérství a neoprávněného opuštění jednotky
ve válčící armádě.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/rozhovor-s-anarchosyndikalisty-z-ruska-o-mobilizaci-a-represich/
Proprezidentská poslankyně Mariana Bezuhla 11. října prohlásila, že počet osob,
které dezertovaly z ukrajinské armády, se rovná celkovému počtu osob, které v ní
sloužily před plnohodnotnou ruskou invazí v roce 2022. O několik dní později se
objevily statistiky, které ukazují, že letos uprchlo dvakrát více vojáků než za
první dva a půl roku války. Celkem bylo během války zahájeno téměř 290 000
trestních řízení za SZCh a dezerci. Od ledna 2022 do září 2024 bylo zaznamenáno
téměř 90 000 případů. To znamená, že jen za poslední rok bylo zahájeno dalších
200 000 řízení. Je důležité zdůraznit, že nemluvíme o počtu uprchlých osob, ale
pouze o počtu registrovaných trestních řízení.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Dubovikova pomluva na adresu KRAS: ještě více lží, než se zdálo –
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/09/29/dubovikova-pomluva-na-adresu-kras-jeste-vice-lzi-nez-se-zdalo/
– Vyvracíme lži, které se šíří o AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/11/vyvracime-lzi-ktere-se-siri-o-ami/
– [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants
from the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– “Anarchisté”, kteří zapomínají na zásady: Prohlášení KRAS-IWA
https://kronika.noblogs.org/post/2022/06/27/anarchiste-kteri-zapominaji-na-zasady-prohlaseni-kras-iwa/
– “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Útok na anarchistického militanta
https://lukasborl.noblogs.org/utok-na-anarchistickeho-militanta/
– Nenechám se zastrašit
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/02/13/nenecham-se-zastrasit-lukas-borl/
(5)
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– Levice kapitálu sabotuje anarchistické hnutí: Braňme se!
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/06/27/levice-kapitalu-sabotuje-anarchisticke-hnuti-branme-se/
(7)
– Spolupráce pro-válečných anarchistů*ek s krajní pravicí. Masky jsou pryč aneb
selhání mýtu o „antiautoritářském odporu”
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/09/29/spoluprace-pro-valecnych-anarchistu-s-krajni-pravici-masky-jsou-pryc-aneb-selhani-mytu-o-antiautoritarskem-odporu/
– Je národní diktatura cílem nezlomných anarchistů?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/je-narodni-diktatura-cilem-nezlomnych-anarchistu/
– Mýty a pravda o nepřátelích našich nepřátel
https://lukasborl.noblogs.org/nepratele-nasich-nepratalel-z-blizka/
(8)
Zde je několik záběrů z čela demonstrace v Bruselu, kterou spolupořádal jeden z
oficiálních signatářů této výzvy, Anarchist Collective Antwerp (Belgie).
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
Slogany, za kterými pochodovali se dají přeložit jako, „Sláva národu! Smrt jeho
nepřátelům!” a „Ukrajina nade vše!” (převzato z „Deutschland über alles!”).
Takže ano, musí být naprostou záhadou, proč mají tyto skupiny takové potíže s
šířením svých myšlenek na anarchistických akcích…
/ Slovensky /
Odpoveď na “petíciu” pro-vojnovej ľavice
Na internete bolo publikované prehlásenie na podporu Solidarity Collectives a
ABC-Belarus, ktoré je podpísané množstvom skupín a jednotlivcov.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
Prinášame našu reakciu, ktorá však nie je dialógom s týmito otvorenými a
skrytými zástancami militarizmu. Chceme len verejne zdieľať našu analýzu a
upevniť spojenie medzi ľuďmi s antimilitaristickou a revolučne defetistickou
perspektívou.
(poznámka: Verzie v ďalších jazykoch sú zverejnené pod týmto prehlásením!)
Prehlásenie, na ktoré reagujeme, bolo napísané zástancami vojny, ktorý za týmto
účelom reprodukujú binárny naratív: empatický a solidárny anarchisti z východnej
Európy verzus povýšenecký a nesolidárny anarchisti zo západnej Európy. Tento
naratív je falošný a manipulatívny. Tí, ktorí ho zdieľajú, napríklad odmietajú
uznať, že kritika pro-vojenských projektov, ako sú Solidarity Collectives a ABC
Belarus, existuje i v anarchistickom prostredí vo východnej Európe. Signatári
prehlásenia túto antimilitaristickú tendenciu vo svojom naratíve ignorujú alebo
klamú, keď tvrdia, že se jedná o putinistov alebo pro-ruských propagandistov.
Opakovane tvrdia, že “východoeurópský hlas” je v západnej Európe prehliadaný,
zatiaľčo oni sami prehliadajú antimilitaristické a protivojnové hlasy z
východoeurópskych regiónov. Je treba dodať, že tieto prehliadané hlasy
pochádzajú od relatívne veľkého počtu ľudí priamo z vojnovej zóny. Tým nemáme na
mysli len anarchistické kolektívy, ale taktiež ďalší ľudia z pracujúcej triedy,
ktorý odmietajú podporovať vojenské úsilie „svojho” a susedných štátov. Pozrime
sa, koľko ľudí dezertovalo z ruskej a ukrajinskej armády a koľko ľudí sa v oboch
krajinách vyhýba mobilizácii(1). Stovky tisíc ľudí sú ignorovaných tejto
„radikálnej ľavici”, ktorá nám tvrdí, že zastupuje hlasy východnej Európy a
bojuje proti povýšenectvu Západu. Ich binárny naratív je pokrytecký. Vážny
rozpor nie je medzi anarchistami zo Západu a tými z Východu. Existuje iba rozpor
medzi revolučnými a kontrarevolučnými tendenciami, ktoré sú prítomné vo všetkých
regiónoch.
Citujeme z ich prehlásenia: “píšu rôzne „prehlásenia”, kde odcudzujú prácu
podporujúcu odpor proti ruskej invázii.”
Odpovedáme: Neodcudzujeme odpor proti ruskej invázii. Nie sme ani proti
ozbrojenému boju, pokiaľ nekopíruje militaristickú logiku a je namierený proti
štátom a ich armádam. Odmietame však stratégiu konvenčnej vojny a militaristické
formy boja. Z anarchistického pohľadu by odpor proti agresívnej politike jedného
štátu (napr. Ruska) nemal byť praktickou službou na obranu iného štátu (napr.
Ukrajiny). Podporujeme autonómny odpor proti putinizmu a ruskému imperializmu,
ale taktiež proti Zelenského režimu a imperializmu EU/NATO. To je anarchistický
odpor proti vojne.
Citujeme z ich prehlásenia: “veríme v potrebu dialógu o kontroverzných
otázkach.”
Odpovedáme: Dlho sa prezentovali ako “experti na monológ”, ale zrazu
predstierajú, že majú záujem o dialóg. To vôbec nie je presvedčivé. Na týchto
projektoch spolupracujú ľudia, ktorý sa zámerne vyhýbajú priamemu dialógu,
ohovárajú anarchistov(2), zapájajú sa do nebezpečného doxxingu(3) a sú verbálne
i fyzicky agresívny(4). Niektorí signatári taktiež vyvíjajú tlak na iné skupiny,
aby zabránili antimilitaristom účastniť sa anarchistických akcií(5) alebo sa
priamo podieľajú na sabotovanie antimilitaristických aktivít(6). Veríme, že
výzva k dialógu je v tomto kontextu manipulatívny politický kalkul. Chcú získať
priestory, v ktorých budú dostávať peniaze a zdroje pre vojakov. Domnievame sa,
že nechcú naslúchať kritike svojich oponentov a diskutovať o kontroverzných
témach. Anarchisti v minulosti opakovane vyjadrili kritickú analýzu ich
militaristických a pro-vojenských tendencií. Nedošlo k žiadnej sebareflexii ani
uznanie chýb. Prečo potom trvať na dialógu s nimi? Nemôže to byť konštruktívny
proces.
Citujeme z ich prehlásenia: “Nepovažujeme aktivity Solidarity Collectives a
ABC-Belarus žiadnym spôsobom za „pro-vojenský” alebo akokoľvek podporujúci
štátny militarizmus.”
Odpovedáme: Obe tieto skupiny poskytujú propagandistickú, finančnú a materiálnu
podporu vojakom ukrajinskej armády, ktorá je vo vojne s Ruskom. Prečo signatári
tohoto prehlásenia odmietajú uznať, že ukrajinská armáda a ich vojaci sú
stelesneným štátneho militarizmu? Neexistuje štruktúra, ktorá by bola
militaristickejšia ako štátna armáda. Prečo títo ľudia odmietajú uznať, že
obhajujú pro-vojenské postoje, keď podporujú vojakov štátnej armády zapojených
do vojny? Je to neúprimnosť, politická manipulácia, alebo nechápu základne
súvislosti? Tvrdia, že sú proti militarizmu, ale keď vojaci dezertujú z
ukrajinskej armády alebo sú muži na Ukrajine násilne mobilizovaný, neprejavujú
týmto ľuďom praktickú solidaritu. Namietajú proti ruskému militarizmu, ale
militarizmus Ukrajiny/NATO/EU je ich hlavným spojencom. Odmietame s nimi
spolupracovať, pretože presadzujú spoluprácu so západným imperializmom vo vojne
proti ruskému imperializmu. Nespolupracujeme ani
s tými, ktorý spolupracujú s ruským imperializmom, pretože to nie je
konštruktívna stratégia, ktorou by pracujúca trieda mohla účinne použiť proti
americkému a európskemu imperializmu. Odmietame všetky jednostranné
anti-imperializmy. Bojujeme proti všetkým imperialistickým štátom a blokom.
Zoznam mien pod prehlásením je veľmi dlhý, čo ale neznamená, že je to významné.
Sociálne revolučné skupiny nehodnotia kvalitu praxe kvantitatívnymi meradlami.
Počet podpisov pod manipulatívnym a klamlivým prehlásením z neho nerobí hodnotný
dokument. Ani najväčší súčet sociálne reakčných a pro-vojenských skupín nikdy
nemôže viesť k revolučnej anarchistickej praxi.
Zoznam signatárov zmieneného prehlásenia zahrňuje pomerne veľa klamárov,
manipulátorov, agresorov, spolupracovníkov s krajnou pravicou(7), rovnako ako
nebezpečných doxxerov a nacionalistov(8). Skupiny ako Solidarity Collectives a
ABC – Belarus sa diskreditujú tým, že verejne prehlasujú, že udržujú kontakt s
týmito kontroverznými osobami. Pokiaľ vyjadrujú obavy, že anarchisti s nimi
nechcú spolupracovať, je to v skutočnosti pozitívne znamenie. Zatiaľčo ľavicoví
priaznivci militarizmu strácajú podporu, revolučné anarchistické hnutí získava
potrebnú energiu.
– Niektorí anarchisti zo strednej Európy, východnej Európy a Balkánu
anarchist_voices@riseup.net
POZNÁMKY:
(1)
Zhruba 250 000 brancov opustilo Rusko, aby sa vyhli nútenej účasti vo vojne, a
viac ako 300 000 utieklo z Ukrajiny. Naviac, len v roku 2024 zaznamenalo ruské
ministerstvo vojny 50 500 prípadov dezercie a neoprávneného opustenia jednotky v
bojujúcej armáde.
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2025/11/22/rozhovor-s-anarchosyndikalisty-z-ruska-o-mobilizaci-a-represich/
Pro-prezidentská poslankyňa Mariana Bezuhla 11. októbra prehlásila, že počet
osôb, ktoré dezertovali z ukrajinskej armády, sa rovná celkovému počtu osôb,
ktoré v nej slúžili pred plnohodnotnou ruskou inváziou v roku 2022. O niekoľko
dní potom sa objavili štatistiky, ktoré ukazujú, že tohto roku utieklo dvakrát
viac vojakov ako za prvých dva a pol roku vojny. Celkovo bolo behom vojny začaté
takmer 290 000 trestných konaní za SZCh a dezerciu. Od januára 2022 do októbra
2024 bolo zaznamenaných takmer 90 000 prípadov. To znamená, že len za posledný
rok bolo začatých ďalších 200 000 konaní. Je dôležité zdôrazniť, že nehovoríme o
počte osôb, ktoré utiekli, ale len o počte registrovaných trestných konaní.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Dubovikova pomluva na adresu KRAS: ještě více lží, než se zdálo –
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/09/29/dubovikova-pomluva-na-adresu-kras-jeste-vice-lzi-nez-se-zdalo/
– Vyvracíme lži, které se šíří o AMI
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/05/11/vyvracime-lzi-ktere-se-siri-o-ami/
– [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from
the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– “Anarchisté”, kteří zapomínají na zásady: Prohlášení KRAS-IWA
https://kronika.noblogs.org/post/2022/06/27/anarchiste-kteri-zapominaji-na-zasady-prohlaseni-kras-iwa/
– “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Útok na anarchistického militanta
https://lukasborl.noblogs.org/utok-na-anarchistickeho-militanta/
– Nenechám se zastrašit
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2025/02/13/nenecham-se-zastrasit-lukas-borl/
(5)
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– Levice kapitálu sabotuje anarchistické hnutí: Braňme se!
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/06/27/levice-kapitalu-sabotuje-anarchisticke-hnuti-branme-se/
(7)
– Spolupráce pro-válečných anarchistů*ek s krajní pravicí. Masky jsou pryč aneb
selhání mýtu o „antiautoritářském odporu”
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/09/29/spoluprace-pro-valecnych-anarchistu-s-krajni-pravici-masky-jsou-pryc-aneb-selhani-mytu-o-antiautoritarskem-odporu/
– Je národní diktatura cílem nezlomných anarchistů?
https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2025/04/30/je-narodni-diktatura-cilem-nezlomnych-anarchistu/
– Mýty a pravda o nepřátelích našich nepřátel
https://lukasborl.noblogs.org/nepratele-nasich-nepratalel-z-blizka/
(8)
– Tu je niekoľko záberov z čela demonštrácie v Bruseli, ktorú spoluorganizoval
jeden z oficiálnych signatárov tejto výzvy, Anarchist Collective Antwerp
(Belgie).
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
Slogany, za ktorými pochodovali sa dajú preložiť ako, „Sláva národu! Smrť jeho
nepriateľom!” a „Ukrajina nadovšetko!” (prevzaté z „Deutschland über alles!”).
Takže áno, musí byť úplnou záhadou, prečo majú tieto skupiny také problémy zo
šírením svojich myšlienok na anarchistických podujatiach…
/ yкраїнський /
Відповідь на «петицію» провоєнних лівих
В інтернеті було опубліковано заяву на підтримку Solidarity Collectives та
ABC-Belarus: підписану низкою груп та окремих осіб.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
Ми публікуємо нашу відповідь, яка, однак, не є діалогом з цими відкритими й
прихованими прихильниками мілітаризму. Ми просто хочемо публічно поділитися
нашим аналізом і зміцнити зв’язок між людьми з антимілітаристською та
революційно-дефетистською перспективою.
(Примітка: інші мовні версії буде опубліковано нижче цієї заяви!)
Заява, на яку ми відповідаємо, написана прихильниками війни, які відтворюють для
цього бінарний наратив: емпатійні й солідарні східноєвропейські анархісти проти
зарозумілих і не солідарних анархістів із Західної Європи. Цей наратив є хибним
і маніпулятивним. Ті, хто його поширює, відмовляються визнавати, що критика
провоєнних проєктів, таких як Solidarity Collectives та ABC-Belarus, існує також
і в анархістському середовищі Східної Європи. Підписанти заяви ігнорують цю
антимілітаристську тенденцію у своєму наративі або ж брешуть, стверджуючи, що це
путіністи чи проросійські пропагандисти. Вони постійно заявляють, що
«східноєвропейський голос» ігнорується в Західній Європі, водночас самі
ігноруючи антимілітаристські та антивоєнні голоси зі східноєвропейських
регіонів. Слід додати, що ці проігноровані голоси походять також від відносно
великої кількості людей безпосередньо із зони війни. Йдеться не лише про
анархістські колективи, а й про інших представників робітничого класу, які
відмовляються підтримувати воєнні зусилля «своїх» та сусідніх держав.
Подивімося, скільки людей дезертирували з російської та української армій і
скільки людей у обох країнах уникають мобілізації(1). Сотні тисяч людей
ігноруються цією «радикальною лівицею», яка заявляє, що представляє голоси
Східної Європи та бореться із зарозумілістю Заходу. Їхній бінарний наратив є
лицемірним. Протиріччя полягає не між анархістами Заходу і Сходу. Є лише
протиріччя між революційними та контрреволюційними тенденціями, які існують у
всіх регіонах.
Цитуємо їхню заяву: «Вони пишуть різного роду “заяви”, засуджуючи роботу з
підтримки українського опору російському вторгненню».
Ми відповідаємо: Ми не засуджуємо опір російському вторгненню. Ми навіть не
виступаємо проти збройної боротьби, доти, доки вона не відтворює мілітаристську
логіку і спрямована проти держав та їхніх армій. Однак ми відкидаємо стратегію
конвенційної війни та мілітаристські форми боротьби. З анархістської перспективи
опір агресивній політиці однієї держави (наприклад, Росії) не повинен
перетворюватися на практичну службу в обороні іншої держави (наприклад,
України). Ми підтримуємо автономний опір путінізму та російському імперіалізму,
але також режиму Зеленського та імперіалізму ЄС/НАТО. Це — анархістський опір
війні.
Цитуємо їхню заяву: «Ми віримо в необхідність діалогу щодо суперечливих питань».
Ми відповідаємо: Вони давно зарекомендували себе як «експерти з монологу», але
раптом удають, ніби зацікавлені в діалозі. Це зовсім не переконливо. Люди, які
свідомо уникають особистого діалогу, обмовляють анархістів(2), займаються
небезпечним доксингом(3), є словесно та фізично агресивними(4), співпрацюють у
цих проєктах. Деякі підписанти також тиснуть на інші групи, щоб не допустити
антимілітаристів до анархістських заходів(5), або безпосередньо беруть участь у
саботажі антимілітаристської діяльності(6). Ми вважаємо, що заклик до діалогу в
цьому контексті є маніпулятивним політичним розрахунком. Вони хочуть отримати
простори, де їм надаватимуть гроші та ресурси для солдатів. Ми переконані, що
вони не хочуть слухати критику з боку опонентів і обговорювати суперечливі
питання. Анархісти вже неодноразово висловлювали критичний аналіз їхніх
мілітаристських і провоєнних тенденцій у минулому. Жодної саморефлексії чи
визнання помилок не було. То навіщо наполягати на діалозі з ними? Це не може
бути конструктивним процесом.
Цитуємо їхню заяву: «Ми не вважаємо діяльність “Solidarity Collectives” та
“ABC-Belarus” у будь-який спосіб провоєнною чи такою, що підтримує державний
мілітаризм».
Ми відповідаємо: Обидві ці групи надають пропагандистську, фінансову та
матеріальну підтримку солдатам української армії, яка веде війну з Росією. Чому
підписанти цієї заяви відмовляються визнавати, що українська армія та її солдати
є втіленням державного мілітаризму? Не існує структури більш мілітаристської,
ніж державна армія. Чому ці люди відмовляються визнавати, що, підтримуючи
солдатів державної армії, залученої до війни, вони захищають провоєнну позицію?
Це нещирість, політична маніпуляція чи нерозуміння базового контексту? Вони
стверджують, що виступають проти мілітаризму, але коли солдати дезертирують з
української армії або коли чоловіків в Україні примусово мобілізують, вони не
виявляють практичної солідарності з цими людьми. Вони виступають проти
мілітаризму Росії, але мілітаризм України/НАТО/ЄС є їхнім головним союзником. Ми
відмовляємося співпрацювати з ними, оскільки вони виступають за співпрацю із
західним імперіалізмом у його війні проти російського імперіалізму. Водночас ми
не співпрацюємо і з тими, хто співпрацює з російським імперіалізмом, адже це не
є конструктивною стратегією, яку робітничий клас міг би ефективно використати
проти американського та європейського імперіалізму. Ми відкидаємо будь-який
однобічний антиімперіалізм. Ми боремося проти всіх імперіалістичних держав і
блоків.
Список імен і назв під цією декларацією дуже довгий, але це не означає, що він є
значущим. Соціально-революційні групи не оцінюють якість практики за кількісними
показниками. Кількість підписів під маніпулятивною та оманливою заявою не робить
її цінним документом. Навіть найбільша сукупність соціально реакційних і
провоєнних груп ніколи не здатна породити революційну анархістську практику.
Серед підписантів згаданої заяви є чимало брехунів, маніпуляторів, агресорів,
колаборантів з ультраправими(7), а також небезпечних доксерів і
націоналістів(8). Такі групи, як Solidarity Collectives та ABC-Belarus, самі
себе дискредитують, публічно заявляючи, що підтримують контакти з цими
суперечливими особами. Якщо вони висловлюють занепокоєння тим, що анархісти не
хочуть із ними співпрацювати, це насправді позитивний знак. Поки ліві
прихильники мілітаризму втрачають підтримку, революційна анархістська тенденція
набирає необхідної енергії.
– Деякі анархісти з Центральної Європи, Східної Європи та Балкан
anarchist_voices@riseup.net
ПРИМІТКИ:
(1)
Близько 250 000 призовників покинули Росію, щоб уникнути примусової участі у
війні,
а понад 300 000 втекли з України. Більше того, лише у 2024 році
російське військове міністерство зафіксувало 50 500 випадків дезертирства та
несанкціонованого залишення підрозділу в армії, що веде війну.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Пропрезидентська депутатка Маріана Безугла 11 жовтня заявила, що кількість
військовослужбовців, які втекли з української армії, дорівнює загальній
кількості військовослужбовців, які були до повномасштабного вторгнення Росії у
2022 році.
Кілька днів по тому з’явилася статистика злочинності, яка показала, що цього
року втекло вдвічі більше військовослужбовців, ніж за перші два з половиною роки
війни. Загалом Загалом під час війни було порушено майже 290 000 кримінальних
справ за дезертирство та відмову від виконання військового обов’язку. З січня
2022 року по вересень 2024 року було порушено майже 90 000 справ. Це означає, що
лише за останній рік було порушено ще 200 000 справ. Важливо підкреслити, що ми
говоримо не про кількість осіб, які втекли, а лише про кількість зареєстрованих
кримінальних справ.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Ми спростовуємо поширювані неправдиві відомості про AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] Від Вінниці до Берліна
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Клевета Дубовика проти КРАС: ще більше брехні, ніж здавалося
https://aitrus.info/node/6243
– Відповідь від так званих «анархо-путіністів», від деяких учасників
антивоєнного конгресу в Празі, травень 2024 року
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– «Анархісти», які забувають про принципи. Заява KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– За безпечний простір без донощиків та їхніх спільників
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Напад на анархістського бойовика
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– Я не дам себе залякати
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Чому не буде стенду AMI на анархістській книжковій ярмарці в Брно
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Акція «Make Tattoo Not War» скасована // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– Ліва частина капіталу саботує анархістський рух: давайте боротися назад!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
– Співпраця провійськових анархістів з ультраправими. Маски зняті, або провал
міфу про «антиавторитарний опір»
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Чи є національна диктатура метою непохитних анархістів?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Міфи та правда про ворогів наших ворогів
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Ось кілька кадрів з початку демонстрації в Брюсселі, яку спільно організував
один з офіційних підписантів цього заклику, Анархістський колектив Антверпена
(Бельгія)
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
На англійській мові гасла, під якими йшли учасники маршу, звучали так: «Слава
нації! Смерть її ворогам!» та «Україна понад усе!» (запозичене з «Deutschland
uber alles!»). Тож так, мабуть, залишається повним загадкою, чому ці групи мають
такі великі труднощі з поширенням своїх ідей на анархістських заходах…
/ Русский /
Ответ на «заявление» провоенных левых
В интернете было опубликовано заявление в поддержку «Коллективов солидарности» и
АЧК Беларуси, подписанное рядом групп и отдельных лиц.
(https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/)
Мы публикуем наш ответ, который однако же не является диалогом с этими открытыми
и завуалированными сторонниками милитаризма. Мы просто хотим публично высказать
нашу позицию и укрепить связи между людьми, которые придерживаются
антимилитаристской и пораженческой ориентации.
Заявление, на которое мы отвечаем, было написано сторонниками войны, которые
воспроизводят бинарный подход к этому вопросу: проявляющие эмпатию и поддержку
восточно-европейские анархисты против высокомерных и отказывающих в поддержке
анархистов из Западной Европы. Это утверждение является ложным и манипулятивным.
Те, кто распространяют этот подход, отказываются учитывать, что критика в адрес
таких провоенных проектов как «Коллективы солидарности» и АЧК Беларуси
высказывается и в среде анархистов в Восточной Европе. Подписавшие заявление
игнорируют это антимилитаристское течение в своих текстах или лгут, именуя его
путинистами или пророссийскими пропагандистами. Они раз за разом повторяют, что
в Западной Европе не замечают «восточноевропейский голос», сами не замечают
антимилитаристские и антивоенные голоса из восточно-европейских регионов. Стоит
добавить, что эти не замечаемые ими голоса исходят в том числе от сравнительно
большого числа людей непосредственно из зоны войны. При этом мы имеем в виду не
только анархистские группы, но и других трудящихся, которые отказываются
поддерживать военные усилия «своих» и соседних государств. Достаточно посмотреть
на то, какое количество людей дезертировали из российской и украинской армий и
сколько людей в обеих странах уклоняются от мобилизации(1). Сотни тысяч людей
игнорируются этими «радикальными левыми», которые заявляют нам, что они будто бы
представляют голоса Восточной Европы и борются против высокомерия Запада. Их
бинарные утверждения лицемерны. Нет никакого противоречия между анархистами с
Запада и с Востока. Есть только противоречие между революционным и
контрреволюционным течениями, которые проявляются во всех регионах.
Цитируем их заявление: «Они написали различные „заявления’’ с осуждением работы
в поддержку украинского сопротивления российскому вторжению».
Наш ответ: Мы не осуждаем сопротивление российскому вторжению. Мы даже не против
вооруженной борьбы, если она не копирует милитаристскую логику и направлена
против государств и их армий. Но мы отвергаем стратегию обычной войны и
милитаристские формы борьбы. С анархистской точки зрения, сопротивление
агрессивной политике одного государства (например, России) не должно быть
практической службой в защиту другого государства (например, Украины). Мы
поддерживаем автономное сопротивление против путинизма и российского
империализма, но также и против режима Зеленского и империализма ЕС / НАТО.
Таково анархистское сопротивление против войны.
Цитируем их заявление: «Мы убеждены в необходимости диалога по спорным
вопросам».
Наш ответ: Они давно уже представляют себя в качестве «экспертов по монологу»,
но теперь вдруг претендуют на заинтересованность в диалоге. Это совершенно
неубедительно. В этих проектах участвуют люди, которые сознательно избегают
диалога лицом к лицу, клевещут на анархистов(2), вовлечены в опасный доксинг(3)
и проявляют словесную и физическую агрессию(4). Некоторые из подписавших также
оказывали нажим на другие группы, чтобы помешать антимилитаристам присутствовать
на анархистских мероприятиях(5) или прямо участвовали в саботаже
антимилитаристских действий(6). Мы убеждены, что в этом контексте их призыв к
диалогу — это манипулятивный политический расчет. Они хотят обрести
пространство, в котором получат деньги и ресурсы для солдат. Мы убеждены, что
они не желают выслушивать критику со стороны оппонентов и обсуждать спорные
вопросы. Анархисты неоднократно выступали с критическим анализом их
милитаристских и провоенных тенденций в прошлом. Никакой саморефлексии или
признания ошибок не последовало. Как же можно настаивать на диалоге с ними? Это
не может быть конструктивным процессом.
Цитируем их заявление: «Мы не считаем, что работа „Коллективов солидарности“ и
„АЧК Беларуси“ является каким-либо образом провоенной или поддерживающей
государственный милитаризм».
Наш ответ: Обе эти группы оказывают пропагандистскую, финансовую и материальную
поддержку солдатам украинской армии, которая находится в состоянии войны с
Россией. Каким образом подписавшие это заявление отказываются признавать, что
украинская армия и ее солдаты являются воплощением государственного милитаризма?
Нет структуры более милитаристской, чем государственная армия. Как эти люди
отказываются признать, что они поддерживают провоенную позицию, если они
поддерживают солдат государственной армии, вовлеченной в войну? Это
неискренность, политическая манипуляция, или они вообще не понимают самый
элементарный контекст? Они заявляют, что они против милитаризма, однако когда
солдаты дезертируют из украинской армии или мужчины в Украине подвергаются
насильственной мобилизации, они не проявляют практической солидарности с этими
людьми. Они против российского милитаризма, но милитаризм Украины / НАТО / ЕС —
их главный союзник. Мы отказываемся сотрудничать с ними, потому что они
выступают за сотрудничество с западным империализмом в войне против российского
империализма. Но мы и не сотрудничаем с теми, кто сотрудничает с российским
империализмом, потому что и это не является конструктивной стратегией, которую
действительно может использовать трудящийся класс в борьбе с американским и
европейским империализмом. Мы отвергаем любой односторонний антиимпериализм. Мы
боремся против всех империалистических государств и блоков.
Список имен и названий под их декларацией весьма длинен, но это не имеет
никакого значения. Социально-революционные группы не оценивают качество практики
количественными показателями. Количество подписей под манипулятивным и лживым
заявлением не делает его ценным документом. Из обилия социально-реакционных и
провоенных групп никогда не вырастет революционная анархистская практика.
Список подписавших вышеупомянутое заявление включает довольно много лжецов,
манипуляторов, агрессоров, лиц, сотрудничающих с крайне правыми(7), а также
опасных доксеров и националистов(8). Такие группы, как Коллективы солидарности и
АЧК Беларуси дискредитруют себя сами, заявляя, что они поддерживают контакты со
столько спорными лицами. Если они выражают озабоченность тем, что анархисты не
желают с ними сотрудничать, то это, на самом деле, весьма позитивный знак. В то
время как левые сторонники милитаризма теряют поддержку, революционная
анархистская тенденция приобретает необходимую ей энергию.
– Некоторые анархисты из Центральной Европы, Восточной Европы и Балкан
anarchist_voices@riseup.net
Примечания
(1)
В России около 250 тысяч военнообязанных покинули Россию, чтобы не быть
отправленными на войну, и более 300 тысяч бежали из Украины. Более того, только
в 2024 году российское военное министерство сообщило о 50500 случаях
дезертирства и неразрешенного оставления части в воюющей армии. См.:
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
В Украине пропрезидентски настроенная депутат Мариана Безуглая заявила 11
октября, что число военнослужащих, которые бежали из украинской армии, равно
общему числу военнослужащих до российского вторжения в 2022 году. Несколькими
днями спустя появилась уголовная статистика, согласно которой в этом году бежало
вдвое больше военнослужащих, чем за первые два с половиной года войны. Всего за
время войны было возбуждено около 290 тысяч дел по обвинению в оставлении части
и дезертирстве. С января 2022 г. по сентябрь 2024 г. было около 90 тысяч дел.
Таким образом, только за прошедший год было открыто 200 тысяч дел. Важно
отметить, что мы говорим здесь не о числе бежавших, но лишь о количестве
зарегистрированных уголовных дел. См.:
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– См.: We refute the lies being spread about AMI
(https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
); [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin
(https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ );
Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243 ; Response from the so-called ‘anarcho-putinists’,
from some
participants from the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– См.: “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
(по-русски: И снова об анархистах, позабывших принципы —
https://www.aitrus.info/node/5973 ); – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich
kompliců
(https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
)
(4)
– См.: Attack against an anarchist militant
(https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/);
I will not be intimidated
(https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/)
(5)
– См.: Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
(https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
)
(6)
– См.: Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
(https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
);
– The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight
back!
(https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
)
(7)
– Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the
fail of the “anti-authoritarian resistance” myth
(https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
);
– Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists?
(https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
);
– Myths and the truth about the enemies of our enemies
(https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
)
(8)
Здесь можно найти фото первых рядов демонстрации в Брюсселе, которая была
организована в том числе одной из групп, официально подписавших это заявление –
Анархистским коллективом Антверпена (Бельгия):
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
Лозунги, за которыми шли участники, были такими: «Слава нации! Смерть ее
врагам!» и «Украина превыше всего» (заимствовано у Deutschland uber alles! Так
что да, действительно удивительно, почему же это подобные группы испытывают
такие затруднения с распространением своих идей на анархистских мероприятиях…
/ Español /
CONTRA EL APOYO IZQUIERDISTA A LA GUERRA
Se ha publicado en Internet una declaración en apoyo a los Colectivos Solidarios
y ABC-Bielorrusia, firmada por varios grupos y personas.
(https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/)
Publicamos nuestra respuesta, que no es, sin embargo, un diálogo con estos
partidarios abiertos y encubiertos del militarismo. Simplemente queremos
compartir públicamente nuestro análisis y fortalecer la conexión entre las
personas con una perspectiva antimilitarista y derrotista revolucionaria.
La declaración a la que respondemos fue redactada por partidarios de la guerra,
que reproducen una narrativa binaria con este fin: anarquistas de Europa del
Este empáticos y solidarios frente a anarquistas arrogantes y poco solidarios de
Europa Occidental. Esta narrativa es falsa y manipuladora. Quienes comparten
esta narrativa se niegan a reconocer que las críticas a proyectos pro-guerra
como Solidarity Collectives y ABC- Belarus también existen dentro del entorno
anarquista de Europa del Este. Los firmantes de la declaración ignoran esta
tendencia antimilitarista en su narrativa o mienten cuando afirman que se trata
de putinistas o propagandistas prorrusos. Afirman repetidamente que la «voz del
Este europea» se pasa por alto en Europa occidental, mientras que ellos mismos
pasan por alto las voces antimilitaristas y antibélicas de las regiones de
Europa del Este. Cabe añadir que estas voces ignoradas también provienen de un
número relativamente grande de personas directamente de la zona de guerra. Con
esto nos referimos no solo a los colectivos anarquistas, sino también a otras
personas de la clase trabajadora que se niegan a apoyar los esfuerzos bélicos de
«su» país y de los países vecinos. Veamos cuántas personas han desertado de los
ejércitos ruso y ucraniano y cuántas personas en ambos países están evitando la
movilización(1). Cientos de miles de personas son ignoradas por esta «izquierda
radical» que nos dice que representa las voces de Europa del Este y lucha contra
la arrogancia de Occidente. Su narrativa binaria es hipócrita. No hay
contradicción entre los anarquistas de Occidente y los de Oriente. Solo hay una
contradicción entre las tendencias revolucionarias y contrarrevolucionarias, que
están presentes en todas las regiones.
Citando su declaración: «Están redactando diversos tipos de «declaraciones»
condenando el trabajo en apoyo a la resistencia ucraniana contra la invasión
rusa».
Respondemos: No condenamos la resistencia a la invasión rusa. Ni siquiera nos
oponemos a la lucha armada, siempre y cuando no reproduzca la lógica militarista
y se dirija contra los Estados y sus ejércitos. Sin embargo, rechazamos la
estrategia de la guerra convencional y las formas militaristas de lucha. Desde
una perspectiva anarquista, la resistencia a las políticas agresivas de un
Estado (por ejemplo, Rusia) no debe ser un servicio práctico en defensa de otro
Estado (por ejemplo, Ucrania). Apoyamos la resistencia autónoma contra el
putinismo y el imperialismo ruso, pero también contra el régimen de Zelensky y
el imperialismo de la UE/OTAN. Esta es la resistencia anarquista contra la
guerra.
Citaremos su declaración: «Creemos en la necesidad del diálogo sobre temas
controvertidos».
Respondemos: Durante mucho tiempo se han presentado como «expertos en el
monólogo», pero de repente fingen estar interesados en el diálogo. Esto no
resulta nada convincente. Personas que evitan deliberadamente el diálogo cara a
cara, difaman a los anarquistas(2), se dedican al peligroso doxxing(3) y son
verbal y físicamente agresivas(4) están colaborando en estos proyectos. Algunos
firmantes también presionan a otros grupos para impedir que los antimilitaristas
asistan a eventos anarquistas(5) o participan directamente en el sabotaje de
actividades antimilitaristas(6). Creemos que la llamada al diálogo es un cálculo
político manipulador en este contexto. Quieren ganar espacios en los que
recibirán dinero y recursos para los soldados. Creemos que no quieren escuchar
las críticas de sus oponentes ni debatir cuestiones controvertidas. Los
anarquistas han expresado repetidamente su análisis crítico de sus tendencias
militaristas y belicistas en el pasado. No ha habido autorreflexión ni
reconocimiento de errores. Entonces, ¿por qué insistir en el diálogo con ellos?
No puede ser un proceso constructivo.
Citando su declaración: «No consideramos que el trabajo de los «Colectivos
Solidarios» y «ABC-Bielorrusia» sea en modo alguno favorable a la guerra o apoye
el militarismo estatal».
Respondemos: Ambos grupos proporcionan apoyo propagandístico, financiero y
material a los soldados del ejército ucraniano, que está en guerra con Rusia.
¿Por qué los firmantes de esta declaración se niegan a reconocer que el ejército
ucraniano y sus soldados son la encarnación del militarismo estatal? No hay
estructura más militarista que un ejército estatal. ¿Por qué estas personas se
niegan a reconocer que están defendiendo una posición a favor de la guerra
cuando apoyan a los soldados del ejército estatal implicados en la guerra? ¿Se
trata de falta de sinceridad, manipulación política o es que no comprenden el
contexto básico? Afirman estar en contra del militarismo, pero cuando los
soldados desertan del ejército ucraniano o los hombres en Ucrania son
movilizados a la fuerza, no muestran solidaridad práctica con estas personas. Se
oponen al militarismo de Rusia, pero el militarismo de Ucrania/OTAN/UE es su
principal aliado. Nos negamos a cooperar con ellos porque abogan por la
cooperación con el imperialismo occidental en su guerra contra el imperialismo
ruso. Sin embargo, tampoco cooperamos con quienes cooperan con el imperialismo
ruso, porque no se trata de una estrategia constructiva que la clase trabajadora
pueda utilizar eficazmente contra el imperialismo estadounidense y europeo.
Rechazamos todo antiimperialismo unilateral. Luchamos contra todos los Estados y
bloques imperialistas.
La lista de nombres y títulos que figuran en la declaración es muy larga, pero
eso no significa que sea relevante. Los grupos socialmente revolucionarios no
evalúan la calidad de la práctica mediante medidas cuantitativas. El número de
firmas que figuran en una declaración manipuladora y engañosa no la convierte en
un documento valioso. La suma de grupos socialmente reaccionarios y belicistas
nunca puede dar lugar a una práctica anarquista revolucionaria.
La lista de firmantes de la declaración mencionada incluye a bastantes
mentirosos, manipuladores, agresores, colaboradores con la extrema derecha(7),
así como peligrosos doxxers y nacionalistas (8). Grupos como Solidarity
Collectives y ABC – Belarus se desacreditan a sí mismos al declarar públicamente
que mantienen contacto con estas controvertidas personas. Si expresan su
preocupación por que los anarquistas no quieran cooperar con ellos, esto es en
realidad una señal positiva. Mientras que los partidarios de izquierda del
militarismo están perdiendo apoyo, la tendencia anarquista revolucionaria está
ganando la energía necesaria.
– Algunos anarquistas de Europa Central, Europa del Este y los Balcanes
anarchist_voices@riseup.net
Notas
(1)
Alrededor de 250 000 reclutas abandonaron Rusia para evitar ser obligados a
luchar en la guerra, y más de 300 000 huyeron de Ucrania. Además, solo en 2024,
el Ministerio de Guerra ruso registró 50 500 casos de deserción y abandono no
autorizado de una unidad en un ejército en guerra.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
La diputada pro-presidencial Mariana Bezuhla declaró el 11 de octubre que el
número de efectivos que desertaron del ejército ucraniano equivalía al número
total de efectivos que había antes de la invasión rusa a gran escala en 2022.
Unos días más tarde, se publicaron las estadísticas sobre delincuencia, que
mostraban que el número de militares que habían desertado este año era el doble
que en los dos primeros años y medio de la guerra. En total, se abrieron casi
290 000 causas penales por SZCh y deserción durante la guerra. Entre enero de
2022 y septiembre de 2024, se registraron casi 90 000 casos. Esto significa que
solo en el último año se abrieron 200 000 casos adicionales. Es importante
subrayar que no estamos hablando del número de personas fugitivas, sino solo del
número de causas penales registradas.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Refutamos las mentiras que se están difundiendo sobre AMI.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] De Vinnytsia a Berlín
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-de-vinnytsia-a-berlin-espanol/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Respuesta de los llamados «anarco-putinistas», de algunos participantes del
congreso contra la guerra de Praga, mayo de 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– «Anarquistas» que olvidan los principios. Declaración de KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/node/1034
– Por un espacio seguro sin soplones ni sus cómplices
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Ataque contra un militante anarquista.
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– No me dejaré intimidar.
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– ¿Por qué no habrá un stand de AMI en la feria del libro anarquista de Brno?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Se cancela Make Tattoo Not War // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– La izquierda del capital está saboteando el movimiento anarquista: ¡luchemos
contra ello!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-la-izquierda-del-capital-sabotea-el-movimiento-anarquista-contraataquemos/
(7)
– Colaboración de anarquistas pro-guerra con la extrema derecha. Se han quitado
las máscaras, o el fracaso del mito de la «resistencia antiautoritaria»
https://www.federacionanarquista.net/ukr-colaboracion-de-los-anarquistas-pro-guerra-con-la-extrema-derecha-sin-mascaras-o-el-fracaso-del-mito-de-la-resistencia-antiautoritaria/
– ¿Es la dictadura nacional el objetivo de los anarquistas inquebrantables?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Mitos y verdades sobre los enemigos de nuestros enemigos
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Aquí hay algunas imágenes de la cabeza de una manifestación en Bruselas que fue
coorganizada por uno de los firmantes oficiales de este llamamiento, el
Colectivo Anarquista de Amberes (Bélgica)
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
En inglés, las consignas que se coreaban eran «¡Gloria a la nación! ¡Muerte a
sus enemigos!» y «¡Ucrania por encima de todo!» (adoptada de «Deutschland über
alles!»). Así que sí, debe ser un completo misterio por qué estos grupos tienen
tantas dificultades para difundir sus ideas en eventos anarquistas…
/ Português /
Resposta à «petição» da esquerda pró-guerra
Uma declaração de apoio aos Coletivos Solidários e à ABC-Bielorrússia foi
publicada na, assinada por vários grupos e indivíduos.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
Publicamos a nossa resposta, que não é, no entanto, um diálogo com estes
apoiantes abertos e dissimulados do militarismo. Queremos simplesmente partilhar
publicamente a nossa análise e reforçar a ligação entre pessoas com uma
perspetiva antimilitarista e derrotista revolucionária.
(nota: outras versões linguísticas serão publicadas abaixo desta declaração!)
A declaração à qual estamos a responder foi escrita por apoiantes da guerra, que
reproduzem uma narrativa binária para esse fim: anarquistas empáticos e
solidários da Europa Oriental versus anarquistas arrogantes e pouco solidários
da Europa Ocidental. Esta narrativa é falsa e manipuladora. Aqueles que
partilham esta narrativa recusam-se a reconhecer que as críticas a projetos
pró-guerra, como os Coletivos Solidários e ABC – Bielorrússia, também existe
dentro do meio anarquista da Europa Oriental. Os signatários da declaração
ignoram essa tendência antimilitarista na sua narrativa ou mentem quando afirmam
que estes são putinistas ou propagandistas pró-russos. Eles afirmam
repetidamente que a «voz da Europa Oriental» é ignorada na Europa Ocidental,
enquanto eles próprios ignoram as vozes antimilitaristas e anti-guerra das
regiões da Europa Oriental. Deve-se acrescentar que essas vozes ignoradas também
vêm de um número relativamente grande de pessoas diretamente da zona de guerra.
Com isso, queremos dizer não apenascoletivos anarquistas, mas também outras
pessoas da classe trabalhadora que se recusam a apoiar os esforços de guerra dos
«seus» Estados e dos Estados vizinhos. Vejamos quantas pessoas desertaram os
exércitos russo e ucraniano e quantas pessoas em ambos os países estão a evitar
a mobilização(1). Centenas de milhares de pessoas são ignoradas por essa
“esquerda radical” que nos diz representa as vozes da Europa Oriental e luta
contra a arrogância do Ocidente. A sua narrativa binária é hipócrita. A
contradição não é entre anarquistas do Ocidente eos do Leste. Existe apenas uma
contradição entre as tendências revolucionárias e contra-revolucionárias, que
existem em todas as regiões.
Citando a sua declaração: «Eles estão a escrever vários tipos de «declarações»
condenando o trabalho em apoio à resistência ucraniana à invasão russa.»
Respondemos: Não condenamos a resistência à invasão russa. Nem sequer nos contra
a luta armada, desde que ela não reproduza a lógica militarista e seja dirigida
contra os Estados e os seus exércitos. No entanto, rejeitamos a estratégia da
guerra convencional e formas militaristas de luta. De uma perspectiva
anarquista, a resistência às políticas agressivas de um Estado (por exemplo, a
Rússia) não deve ser um serviço prático em defesa de outro (por exemplo, a
Ucrânia). Apoiamos a resistência autónoma contra o putinismo e o imperialismo
russo, mas também contra o regime de Zelensky e o imperialismo da UE/OTAN. Esta
é uma resistência anarquista contra a guerra.
Citando a sua declaração: «Acreditamos na necessidade de diálogo sobre questões
controversas.»
Respondemos: há muito que se apresentam como «especialistas em monólogo», mas de
repente eles fingem estar interessados no diálogo. Isso não é nada convincente.
Pessoas que deliberadamente evitam o diálogo cara a cara, difamam
anarquistas(2), se envolvem em doxxing perigoso(3) e são agressivas verbal e
fisicamente(4) estão a colaborar nesses projetos. Alguns signatários também
pressionam outros grupos para impedir que antimilitaristas participem em eventos
anarquistas(5) ou participem diretamente na sabotagem de atividades
antimilitaristas(6). Acreditamos que o apelo ao diálogo é um cálculo político
manipulador neste contexto. Eles querem ganhar espaços onde receberão dinheiro e
recursos para os soldados. Acreditamos que eles não querem ouvir as críticas dos
seus oponentes e discutir questões controversas. Os anarquistas têm expressado
repetidamente análises críticas sobre as suas tendências militaristas e
pró-guerra no passado. Não houve autorreflexão ou reconhecimento de erros.
Então, por que insistir no diálogo com eles? Não pode ser um processo
construtivo.
Citando a sua declaração: «Não consideramos o trabalho dos «Coletivos de
Solidariedade» e do «ABC-Bielorrússia» como sendo de alguma forma pró-guerra ou
de apoio ao militarismo estatal.»
Respondemos: Ambos os grupos fornecem propaganda, apoio financeiro e material
aos soldados do exército ucraniano, que está em guerra com a Rússia. Por que
razão os signatários desta declaração se recusam a reconhecer que o exército
ucraniano e os seus soldados são a personificação do militarismo estatal? Não há
estrutura mais militarista do que um exército estatal. Por que é que estas
pessoas se recusam a reconhecer que estão a defender uma posição pró-guerra
quando apoiam soldados do exército estatal envolvidos na guerra? É
insinceridade, manipulação política ou não compreendem o contexto básico?
Afirmam ser contra o militarismo, mas quando os soldados desertam do exército
ucraniano ou os homens na Ucrânia são mobilizados à força, elas não demonstram
solidariedade prática com essas pessoas. Elas se opõem ao militarismo da Rússia,
mas o militarismo da Ucrânia/OTAN/UE é o seu principal aliado. Recusamo-nos a
cooperar com eles porque defendem a cooperação com o imperialismo ocidental na
sua guerra contra o imperialismo russo. No entanto, também não cooperamos com
aqueles que cooperam com o imperialismo russo, porque essa não é uma estratégia
construtiva que a classe trabalhadora possa usar eficazmente contra o
imperialismo americano e europeu. Rejeitamos todo o anti-imperialismo
unilateral. Lutamos contra todos osblocos.
A lista de nomes e títulos abaixo da declaração é muito longa, mas isso não
significa que seja significativa. Os grupos socialmente revolucionários não
avaliam a qualidade da prática por medidas quantitativas. O número de
assinaturas abaixo de uma declaração manipuladora e enganosa não a torna um
documento valioso. Nem mesmo a maior soma de grupos socialmente reacionários e
pró-guerra nunca poderá dar origem a práticas anarquistas revolucionárias.
A lista de signatários da declaração acima mencionada inclui alguns mentirosos,
manipuladores, agressores, colaboradores da extrema direita(7), bem como
perigosos doxxers e nacionalistas(8). Grupos como Solidarity Collectives e ABC –
Belarus desacreditam-se ao declarar publicamente que mantêm contacto com esses
indivíduos controversos.
Se eles expressam preocupação com o facto de os anarquistas não quererem
cooperar com eles, isso é na verdade um sinal positivo. Enquanto os apoiantes de
esquerda do militarismo estão a perder apoio, a tendência anarquista
revolucionária está a ganhar a energia necessária.
– Alguns anarquistas da Europa Central, Europa Oriental e Balcãs
anarchist_voices@riseup.net
NOTAS:
(1)
Cerca de 250 000 recrutas deixaram a Rússia para evitar serem forçados a lutar
na guerra, e mais de 300.000 fugiram da Ucrânia. Além disso, somente em 2024, o
Ministério da Guerra russo registrou 50 500 casos de deserção e abandono não
autorizado de uma unidade num exército em guerra.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
A deputada pró-presidencial Mariana Bezuhla afirmou em 11 de outubro que o
número de militares que fugiu do exército ucraniano era igual ao número total de
militares que havia antes da invasão russa em grande escala invasão russa em
grande escala em 2022. Alguns dias depois, surgiram estatísticas criminais
mostrando que o dobro de militares fugiram este ano do que nos primeiros dois
anos e meio da guerra. No total, quase 290 000 processos criminais por SZCh e
deserção foram abertos durante a guerra. De janeiro de 2022 a setembro de 2024,
houve quase 90.000 processos. Isso significa que, somente no último ano, foram
abertos mais 200.000 processos. É importante sublinhar que não estamos a falar
do número de pessoas fugitivas, mas apenas do número de processos criminais
registrados.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– Refutamos as mentiras que estão a ser espalhadas sobre a AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] De Vinnytsia a Berlim
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-de-vinnytsia-para-berlim/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Resposta dos chamados «anarco-putinistas», de alguns participantes do
congresso anti-guerra de Praga, maio de 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-alguns-participantes-congresso-antiguerra-praga-maio-2024
(3)
– «Anarquistas» que esquecem os princípios. Declaração da KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Por um espaço seguro, sem delatores e seus cúmplices
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Ataque contra um militante anarquista
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– Não me deixarei intimidar
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Por que não haverá um estande da AMI na feira do livro anarquista em Brno
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– O evento Make Tattoo Not War foi cancelado // Akce Make Tattoo Not War je
zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– A esquerda do capital está a sabotar o movimento anarquista: vamos lutar!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-
movimento-vamos-lutar/
(7)
– Colaboração de anarquistas pró-guerra com a extrema-direita. As máscaras
caíram, ou o fracasso do mito da «resistência antiautoritária»
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– A ditadura nacional é o objetivo dos anarquistas inabaláveis?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-anarquistas-inabaláveis/
– Mitos e verdades sobre os inimigos dos nossos inimigos
https://lukasborl.noblogs.org/myths-e-a-verdade-sobre-os-inimigos-dos-nossos-inimigos/
(8)
Aqui estão algumas imagens da frente de uma manifestação em Bruxelas,
coorganizada organizada por um dos signatários oficiais deste apelo, o Coletivo
Anarquista de Antuérpia (Bélgica)
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
Em inglês, os slogans que foram entoados durante a marcha são «Glória à nação!
Morte aos seus seus inimigos!» e «Ucrânia acima de tudo!» (adotado de
«Deutschland über alles!»). Portanto, sim, debe ser um completo mistério por que
esses grupos estão tendo tanta dificuldade em divulgar as suas ideias em eventos
anarquistas…
/ Français /
Réponse à la «pétition» de la gauche pro-guerre
Une déclaration de soutien à Solidarity Collectives et ABC-Belarus a été publiée
sur Interneti, signée par plusieurs groupes et individus. Nous publions notre
réponse, qui n’est toutefois pas un dialogue avec ces partisans ouverts et
cachés du militarisme. Nous voulons simplement partager notre analyse
publiquement et renforcer les liens entre les personnes ayant une perspective
antimilitariste et défaitiste révolutionnaire.
(Remarque : d’autres versions linguistiques seront publiées sous cette
déclaration !)
La déclaration à laquelle nous répondons a été rédigée par des partisans de la
guerre, qui reproduisent à cette fin un récit binaire : les anarchistes d’Europe
de l’Est, empathiques et solidaires, contre les anarchistes d’Europe
occidentale, arrogants et peu solidaires. Ce récit est faux et manipulateur.
Ceux qui partagent ce récit refusent de reconnaître que la critique des projets
pro-guerre tels que Solidarity Collectives et ABC-Belarus existe également au
sein du milieu anarchiste en Europe de l’Est. Les signataires de la déclaration
ignorent cette tendance antimilitariste dans leur récit ou mentent lorsqu’ils
affirment qu’il s’agit de Poutinistes ou de propagandistes pro-russes. Ils
affirment à profusion que la « voix de l’Europe de l’Est » est ignorée en Europe
occidentale, alors qu’eux-mêmes ignorent les voix antimilitaristes et
anti-guerre des régions d’Europe de l’Est. Il convient d’ajouter que ces voix
ignorées proviennent également d’un nombre relativement important de personnes
provenant directement de la zone de guerre. Nous entendons par là non seulement
les collectifs anarchistes, mais aussi d’autres personnes issues de la classe
ouvrière qui refusent de soutenir les efforts de guerre de « leur » État et des
États voisins. Voyons combien de personnes ont déserté les armées russe et
ukrainienne et combien de personnes dans les deux pays échappent à la
mobilisationii. Des centaines de milliers de personnes sont ignorées par cette
« gauche radicale » qui prétend représenter les voix de l’Europe de l’Est et
lutter contre l’arrogance de l’Occident. Leur discours manichéen est hypocrite.
Il n’y a pas de contradiction entre les anarchistes de l’Ouest et ceux de l’Est.
Il n’y a qu’une contradiction entre les tendances révolutionnaires et
contre-révolutionnaires, présentes dans toutes les régions.
Nous citons leur déclaration: «Ils publient diverses «déclarations» condamnant
leur soutien à la résistance ukrainienne face à l’invasion russe.»
Nous répondons: Nous ne condamnons pas la résistance face à l’invasion russe.
Nous ne sommes même pas opposés à la lutte armée, tant qu’elle ne reproduit pas
la logique militariste et qu’elle est dirigée contre les États et leurs armées.
Cependant, nous rejetons la stratégie de la guerre conventionnelle et les formes
militaristes de lutte. D’un point de vue anarchiste, la résistance aux
politiques agressives d’un État (par exemple, la Russie) ne devrait pas être un
service pratique pour la défense d’un autre État (par exemple, l’Ukraine). Nous
soutenons la résistance autonome contre le poutinisme et l’impérialisme russe,
mais aussi contre le régime Zelenski et l’impérialisme de l’UE/OTAN. Il s’agit
de la résistance anarchiste contre la guerre.
Nous citons leur déclaration: «Nous croyons en la nécessité du dialogue dans les
controverses.»
Nous répondons: Ils se sont longtemps présentés comme des «experts du
monologue», mais soudainement, ils prétendent s’intéresser au dialogue. Cela
n’est pas du tout convaincant. Des personnes qui évitent délibérément le
dialogue en face à face, qui calomnient les anarchistesiii, se livrent à des
pratiques dangereuses de doxxingiv et qui sont agressives verbalement et
physiquementv collaborent à ces projets. Certains signataires font également
pression sur d’autres groupes pour empêcher les antimilitaristes d’assister à
des événements anarchistesvi ou participent directement au sabotage d’activités
antimilitaristesvii. Nous pensons que l’appel au dialogue est dans ce contexte
un calcul politique manipulateur. Ils cherchent à gagner des espaces dans
lesquels ils recevront de l’argent et des ressources pour les soldats. Nous
pensons qu’ils ne veulent pas écouter les critiques de leurs opposants ni
discuter de questions controversées. Les anarchistes ont exprimé à plusieurs
reprises une analyse critique de leurs tendances militaristes et pro-guerre dans
le passé. Il n’y a eu aucune réflexion sur eux-mêmes ni aucune reconnaissance de
leurs erreurs. Alors pourquoi insister pour dialoguer avec eux ? Cela ne peut
pas être un processus constructif.
Nous citons leur déclaration: «Nous ne considérons en aucun cas le travail de
Solidarity Collectives et de l’ABC-Belarus comme étant pro-guerre ou soutenant
le militarisme d’État.»
Nous répondons: Ces deux groupes fournissent un soutien propagandiste, financier
et matériel aux soldats de l’armée ukrainienne, qui est en guerre contre la
Russie. Pourquoi les signataires de cette déclaration refusent-ils de
reconnaître que l’armée ukrainienne et ses soldats incarnent le militarisme
d’État ? Il n’existe pas de structure plus militariste qu’une armée nationale.
Pourquoi ces personnes refusent-elles de reconnaître qu’elles défendent une
position favorable à la guerre lorsqu’elles soutiennent les soldats de l’armée
nationale impliqués dans le conflit ? S’agit-il d’hypocrisie, de manipulation
politique ou d’une incompréhension du contexte général ? Ils prétendent être
contre le militarisme, mais lorsque des soldats désertent l’armée ukrainienne ou
que des hommes en Ukraine sont mobilisés de force, ils ne font pas preuve de
solidarité concrète avec ces personnes. Ils s’opposent au militarisme de la
Russie, mais le militarisme de l’Ukraine/de l’OTAN/de l’UE est leur principal
allié. Nous refusons de coopérer avec eux parce qu’ils prônent la coopération
avec l’impérialisme occidental dans sa guerre contre l’impérialisme russe.
Cependant, nous ne coopérons pas non plus avec ceux qui coopèrent avec
l’impérialisme russe, car ce n’est pas une stratégie constructive que la classe
ouvrière pourrait utiliser efficacement contre l’impérialisme américain et
européen. Nous rejetons tout anti-impérialisme unilatéral. Nous luttons contre
tous les États et blocs impérialistes.
La liste des noms et titres figurant sous la déclaration est très longue, mais
cela ne signifie pas pour autant qu’elle soit significative. Les groupes
révolutionnaires sociaux n’évaluent pas la qualité de la pratique à l’aide de
mesures quantitatives. Le nombre de signatures sous une déclaration
manipulatrice et trompeuse ne fait pas de celle-ci un document précieux. La
somme des groupes socialement réactionnaires et pro-guerre ne peut en aucun cas
donner naissance à une pratique anarchiste révolutionnaire. La liste des
signataires de la déclaration susmentionnée comprend un certain nombre de
menteurs, de manipulateurs, d’agresseurs, de collaborateurs de l’extrême
droiteviii, ainsi que de dangereux doxxers et nationalistesix. Des groupes tels
que Solidarity Collectives et ABC-Belarus se discréditent en déclarant
publiquement qu’ils entretiennent des contacts avec ces personnes controversées.
S’ils s’inquiètent du fait que les anarchistes ne veulent pas coopérer avec eux,
c’est en réalité un signe positif. Alors que les partisans de gauche du
militarisme perdent du terrain, la tendance anarchiste révolutionnaire gagne en
énergie.
– Des anarchistes d’Europe centrale, d’Europe de l’Est et des Balkans /
anarchist_voices@riseup.net
i
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
ii « Environ 250.000 conscrits ont quitté la Russie pour éviter d’être
contraints de combattre pendant la guerre, et plus de 300.000 ont fui l’Ukraine.
De plus, rien qu’en 2024, le ministère russe de la Guerre a enregistré 50.500
cas de désertion et d’abandon non autorisé d’une unité dans une armée en
guerre. »
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
« La députée pro-présidentielle Mariana Bezuhla a déclaré le 11 octobre que le
nombre de personnes ayant fui l’armée ukrainienne était égal au nombre total de
personnes qui s’y trouvaient avant l’invasion russe à grande échelle en 2022.
Quelques jours plus tard, des statistiques sur la criminalité ont été publiées,
montrant que deux fois plus de militaires avaient déserté cette année que
pendant les deux premières années et demie de la guerre. Au total, près de
290.000 procédures pénales pour abandon de poste [SZCh] et désertion ont été
ouvertes pendant la guerre. De janvier 2022 à septembre 2024, près de 90.000
procédures ont été enregistrées. Cela signifie que rien que l’année dernière,
200.000 affaires supplémentaires ont été ouvertes. Il est important de souligner
que nous ne parlons pas du nombre de personnes en fuite, mais uniquement du
nombre d’affaires pénales enregistrées. »
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
iii
– Nous réfutons les mensonges répandus sur l’AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/nous-refutons-les-mensonges-repandus-sur-lami/
– [Konvulsismo] De Vinnytsia à Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-de-vinnytsia-a-berlin/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from
the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
iv
– Sur les « anarchistes » qui oublient les principes. Déclaration approuvée lors
d’un référendum parmi les membres du KRAS-AIT
https://www.leftcommunism.org/spip.php?article494
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
v
– Attack against an anarchist militant
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– Je ne me laisserai pas intimider
https://lukasborl.noblogs.org/je-ne-me-laisserai-pas-intimider/
vi
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
vii
– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– La gauche du capital sabote le mouvement anarchiste : défendons-nous !
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/06/14/la-gauche-du-capital-sabote-le-mouvement-anarchiste-defendons-nous/
viii
– Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the
fail of the “anti-authoritarian resistance” myth
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Myths and the truth about the enemies of our enemies
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
ix
Voici quelques images tournées par le chef d’une manifestation à Bruxelles,
coorganisée par l’un des signataires officiels de cet appel, le Collectif
anarchiste d’Anvers (Belgique) :
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
En anglais, les slogans scandés pendant la manifestation étaient « Gloire à la
nation ! Mort à ses ennemis ! » et « L’Ukraine avant tout ! » (inspiré du
Deutschland über alles). Oui, on peut vraiment se demander pourquoi ces groupes
ont tant de mal à diffuser leurs idées lors d’événements anarchistes…
Dutch /
Reactie op de “petitie” van linkse voorstanders van oorlog
Op internet is een verklaring gepubliceerd ter ondersteuning van Solidarity
Collectives en ABC-Belarus, ondertekend door een aantal groepen en individuen.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
We publiceren onze reactie, die echter geen dialoog is met deze openlijke en
verborgen aanhangers van het militarisme. We willen daarentegen in het openbaar
onze analyse delen en de band versterken met mensen met een antimilitaristisch
en revolutionair defaitistisch perspectief.
(opmerking: andere taalversies worden onder deze verklaring gepubliceerd!)
De verklaring waarop we reageren is geschreven door voorstanders van de oorlog,
die voor dit doel een tweeledig verhaal oprakelen: aan de ene kant empathische
en solidaire Oost-Europese anarchisten, aan de andere kant arrogante en
onsolidaire anarchisten uit West-Europa. Dit verhaal is onjuist en manipulatief.
Degenen die dit verhaal vertellen, weigeren te erkennen dat er binnen de
anarchistische beweging in Oost-Europa ook kritiek bestaat op
pro-oorlogsprojecten zoals die van Solidarity Collectives en ABC – Belarus.
De ondertekenaars van de verklaring negeren in hun verhaal deze
antimilitaristische tendens of liegen wanneer ze beweren dat het hier om
Poetinisten of pro-Russische propagandisten gaat. Ze beweren herhaaldelijk dat
de “Oost-Europese stem” in West-Europa over het hoofd wordt gezien, terwijl ze
zelf antimilitaristische en anti-oorlogsstemmen uit Oost-Europese regio’s
negeren. Hieraan moet worden toegevoegd dat deze genegeerde stemmen ook
afkomstig zijn van een relatief groot aantal mensen die rechtstreeks uit het
oorlogsgebied komen. Hiermee bedoelen we niet alleen anarchistische
collectieven, maar ook andere arbeiders die weigeren de oorlogsinspanningen van
“hun” staat en buurstaten te steunen. Laten we eens kijken hoeveel mensen zijn
gedeserteerd uit het Russische en Oekraïense leger en hoeveel mensen in beide
landen mobilisatie ontduiken(1). Honderdduizenden mensen worden genegeerd door
deze “radicale linkse beweging” die beweert de stemmen van Oost-Europa te
vertegenwoordigen en te strijden tegen de arrogantie van het Westen. Hun
tweedeling is hypocriet. De tegenstelling is niet tussen anarchisten uit het
Westen en die uit het Oosten. Er is alleen een tegenstelling tussen de
revolutionaire en contrarevolutionaire tendensen, die in alle regio’s bestaan.
We citeren uit hun verklaring: “Ze schrijven allerlei ‘verklaringen’ waarin ze
het werk ter ondersteuning van het Oekraïense verzet tegen de Russische invasie
veroordelen.”
Ons antwoord: Wij veroordelen het verzet tegen de Russische invasie niet. We
zijn zelfs niet tegen gewapende strijd, zolang die gericht is tegen staten en
hun legers, en niet de militaristische logica daarvan kopieert. We verwerpen
echter de strategie van klassieke oorlogsvoering en militaristische vormen van
strijd. Vanuit een anarchistisch perspectief mag verzet tegen de agressieve
politiek van de ene staat (bijvoorbeeld Rusland) in de praktijk niet ten dienste
staan van de verdediging van een andere staat (bijvoorbeeld Oekraïne). Wij
steunen autonoom verzet tegen het Poetinisme en het Russische imperialisme, maar
ook tegen het regime van Zelensky en het imperialisme van de EU/NAVO. Dat is
anarchistisch verzet tegen oorlog.
We citeren uit hun verklaring: “Wij geloven in de noodzaak van dialoog over
controversiële kwesties.”
Ons antwoord: Ze hebben zich lange tijd geprofileerd als “experts in monoloog”,
maar plotseling doen ze alsof ze geïnteresseerd zijn in dialoog. Dit is absoluut
niet overtuigend. Mensen die bewust face-to-face dialoog vermijden, anarchisten
belasteren(2), zich bezighouden met gevaarlijke doxxing(3) en verbaal en fysiek
agressief zijn(4), werken samen aan deze projecten. Sommige ondertekenaars
oefenen ook druk uit op andere groepen om te voorkomen dat antimilitaristen
anarchistische evenementen bijwonen(5) of nemen rechtstreeks deel aan het
saboteren van antimilitaristische activiteiten(6). Wij zijn van mening dat de
oproep tot dialoog in deze context een manipulatieve politieke bedoeling heeft.
Ze willen ruimtes verwerven waar ze geld en middelen voor soldaten kunnen
krijgen. Wij zijn van mening dat ze niet willen luisteren naar kritiek van hun
tegenstanders en geen controversiële kwesties willen bespreken. Anarchisten
hebben in het verleden herhaaldelijk kritische analyses gemaakt van
militaristische en oorlogszuchtige tendenzen in het anarchisme. Er is [nu] geen
zelfreflectie of erkenning van fouten geweest. Waarom dan een dialoog met hen?
Dat kan geen constructief proces zijn.
We citeren uit hun verklaring: “Wij beschouwen het werk van de ‘Solidarity
Collectives’ en ‘ABC-Belarus’ op geen enkele wijze als oorlogszuchtig of als
steun aan staatsmilitarisme.”
Wij antwoorden: Beide groepen bieden propaganda, financiële en materiële steun
aan de soldaten van het Oekraïense leger, dat in oorlog is met Rusland. Waarom
weigeren de ondertekenaars van deze verklaring te erkennen dat het Oekraïense
leger en zijn soldaten de belichaming zijn van staatsmilitarisme? Er is geen
structuur die militaristischer is dan een staatsleger. Waarom weigeren deze
mensen te erkennen dat ze een pro-oorlogsstandpunt verdedigen wanneer ze
soldaten van het staatsleger steunen dat betrokken is bij de oorlog? Is het
onoprechtheid, politieke manipulatie, of begrijpen ze niet de achterliggende
context? Ze beweren tegen militarisme te zijn, maar wanneer soldaten het
Oekraïense leger deserteren of mannen in Oekraïne gedwongen worden
gemobiliseerd, tonen ze geen praktische solidariteit met deze mensen. Ze hebben
bezwaar tegen het militarisme van Rusland, maar het militarisme van
Oekraïne/NAVO/EU is hun belangrijkste bondgenoot. Wij weigeren met hen samen te
werken omdat zij pleiten voor samenwerking met het westerse imperialisme in zijn
oorlog tegen het Russische imperialisme. Wij werken echter ook niet samen met
degenen die samenwerken met het Russische imperialisme, omdat dit geen
constructieve strategie is die de arbeidersklasse effectief zou kunnen gebruiken
tegen het Amerikaanse en Europese imperialisme. Wij verwerpen elk eenzijdige
anti-imperialisme. Wij strijden tegen alle imperialistische staten en blokken.
De lijst met namen van personen en organisaties onder de verklaring is erg lang,
maar dat betekent niet dat deze belangrijk is. Sociaal-revolutionaire
groeperingen beoordelen de kwaliteit van de praktijk niet aan de hand van
kwantitatieve maatstaven. Het aantal handtekeningen onder een manipulatieve en
bedrieglijke verklaring maakt deze nog niet tot een waardevol document. Zelfs de
hoogste optelsom van sociaal-reactionaire en oorlogszuchtige groeperingen kan
nooit leiden tot revolutionaire anarchistische praktijk.
De lijst van ondertekenaars van de bovengenoemde verklaring bevat nogal wat
leugenaars, manipulatoren, agressors, collaborateurs met extreemrechts(7),
evenals gevaarlijke doxxers en nationalisten(8). Groepen zoals Solidarity
Collectives en ABC – Belarus brengen zichzelf in diskrediet door publiekelijk te
verklaren dat ze contact onderhouden met deze controversiële personen. Als ze
hun bezorgdheid uiten over het feit dat anarchisten niet met hen willen
samenwerken, is dat eigenlijk een positief teken. Terwijl linkse aanhangers van
militarisme aan steun verliezen, krijgt de revolutionaire anarchistische tendens
de nodige energie.
– Enkele anarchisten uit Centraal-Europa, Oost-Europa en de Balkan
anarchist_voices@riseup.net
NOTEN:
(1)
Ongeveer 250.000 dienstplichtigen verlieten Rusland om te voorkomen dat ze
gedwongen zouden worden om in de oorlog te vechten, en meer dan 300.000
vluchtten uit Oekraïne. Bovendien registreerde het Russische ministerie van
Oorlog alleen al in 2024 50.500 gevallen van desertie en ongeoorloofd verlaten
van een eenheid in een strijdend leger.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Het pro-presidentiële parlementslid Mariana Bezuhla verklaarde op 11 oktober dat
het aantal leden dat het Oekraïense leger ontvluchtte gelijk was aan het totale
aantal leden dat er was vóór de grootschalige Russische invasie in 2022. Enkele
dagen later verschenen er criminaliteitscijfers waaruit bleek dat er dit jaar
twee keer zoveel militairen waren gevlucht als in de eerste tweeënhalf jaar van
de oorlog. In totaal werden tijdens de oorlog bijna 290.000 strafzaken voor SZCh
en desertie geopend. Van januari 2022 tot september 2024 waren dat er bijna
90.000. Dit betekent dat er alleen al in het afgelopen jaar 200.000 extra
strafzaken zijn geopend. Het is belangrijk te benadrukken dat we het niet hebben
over het aantal voortvluchtige personen, maar alleen over het aantal
geregistreerde strafzaken.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– We weerleggen de leugens die over AMI worden verspreid
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] Van Vinnytsia naar Berlijn
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Reactie van de zogenaamde ‘anarcho-poetinisten’, van enkele deelnemers aan het
anti-oorlogscongres in Praag, mei 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– “Anarchisten” die de principes vergeten. Verklaring van KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Aanval op een anarchistische militant
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– Ik laat me niet intimideren
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Waarom AMI geen stand heeft op de anarchistische boekenbeurs in Brno
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Make Tattoo Not War is geannuleerd // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– Links van het kapitaal saboteert de anarchistische beweging: laten we
terugvechten!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
– Samenwerking van pro-oorlog anarchisten met extreemrechts. De maskers zijn af,
of het falen van de mythe van het “anti-autoritaire verzet”
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Is nationale dictatuur het doel van onbreekbare anarchisten?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Mythen en de waarheid over de vijanden van onze vijanden
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Hier is wat beeldmateriaal van de kop van een demonstratie in Brussel die mede
werd georganiseerd door een van de officiële ondertekenaars van deze oproep,
Anarchist Collective Antwerp (België)
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
De slogans die tijdens de mars werden geroepen, luiden in het Nederlands “Glorie
aan de natie! Dood aan haar vijanden!” en “Oekraïne boven alles!” (ontleend aan
‘Deutschland über alles!”). Het is dus inderdaad een raadsel waarom deze groepen
zoveel moeite hebben om hun ideeën te verspreiden tijdens anarchistische
evenementen …
/ Viimeistele /
Vastaus sotaa kannattavan vasemmiston “vetoomukseen”
Solidarity Collectives -nimisen alustan ja Valko-Venäjän anarkistisen mustan
ristin puolesta on julkaistu verkossa vetoomus, jonka ovat allekirjoittaneet
monet ryhmät ja yksilöt.
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/
Julkaisemme vastauksemme siihen, mutta emme ryhtyäksemme dialogiin militarismia
avoimesti tai peitellysti kannattavien kanssa. Haluamme vain julkaista
näkökulmamme sekä vahvistaa yhteyttä anti-militaristien sekä
vallankumouksellista defaitismia kannattavien kesken.
Tämän mainitun lausunnon kirjoittaneet sodankäynnin kannattajat tekevät
politiikkaansa toistamalla kaksinapaista narratiivia empaattisista ja sodan
uhreista välittävistä Itä-Euroopan anarkisteista sekä ylimielisistä ja sodan
uhreista välinpitämättömistä Länsi-Euroopan anarkisteista. Tämä on virheellinen
ja manipulatiivinen narratiivi. Sen esittäjät kieltäytyvät tunnistamasta, että
Solidarity Collectives -alustan ja Valko-Venäjän anarkistisen mustan ristin
edustamaa sotaprojektia kohtaan esitetään kritiikkiä Itä-Euroopassa. Tämän
vetoomuksen allekirjoittajat eivät joko tunnista tätä anti-militaristista
tendenssiä tai valehtelevat väittäessään tämän kritiikin olevan putinistien tai
Venäjän valtion kannattajien propagandaa. He toistavat väitettä siitä, että
Länsi-Euroopassa ei huomioda ”Itä-Euroopan ääntä” ja jättävät huomiotta
Itä-Euroopasta kuuluvat anti-militaristiset sodanvastaiset äänet. Emme tarkoita
ainoastaan anarkistikollektiiveja vaan niiitä lukuisia työläistaustaisia
ihmisiä, jotka kieltäytyvät tukemasta omien ja naapurivaltioittensa
sotaprojekteja. Katsotaanpa vaikka miten monet ovat hylänneet asemansa Venäjän
sekä Ukrainan armeijoissa ja karanneet sekä sitä miten lukuisat ihmiset
välttelevät kutsuntoja näissä maissa(1). Tämä kyseinen ”radikaalin vasemmiston”
suuntaus sivuuttaa nämä sadat tuhannet ihmiset, kertoo edustavansa Itä-Euroopan
ääntä ja taistelevansa läntisten anarkistien röyhkeyttä vastaan. Tämä idän ja
lännen anarkistien vastakkainasettelu ei ole todellinen. Se on tekopyhä. Kyse on
yksinkertaisesti kaikilla alueilla ilmenevästä ristiriidasta
vallankumouksellisten ja vastavallankumouksellisten tendenssien välillä.
Tässä julistuksessa väitetään, että on kirjoiteltu kaikenlaisia Ukrainaa tukevan
vastarinnan tuomitsevia ”lausuntoja”. Vastaamme: Emme tuomitse Venäjän
hyökkäyksen vastustamista. Emme vastusta edes aseellista taistelua, kunhan se ei
noudata militaristista logiikka ja se suunnataan valtioita ja armeijoita
vastaan. On kuitenkin totta, että hylkäämme perinteisen sodankäynnin ja
kamppailun militaristiset muodot. Yhden valtion (Venäjän) vastustaminen ei
anarkistisesta näkökulmasta saa tarkoittaa minkään valtion puolustamista.
Annamme tukemme putinismin ja venäläisen imperialismin autonomiselle
vastustamiselle aivan kuten myös Zelenskyin hallinnon EU:n ja Naton imperalismin
vastustamiselle. Tämä on anarkistista sodan vastustamista. He väittävät
lausunnossaan uskovansa dialogiin vaikeissa kysymyksissä. Vastaamme heidän jo
pitkään esiintyneen monologiekspertteinä, jotka ovat vasta hiljattain alkaneet
esittää olevansa kiinnostuneita keskustelusta. Tämä ei vakuuta meitä. Kyse on
näiden tiettyjen projektien ympärillä olevista ihmisistä, jotka tietoisesti
välttelevät kasvokkaista dialogia, herjaavat anarkisteja(2) harrastavat
vaarallista ”doksaamista”(3) ja ovat verbaalisesti ja fyysisesti
agressivisia(4). Jotkut näistä allekirjoittajista myös painostavat muita ryhmiä
estämään anti-militaristeja osallistumasta anarkistien tapahtumiin(5) tai
osallistuvat anti-militaristien toiminnan sabotaasiin(6). Tämänkaltaisessa
tilanteessa kutsu dialogiin tuntuu laskelmoidulta poliittiselta manipulaatiolta.
He yrittävät saada haltuunsa tiloja varojen ja resurssien keräämiseksi
sotilaille. Emme usko heidän haluavan kuunnella toisinajattelevien kritiikkiä
tai keskustella vaikeista kysymyksistä. Anarkistit ovat toistuvasti esittäneet
kritiikkiä heidän militarismiaan ja sotaa tukevaa politiikkaansa vastaan. He
eivät ole osoittaneet kiinnostusta itsereflektioon tai virheidensä
käsittelemiseen. Rakentava prosessi heidän kanssaan on mahdotonta, joten myös
dialogi hyödytöntä. He kieltävät lausunnossaan Solidarity Collectives alustan ja
Valko-Venäjän anarkistisen mustan ristin olevan sodan ja valtiollisen
militarismin puolella. Vastaamme näiden molempien ryhmien tekevä tukevan
rahallisesti ja aineellisesti Ukrainan valtion armeijan sotilaita sekä tekevän
propagandaa näiden puolesta. Miksi tämän vetoomuksen allekirjoittajat
kieltäytyvät tunnistamasta Ukrainan armeijan ja sen sotilaiden edustavan
valtiollista militarismia? On vaikea kuvitella militaristisempaa rakennetta kuin
valtion armeija. Miksi he eivät tunnista tukevansa sotaa tukiessaan valtion
armeijan sotaa käyviä sotilaita? Johtuuko se epärehellisyydestä, poliittisesta
manipulaatiosta vai eivätkö he vain ymmärrä tätä tilannetta? He väittävät
olevansa militarismia vastaan, mutta eivät osoita minkäänlaista solidaarisuutta
Ukrainan armeijasta karkaaville sotilaille tai armeijaan pakkokutsutuille
henkilöille. He vastustavat Venäjän militarismia, mutta liittoutuvat samalla
Ukrainan, EU:n ja Naton militarismin kanssa. Kieltäydymme tekemästä heidän
kanssaan yhteistyötä, koska he tukevat läntistä imperialismia sodassa venäläistä
imperialismia vastaan. Kieltäydymme kuitenkin yhteistyöstä yhtä lailla
venäläistä imperialismia tukevien kanssa, sillä sekään ei ole rakentava
strategia työväenluokan kamppailussa amerikkalaista ja eurooppalaista
imperialismia vastaan. Hylkäämme kaiken yksipuolisen imperialismin
vastustamisen. Taistelemme kaikkia imperialistisia valtioita ja blokkeja
vastaan.
Tämän mainitun julistuksen allekirjoittaneiden tahojen lista on pitkä. Se ei
kuitenkaan tarkoita sen olevan merkittävä. Yhteiskunnallisen vallankumouksen
kannalla olevat ryhmät eivät arvioi poliittisten käytäntöjen laatua
määrällisillä mittareilla. Petollisen ja manipulatiivisen lausunnon
allekirjoittajien määrä ei nosta sen arvoa. Yhteiskunnallisesti
taantumukselliset ja sodan puolella olevat ryhmät eivät kykene kehittämään
vallankumouksellista anarkistista käytäntöä. Tämän listan allekirjoittajiin
kuuluu valehtelevia, manipuloivia, agressiivisia ja jopa ääri-oikeiston kanssa
yhteistyötä tekeviä tahoja (7) sekä vaarallisia doksaajia sekä nationalisteja.
Solidarity collectives -alusta sekä Valko-Venäjän anarkistinen musta risti syö
omaa uskottavuuteen julistamalla avoimesti olevansa yhteyksissä näiden
kiistanalaisten tahojen kanssa. On vain myönteinen merkki, mikäli nämä
ilmaisevat huolta siitä, etteivät anarkistit tahdo tehdä yhteistyötä heidän
kanssaan. Militarismin vasemmistolaiset kannattajat alkavat menettää suosiotaan
ja anarkistien vallankumouksellinen tendenssi kerätä tarvittavaa energiaa.
– Joukko anarkisteja Keski- ja Itä-Euroopasta sekä Balkanilta
anarchist_voices@riseup.net
VIITTEET
(1)
Noin 250 000 asevelvollista on lähtenyt Venäjältä välttääkseen pakottamisensa
osallistumaan taisteluun sodassa ja yli 300 000 asevelvollista on paennut
Venäjältä. Tämän lisäksi Venäjän sotaministeriö on todennut yksin vuonna 2024
50500 sotilaan hylänneen asemansapaikkansa luvatta sotaa käyvissä yksiköissä.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Ukrainan presidenttiä kannattava kansanedustaja Mariana Bezuhla totesi lokakuun
11.päivänä, että Ukrainan armeijasta karanneiden määrä on sama kuin armeijan
vahvuus oli Venäjän hyökkäyksen hetkellä. Muutama päivä myöhemmin julkaistiin
rikostilasto, joka osoitti, että tänä vuonna on karannut kaksi kertaa enemmän
sotilaita kuin ensimäisenä kahtena ja puolena vuotena. Sodasta karanneita
vastaan on nostettu yhteensä 290 000 syytettä, kun niitä oli syyskuuhun 2024
mennssä vain 90 000. Lisäksi on tärkeää painottaa, että tämä luku ei sisällä
kaikkia karanneita vaan ainoastaan ne, joita vastaan on nostettu syyte.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
(2)
– We refute the lies being spread about AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from
the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
(3)
– “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
(4)
– Attack against an anarchist militant
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– I will not be intimidated
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
(5)
– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
(6)
– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
(7)
-Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the
fail of the “anti-authoritarian resistance” myth
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Myths and the truth about the enemies of our enemies
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
(8)
Tässä on kuvaa mielenosoituksesta Brysselissä, jota oli järjestämässä eräs tämän
lausunnon allekirjoittajista: Antwerpenin anarkistinen kollektiivi.
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
He marssivat ”Kunnia kansalle! Kuolema sen vihollisille” sekä ”Ukraina ennen
kaikkea” (viittaus ”Deutschland über alles”) -kaltaisten bannerien alla. Joten
kyllä: on täysi mysteeri miksi näillä ryhmillä on vaikeuksia levittää ideoitaan
anarkistien tapahtumissa.
/ Deutsch /
Antwort auf die „Petition” der kriegsbefürwortenden Linken
Im Internet wurde eine Erklärung zur Unterstützung von Solidaritätskollektiven
und ABC-Belarus veröffentlicht
https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/,
die von einer Reihe von Gruppen und Individuen unterschrieben wurde. Wir
veröffentlichen unsere Antwort, die aber kein Dialog mit diesen offenen und
verdeckten Unterstützern des Militarismus ist. Wir wollen einfach unsere Analyse
öffentlich teilen und die Verbindung zwischen Menschen mit einer
antimilitaristischen und revolutionär-defätistischen Perspektive stärken.
(Hinweis: Andere Sprachversionen werden unter dieser Erklärung veröffentlicht!)
Die Erklärung, auf die wir antworten, wurde von Kriegsbefürwortern verfasst, die
zu diesem Zweck eine binäre Erzählung reproduzieren: einfühlsame und
unterstützende osteuropäische Anarchistinnen und Anarchisten versus arrogante
und nicht unterstützende Anarchistinnen und Anarchisten aus Westeuropa. Dieses
Narrativ ist falsch und manipulativ. Diejenigen, die diese Erzählung teilen,
weigern sich anzuerkennen, dass Kritik an pro-Kriegsprojekten wie Solidarity
Collectives und ABC-Belarus auch innerhalb des anarchistischen Milieus in
Osteuropa existiert. Die Unterzeichner der Erklärung ignorieren diese
antimilitaristische Tendenz in ihrer Erzählung oder lügen, wenn sie behaupten,
dass es sich dabei um Putinisten oder pro-russische Propagandisten handelt. Sie
behaupten immer wieder, dass die „osteuropäische Stimme” in Westeuropa übersehen
wird, während sie selbst antimilitaristische und kriegsfeindliche Stimmen aus
osteuropäischen Regionen übersehen. Es sollte hinzugefügt werden, dass diese
übersehenen Stimmen auch von einer relativ großen Anzahl von Menschen stammen,
die direkt aus dem Kriegsgebiet kommen. Damit meinen wir nicht nur
Anarchistinnen und Anarchisten, sondern auch andere Arbeiterinnen und Arbeiter,
die sich weigern, die Kriegsanstrengungen „ihrer” und benachbarter Staaten zu
unterstützen. Schauen wir uns mal an, wie viele Menschen aus der russischen und
der ukrainischen Armee desertiert sind und wie viele Menschen in beiden Ländern
sich der Mobilmachung entziehen1. Hunderttausende Menschen werden von dieser
„radikalen Linken” ignoriert, die behauptet, die Stimmen Osteuropas zu vertreten
und gegen die Arroganz des Westens zu kämpfen. Ihre binäre Erzählung ist
heuchlerisch. Es gibt keinen Widerspruch zwischen Anarchistinnen und Anarchisten
aus dem Westen und dem Osten. Es gibt nur einen Widerspruch zwischen
revolutionären und konterrevolutionären Tendenzen, die in allen Regionen
vorhanden sind.
Wir zitieren aus ihrer Erklärung: „Sie verfassen verschiedene Arten von
„Erklärungen”, in denen sie die Arbeit zur Unterstützung des ukrainischen
Widerstands gegen die russische Invasion verurteilen.”
Wir antworten: Wir verurteilen den Widerstand gegen die russische Invasion
nicht. Wir sind nicht einmal gegen bewaffneten Kampf, solange er nicht die
militaristische Logik reproduziert und sich gegen Staaten und ihre Armeen
richtet.
Wir lehnen jedoch die Strategie der konventionellen Kriegsführung und
militaristische Kampfformen ab. Aus anarchistischer Sicht sollte Widerstand
gegen die aggressive Politik eines Staates (z. B. Russland) nicht zur Praxis der
Verteidigung eines anderen Staates (z. B. der Ukraine) werden. Wir unterstützen
den autonomen Widerstand gegen den Putinismus und den russischen Imperialismus,
aber auch gegen das Selenskyj-Regime und den Imperialismus der EU/NATO. Das ist
anarchistischer Widerstand gegen Krieg.
Wir zitieren aus ihrer Erklärung: „Wir glauben an die Notwendigkeit des Dialogs
über kontroverse Themen.“
Wir antworten: Sie haben sich lange als „Experten für Monologe“ präsentiert,
aber plötzlich geben sie vor, an einem Dialog interessiert zu sein. Das ist
überhaupt nicht überzeugend. Menschen, die bewusst den direkten Dialog
vermeiden, Anarchistinnen und Anarchisten verleumden2, sich an gefährlichem
Doxxing beteiligen3 und verbal und körperlich aggressiv sind4, arbeiten an
diesen Projekten mit. Einige Unterzeichner setzen auch andere Gruppen unter
Druck, um Antimilitaristen davon abzuhalten, an Veranstaltungen von
Anarchistinnen und Anarchisten teilzunehmen5, oder beteiligen sich direkt an der
Sabotage antimilitaristischer Aktivitäten6. Wir glauben, dass der Aufruf zum
Dialog in diesem Zusammenhang eine manipulative politische Berechnung ist. Sie
wollen Räume gewinnen, in denen sie Geld und Ressourcen für Soldaten erhalten.
Wir glauben, dass sie nicht bereit sind, Kritik von ihren Gegnern anzuhören und
kontroverse Themen zu diskutieren.
Anarchistinnen und Anarchisten haben in der Vergangenheit wiederholt kritische
Analysen ihrer militaristischen und kriegsbefürwortenden Tendenzen geäußert. Es
gab keine Reflexion oder Anerkennung von Fehlern. Warum also auf einem Dialog
mit ihnen bestehen? Das kann kein konstruktiver Prozess sein.
Wir zitieren aus ihrer Erklärung: „Wir betrachten die Arbeit der „Solidarity
Collectives” und „ABC-Belarus” in keiner Weise als kriegsbefürwortend oder den
staatlichen Militarismus unterstützend.”
Wir antworten: Beide Gruppen bieten den Soldaten der ukrainischen Armee, die
sich im Krieg mit Russland befindet, Propaganda, finanzielle und materielle
Unterstützung. Warum weigern sich die Unterzeichner dieser Erklärung
anzuerkennen, dass die ukrainische Armee und ihre Soldaten die Verkörperung des
staatlichen Militarismus sind? Es gibt keine militaristischere Struktur als eine
staatliche Armee. Warum weigern sich diese Leute anzuerkennen, dass sie eine
kriegsbefürwortende Position vertreten, wenn sie Soldaten der in den Krieg
verwickelten staatlichen Armee unterstützen? Ist das Unaufrichtigkeit,
politische Manipulation oder verstehen sie den grundlegenden Kontext nicht? Sie
behaupten, gegen Militarismus zu sein, aber wenn Soldaten aus der ukrainischen
Armee desertieren oder Männer in der Ukraine zwangsweise mobilisiert werden,
zeigen sie keine praktische Solidarität mit diesen Menschen. Sie lehnen den
Militarismus Russlands ab, aber der Militarismus der Ukraine/NATO/EU ist ihr
wichtigster Verbündeter. Wir lehnen eine Zusammenarbeit mit ihnen ab, weil sie
die Zusammenarbeit mit dem westlichen Imperialismus in seinem Krieg gegen den
russischen Imperialismus befürworten. Wir arbeiten aber auch nicht mit denen
zusammen, die mit dem russischen Imperialismus kooperieren, weil das keine
konstruktive Strategie ist, die die Arbeiterklasse effektiv gegen den
amerikanischen und europäischen Imperialismus einsetzen könnte. Wir lehnen jeden
einseitigen Antiimperialismus ab. Wir kämpfen gegen alle imperialistischen
Staaten und Blöcke.
Die Liste der Namen und Titel unter der Erklärung ist echt lang, aber das heißt
nicht, dass sie wichtig ist. Sozialrevolutionäre Gruppen beurteilen die Qualität
der Praxis nicht anhand quantitativer Maßstäbe. Die Anzahl der Unterschriften
unter einer manipulativen und betrügerischen Erklärung macht sie nicht zu einem
wertvollen Dokument. Die Summe sozialreaktionärer und kriegsbefürwortender
Gruppen kann niemals zu einer revolutionären Praxis der Anarchistinnen und
Anarchisten führen.
Die Liste der Unterzeichner der oben genannten Erklärung enthält eine ganze
Reihe von Lügnern, Manipulatoren, Aggressoren, Kollaborateuren der extremen
Rechten7 sowie gefährlichen Doxxern und Nationalisten8. Gruppen wie Solidarity
Collectives und ABC – Belarus diskreditieren sich selbst, indem sie öffentlich
erklären, dass sie Kontakt zu diesen umstrittenen Individuen pflegen. Wenn sie
sich besorgt darüber äußern, dass Anarchistinnen und Anarchisten nicht mit ihnen
zusammenarbeiten wollen, ist das eigentlich ein gutes Zeichen. Während linke
Anhänger des Militarismus an Unterstützung verlieren, gewinnt die revolutionäre
anarchistische Strömung die nötige Energie.
– Einige Anarchistinnen und Anarchisten aus Mitteleuropa, Osteuropa und dem
Balkan
anarchist_voices@riseup.net
1Rund 250.000 Wehrpflichtige haben Russland verlassen, um nicht im Krieg kämpfen
zu müssen, und mehr als 300.000 sind aus der Ukraine geflohen. Außerdem hat das
russische Kriegsministerium allein im Jahr 2024 50.500 Fälle von Desertion und
unerlaubtem Verlassen einer Einheit in einer kriegführenden Armee registriert.
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/
Die präsidententreue Abgeordnete Mariana Bezuhla meinte am 11. Oktober, dass die
Zahl der Leute, die aus der ukrainischen Armee abgehauen sind, genauso hoch ist
wie die Gesamtzahl der Leute, die vor der großen russischen Invasion 2022 dabei
waren. Ein paar Tage später kamen Kriminalitätsstatistiken raus, die zeigten,
dass dieses Jahr doppelt so viele Soldaten abgehauen sind wie in den ersten
zweieinhalb Jahren des Krieges. Insgesamt wurden während des Krieges fast
290.000 Strafverfahren wegen SZCh und Desertion eröffnet. Von Januar 2022 bis
September 2024 gab es fast 90.000 Fälle. Das heißt, allein im letzten Jahr
wurden zusätzlich 200.000 Verfahren eröffnet. Es ist wichtig zu betonen, dass
wir hier nicht über die Anzahl der flüchtigen Personen sprechen, sondern nur
über die Anzahl der registrierten Strafverfahren.
https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle
2– We refute the lies being spread about AMI
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/
– [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin
https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/
– Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось
https://aitrus.info/node/6243
– Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from
the Prague anti-war congress, May 2024
https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024
3– “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA
https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles
– Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/
4– Attack against an anarchist militant
https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/
– I will not be intimidated
https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/
5– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/
6– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena
https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/
– The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight
back!
https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/
7– Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the
fail of the “anti-authoritarian resistance” myth
https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance
– Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists?
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/
– Myths and the truth about the enemies of our enemies
https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/
8Hier sind ein paar Aufnahmen von der Spitze einer Demo in Brüssel, die von
einem der offiziellen Unterzeichner dieses Aufrufs, dem Anarchist Collective
Antwerp (Belgien), mitorganisiert wurde
https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY
Die Slogans, die auf Englisch hinterher marschiert wurden, lauten „Ruhm der
Nation! Tod ihren Feinden!“ und „Ukraine über alles!“ (in Anlehnung an
„Deutschland über alles!“). Ja, es muss ein völliges Rätsel sein, warum diese
Gruppen so große Schwierigkeiten haben, ihre Ideen bei anarchistischen
Veranstaltungen zu verbreiten…
Riceviamo e diffondiamo. Mentre pubblichiamo questo testo, un nuovo capitolo si
aggiunge alla repressione dei palestinesi e degli immigrati che lottano contro
sionismo e imperialismo in Italia: l’arresto di 9 persone accusate di finanziare
Hamas, tra le quali il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia
Mohamed Hannoun, già colpito con un foglio di via da Milano per un suo
intervento durante una manifestazione. L’ennesima conferma che guerra e
repressione devono essere combattute insieme, come tenterà di suggerire anche
questa iniziativa a Viterbo.
Sabotiamo la guerra! Fuori Alfredo dal 41-bis!
Sabotiamo la guerra e la repressione (corretto al 23.12)
Faccio la mia passeggiata,
essa mi porta un poco lontano
e a casa; poi, in silenzio e senza
parole, mi ritrovo in disparte.
Epigrafe sulla tomba di Robert Walser, nel cimitero di Herisau
La morte di Robert Walser sembra in tutto e per tutto un racconto walseriano.
Il pomeriggio di Natale del 1956 il corpo dello scrittore viene trovato disteso
nella neve un po’ fuori della cittadina di Herisau, nella Svizzera orientale.
Walser era intento in una delle sue celebri passeggiate, a cui si era dedicato
sempre, nei giorni festivi, anche nel corso degli ultimi ventitré anni trascorsi
nella clinica psichiatrica di Herisau (Haus 1, «padiglione degli uomini
tranquilli»).
Neve e passeggiate sono due protagonisti dei suoi racconti e delle sue poesie.
Ma non è tanto, o soltanto, questo a rendere così walseriana la sua morte.
Secondo W. G. Sebald – che allo scrittore svizzero ha dedicato pagine insieme
profonde e di rara delicatezza – l’ideale di Walser era «sfidare la
gravitazione».
Come è stato notato, l’unica foto rimasta del corpo di Walser adagiato sulla
neve (con il cappello leggermente in disparte) ha davvero un che di magico. Tra
le ultime quattordici impronte dei suoi ultimi sette passi e il cadavere c’è un
inspiegabile spazio di neve intonsa, come se per qualche attimo Walser avesse
volato; come se la gravitazione infine fosse stata vinta dalla leggerezza. Un
balzo quasi impercettibile, un «preferirei di no» rivolto alla clinica
psichiatrica. Cioè al mondo.
Simone Weil ha ipotizzato l’esistenza di una corrispondenza precisa tra i
«miracoli» e un’esatta disposizione dell’animo. Se così fosse, per sfidare la
forza di gravità ci vuole una ben specifica virtù. Forse quella di cui parla uno
dei Microgrammi walseriani: «Questo paesaggio innevato lo vorrei grazioso. E
spero che andrà così. Aveva appena fioccato, e la neve, nonostante una certa
morbidezza, era ancora piuttosto compatta. C’era aria di virtù in me, adesso.
Voglio essere gentile con le persone, ma a patto di poter magnificamente
rinunciare a tutti quanti». L’estrema mossa di Walser assomiglia allora a un
passo d’addio (titolo di una raccolta di poesie di Cristina Campo, nonché
riferimento all’ultimo saggio di danza con cui le ballerine si congedano dalla
scuola e dalle proprie compagne). Un passo che indica anche una dimensione dello
spirito: «Era solito, allora, sognare senza parole né pensieri, non farsi più
alcun rimprovero e abbandonarsi alla deliziosa stanchezza» (I fratelli Tanner).
Walser ha trasformato se stesso in una delle sue umbratili figure: «Ma ho ancora
una cosa nelle mente: sarebbe bello fare il saltimbanco. Un famoso funambolo,
con i fuochi d’artificio sul dorso, le stelle sopra di me, un abisso accanto, e
davanti una via così piccola, così sottile, su cui avanzare». Forse è proprio
così che Walser ha salutato il principio d’individuazione (con le sue impronte)
per ricongiungersi con l’ápeiron (l’indeterminato bianco).
Si legge in un’annotazione del direttore dell’Istituto Waldau, in cui Walser era
stato internato prima della clinica di Herisau: «Uno schizofrenico molto calmo,
socievole, che vive per metà della giornata nei suoi sogni di poeta scrivendo un
po’, e i lavori di giardinaggio nell’altra metà».
Walter Benjamin ha scritto che i racconti di Walser cominciano là dove finiscono
le fiabe. Con le quali hanno in comune soprattutto l’idea che la felicità non
può darsi come compito, ma giunge unicamente per soprammercato. La morale
walseriana è proprio lì, «nel punto che ancora prima ci pareva fondamentale [e
dove] d’un tratto non si trova nulla» (Sebald). L’ideale walseriano, non a caso,
era diventare «uno zero».
Per accompagnarci nel territorio della fiaba, disponiamo di una maestra
assoluta: Cristina Campo. La quale ha descritto «con lievi mani» le virtù da cui
dev’essere toccato l’eroe di fiaba per scoprire il passaggio segreto nel bosco,
quel luogo raggiunto dopo mille peregrinazioni, pur essendo proprio a due passi
dall’inizio del cammino. «Come scegliere di volta in volta fra abbandono ed
astuzia, ingenuità e sapienza, memoria e oblio salutare? Uno vince perché in un
paese di creduloni e integranti fu diffidente e segreto, l’altro perché si
affidò infantilmente al primo venuto, o addirittura a un cerchio di malfattori.
Enigma ogni giorno nuovo, proposto e mai risolto, se non nell’ora decisiva, nel
gesto puro – non dettato da nulla ma alimentato, giorno per giorno, di pazienza
e silenzio». Quella di affidarsi infantilmente al primo venuto, o a un cerchio
di briganti incontrati nelle passeggiate apparentemente più ordinarie, è una
virtù che Walser ha sperimentato in sommo grado. Quanto alla pazienza e al
silenzio, nelle camerate e nel giardino della clinica li ha soppesati grammo per
grammo. Portandoli con sé anche nel «territorio della matita», cioè nei momenti
in cui scriveva con un lapis, su fogli volanti, bigliettini e ricevute, i suoi
testi minuscoli e apparentemente indecifrabili, rimasti per anni in una vecchia
scatola da scarpe. Walser è stato davvero un eroe di fiaba. Se n’è andato «in
disparte» senza aver mai ceduto alla logica della potenza, preferendole sempre
«la mancanza di scopi, il buon umore senza ragione, la gioia immotivata». Come i
suoi eroi di fiaba – dissimulati nei racconti, nelle poesie, nelle micrografie:
un chiodo, una stufa, un fiocco di neve.
«C’erano una volta dei fiocchi di neve che, non avendo niente di meglio da fare,
volarono giù sulla terra. Molti volarono sui campi, e là rimasero, altri caddero
sui tetti e là rimasero, diversi altri caddero sui cappelli e cappucci di
persone che camminavano in fretta e là rimasero finché non vennero scossi via,
alcuni pochi volarono sulla faccia fida e cara di un cavallo, e rimasero sulle
ciglia lunghe degli occhi equini, un fiocco di neve volò dentro una finestra, ma
quello che vi fece non è mai stato raccontato, comunque rimase là».
Leggere Walser mi infonde allo stesso tempo commozione, buon umore e
un’immotivata gratitudine per gli esseri e le cose.
Forse anche la rivoluzione è preceduta da impronte ben visibili e poi,
improvvisamente, da uno spazio intonso che nessuno sa come sia stato saltato.
Un pensierino per l’anno nuovo: come tenere insieme la necessaria rivolta contro
un mondo ignobile e il senso di grata pienezza di fronte ai fiocchi di neve o
alla faccia «fida e cara di un cavallo»?
Riceviamo e diffondiamo:
È uscito il terzo numero di “disfare – per la lotta contro il mondo guerra”,
dell’autunno 2025.
Per richiedere copie / To request copies / pour demander des exemplaires:
disfare@autistici.org
* 56 pagine, 4 euro a copia, 3 euro per i distributori (dalle 3 copie in su)
* 56 pages, 4 euros per copy, 3 euros for distributors (from 3 copies upwards)
* 56 pages, 4 euros par exemplaire, 3 euros pour les distributeurs (à partir de
3 exemplaires)
Scarica il pdf dell’editoriale: disfare_3_editoriale
Editoriale
Interrompere il flusso, ritrovare il mondo
Quella avvenuta tra fine settembre e inizio ottobre è stata per certi versi una
tempesta perfetta. L’appello lanciato dai portuali di Genova (e raccolto nei
porti di Ravenna, Livorno, Salerno, Marghera, Trieste, Napoli…) a “bloccare
tutto”, in occasione del tentativo di rompere il blocco navale israeliano su
Gaza da parte della Sumud Flotilla, ha visto milioni di persone scendere in
strada con l’idea di partecipare a uno sforzo concreto contro il genocidio. Le
ambivalenze a bordo si riflettevano nelle piazze – solidarietà internazionalista
contro umanitarismo, azione diretta contro rappresentazione, rottura della legge
contro proposta costituente, rifiuto della delega contro mediatizzazione,
riconoscimento tra sfruttati contro interclassismo – senza permetterne facili e
immediate letture. Moti “spuri”, “opachi” – come usano dire gli analisti della
politica dall’epoca dei Forconi a quella dei Trattori passando per i No Green
Pass – la cui simultaneità e i cui numeri hanno messo in difficoltà il governo,
mentre varie componenti della sinistra più o meno istituzionale tentavano di
garantirsi uno spazio di rappresentazione[1]. Foschia e strumentalizzazioni,
certo, ma nella rottura della normalità si è aperta una breccia per ciò che fino
a poco prima sarebbe stato impensabile. Bloccare fabbriche, porti, stazioni,
autostrade, aeroporti, scuole, università. Prendersi strade non concesse e
scontrarsi con chi le nega. Non più la domanda “perché scendere in strada?” ma,
per molti, ritrovarsi in strada senza niente da chiedere, con l’anelito che
tutto l’orrore finisca e la sensazione che il tempo d’agire non sia più
procrastinabile.
La propaganda ci aveva abituati a pensare alla guerra in Europa come a un fatto
novecentesco, ebbene sempre dal Novecento è tornato anche il mito dello sciopero
generale, con tutta la forza – e le faglie[2] – che si porta dietro. Centinaia
di migliaia di persone sono scese in strada in tutta Europa (in Francia, in
Spagna e in Grecia) producendo, volontariamente o no, irregolarità e
disallineamenti che – così come nelle manifestazioni di massa che hanno
infiammato il “Sud globale” grazie ai giovani no future (p. 41), quelli che
rischiano di trovarsi nei prossimi anni di fronte alla prospettiva
dell’arruolamento – hanno dischiuso la possibilità di inceppare la macchina del
terrore, con un connubio tra azione e non-collaborazione[3]. La pratica del
blocco diffuso ha infatti infranto il mortifero ordine costituito secondo un
gioco di scomposizioni e corrispondenze: “bloccare per avanzare”, diceva uno
slogan dal gusto per l’ossimoro. Scomporre la guerra totale nelle sue
ramificazioni determinate – una fabbrica, una strada, un porto, un palazzo del
governo, un cavo, la polizia – e, attaccandole, ricomporre il quadro generale
dei rapporti gerarchici e mercantili.
Dopo due anni di genocidio in streaming e mentre sul fronte orientale si
perpetua la minaccia della distruzione totale che la scienza vuole rendere
tecnicamente senza fine[4], quegli istanti – alcuni inaspettati, come l’attacco
alla Tech Week e alla Leonardo a Torino (p. 28), altri organizzati e collettivi,
come le pratiche di blocco (p. 22) e mobilitazione in diversi snodi decisivi per
la guerra – hanno talvolta rotto il tempo della rappresentazione, del diritto,
dell’umanitaria banalità del bene che non mette in discussione le strutture del
dominio, dell’ineluttabilità. E, contro il mare piatto della rassegnazione,
hanno reso palpabile una ritrovata tensione etica.
Disallineamenti e rotture contro la normalità, talvolta dentro e contro gli
stessi cortei, capaci di svelare la logistica – scienza e tecnologia la cui
razionalità si origina in ambito militare (p. 7) – quale perno centrale
nell’organizzazione della guerra totale. L’organizzazione dei flussi, sempre più
sofisticata ed ingegnerizzata ed in cui rotte civili e militari si sovrappongono
quotidianamente senza soluzione di continuità, presenta al contempo delle
evidenti vulnerabilità e diventa quindi potente terreno di lotta
antimilitarista, come emerge nelle azioni di anonimi sabotatori disfattisti in
molteplici punti del vecchio continente – contro ferrovie, porti e centri di
ricerca (p. 30, p. 46).
I recenti blocchi e sabotaggi della logistica di guerra (sia essa di merci,
esseri umani o informazioni), assumono un significato ben più profondo di quel
semplice “disarmare” la produzione e la tecnologia (affinché continuino ad
espandersi per il benessere generale) invocato nelle rappresentazioni della
sinistra – la cui storia dice guerra, che si chiami privatizzazione, missione di
pace, riforma del lavoro, ordine pubblico o detenzione amministrativa (p. 49). È
la vita stessa che giunge ad essere concepita come un flusso manipolabile e
ottimizzabile. Per questo interrompere i flussi della guerra può significare
mettere in questione tutto, rompendo con la concezione per cui la vita è ridotta
a un’entità in tutto analoga alle macchine, che è alla base del tentativo di
replicare l’intelligenza umana attraverso i computer – un progetto che fin dai
suoi albori è teso all’accrescimento della potenza militare (p. 14). Il concetto
stesso di militarizzazione, al netto della condivisibile sensibilità che spesso
ne muove l’utilizzo, è fuorviante: esso implica una corruzione o distorsione in
senso bellico di conoscenze, tecnologie, istituzioni che sarebbe solo recente o
localizzata. In realtà, il tecno-mondo e la guerra – come approfondiamo in
questo numero in particolare rispetto alla logistica e all’intelligenza
artificiale – sono implicati in un rapporto storico di co-produzione tramite cui
si sono dati e si danno forma a vicenda, e condividono le stesse logiche
profonde.
La Storia che vorrebbero scrivere i dominatori, nel frattempo, continua a
prendere forma. Il conflitto militare sembra sempre essere sull’orlo di
precipitare (dalla Polonia all’Iran), mentre la mobilitazione pre-bellica e la
complicità autoritaria si rafforza – ad esempio attraverso la caccia ai
disertori, oggi braccati in Ucraina dagli stessi droni che li rimpiazzano in
trincea (p. 31, p. 33). I BRICS+ – che hanno contribuito a fabbricare la
macchina del genocidio (dai droni cinesi e indiani, al petrolio brasiliano, al
carbone sudafricano e russo, alla logistica egiziana, emiratina e saudita…) –
non rappresentano affatto una “alternativa”; mentre la “pace eterna” sbandierata
da Trump in Medioriente è la stessa che viene proposta in Ucraina: tregue
traballanti o inesistenti, che prefigurano altri massacri in quella macabra
sequenza distruzione-spopolamento/ricostruzione-riordinamento che palesa la
continuità tra il piano genocidario e quello di un ordinario sgombero o progetto
di riqualificazione urbana. Mentre le alleanze tra Stati assumono sempre più
frequentemente geometrie variabili e inestricabili, l’attacco statunitense al
Venezuela conferma un vecchio e arcinoto adagio: l’America First comporta
innanzitutto il riserrare i ranghi nei “cortili di casa”. Infatti, se in America
Latina, dietro la retorica della guerra al narcotraffico (p. 35) si consolida il
dominio neocoloniale su materie e corpi considerati strategici per la logistica
militare-commerciale, per l’energia, per il dollaro (p. 44), in Europa la bolla
del riarmo (p. 11) spinta con retoriche diverse tanto dall’élite sovranista
quanto da quella globalista, apparecchia grossi affari per i finanzieri
d’assalto.
Il declino del potere occidentale ne svela la ferocia e rende l’incarceramento
di massa una realtà, già pienamente visibile a Gaza e in Cisgiordania, nelle
deportazioni di migranti negli USA come in Europa, nelle retate in periferia che
nelle favelas di Rio diventano carneficine, nella messa al bando di “nemici
interni” – terroristi, trafficanti, poveri “cattivi”. Riflettere sul «rapporto
di implicazione reciproca tra le forme della carcerazione e le caratteristiche
della resistenza» (p. 38) diventa quindi più che mai necessario. Proprio nel
momento in cui, a seguito della proscrizione e oltre duemila arresti, i
prigionieri di Palestine Action intraprendono uno sciopero della fame, e la
presenza della polizia penitenziaria in tenuta antisommossa durante il corteo
del 4 ottobre a Roma rende plastica l’immagine del futuro previsto per quella
parte di umanità considerata nemica o minaccia, dentro e fuori dalle mura
cintate. In questo scenario di guerra, che sia definita ad “alta” o a “bassa”
intensità, a difendere le popolazioni dall’abisso non ci saranno Diritti più o
meno internazionali, costituzioni, enti sovranazionali, per questo compito
«siamo tutto ciò che abbiamo».
Se l’umano è da tempo “senza mondo”, disfare il mondo-guerra – l’orrore che è
semplicemente “dato” – significa precisamente (ri)trovare il mondo come
intenzione e significato per quella parte di umanità tagliata-fuori o mai
ammessa alla Storia della classe dominante. Nel momento in cui, tramite le armi
di distruzione totale, si dischiude lo scenario di un mondo-senza-umani, le
brecce aperte a settembre e ottobre che si intrecciano all’imprevisto del 7
ottobre ci dicono che è possibile riattivare le storie dei dominati
interrompendo il continuum storico del dominio. Come sottolinea il contributo “I
compiti dell’ora presente” (p. 5): «Dobbiamo uscire da quello che Riccardo
d’Este chiamava “totalitarismo del frammento” (…). Se i nostri privilegi
differiscono alquanto in base al colore della pelle, alla classe e al sesso,
tutte le nostre vite si riproducono grazie al saccheggio planetario di materie e
corpi, foreste e infanzia, sussistenza comunitaria, ghiacciai e cosmovisioni.
Dal “Sud Globale” sta arrivando un’inaspettata notifica: materie e corpi sono
sempre meno disponibili, poiché il moto-Palestina cita all’ordine del giorno
cinquecento anni di depredazioni e di resistenza».
«Di doman non v’è certezza», dice la più grande rivolta carceraria della storia,
in Palestina. E come affermano i moti d’autunno, qui come altrove, rifiutare lo
spossessamento tecnologicamente equipaggiato e la predazione materiale e
spirituale delle nostre vite è forse diventato pensabile.
[1] Limitiamoci qui alla CGIL, che ha proclamato prima uno sciopero il 19
settembre – depotenziando lo sciopero del 22 settembre indetto dai sindacati di
base – per poi, senza tema di contraddizione, unirsi allo sciopero generale del
3 ottobre convocato inizialmente da SI Cobas, a rincorsa della propria base.
[2] Secondo la nota riflessione di Walter Benjamin (Per la critica della
violenza, 1920) che, riprendendo la critica di Sorel, distingue lo sciopero
generale politico – che mira ad un cambiamento nei rapporti di forza tutto
interno all’orizzonte dello Stato e del Diritto – da quello proletario, che pone
«la questione di una violenza di altro genere», rivoluzionaria perché non ha il
fine di impadronirsi dello Stato, ma si manifesta distruggendone l’ordine e la
temporalità.
[3] Su cui ci eravamo soffermati nel primo numero di disfare, con l’articolo “Il
fuoco di Prometeo”.
[4] Il nuovo missile a propulsione nucleare Burevestnik – “uccello delle
tempeste” –, testato dalla Russia riattivando la competizione tecno-scientifica
globale, può restare in volo a bassa quota per ore in forza del motore atomico.
Riceviamo e pubblichiamo questo profondo testo del nostro amico e compagno
Massimo, ora detenuto in regime di semilibertà nel carcere di Trento. Quello che
segue contiene le motivazioni di un gesto di solidarietà, al fianco di Stecco e
dei prigionieri di Palestine Action in sciopero della fame, di Anan, Alì e
Mansour, dei prigionieri palestinesi.
Un cesto di pensieri
In quella sorta di interregno in cui mi trovo – né libero né del tutto carcerato
–, ho deciso di rinunciare per la prossima settimana alle uscite giornaliere
dalla prigione, come gesto di solidarietà con le compagne e i compagni di
Palestine Action in sciopero della fame nelle carceri britanniche, sciopero a
cui si è unito anche il mio amico e fratello Stecco. So che stando in prigione
invece di andare al lavoro non impensierisco certo l’amministrazione
penitenziaria. Ma il mio messaggio non è rivolto alla direzione del carcere – a
cui non ho niente da dire né da chiedere –, bensì a chi si sta battendo contro
il genocidio del popolo palestinese, al fianco della sua indomita resistenza.
Quello che posso offrire, insieme a questo mio piccolo gesto, è un cesto di
pensieri, un pugno di parole con cui esprimere ciò che ho nel cuore.
La forza che mi arriva dalle carceri britanniche – che a sua volta riflette la
tenacia di quella resistenza che le prigioni e i centri di detenzione
amministrativa sionisti non riescono a piegare, nonostante l’isolamento, la
tortura e gli stupri – non ha solo la forma della condivisione etica e ideale,
ma anche l’intensità delle emozioni che provo nel leggere le dichiarazioni di
sciopero. Sono convinto – perché lo sento con tutte le fibre dell’animo – che il
moto internazionale contro il genocidio a Gaza e contro il sistema globale che
lo rende possibile sia un nuovo inizio, un cominciamento.
In aggiunta a quello che è successo nelle strade, nei porti, nelle università;
in aggiunta ai sabotaggi avvenuti di giorno e di notte, anche le proteste che
collegano prigioniere e prigionieri al di là delle sbarre, dei Paesi e dei
continenti ne sono un segnale importante. Innanzitutto perché tra “dentro” e
“fuori” si sta creando un rapporto di reciprocità e di circolarità, non solo di
sostegno da “fuori” a “dentro”. Il fatto che tra le rivendicazioni dei
prigionieri per la Palestina ci sia la chiusura di tutti gli stabilimenti di
Elbit Systems UK dimostra la volontà di non separare la propria sorte dalla
liberazione della Palestina, la quale implica niente meno che la sovversione
globale dei rapporti di potere e di sfruttamento, di cui il colonialismo
d’insediamento sionista è un ganglio fondamentale.
Il genocidio algoritmico del popolo palestinese è l’espressione più atroce di un
sistema scientifico-militare-industriale in guerra con gli oppressi, con gli
immigrati, con le donne, con i diversi, con i bambini, con tutto il vivente e
ormai con gli umani in quanto tali.
Se, come ha scritto Mohammed El-Kurd, ci sono «semi che germogliano
all’inferno», la rivolta contro l’inferno di Gaza sta facendo germogliare
un’Internazionale del genere umano.
Che i terroristi di Stato strillino al «terrorismo» di fronte ai tentativi di
sabotare almeno in parte la loro violenza sterminatrice significa che cominciano
ad avere paura. E fanno bene. Perché i cuori ardenti, a differenza degli
algoritmi, non sono prevedibili. E non sono prevedibili perché non subordinano
al calcolo costi-benefici la propria ricerca della libertà e della giustizia.
Come un albero non ha bisogno di vedere l’insieme della foresta per sapere che
la grande quercia è stata abbattuta – perché lo avverte attraverso la fitta rete
delle sue radici –, anche gli umani che si rifiutano di diventare macchine
sentono la sofferenza e la gioia di altri umani che non incontreranno mai. La
solidarietà tra sorelle e fratelli sconosciuti, le cui azioni e parole ci fanno
vibrare, è il lievito morale di ogni Intifada, il dono più prezioso nel cesto.
Forza e coraggio ai prigionieri palestinesi. Forza e coraggio ai prigionieri per
la Palestina. Solidarietà con Anan, Alì e Mansour. Fianco a fianco con il mio
amico e compagno Stecco.
Carcere di Trento, 12 novembre 2025
Massimo Passamani
Veniamo a sapere in queste ore che il nostro compagno Luca Dolce, detto Stecco,
attualmente rinchiuso nel carcere di Sanremo, inizierà da domani sabato 8
novembre uno sciopero della fame unendosi a quello intrapreso dai “Prisoners for
Palestine” nelle carceri inglesi a partire dal 2 novembre. Mentre attendiamo
ulteriori notizie dal compagno, quello che possiamo dire è che siamo al suo
fianco esprimendogli tutta la nostra solidarietà e complicità.
Seguiranno aggiornamenti al più presto.
Per scrivergli:
Luca Dolce
c/o Casa Circondariale Sanremo
Strada Armea, 144
18038, Sanremo (IM)
Vladimir Žabotinskij, il fondatore dell’organizzazione paramilitare sionista
Irgun, ammetteva senza fronzoli: «[I palestinesi] guardavano la Palestina con lo
stesso amore istintivo e con lo stesso fervore con cui un qualsiasi Azteco
guardava il suo Messico o un qualunque Sioux guardava la sua prateria». Il
colonialismo sionista ha fatto di tutto per rimuovere tali paralleli storici. Ma
l’orrore di Gaza ci fa vedere in diretta – equipaggiato con tutti i mezzi che il
complesso scientifico-militare-industriale ha sviluppato nel frattempo –
l’annientamento dei nativi americani o degl’aborigeni d’Australia.
Per questo è tanto vertiginoso quanto necessario elaborare e mettere in pratica
una concezione della storia more Gaza demonstrata
Prendiamo la ben nota frase dello storico Patrick Wolfe (al quale dobbiamo
alcuni degli studi più puntuali sul colonialismo d’insediamento): «l’invasione
coloniale di una terra per crearvi degli insediamenti è una struttura, non un
evento». (Da cui discende il corollario: «l’eliminazione dei nativi è un
principio organizzativo».) Questa struttura rende ancora operativa nel 2025 la
giustificazione giuridica dell’esproprio coloniale fornita nel 1689 da John
Locke (Secondo trattato sul governo): proprietario della terra non è chi vi
risiede, ma chi la mette a profitto. Definire terra di nessuno (terra nullius)
gli ambienti abitati dalle popolazioni native è l’architrave dell’insediamento
coloniale. Non si tratta di un evento, appunto, ma di una struttura. Tant’è che
le leggi sulla terra nullius sono state abrogate, in Australia, solo nel 1992, a
lavoro ampiamente concluso. L’esproprio non si è compiuto solo con la
coercizione fisica, ma anche con i contratti commerciali e con i trattati
legali. Lo stesso vale per la colonizzazione sionista: «L’architettura di
sfollamento del regime israeliano usa tanti metodi diversi, ma hanno tutti un
unico scopo: controllare quanta più terra possibile tenendo all’interno quanti
meno palestinesi possibile, senza innescare i campanelli d’allarme
internazionale – sia attraverso l’invenzione di “dispute immobiliari”; demolendo
case costruite “senza autorizzazione”; rubando terre dichiarandole “zone
militari”, “siti archeologici”, “tutela ambientale” o “proprietà dello stato”; o
semplicemente stroncando la crescita delle comunità palestinesi isolandole e
recidendo i loro legami economici e sociali con le città vicine. Il progetto
sionista ha già creato le narrazioni per rendere legale e giustificare la
sostituzione del nativo con il colono» (Mohammed El-Kurd, Vittime perfette e la
politica del gradimento, Fandango, Roma, 2025). La celebre frase di Kafka – «le
catene dell’umanità torturata sono fatte di carta protocollata» – vale in
particolare per le colonie. È il sovrano – in epoca moderna, lo Stato – a
decidere chi è il legittimo proprietario della terra. Lo Stato, insieme prodotto
e garante dell’esproprio delle terre, rivela proprio nei colonialismi
d’insediamento il rapporto di implicazione reciproca tra la violenza
extra-legale e l’estensione dell’imperio della legge: la seconda sancisce la
prima, occultandola. Non a caso lo Stato sionista, unico colonialismo
d’insediamento rimasto incompiuto – un’incompiutezza che si chiama resistenza
palestinese –, è il solo Stato al mondo a non avere confini definiti. Più terra
viene strappata con la violenza ai palestinesi, più si allarga lo Stato
israeliano, con la relativa giurisdizione. «Il colonialismo è il rapinatore e
simultaneamente il poliziotto, che commette il crimine e lo rende legale»
(Mohammed El-Kurd). Il rapporto che le leggi di Tel Aviv hanno con le azioni
extra-legali dei coloni ai danni dei palestinesi è lo stesso che quelle di
Washington avevano con le ruberie e le stragi compiute dai cowboy ai danni dei
nativi americani. Né le «leggi fondamentali» d’Israele né la Costituzione degli
Stati Uniti ammettono ufficialmente l’incendio di villaggi e l’espulsione armata
dei suoi abitanti da parte di privati cittadini, ma ciò che chiamiamo «Stato
d’Israele» e «Stati Uniti d’America» sono niente meno che la legalizzazione di
quelle violenze. Più passa il tempo, più il fatto compiuto diventa un fatto
giuridico. La differenza tra i due contesti è che nel caso del sionismo il suo
«genocidio incrementale» («l’eliminazione del nativo come principio
organizzativo») è tutt’ora in corso, mentre la violenza contro i nativi
americani è stata conclusa, cioè sancita e occultata.
Il cosiddetto «piano Trump» prende atto che l’alleato sionista ha subìto una
cocente sconfitta (lo scambio di 2000 prigionieri palestinesi contro 20
prigionieri israeliani ne è la manifestazione più immediate ed evidente). Ecco
allora che il «principio organizzativo» (annettere quanta più terra palestinese
con quanti meno palestinesi possibile) ricorre ad altri mezzi. Quel diritto
legale di proprietà che serve in genere a giustificare a posteriori l’esproprio
violento delle terre diventa ora un presupposto per i futuri espropri. Eccolo,
ben riassunto, il meccanismo: «Le Nazioni Unite stimano che, dopo il 7 ottobre
2023, quasi due milioni di abitanti di Gaza sono stati sfollati. In sostanza,
per il 90 percento della popolazione, i palestinesi hanno dovuto abbandonare le
loro abitazioni, o quel poco che resta di esse. Per rivendicare la proprietà
delle terre che hanno lasciato dovrebbero allora disporre di un atto che li
legittimi.
«Il guaio è che in Palestina, in particolar modo nei territori occupati, la
percentuale di terre e di immobili regolarmente registrati è a dir poco scarsa.
Israele ha sempre reso complicate le procedure di validazione degli atti di
proprietà. […] Il risultato è facilmente intuibile: i palestinesi evacuati da
Gaza e dagli altri territori occupati non potranno rivendicare la proprietà dei
terreni selezionati per il rilancio economico dell’area. […] Magari i più
disciplinati potranno anche servire ai tavoli dei futuri resort di proprietà
degli invasori» (Emiliano Brancaccio, Palestinesi schiavi moderni: espropriati e
resi vagabondi, “il manifesto”, 30 settembre 2025).
Se vogliamo un’immagine di brutale chiarezza sul rapporto tra violenza e diritto
di proprietà, e su come il tecno-capitalismo cancelli la storia per imporre agli
umani di vivere in una sorta di cantiere permanente, eccola: un potere costruito
in alcuni decenni annuncia di edificare una «Nuova Gaza» su quella millenaria
che ha raso al suolo in ventiquattro mesi.
Il «piano di pace» è mosso dalla consapevolezza ubuesca che l’unico modo per
demolire anche le rovine, è «equilibrarle in begli edifici ben ordinati». Non
solo resort di lusso, ma anche e soprattutto poli tecnologici, grazie ai quali
trasformare in un modello internazionale la «Nazione Start-up»: il
mondo-cantiere, il mondo-laboratorio. Come è stato ben documentato (per esempio:
https://merip.org/2025/10/the-military-backbone-of-normalization/), infatti, il
motivo principale per cui quasi tutti i Paesi arabi sono favorevoli a questo
piano coloniale e schiavistico non è tanto e soltanto l’affare immobiliare che
si annuncia, o una generica convenienza politica, quanto la volontà di
rafforzare i rispettivi complessi scientifico-militare-industriali. Da questo
punto di vista, l’esperienza sul campo d’Israele in materia di sorveglianza di
massa, di fusione civile-militare e di guerra cibernetica non ha rivali.
Riunendo epoche diverse nello stesso spazio-tempo, il colonialismo smart
aggiorna di continuo le triplici alleanze più funeste della storia: «inchiostro,
tecnica e morte» (Karl Kraus); «denaro, macchinismo e algebra» (Simone Weil);
«Stato, scienza e industria» (Jean-Marc Royer). In uno scenario di guerra
mondiale, di sconvolgimenti ambientali e di politiche di “razionamento” degli
accessi a beni, servizi o aree geografiche, tutti i poteri vogliono comprare un
simile know-how. Mentre il transumanesimo di destra e di sinistra vorrebbe farci
credere che si può vivere sulle nuvole (cloud), Gaza mette a nudo che lo
sviluppo tecno-militare è il braccio armato dell’esproprio della terra, prodotto
e insieme gendarme di quella lunga «guerra alla sussistenza» (Ivan Illich) che è
la modernità capitalistica industriale.
Mentre su quella striscia di terra si «infrange il mito dell’invincibilità
coloniale», stare al fianco della resistenza palestinese non significa
collocarsi in modo autocompiaciuto «dal lato giusto della storia», bensì
scegliere la sua parte maledetta, le sue «classi annientate», i suoi «semi in
grado di germogliare all’inferno».
«Lo slogan Siamo tutti palestinesi deve abbandonare la metafora e manifestarsi
materialmente. Perché Gaza non può combattere contro l’impero da sola. […]
Siamo, senza ombra di dubbio, soggetti di conquista e colonizzazione, ma siamo
anche molto di più. A ogni svolta nella nostra storia insanguinata, siamo stati
brutalizzati, resi orfani dei nostri cari, espropriati, esiliati, affamati,
massacrati e imprigionati, ma ci siamo rifiutati – con grande sconcerto del
mondo – di sottometterci. Per ogni massacro e invasione, ci sono stati e ci sono
adesso uomini e donne che imbracciano le armi, artigianali e sofisticate –
molotov, fucili, fionde, razzi – per combattere. C’è sempre stata la lotta, c’è
sempre stato il gelsomino» (Mohammed El-Kurd).
Se è di un’evidenza abbacinante la natura suprematista e colonialista del “piano
Trump” per Gaza, forse l’aggettivo più corretto per definire il discorso con cui
il presidente degli Stati Uniti lo ha annunciato è «ubuesco». Soltanto la penna
di un Alfred Jarry, infatti, avrebbe potuto descrivere un potere a tal punto
mostruoso nei mezzi e grottesco nelle pretese. Alcune frasi di Ubu Roi – l’opera
teatrale che l’autore francese scrisse nel 1896 – si sarebbero incastonate alla
perfezione nella conferenza di Trump. L’immobiliarista statunitense, con a
fianco il suo amico genocida, ha promesso una vita piena di prosperità a una
popolazione che vive in un carcere di massima sicurezza, in mezzo a una distesa
di rovine, tra la fame e le bombe. Non diversamente da Ubu Re, che annunciava
tronfio : «Va bene, acconsento a espormi per voi. […] Grazie a me, avrete di che
cenare. […] Sono dispostissimo a diventare un sant’uomo, voglio essere vescovo e
vedere il mio nome sul calendario».
Se la patafisica fondata da Jarry era «la scienza delle soluzioni immaginarie»,
noi viviamo nell’epoca in cui la tecnoscienza, togliendo ogni misura storica ai
problemi, può offrire delle soluzioni eterne. Proprio così. In poche ore (72,
per la precisione) ci si può avviare, se tutti fanno quello che dice Padre Ubu,
verso una «pace eterna» in grado di risolvere per sempre un conflitto che va
avanti da «due-tremila anni». Millennio più, millennio meno. Per vendere una
soluzione eterna, il problema deve ben essere millenario. Circoscriverlo
storicamente al progetto sionista, alla Dichiarazione Balfour, alla nascita
dello Stato israeliano o alla «linea verde» oltrepassata da Israele nel 1967,
non permetterebbe alla tecnoscienza delle soluzioni immaginarie di girare a
pieno regime. Un immobiliarista che agisce per conto di Dio, un Padrone delle
Finanze attorniato da transumanisti che vogliono colonizzare Marte, non è tenuto
nemmeno a precisare tra chi e chi sarebbe in corso questo conflitto da
«due-tremila anni». Ubu Re (quello di Jarry): «Dovete convincervi che se siete
ancora vivi […], lo dovete alla virtù magnanima del Padrone delle Finanze, che
si è affannato, sfacchinato e sgolato a recitare paternostri per la vostra
salvezza […]. Abbiamo persino spinto oltre la nostra dedizione, perché non
abbiamo esitato a salire su una roccia altissima affinché le nostre preghiere
avessero meno strada da fare per giungere sino al cielo».
Come noto, non ci sono Soluzioni senza un Piano. «Gaza sarà riqualificata a
beneficio della popolazione». Ci penserà il Consiglio di Amministrazione.
«Questo organismo [il Board of Peace] si baserà sui migliori standard
internazionali per creare una governance moderna ed efficiente al servizio della
popolazione di Gaza e che favorisca l’attrazione di investimenti». Il Piano
«sarà elaborato convocando un gruppo di esperti che hanno contribuito alla
nascita di alcune delle fiorenti e miracolose città moderne del Medio Oriente».
Se la pace è «eterna», le città non possono essere niente meno che «miracolose».
Altro che quartieri pieni di strade e vicoli o villaggi circondati dagli
uliveti. «Sarà istituita una zona economica speciale con tariffe di accesso
preferenziali da negoziare con i paesi partecipanti». «La Nuova Gaza sarà
pienamente impegnata a costruire un’economia prospera».
Ubu Re (quello di Jarry): «Vi conduco verso una felicità che adesso non sareste
nemmeno in grado di sognare. Solo io lo so». Io e altre «brave persone» –
Erdogan, Tony Blair, il monarca dell’Arabia Saudita – le cui soluzioni non sono
state meno eterne per i curdi, gl’iracheni e gli yemeniti. (Ed è certo solo un
caso che Tony Blair sia anche consulente di British Petroleum, la multinazionale
inglese intenzionata a sfruttare i giacimenti di gas al largo di Gaza.)
Maurice Genevoix, nel suo Un Jour (1976), aveva già aggiornato il ritratto dei
tiranni ubueschi nell’èra della tecnocrazia: «saltimbanchi, persone designate
per la loro pura omni-incompetenza, buoni a nulla con poteri mostruosi». Per
concludere: «È il mondo alla rovescia, c’è da disperarsi». I buoni a nulla hanno
oggi poteri ancora più mostruosi. Il potere di far sorgere «città miracolose» su
decine di migliaia di cadaveri e sull’immane devastazione prodotti dal primo
genocidio automatizzato della storia. Sicuri che i sopravvissuti – quelli che
l’unità 8200 dell’esercito israeliano non ha trasformato in «spazzatura»
algoritmica – sapranno cogliere «l’opportunità di costruire una Gaza migliore»,
grazie a un «comitato palestinese tecnocratico e politico». Un massacro
tecnologicamente organizzato non può che avere una soluzione «tecnocratica».
Messianico il primo, eterna la seconda. È un Piano mostruoso. Infatti anche le
tecnocrazie russa e cinese sono d’accordo.
Circondati da specialisti omni-incompetenti di tutto ciò che è umano, di ciò che
richiede soluzioni storiche e sociali commisurate a problemi storici e sociali,
gli Ubu Re osano annunciare – Himalaya di infamia e di stupidità – che tra gli
sterminatori e gli sfuggiti allo sterminio ci sarà una «convivenza pacifica», e
che la vita futura di questi ultimi sarà «prospera» per gentile concessione dei
suoi colonizzatori e di chi li ha sostenuti, finanziati e armati.
Mentre i commentatori stipendiati e i saltimbanchi politici scommettono sulla
ubuizzazione dei nostri cervelli («È fattibile il piano Trump?», chiede
l’elegante presentatrice all’immancabile esperto), c’è un unico argine agli
ubueschi deliri di un potere insaziabile: la rivolta degli oppressi. La cui
sacrosanta violenza potrà mantenere la misura della libertà solo conservando
intatto il disgusto verso i mezzi mostruosi e disumani dei propri oppressori.
La giornata del 22 settembre è stata un’importante boccata d’aria, come se
finalmente fosse saltato il tappo. Non avevamo dubbi sul fatto che a rimettere
in moto la rabbia sociale sarebbe stata la Palestina e non la politica interna.
Per esempio, il “blocchiamo tutto per Gaza” ha sfidato il decreto sicurezza più
di quanto non abbiano fatto finora le piazze organizzate su quel terreno
specifico di contestazione. Il ciclo storico di guerra in cui siamo entrati
colloca le vite e quindi le iniziative di lotta su un piano necessariamente
internazionale, di cui il fronte interno è il riflesso. Se le idee spesso
divergono, c’è qualcosa di universale nei sentimenti. Che l’emozione contro il
genocidio stesse crescendo era palpabile: lo sciopero generale le ha fornito
l’occasione di esprimersi. Quel sentimento si è tradotto in partecipazione di
massa anche per la parziale e opportunistica legittimazione – sul piano
umanitario – da parte di mass media e mondo culturale, grazie al coinvolgimento
che ha suscitato la Global Sumud Flotilla. Il ponte tra il sostegno a distanza e
la partecipazione diretta ai blocchi è avvenuto grazie ai portuali di Genova.
Sono state le loro dichiarazioni – e la storia da cui provengono – a incrinare
il recupero politico-umanitario-spettacolare operato sulla Flotilla e a
trasformare uno sciopero in un movimento reale. Ha detto bene una scrittrice
palestinese, parlando di una flottiglia per i ritardatari. Se però tra questi
ultimi ci sono migliaia di giovani e di giovanissimi, il ritardo può assumere la
dimensione di un nuovo inizio. Si tratta dunque di spingere il più in avanti
possibile la marea, cogliendo fino in fondo la frattura che si è aperta (e che
non è detto che rimanga aperta a lungo).
Da questo punto di vista, la valutazione del 22 settembre cambia se lo si
osserva dal punto di vista sociale oppure se ci si concentra sui gruppi che
hanno mantenuto costante l’iniziativa a fianco della resistenza palestinese in
questi due anni. Le iniziative a nostro avviso più significative sono state i
blocchi dei porti, perché hanno unito precisione strategica e partecipazione di
massa – di lì passano le forniture belliche al sistema genocida israeliano, lì
si organizza la logistica di guerra –, mentre gli altri blocchi sono stati più
generici. Che di fronte a un genocidio si debba fermare tutto è un’indicazione
importante, sentita e facilmente riproducibile, anche nelle piccole realtà. Ma
ad essa va aggiunta la capacità di colpire in modo più preciso la macchina delle
collaborazioni (fabbriche, centri di ricerca, banche, assicurazioni, aziende).
La mancanza di tale aggiunta denota una certa arretratezza dei gruppi più
organizzati, a cui lo sciopero del 22 settembre ha fornito un’occasione in buona
parte non còlta. Se lo “stato di agitazione permanente” continuerà, come sembra,
a creare momenti di incontro e di rottura, è necessario saper dare nome, cognome
e indirizzo a chi si arricchisce con lo sterminio del popolo palestinese. Unendo
al “blocchiamo tutto” (che permette una partecipazione più ampia) il “mandiamo
in pezzi la macchina globale del genocidio”. Se persino una relatrice ONU parla
di “economia del genocidio”, si tratta di trarne le conclusioni pratiche. Se “il
genocidio continua perché è redditizio”, la solidarietà internazionale con la
resistenza palestinese lo deve trasformare in un pessimo affare.