Il 26 agosto un evento catastrofico ha colpito le vallate al confine tra Tibet e
Nepal, nell’area del Langtang Lirung. Verso le 8 del mattino si è verificato il
cedimento della montagna nel punto in cui poggiava la parte inferiore di un
ghiacciaio, che ha trascinato con sé roccia e ghiaccio in una rock ice avalanche
di oltre 100 milioni di metri cubi. Il bilancio, ancora in aggiornamento, ha
superato le 900 vittime e oltre 4000 persone disperse.
Comprendere le cause dell’evento, di cosa può aver innescato il collasso, e
darne una corretta definizione scientifica, è un passo fondamentale sia per lo
sviluppo di sistemi di allerta capaci di agire in situazioni simili, sia per
saper inserire eventi estremi di questo tipo in un contesto più ampio di
cambiamento climatico. Il concetto di rischio legato agli eventi estremi, non
dipende solo dalla pericolosità dell’evento ma anche dall’esposizione dei
territori: il Langtang è un’area storicamente densamente popolata e sempre più
interessata dal turismo. Ragionare quindi di adattamento, e di come poter
convivere con una criosfera che cambia per via del surriscaldamento globale, è
un tema che non riguarda solo l’Himalaya, ma tocca da vicino anche le nostre
montagne, tra turismo crescente e il drammatico bilancio dell’ultima stagione
glaciale.
Ne abbiamo parlato con Giovanni Baccolo, glaciologo e ricercatore presso
l’università di Roma Tre, curatore del blog Storie Minerali, autore per
l’AltraMontagna e autore di I ghiacciai raccontano.
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