A Bagnoli, nella periferia occidentale di Napoli, continua la mobilitazione dei
comitati di abitanti che da anni denunciano la situazione ambientale e sanitaria
dell’area. Il quartiere porta ancora i segni dell’industrializzazione del
Novecento e della lunga storia dell’ex stabilimento siderurgico Ilva, la cui
chiusura negli anni Novanta avrebbe dovuto aprire una stagione di bonifiche e
riconversione mai realmente completata.
Negli ultimi mesi la protesta si è riaccesa attorno ai progetti legati
all’America’s Cup, che dovrebbero trasformare il lungomare e l’area dell’ex zona
industriale in vista dell’evento. I comitati denunciano il rischio che la
manifestazione diventi il pretesto per accelerare interventi urbanistici e
operazioni di valorizzazione immobiliare senza risolvere i problemi strutturali
di inquinamento del suolo e delle acque. La richiesta degli abitanti è che prima
di ogni grande evento o investimento turistico venga garantita una bonifica
reale del territorio e un percorso decisionale che coinvolga la popolazione
locale. Martedì 3 marzo, i comitati popolari di Bagnoli hanno cercato di
accedere al consiglio comunale straordinario – convocato con oltre due anni di
ritardo rispetto alla richiesta degli abitanti – trovandolo blindato dalla
polizia: un chiaro segno della volontà di dialogo del sindaco Manfredi e delle
cordate politiche ed imprenditoriali che vogliono mettere le mani su Bagnoli.
Ne abbiamo parlato con Eddi, dei comitati popolari di Bagnoli:
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