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Cisgiordania i coloni continuano assalti ed espropri ,si prepara l’annessione
Sono continuati anche ieri i porogrom contro i palestinesi nei villaggi della zona di Masafer Yatta con un coordinamento sempre più stretto fra militari e coloni ,quando i coloni attaccano un villaggio i soldati bloccano le strade e impediscono anche l’arrivo delle ambulanze. La resistenza si manifesta nei villaggi dove risiedono dei giovani ma la violenza dei coloni è aumentata si accaniscono contro il bestiame ,gli ulivi,i pozzi d’acqua ,i pannelli fotovoltaici allo scopo di rendere impossibile la permanenza degli abitanti palestinesi. Nei villaggi isolati e dove non c’è la presenza dei solidali stranieri i coloni hanno gioco facile a cacciare i residenti ,dopo il 7 ottobre il processo di annessione si è ulteriormente accelerato e le operazioni militari prendono di mira i campi profughi. A Tulkarem e Jenin si contano quasi 40000 profughi senza tetto le cui case sono state demolite e si annunciano ulteriori demolizioni di strutture abitative. Ne parliamo con una compagna che si trova in Cisgiordania
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Cisgiordania:continua la pulizia etnica in vista dell’annessione
Continua in Cisgiordania la pulizia etnica da parte dei coloni e l’esercito contro i residenti palestinesi con un crescendo che fa supporre una prossima annessione. Ad ottobre si sono registrati 264 attacchi di coloni israeliani contro palestinesi: il numero più alto da quando l’Onu ha iniziato il monitoraggio. Alberi bruciati, strade chiuse, case colpite da incursioni notturne, auto date alle fiamme. La stagione della raccolta delle olive, momento comunitario in cui si consolida il legame dei palestinesi con la terra , è stata quella più colpita. Circa 150 attacchi, 140 feriti, oltre 4.200 alberi distrutti. Per molti villaggi, quegli alberi sono il principale sostegno economico. Perderli significa perdere mesi di lavoro e parte del reddito annuale. Nelle zone rurali, come a Masafer Yatta, i contadini sono cacciati dai loro campi, pastori inseguiti da gruppi di coloni armati, tende bruciate, greggi disperse. Nei campi profughi,a Tulkarem o Jenin le incursioni militari sono quotidiane. Secondo l’Ufficio Onu per i diritti umani dal 7 ottobre 2023 mille palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania , uno su cinque era un bambino. Continuano le demolizioni di abitazioni palestinesi, migliaia di famiglie sono costrette ad andare via senza poter prendere niente vittime dell’operazione “muro di ferro” lanciata dagli israeliani il 21 gennaio scorso . Pochi giorni fa Human Rights Watch ha pubblicato il suo ultimo rapporto sulla Cisgiordania. Un documento che ricostruisce le operazioni militari dei mesi scorsi nei campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams. Secondo l’organizzazione, circa 32.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case tra gennaio e febbraio. Molti edifici sono stati demoliti, altri resi inabitabili. Le testimonianze parlano di evacuazioni rapide, annunciate da droni che sorvolavano i tetti ordinando di uscire. Le famiglie hanno raccontato di aver preso ciò che potevano in pochi minuti, senza alcuna certezza di poter tornare. I gruppi di resistenza a Jenin e Tulkarem sono stati duramente colpiti con uccisioni ed arresti anche ad opera dell’ANP che partecipa attivamente insieme all’IDF alla repressione della resistenza . Le restrizioni alla mobilità aumentano deviazioni obbligate e attese ai checkpoint che si moltiplicano, i tempi di percorrenza raddoppiano, talvolta triplicano. Per andare al lavoro, per raggiungere la scuola, per arrivare in ospedale: ogni percorso è un calcolo di rischio, di orario, di strade possibili. Molti lavoratori hanno perso i permessi per entrare in Israele da cui dipendeva il reddito familiare; altri li rinnovano mese dopo mese senza alcuna garanzia. Nelle aree agricole, i contadini si trovano spesso davanti a cancelli chiusi senza preavviso. Intere porzioni di terra vengono dichiarate zone militari temporanee, bloccando la raccolta dell’olio o impedendo l’accesso ai campi durante i giorni del raccolto. Ci aggiorna sulla situazione una compagna che si trova in Cisgiordania.
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Intervista in diretta dalla Cisgiordania occupata con Kamal
Intervista in diretta dalla Cisgiordania occupata con Kamal, compagno palestinese originario di Tulkarem, che si trova a vivere in un altro villaggio in seguito alla distruzione di casa sua da parte dell’esercito israeliano. Durante l’intervista ci viene raccontato come gli attacchi in Cisgiordania non siano iniziati né dal 7 ottobre 2023, né dall’insediamento di Trump. […]
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