di Eliana Riva* Dopo 78 anni, il timore dell’espulsione dalla propria terra è
tornato a farsi vivo ancora più forte. Pagine Esteri propone un resoconto
storico di alcuni degli eventi …
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di Gwenaelle Lenoir* (traduzione a cura di Salvatore ‘Turi’ Palidda) Mentre
Israele continua le sue azioni mortali nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania,
in Libano e in Siria, con il …
Il 25 aprile, i palestinesi sono stati chiamati a votare alle elezioni locali
per scegliere i rappresentanti dei consigli comunali e di villaggio, che
rimarranno in carica per quattro anni. Queste elezioni giungono dopo anni di
ripetuti rinvii delle votazioni nazionali, senza che si siano tenute elezioni
legislative dal 2006. Queste elezioni riflettono la riproduzione di una forma di
governo in condizioni di coercizione. “Sono al contempo performative e
rivelatrici: dimostrano come, nonostante la costante tensione, l’assenza di
stabilità sociopolitica, l’esaurimento delle risorse e la frammentazione
orchestrata da Israele, i palestinesi siano costretti ad affermare la propria
sopravvivenza proprio attraverso le strutture che li opprimono”, dice Mariam
Barghouti.
Questa realtà si riflette anche nel luogo e nel pubblico a cui si svolgono
queste elezioni. Le votazioni si tengono in tutta la Cisgiordania occupata, ma a
Gaza sono limitate a un unico comune: Deir el-Balah , mettendo in luce il
frammentato panorama politico e geografico in cui i palestinesi sono costretti a
vivere. L’occupazione israeliana della Palestina, sostenuta dagli Stati Uniti e
dai governi occidentali, controlla e gestisce con la forza ogni aspetto della
vita palestinese. Vivere in Palestina significa essere tenuti in ostaggio sotto
la costante minaccia di detenzione o arresto per il proprio pensiero o per la
partecipazione politica e, in un contesto di crescente espansione degli
insediamenti, vivere in un perenne stato di emergenza. Le elezioni locali
mettono a nudo le conseguenze della campagna israeliana in corso da cinque anni
per frammentare geograficamente e smembrare la vita palestinese.
Queste elezioni si svolgono in 420 autorità locali, con oltre un milione di
elettori aventi diritto. Eppure Gaza è in gran parte esclusa, mentre i
palestinesi con cittadinanza israeliana e quelli in possesso di documenti
d’identità di Gerusalemme non possono partecipare, rimanendo sotto il governo
israeliano. Questo senza considerare che più della metà della popolazione
palestinese vive nella diaspora e in esilio forzato.
Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei palestinesi è esclusa da
quest’ultima via di partecipazione politica rimasta. Persino all’interno della
Cisgiordania occupata, la geografia stessa del voto è frammentata.
I posti di blocco israeliani, le chiusure sporadiche e le incursioni in città e
villaggi, unitamente all’escalation della violenza dei coloni e all’espansione
degli insediamenti, non solo limitano la mobilità per le campagne,
l’organizzazione e la governance, ma rimodellano continuamente il territorio
stesso.
In questo contesto, la giurisdizione, il mandato e le capacità dei
rappresentanti eletti sono in continua evoluzione. I ruoli oggetto di contesa si
riducono al mantenimento di strutture istituzionali che riflettono priorità
esterne, piuttosto che palestinesi.
Inoltre, è importante notare che queste elezioni sono limitate a una singola
fazione politica, il partito Fatah dell’Autorità Palestinese. Ciò è dovuto
principalmente alla repressione politica esercitata sia da Israele che
dall’Autorità Palestinese, che negli ultimi due anni hanno preso di mira i
palestinesi affiliati ad altre fazioni politiche. Eppure, anche all’interno di
Fatah la struttura è concepita in modo da assecondare gli interessi israeliani.
Anziché una rappresentanza autentica, ai palestinesi vengono offerti gesti
simbolici in assenza di un organismo di protezione e della possibilità di
proteggersi dalla violenza degli attacchi dei coloni, che stanno mietendo
vittime palestinesi a ritmi senza precedenti.
Ci siamo fatte raccontare la situazione in Cisgiordania da una compagna che si
trova attualmente lì. Ascolta o scarica l’approfondimento.
Coloni armati seminano morte nei villaggi palestinesi, aumentano violenze e
sfollamenti in Cisgiordania. Nella Striscia Israele consolida l’occupazione del
53% del territorio trasformando la zona cuscinetto in frontiera militare
stabile. …
Dai droni su Gaza alle umiliazioni nei campi profughi della Cisgiordania, fino
alle violenze contro Marwan Barghouti nelle prigioni israeliane: continua la
guerra totale contro un popolo, dentro e fuori …
All’ombra delle guerre nell’ Asia occidentale , dall’Iran al Libano, e nel
silenzio della comunità internazionale il governo di estrema destra di Israele
sta promuovendo una politica sistematica di esproprio e occupazione delle terre
palestinesi. L’ultimo via libera è del primo aprile scorso – ma è rimasto
segreto per diversi giorni ,sono almeno 34 i nuovi insediamenti approvati
dall’esecutivo,che portano il dato complessivo di quelli approvati
dall’insediamento dell’attuale governo da 69 a 103.
I verbali che certificano la decisione del governo sono secretati e già si
stanno attivando le procedure per costruire le infrastrutture idriche ed
elettriche per servire i nuovi insediamenti. L’obiettivo dichiarato è di
raggiungere il milione di coloni entro il 2050 ,rinchiudendo la popolazione
palestinese residente in enclave non comunicanti ,fidando nell’assenso
internazionale all’annessione .
Il processo di espansione coloniale sionista è in atto anche a Gaza dove
l’esercito si sta preparando a nuove offensive nell’intento di spingere i
palestinesi di Gaza vrso Rafah e poi nel Sinai .Israele occupa già metà della
striscia e dalla cosidetta tregua sono stati uccisi almeno 740 palestinesi .
Intanto l’approvazione della legge che prevede la pena di morte per i
palestinesi certifica l’egemonia del kahanismo ,che si fonda anche sullo stato
etnico per soli ebrei e sull’apartheid. La flebile reazione dei paesi alleati
con Israele riflette la visione suprematista con cui i governi occidentali
guardano alla questione palestinese .La pena di morte viene comunque già
applicata sul terreno e nelle carceri israeliane contro i prigionieri
palestinesi nella totale impunità.
L’aggressione in Libano costituisce un ulteriore tassello del progetto di
espansione sionista teso a creare di fatto il grande Israele, la velocizzazione
del progetto del controllo totale del territorio del sud del Libano si
concretizza con la distruzione sistematica delle abitazioni e delle strutture di
collegamento come ponti e strade .Si verifica anche l’uso di pesticidi e
sostanze chimiche per rendere inabitabile la zona .
Anche nel sud della Siria le forze israeliane hanno condotto una serie di raid e
incursioni rapendo tre civili nel giro di poche ore, in quella che fonti locali
hanno descritto come una nuova escalation dell’attività militare in territorio
siriano. Stanno creando insediandiamenti per ora solo militari ,ma lo scopo è
quellodi certificare una “conquista territoriale”, con Israele che agisce per
erodere la sovranità siriana nel sud-ovest del Paese.
Ne parliamo con Eliana Riva storica e giornalista.
Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben
Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la
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Archiviato il caso Sde Teiman nonostante il video e il referto medico. Punita
solo la procuratrice che fece emergere lo scandalo, mentre la vittima
palestinese è stata deportata a Gaza …
Israele accelera sulle esecuzioni per i palestinesi, blocca le ONG e intanto uno
studio stima oltre 75mila morti nella Striscia Mentre Gaza continua a contare i
morti e la Cisgiordania …
Mentre la Striscia continua a contare morti e feriti, la società civile rilancia
una flottiglia internazionale per rompere l’assedio Nella Striscia di Gaza si
continua a morire anche mentre, sulla …