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Racconto, aggiornamenti e riflessioni sulla solidarietà alla Cisgiordania
L’esercito israeliano ha dichiarato venerdì di aver arrestato più di 200 palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata nell’ultima settimana come parte di un’operazione militare ampliata lanciata dopo la violenza della scorsa settimana nella città di Tell vicino a Nablus. Gli arresti sono arrivati giorni dopo che giorni fa sono scoppiate violenze a Tell, a sud-ovest di Nablus, dove i coloni israeliani hanno attaccato la comunità. I residenti hanno affrontato gli aggressori in scontri che hanno causato quattro morti palestinesi e due israeliani, mentre case, veicoli e altre proprietà palestinesi sono state incendiate. A seguito di quanto accaduto il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato ai militari di espandere le operazioni in tutta la Cisgiordania occupata. Le misure includevano anche la demolizione della casa di un palestinese accusato da Israele di aver compiuto un attacco, revocare i permessi di lavoro per i palestinesi e accelerare la legalizzazione e l’istituzione di avamposti di insediamenti. Dall’inizio della guerra di Israele a Gaza nell’ottobre 2023, le forze e i coloni israeliani hanno intensificato le operazioni in tutta la Cisgiordania occupata, uccidendo più di 1.182 palestinesi, ferendone circa 13.000 e arrestandone quasi altri 24.000, secondo i dati ufficiali palestinesi. Ci facciamo raccontare da una compagna tornata da pochi giorni dalla Cisgiordania qual è la situazione, la vita quotidiana nei territori occupati, la violenza dei coloni, e come lx palestinesi guardano alla solidarietà dal resto del mondo, e resistono sul loro territorio. Per scoprire di più sulla campagna Faz3a https://www.defendpalestine.org/it/about
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RBO al Festival Alta Felicità 2026:nel dolore di Gaza, una testimonianza
Con una compagna appena tornata da una carovana in Cisgiordania della realtà Fa3za. Nonostante il silenzio dei media mainstream, nell’Asia occidentale continua la distruzione perpetrata su più fronti dall’entità sionista, in particolare si intensificano le azioni dei coloni ai danni della popolazione palestinese in Cisgiordania. La solidarietà internazionale è necessario che si faccia presenza nel territorio, per essere argine ai crimini coloniali e continuare a testimoniare, come anche richiesto dalle persone palestinesi. Ad ottobre partirà una nuova raccoltà delle Olive, momento di festa per il popolo palestinese, ma anche opportunità di escalation da parte dei coloni, in più avvicinandosi le elezioni in Israele, le azioni nella Cisgiordania occupata saranno al centro della campagna elettorale e un campo di battaglia importante, ancora una volta sulla pelle delle palestinesi. Grazie alla testimonianza e all’esperienza delle precedenti carovane, possiamo capire come questa situazione si cali nel quotidiano e quale sia lo stato dell’arte. Si rilanciano carovane future in partenza dall’Italia con Fa3za, per ribadire la nostra solidarietà e presenza affianco alla resistenza palestinese.
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Elezioni in Palestina a partito unico mentre continua il processo di annessione dei territori occupati in Cisgiordania
Il 25 aprile, i palestinesi sono stati chiamati a votare alle elezioni locali per scegliere i rappresentanti dei consigli comunali e di villaggio, che rimarranno in carica per quattro anni. Queste elezioni giungono dopo anni di ripetuti rinvii delle votazioni nazionali, senza che si siano tenute elezioni legislative dal 2006. Queste elezioni riflettono la riproduzione di una forma di governo in condizioni di coercizione. “Sono al contempo performative e rivelatrici: dimostrano come, nonostante la costante tensione, l’assenza di stabilità sociopolitica, l’esaurimento delle risorse e la frammentazione orchestrata da Israele, i palestinesi siano costretti ad affermare la propria sopravvivenza proprio attraverso le strutture che li opprimono”, dice Mariam Barghouti. Questa realtà si riflette anche nel luogo e nel pubblico a cui si svolgono queste elezioni. Le votazioni si tengono in tutta la Cisgiordania occupata, ma a Gaza sono limitate a un unico comune: Deir el-Balah , mettendo in luce il frammentato panorama politico e geografico in cui i palestinesi sono costretti a vivere. L’occupazione israeliana della Palestina, sostenuta dagli Stati Uniti e dai governi occidentali, controlla e gestisce con la forza ogni aspetto della vita palestinese. Vivere in Palestina significa essere tenuti in ostaggio sotto la costante minaccia di detenzione o arresto per il proprio pensiero o per la partecipazione politica e, in un contesto di crescente espansione degli insediamenti, vivere in un perenne stato di emergenza. Le elezioni locali mettono a nudo le conseguenze della campagna israeliana in corso da cinque anni per frammentare geograficamente e smembrare la vita palestinese. Queste elezioni si svolgono in 420 autorità locali, con oltre un milione di elettori aventi diritto. Eppure Gaza è in gran parte esclusa, mentre i palestinesi con cittadinanza israeliana e quelli in possesso di documenti d’identità di Gerusalemme non possono partecipare, rimanendo sotto il governo israeliano. Questo senza considerare che più della metà della popolazione palestinese vive nella diaspora e in esilio forzato. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei palestinesi è esclusa da quest’ultima via di partecipazione politica rimasta. Persino all’interno della Cisgiordania occupata, la geografia stessa del voto è frammentata. I posti di blocco israeliani, le chiusure sporadiche e le incursioni in città e villaggi, unitamente all’escalation della violenza dei coloni e all’espansione degli insediamenti, non solo limitano la mobilità per le campagne, l’organizzazione e la governance, ma rimodellano continuamente il territorio stesso. In questo contesto, la giurisdizione, il mandato e le capacità dei rappresentanti eletti sono in continua evoluzione. I ruoli oggetto di contesa si riducono al mantenimento di strutture istituzionali che riflettono priorità esterne, piuttosto che palestinesi. Inoltre, è importante notare che queste elezioni sono limitate a una singola fazione politica, il partito Fatah dell’Autorità Palestinese. Ciò è dovuto principalmente alla repressione politica esercitata sia da Israele che dall’Autorità Palestinese, che negli ultimi due anni hanno preso di mira i palestinesi affiliati ad altre fazioni politiche. Eppure, anche all’interno di Fatah la struttura è concepita in modo da assecondare gli interessi israeliani. Anziché una rappresentanza autentica, ai palestinesi vengono offerti gesti simbolici in assenza di un organismo di protezione e della possibilità di proteggersi dalla violenza degli attacchi dei coloni, che stanno mietendo vittime palestinesi a ritmi senza precedenti. Ci siamo fatte raccontare la situazione in Cisgiordania da una compagna che si trova attualmente lì. Ascolta o scarica l’approfondimento.
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