Estratti dalla puntata di Lunedì 2 febbraio 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
IL LUNEDÌ DOPO “GLI SCONTRI”: COMMENTI DI ASCOLTATRICI E ASCOLTATORI
Ascolta anche il racconto della giornata dall’info e le dirette durante il
corteo
La mobilitazione di decine di migliaia di persone contro lo sgombero di
Askatasuna, gli scontri e la loro mostrificazione a reti unificate,
l’invisibilizzazione della violenza delle forze dell’ordine, la costruzione di
icone funzionali alla propaganda di regime.
Dopo una breve introduzione riguardante la sinergia tra gli eventi di Torino e
l’accelerazione normativa – tra nuovi pacchetti sicurezza e referendum – con
l’interferenza diretta della premier Meloni sulla procura di Torino, la parola
passa ad ascoltatrici e ascoltatori di Radio Blackout.
Tantissimi contributi in diretta, che – semplificando – potremmo coagulare
attorno a tre principali posizioni:
1) gli scontri di piazza sono obsoleti e controproducenti, offrono il fianco
alla mostrificazione, offuscano gli obbiettivi delle mobilitazioni e riducono il
consenso attorno alle istanze per cui si scende in piazza;
2) gli scontri sono uno strumento storicamente indispensabile nella cassetta
degli attrezzi dei movimenti e interferiscono con la grammatica della violenza
che contraddistingue la società nel suo insieme;
3) gli scontri seguono un copione ritrito, riducono il conflitto a una
dimensione frontale, conducono a una sterile battaglia campale rispetto ad altre
forme di imprevedibilità che possono essere messe in campo sul territorio.
Un lungo e importante confronto che suddividiamo in due parti:
PARTE 1
/ / in mezzo l’approfondimento su Esperia
PARTE 2
ESPERIA: L’INDUSTRIA DEGLI INFLUENCERS REAZIONARI IN ITALIA
“Esperia Italia ha raggiunto 132mila follower su Instagram, 139mila su Facebook
e 1,6 milioni di like su TikTok in meno di un anno.”
“Più che un “new media” nato dal basso, come amano definirsi,
Esperia Italia è uno strumento di condizionamento dell’opinione pubblica
inserito in una rete già esistente di relazioni politiche, mediatiche e
istituzionali, che collegano la piattaforma di divulgazione sovranista al mondo
conservatore e governativo.”
Grazie a un’importante inchiesta pubblicata su IrpiMedia – firmata da Raffaele
Angius, Riccardo Coluccini e Marco Schiaffino – possiamo osservare il nascere di
un nuovo attore della guerra di informazione: influencers di destra vengono
arruolati sui social media a difesa dei “valori dell’occidente”, all’interno di
un’operazione che mette insieme strutture aziendali, relazioni politiche,
moltiplicazione algortimica e monetizzazione. Ne parliamo con Riccardo
Coluccini:
LINK ALL’INCHIESTA:
https://irpimedia.irpi.eu/influencer-italiani-destra-sovranista-meloni