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Licenziamenti e repressione: rispondere alle aggressioni dentro e fuori alla Desa di Sant’Agata Bolognese
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della polizia che tutela gli interessi padronali. Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente da due responsabili durante il turno di lavoro. Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due lavoratori. In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme ad uno dei coordinatori locali del SiCobas.  AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il picchetto. Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.
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16_04_26 RIOT VIBE CHECK
RINVENUTO PACCO SOSPETTO RIOT VIBE CHECK = CORTEO ACUSTICO NON AUTORIZZATO SHOWCASE RADIOFONICO 𝖋𝖚𝖑𝖑 𝖕𝖔𝖉𝖈𝖆𝖘𝖙 𝖇𝖑𝖆𝖘𝖙 / oltre le possibilità di calcolo della ram 12 PRODUCERS @maccario_francesco @nobile_nobile @labizzoca_ @dj_stockmusic @xdxschx @vieni_alla_polvere @abstral_compost @franko_berardini dj subumano dj drillda microcefalo ASCOLTATI TUTTO IL DISCO QUI 30 SAMPLES MASTICATI COLLISIONI URBANE REALI 2025-2026 “ABBIAMO PRELEVATO I TONFA IN FLAGRANZA DI REATO E LI ABBIAMO SOTTOPOSTI A TRATTAMENTO DI SATURAZIONE COATTA” SOLLIEVO IMMEDIATO 🅑🅞🅝🅤🅢: 🅐🅟🅟🅡🅞🅕🅞🅝🅓🅘🅜🅔🅝🅣🅞 🅐 🅒🅤🅡🅐 🅓🅔🅛🅛🅐 🅓🅞🅣🅣.🅢🅢🅐 🅔🅢🅢🅔.🅟 il campionamento come sabotaggio ontologico Il campionamento è una sottrazione indebita di frammenti di verità dal monopolio dello Stato. Estrarre il fragore di una mazzata o il sibilo di un lacrimogeno dalle piazze italiane dell’anno 2025 equivale a sequestrare il corpo del reato prima che la narrazione ufficiale lo occulti sotto il tappeto del decoro. Storicamente, il prelievo di suono ha sempre abitato la soglia del furto; oggi, esso evolve in pratica di sabotaggio contro il ronzio asettico di un sistema che vorrebbe normalizzare l’oppressione attraverso il silenzio dei propri droni. L’atto di riprocessare il rumore del comando — quel caos indotto per disarticolare la piazza — ne inverte la polarità politica. Il loop agisce come una morsa che stritola la linearità del tempo poliziesco, frantumando la pretesa di definitività di ogni colpo inferto. Manipolare la firma acustica del predatore permette di abitare la ferita senza diventarne vittime, trasformando la materia bellica dello Stato in un modulo di resistenza psichica. Risignificare il rumore significa, in ultima istanza, negare al potere il possesso dell’ultimo suono: quello che chiude la partita.
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Macerie su Macerie – PODCAST 16/02/26 – Immaginari da macelleria: cinema, nuovi media e violenza disturbante
Dopo le riflessioni degli scorsi mesi sulla spettacolarizzazione del dolore e sulle dinamiche da capro espiatorio nel web, ci spostiamo sul cinema per indagare la recrudescenza della violenza messa in scena e il suo intreccio con la vita fuori dagli schermi. La rappresentazione della violenza acuta e delle atrocità, in immagini cinematografiche sempre più esplicite, esce dall’horror e si innesta in tutti gli altri generi, togliendo lucidità di sguardo e prendendosi il primo piano emozionale, facendo deflagrare tutti gli altri, compreso il senso generale di una pellicola. Non è certo un’invenzione filmica recente ed è antica quanto la cultura europea. Eppure nella tragedia classica il racconto delle vicende più nefaste e truculente era intrisa di una “serietà del tragico” che oggi è totalmente assente: lungi da essere spettacolo sensazionalistico, fungeva da rappresentazione di un conflitto autentico e insolubile insito nella natura umana. La violenza (anche nell’omicidio, nella vendetta, nel sacrificio) non era mai gratuita e mostrava una collisione di valori dove la catarsi consisteva soprattutto in una chiarificazione interiore di tutti i personaggi e soprattutto degli spettatori. Infatti lo spettatore provava paura e pietà per tutti i personaggi in ballo, perché tutti sono avvolti dal medesimo destino tragico, nessuno è in salvo, neppure chi guardava dalla platea. Con Alessandro Lolli, studioso dei nuovi media, proviamo a porci qualche domanda sulla violenza messa in scena oggi e sul suo significato all’interno dell’assuefazione generale all’immaginario del patimento e della ferocia. Leggi gli articoli di Alessandro: Noialtri girardiani Bugonia ai tempi degli Epstein Files Red Rooms e i degenerati
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Esperia: l’industria degli influencers di destra in Italia – “Askatasuna, Torino è partigiana”: la mobilitazione e gli scontri attraverso le vostre analisi@0
Estratti dalla puntata di Lunedì 2 febbraio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia IL LUNEDÌ DOPO “GLI SCONTRI”: COMMENTI DI ASCOLTATRICI E ASCOLTATORI Ascolta anche il racconto della giornata dall’info e le dirette durante il corteo La mobilitazione di decine di migliaia di persone contro lo sgombero di Askatasuna, gli scontri e la loro mostrificazione a reti unificate, l’invisibilizzazione della violenza delle forze dell’ordine, la costruzione di icone funzionali alla propaganda di regime. Dopo una breve introduzione riguardante la sinergia tra gli eventi di Torino e l’accelerazione normativa – tra nuovi pacchetti sicurezza e referendum – con l’interferenza diretta della premier Meloni sulla procura di Torino, la parola passa ad ascoltatrici e ascoltatori di Radio Blackout. Tantissimi contributi in diretta, che – semplificando – potremmo coagulare attorno a tre principali posizioni: 1) gli scontri di piazza sono obsoleti e controproducenti, offrono il fianco alla mostrificazione, offuscano gli obbiettivi delle mobilitazioni e riducono il consenso attorno alle istanze per cui si scende in piazza; 2) gli scontri sono uno strumento storicamente indispensabile nella cassetta degli attrezzi dei movimenti e interferiscono con la grammatica della violenza che contraddistingue la società nel suo insieme; 3) gli scontri seguono un copione ritrito, riducono il conflitto a una dimensione frontale, conducono a una sterile battaglia campale rispetto ad altre forme di imprevedibilità che possono essere messe in campo sul territorio. Un lungo e importante confronto che suddividiamo in due parti: PARTE 1 / / in mezzo l’approfondimento su Esperia PARTE 2 ESPERIA: L’INDUSTRIA DEGLI INFLUENCERS REAZIONARI IN ITALIA “Esperia Italia ha raggiunto 132mila follower su Instagram, 139mila su Facebook e 1,6 milioni di like su TikTok in meno di un anno.” “Più che un “new media” nato dal basso, come amano definirsi, Esperia Italia è uno strumento di condizionamento dell’opinione pubblica inserito in una rete già esistente di relazioni politiche, mediatiche e istituzionali, che collegano la piattaforma di divulgazione sovranista al mondo conservatore e governativo.” Grazie a un’importante inchiesta pubblicata su IrpiMedia – firmata da Raffaele Angius, Riccardo Coluccini e Marco Schiaffino – possiamo osservare il nascere di un nuovo attore della guerra di informazione: influencers di destra vengono arruolati sui social media a difesa dei “valori dell’occidente”, all’interno di un’operazione che mette insieme strutture aziendali, relazioni politiche, moltiplicazione algortimica e monetizzazione. Ne parliamo con Riccardo Coluccini: LINK ALL’INCHIESTA: https://irpimedia.irpi.eu/influencer-italiani-destra-sovranista-meloni
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Macerie su Macerie – PODCAST 17/11/25 – Girard e la super-crisi mimetica del villaggio virtuale
Protagonista per eccellenza del rito di linciaggio contemporaneo, tra le shitstorm, la call out culture, i gruppi di condivisione di immagini intime, è l’utente dei social media. Le piattaforme non sono un mondo diverso, ma più propriamente il palcoscenico ideale del desiderio mimetico, quello delle “vittime” e dei “persecutori” che si scambiano indefinitamente i ruoli, quello della ciclica ricerca di capri espiatori con cui sedare per un istante, per il tempo di un commento, il moral panic. Alla luce del pensiero girardiano sulla violenza, ne abbiamo parlato con Alessandro Lolli, studioso delle dinamiche dei nuovi mezzi di comunicazione. Leggi qui l’articolo di Alessandro: Noialtri girardiani.
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Non c’è mai tregua alla violenza in Messico
Negli ultimi giorni di Aprile 2025, il Messico è stato attraversato da un’ondata di violenza generalizzata e coordinata che ha colpito duramente vari stati del paese, tra cui Michoacán, Jalisco, Guanajuato, Guerrero e Chiapas. Questi eventi non rappresentano episodi isolati di criminalità o scontri tra “narcos”, come spesso sostenuto dalle autorità, ma piuttosto un attacco […]
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