Tag - violenza
La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello
quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della
polizia che tutela gli interessi padronali.
Desa, impresa chimica di detergenti, che produce anche per il marchio
Chanteclair, negli stabilimenti di Sant’Agata Bolognese è stata protagonista nei
giorni scorsi del licenziamento di un sindacalista del SiCobas, che ha fatto
seguito ad un momento di solidarietà con una lavoratrice aggredita verbalmente
da due responsabili durante il turno di lavoro.
Durante il picchetto del 7 Maggio organizzato per ottenere il reintegro dal
licenziamento, le cariche della polizia hanno costretto al ricovero due
lavoratori.
In diretta dai cancelli della fabbrica, dove anche oggi lavoratori, lavoratrici
e sindacalistx si sono trovati nuovamente per rispondere alla violenza messa in
campo da Stato e padroni, ricostruiamo cosa sta accadendo insieme ad uno dei
coordinatori locali del SiCobas.
AGGIORNAMENTO: poche ore dopo la diretta, il presidio è stato sgomberato dalla
polizia che ha trascinato di forza i e le manifestanti smobilitando il
picchetto.
Di seguito un breve video che racconta i momenti dello sgombero.
RINVENUTO PACCO SOSPETTO RIOT VIBE CHECK = CORTEO ACUSTICO NON AUTORIZZATO
SHOWCASE RADIOFONICO
𝖋𝖚𝖑𝖑 𝖕𝖔𝖉𝖈𝖆𝖘𝖙 𝖇𝖑𝖆𝖘𝖙 / oltre le possibilità di calcolo della ram
12 PRODUCERS @maccario_francesco @nobile_nobile @labizzoca_ @dj_stockmusic
@xdxschx @vieni_alla_polvere @abstral_compost @franko_berardini dj subumano dj
drillda microcefalo
ASCOLTATI TUTTO IL DISCO QUI
30 SAMPLES MASTICATI
COLLISIONI URBANE REALI 2025-2026
“ABBIAMO PRELEVATO I TONFA IN FLAGRANZA DI REATO E LI ABBIAMO SOTTOPOSTI A
TRATTAMENTO DI SATURAZIONE COATTA”
SOLLIEVO IMMEDIATO
🅑🅞🅝🅤🅢: 🅐🅟🅟🅡🅞🅕🅞🅝🅓🅘🅜🅔🅝🅣🅞 🅐 🅒🅤🅡🅐 🅓🅔🅛🅛🅐
🅓🅞🅣🅣.🅢🅢🅐 🅔🅢🅢🅔.🅟
il campionamento come sabotaggio ontologico
Il campionamento è una sottrazione indebita di frammenti di verità dal monopolio
dello Stato. Estrarre il fragore di una mazzata o il sibilo di un lacrimogeno
dalle piazze italiane dell’anno 2025 equivale a sequestrare il corpo del reato
prima che la narrazione ufficiale lo occulti sotto il tappeto del decoro.
Storicamente, il prelievo di suono ha sempre abitato la soglia del furto; oggi,
esso evolve in pratica di sabotaggio contro il ronzio asettico di un sistema che
vorrebbe normalizzare l’oppressione attraverso il silenzio dei propri droni.
L’atto di riprocessare il rumore del comando — quel caos indotto per
disarticolare la piazza — ne inverte la polarità politica. Il loop agisce come
una morsa che stritola la linearità del tempo poliziesco, frantumando la pretesa
di definitività di ogni colpo inferto. Manipolare la firma acustica del
predatore permette di abitare la ferita senza diventarne vittime, trasformando
la materia bellica dello Stato in un modulo di resistenza psichica.
Risignificare il rumore significa, in ultima istanza, negare al potere il
possesso dell’ultimo suono: quello che chiude la partita.
Dopo le riflessioni degli scorsi mesi sulla spettacolarizzazione del dolore e
sulle dinamiche da capro espiatorio nel web, ci spostiamo sul cinema per
indagare la recrudescenza della violenza messa in scena e il suo intreccio con
la vita fuori dagli schermi.
La rappresentazione della violenza acuta e delle atrocità, in immagini
cinematografiche sempre più esplicite, esce dall’horror e si innesta in tutti
gli altri generi, togliendo lucidità di sguardo e prendendosi il primo piano
emozionale, facendo deflagrare tutti gli altri, compreso il senso generale di
una pellicola.
Non è certo un’invenzione filmica recente ed è antica quanto la cultura europea.
Eppure nella tragedia classica il racconto delle vicende più nefaste e
truculente era intrisa di una “serietà del tragico” che oggi è totalmente
assente: lungi da essere spettacolo sensazionalistico, fungeva da
rappresentazione di un conflitto autentico e insolubile insito nella natura
umana. La violenza (anche nell’omicidio, nella vendetta, nel sacrificio) non era
mai gratuita e mostrava una collisione di valori dove la catarsi consisteva
soprattutto in una chiarificazione interiore di tutti i personaggi e soprattutto
degli spettatori. Infatti lo spettatore provava paura e pietà per tutti i
personaggi in ballo, perché tutti sono avvolti dal medesimo destino tragico,
nessuno è in salvo, neppure chi guardava dalla platea.
Con Alessandro Lolli, studioso dei nuovi media, proviamo a porci qualche domanda
sulla violenza messa in scena oggi e sul suo significato all’interno
dell’assuefazione generale all’immaginario del patimento e della ferocia.
Leggi gli articoli di Alessandro:
Noialtri girardiani
Bugonia ai tempi degli Epstein Files
Red Rooms e i degenerati
di Turi Palidda* Le polizie del governo neofascista fra brutalità, “gioco del
disordine” e divisione fra “sovversivi” e pacifici grazie all’assist del sindaco
PD Per cercare di capire al meglio …
di Maddalena Fragnito* Dagli Epstein Files emerge un dispositivo di potere:
abuso organizzato, ricatto delle élite, impunità di classe — e l’immunità
maschile dall’essere toccati. Quello che emerge dai cosiddetti …
Estratti dalla puntata di Lunedì 2 febbraio 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
IL LUNEDÌ DOPO “GLI SCONTRI”: COMMENTI DI ASCOLTATRICI E ASCOLTATORI
Ascolta anche il racconto della giornata dall’info e le dirette durante il
corteo
La mobilitazione di decine di migliaia di persone contro lo sgombero di
Askatasuna, gli scontri e la loro mostrificazione a reti unificate,
l’invisibilizzazione della violenza delle forze dell’ordine, la costruzione di
icone funzionali alla propaganda di regime.
Dopo una breve introduzione riguardante la sinergia tra gli eventi di Torino e
l’accelerazione normativa – tra nuovi pacchetti sicurezza e referendum – con
l’interferenza diretta della premier Meloni sulla procura di Torino, la parola
passa ad ascoltatrici e ascoltatori di Radio Blackout.
Tantissimi contributi in diretta, che – semplificando – potremmo coagulare
attorno a tre principali posizioni:
1) gli scontri di piazza sono obsoleti e controproducenti, offrono il fianco
alla mostrificazione, offuscano gli obbiettivi delle mobilitazioni e riducono il
consenso attorno alle istanze per cui si scende in piazza;
2) gli scontri sono uno strumento storicamente indispensabile nella cassetta
degli attrezzi dei movimenti e interferiscono con la grammatica della violenza
che contraddistingue la società nel suo insieme;
3) gli scontri seguono un copione ritrito, riducono il conflitto a una
dimensione frontale, conducono a una sterile battaglia campale rispetto ad altre
forme di imprevedibilità che possono essere messe in campo sul territorio.
Un lungo e importante confronto che suddividiamo in due parti:
PARTE 1
/ / in mezzo l’approfondimento su Esperia
PARTE 2
ESPERIA: L’INDUSTRIA DEGLI INFLUENCERS REAZIONARI IN ITALIA
“Esperia Italia ha raggiunto 132mila follower su Instagram, 139mila su Facebook
e 1,6 milioni di like su TikTok in meno di un anno.”
“Più che un “new media” nato dal basso, come amano definirsi,
Esperia Italia è uno strumento di condizionamento dell’opinione pubblica
inserito in una rete già esistente di relazioni politiche, mediatiche e
istituzionali, che collegano la piattaforma di divulgazione sovranista al mondo
conservatore e governativo.”
Grazie a un’importante inchiesta pubblicata su IrpiMedia – firmata da Raffaele
Angius, Riccardo Coluccini e Marco Schiaffino – possiamo osservare il nascere di
un nuovo attore della guerra di informazione: influencers di destra vengono
arruolati sui social media a difesa dei “valori dell’occidente”, all’interno di
un’operazione che mette insieme strutture aziendali, relazioni politiche,
moltiplicazione algortimica e monetizzazione. Ne parliamo con Riccardo
Coluccini:
LINK ALL’INCHIESTA:
https://irpimedia.irpi.eu/influencer-italiani-destra-sovranista-meloni
Razzismo istituzionale e violenza poliziesca: ciò che accade nelle strade di
Milano non è un’eccezione, ma un sistema. Riprendiamo dal sito Milano in
Movimento la testimonianza di un violento fermo …
Protagonista per eccellenza del rito di linciaggio contemporaneo, tra le
shitstorm, la call out culture, i gruppi di condivisione di immagini intime, è
l’utente dei social media. Le piattaforme non sono un mondo diverso, ma più
propriamente il palcoscenico ideale del desiderio mimetico, quello delle
“vittime” e dei “persecutori” che si scambiano indefinitamente i ruoli, quello
della ciclica ricerca di capri espiatori con cui sedare per un istante, per il
tempo di un commento, il moral panic.
Alla luce del pensiero girardiano sulla violenza, ne abbiamo parlato con
Alessandro Lolli, studioso delle dinamiche dei nuovi mezzi di comunicazione.
Leggi qui l’articolo di Alessandro: Noialtri girardiani.
Negli ultimi giorni di Aprile 2025, il Messico è stato attraversato da un’ondata
di violenza generalizzata e coordinata che ha colpito duramente vari stati del
paese, tra cui Michoacán, Jalisco, Guanajuato, Guerrero e Chiapas. Questi eventi
non rappresentano episodi isolati di criminalità o scontri tra “narcos”, come
spesso sostenuto dalle autorità, ma piuttosto un attacco […]