di Alessandra Algostino* Lo sgombero non ha chiuso la vicenda di Askatasuna. Al
contrario, ne sta innescando una prosecuzione inedita. Lo dicono il quartiere e
cittadini e cittadine di generazioni …
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Il 17 gennaio alle h. 15 al Campus Luigi Einaudi è chiamata l’assemblea
nazionale “GOVERNO NEMICO DEL POPOLO, IL POPOLO RESISTE”. Contro lo sgombero del
CSOA Askatasuna e gli attacchi agli spazi sociali, contro le politiche di guerra
e di impoverimento, per costruire l’opposizione sociale al governo Meloni e al
futuro che la destra sta preparando per questo paese, verso il corteo nazionale
del 31 gennaio a Torino.
Ne abbiamo parlato con un compagno di Askatasuna.
Qua il comunicato di indizione:
ASSEMBLEA SABATO 17 GENNAIO – ore 15 – CAMPUS LUIGI EINAUDI – verso il corteo
nazionale del 31 gennaio a Torino
Il Governo Meloni ci vuole in guerra e fa la guerra al popolo: si aggiudica il
primo premio per essere il peggior nemico dei lavoratori e lavoratrici e amico
dei padroni, amico dei peggiori torturatori libici e nemico degli uomini di pace
e di dialogo interreligioso, peggior nemico dei giovani, delle donne, di chi
vuole difendere l’ambiente e miglior amico delle grandi aziende belliche che
stanno fatturando senza freni. Strizza l’occhio a Trump, indossando il vessillo
sovranista per poi stringere mani nei privé dei volenterosi europei. Mostra
apertamente il suo fallimento e al contempo l’arroganza di chi comanda a colpi
di prescrizioni intimidatorie: su sicurezza, antisemitismo, nucleare, decreti
per marginalizzare le aree interne e per estendere le aree idonee, decreti per
rendere tabù l’educazione sessuale nelle scuole, decreti di espulsione per chi
non è bianco e non è occidentale conditi da inchieste dell’antiterrorismo per
chi costruisce solidarietà per Gaza.
Affamare – come ha disposto la finanziaria di fine anno – per rendere più
ricattabili, aumentare gli anni di lavoro per non arrivare mai alla pensione,
istituire la leva obbligatoria come unica prospettiva dei prossimi anni, stilare
un piano casa per agevolare costruttori e palazzinari e nessuna misura adeguata
per l’emergenza abitativa – al massimo un biglietto di sola andata per un giro
di giostra stile Caivano – aumento del 5% del PIL per la spesa militare, sono i
diktat dell’autunno-inverno 2025-26.
L’impoverimento passa anche attraverso l’attacco alla cultura, alla ricerca,
agli spazi sociali. Il Governo vuole affamare i sogni collettivi: si colpisce
laddove si crea contro-sapere, dove si custodisce uno sguardo lucido sulle
responsabilità di chi ci pone in queste condizioni, dove si tenta di dare gambe
a un progetto che possa essere alla portata di tutti e tutte affinché ci si
possa liberare dallo sfruttamento del vivere.
Sgomberare Askatasuna ha significato fare una prova di forza, una sorta di
castigo esemplare per chi ha respirato aria fresca nei blocchi delle stazioni e
dei porti, per chi ha fatto sciopero e ha visto che ha funzionato, per chi ha
pensato insieme siamo più forti. Ha significato colpire una città, Torino, che
di resistenza è simbolo ma anche di pesante crisi, industriale ed economica.
Non è tempo per abbandonarsi a ricordi consolatori, è tempo di allargare e
ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che
il Governo ha pronti per noi. Insieme, indipendentemente da sigle, strutture o
organizzazioni, uniti nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il
senso di marcia. Ci auguriamo che questa assemblea possa costituire uno dei
tanti spazi in cui organizzare l’opposizione al governo Meloni: contro la crisi
sociale, contro la guerra e contro il genocidio in Palestina.
Estratti dalla puntata del 22 dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
SGOMBERO ASKATASUNA E ECONOMIA DELLA REPRESSIONE
Partiamo con un articolo (suggerito da una persona all’ascolto) che ci consente
di riflettere sul profilo di economia della repressione sovrapposto allo
sgombero di Askatasuna:
PRISONERS FOR PALESTINE
Mentre va in onda la puntata, sei Prisoners for Palestine (Qesser Zuhrah, Amu
Gib, Heba Muraisi, T Hoxha, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello) stanno proseguendo
lo sciopero della fame in condizioni critiche: nell’ultima settimana, oltre 800
sanitari hanno segnalato il “concreto rischio di morte per questi giovani
cittadini britannici in carcere senza una condanna”. Cinque di loro hanno dovuto
ricorrere a ricoveri ospedalieri, come nel caso di Qesser, per la quale sono
state indispensabili mobilitazioni davanti al carcere affinché le fosse
consentito il trasferimento in ambulanza.
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AGGIORNAMENTO: Nella serata del 23 dicembre 2025 apprendiamo che Amu e Qesser
hanno interrotto lo sciopero della fame. Nel frattempo a Londra al termine di
un’azione contro la compagnia assicurativa Aspen in solidarietà con prigionierx
di Palestine Action, l’attivista Greta Thunberg veniva fermata e incriminata per
“supporto a un gruppo proscritto sotto la legge anti-terrorismo”.
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Parallelamente proseguono arresti e intimidazioni verso chi si esprime a favore
di Palestine Action o semplicemente contro le politiche di oppressione e
sterminio portate avanti da Israele e dal suo esercito terrorista.
Sul fronte repressivo occidentale, osserviamo come sia all’opera una
compressione della libertà di contestazione delle politiche sioniste molto più
intensa rispetto al contrasto delle cosiddette posizioni “russofile”: nonostante
ci ricordino a reti unificate come l’Europa sia sotto attacco, nonostante si
prosegua in un arruolamento di massa della società e si stiano strutturando
agenzie per il controllo militare dell’infosfera e del consenso (leggesi
“contrasto alla guerra ibrida”), da Londra a Berlino, da L’Aquila a Torino,
vediamo come la repressione operi sopratutto per tutelare gli interessi di una
potenza straniera come Israele.
AI E CONVERSAZIONI DETENUTI
L’azienda statunitense Securus Technologies ha sviluppato un sistema per il
monitoraggio delle comunicazioni delle persone detenute verso l’esterno: un
prodotto addestrato con le loro conversazioni telefoniche (senza consenso) e
pronto a essere venduto a diversi dipartimenti carcerari con lo scopo di
prevenire la pianificazione di attività criminali.
Cerchiamo di osservare come la crescita del fenomeno della detenzione di massa
produca imprescindibilmente un bacino di mercato per prodotti dedicati al
settore, ma al contempo come l’analisi automatizzata delle conversazioni delle
persone detenute sia stata inaugurata durante la pandemia di Covid-19:
ICE E FBI: NOTE DI COSTUME
Piccola parentesi sulle politiche di reclutamento per la costituzione delle
milizie fidelizzate dell’ICE e su Kash Patel, freneticamente impegnato a trovare
una giacca adatta dopo l’omicidio di Charles Kirk:
IL CASO SHAHIN E LE DEPORTAZIONI COME “IGIENE SOCIALE”
In Italia non abbiamo l’ICE, ma la nostra giustizia amministrativa rimuove
individui dal tessuto sociale, anche per questioni politiche: il caso dell’imam
Mohamed Shahin rientra in quel 10% di provvedimenti di espulsione per “motivi di
sicurezza”.
Ne parliamo con Erasmo Sossich, autore di un importante articolo pubblicato su
Monitor, all’interno di quel si analizza il ricorso a questa forma specifica di
repressione in Italia e non solo:
LINK all’articolo su Monitor
Nella giornata del 18 dicembre abbiamo assistito ad un’ingente operazione di
polizia che ha portato allo sgombero del Centro Sociale Askatasuna.
Un’operazione che riguarda l’attacco allo spazio sociale e allo stesso tempo
alle lotte sociali del capoluogo piemontese e non solo. In quest’intervento
abbiamo cercato con una compagna del centro sociale di fare il punto della
situazione: quanto successo, i nodi generali che emergono e il cammino futuro di
risposta.
Camionette e reparti di celere sono stati schierati sin dalle prime luci
dell’alba, blindando il quartiere di Vanchiglia, nei pressi del Centro Sociale
Askatasuna. Intorno alle 6 in corso anche perquisizioni nelle case di compagni e
compagne. Quella che sembrava una perquisizione, nell’arco di qualche ora si è
dimostrata essere un’operazione massiccia verso lo sgombero. A dimostrazione
l’enorme apparato poliziesco dispiegatosi e la notizia di una circolare ricevuta
dalle scuole limitrofe che ne imponeva la chiusura oggi e domani. Lo sgombero è
stato confermato intorno alle 10 con la muratura interna degli spazi dello
stabile. Parallelamente è nato presidio, partito dalle prime ore mattutine, di
solidali che ha continuato numeroso tutto il giorno fino all’appuntamento
lanciato alle ore 18. Già alle 18:30 si contano molte centinaia di persone
radunatesi ai piedi dello stabile di Corso Regina. Lo stabile da più di un anno
stava attraversando un percorso verso il bene comune, che aveva visto l’avvio
negli ultimi mesi dei lavori di ristrutturazione interni. Non di meno il patto è
stato bloccato nella notte dal comune senza preavviso al comitato dei cittadini
proponenti. L’operazione indetta dal governo Meloni e rivendicata prontamente
dal ministro dell’interno Piantedosi, dimostra la volontà politica di reprimere
i mesi di lotta e il grande movimento per la palestina, colpendo uno di quegli
spazi che a partire dai blocchi delle stazioni, dell’industria bellica Leonardo
e delle Ogr così come il sanzionamento della Stampa, se ne erano fatti primi
promotori. Proprio la manifestazione che è entrata nella redazione della Stampa,
svoltasi in condanna di un giornalismo che ha fatto da scorta mediatica alla
repressione del movimento a sostegno del popolo palestinese e delle lotte dal
basso, divenuta il pretesto per questo atto repressivo premeditato da tempo.
Di seguito gli interventi raccolti ai microfoni di Radio Blackout nel corso
della giornata
A marzo scorso il Tribunale di Torino faceva cadere il capo di imputazione per
associazione a delinquere nei confronti di Askatasuna, Movimento No Tav e Spazio
Popolare Neruda a seguito di un lungo e tortuoso processo. Il teorema di Procura
e Questura di Torino nelle motivazioni dei giudici viene spacchettato pezzo per
pezzo e vengono […]
Ieri, Giovedì 11 Aprile, è iniziato a Torino, nel giardino dell’Askatasuna il
festival Altri Mondi Altri Modi, una quattro giorni di dibattiti, musica live,
buon cibo e birrette. La strutturazione che il festival da ai dibattiti con lo
scopo di fornire nuovi strumenti di riflessione ed elaborazione politica parte
da tre domande: come rifiutare la […]
Con l’udienza del 31 Marzo cade ufficilmente l’accusa di associazione a
Delinquere. In questa data si è tenuto il primo grado del Processo Sovrano ai
danni di 28 militati dello Spazio Popolare Neruda, Centro Sociale Askatasuna e
Movimento No Tav, nel quale i pm Pedrotta e Gatti, coadiuvati dal capo della
DIGOS Ambra, avevano redatto […]
Lunedì 31 marzo sarà emessa la sentenza di primo grado nel processo contro 26
compagni e compagne del centro sociale Askatasuna, dello spazio popolare Neruda
e del movimento NO TAV, con condanne richieste per un totale di 88 anni. 16 tra
loro sono accusati di “associazione e delinquere”, dopo una lunga e costosa
inchiesta della […]
Mentre il processo contro 28 compagn* del centro sociale Askatasuna e militanti
No Tav della Val Susa per “associazione a delinquere” sta giungendo al termine
del 1° grado – con la richiesta di complessivi 88 anni di carcere e una penale
di 7 milioni di euro – assistiamo ad alcune sbilanciate mosse propagandistiche a
mezzo […]