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“Governo nemico del popolo, il popolo resiste!”: il 17 gennaio assemblea nazionale a Torino
Il 17 gennaio alle h. 15 al Campus Luigi Einaudi è chiamata l’assemblea nazionale “GOVERNO NEMICO DEL POPOLO, IL POPOLO RESISTE”. Contro lo sgombero del CSOA Askatasuna e gli attacchi agli spazi sociali, contro le politiche di guerra e di impoverimento, per costruire l’opposizione sociale al governo Meloni e al futuro che la destra sta preparando per questo paese, verso il corteo nazionale del 31 gennaio a Torino. Ne abbiamo parlato con un compagno di Askatasuna. Qua il comunicato di indizione: ASSEMBLEA SABATO 17 GENNAIO – ore 15 – CAMPUS LUIGI EINAUDI – verso il corteo nazionale del 31 gennaio a Torino Il Governo Meloni ci vuole in guerra e fa la guerra al popolo: si aggiudica il primo premio per essere il peggior nemico dei lavoratori e lavoratrici e amico dei padroni, amico dei peggiori torturatori libici e nemico degli uomini di pace e di dialogo interreligioso, peggior nemico dei giovani, delle donne, di chi vuole difendere l’ambiente e miglior amico delle grandi aziende belliche che stanno fatturando senza freni. Strizza l’occhio a Trump, indossando il vessillo sovranista per poi stringere mani nei privé dei volenterosi europei. Mostra apertamente il suo fallimento e al contempo l’arroganza di chi comanda a colpi di prescrizioni intimidatorie: su sicurezza, antisemitismo, nucleare, decreti per marginalizzare le aree interne e per estendere le aree idonee, decreti per rendere tabù l’educazione sessuale nelle scuole, decreti di espulsione per chi non è bianco e non è occidentale conditi da inchieste dell’antiterrorismo per chi costruisce solidarietà per Gaza. Affamare – come ha disposto la finanziaria di fine anno – per rendere più ricattabili, aumentare gli anni di lavoro per non arrivare mai alla pensione, istituire la leva obbligatoria come unica prospettiva dei prossimi anni, stilare un piano casa per agevolare costruttori e palazzinari e nessuna misura adeguata per l’emergenza abitativa – al massimo un biglietto di sola andata per un giro di giostra stile Caivano – aumento del 5% del PIL per la spesa militare, sono i diktat dell’autunno-inverno 2025-26. L’impoverimento passa anche attraverso l’attacco alla cultura, alla ricerca, agli spazi sociali. Il Governo vuole affamare i sogni collettivi: si colpisce laddove si crea contro-sapere, dove si custodisce uno sguardo lucido sulle responsabilità di chi ci pone in queste condizioni, dove si tenta di dare gambe a un progetto che possa essere alla portata di tutti e tutte affinché ci si possa liberare dallo sfruttamento del vivere. Sgomberare Askatasuna ha significato fare una prova di forza, una sorta di castigo esemplare per chi ha respirato aria fresca nei blocchi delle stazioni e dei porti, per chi ha fatto sciopero e ha visto che ha funzionato, per chi ha pensato insieme siamo più forti. Ha significato colpire una città, Torino, che di resistenza è simbolo ma anche di pesante crisi, industriale ed economica. Non è tempo per abbandonarsi a ricordi consolatori, è tempo di allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il Governo ha pronti per noi. Insieme, indipendentemente da sigle, strutture o organizzazioni, uniti nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il senso di marcia. Ci auguriamo che questa assemblea possa costituire uno dei tanti spazi in cui organizzare l’opposizione al governo Meloni: contro la crisi sociale, contro la guerra e contro il genocidio in Palestina.
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Fronte repressivo occidentale: da Palestine Action all’imam Shahin – AI e telefonate dal carcere – Neutralizzazione amministrativa@0
Estratti dalla puntata del 22 dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SGOMBERO ASKATASUNA E ECONOMIA DELLA REPRESSIONE Partiamo con un articolo (suggerito da una persona all’ascolto) che ci consente di riflettere sul profilo di economia della repressione sovrapposto allo sgombero di Askatasuna: PRISONERS FOR PALESTINE Mentre va in onda la puntata, sei Prisoners for Palestine (Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, T Hoxha, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello) stanno proseguendo lo sciopero della fame in condizioni critiche: nell’ultima settimana, oltre 800 sanitari hanno segnalato il “concreto rischio di morte per questi giovani cittadini britannici in carcere senza una condanna”. Cinque di loro hanno dovuto ricorrere a ricoveri ospedalieri, come nel caso di Qesser, per la quale sono state indispensabili mobilitazioni davanti al carcere affinché le fosse consentito il trasferimento in ambulanza. / / / AGGIORNAMENTO: Nella serata del 23 dicembre 2025 apprendiamo che Amu e Qesser hanno interrotto lo sciopero della fame. Nel frattempo a Londra al termine di un’azione contro la compagnia assicurativa Aspen in solidarietà con prigionierx di Palestine Action, l’attivista Greta Thunberg veniva fermata e incriminata per “supporto a un gruppo proscritto sotto la legge anti-terrorismo”. / / / Parallelamente proseguono arresti e intimidazioni verso chi si esprime a favore di Palestine Action o semplicemente contro le politiche di oppressione e sterminio portate avanti da Israele e dal suo esercito terrorista. Sul fronte repressivo occidentale, osserviamo come sia all’opera una compressione della libertà di contestazione delle politiche sioniste molto più intensa rispetto al contrasto delle cosiddette posizioni “russofile”: nonostante ci ricordino a reti unificate come l’Europa sia sotto attacco, nonostante si prosegua in un arruolamento di massa della società e si stiano strutturando agenzie per il controllo militare dell’infosfera e del consenso (leggesi “contrasto alla guerra ibrida”), da Londra a Berlino, da L’Aquila a Torino, vediamo come la repressione operi sopratutto per tutelare gli interessi di una potenza straniera come Israele. AI E CONVERSAZIONI DETENUTI L’azienda statunitense Securus Technologies ha sviluppato un sistema per il monitoraggio delle comunicazioni delle persone detenute verso l’esterno: un prodotto addestrato con le loro conversazioni telefoniche (senza consenso) e pronto a essere venduto a diversi dipartimenti carcerari con lo scopo di prevenire la pianificazione di attività criminali. Cerchiamo di osservare come la crescita del fenomeno della detenzione di massa produca imprescindibilmente un bacino di mercato per prodotti dedicati al settore, ma al contempo come l’analisi automatizzata delle conversazioni delle persone detenute sia stata inaugurata durante la pandemia di Covid-19: ICE E FBI: NOTE DI COSTUME Piccola parentesi sulle politiche di reclutamento per la costituzione delle milizie fidelizzate dell’ICE e su Kash Patel, freneticamente impegnato a trovare una giacca adatta dopo l’omicidio di Charles Kirk: IL CASO SHAHIN E LE DEPORTAZIONI COME “IGIENE SOCIALE” In Italia non abbiamo l’ICE, ma la nostra giustizia amministrativa rimuove individui dal tessuto sociale, anche per questioni politiche: il caso dell’imam Mohamed Shahin rientra in quel 10% di provvedimenti di espulsione per “motivi di sicurezza”. Ne parliamo con Erasmo Sossich, autore di un importante articolo pubblicato su Monitor, all’interno di quel si analizza il ricorso a questa forma specifica di repressione in Italia e non solo: LINK all’articolo su Monitor
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Askatasuna: aggiornamenti e appuntamenti al 19/12
Nella giornata del 18 dicembre abbiamo assistito ad un’ingente operazione di polizia che ha portato allo sgombero del Centro Sociale Askatasuna. Un’operazione che riguarda l’attacco allo spazio sociale e allo stesso tempo alle lotte sociali del capoluogo piemontese e non solo. In quest’intervento abbiamo cercato con una compagna del centro sociale di fare il punto della situazione: quanto successo, i nodi generali che emergono e il cammino futuro di risposta.
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Perquisizioni e sgombero di Askatasuna@2
Camionette e reparti di celere sono stati schierati sin dalle prime luci dell’alba, blindando il quartiere di Vanchiglia, nei pressi del Centro Sociale Askatasuna. Intorno alle 6 in corso anche perquisizioni nelle case di compagni e compagne. Quella che sembrava una perquisizione, nell’arco di qualche ora si è dimostrata essere un’operazione massiccia verso lo sgombero. A dimostrazione l’enorme apparato poliziesco dispiegatosi e la notizia di una circolare ricevuta dalle scuole limitrofe che ne imponeva la chiusura oggi e domani. Lo sgombero è stato confermato intorno alle 10 con la muratura interna degli spazi dello stabile. Parallelamente è nato presidio, partito dalle prime ore mattutine, di solidali che ha continuato numeroso tutto il giorno fino all’appuntamento lanciato alle ore 18. Già alle 18:30 si contano molte centinaia di persone radunatesi ai piedi dello stabile di Corso Regina. Lo stabile da più di un anno stava attraversando un percorso verso il bene comune, che aveva visto l’avvio negli ultimi mesi dei lavori di ristrutturazione interni. Non di meno il patto è stato bloccato nella notte dal comune senza preavviso al comitato dei cittadini proponenti. L’operazione indetta dal governo Meloni e rivendicata prontamente dal ministro dell’interno Piantedosi, dimostra la volontà politica di reprimere i mesi di lotta e il grande movimento per la palestina, colpendo uno di quegli spazi che a partire dai blocchi delle stazioni, dell’industria bellica Leonardo e delle Ogr così come il sanzionamento della Stampa, se ne erano fatti primi promotori. Proprio la manifestazione che è entrata nella redazione della Stampa, svoltasi in condanna di un giornalismo che ha fatto da scorta mediatica alla repressione del movimento a sostegno del popolo palestinese e delle lotte dal basso, divenuta il pretesto per questo atto repressivo premeditato da tempo. Di seguito gli interventi raccolti ai microfoni di Radio Blackout nel corso della giornata  
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Torino: pubblicate le motivazioni della sentenza in primo grado del processo per associazione a delinquere
A marzo scorso il Tribunale di Torino faceva cadere il capo di imputazione per associazione a delinquere nei confronti di Askatasuna, Movimento No Tav e Spazio Popolare Neruda a seguito di un lungo e tortuoso processo. Il teorema di Procura e Questura di Torino nelle motivazioni dei giudici viene spacchettato pezzo per pezzo e vengono […]
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Altri Mondi Altri Modi: Weekend di dibattiti e intrattenimento
Ieri, Giovedì 11 Aprile, è iniziato a Torino, nel giardino dell’Askatasuna il festival Altri Mondi Altri Modi, una quattro giorni di dibattiti, musica live, buon cibo e birrette. La strutturazione che il festival da ai dibattiti con lo scopo di fornire nuovi strumenti di riflessione ed elaborazione politica parte da tre domande: come rifiutare la […]
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Processo sovrano: cadono le accuse di associazione a delinquere
Con l’udienza del 31 Marzo cade ufficilmente l’accusa di associazione a Delinquere. In questa data si è tenuto il primo grado del Processo Sovrano ai danni di 28 militati dello Spazio Popolare Neruda, Centro Sociale Askatasuna e Movimento No Tav, nel quale i pm Pedrotta e Gatti, coadiuvati dal capo della DIGOS Ambra, avevano redatto […]
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Di fronte all’accusa di associazione a delinquere siamo tutti/e “Associazione a Resistere”! Lunedì 31 marzo presidio al Tribunale
Lunedì 31 marzo sarà emessa la sentenza di primo grado nel processo contro 26 compagni e compagne del centro sociale Askatasuna, dello spazio popolare Neruda e del movimento NO TAV, con condanne richieste per un totale di 88 anni. 16 tra loro sono accusati di “associazione e delinquere”, dopo una lunga e costosa inchiesta della […]
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Processo Askatasuna/NoTav: il collegio di difesa prende parola
Mentre il processo contro 28 compagn* del centro sociale Askatasuna e militanti No Tav della Val Susa per “associazione a delinquere” sta giungendo al termine del 1° grado – con la richiesta di complessivi 88 anni di carcere e una penale di 7 milioni di euro – assistiamo ad alcune sbilanciate mosse propagandistiche a mezzo […]
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