Dagli spazi sociali ai territori: Napoli alza la testa. 5mila persone in piazza
contro sgomberi e militarizzazione, per reddito, casa, servizi pubblici e
solidarietà con Palestina e Kurdistan. il comunicato …
Tag - Askatasuna
di Haidi Gaggio Giuliani Lettera aperta di Haidi Giuliani: dissenso,
repressione, democrazia “La storia si ripete sempre due volte: la prima come
tragedia, la seconda come farsa”, scriveva Marx nel …
di Turi Palidda* Le polizie del governo neofascista fra brutalità, “gioco del
disordine” e divisione fra “sovversivi” e pacifici grazie all’assist del sindaco
PD Per cercare di capire al meglio …
Torino, Askatasuna, pacchetto sicurezza: non cronaca, ma prova generale. Una
riflessione per uscire dalla contabilità morale sugli scontri e guardare la
macchina sicuritaria: legge, repressione, nemico interno. Tre parole chiave …
di Sergio Fontegher Bologna* Torino è l’epicentro del collasso industriale, del
declino dell’informazione e dell’avanzata reazionaria. Dentro questo vuoto, la
spinta per la Palestina e la difesa di Askatasuna avevano …
A partire dal corteo del 31 Gennaio, al di là della complessità ed eterogeneità
delle 60.000 persone scese in piazza il dibattito si sta polarizzando a partire
da un singolo episodio : un poliziotto che, dopo essersi allontanato in
autonomia per rincorrere due manifestanti per colpirli con il manganello, è
stato accerchiato da altri manifestanti, sopraggiunti in soccorso, che lo hanno
picchiato.
La narrazione di queste immagini, i cui attimi antecedenti vengono
complesificati dalla testimonianza di Rita Rapisardi, viene costruita dai mezzi
di stampa mainstream allo scopo di strumentalizzare l’espressione del dissenso
per far appovare l’ennesimo pacchetto sicurezza.
La militarizzazione del quartiere di Vanchiglia, con le sue scuole chiuse
tramite circolare, ben rappresenta il clima di violenza strutturale in cui
invece queste immagini andrebbero contestualizzate: dalla risposta popolare ad
uno sgombero di un centro sociale, ennesimo simbolo del restringimento dello
spazio di socialità e politica popolare e dal basso, alla tensione sociale
dovuta alla violenza di stato che ha supportato il genocidio in palestina, la
detenzione e uccisioni sulle frontiere, le morti sul lavoro, esemplificata nel
governo attuale che per i suoi orizzonti di guerra, soffoca la popolazione e ne
reprime il dissenso.
Ne parliamo con la giornalista freelance Rita Rapisardi, che il 31 stava
seguendo il corteo per il manifesto:
I tre giovani arrestati a Torino tornano liberi: crolla l’allarme costruito,
mentre lo Stato rilancia la caccia al dissenso La montagna repressiva partorisce
topolini giudiziari. Dopo giorni di titoli urlati, …
Torino come pretesto: repressione preventiva, giustizia piegata e campo libero
alle violenze poliziesche Si è scatenata la caccia. La destra, sostenuta e
incitata dai media, sta usando gli incidenti di …
Dalla propaganda dell’emergenza sicurezza alla criminalizzazione della piazza:
cronaca e retroscena di una gestione autoritaria annunciata Dopo aver gonfiato
quanto accaduto a Torino oltre ogni limite – fino a evocare …
Estratti dalla puntata di Lunedì 2 febbraio 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
IL LUNEDÌ DOPO “GLI SCONTRI”: COMMENTI DI ASCOLTATRICI E ASCOLTATORI
Ascolta anche il racconto della giornata dall’info e le dirette durante il
corteo
La mobilitazione di decine di migliaia di persone contro lo sgombero di
Askatasuna, gli scontri e la loro mostrificazione a reti unificate,
l’invisibilizzazione della violenza delle forze dell’ordine, la costruzione di
icone funzionali alla propaganda di regime.
Dopo una breve introduzione riguardante la sinergia tra gli eventi di Torino e
l’accelerazione normativa – tra nuovi pacchetti sicurezza e referendum – con
l’interferenza diretta della premier Meloni sulla procura di Torino, la parola
passa ad ascoltatrici e ascoltatori di Radio Blackout.
Tantissimi contributi in diretta, che – semplificando – potremmo coagulare
attorno a tre principali posizioni:
1) gli scontri di piazza sono obsoleti e controproducenti, offrono il fianco
alla mostrificazione, offuscano gli obbiettivi delle mobilitazioni e riducono il
consenso attorno alle istanze per cui si scende in piazza;
2) gli scontri sono uno strumento storicamente indispensabile nella cassetta
degli attrezzi dei movimenti e interferiscono con la grammatica della violenza
che contraddistingue la società nel suo insieme;
3) gli scontri seguono un copione ritrito, riducono il conflitto a una
dimensione frontale, conducono a una sterile battaglia campale rispetto ad altre
forme di imprevedibilità che possono essere messe in campo sul territorio.
Un lungo e importante confronto che suddividiamo in due parti:
PARTE 1
/ / in mezzo l’approfondimento su Esperia
PARTE 2
ESPERIA: L’INDUSTRIA DEGLI INFLUENCERS REAZIONARI IN ITALIA
“Esperia Italia ha raggiunto 132mila follower su Instagram, 139mila su Facebook
e 1,6 milioni di like su TikTok in meno di un anno.”
“Più che un “new media” nato dal basso, come amano definirsi,
Esperia Italia è uno strumento di condizionamento dell’opinione pubblica
inserito in una rete già esistente di relazioni politiche, mediatiche e
istituzionali, che collegano la piattaforma di divulgazione sovranista al mondo
conservatore e governativo.”
Grazie a un’importante inchiesta pubblicata su IrpiMedia – firmata da Raffaele
Angius, Riccardo Coluccini e Marco Schiaffino – possiamo osservare il nascere di
un nuovo attore della guerra di informazione: influencers di destra vengono
arruolati sui social media a difesa dei “valori dell’occidente”, all’interno di
un’operazione che mette insieme strutture aziendali, relazioni politiche,
moltiplicazione algortimica e monetizzazione. Ne parliamo con Riccardo
Coluccini:
LINK ALL’INCHIESTA:
https://irpimedia.irpi.eu/influencer-italiani-destra-sovranista-meloni