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SGOMBERO DI ZK E ULTIMATUM A L38 SQUAT: “Occupiamo ancora, facciamo piangere i ricchi e i politici”
Dall’insediamento del governo Meloni, accanto agli sgomberi più discussi del Leoncavallo e di Askatasuna, nella città di Roma si sono susseguiti sgomberi di occupazioni a ritmo costante. All’alba del 29 Gennaio, infatti, mentre veniva sgomberato lo Squat ZK di Ostia, al sesto ponte del Laurentino L38 Squat riceveva tramite affissione un avviso che fissa lo sgombero in 30 giorni. Le lotte e le forme di resistenza quotidiane portate avanti negli anni insieme e vicino alle persone che vivono quartieri nel mirino della speculazione e nei quali la vita viene resa sempre più insostenibile dalle istituzioni, hanno reso possibili relazioni attraverso le quali provare a resistere. Lo dimostra una lettera scritta da abitanti del quartiere Laurentino 38, dopo un incendio avvenuto in uno degli alloggi Ater dove non viene effettuata la manutenzione degli impianti di riscaldamento: “Qui tra le fiamme si muore“. […] Ci vogliono isolati, sospettosi dell’altro e deboli, per poterci controllare. Così i luoghi di incontro, le nostre piazzette, i nostri muretti e i nostri vicini, diventano nemici da combattere, spazi da sgomberare, persone da silenziare, comunità da perseguitare. […] Lo squat è casa nostra! Sono i vicini a cui andiamo a bussare quando nessuno ci apre la porta. […] Quando lo squat verrà sostituito dall’ennesimo cantiere che resterà incompiuto, tutti avremo perso e la solitudine farà più paura della violenza. La risposta a sgomberi e minacce quindi rilancia: “Occupiamo ancora, facciamo piangere i ricchi e i politici”. Il 14 Febbraio è prevista una street parade che attraverserà il quartiere del Laurentino, per ritrovarsi sotto cassa e celebrare quelle relazioni grazie alle quali si trova la forza di resistere. Grazie al contributo di una compagna di L38Squat raccontiamo sulle libere frequenze di Radio Blackout come si prova a resistere in questa periferia romana. Ascolta qui:
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