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Nuova bufera mediatica sullo Spazio Popolare Neruda: la risposta dello spazio alle strumentalizzazioni di ASL e della destra@0
Negli ultimi giorni, una nuova bufera mediatica si è scatenata attorno allo Spazio Popolare Neruda, relativa alla vicenda dei casi di tubercolosi verificatisi lo scorso ottobre all’interno dello spazio. Già nei primi giorni di ottobre, mentre sui giornali e nei comunicati ufficiali prendeva forma una vera e propria gogna mediatica, l3 abitanti del Neruda e le persone che attraversano quotidianamente quello spazio avevano avviato una gestione attenta e responsabile della situazione sanitaria, orientata alla tutela non solo di chi vive nello spazio, ma dell’intero quartiere. Come denunciato più volte dall3 stess3 abitanti, questo lavoro è stato portato avanti con grande sforzo ma senza alcun supporto da parte delle stesse istituzioni che le stavano mettendo alla gogna, scontrandosi con l’inefficacia dei sistemi di prevenzione dell’ASL. Venerdì 20 febbraio la vicenda è tornata su diverse testate giornalistiche e rilanciata da figure come Marrone e Roberto Testi (direttore della Medicina Legale dell’ASL 3), che hanno parlato di un presunto nuovo caso di tubercolosi, tornando a invocare lo sgombero dello stabile. Una notizia falsa e fuorviante: non esiste alcun nuovo caso di contagio ma ci si trova, ancora una volta, di fronte a una strumentalizzazione politica portata avanti dalla destra. Ancora più grave è il ruolo dell’ASL che, invece di svolgere il proprio compito e garantire la tutela della salute pubblica attraverso prevenzione e interventi sanitari adeguati, sceglie di prestare il fianco alla narrazione securitaria e razzista della destra, contribuendo ad alimentare paura, isolamento e repressione, anziché cura e prevenzione. Ne abbiamo parlato con una compagna dello Spazio Popolare Neruda, in diretta dal presidio e conferenza stampa convocata proprio davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL della città di Torino. La tempistica di questo ennesimo attacco non è casuale ma va letta all’interno del clima politico attuale, caratterizzato da continui attacchi agli spazi sociali, dalla repressione e dalla criminalizzazione del dissenso e delle esperienze dal basso, oltre che da una deriva autoritaria, da processi di fascistizzazione e da un razzismo di Stato sempre più esplicito e violento. Di fronte ai problemi di salute, la risposta non può essere la discriminazione o lo sgombero, ma solo una salute pubblica realmente per tutt3. Di seguito, riportiamo gli interventi della conferenza stampa di questa mattina, tenutasi davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL, in via della Consolata. A partire dal racconto dell3 abitanti dello Spazio Popolare Neruda, che hanno ricostruito la vicenda specifica e denunciato la speculazione mediatica e politica che, ancora una volta, colpisce lo spazio. In seguito, gli interventi della dottoressa Chiara Rivetti e di Eleonora Artesio, del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure. E infine, l’intervento dell’assemblea delle attività dello Spazio Neruda, con il doposcuola popolare, lo sportello legale, la palestra popolare e la scuola di italiano.
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SGOMBERO DI ZK E ULTIMATUM A L38 SQUAT: “Occupiamo ancora, facciamo piangere i ricchi e i politici”
Dall’insediamento del governo Meloni, accanto agli sgomberi più discussi del Leoncavallo e di Askatasuna, nella città di Roma si sono susseguiti sgomberi di occupazioni a ritmo costante. All’alba del 29 Gennaio, infatti, mentre veniva sgomberato lo Squat ZK di Ostia, al sesto ponte del Laurentino L38 Squat riceveva tramite affissione un avviso che fissa lo sgombero in 30 giorni. Le lotte e le forme di resistenza quotidiane portate avanti negli anni insieme e vicino alle persone che vivono quartieri nel mirino della speculazione e nei quali la vita viene resa sempre più insostenibile dalle istituzioni, hanno reso possibili relazioni attraverso le quali provare a resistere. Lo dimostra una lettera scritta da abitanti del quartiere Laurentino 38, dopo un incendio avvenuto in uno degli alloggi Ater dove non viene effettuata la manutenzione degli impianti di riscaldamento: “Qui tra le fiamme si muore“. […] Ci vogliono isolati, sospettosi dell’altro e deboli, per poterci controllare. Così i luoghi di incontro, le nostre piazzette, i nostri muretti e i nostri vicini, diventano nemici da combattere, spazi da sgomberare, persone da silenziare, comunità da perseguitare. […] Lo squat è casa nostra! Sono i vicini a cui andiamo a bussare quando nessuno ci apre la porta. […] Quando lo squat verrà sostituito dall’ennesimo cantiere che resterà incompiuto, tutti avremo perso e la solitudine farà più paura della violenza. La risposta a sgomberi e minacce quindi rilancia: “Occupiamo ancora, facciamo piangere i ricchi e i politici”. Il 14 Febbraio è prevista una street parade che attraverserà il quartiere del Laurentino, per ritrovarsi sotto cassa e celebrare quelle relazioni grazie alle quali si trova la forza di resistere. Grazie al contributo di una compagna di L38Squat raccontiamo sulle libere frequenze di Radio Blackout come si prova a resistere in questa periferia romana. Ascolta qui:
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TORINO È PARTIGIANA. GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI.
Sabato 31 saremo tuttə al corteo nazionale, solidali con Askatasuna e con tutti gli spazi sociali occupati che come noi lottano ogni giorno. Scenderemo in piazza contro le politiche repressive e fasciste di questo governo, contro lo sgombero degli spazi che da sempre rappresentano luoghi di rottura dei meccanismi che reggono il capitalismo contemporaneo, contro chi ci vorrebbe mutə e addomesticabili. Askatasuna non è solo un luogo fisico, lo sappiamo; è un’idea, un simbolo, un movimento che non si ferma sigillando le porte di un edificio. Askatasuna è parte viva e pulsante della città e del quartiere Vanchiglia, come lo sono tutti gli spazi occupati che nei quartieri si radicano e costruiscono alternative dal basso. Per questo assume ancora più importanza essere lì e rivendicare insieme che i centri sociali e gli spazi autogestiti non sono un fine ma devono continuare ad esistere come mezzo a disposizione di tutt per continuare ad organizzarsi e a costruire comunità resistenti. Ci vediamo sabato 31 a Porta Susa alle 14:30. ASKA NON SI TOCCA GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI
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