Si è concluso il 16 aprile 2026 il primo grado di uno dei due “tronconi”
dell’operazione city, relativo al corteo del 4 Marzo 2023 in solidarietà con
Alfredo Cospito da…
Tag - solidarietà
Partirà a giorni la nuova missione per rompere l’assedio a Gaza. Il ruolo delle
soggettività organizzate in questa fase, a partire da settembre-ottobre, è stato
quello di riconoscere il momento […]
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FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO
Area Pedonale Via Balbo - Via Cesare Balbo, 10124, Torino
(giovedì, 23 aprile 18:00)
Militarizzazione e sicurezza nella deriva autoritaria
Sono anni che le retoriche politiche insistono con forza sempre maggiore sul
concetto di sicurezza, coniugandolo al bisogno in proclami belligeranti, spesso
urlati, nei quali il quotidiano delle città e delle nazioni viene descritto come
un campo di battaglia in cui bisogna difendersi, preferibilmente attaccando, da
una minaccia rappresentata ora dalle persone migranti, ora dalle realtà sociali
che propongono alternative al capitalismo e alla mercificazione di ogni aspetto
della vita, ora dalle armi a lunga gittata degli Stati considerati ostili.
Retoriche, queste, che non restano solo tali perché legate a modelli di sviluppo
economico di tipo estrattivo che richiedono, per funzionare, politiche di
repressione ed esclusione, di sfruttamento, di invasione coloniale e di morte
gestite con enorme discrezionalità dagli eserciti e dagli apparati di polizia,
dentro e fuori i propri confini.
Non é un caso che buona parte dei più potenti governi mondiali abbracci oggi una
dimensione autoritaria, recitando una narrazione in cui gli interessi della
cosiddetta “nazione” dovrebbero essere tutelati a fronte di costanti minacce
esterne o interne. In questo contesto lo spirito sovranista é funzionale a una
nuova corsa al profitto, oggi messa a servizio attraverso il riarmo, la guerra,
e la finanziarizzazione dei relativi processi economici che non conosco nulla di
“confini” o di interessi del “proprio popolo”.
Tuttavia esiste, e non è negabile, un bisogno di sicurezza che proviene dal
basso, tra le fasce della popolazione in via di impoverimento e già impoverite.
I temi sono quelli conosciuti: spaccio e consumo di sostanze stupefacenti,
disgregazione sociale, degrado urbano, mercificazione degli spazi, mancanza di
lavoro. Ma se é vero che questi fenomeni generano insicurezza sociale, la loro
risoluzione non si ottiene con maggiore sicurezza di tipo autoritario, perché
non é da lí, dalla mancanza di autorità, che derivano. Essi sono il frutto di un
sistema economico e sociale razzista, classista e ingiusto, la cui insicurezza
di fondo si combatte non con “decoro” e “ordine” ma con prevenzione, riduzione
del danno, investimento pubblico in cura e supporto a economie locali. Lo stesso
sistema che criminalizza le dimensioni sociali che si autorganizzano dal basso
per affrontare queste questioni, assumendosi anche le contraddizioni del caso.
Storicamente non è nuova la strategia del regime economico militare globale di
costruire nemici per riprodursi, dalla piccola alla grande scala la “sicurezza”
diventa l’unica risoluzione a problemi sociali complessi. In che modo oggi il
sistema capitalista si ristruttura e riarticola a fronte delle contraddizioni
che si approfondiscono?
Chi trae davvero beneficio dalle politiche che rinforzano o ridefiniscono i
confini, che militarizzano i quartieri e le istituzioni, che subordinano
l’economia alla produzione di armamenti? La sicurezza è un bene universalistico
o rappresenta piuttosto un dispositivo di esclusione della nostra
contemporaneità?
Michele Di Giorgio (relatore), storico, è ricercatore post-doc all’Università di
Bari nel progetto PRIN “Police and Social Change: the Challenges of Gender and
Ethnicity in Contemporary Italy”. Si occupa in particolare di storia della
polizia nell’Italia contemporanea, oltre che di polizia scientifica,
identificazione e sorveglianza tra ’800 e ’900. Ha pubblicato i volumi Per una
polizia nuova. Il movimento per la riforma della Pubblica Sicurezza (1969-1981)
(Viella, 2019) e Il braccio armato del potere. Storie e idee per conoscere la
polizia italiana (nottetempo, 2024).
Enrico Gargiulo (relatore) è docente di Sociologia generale all’Università di
Torino. Si occupa prevalentemente di cittadinanza, politiche sociali, sicurezza
e ordine pubblico. Tra le sue ultime pubblicazioni: (Senza) residenza:
l’anagrafe tra selezione e controllo (Eris, 2022), Polizia: un vocabolario
dell’ordine (con Giulia Fabini e Simone Tuzza, Mondadori Università, 2023),
Contro l’integrazione: ripensare la mobilità (Meltemi, 2024), Protocollo: uno
strumento di potere (elèuthera, 2026). Scrive per «Jacobin Italia» e «Napoli
Monitor».
Michele Lancione (moderatore) insegna Geografia politico-economica al
Politecnico di Torino e dirige il Master in Geografia e scienze territoriali
dell’Università di Torino. Si occupa di lotte abitative, con approccio critico
alla precarietà abitativa, concentrandosi su una lettura di stampo etnografico.
È co-fondatore del Radical Housing Journal e co-direttore del Beyond
Inhabitation Lab. Tra le sue ultime pubblicazioni: For a Liberatory Politics of
Home (Duke University Press, 2023) e Università e militarizzazione. Il duplice
uso della libertà di ricerca (Eris, 2023).
Valeria Verdolini (relatrice) insegna Inequalities and Social Mobility e Diritto
e mutamento sociale all’Università degli Studi di Milano. È responsabile del
coordinamento scientifico-organizzativo di Democrazia Futura e di Democrazia
Diffusa per Biennale Democrazia. Dal 2012 è presidente di Antigone Lombardia. I
suoi ultimi libri sono Abolire l’impossibile. Le forme della violenza, le
pratiche della libertà (Add, 2025) e Milano fantasma. Etnografie di una città e
delle sue infestazioni (Ombre Corte, 2025). Scrive per «Lucy», «Micromega»,
«CheFare», «TheItalianReview» e «doppiozero».
La sentenza infligge una pena superiore persino alla richiesta dei PM. In una
città blindata e militarizzata per un presidio pacifico, il caso del giovane
rifugiato palestinese diventa il simbolo …
Domenica pomeriggio un gruppo di solidali si è radunato difronte alle mura del
CPR di Corso Brunelleschi a Torino. Un presidio chiamato per portare solidarietà
ai detenuti che nell’ultimo…
di Attivisti assemblea per la Palestina* Davanti al carcere di Pescara presidio
di solidarietà per il ragazzo arrestato dopo un corteo per Gaza Per tutta la
sera un vento gelido …
di Gianluca Nigro Christophe Dejours ha mostrato come l’organizzazione del
lavoro plasmi la salute mentale. Ma la sua psicodinamica finisce per separare la
sofferenza psichica dal conflitto sociale che la …
Venerdì notte c’è stata una protesta all’interno del CPR di Torino di corso
Brunelleschi. In una delle stanze dell’area gialla, il fuoco è stato usato come
strumento di protesta in risposta ad un pestaggio da parte delle forze
dell’ordine. Agenti con scudi e manganelli sono intervenuti colpendo più volte
le persone recluse, e in seguito tre persone sono state portate in carcere.
All’esterno del CPR, diverse persone si sono ritrovate in presidio per esprimere
solidarietà a chi stava resistendo all’interno.
Gli episodi di violenza, così come le rivolte e le proteste, non sono eventi
isolati nei CPR ma vanno letti nella cornice di violenza sistemica e sistematica
che questi luoghi rappresentano. Questo periodo, in particolare, appare segnato
da una forte sofferenza per chi si ritrova recluso, e rende ancora più evidenti
le responsabilità dei diversi attori coinvolti. Tra questi, l’ente gestore,
Sanitalia, che nei giorni successivi alla protesta ha distribuito cibo andato a
male, causando malori tra le persone recluse; il medico che lavora all’interno
del CPR, che si è rifiutato di chiamare un’ambulanza e di prestare cure a chi in
quel contesto ne aveva bisogno. Si aggiunge il ruolo di chi lavora negli
ospedali, che rimanda le persone nel CPR senza una reale presa in carico
sanitaria, e dell’ASL, che convalida le detenzioni all’interno di queste
strutture.
Proprio per questo, giovedì scorso c’è stata una nuova visita alla direzione
generale e amministrativa all’ASL di via San Secondo. L’obiettivo era
visibilizzare il ruolo dell’ASL nel sistema di violenza quotidiana dei CPR: un
ruolo che contribuisce, attraverso le convalide, alla detenzione di centinaia di
persone ogni anno nel centro di corso Brunelleschi, e che si manifesta anche
nella mancata presa in carico sanitaria delle persone recluse.
Ne abbiamo parlato con una compagna dell’assemblea no CPR di Torino.
di Unione Sindacale di Base (USB) Non solo embargo: anche le piattaforme
finanziarie come PayPal bloccano le donazioni solidali mentre gli USA stringono
l’assedio contro Cuba. Il sindacato USB ha …
CORPI (S)VINCOLATI
giardini di via saint bon - giardini di via saint bon
(venerdì, 27 marzo 15:00)
chiacchiera e aggiornamenti su solidarietà e complicità dentro e fuori le mura
a partire dalle esperienze repressive delle operazioni ipogeo e no ponte
dalle 15_aggiornamenti e chiacchiera
dalle 18_aperitivo benefit vegan
non ci sarà alcool, se lo vuoi portalo
FUORI TUTTX DA GABBIE E GALERE!