In Libano continuano i bombardamenti a tappeto e così l’invasione di terra,
l’esercito israeliano occupa il sud fino quasi al fiume Litani, impadronendosi
di sempre più terreno, con il chiaro obiettivo di creare quella che definiscono
una zona cuscinetto che da sempre vogliono sotto il loro controllo mentre
Netananyahu ha dato ordine all’esercito di allargare la cosidetta zona di
sicurezza. Oltre 1100 persone sono state uccise in Libano, un milione di
sfollati e continuano attacchi su ospedali e giornalisti, in piena dottrina
Gaza. Proprio sabato Israele ha colpito e ucciso tre giornalisti nel distretto
di Jezzine, nel sud del Libano, mentre si trovavano a bordo di un veicolo
chiaramente contrassegnato con la scritta “Press”.
Le truppe di terra israeliane proseguono la demolizione di abitazioni nei
villaggi di confine con l’obiettivo di stabilire una “zona cuscinetto” fino al
fiume Litani. Un’area sotto occupazione permanente. Hezbollah risponde sul
terreno, tentando di fermare l’avanzata ma Israele sta attaccando su un arco
operativo che delinea un unico spazio strategico continuo, che travalica il
confine internazionale e ridisegna di fatto la geografia militare dell’area
siro-libanese .
Ne parliamo con Michele Giorgio direttore di Pagine esteri
Tag - Litani
l ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che l’esercito ha
ricevuto l’ordine di accelerare la demolizione delle abitazioni libanesi nei
villaggi di prima linea vicino al confine, “in linea con il modello applicato a
Rafah e Beit Hanoun nella Striscia di Gaza”, città in gran parte rase al suolo
durante l’aggressione genocidaria israeliana a Gaza.
Ha inoltre sostenuto che le Forze di Difesa Israeliane sono state incaricate di
distruggere i ponti sul fiume Litani — situato a circa 30 km dal confine con
Israele — per impedire a Hezbollah di “spostarsi verso sud” con armi. All’inizio
della settimana, attacchi aerei israeliani avevano già distrutto due ponti sul
fiume, interrompendo i collegamenti tra il sud del Libano e il resto del Paese.
La distruzione dei ponti punta ad isolare il sud del paese che sembra ritornare
ai tempi del 1982 ,quando Sharon scateno’ l’operazione pace in Galilea
l’invasione contro Olp .Oggi l’obiettivo è Hezbollah ,in un contesto diverso
dove l’unica costante è il fallimento dello stato libanese , ma forse Israele
aspira alla conquista del controllo delle risorse idriche del fiume Litani ,
obiettivo della sua idropolitica coloniale fin dagli anni’20.
La strategia israeliana sembra puntare ad una e vera e propria pulizia etnica
anche con lo svuotamento dei quartieri sciti a sud di Beirut come Dahieh, nel
tentativo di isolare Hezbollah dalla sua base sociale ,ma questa strategia
rischia di rafforzare il consenso al partito di dio per quanto indebolito
militarmente dalla precedente aggressione ,visto dalla popolazione scita come
l’unico oppositore all’invasione israeliana .
Si contano già un migliaio di vittime e decine di migliaia di profughi ,la crisi
umanitaria si aggrava nel contesto di uno stato indebolito da una crisi
economica e finanziaria che ne mette in discussione l’integrità.
Ne parliamo con Eliana Riva giornalista