Dopo oltre un mese di quotidiani attacchi israeliani contro Beirut e soprattutto
contro il sud del paese, si apre una nuova tregua tra Israele e il Libano. La
tregua, mediata dagli Stati Uniti, ha visto per la prima volta in oltre 30 anni
contatti diplomatici diretti tra Israele ed il governo libanese, ma resta
estremamente fragile e reversibile poiché, ancora una volta, non scioglie i nodi
politici e militari alla base del conflitto.
Da un lato Israele mantiene la propria strategia di occupazione militare nel sud
del Libano e si riserva il diritto di intervenire militarmente contro qualsiasi
situazione definita unilateralmente come “minaccia” alla propria sicurezza;
dall’altro Hezbollah conserva una capacità di fuoco notevole ed ha ancora una
volta dimostrato di saper mettere in difficoltà il governo sionista. A pesare è
anche la posizione del governo libanese, sempre più orientato a contenere il
ruolo di Hezbollah, senza però avere la forza di imporre militarmente il disarmo
o la marginalizzazione politica di un partito che rappresenta un terzo degli
abitanti del paese.
Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista freelance attualmente a Damasco:
Tag - guerra invasione israeliana
l ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che l’esercito ha
ricevuto l’ordine di accelerare la demolizione delle abitazioni libanesi nei
villaggi di prima linea vicino al confine, “in linea con il modello applicato a
Rafah e Beit Hanoun nella Striscia di Gaza”, città in gran parte rase al suolo
durante l’aggressione genocidaria israeliana a Gaza.
Ha inoltre sostenuto che le Forze di Difesa Israeliane sono state incaricate di
distruggere i ponti sul fiume Litani — situato a circa 30 km dal confine con
Israele — per impedire a Hezbollah di “spostarsi verso sud” con armi. All’inizio
della settimana, attacchi aerei israeliani avevano già distrutto due ponti sul
fiume, interrompendo i collegamenti tra il sud del Libano e il resto del Paese.
La distruzione dei ponti punta ad isolare il sud del paese che sembra ritornare
ai tempi del 1982 ,quando Sharon scateno’ l’operazione pace in Galilea
l’invasione contro Olp .Oggi l’obiettivo è Hezbollah ,in un contesto diverso
dove l’unica costante è il fallimento dello stato libanese , ma forse Israele
aspira alla conquista del controllo delle risorse idriche del fiume Litani ,
obiettivo della sua idropolitica coloniale fin dagli anni’20.
La strategia israeliana sembra puntare ad una e vera e propria pulizia etnica
anche con lo svuotamento dei quartieri sciti a sud di Beirut come Dahieh, nel
tentativo di isolare Hezbollah dalla sua base sociale ,ma questa strategia
rischia di rafforzare il consenso al partito di dio per quanto indebolito
militarmente dalla precedente aggressione ,visto dalla popolazione scita come
l’unico oppositore all’invasione israeliana .
Si contano già un migliaio di vittime e decine di migliaia di profughi ,la crisi
umanitaria si aggrava nel contesto di uno stato indebolito da una crisi
economica e finanziaria che ne mette in discussione l’integrità.
Ne parliamo con Eliana Riva giornalista