Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele
e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti. Il cuore del trattato
prevede il disarmo totale di Hezbollah da parte dell’esercito libanese, che
dovrebbe riacquisire il controllo del sud del paese. Tuttavia, il ritiro delle
forze di occupazione sionista (IOF) avverrebbe solo dopo la verifica del disarmo
da parte di Israele, con la concreta possibilità che questo non avvenga e che la
fascia lungo il confine meridionale, la cosiddetta “zona cuscinetto” resti sotto
occupazione sionista.
I giornali si sono affrettati a definire questa intesa come “primo passo verso
la pace tra Beirut e Tel Aviv”, mentre le fazioni della resistenza libanese e
palestinese l’hanno additata come “una resa a Israele“. Migliaia sono stati i/le
manifestanti che sono scesi in piazza a Beirut, accusando il governo del
presidente Joseph Aoun di aver ceduto alle pressioni di Washington.
Ne abbiamo parlato con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri e giornalista
per Il Manifesto.
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IN QUESTA PUNTATA:
► 05:20: “Raccontami una canzone” con Ale di Note, cose, città (Radio Onda
Rossa) sulla storia di “Rumble” di Link Wray, uno dei pochi brani strumentali a
essere censurato
► 15:20: intervista a Coach Majdi, anima del progetto Palestine Youth Club
all’interno del campo profughi palestinese di Shatila a Beirut, che sta per
arrivare a Torino con le ragazze di Basket Beats Borders
► 30:30: “I rimedi della nonna: quando le credenze popolari incontrano la
scienza e si sentono giudicate” con la Biologa Tecla e il Chimico Elio: è vero
che mangiare mandarini dopo i legumi aiuta ad assimilare il ferro? E perché
invece nel microonde il caffè diventa subito caldissimo e il tè invece ci mette
tanto?
► 42:05: “Curiosità a caso” con Radiospalla Sol che ci aggiorna su una vecchia
curiosità sull’alleanza ancora viva tra minatori e comunità LGBTQIA+ in
Inghilterra e ci racconta anche del curioso doppiaggio della “Principessa
Mononoke”, oggi rivisto, ma che regalava perle
► 54:10: chiacchierata con Lucchesi, cantautore romano, braccio destro di
Giancare, che da qualche anno ha iniziato a pubblicare la sua musica da solista
► 1:07:43: “I nomi delle vie, spiegati così così” con due piccole curiosità
toponomastiche sulla ciclabile dedicata alla pioniera del ciclismo femminile
Maria Milano e su via Leinì, che in Barriera emerge ancora dai muri come via
Leyni, nonostante Mussolini
► 1:19:30: “Poesie al telefono” con Lorenzo del comitato Castelnuovo per la
Palestina, che ci legge “Pensa agli altri” di Mahmoud Darwish dalla sua camera a
Castelnuovo Don Bosco e ci ricorda il presidio per gli attivisti della Flotilla
prigionieri in Libia
E POI QUESTE CANZONI:
– Nathy Peluso, Ca7riel, Paco Amoroso “Todo roto”
– Link Wray “Rumble”
– Blood Orange feat. The Durutti Column, Tariq Al-Sabir, Caroline Polachek &
Daniel Caesar “The Field”
– Harmoniq & Che Noir “Crash Out”
– Gal Go feat. King Krule “Barefeet”
– Lucchesi “Lavorare”
– Bill Callahan “Why Do Men Sing”
Più info su: www.putage.org
Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il
negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa. La firma ufficiale è
prevista in Svizzera il 19 giugno. Questo accordo va letto principalmente come
una cornice negoziale generale: le questioni più controverse, a partire dal
programma nucleare iraniano, dalle sanzioni e dagli equilibri regionali, non
sono ancora state definite e dovranno essere oggetto di negoziati successivi.
Una delle questioni più delicate riguarda le ricadute sul Libano. Israele,
infatti, non ha mai sostenuto questa tregua, mentre l’Iran ha sempre ribadito
che la fine dei bombardamenti israeliani sul Libano rappresenta una parte
integrante dell’accordo. Lo si è visto chiaramente con il pesante bombardamento
del quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut, avvenuto poche ore
prima della conclusione del negoziato tra Stati Uniti e Iran.
Il 9 giugno l’offensiva israeliana in Libano ha raggiunto i cento giorni, decine
di villaggi del sud del Paese sono stati distrutti o gravemente danneggiati. Le
forze israeliane hanno occupato circa 2.000 chilometri quadrati di territorio
libanese, nella più ampia avanzata dai tempi dell’occupazione del Libano
iniziata nel 1982.
L’obiettivo di Israele è chiaro: proseguire i bombardamenti fino a rendere
permanentemente inabitabili ampie aree del Libano meridionale, mantenendo così
un’occupazione militare stabile in quelle zone. È la cosiddetta “zona
cuscinetto”, che inizialmente avrebbe dovuto estendersi fino al fiume Litani ma
che, di fatto, continua a spostarsi sempre più a nord. Una dinamica analoga a
quella osservata nella Striscia di Gaza, dove il governo Netanyahu ha annunciato
l’intenzione di mantenere il controllo di porzioni sempre più vaste del
territorio, fino al 70 per cento della Striscia.
Pur con modalità militari differenti, processi simili di colonizzazione sono
evidenti anche in Cisgiordania, dove proseguono i piani di espansione degli
insediamenti e di consolidamento del controllo israeliano sul territorio. Tra i
casi più significativi c’è quello della comunità di Khan al-Ahmar, che da prima
del 2018 resiste al piano E1, il progetto di espansione israeliana che punta ad
aumentare il controllo delle aree attorno a Gerusalemme e che contribuirebbe a
dividere ulteriormente la Cisgiordania tra nord e sud.
Ne abbiamo parlato con Michele Giorgio, corrispondente per Il Manifesto e
direttore di Pagine Esteri.
Nella notte gli Stati Uniti hanno ricominciato a bombardare l’Iran utilizzando
come casus belli l’abbattimento dell’aeroplano Apache di qualche giorno fa
mentre sorvolava le acque di Hormuz.
Secondo Washington la responsabilità è iraniana, dunque, ad aver fatto saltare
il banco negoziale, su cui venivano riposte ben poche speranze da entrambe le
parti. Sono stati colpiti quindi 20 siti iraniani nell’isola di Qeshm, nella
città di Sirik e nel porto di Jask sul Golfo di Oman. Sono stati colpiti anche
due serbatoi di acqua potabile tagliandone l’accesso a circa 20 mila persone.
L’Iran ha contrattaccato colpendo basi americane nel Golfo in Barhain, Giordania
e Kuwait.
Il tutto avviene con Israele che continua a violare il “cessate il fuoco” in
Libano e prepara l’IDF per una nuova offensiva su larga scala a Gaza,
perpetuando violenze e massacri in Cisgiordania e lanciando annunci contro
Hezbollah seguendo il copione narrativo già utilizzato contro Hamas. Che sia una
opzione per rilanciare sulla sua vittoria alle prossime elezioni o per farle
rimandare causa guerra aperta poco cambia, il punto è che l’interesse di
Netanyahu continua ad essere quello di una guerra permanente per estendere il
suo progetto coloniale e di occupazione, estrarre risorse e sgomberare il campo
da altre opzioni politiche nella Regione.
Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente
prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano
una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da
parte degli eserciti più potenti al mondo.
Facciamo il punto con Eliana Riva, giornalista per Il Manifesto e PagineEsteri
Oggi, lunedì 8 giugno h17 (Corso Inghilterra 7) Torino per Gaza ha organizzato
una contestazione dell’evento organizzato da “Sinistra per Israele”.
“Domani contesteremo l’ennesimo evento vergognoso, partecipato da ipocriti
parolai che provano a riabilitare Israele, cancellando con un colpo di spugna i
suoi crimini storici. […] La Palestina lotta per la fine dell’occupazione, il
diritto al ritorno e la giustizia storica. Questo processo di liberazione non
può che iniziare con il riconoscere che Israele non è uno stato democratico,
bensì un regime coloniale.” dal comunicato di Torino per Gaza
Parlare ancora oggi di “due popoli, due Stati” e sostenere che Netanyahu sia
l’unico problema significa mistificare la realtà del progetto sionista
coloniale, razzista ed estrattivista, finalizzato alla pulizia etnica del popolo
palestinese e di tutti quei territori, come il Libano, che si oppongono al
progetto coloniale della Grande Israele.
Dopo oltre due anni di genocidio a Gaza, che continua ancora oggi attraverso i
bombardamenti, l’affamamento deliberato della popolazione, l’ingresso
discontinuo dei beni di prima necessità e i progetti di sfruttamento e
speculazione nella Striscia, fino alla riproposizione delle stesse dinamiche di
occupazione e devastazione in Libano, continuare a sostenere queste retoriche
false e faziose significa essere complici di quanto accade in Medio Oriente e
del mantenimento di uno stato di violenza, oppressione e privazione dei diritti
che continua a colpire il popolo palestinese.
Ne abbiamo parlato con Sara di Torino per Gaza
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche
la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono
arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione
di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire
in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione
illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri
iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il
blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi.
Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la
situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del
Paese dei Cedri e della sua capitale.
Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua
capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”,
eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo
territorio.
Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale
francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da
questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da
Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”.
Tracklist
1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine
Hamdan
4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر
by Yasmine Hamdan
7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe
by The Great Departed
8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed
9. Cheftak – The Best Of by Soapkills
10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills
11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills
12. Galbi – The Best Of by Soapkills
13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif
14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif
15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le
parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il
governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come
l’organizzazione della resistenza Hezbollah.
L’accordo non prevede il ritiro dell’occupazione israeliana e, mentre veniva
annunciato, aerei israeliani sorvolavano i cieli libanesi e i combattimenti
continuano nel Sud. Le condizioni dell’accordo riguardano il disarmo e lo
smantellamento di tutti gli attori non statali che stanno combattendo sul
territorio.
Il presidente libanese Joseph Aoun è stato informato del rifiuto dell’accordo da
parte di Hezbollah, insistendo sul fatto che “qualsiasi accordo accettabile
debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio
libanese”.
Con Agnese Stracquadanio, fotoreporter e giornalista freelance in Libano,
abbiamo ripercorso alcuni punti centrali di questi sviluppi: le condizioni
dell’accordo, la posizione del governo libanese, gli obiettivi di Israele e la
situazione sul campo.
Oltre 3.400 morti, un milione di sfollati e la capitale libanese sotto minaccia.
Mentre Israele intensifica la guerra e colpisce ospedali e quartieri civili,
Europa e Stati Uniti si limitano …
Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito
israeliano.
Da mercoledì scorso i bombardamenti si sono intensificati a partire dal Sud del
Paese con l’obiettivo di avanzare oltre la famosa linea gialla. Tra le città
colpite vi è Tiro, sito importante dal punto di vista simbolico e storico. La
strategia israeliana sembrerebbe essere quella di attaccare più forte nel
momento in cui si trova in difficoltà, in particolare si fa riferimento ai droni
messi in campo da Hezbollah, per quanto sia chiara la sproporzione di forze.
Gli Usa pare avrebbero posto un limite su Beirut, nelle ore successive
all’aggiornamento si registrano nuovi attacchi anche nella zona sud della
capitale. Questa escalation va di pari passo con un pallido avvicinamento nelle
trattative tra Usa e Iran dalle quali Israele è escluso.
Aggiornamento da Agnese Stracquadanio, giornalista freelance in Libano.
di Gwenaelle Lenoir* (traduzione a cura di Salvatore ‘Turi’ Palidda) Mentre
Israele continua le sue azioni mortali nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania,
in Libano e in Siria, con il …